Associazione dei Parchi Nazionali e Regionali
abitati dell'Unione Europea
 

Contributo dell'Associazione dei Parchi naturali nazionali e regionali abitati dell'Unione Europea alla riflessione sulla riforma della Politica Agricola Comune

Novembre 1998



PRIORITA'

I Parchi naturali abitati dell'Unione Europea: verso territori d'eccellenza

I territori che abbiamo in cura hanno la caratteristica di zone in cui l'interazione tra l'uomo e la natura ha modellato, nel tempo, paesaggi dalle qualità estetiche, ecologiche e/o culturali eccezionali, preservando spesso una biodiversità importante.
Coscienti di questa ricchezza che la natura e la storia ci hanno consegnato noi mettiamo in atto, quotidianamente, azioni tese a fare di questi spazi dei territori d'eccellenza:

  • · per la preservazione dei paesaggi e delle risorse naturali
  • · per la qualità, la diversità e l'autenticità dei prodotti agroalimentari
  • · per la cura del mantenimento di modi d'uso del suolo e di mestieri
  • · per la qualità di vita offerta agli abitanti

Territori di qualità, i parchi naturali sono allo stesso tempo più sensibili e più attenti all'evoluzione delle economie e dei modi di produzione. Le attività agricole e forestali, per il loro legame con l'occupazione dello spazio e la gestione delle risorse naturali e la loro importanza nell'economia rurale, sono in primissimo luogo interessate al mantenimento di questa qualità.

Ora, queste preoccupazioni sono ancora troppo poco integrate nella politica agricola comune che è soprattutto una politica di sostegno alla produzione e non è stata concepita né per il paesaggio né per la biodiversità né per la qualità della vita rurale. Degli accorgimenti sono stati introdotti dopo la riforma del 1992, ma possiamo constatare ogni giorno che essi non sono di portata tale da invertire una tendenza all'omogeneizzazione dei modelli di occupazione del territorio.

La nostra convinzione, basata sulla conoscenza precisa dei nostri territori e della loro sensibilità e su di un rapporto costante con gli operatori del mondo agricolo, è che senza un legame stretto tra il territorio e le politiche pubbliche, le misure settoriali, più o meno coerenti e ben articolate, rimangono insufficienti e a volte controproducenti.

 

Le nostre proposte per una maggiore integrazione delle preoccupazioni territoriali e ambientali nelle politiche pubbliche

A) Proposte per un'integrazione nei meccanismi di sostegno all'agricoltura (integrazione interna).

  • · condizionare la concessione di aiuti all'adozione di regole ambientali di base (per esempio codici di pratiche rispettose)
  • · attribuire gli aiuti alla superficie foraggiera invece che all'animale
  • · limitare la superficie premiata per unità di produzione, per non contribuire all'eccessivo ingrandimento e alla concentrazione della produzione

le economie guidate da queste regole contribuiscono alla politica ambientale e rurale delle aree protette in ciascun Stato membro.

 

B) Proposte per la considerazione del territorio, delle sue specificità e per una maggiore integrazione delle politiche pubbliche per le aree protette (integrazione esterna).

  • · per la considerazione di criteri di qualità ambientale e paesaggistica nella definizione degli azzonamenti strutturali e per l'eleggibilità dei perimetri dei parchi naturali ai fini dell'obiettivo 2
  • · per il riconoscimento dei parchi come scala appropriata per la definizione e messa in atto dei piani di sviluppo rurale
  • · per l'applicazione del principio di sussidiarietà in materia di norme sanitarie, al fine di consentire alle produzioni tradizionali di qualità di continuare ad esistere
  • · per l'istituzione a scala comunitaria di una riserva di diritti patrimoniali a produrre
  • · per il raddoppio del budget relativo alle misure agroambientali

Siamo coscienti che anche se lo sviluppo durevole è oggi assunto come una priorità, le sue applicazioni non saranno rese operative che progressivamente.

Riconosciamo anche la necessità di accettare un calendario negoziabile per la riforma delle PAC e l'adattamento progressivo, da parte degli operatori, a questo nuovo approccio.

Forti della nostra esperienza in materia di politica pubblica, noi pensiamo che queste misure possono contribuire alla concreta messa in atto di uno sviluppo duraturo. E' per questo che proponiamo che le aree protette giochino, d'ora innanzi, un ruolo motore di sperimentazione di tali proposte sul 10-15 % del territorio agricolo che esse rappresentano.


