APE: un progetto per le montagne del Mediterraneo


Nel dicembre del 1995 si tiene a L'Aquila il Forum di APE - Appennino Parco d'Europa promosso da Legambiente e dalla Regione Abruzzo con la collaborazione tecnica del Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente.
Il Forum aveva l'obiettivo di chiamare tutti gli attori istituzionali, economici e sociali dell'Appennino ad un confronto sugli scenari di sviluppo che l'istituzione di ben sette nuovi parchi nazionali e di diversi altri parchi regionali apriva per una parte così significativa e consistente delle aree interne del Paese.
Infatti, successivamente all'approvazione della Legge 394/91, con l'istituzione dei nuovi parchi si è venuta disegnando sulla carta d'Italia una nuova geografia territoriale ed istituzionale che è al contempo la riscoperta di una più antica geografia di valori storici, culturali, territoriali e ambientali.
Una nuova geografia che interessa in modo particolare l'Appennino, considerato che oggi più del 50% della superficie ufficialmente protetta del Paese si distribuisce lungo la dorsale che dalla Liguria corre fino alla Calabria: 11 Parchi nazionali, 65 Riserve naturali statali, 41 Parchi regionali, 32 Riserve regionali, 12 altre aree protette, i Siti di Importanza Comunitaria e le Zone di Protezione Speciale individuati sulla base delle Direttive comunitarie "Habitat" e "Uccelli".
Emerge così l'immagine dell'Appennino quale grande sistema ambientale e territoriale di valore europeo e internazionale, fortemente connotato dalla presenza di aree protette e nel quale, proprio per questo, è possibile sperimentare l'avvio di politiche di conservazione e di sviluppo sostenibile.
Nasce così l'idea di dare vita ad un progetto in grado di comunicare a livello internazionale ed europeo la straordinaria relazione venutasi a creare tra l'Appennino e l'istituto del parco inteso come strumento non solo di conservazione, ma anche di riscatto culturale, economico e sociale di aree segnate da secoli di marginalità.
APE è il frutto della consapevolezza di questa relazione, ma anche della volontà di fare del sistema dei parchi un punto di forza dell'immagine dell'Appennino, per la verità molto sfocata sia a livello nazionale che europeo, anche in considerazione del fatto che non esiste realtà europea dove i parchi trovano dei punti di così forte addensamento. Basti pensare al sistema Sibillini, Gran Sasso - Monti della Laga, Majella, Parco nazionale d'Abruzzo, Sirente Velino, Simbruini e a quello Cilento - Vallo di Diano, Val d'Agri, Pollino, Sila, Aspromonte, entrambi in grado di far assumere ai parchi un rilievo e una funzione determinante nella vita di questi vasti ambiti territoriali.
Per questo APE si è ispirato ad un progetto di conservazione della natura che nel nostro Paese è indissolubilmente legato alle politiche di sviluppo territoriale e rurale e che interessa in particolar modo la montagna, dal momento che la maggior parte delle aree protette costituenti il sistema nazionale è situata in aree montane sia continentali che insulari.
L'idea che ha animato APE sin dall'inizio è stata quella di utilizzare il sistema delle aree protette dell'Appennino come una leva per perseguire un progetto di riequilibrio territoriale centrato sull'uso sostenibile delle risorse naturali, territoriali e culturali. Anche di quella parte non interessata dalla presenza di aree protette, ma ad esse comunque relazionata e connessa.
La stessa Regione Abruzzo, che negli anni ha sviluppato il progetto "Abruzzo Regione Verde d'Europa", aveva ben compreso come nella nuova situazione i parchi non fossero più una esclusiva regionale e come il primato della regione nel campo della conservazione della natura non consistesse più solo nell'avere più parchi degli altri, quanto piuttosto nell'essere soggetto promotore, con altri, a partire dalla propria esperienza, di un progetto di rilievo nazionale e di significato europeo che proprio per questo avrebbe dovuto interessare tutto l'Appennino.
L'obiettivo in definitiva era quello di riuscire ad integrare la politica dei parchi con le altre politiche per orientarle alla sostenibilità, dal momento che la montagna sempre più è riconosciuta come risorsa strategica, come spazio interessato da dinamiche di valorizzazione e di riequilibrio territoriale i cui esiti possono anche non essere desiderabili, come nel caso della Val d'Agri.
