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Aree protette: biodiversità, paesaggio e percorsi di sviluppo locale

Un piano d'azione per l'attuazione della Convenzione delle Alpi


Le premesse

CIPRA International - Commissione internazionale per la Protezione delle Alpi
CIPRA International
L'Italia nel 1999 ha ratificato la Convenzione Internazionale per la Protezione delle Alpi, accettando di far parte del processo di costruzione di politiche concertate tra gli Stati europei che condividono questo arco montuoso.
La Convenzione alpina, originariamente concepita come strumento di tutela del patrimonio culturale e delle risorse naturalistiche e ambientali, è andata assumendo, nel corso dei dibattiti intergovernativi, un significato ben più trasversale. Con la definizione dei suoi protocolli attuativi e con l'avvio dell'elaborazione del protocollo su Popolazione e Cultura, possiamo affermare che, nonostante le inerzie di diversi Stati (tra cui l'Italia) e dell'Unione Europea nella ratifica dei protocolli, la Convenzione alpina si profila come un ambito entro cui mettere a punto politiche e azioni complessive per il governo dello Spazio Alpino, ferme restando le sovranità degli Stati, le funzioni assegnate dai diversi ordinamenti alle Autonomie regionali e locali, il ruolo dell'Unione Europea.
Tra le realtà istituzionali presenti nell'arco alpino, i parchi con i relativi enti gestori costituiscono attori privilegiati per svolgere una azione propulsiva nei confronti della Convenzione. Perchè tale ruolo possa concretizzarsi occorre mettere a punto una politica di sistema per la regione alpina che assegni alle aree protette il ruolo di centri di elaborazione, sperimentazione e diffusione di 'azioni territoriali di innovazione'. Queste sono intese come interventi ispirati da una programmazione strategica ma radicati nel contesto locale, mirati ad affrontare le criticità con cui si misurano i diversi settori dell'arco alpino, perseguendo il raggiungimento di soluzioni efficaci e durevoli.
In altre parole occorre che l'area protetta, con la sua specificità legata alla funzione preminente di presidio e gestione del territorio, dei beni paesaggistici e culturali, del patrimonio di biodiversità e degli ecosistemi, sia messa in condizione di svolgere anche una funzione dinamica e orientata alle comunità locali, così da integrare le funzioni di tutela nelle variabili di sviluppo locale, rendendole condivise e partecipate dalle comunità residenti. Fermo restando il principale obiettivo delle aree protette, che rimane quello della tutela e conservazione di ecosistemi fragili e preziosi, la politica di sistema per le aree protette alpine deve mirare a renderle protagoniste di un processo di rinvigorimento delle molteplici identità dello spazio alpino, arricchendo la diversità di opportunità e di servizi che le Alpi offrono ai loro residenti e ai visitatori.
Una simile funzione, che potremmo definire di 'animazione locale', indivua nell'ente gestore di parco il ruolo di soggetto terzo, capace di cooperare con le altre istituzioni di governo locale e con la società civile, e al contempo di farsi portatore, mediandole, delle azioni territoriali di innovazione, che necessitano, per essere effettive, di essere calate nella ricchezza e nella apparente contraddittorietà del tessuto locale di relazioni.