 

Indice

1. - I Parchi naturali abitati: territori agricoli diversificati tra i più sensibili dell'Unione europea

2. - L'evoluzione della Politica Agricola Comune

2.1 - La riforma del 1992: analisi degli effetti sull'ambiente ed evoluzione dei territori fragili

2.2 - L'agenda 2000: nonostante alcune proposte accettabili il testo rimane globalmente insoddisfacente

3. - Analisi e proposte dei Parchi naturali abitati

3.1 - Il progetto di regolamento "orizzontale"

3.2 - Il settore delle coltivazioni (cereali, oleoginose, leguminose)

3.3 - Il settore dell'allevamento

3.4 - La politica agricola

4. - I Parchi naturali abitati: territori di sperimentazione e dimostrativi

5. - Risorse per l'animazione

 

 

Comitato di Redazione

  • Noel-Georges GRENIER, Presidente della Commissione "Politica Agricola Comune" e Presidente del Parco naturale regionale dell'Alto Giura (F);
  • Xavier MATEU I LLEVADOT, Presidente del Parco naturale della Zona Vulcanica della Garrotxa (E);
  • Carlo Alberto GRAZIANI, Presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini (I);
  • Humphrey TEMPERLEY, Presidente del Parco nazionale di Exmoor (UK);
  • Jean-Paul FUCHS, Presidente dell'Associazione dei Parchi nazionali e regionali abitati dell'Unione Europea e Presidente della Federazione dei Parchi naturali regionali francesi (F);
  • Jean-Luc SADORGE, direttore della Federazione dei Parchi naturali regionali francesi (F);
  • Dominique SALVI, responsabile per l'Agricoltura e gli Ambienti naturali nella Federazione dei Parchi naturali regionali francesi (F);
  • Bino LI CALSI, del Consiglio Direttivo della Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve naturali (I);
  • Sergio FIORINI, Presidente del Parco naturale regionale del Gigante (I);
  • Herbert GUNTHER, Presidente dell'Associazione Parchi naturali della Germania (D);
  • Philippe CARON, direttore del Parco naturale regionale della Lorena (F).

Altre persone che hanno contribuito alla redazione delle proposte:

  • Rosie SIMPSON, Countryside Commission (UK);
  • Anne VIVIER, incaricata del Parco naturale regionale della Lorena (F).

 


 

1 - I Parchi naturali abitati: territori agricoli diversificati tra i più sensibili dell'Unione europea

I Parchi naturali abitati dell'Unione europea sono territori che presentano un insieme di situazioni fisiche e culturali molto diverse ma che hanno in comune uno stretto rapporto tra le attività umane e il territorio. Questo intimo rapporto ha contribuito a modellare i paesaggi che ci sono oggi i più cari ed a preservare le risorse e il patrimonio naturali che essi tutelano.

Essi si segnalano per una ricchezza biologica importante (biodiversità), per una diversificazione culturale e paesaggistica legata alle forme di vita e di utilizzazione del territorio, per specifiche produzioni agroalimentari di qualità, legate a sistemi economici originali e diversificati.

Territori di qualità, i parchi naturali europei sono anche territori dall'equilibrio fragile. Le trasformazioni dell'agricoltura in questi ultimi anni hanno contribuito a perturbare questo equilibrio secolare e questo strettissimo rapporto che esiste tra le attività umane, l'ambiente e le comunità locali. Essi sono per questo più rapidamente pregiudicati dall'evoluzione delle politiche e delle pratiche agricole. Lo sconvolgimento del mondo agricolo rischia fortemente di banalizzare i paesaggi, di fare scomparire l'identità di questi territori e del loro patrimonio e, soprattutto, di devitalizzare il mondo rurale.

Lo sviluppo durevole, che è oggi una delle priorità dell'Unione Europea in applicazione degli accordi di Rio de Janeiro, è al centro della missione dei parchi naturali, che fondano lo sviluppo economico del loro territorio sulla salvaguardia e la valorizzazione del loro patrimonio naturale e culturale. L'equilibrio tra agricoltura ed ambiente, la qualità e la diversità delle produzioni e dei mestieri sono perciò promossi nei parchi attraverso tutta una serie di azioni tese a:

  • · promuovere la multifunzionalità dell'agricoltura (produzione, gestione dell'ambiente, accoglienza del pubblico...)
  • · favorire le politiche contrattate di preservazione dei siti di alto valore biologico
  • · mettere in atto azioni in favore della diversificazione e della qualità di prodotti agroalimentari specifici
  • · valorizzare le risorse turistiche locali e le caratteristiche storiche e culturali
  • · preservare e promuovere i mestieri e le conoscenze locali.

In merito all'applicazione di politiche pubbliche i parchi naturali, territori "di progetto", hanno dimostrato l'efficacia dei loro metodi e sono stati molto spesso all'origine di azioni innovative nella gestione dei territori agricoli, specialmente attraverso misure agroambientali, i programmi strutturali dell'U.E. e così via.

La nostra esperienza in materia di sviluppo durevole ci porta a fare proposte per una politica agricola volontaristica, che tenga conto delle specificità dei territori europei di categoria V (UICN).

