Logo Federparchi

Federparchi



Comunicato Stampa del 14/06/2003

Il Convegno di Federparchi "L'Europa e i Parchi"


A Riomaggiore il Convegno di Federparchi "L'Europa e i Parchi"

Si è svolto ieri, nello splendido scenario di Riomaggiore nel parco delle Cinque Terre, in Liguria, il primo incontro europeo, organizzato dalla Federparchi (Federazione italiana dei parchi e delle riserve naturali), con la partecipazione di associazioni europee, varie istituzioni nazionali e comunitarie, UICN (Unione mondiale per la natura) e a rappresentanti politico-istituzionali dell'Unione Europea (Parlamento e Commissione).
Il dibattito avviato dovrebbe portare alla preparazione di un "libro verde", da inserire nella costituzione italiana e europea, per una politica comune a favore delle aree protette, sulla base di un documento, già elaborato dalla Federparchi, e presentato, la settimana scorsa, a Bruxelles alla Commissione europea.
Bisogna considerare, infatti, la vastità e la varietà del patrimonio di aree naturali protette nei 33 Paesi europei: 32.504 aree che coprono 70.511.239 ettari, pari al 14,1% del territorio complessivo.
Di queste aree fanno parte 712 parchi naturali che coprono 27.249.963 ettari, pari al 5,5%, 9.289 "paesaggi protetti" che coprono il 6,3%, 20.209 riserve naturali che coprono il 2,3%, 2.294 monumenti naturali ed altre aree naturali protette che coprono circa lo 0,1%.
Tutti i partecipanti hanno sottolineato l'importanza che la Comunità europea preveda politiche ambientali che non possono più essere affrontate e gestite con efficacia nell'esclusiva dimensione nazionale e locale.
I parchi stanno soffrendo sia dei ritardi della Comunità sia delle incertezze delle istituzioni nazionali e regionali a muoversi con maggiore incisività nella nuova dimensione transnazionale. In particolare il nostro Paese che ha mostrato, in questi anni, ritardi e difficoltà ad avvalersi delle opportunità offerte dalla Comunità.
E' stata giusta la strada intrapresa con la direttiva Habitat 92/43 e la direttiva Uccelli che, da dieci anni, ha consentito a molti parchi e aree protette di ottenere risultati significativi anche oltre i confini nazionali. Tuttavia quello che manca, in sede comunitaria, è ora un riferimento esplicito specifico ai parchi nazionali, regionali e alla riserve naturali. Manca una politica che miri ad armonizzare le finalità e gli obiettivi delle varie e diverse aree protette guardando ai Paesi appena entrati a far parte della Comunità.
Dopo un breve saluto di Giuseppe Ricciardi, presidente della Provincia della Spezia, e di Franco Bonanini, presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, ha preso la parola Franco Orsi, assessore ambiente e parchi delle Regione Liguria che ha affermato: "Ogni anno viviamo momenti di acceso dibattito sull'efficacia e l'efficienza delle tematiche ambientali. Bisogna ricordare che la realtà e l'espansione dei parchi è sempre condizionata dalle altre politiche territoriali ma una politica di vincolo funge sempre da stimolo per una politica dei parchi. Duttilità istituzionale e autorganizzazione saranno indispensabili per affrontare il tema delle nuove aree naturali protette. Sono contrario alla caccia nelle aree protette e ho paura che possa diventare un attacco a un sistema che ha avuto e ha tanti pregi".
Gli interventi sono poi proseguiti con Roberto Gambino del Politecnico di Torino "I parchi hanno bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno dei parchi" ha esordito il professore. "In 30 anni si è più che decuplicata la superficie delle aree protette in Europa, crescita che non accenna a diminuire vista la grande enfasi dei cittadini comunitari. Inoltre, il numero crescente di danni ambientali non può più essere risolto a livello locale né nazionale ma c'è bisogno ormai di un intervento europeo. Ci sono, per il momento, esperienze transfrontaliere e anche il Consiglio d'Europa è intervenuto sulla biodiversità ma non è sufficiente soprattutto in vista dell'allargamento dell'Unione europea dove, per esempio, esiste un vistoso sbilanciamento del numero degli addetti agricoli (22% Paesi dell'Est contro il 4% Ue).