Gli obiettivi strategici

Il versante meridionale delle Alpi presenta criticità che appartengono all'intera regione alpina, ma si caratterizza per alcune specificità che gli sono proprie.
Tra queste, oltre alle peculiarità legate alla orografia e climatologia, emerge come nodo estremamente problematico e tuttora irrisolto quello relativo alla persistenza di vaste aree, localizzate soprattutto nelle Alpi liguri-piemontesi e in quelle Carniche e Giulie, che presentano costanti tendenze allo spopolamento, affiancate da stagnazione del settore turistico e da un quadro complessivo di crescente disagio insediativo. Il venir meno delle tradizionali attività legate alla presenza di insediamenti umani determina una profonda semplificazione del paesaggio e della sua ecologia, con la progressiva rarefazione di biotopi e specie legate alle pratiche di coltivazione, alpeggio e governo dei boschi.
Dal punto di vista della conservazione della biodiversità e della funzionalità ecosistemica, una seconda e macroscopica emergenza della regione alpina riguarda la profonde linee di discontinuità coincidenti con i maggiori fondovalle. E' qui che si concentrano le pressioni insediative e le funzioni di servizio legate ai nodi urbani e alle direttrici infrastrutturali, che devono convivere con la conservazione degli spazi destinati alla produzione agricola (spesso di pregio) e con la necessità di tutela dei territori maggiormente esposti alle diverse fenomenologie idrogeologiche del dissesto (alluvioni, frane, colate e movimenti di versante, valanghe e slavine)
Queste due criticità individuano le priorità di azione ai fini delle politiche delle aree protette alpine, che - nel primo caso - non possono prescindere dall'attivazione di percorsi di sviluppo locale e - nel secondo - da un processo di corretta e rigorosa pianificazione territoriale.
In entrambi i casi l'intervento delle aree protette è reso possibile solo da una forte interazione cooperativa con gli altri soggetti istituzionali (comuni, comunità montane, province) e con le possibili 'agenzie di sviluppo locale': le associazioni, le espressioni associate di categorie, i Gruppi di Azione Locale, i gruppi culturali e di volontariato, i centri di ricerca, i consorzi locali, di prodotto, di filiera, ecc. Inoltre il 'confine' del parco richiede di essere relativizzato nelle funzioni di programmazione e pianificazione strategica, sia per consentire di attagliare le aree di intervento alle dimensioni regionali appropriate, coinvolgendo anche i centri abitati nei percorsi di sviluppo, sia per consentire di attivare azioni di ricomposizione territoriale al di fuori degli ambiti tradizionalmente fatti oggetto di tutela, ad esempio onde operare interventi volti a connettere funzionalmente i versanti opposti di una grande valle alpina. Non mancano, nell'armamentario amministrativo, gli strumenti idonei a realizzare le necessarie concertazioni tra enti con differenti attribuzioni e competenze territoriali. Fondamentale è inoltre il riferimento ai siti della rete 'Natura 2000'.

Questi dunque i due grandi assi su cui appare necessaria l'attivazione delle aree protette con un'ottica di sistema per l'intero arco alpino italiano:

Asse 1
sostegno e animazione di percorsi di sviluppo fondati sulla utilizzazione e nobilizzazione delle risorse naturali e culturali e rimozione delle cause di disagio insediativo

Asse 2
ricomposizione naturalistica e paesaggistica dei fondovalle densamente abitati e/o infrastrutturati e del reticolo idrografico principale


Le misure

Senza la pretesa di esaurire l'argomento, ci limitiamo a fornire alcuni possibili esempi di misure coerenti con i due assi di intervento proposti a cui ispirare la progettazione di azioni territoriali di innovazione:

Asse 1

a) misure finalizzate all'accorpamento fondiario e all'associazionismo di proprietari per la conduzione di attività nel settore agricolo e forestale
b) misure per intercettare nuovi flussi di fruitori del patrimonio culturale diffuso, delle istituzioni museali ed ecomuseali
c) misure finalizzate alla qualificazione e alla tracciatura delle produzioni agro - silvo - pastorali
d) misure di riorganizzazione e ottimizzazione dei servizi alla residenza in centri minori e/o dispersi
e) misure per il sostegno alla multifunzionalità delle imprese agricole e zootecniche
f) misure a sostegno della commercializzazione in loco e per l'accesso ai mercati di prodotti locali di qualità
g) iniziative di gemellaggio e scambio tra istituzioni scolastiche di pianura e di montagna
h) misure a sostegno della ricettività diffusa
i) misure per la riconversione di stazioni sciistiche e la differenziazione/ destagionalizzazione dell'offerta turistica
l) misure a sostegno della manutenzione del territorio con particolare attenzione al reticolo idrografico minore
m) misure a sostegno dell'utilizzo di energie rinnovabili nei nuclei minori
n) ...

Asse 2

a) rinaturazione e riqualificazione dei fiumi di fondovalle e degli ambiti a rischio di dissesto, in appoggio alle pianificazioni di bacino idrografico
b) approntamento di strumenti cartografici e conoscitivi di dettaglio per la progettazione delle connessioni naturalistiche di fondovalle e l'individuazione di biotopi residui
c) ripristino della continuità ecologica lungo i corsi d'acqua con particolare riferimento a quelli soggetti a captazioni
d) approntamento di percorsi per la fruizione dolce - pedonale o ciclabile - di itinerari di fondovalle
e) azioni per la mitigazione dell'impatto delle infrastrutture lineari
f) creazione di ecosistemi-filtro in prossimità di centri abitati e infrastrutture
g)...