 

 

2 - L'evoluzione della Politica Agricola Comune

2.1 - La riforma del 1992: analisi degli effetti sull'ambiente e l'evoluzione dei territori fragili

La gestione delle aree naturali e rurali è largamente determinata dalle politiche agricole che orientano così l'evoluzione di questi territori.

La riforma della politica agricola comune nel 1992 ha contribuito a migliorare il reddito degli agricoltori, a limitare la delocalizzazione delle produzioni, l'estensione generalizzata delle coltivazioni e l'utilizzazione massiccia degli agenti chimici. Ciò nonostante i suoi effetti non hanno sempre potuto essere soddisfacenti per l'evoluzione delle aree agricole sensibili e per l'equilibrio e la protezione degli ambienti naturali.

  • * La maggiorazione del reddito apportata dagli aiuti per ogni ettaro coltivato (SCOP) o beneficiante del diritto a produrre, ha spinto all'ingrandimento delle aziende agricole, a detrimento di aziende di dimensioni più modeste che avrebbero potuto mantenersi in un altro contesto. Ciò ha contribuito alla devitalizzazione di territori fragili quali sono i parchi naturali (nei quali le aziende sono sovente di più piccole dimensioni), alla concentrazione della produzione e dell'attività, alla riduzione dell'occupazione, per giungere ad un indebolimento dell'economia locale. Un recente studio francese (Consiglio generale del Genio agricolo delle Acque e delle Foreste) dimostra che la concentrazione degli aiuti diretti e l'aumento di reddito per un numero ristretto di aziende non compensano l'effetto della riduzione sensibile del numero di aziende.
    Per di più questa spinta all'ingrandimento delle aziende incoraggia l'uniformarsi dei sistemi di produzione sulle colture incentivate, cosa che limita la diversificazione che è, essa si, creatrice di valore aggiunto per i territori.
  • * La determinazione delle superfici di riferimento (SCOP) e l'orientamento degli agricoltori a beneficiare del massimo incentivo possibile, hanno portato alla scomparsa di elementi fondiari non premianti quali le siepi, i boschetti e così via. Questi elementi sono tuttavia indispensabili al funzionamento degli agriecosistemi e sono spesso caratteristici dei nostri paesaggi agricoli.
  • * Nel campo dell'allevamento (specialmente bovino) i meccanismi di aiuto introdotti dalla riforma sono all'origine della distorsione della concorrenza e di linee importanti in favore della concentrazione e dell'intensificazione della produzione: premio al mais in silo e ai cereali intraconsumati rispetto alla superficie foraggiera, produzione di giovani bovini maschi rispetto alle altre categorie di animali. Queste distorsioni hanno largamente contribuito a limitare la portata delle misure in favore dei modi di produzione più estensivi e più rispettosi dell'ambiente.

Le misure d'accompagnamento, così come le misure agroambientali costituiscono un primo avanzamento della politica agricola comune in favore dell'ambiente. Esse hanno permesso di limitare, in certi settori, gli effetti negativi più sopra richiamati. Esse hanno soprattutto dimostrato che gli agricoltori sono pronti ad impegnarsi su di un terreno contrattuale per una gestione più attenta dei territori naturali sensibili.

Tuttavia, con un budget che rappresenta meno del 3% dell'ammontare degli aiuti diretti versati agli agricoltori (nel caso della Francia), questa politica agroambientale non può considerarsi al livello del valore ambientale dei territori agricoli.

Di conseguenza ci sembra indispensabile che la nuova riforma della politica agricola comune sia realmente tale da riequilibrare il sostegno pubblico a favore dell'ambiente e della promozione di un'agricoltura e di una gestione forestale durevoli, che contribuiscano al mantenimento delle specificità locali ed alla valorizzazione dell'insieme delle attività rurali.

 

 

2.2 - L'agenda 2000: nonostante alcune proposte accettabili il testo rimane globalmente insoddisfacente

Le proposte avanzate dalla commissione costituiscono un passo avanti verso lo svecchiamento del sostegno all'agricoltura. Integrando obiettivi ambientali nella politica agricola e ammettendo il principio del rispetto di condizioni ambientali nei pagamenti diretti, la commissione sottolinea l'obiettivo di preservare le ricchezze naturali dei territori agricoli.

Ma, in rapporto con gli obiettivi della dichiarazione di Cork del 1996, e di fronte all'ampiezza della riforma da attuare, quelle proposte non ci sembrano all'altezza della posta in gioco per l'Europa agricola degli anni a venire.

Le proposte rimangono settoriali, a scapito dell'accresciuta efficacia che una concezione più integrata dei diversi obiettivi consentirebbe di ottenere. L'orientamento generale rimane innanzitutto imperniato sulla ricerca della massima competitività dei sistemi di coltivazione e sull'utilizzazione intensiva delle risorse.

