| Piano Nazionale sulla Biodiversità | |
Glossario degli acronimi |
9 - Cooperazione internazionale ed ecodiplomazia
Premessa La cooperazione internazionale nell'ambito della Convenzione sulla Biodiversità (CBD) investe di fatto tutti gli argomenti della Convenzione stessa ma, più in particolare, i temi della diffu-sione delle conoscenze e della biosicurezza per quanto riguarda il trasferimento di OGM da un Paese all'altro e, soprattutto, quello della "equa distribuzione dei beneficP derivanti dalla uti-lizzazione del germoplasma esistente per la costituzione di nuove piante, microrganismi e ani-mali con migliorato potenziale produttivo. Per quanto riguarda la biosicurezza e l'educazione, ambientale si rinvia ai punti 8 e 3 rispettivamente. Qui verranno affrontati i problemi relativi ai rapporti fra Paesi e in particolare fra Nord e Sud dei pianeta per quanto riguarda la diffusione della informazione e lo scambio di germoplasma nei suoi aspetti economici e sociali. Attualmente le conoscenze più avanzate, in particolare in ambito biotecnologico, sono concentrate al Nord mentre il germoplasma viene conservato mag-giormente al Sud. Questa situazione deriva dalle complessive differenze di sviluppo tecnologi-co fra i due poli ma anche dalle politiche agricole perseguite fino, agli inizi degli anni '90. Fino ad una ventina di anni fa infatti il miglioramento genetico mirava all'ottenimento di geno-tipi capaci di utilizzare in modo ottimale la produzione l'energia e i prodotti chimici impiegati. Il tentativo era di svincolare la produzione dal contesto ambientale. Questo ha portato ad una riduzione drastica del numero di genotipi coltivati sul pianeta ed al loro adeguamento ad eco-nomie sufficientemente ricche da potersi permettere costi alti in termini di energia e di chimica. Negli anni '90, i lati negativi di questo tipo di impostazione hanno cominciato a venire alla luce, manifestandosi attraverso il costante aumento dei costi monetari ed ambientali per unità di prodotto causato dall'aumento di input chimici ed energetici. La necessità di ridurre i costi ha indotto imprese di grande potenza economica ad investire nel campo della produzione di nuovi genotipi. Deriva anche da questo il progressivo indebolimento dei Centri deputati alla diffusio-ne di germoplasma e di know how che avevano permesso la esportazione della rivoluzione verde nei Paesi in via di sviluppo, sempre più in difficoltà di fronte alla accelerazione impressa dalle nuove tecnologie. Da qui le forti indicazioni della C131) (artt. 15, 16, 18, 19). in favore di uno sforzo concreto dei Paesi sviluppati per una distribuzione equa dei benefici derivanti -dalla utilizzazione del germoplasma rimasto e delle biotecnologie sviluppatesi, nel rispetto delle re-gole di biosicurezza. E' la stessa CBD ad offrire il quadro entro cui devono operare le iniziative nazionali che tutta-via, come avviene sempre per le convenzioni internazionali, conservano un notevole livello di autonomia. Del resto, le richieste che emergono dalla Convenzione devono essere prese in con-siderazione tenendo contemporaneamente conto di una serie di trattati internazionali ed in par-ticolare di quelli, a cominciare dagli accordi GATT e dalle decisioni della WTO, che determina-no le regole del mercato internazionale.
Obiettivi 9.1 - Cooperazione coi PVS per la conservazione e l'uso sostenibile della bio-diversità
Questo obiettivo può essere articolato nei seguenti punti:
Tutte le iniziative previste vanno condotte nella logica di offrire nuove- conoscenze e nuovi strumenti di sviluppo sostenibile da integrare (e non sostituire) con la cultura, le tradizioni, le consuetudini, e le attività dei popoli indigeni che siano rilevanti ai fini della conservazione della biodiversità sotto ogni aspetto. La priorità verrà riservata a quei programmi che prevedano l'attuazione di progetti integrati tra l'Italia e i Paesi Terzi che interessino trasversalmente le tre Convenzioni post Unced '92: mu-tamento clima, lotta alla desertificazione e difesa della biodiversità. Questi obiettivi sono perseguibili con le seguenti azioni specifiche che dovranno essere concer-tate con i Paesi in via di sviluppo previa interazione fra i Ministeri interessati.
Azione 9.1.1 - Istituzione di un fondo per la cooperazione nel settore biodiversità I finanziamenti saranno erogati dal Fondo per la Cooperazione italiana allo sviluppo del Mini-stero degli Affari Esteri, nella misura di una percentuale fissa delle dotazioni finanziarie sia per interventi in dono che in crediti di aiuto a cui andranno aggiunti contributi concordati fra gli En-ti interessati (vedi Azione 9.1.2) e quote parte dei contributi internazionali nel campo specifico e servirà per il finanziamento di progetti di cooperazione nel campo della salvaguardia della biodiversità e della distribuzione equa dei benefici derivanti dalla sua utilizzazione.