Per questo nei promotori di APE c'era l'ambizione di dar vita ad un progetto che con il suo esempio potesse fornire un contributo alla realizzazione del più generale sistema nazionale delle aree protette e allo stesso tempo allo sviluppo di nuove politiche per la montagna italiana.
Vi era anche la convinzione che per avviare un disegno così ambizioso fosse indispensabile procedere ad una più tempestiva, efficace e trasparente attuazione della Legge 394/91.
Nel dicembre del '95 troppi ancora erano i parchi nazionali in attesa della loro definitiva istituzione, mentre si era in presenza di un blocco delle attività del Comitato per le aree naturali protette.
Il Forum diventava così un'occasione per costruire un'alleanza tra soggetti istituzionali e sociali, sulla base di un'idea progettuale tutta da sviluppare ma di cui si condividevano gli orientamenti di fondo, in grado di spingere ad una applicazione e gestione della 394/91 ispirata ai principi di sussidiarietà, di partnership, di condivisione delle responsabilità e di integrazione della politica ambientale con le altre politiche. Un'impostazione coerente con lo spirito della stessa legge e con quanto indicato nel V° Programma d'azione ambientale dell'Unione Europea e al quale APE si è ispirato.
Il Forum costituì un momento importante di confronto e di elaborazione in merito ai principi ispiratori di APE e all'idea di dar vita ad una Convenzione per lo sviluppo sostenibile dell'Appennino e ad un Programma d'azione, registrando una grande partecipazione e un convinto e generalizzato consenso.
Si è avviato così il cammino di APE di cui si richiamano alcune delle tappe più importanti:
  • la Convenzione delle regioni dell'Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio), tenutasi ad Orvieto nel maggio 1997, dove APE viene individuato tra i progetti strategici prioritari dell'accordo di cooperazione e collaborazione. Precedentemente, nel marzo dello stesso anno, anche la regione Molise aderiva al progetto firmando un protocollo d'intesa con le regioni Marche e Abruzzo;
  • la risoluzione della Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime d'Europa, nell'ottobre 1997, che cade proprio nel momento in cui a livello comunitario si stanno ridisegnando obiettivi, strumenti e iniziative per la conservazione della natura e lo sviluppo rurale che assegnano alla montagna un'attenzione fino ad allora mancata;
  • la prima Conferenza nazionale sulle aree naturali protette, nel settembre 1997, dove APE finalmente riceve il riconoscimento ufficiale da parte del Ministero dell'Ambiente;
  • il Programma stralcio per la tutela ambientale del Ministero dell'Ambiente, nel maggio 1998, che individua in APE il " ... progetto per il coordinamento sistemico di iniziative sostenibili promosse dal Ministero dell'Ambiente, dagli Enti Parco, dalle Regioni e dagli Enti Locali insistenti nelle aree appenniniche... (con il quale) .... si propone di fare dei parchi elementi motore dello sviluppo sostenibile delle aree interne dell'Appennino. A tal fine tale progetto promuove azioni coordinate dagli Enti Parco, con le Regioni, gli Enti Locali, le Organizzazioni sindacali, imprenditoriali e cooperative, le Associazioni Ambientaliste e la Comunità scientifica. Gli strumenti operativi individuati da tale progetto sono una Convenzione ed un Programma d'azione per uno sviluppo sostenibile dell'Appennino. Il progetto può avere una grande importanza per le aree del mezzogiorno interessate da un'importante rete dei parchi";
  • l'Ordine del Giorno, votato dalla Camera dei Deputati nella seduta del 29 luglio 1998, che impegna il Governo, sentita la Conferenza unificata allargata agli Enti Parco e agli Organismi di gestione di aree protette nazionali territorialmente interessate, a predisporre entro il 31 dicembre 1998 le azioni e le misure finalizzate alla realizzazione dei progetti "ITACA" sulle isole minori e "Appennino Parco d'Europa", da attuarsi con apposita delibera CIPE;
  • la Legge 426/98 "Nuovi interventi in campo ambientale" prevede all'articolo 1, comma 22, (Programmi nazionali e politiche di sistema) - art. 1bis L.394/91 - che "il Ministro dell'Ambiente promuove, per ciascuno dei sistemi territoriali dei parchi, dell'arco alpino, dell'appennino, delle isole e di aree marine protette, accordi di programma per lo sviluppo di azioni economiche sostenibili con particolare riferimento ad attività agro-silvo-pastorali tradizionali, dell'agriturismo e del turismo ambientale con i Ministri per le politiche agricole, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, del lavoro e della previdenza sociale e per i beni culturali e ambientali, con le regioni e con altri soggetti pubblici e privati";
  • il convegno "Cento idee per lo sviluppo - strategie per la programmazione dei fondi strutturali 2000-2006", promosso dal Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, svoltosi a Catania dal 2 al 4 dicembre 1998, dove APE, assieme a ITACA - la rete delle isole minori del Mediterraneo, viene riconosciuto come una delle idee-programma strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno e per la valorizzazione delle sue risorse naturali.