Nel quadro del libero scambio che si profila (con i prossimi negoziati all'OMC) la politica agricola proposta è troppo restrittiva quanto al ruolo che può assumere l'agricoltura in Europa.

Noi auspichiamo in particolare che la PAC integri esplicitamente gli obiettivi del rispetto dell'ambiente, della qualità dell'offerta nei prodotti agroalimentari, della differenziazione dell'economia agricola e che riconosca la multifunzionalità dell'agricoltura.

L'agricoltura durevole offre infatti un ventaglio di vantaggi alla società che è necessario riconoscere e sostenere nella PAC:

  • · mantenimento e salvaguardia della biodiversità, dei paesaggi e delle risorse naturali
  • · salvaguardia delle caratteristiche storiche e culturali dei territori agricoli
  • · mantenimento delle diverse tipologie di utilizzazione del territorio e di economie locali basate sulla valorizzazione delle proprie particolarità e ricchezze
  • · ricerca di produzioni alimentari di qualità
  • · mantenimento del tessuto sociale e della qualità della vita degli abitanti

Consapevoli che una generalizzazione di questo approccio non è materialmente possibile fin da ora, proponiamo che i parchi naturali abitati siano riconosciuti come territori di sperimentazione e di dimostrazione di questa nuova politica agricola globale e territorializzata.

 

 

3 - Analisi e proposte dei Parchi naturali abitati


3.1 - Il progetto di regolamento "orizzontale"

Questo regolamento fissa le modalità e il livello dei pagamenti diretti alla produzione, facendone oggetto di una organizzazione comune del mercato. Esso introduce tre nuovi principi: la condizione ambientale, il tetto agli aiuti FEOGA per azienda e la modulazione di questi aiuti secondo criteri relativi alla mano d'opera impiegata. Tali misure sono benvenute perché costituiscono potenziali fattori di effetti positivi per l'ambiente e lo sviluppo durevole dei territori sensibili:

  • · la condizione ambientale incoraggerà l'adozione di pratiche rispettose
  • · l'articolazione degli aiuti secondo criteri relativi alla mano d'opera impiegata può essere utile nello stesso tempo all'ambiente (spesso la gestione ambientalmente corretta ha bisogno di più mano d'opera), alla qualità dei prodotti agricoli e ai territori sensibili, di cui molti dei sistemi di conduzione valorizzano la mano d'opera più che il capitale (superficie, attrezzature, materiali)
  • · il tetto agli aiuti si rende indispensabile per limitare gli effetti negativi della concentrazione eccessiva di produzione tanto sull'ambiente che sull'economia dei territori rurali (devitalizzazione ecc.)

Tuttavia le proposte della commissione non sono sufficientemente ambiziose per essere portatrici di effetti significativi:

  • · la condizione ambientale e la modulazione degli aiuti sono lasciate alla discrezione degli Stati membri e l'esperienza dimostra che un approccio facoltativo coinvolge pochi Stati. Il rischio è che essi non si impegnino che su obiettivi limitati, senza effetti sui risultati attesi.
  • · quali risultati attendersi inoltre da un tetto agli aiuti quale quello attualmente proposto? (-20% a partire da 100.000 Ecu).

Proposte

Per promuovere efficacemente una agricoltura durevole ed equilibrata su ciascuno dei territori dell'Unione Europea è necessario rivedere i dispositivi che conferiscono un vantaggio diretto o indiretto ai modi di produzione intensivi e specializzati a scapito di quelli più estensivi o tradizionali, più rispettosi del quadro naturale.

  • * Per questo ci sembra indispensabile, tanto per i sistemi specializzati di grandi coltivazioni quanto per la produzione lattiera o di carne, condizionare la concessione degli aiuti alla considerazione della qualità del territorio nelle modalità di sfruttamento. Le condizioni ambientali devono essere chiaramente definite, in accordo con gli attori locali dello sviluppo rurale e con riferimento alle caratteristiche dell'ambiente e questo sul complesso dell'azienda, compresi i lotti non oggetto di sostegno da parte della PAC.
  • * L'attribuzione degli aiuti compensativi deve anche essere più equilibrata sul territorio dell'Unione Europea. Così non si giustifica il "superincentivo" concesso alle regioni più favorite o all'irrigazione, né da un punto di vista sociale né da un punto di vista ambientale o territoriale. La modulazione dei pagamenti diretti non deve favorire le regioni più ricche ma contribuire al riequilibrio tra i territori, riconoscendone la specificità specialmente per quelli che presentano un forte valore ambientale e paesaggistico e nei quali le forme di utilizzazione del suolo compiono funzioni plurime.
  • * Per limitare il processo di scomparsa delle piccole strutture agricole (che ha come conseguenza una banalizzazione degli spazi rurali ed una devitalizzazione delle zone rurali fragili) occorrerebbe porre un tetto agli aiuti pubblici in funzione della dimensione economica delle strutture agricole a partire da un livello veramente efficace. Piuttosto che una soglia massima per gli aiuti (che spinge le aziende ad ingrandirsi fino al limite di quella soglia) preferiamo un sistema più discreto di regressività che avrebbe il vantaggio di limitare la corsa all'ingrandimento delle aziende e di favorire il mantenimento delle strutture aziendali di dimensione modesta.
  • * Proponiamo che la commissione fissi un quadro che vincoli gli Stati membri ad adottare misure di tetto, condizionamento ambientale e modulazione chiare ed efficaci, pur nella possibilità di adattarle alle condizioni locali.
  • * Proponiamo che l'uscita a copertura della modulazione e del tetto agli aiuti rimanga a disposizione degli Stati e permetta di incrementare la politica agroambientale e rurale delle zone sensibili.