E' ormai tramontata" prosegue Gambino "l'idea del parco come santuario della natura perché è inpensabile considerare le aree naturali protette come isole staccate dal proprio contesto territoriale. E' però indispensabile trovare un'armonizzazione delle realtà e delle classificazioni dei parchi dei diversi Paesi e far ricorso a pianificazioni strategiche nella loro gestione superando così le sovrapposizioni istituzionali fra i diversi soggetti. Non più isole ma sistemi. I parchi come motore di sviluppo sostenibile anche per le "aree perdenti abitative", laboratori importanti capaci di riscattare le popolazioni locali".
Nel dibattito è intervenuto, poi, Xavier Mateu, rappresentante di Europarc Spagna, che è riuscito a coinvolgere tutte le amministrazioni spagnole, in maniera volontaria, nell'utilizzo comune di strategie di conservazione e salvaguardia delle aree naturali. Gérard Moulinas, presidente della Federazione dei parchi naturali regionali della Francia, ha sottolineato l'importanza delle popolazioni abitanti nei parchi per sostenere uno sviluppo e un turismo sostenibile nei territori protetti e dell'importanza di un contributo, che tutti i presenti oggi, possono fornire all'organizzazione troppo tecnocratica dell'Unione europea.
Anche Michael Starret, presidente di Europarc, sostiene che l'importante è lavorare insieme e imparare dai molteplici modus operandi di ogni Paese mentre Ermete Realacci, deputato della Commissione ambiente della Camera, ha posto l'accento sul ruolo che l'Unione europea deve sostenere, anche in campo ambientale, per dare un segnale di speranza affinché gli egoismi dei singoli Paesi non siano prevaricanti e in futuro ci sia una speranza per tutti. "Le politiche dei parchi e gli strumenti adottati sono già più avanti rispetto a quelli dell'Unione europea e le esigenze di conservazione coincidono, ormai, con quelle dei residenti. Si conserva ciò che abbiamo" sottolinea il deputato "per programmare un futuro a misura d'uomo. E' importante, in questo momento, pensare a uno scambio, non solo sul piano economico, ma soprattutto morale e culturale, con i prossimi partner europei per avere un'identità europea forte e non subalterna. A questo proposito assume grande importanza l'iniziativa di un confronto, con i Paesi della ex-Yugoslavia, che Federparchi ha organizzato per il 24 ed 25 luglio in Bosnia Erzegovina".
Anche Guido Sacconi, vicepresidente della Commissione per l'ambiente del Parlamento europeo, condivide appieno la sollecitazione della Federparchi di procedere, per quanto gradualmente, all'armonizzazione delle politiche europee, in materia di aree naturali protette. "Condividerla, soprattutto dal mio osservatorio," ha sostenuto "non significa naturalmente sottovalutarne le difficoltà realizzative: esiste, come è noto, un problema di basi giuridiche che speriamo sia ridotto, se non risolto, dalla Convenzione europea. Per aggirare questo problema" conclude il vicepresidente "io credo che la strada più realistica, di fronte a una commissione, che è fortemente condizionata da necessità di rispettare le competenze degli stati membri, di cui essi sono particolarmente gelosi, è una forte iniziativa politico-parlamentare e, d'intesa con altri parlamentari italiani e europei particolarmente sensibili, possiamo prenderci l'impegno di promuovere sotto la forma della risoluzione di iniziativa parlamentare."
Al termine dei lavori Matteo Fusilli, presidente di Federparchi, ha espresso grande soddisfazione per la prima iniziativa del genere in Europa, che ha suscitato grande interesse in tutte le associazioni italiane e straniere presenti qui a Riomaggiore. "L'elaborazione di una posizione comune dei parchi europei è ormai avviata e, grazie all'iniziativa promossa dalla Federparchi, qui nel Parco delle Cinque Terre, nascerà un osservatorio permanente con lo scopo di proseguire, in collegamento con tutte le istituzioni e, in particolare, con quelle comunitarie, questo percorso per la costruzione e la promozione di un Sistema comunitario di aree naturali protette."