  • l'Accordo di programma, del 1° aprile 1999, tra il Ministero dell'Ambiente e la Regione Abruzzo, in qualità di coordinatrice del progetto APE, finalizzato alla promozione del "Programma di azione per lo sviluppo sostenibile dell'Appennino";
  • il programma "Rete Ecologica Nazionale" predisposto dal Ministero dell'Ambiente - Servizio Conservazione della Natura, nel marzo 1999, ai fini della redazione dei programmi nazionali e regionali per l'utilizzo dei fondi strutturali per gli anni 2000/2006. La Rete Ecologica nel programma del Ministero dell'Ambiente diventa lo strumento con il quale si opera "per la valorizzazione e lo sviluppo di tutti gli ambiti caratterizzati dalla presenza di valori naturali e culturali al fine di tutelare i livelli di biodiversità esistenti e la qualità dell'ambiente nel suo complesso..."2 e "in tal senso diviene un'esigenza essenziale per concretizzare la formazione di una rete estesa a tutti i sistemi nazionali delle aree naturali protette (Alpi, Pianura Padana, Isole maggiori e minori) sviluppando idee-progetto come APE (Appennino Parco d'Europa), ITACA (la rete delle isole minori del Mediterraneo) e CIP (coste italiane protette) come parte integrante della rete europea capace di valorizzare le singole identità e di accogliere le possibili sinergie"3;
  • il Programma di Sviluppo del Mezzogiorno (PSM), i POR delle Regioni dell'Ob.1 e i DOCUP delle Regioni dell'Ob. 2, dove Rete Ecologica Nazionale viene recepita, seppure con diversa intensità e declinazione, come programma principale dell'asse "Valorizzazione delle risorse naturali" e conseguentemente APE come sua articolazione riferita all'ambito montano;
  • il "Programma di azione di APE" approvato nel marzo 2000 dalla Commissione per lo Sviluppo Sostenibile del CIPE in attuazione dell'accordo di programma dell'aprile 1999, le cui azioni corrispondono a quelle indicate nei programmi e nei documenti regionali per l'utilizzazione dei fondi comunitari 2000/2006. Si tratta non solo di una coerenza di azioni e di misure progettuali, ma anche di una possibilità di moltiplicare le risorse finanziarie a disposizione di APE attraverso il cofinanziamento da parte delle Regioni.
  • la Delibera CIPE del 4 agosto 2000 che ha stanziato 35 miliardi per l'anno 2000, attingendo da risorse destinate a grandi progetti infrastrutturali a valenza nazionale e di raccordo internazionale e/o per operazioni di riequilibrio. L'acquisizione, questa, più rilevante sul piano culturale e politico, in quanto per la prima volta nella storia del nostro Paese è stato finanziato un progetto come APE con le risorse destinate alle infrastrutture;
  • la Legge 23 dicembre 2000 n.388 (finanziaria 2001) che ..istituisce con decreto del Ministero dell'Ambiente, d'intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, con il Ministero delle politiche agricole e forestali, con le regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Molise e Puglia, nonché con gli Enti parco nazionali interessati, il coordinamento nazionale dei tratturi e della civiltà della transumanza, all'interno del programma d'azione per lo sviluppo sostenibile dell'Appennino denominato denominato Appennino Parco d'Europa ...;
  • l'intesa del 24 gennaio 2001 sottoscritta tra il Ministero dell'Ambiente, le Regioni capofila Abruzzo, Toscana e Calabria, l'UPI, l'UNCEM e la Federazione italiana parchi e riserve naturali, che approva il Programma d'azione, ed assegna in via definitiva le risorse previste dalla delibera CIPE del 4 agosto 2001, e successivamente;
  • la Carta di Arquata firmata ad Arquata del Tronto l'11 gennaio 2001, con la quale i sottoscrittori si impegnano a fare accogliere dalle istituzioni dell'Abruzzo, del Lazio, delle Marche, del Molise e dell'Umbria, anche nell'ambito di accordi di programma, lo spirito e i contenuti della Carta e a collaborare tra loro per realizzare il Programma d'azione di APE - Appennino Parco d'Europa nel segno della partecipazione e della sussidiarietà dei diversi livelli istituzionali nel quadro di un reale federalismo;
  • la Delibera CIPE del 1 febbraio 2001 che assegna in via definitiva la somma di 35 miliardi, già accantonata con la delibera del 4 agosto 2001, ai progetti pilota oggetto dell'intesa del 24 gennaio 2001: Una città di villaggi tra Padana e Tirreno (capofila regione Toscana), Infrastrutturazione ambientale Valle del Sentino (capofila regione Abruzzo), Le vie materiali e immateriali della transumanza (capofila regione Abruzzo), Appennino meridionale: il monachesimo e il latifondo agrario, ivi compresa la via istmica e antica Lucania (capofila regione Calabria).