 

 

 

 

3.2 - Il settore delle coltivazioni (cereali, oleoginose, leguminose)

La riforma proposta consiste nel ridurre il livello dei prezzi (-20%) compensando la riduzione con un premio identico per i tre tipi di coltivazione. Il montante è fissato ogni anno, in funzione del mercato; quello ambientale e quello silvicolo sono soppressi.

Per questo settore non esistono vantaggi, né per l'ambiente né per i modi di produzione durevoli. Le proposte puntano a migliorare la competitività del settore cerealicolo sul mercato. Noi stentiamo a credere che prezzi di sostegno rivisti al ribasso produrranno di per sé effetti positivi per l'ambiente.

La PAC deve incoraggiare la differenziazione delle colture in seno alla stessa azienda, cosa che offre dei vantaggi ambientali rispetto alla monocoltura e aumenta la durabilità dei sistemi di coltivazione. Instaurando un solo livello di incentivo per le tre coltivazioni (COP) la proposta attuale condurrebbe verosimilmente ad una semplificazione delle rotazioni, in favore dei cereali.

Proposte

  • * Le proposte di introduzione di "condizioni ambientali appropriate" sono particolarmente facili da immaginare per le grandi colture; noi proponiamo che esse siano messe in funzione in modo realmente efficace per questo settore che, va ricordato, contribuisce largamente alla banalizzazione dei paesaggi e all'impoverimento delle risorse naturali.

 

 

3.3 - Il settore dell'allevamento

Le principali misure proposte concernono l'abbassamento del sostegno al mercato della carne bovina e, in misura minore, del latte. Questo abbassamento è compensato da pagamenti diretti rivalutati di cui una parte, sotto forma di copertura nazionale (30% degli aiuti diretti) potrà essere modulata dagli Stati membri secondo criteri ambientali e/o socioeconomici che essi definiranno. Il premio all'estensione dell'allevamento bovino è ugualmente rivalutato. Per il settore del latte i pagamenti compensativi saranno legati al numero di "unità di premio" calcolate .

Queste possibilità possono contribuire alla realizzazione di obiettivi di gestione territoriale e di preservazione dell'ambiente e per questo costituiscono un passo avanti benvenuto. Ma i fattori di distorsione e di incoraggiamento all'intensificazione non sono cancellati. In queste condizioni l'efficacia delle misure rischia di essere molto limitata. Fra le proposte notiamo che il mantenimento del premio all'insilaggio del mais, la rivalutazione degli aiuti ai torelli, l'introduzione di un premio alla vacca da latte continuano a favorire i metodi di produzione intensiva a dispetto dell'attesa dei consumatori per prodotti agricoli di qualità, dell'equilibrio dei territori, della diversificazione produttiva.

Proposte

Il sommarsi di differenti aiuti compensativi concorre a creare una situazione favorevole all'utilizzazione dei cereali (secchi o insilati) per l'alimentazione animale, il tutto a detrimento dell'erba. Uno studio dell'Istituto nazionale per la ricerca agronomica francese (INRA) ha dimostrato, nei "marais" dell'ovest, che gli aiuti relativi alle superfici di quei "marais" sono due volte inferiori (compreso il premio ambientale) quando sono coltivate ad erba (cosa che corrisponde alla loro vocazione d'origine) che quando sono arate e coltivate a cereali.

In più, essendo gli aiuti per gli animali calcolati per capo di bestiame, l'interesse degli allevatori è quello di avere il massimo di animali per unità di superficie foraggiera. Questi due fattori spiegano in gran parte la scarsa efficacia, al di fuori delle zone di esclusiva produzione di erba, come la montagna, della promozione di sistemi di allevamento più estensivi, valorizzatori di spazio, consumatori di erba e suscettibili di alimentare filiere locali di qualità.

  • * Noi proponiamo un minore legame tra gli aiuti e la produzione e un riequilibrio a favore delle superfici messe ad erba. Per questo uno dei mezzi risiede nella trasformazione degli aiuti per capo di bestiame in aiuto per ettaro di superficie foraggiera. Il livello di questo aiuto deve essere paragonabile a quello del mais insilato e deve avere un tetto per non spingere gli allevatori all'ingrandimento eccessivo delle loro strutture.

