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Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale Po morto di Carignano

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L'Area Protetta

Carta d'identità

  • Codice Rete Natura 2000: IT1110025
  • Superficie a terra (ha): 503,00
  • Regioni: Piemonte
  • Province: Torino
  • Comuni: Carignano, Carmagnola, Villastellone

 

 

Ambienti e specie di maggior interesse

Il Po morto ospita tre ambienti di importanza comunitaria. Tra gli habitat prioritari ai sensi della D.H. vi sono i boschi ripari a prevalenza di salice bianco (Salix alba), spesso in mescolanza con pioppi spontanei e ontano nero (Alnus glutinosa) (91E0). Nelle aree di greto, in stretta relazione con il regime fluviale del Po, si trovano i saliceti arbustivi ripari a Salix eleagnos (3240).
Le acque, tipicamente ferme, basse e con un grado trofico elevato, ospitano cenosi erbacee natanti o radicanti sul fondo, costituenti un habitat (3150) diffuso sul territorio piemontese in modo puntiforme ed isolato.
L'interesse faunistico è legato alla presenza di alcune specie rare inserite in allegati della Direttiva Habitat (D.H.), nonché a un'interessante ornitofauna che ne giustifica la classificazione anche come ZPS.
Ben 10 specie avifaunistiche risultano incluse nell'All. I della Direttiva Uccelli (D.U.). Nei laghi di cava della zona svernano o sostano numerosi uccelli acquatici: sono stati conteggiati in censimenti recenti circa 150 individui di moriglione (Aythya ferina), circa 50 di moretta (Aythya fuligula) e 250 individui di cormorano (Phalacrocorax carbo sinensis). Frequentano l'area anche alzavola (Anas crecca), canapiglia (Anas strepera), mestolone (Anas clypeata), strolaga mezzana (Gavia arctica, D.U.) e moretta tabaccata (Aythya nyroca, D.U.), specie considerata prioritaria. Sono segnalate come nidificanti 1-5 coppie di martin pescatore (Alcedo atthis, D.U.) e di averla piccola (Lanius collurio, D.U.), oltre allo svasso maggiore (Podiceps cristatus) e a circa 30 coppie di gruccione (Merops apiaster), che si avvantaggia degli accumuli di terra creati dalle cave. In inverno, nei campi coltivati dell'area sono state contate fino a 300 colombelle (Columba oenas).
Sono segnalate circa 20 specie di mammiferi terricoli, tra cui si ricordano l'arvicola d'acqua (Arvicola terrestris), il topo campagnolo rossastro (Clethrionomys glareolus), il topolino delle risaie (Micromys minutus), il moscardino (Muscardinus avellanarius, D.H. All. IV), la donnola (Mustela nivalis), il cui numero in tutta la pianura si è molto ridotto in anni recenti. Nel sito era segnalato anche lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), oggi forse scomparso a causa della competizione dello scoiattolo grigio nordamericano (S. carolinensis).
Per ciò che riguarda l'ittiofauna un monitoraggio recente (2004) ha rilevato circa 15 specie di pesci, delle quali 3 inserite nell'All. II della D.H., il barbo comune (Barbus plebejus), il vairone (Leuciscus souffia) ed il cobite (Cobitis taenia); rispetto ai monitoraggi precedenti (1991) non è più stata confermata la presenza nel Po di una decina di specie, ben 7 di interesse comunitario, tra cui alcuni endemismi ristretti come la lampreda di Zanandrea (Lethenteron zanandreai), la trota marmorata (Salmo marmoratus), la savetta (Chondrostoma soetta) e il cobite mascherato (Sabanejewia larvata).
Infine, meriterebbe conferma l'attuale presenza del popolamento erpetologico segnalato in passato, tra cui 2 specie di rettili e 7 di anfibi di importanza comunitaria. Gli elementi più rilevanti sono il pelobate fosco (Pelobates fuscus insubricus, All. II e IV), specie prioritaria ritrovata negli immediati dintorni del sito e la rana di Lataste (Rana latastei All. II e IV), entrambe rare e localizzate in Piemonte, ma anche il tritone crestato (Triturus carnifex, All. II e IV) e il tritone punteggiato (Triturus vulgaris), entrambi fortemente minacciati dalla scomparsa generalizzata delle zone umide.

Stato di conservazione e minacce

I problemi di degrado in atto sono legati essenzialmente ad attività umane, in primo luogo l'attività estrattiva, che negli anni antecedenti la delimitazione del SIC ha danneggiato la lanca del Po morto.
Nel periodo estivo i greti fluviali sono frequentati da una grande quantità di bagnanti, con conseguente disturbo all'avifauna.
Infine, l'introduzione di pesci esotici, qui come in tutti gli altri siti fluviali di facile accesso, è una grave minaccia per l'ittiofauna autoctona.

Cenni sulla fruizione

Il tratto fluviale del Po morto può essere in parte osservato dai ponti stradali e percorrendo alcune strade sterrate; lungo una di queste è stato tracciato un percorso ciclabile segnalato.

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