Il Programma di azione di APE prevede nella prima fase la realizzazione di progetti pilota di grande rappresentatività ed attuabili in tempi contenuti, in grado di affrontare alcuni temi quali:
Servizi territoriali
Il fatto che la maggior parte dei parchi e delle riserve insista nelle aree interne e montane, fa comprendere meglio come sia ancor più necessario mantenere in tali aree un adeguato e moderno sistema di servizi territoriali in grado di rispondere sia alle esigenze dei residenti che a quelle dei visitatori. Basti solo pensare a due tra i servizi oggi maggiormente a rischio, quelli scolastici e quelli sanitari, che non solo andrebbero mantenuti e potenziati per scongiurare l'esodo dei cittadini residenti rimasti a presidiare questi territori, ma in molti casi ripensati e ricalibrati anche sulla base dei dati sui flussi turistici che ci dicono come sia in crescita il turismo dei ragazzi in età scolare e degli anziani. Come andrebbero anche ripensati i problemi legati alla distribuzione commerciale e alla mobilità pubblica per i quali è necessario immaginare condizioni e agevolazioni fiscali specifiche, che garantiscano un adeguato sistema di collegamenti e distribuzione dei prodotti per le popolazioni residenti anche nei periodi di basso afflusso turistico. In riferimento alla mobilità pubblica, vanno incentivate e sostenute le soluzioni a basso impatto ambientale in particolare i mezzi a trazione elettrica e quelli a trazione animale nelle aree più sensibili e di maggior valore naturalistico. Va sviluppata una rete pubblica informativa che favorisca l'accesso da parte dei cittadini ai servizi formativi, amministrativi, turistici, di assistenza sanitaria e dove il telelavoro possa trovare inedite e particolare applicazioni capaci di colmare le distanze tra le aree montane e quelle urbane.
Agricoltura e Biodiversità
Nello stretto legame tra la tutela del paesaggio, della conservazione della natura e della biodiversità si colloca il progetto di sviluppo rurale. Nell'Appennino italiano il sistema della qualità ambientale è in stretto rapporto con la qualità dell'agricoltura. La conservazione dell'attività agricola nelle sue forme tradizionali e innovative sostenibili in accordo con la nuova politica di sviluppo rurale dell'Unione Europea, può diventare un progetto strategico per la produzione di beni di qualità in grado di dar vita ad una nuova filiera agroalimentare (sistema di consorzi per la produzione, trasformazione e commercializzazione di una serie di prodotti fortemente connotati in rapporto alle aree geografiche di provenienza e alle tecniche di lavorazione - marchi di qualità e di tipicità - "valore aggiunto immateriale") in grado di assicurare un futuro al patrimonio di tipicità ancora presente.
Corridoi ecologici
Sulla base delle conoscenze esistenti si intende sviluppare una rete ecologica che percorra tutta la dorsale appenninica connettendo fisicamente - anche attraverso gli elementi lineari del paesaggio agrario e montano - gli habitat naturali e seminaturali. Questa rete ecologica - coerente con gli obiettivi di Natura 2000 - deve assicurare la mobilità delle specie animali selvatiche e lo scambio genico fra diverse popolazioni sia di specie animali che vegetali. La rete dovrà integrarsi con il sistema idrografico avviando così un processo di manutenzione, di riqualificazione e di restauro ambientale, ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico. Azioni di decementificazione di alvei e aree fluviali vanno pertanto avviate ricostituendo condizioni di stabilità e di sicurezza con tecniche di ingegneria naturalistica e utilizzo di specie arboree autoctone, la cui produzione dovrà essere assicurata dalla riorganizzazione e dal potenziamento dei vivai esistenti. Si delinea così lo schema fisico di base del "sistema infrastrutturale ambientale" in grado di condizionare ed orientare gli altri sistemi infrastrutturali tradizionali.