Un tale dispositivo ha il vantaggio di favorire i sistemi d'allevamento estensivi, più rispettosi delle risorse naturali e tali da valorizzare lo spazio. Riducendo le distorsioni attuali in favore delle coltivazioni e di certe categorie di animali, questo dispositivo faciliterebbe il riorientamento della produzione verso segmenti portanti del mercato (carne etichettata, produzione biologica, filiera di qualità).

Per finire, questo sganciamento rispetto alle quantità prodotte sarebbe suscettibile di migliorare l'offerta di carne bovina. Permetterebbe anche il rafforzamento della politica agroambientale e della sua efficacia, concentrando l'"incentivo all'erba" attuale (PMSEE) sugli spazi naturali sensibili a rilevante valore patrimoniale e in particolare nelle zone segnalate in base alle direttive europee ("uccelli" e "habitats").

 

Gli aiuti della maggior parte delle produzioni sono legati all'ottenimento di diritti a premi o di diritti a produrre. E' dunque necessario ottenere tali diritti per assicurare la vita perenne dei sistemi d'allevamento (o favorirne l'installazione) ed evitare l'abbandono delle aree meno produttive o marginali. Ora, la salvaguardia di queste aree naturali passa per il mantenimento di una attività agricola adatta al territorio, per la quale sono necessari dei diritti a produrre.

  • * Noi auspichiamo che sia portato a livello europeo il dibattito sulla ripartizione dei diritti a produrre in funzione dei valori territoriali. In particolare proponiamo la costituzione di una riserva di diritti patrimoniali a produrre che permetta di legare produzione e gestione di aree naturali riconosciute per il loro valore patrimoniale o paesaggistico, al fine di sostenere un'agricoltura che le valorizzi per scopi multipli. La gestione di questa riserva di diritti a produrre deve farsi parallelamente ai meccanismi nazionali attuali che hanno proprie regole di trasferimento e di riassegnazione. Gli agricoltori dei territori interessati potrebbero così beneficiare di questi diritti impegnandosi sul lungo termine ad un piano di lavoro che garantisca la salvaguardia delle risorse naturali e dei paesaggi, assicurando contemporaneamente la qualità della loro produzione.

 

 

3.4 - La Politica rurale

Il nuovo regolamento sulla politica rurale riconosce la necessità di adottare un largo ventaglio di obiettivi e di integrare obbligatoriamente le preoccupazioni ambientali nei piani rurali di sviluppo. Esistono numerose proposte positive, come il miglioramento dell'aiuto all'allevamento estensivo della carne bovina. Le proposte di revisione del sistema di sostegno alle zone sfavorite sono particolarmente gradite (specialmente la priorità data agli obiettivi ambientali).

Accogliamo con favore il principio di una programmazione regionale come meccanismo di integrazione di una politica pubblica adeguata.

Ugualmente giudichiamo favorevolmente la proposta di fare della politica rurale il "secondo pilastro" della PAC e di estendere il campo d'intervento della garanzia FEOGA alla politica di sviluppo rurale in tutte le zone rurali dell'Unione fuori dell'obiettivo 1, cosa che darà la possibilità di importanti modifiche della PAC.

Tuttavia, a dispetto del carattere innovativo del regolamento, l'esiguo ammontare dei fondi disponibili non manca di suscitare forti interrogativi in quanto all'efficacia di queste nuove disposizioni.

D'altra parte la politica rurale "rinforzata" deve tradursi in un vero cambiamento nelle priorità di spesa che devono essere orientate verso:

  • · la ricerca di qualità e di diversificazione nella produzione e nei sistemi di sfruttamento
  • · la salvaguardia dei paesaggi, della biodiversità e delle risorse naturali attraverso pratiche agricole e silvicole adatte
  • Per essere efficace la politica rurale deve essere messa in opera da strutture in stretto contatto con le particolarità regionali e in grado di assicurare coerenza alle diverse misure.

Proposte

Le zone a forte valore biologico, così come le zone rurali sfavorite, che spesso coincidono, hanno in comune il fatto che le possibilità di una loro valorizzazione attraverso l'agricoltura sono limitate dalle scarse potenzialità o da forti limiti del contesto. La loro valorizzazione ha bisogno di un adattamento dei sistemi di produzione la cui funzione non può essere esclusivamente produttiva. Questa agricoltura ha un ruolo più grande da svolgere nella gestione degli spazi naturali, nella manutenzione del paesaggio, nell'accoglienza del pubblico, nella produzione di generi alimentari "autentici" e di qualità. Si tratta di rivalorizzare il ruolo dell'agricoltura nella società, specialmente nelle aree protette, dove le potenzialità agronomiche sono in generale inferiori a quelle dei grandi bacini di produzione.

