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Zona di Protezione Speciale Risaie vercellesi

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Carta d'identità
Cod. RN2000: IT1120021
Superficie: 2.241,00 ha
Province: VC
  • Risaie e abbazia di Lucedio (foto di Andrea Miola)

Interessa il territorio dei Comuni di Crova, Livorno Ferraris, Ronsecco, Salasco, Sali Vercellese, San Germano Vercellese, Trino, Tronzano Vercellese.

E' il comprensorio della bassa pianura vercellese, che pur essendo contraddistinto dall'esteso ambiente agrario della risicoltura, rappresenta un fattore di biodiversità significativo, ospitando numerose specie rare ed interessanti, in particolare tra l'avifauna.
La bassa permeabilità dei suoli, l'abbondanza di corsi d'acqua e di risorgive hanno così creato un ambiente pianeggiante peculiare, un tempo troppo umido per le principali colture ma perfettamente adatto alla coltivazione del riso: giunto dai mercati spagnoli (di probabile importazione araba) e qui introdotto da monaci benedettini alla fine del XV secolo, questa coltura si è diffusa nel medioevo evolvendosi ed intensificandosi sino ai giorni nostri, grazie anche allo sviluppo di una fitta rete di storiche canalizzazioni. Per far spazio alla monocoltura, sempre più redditizia, l'ambiente naturale originario è stato stravolto: le acque sono state regimate in canali artificiali e gli antichi boschi planiziali sempre più ridotti fino ad occupare lembi residuali in aree di difficile utilizzo, là dove ancora oggi possono essere osservati.
La coltivazione del riso, tuttavia, ha storicamente contribuito in maniera positiva alla formazione di un particolare agroecosistema, quello risicolo: in esso, ambienti naturali di pianura ed elementi del paesaggio agricolo tradizionale (siepi, filari alberati, colture in rotazione e marcite) costituiscono un mosaico eterogeneo dall'elevata biodiversità. Numerose specie animali e vegetali hanno tratto vantaggio dalla funzione vicariante delle camere di risaia allagate in periodo primaverile-estivo, vere e proprie zone umide ad acque basse ricche di risorse nutritive e collegate da un'intricata rete di canali irrigui, arterie naturali alimentanti una ricca rete ecologica.
Le vasche in cui tradizionalmente si coltiva il riso, dette anche camere, in primavera vengono allagate con l'acqua proveniente da canali artificiali, tra cui il più grande - 85 chilometri di lunghezza - è il Canale Cavour che corre nel nord ovest del Piemonte e prende origine dal Po con la maestosa presa di Chivasso. Il suo nome ricorda Camillo Benso di Cavour, uno dei suoi promotori.
La modernizzazione agricola e l'urbanizzazione di questi territori ha nuovamente trasformato il paesaggio negli ultimi decenni, con l'abbandono di molti di quegli elementi antropici o naturali un tempo diffusi e fonte di risorse. Filari, siepi e molti degli storici fontanili sono purtroppo caduti in disuso, per incrementare e rettificare le superfici coltivate.

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