La rete dei sentieri naturalistici ed escursionistici
Si tratta di portare a sistema i tanti sentieri realizzati, in via di realizzazione e programmati che insistono lungo la dorsale appenninica, al fine di garantire una corretta fruizione turistica di questi ambienti naturali. Lungo questa rete di sentieri naturalistici ed escursionistici andranno individuate le strutture per l'ospitalità (rifugi, casali, borghi rurali) che dovranno essere adattati alle nuove destinazioni d'uso. Inoltre questa rete dovrà integrarsi e collegarsi con quella degli itinerari storico-culturali ed enogastronomici.
I grandi itinerari storico-culturali
Gli itinerari storico-culturali dell'Appennino, quali il Tratturo Regio, la via Francigena, la via Lauretana, la via Sacra dei Longobardi, dovranno costituirsi quali assi portanti del sistema dei sentieri e degli itinerari individuati a livello locale e delle singole aree protette. Lo sviluppo di reti e di itinerari di questa natura pone l'esigenza di una organizzazione e di una gestione coerente dei flussi turistici ipotizzabili soprattutto a livello locale, incentivando una serie di azioni ai fini della ricettività e della fruizione.

Il programma prevede, nella seconda fase, la redazione di Progetti integrati d'area da realizzarsi nei tre anni successivi: "progetti con livelli di integrazione che interessino più ambiti territoriali o che, comunque, prevedano azioni in grado di avviare una serie di attività articolate secondo vari settori di interesse."4
Il Ministero dell'Ambiente - Servizio Conservazione della Natura, inoltre, per acquisire un sistema di conoscenze di base utile per avviare i Progetti integrati d'area, ha stipulato delle Convenzioni con:
l'Università "La Sapienza" di Roma per gli aspetti relativi alla conservazione della biodiversità nell'Appennino;
il "Centro europeo di documentazione - pianificazione parchi naturali" del Politecnico di Torino, che coordina una ricerca inter - universitaria sull'infrastrutturazione ambientale e le prospettive di valorizzazione della fascia appenninica nel quadro europeo;
l'Università di Ancona sui rapporti tra sistema delle aree protette, rete ecologica e sistemi economici locali nell'Appennino;
l'UPI, in collaborazione con UNCEM e Federparchi, per la redazione del quadro sinottico del sistema della pianificazione nell'Appennino;
Legambiente per l'attività di coordinamento generale, di informazione, di comunicazione e di promozione del progetto.
Si conferma così giusta e perseguibile l'intuizione, alla base di APE e dalla quale si è sviluppato il progetto della Rete Ecologica Nazionale, di leggere ed interpretare i grandi sistemi ambientali del Paese (Alpi, Po, Appennino, Isole,...) come veri e propri "sistemi infrastrutturali ambientali" ad altissima densità di diversità naturale e culturale, di tipicità manifatturiera e agroalimentare, di identità locali, di presidi territoriali e di specifiche modalità insediative in grado di competere, condizionare, integrare i sistemi infrastrutturali tradizionali (le reti dei trasporti, energia, e telecomunicazioni, ...).
Un sistema grazie al quale il progetto di conservazione e sviluppo sostenibile esce dalla singola area protetta e, in forma e gradi diversi, interessa e coinvolge tutto il territorio. Un disegno coerente con le più attuali strategie internazionali e comunitarie di conservazione della natura e di sviluppo sostenibile.
Un disegno in grado di suscitare nuove adesioni e contributi come quello delle aree protette siciliane, in particolare dei grandi parchi regionali dell'Etna, dei Nebrodi e delle Madonie, che hanno avviato una loro autonoma iniziativa sull'Appennino siciliano che si spinge fino ai monti Peloritani, quale prolungamento ed estensione del progetto APE. Una ulteriore dimostrazione della fertilità di un'idea progettuale che oggi rappresenta il tentativo più avanzato, ambizioso e sperimentale per la conservazione e lo sviluppo delle montagne del Mediterraneo.

Fabio Renzi
tratto da Parchi Montani, il ruolo delle aree protette montane nella attuazione del progetto APE, della Convenzione e di una nuova politica della montagna.
Ed. ComunicAzione 2001