Nei parchi naturali la diversità dei territori implica modi di produzione e mestieri originali che è necessario riconoscere e mantenere: essi contribuiscono alla ricchezza ed alla diversità dei territori europei.

  • * Il sostegno pubblico deve dunque tenere conto di queste specificità per una politica territoriale di concessione degli aiuti. E' necessario che la politica rurale riconosca e sostenga i nostri territori per permettere di far vivere l'agricoltura e mantenere la diversità delle produzioni e dei modi di utilizzazione del suolo. Si tratta in particolare di assicurare una remunerazione delle altre funzioni dell'agricoltura nei territori nei quali essa è indispensabile al mantenimento dell'ambiente e dei suoi abitanti.

 

Le aziende agricole dei parchi naturali abitati non saranno mai competitive nei confronti delle aziende dei grandi bacini di produzione salvo che sul piano della qualità. I parchi mettono in atto e appoggiano da tempo politiche volte alla qualità e alla diversità dei prodotti agroalimentari.

  • * E' indispensabile che si affermi una politica europea volontarista in materia di qualità. Questi prodotti devono essere tenuti in considerazione nella riforma della PAC e dei fondi strutturali. Le misure da prevedere riguardano tanto la produzione che la trasformazione che la commercializzazione.
  • * I marchi di qualità devono essere riconosciuti come marchi culturali dagli altri paesi in sede di negoziati presso l'OMC.
  • * Le norme sanitarie devono poter essere applicate con la dovuta elasticità per non avere come conseguenza l'omogeneizzazione delle modalità di produzione e dei prodotti agricoli e non penalizzare le produzioni tradizionali a detrimento della loro tipicità.
    Noi chiediamo che il principio di sussidierietà possa applicarsi in questo campo, permettendo agli Stati membri di introdurre le garanzie necessarie.

 

Abbiamo segnalato quanto le risorse finanziarie destinate alle misure agroambientali siano limitate: solo qualche punto percentuale dell'ammontare degli aiuti diretti.

  • * Nel quadro della riforma della politica agricola comune è necessario operare un riequilibrio consistente nel bilancio a favore di questi aiuti. Proponiamo, al fine di incrementare il loro impatto sulle zone rurali fragili, che la quota destinata ai programmi agroambientali sia raddoppiata, e che sia soppresso il limite delle superfici potenzialmente eleggibili (nel caso della Gran Bretagna). Inoltre proponiamo che sia aumentata la parte di cofinanziamento per gli ambienti naturali più sensibili, in considerazione della loro specificità in materia di gestione conservativa e di monitoraggio.

Il regolamento non comprende riferimenti precisi alla fruizione dello spazio rurale da parte del pubblico, com'è attuata da alcuni parchi attraverso misure agroambientali di "accesso al pubblico".

  • * E' essenziale che il pubblico possa trarre vantaggio dai programmi agroambientali: ne va della multifunzionalità dell'agricoltura che agricoltori e operatori locali difendono nei parchi e si tratta, a nostro avviso, di una valorizzazione maggiore dei territori rurali per gli anni a venire. Proponiamo di osservare ed applicare le disposizioni riguardanti le azioni gestionali che favoriscano l'accesso al pubblico.
  • * Auspichiamo anche, secondo gli stessi principi delle misure agroambientali, che venga definita a livello europeo una politica silvoambientale per le aree boschive sensibili, specialmente quelle interessate dalla direttiva "habitats".

Queste misure silvoambientali devono aprire su scala europea il dibattito su di una vera politica di manutenzione e di gestione dell'equilibrio agrosilvicolo, politica che non deve limitarsi ai soli incentivi ai rimboschimenti delle aree agricole.

In particolare essa deve tener conto degli altri valori in gioco (paesaggistici, per esempio) e dunque la concessione di contributi al rimboschimento non deve contribuire all'impoverimento della diversità paesaggistica o biologica, come potrebbe accadere in territori già molto boscati o nelle valli incassate (chiusura del paesaggio).

 

Alcuni operatori del mondo rurale possono contribuire alla realizzazione di attività di rilievo per la politica rurale, specialmente quando le strutture agricole non sono in grado di farlo o in modo complementare rispetto ad esse. La politica rurale in questo senso favorisce un'economia locale diversificata, in cui l'agricoltura ed altre attività possono sostenersi reciprocamente.

  • * Proponiamo che le diverse forme di sostegno previste dal regolamento possano essere ricevute da società e strutture non agricole o da privati, se essi possono contribuire agli obiettivi delle misure.

 

Essendo le zone rurali chiamate sempre più a svolgere funzioni multiple (funzione di manutenzione del paesaggio e di mantenimento della biodiversità, di accoglienza del pubblico, di diversificazione delle produzioni...) la gestione da parte dell'agricoltura delle aree naturali sensibili deve essere ugualmente sostenuta dalla politica strutturale.

