Relazione del Presidente
del Coordinamento Nazionale dei Parchi e Riserve
all'Assemblea Generale


Firenze - 22/06/1998
L'assemblea di oggi non ha l'obiettivo di definire la nostra piattaforma di lavoro politico-programmatica perché questo lo abbiamo già fatto nel nostro incontro del 7-8 febbraio di quest'anno e mi pare che molte delle posizioni e delle analisi allora espresse siano non solo attuali ma siano state addirittura confermate ed avvalorate da quanto è successo in questi mesi.

Si pone semmai l'esigenza, con il confronto odierno, di calibrare più puntualmente e aggiornare quell'impianto e insieme a ciò di definire le priorità del nostro lavoro per i prossimi mesi, partendo da quanto abbiamo fatto nei mesi e nelle settimane passate.

Il punto focale di questa Assemblea è però sostanzialmente un altro, non certamente disgiunto dall'analisi della situazione in atto e dalle dinamiche delle questioni politiche-programmatiche.
Si tratta oggi, attraverso le modifiche dello statuto, di ridefinire senza stravolgerlo il profilo e la funzione della nostra Associazione per rapportarla meglio, anche attraverso lo statuto, alla sua crescita quantitativa e qualitativa, alle più forti responsabilità che ora ci competono ed all'importanza ed al prestigio che oggi il Coordinamento ha in Italia, e non solo in Italia ,per portare avanti con la massima autorevolezza la missione per la quale noi tutti operiamo.
Fare crescere le Aree Protette e, soprattutto, costruire il sistema delle Aree Protette come fattori decisivi per la conservazione della natura e per delineare un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile.

Se oggi ci poniamo questi obiettivi di rilancio, di potenziamento, del nostro ruolo è perché l'opera intrapresa e l'attività svolta in questi 9 anni di vita del Coordinamento è stata sostanzialmente giusta, ha risposto cioè a dei bisogni veri, bisogni delle Aree Protette in primo luogo e che ora si sono accresciuti di molto perché è cresciuto il numero ed il peso dei Parchi e delle Riserve nella vita del nostro paese grazie anche al nostro contributo.
Per compiere bene, linearmente, questo passaggio storico della vita del Coordinamento dobbiamo ribadire quello che c'è da conservare, ciò che dobbiamo aggiornare e infine definire le innovazioni che devono essere introdotte.

Innanzitutto occorre vedere cosa si deve confermare e migliorare semmai dei caratteri distintivi, diciamo cosi, del DNA del Coordinamento.

I punti di forza della nostra Associazione sono stati e restano sostanzialmente questi:

  • la democrazia interna, la trasparenza e la circolazione ampia delle decisioni , delle idee e dell'elaborazione progettuale;
  • il nostro essere associazione di Enti gestori, fondata quindi innanzitutto sulla rappresentatività istituzionale;
  • l'essere la nostra, l'associazione di tutte le Aree Protette, sia nazionali che regionali, che è poi la condizione di fondo per contribuire alla realizzazione del sistema nazionale;
  • l'agire con un'impronta di carattere politico-sindacale e con un taglio di tipo programmatico, senza condizionamenti di schieramento politico o di aree politico culturali;
  • l'essere infine strumento degli Enti gestori non solo per dargli voce e rappresentanza ma anche per orientarli nello scambio di esperienze, nella circolazione delle informazioni , nell'aggregazione e in definitiva nel metterli meglio in rete fra di loro .

Questo impianto strutturale, questa fisionomia generale della nostra organizzazione è tuttora pienamente valida e va non solo confermata ma irrobustita. Ad imporcelo è la crescita delle Aree Protette , crescita che è numerica ma che è anche qualitativa e di peso politico-istitituzionale.

Oggi i Parchi, a cominciare dai Parchi Nazionali, sono spesso l'elemento imprescindibile , sono gli attori fondamentali per programmare, progettate e realizzare lo sviluppo sostenibile e lo sviluppo locale di molte aree , soprattutto del sud della montagna appenninica; nelle aree in ritardo di sviluppo , o meglio nelle aree nelle quali si pone il problema di individuare nuovi percorsi di crescita local , autocentrati sul protagonismo delle comunità insediate e sulla conservazione delle risorse naturali.