.Azione 9.1.2 - Istituzione di un Gruppo di Lavoro per la cooperazione nel settore biodiversi-tà. Verrà istituito un Gruppo di Lavoro del "Comitato Nazionale per la Biodiversitá" formato da rappresentanti dei Ministeri precedentemente citati nonché da rappresentanti del Ministero del Tesoro e dei Comitati di raccordo della conservazione in situ ed ex situ (vedi azioni relative a questi due capitoli) e degli Enti preposti alla conservazione ed al trasferimento della informa-zione. Fra questi ultimi vanno in particolare citati i laboratori per il germoplasma del CNR, i centri per il germoplasma del MIPA, L'Istituto Agronomico per l'Oltremare e l'ICGEB (Trieste- New Delhi) del Ministero degli Affari Esteri, i Centri Regionali per la difesa della biodiversità. Il Gruppo di lavoro avrà il compito di elaborare a scadenze da definirsi un Piano di cooperazione nel campo della biodiversità costituito da progetti proposti da enti pubblici e da privati in risposta ad apposito bando dagli Enti competenti per collaborazioni bilaterali o multilaterali con i Paesi in Via di Sviluppo. Tali progetti verranno concertati con i Paesi recet-tori dal capofila del progetto sotto la direzione del Ministero preposto (Ministero degli Affari Esteri). Il Gruppo di lavoro dovrà anche coordinare la partecipazione italiana al GEF, con il compito di stabilire i criteri di partecipazione finanziaria allo stesso GEF e di promuovere l'impiego vincolato di una quota parte del contributo italiano a progetti di iniziative regionali di prioritario interesse. L'opera di concertazione del Gruppo di lavoro sarà essenziale per evitare la frammentazione degli interventi, la loro sovrapposizione, il collegamento della cooperazione con le azioni na-zionali di salvaguardia, con la ricerca e formazione italiane, con le imprese biotecnologiche e non dei Paesi coinvolti nei progetti specifici.
Azione 9.1.3 - Formazione tecnico-scientifica in materia arribientale La formazione sarà affidata a progetti specifici di offerta di formazione da sottoporre ai Paesi in Via di Sviluppo (PVS) facendola incontrare con la domanda di formazione proveniente da questi. La formazione potrà essere svolta mediante il finanziamento, di periodi di permanen-za di tecnici dei PVS nel nostro Paese o di missioni tecniche di supporto per la attuazione di progetti concertati in loco. La formazione in Italia sarà svolta presso gli Istituti di ricerca con competenze specifiche e in particolare presso PIAO e l'ICGEB e istituzioni a questi collegate da convenzioni di progetto, i Centri Regionali per la difesa della biodiversità, presso i Parchi e le aziende che si occupano di conservazione, i centri di conservazione e le imprese. Gli ambiti della formazione saranno, da una parte, le tecniche ed i concetti della conservazione con parti-colare riguardo a quella in situ ed all'inserimento della conservazione nei progetti economici in-tegrati di sviluppo, dall'altra l'informazione biotecnologica dall'isolamento dei geni, al loro tra-sferimento negli organismi ospite, alla valutazione dell'impatto economico ed ambientale dell'eventuale inserimento negli agro-ecosistemi dei Paesi di provenienza dei formandi, e l'infor-mazione relativa alle tecnologie informative e in particolare il Clearing House Mechanism (vedi anche punti 3 e 1-2). In questa parte della formazione verrà introdotto il concetto generale della VIAG (Valutazione dell'Impatto Ambientale e Genetico) (vedi anche il punto 9.3.1 e i punti 6 e 8) e si mirerà alla formazione di personale in grado di compiere detta valutazione venendo così incontro ai dettami del Protocollo sulla Biosicurezza in corso di elaborazione nella CBD. La formazione biotecnologica, d'altra parte, sarà, come sottolineato precedentemente, parte ri-levante del contributo del nostro Paese alla equa distribuzione dei benefici derivanti dall'uso del germoplasma conservato.
Strumenti Parte dei fondi previsti nel punto 9.1.1 saranno destinati alla formazione.
Azione 9.1.4 - Facilitazioni all'accesso ai prodotti biotecnologici ed ai geni conservati Parte del Fondo previsto nell'azione 9. l. 1 verrà destinato a progetti di cooperazione tesi a fa-cilitare da un lato la utilizzazione in loco e in Italia di geni provenienti dalle riserve di germo-plasma, utili per lo sviluppo di una economia sostenibile agricola e non, dall'altra per una uti-lizzazione sostenibile di prodotti biotecnologici italiani. Lo scopo è di determinare una situa-zione di privilegio in termini di incentivi economici e tecnologici per i progetti di cooperazione, attenuando così le barriere determinate dalle disposizioni concernenti la protezione della inno-vazione biotecnologica in Europa e nelle altre parti dei Mondo, senza peraltro contravvenire alle regole della WTO. Ciò sarà reso possibile dagli incentivi economici messi a disposizione dal fondo precedentemente citato e dalla sostituzione, in parte, dei costi di acquisto dalla due parti con scambio di materiali, in condizioni di facilitazione per i PVS.
