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Le faggete secolari ora fanno parte del patrimonio Unesco

2000 ettari nei parchi nazionali d'Abruzzo, Foreste Casentinesi, Gargano e Pollino, sul Monte Cimino e nel parco regionale di Bracciano-Martignano

8 Luglio 2017

Venerdì 7 luglio, a Cracovia, in Polonia, l’Unesco ha deciso di inserire le faggete secolari presenti in alcuni boschi d’Italia nel patrimonio dell'Umanità, al pari di altre zone d'Europa. Le prime a ottenere il riconoscimento furono le faggete vetuste dei Carpazi, poi quelle di Slovacchia, Germania, Ucraina e adesso, dopo la candidatura del 2015, è arrivato l’accreditamento per altre 63 faggete in 12 Paesi - le foreste di Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Italia, Romania, Slovenia e Spagna, che aspettavano appunto di essere riconosciute.

Il territorio italiano erra tra quelli che presentava il maggior numero di siti di valore universale. Promosse dall'Unesco sono infatti le faggete cresciute su oltre 2000 ettari nelle zone del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (a Villavallelonga-Valle Cervara, Lecce nei Marsi-Moricento, Pescasseroli-Coppo del Principe e Coppo del Morto, Opi-Val Fondillo); quella di Sasso Fratino (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi), della Foresta Umbra (Parco nazionale del Gargano), di Cozzo Ferriero (Parco nazionale del Pollino), del Monte Cimino e di Monte Raschio (Parco regionale di Bracciano-Martignano). 

"Il riconoscimento Unesco delle faggete secolari italiane - commenta il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri - rappresenta per l'Italia la prima iscrizione di un patrimonio naturale espressamente per il suo valore ecologico di rilievo globale. Ci abbiamo sempre creduto fin dai tempi della candidatura nella Tentative List dell'Unesco. E’ stato un lavoro lungo, dove i parchi hanno fatto rete, sostenuti dal Ministero dell’Ambiente, un percorso di studio e approfondimento che ha portato a questo risultato. Faccio i complimenti a tutti i protagonisti. Le foreste di faggio sono spettacolari, mozzafiato, un elemento di enorme valore, con una biodiversità straordinaria. Adesso, finalmente, si collocano nella giusta dimensione”.

IUCN
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