  • * Proponiamo che la definizione degli azzonamenti delle politiche strutturali non sia stabilita esclusivamente su criteri negativi (tasso di disoccupazione...) ma anche su criteri positivi caratterizzanti la qualità ambientale e paesaggistica dei territori sui quali può essere basato uno sviluppo durevole.

 

Le zone che presentano un interesse paesaggistico e patrimoniale nell'Unione Europea devono poter essere specificamente individuate perché la qualità (ambientale, paesaggistica e dell'architettura) dei nostri territori costituisca una condizione specifica per lo sviluppo rurale in una prospettiva di durabilità.

  • * I parchi abitati devono, nella loro totalità, essere riconosciuti ai fini dell'obiettivo 2 (nella sua nuova definizione) considerati i valori paesaggistici e patrimoniali di cui essi sono l'espressione e gli impegni assunti tanto dagli operatori locali che dai poteri pubblici in favore della conservazione e dello sviluppo dei loro territori.

 

La definizione dei piani di sviluppo rurale e la gestione complessiva dei fondi da parte degli Enti gestori delle aree protette

Per la loro capacità di coniugare risorse locali e innovazione i parchi naturali abitati sono dei territori fecondi di progetti, nei quali i perimetri tracciati dagli operatori non sono semplici luoghi in cui si alimentano parti di azioni giustapposte. Definiti da valori territoriali e socioeconomici, noi pensiamo che essi costituiscano una scala particolarmente appropriata in cui la sussidiarietà si può applicare efficacemente.

  • * E' per questo che, per una messa in opera efficace e coerente dei progetti di sviluppo dei territori protetti che garantiscano il mantenimento della diversità dei sistemi di produzione e delle pratiche agricole che favoriscano prodotti di qualità, i parchi naturali abitati europei chiedono di essere riconosciuti come scala regionale per l'attuazione dei piani di sviluppo rurale.

 

Prospettive per LEADER III

Lo spirito di questa nuova generazione di programmi è vicina ai nostri obiettivi (specialmente ambientali e sociali). Noi siamo preparati ad investire in essi la nostra attività, poggiando su sistemi "bottom up" largamente utilizzati nei parchi e garanzia di efficacia.

 

 

4 - I Parchi naturali abitati: territori di sperimentazione e dimostrativi

Zone rurali fragili, il cui equilibrio tra attività agricole e conservazione del patrimonio naturale, culturale e paesaggistico è precario, i Parchi naturali abitati dell'Unione Europea permettono di comprendere le problematiche locali, i bisogni del territorio e le eventuali inadeguatezze delle politiche pubbliche. Essi hanno una funzione diagnostica e permettono di mettere il dito sui limiti delle politiche che vi sono condotte.

  • * Poiché essi sono più attenti delle altre aree dell'Unione Europea agli squilibri della gestione, proponiamo che i Parchi naturali servano da luoghi di sperimentazione e di dimostrazione dell'evoluzione della politica agricola e rurale.
  • * Proponiamo anche che i Parchi naturali siano interlocutori privilegiati per la sperimentazione di misure nuove concernenti in particolare l'agricoltura, le sue funzioni di gestione dello spazio e di mantenimento del tessuto rurale, di modi di gestione del territorio più rispettosi dell'ambiente e, più in generale, dello sviluppo durevole. A questo proposito i diritti patrimoniali a produrre, le misure silvoambientali o il condizionamento degli aiuti possono essere le prime misure ad esservi sperimentate.
  • * Chiediamo che questa missione sia ufficialmente riconosciuta all'insieme dei Parchi naturali abitati dell'Unione Europea .

Questa missione di sperimentazione sarà tanto più efficace quanto più i parchi abitati d'Europa lavoreranno in rete . Noi intendiamo condurre un lavoro di cooperazione transnazionale per approfittare e far approfittare delle esperienze fatte nelle differenti regioni d'Europa da una parte e per perseguire una maggiore armonizzazione delle politiche pubbliche europee dall'altra.

 

 

5 - Risorse per l'animazione

Per aiutare l'elaborazione dei progetti, l'accompagnamento, il monitoraggio, la valutazione e la formazione. L'esperienza insegna che questo aspetto è fondamentale per la riuscita dei progetti, specialmente quando si tratta di incitare a nuovi comportamenti, a nuovi modi di ragionare. I parchi naturali, per la loro competenza e la loro esperienza in materia di animazione, sono preparati a cogliere questa sfida dell'accompagnamento di progetti territoriali, in partenariato con le organizzazioni agricole. La richiesta è particolarmente importante per ciò che riguarda l'informazione e la formazione degli agricoltori in materia di metodi di produzione rispettosi dell'ambiente e di diversificazione della loro attività.