Strumenti Regolamenti EC/3281/94 e EC/ 1256/96.
Obiettivo 91 - Rafforzamento della partecipazione dell'Italia ai programmi di coopera-zione multilaterale
Azione 9.2.1 - Fornire Personale specializzato per il supporto al funzionamento delle strutture internazionali preposte alla cooperazione multilaterale in campo ambientale (UNEP. UNDP. WORLD BANIC- GEF, etc.) Si intende agire sia promuovendo la formazione di giovani da impegnare nel campo della coope-razione, sia destinando personale dedicato alle strutture internazionali di cooperazione che consenta all'Italia di farsi parte attiva nella realizzazione di progetti .
Azione 9.2.2 - Promuovere la cooperazione a livello regionale per l'attivazione di misure per la conservazione della biodiversità nel Bacino del Mediterraneo. Va realizzato un piano di intervento italiano per la forestazione mediterranea e per la realizza-zione degli approvvigionamenti idrici dell'area, nel quadro del programma Euromediterraneo MEDA Sulla base di quanto a suo tempo già coordinato dal MURST e dalla Direzione Ricerca Scienti-fica e Cooperazione Internazionale del MAE, l'Italia dovrebbe promuovere, nell'ambito del programma euromediterraneo MEDA, un piano di interventi coordinati con gli altri partners europei nei seguenti settori: - Ciclo dell'acqua (sistemi di trattamento per la desalinizzazione dell'acqua di mare; tecniche di potabilizzazione delle acque; sistemi di trattamento e di riciclo delle acque reflue ed industriali, impianti di trattamento e depurazione delle acque urbane e processi industriali di trattamento e riutilizzo dei fanghi; tecniche di compostaggio per il trattamento ed il riutilizzo dei Rifiuti Soli-di Urbani (RSU) utilizzo del composto prodotto al fine di contrastare i processi di desertifica-zione e desumidificazione dei terreni) - Riforestazione mediterranea (tecniche di pianificazione forestale: produzione vivaistica, con l'introduzione di tecniche innovative per la produzione e protezione delle piante autoctone; trasferimento delle competenze in materia di costituzione e gestione dei Centri Regionali per la difesa della biodiversità; sistemi di protezione delle foreste da incendi e da danni di nuovo tipo; tecnologie per le prime e seconde lavorazioni; formazione professionale dei formatori e degli operatori e assistenza tecnica).
- Strategie generali per la conservazione della biodiversità, oltre quella forestale. In questo ambito, l'Italia promuoverà un incontro con tutti i Paesi che insistono sul bacino del Mediterraneo, al fine di discutere a livello geo-territoriale sud europeo i temi specifici previsti dall'agenda per la COP-5 di Nairobi e per la definizione di una possibile strategia comune dei Paesi mediterranei da portare avanti in tutte le sedi internazionali.
Strumenti e risorse: Utilizzazione delle risorse previste dai fondi euromediterranei e per il programma MEDA. Obiettivo 9.3 - Adozione a livello nazionale ed internazionale di codici dì comporta-mento e di altre misure di protezione degli effetti negativi, ambientali e so-cio-economici, delle biotecnologie
Azione 9.3.1 Promuovere la definizione di procedure per l'utilizzo in sicurezza di materiale ge-netico modificato nei Paesi di esportazione per l'analisi del rischio e per la valutazione degli ef-fetti socio-economici derivanti dall'utilizzo di tale materiale.
Anzitutto i progetti di cooperazione internazionale, che verranno effettuati da Enti pubblici ed imprese dei Paesi contraenti, saranno elaborati sulla base delle regole stabilite dal protocollo sulla biosicurezza della CBD in via di approntamento. Questi progetti saranno preceduti da una VIAG (vedi punti 6 e 8) nel Paese di destinazione e terranno conto delle regole stabilite dal protocollo sulla biosicurezza della CBD. Inoltre verranno forniti ai PVS tutti. gli strumenti necessari perché siano in grado di utilizzare e in modo appropriato il materiale fornito, sia, come è stato detto, attraverso la formazione di personale specializzato, sia attraverso il trasferimento di protocolli, metodologie, informazioni necessarie alla valutazione degli effetti ambientali e socioeconomici dell'utilizzo di materiale modificato geneticamente. Verrà istituito un Gruppo di Lavoro interministerale per la Valutazione delI'Impatto Ambien-tale e Genetico (VIAG), composto da rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, del Mi-nistero dell'Ambiente e del MURST, con il compito di analizzare l'impatto ambientale e gene-tico delle proposte di progetto e di monitorare gli interventi in corso fornendo pareri vin-colanti. Sulla base dell'attività di questa commissione sarà possibile controllare il trasferimento di pro-dotti biotecnologici bloccando quelli che si configurino come lesivi degli interessi so-cio-economici e ambientali dei PVS, come, per esempio, nel caso dei prodotti della Terminator Technology; infatti le piante prodotte dai semi manipolati con questa tecnologia producono a loro volta semi che si autosterilizzano per rilascio di tossine nell'embrione, impedendone la lo-ro utilizzazione per la coltura successiva. |