Intorno ai Parchi, soprattutto ai grandi Parchi Nazionali, si gioca oggi una delle partite più impegnative per affermare una nuova concezione dello sviluppo e della tutela.
Per questa ragione è quindi cresciuta la nostra responsabilità che oggi ci deriva anche dal fatto che sono più numerosi i Parchi e le Riserve aderenti (il 70% dei Parchi e Riserve Nazionali e Regionali esistenti).

Sono più numerose del passato le istituzioni locali e le regioni con le quali abbiamo definito intese e momenti di lavoro comuni ed infine perché, finalmente, anche con il ministro dell'Ambiente si è aperto un nuovo canale di comunicazione che non dobbiamo sopravvalutare ma nemmeno sminuire.
Un canale di comunicazione costituito dai rapporti positivi e collaborativi instauratisi con il neo Direttore del Servizio Conservazione della Natura la cui presenza qui oggi sta a testimoniare meglio di ogni altra cosa la sua volontà e il suo spirito costruttivo nei nostri confronti .

Oggi quindi si può dire , senza trionfalismi, che siamo più rappresentativi e abbiamo una migliore capacità di iniziativa di qualche tempo fa ; siamo cioè nei fatti l'unica vera associazione delle Aree Protette italiane e il soggetto associativo più autorevole nel campo della gestione e nella politica dei Parchi e delle Riserve del nostro paese.

Per dare il senso di questa crescita e di questo passaggio in avanti riteniamo perciò sia necessario anche cambiare la nostra denominazione per passare da quella di Coordinamento a quella di Federazione. Non voglio enfatizzare assolutamente questo elemento del nome ma credo che se le parole hanno , come hanno, un senso oggi possiamo, anche attraverso il nome, marcare di più la coesione, la forza , la stabilità e la continuità del nostro movimento perché il termine Coordinamento da un po' l'idea di qualcosa di precario , o per lo meno simboleggia la fase di avvio , di avvio di un percorso che oggi abbiamo realizzato per un lungo tratto giungendo ad un nuovo approdo, ad una tappa più avanzata.

Il termine Federazione da meglio il senso dell'aggregazione in forma stabile, non temporanea e soprattutto ci avvicina di più anche terminologicamente alle organizzazioni associative degli Enti Locali l'ANCI, l'UPI e l'UNCEM che sono, per legittimazione legislativa e istitutiva, cosa sì diversa da noi ma con le quali ci accomunano molte finalità che sono simili e la stessa aspirazione a rappresentare i nostri associati innanzitutto nei confronti di livelli di governo sia nazionale che regionale.

Con le modifiche allo statuto elaborato dalla Giunta andiamo anche a codificare e a sancire definitivamente ed in maniera più compiuta la costituzione dei Coordinamenti Regionali, intesi come livelli portanti della nostra organizzazione e come strumenti decisivi per articolare meglio la nostra attività nel territorio , per affinare la nostra stessa capacità di saper aderire più armoniosamente alle diverse specificità regionali ed infine per rapportarli all'evoluzione in senso federalista del nostro ordinamento statuale.

Oggi i coordinamenti regionali esistenti sono 8; quelli storici del Piemonte e dell'Emilia Romagna, e quelli nuovi, istituiti in questi ultimi 4 mesi, delle Marche, Liguria , Veneto, Sicilia, Lombardia e Toscana.
E' stato compiuto in pochissimo tempo uno sforzo molto grande e impegnativo ma che era ed è fondamentale per irrobustire la nostra Associazione. Uno sforzo che deve proseguire e portarci nei prossimi mesi a creare i coordinamenti anche nel Lazio , e nell'Umbria dove dobbiamo insediare la nostra presenza organizzata. Ogni Coordinamento ha un proprio responsabile ,si sta dando una propria piattaforma programmatica e sta interloquiando autonomamente con le regioni e gli enti locali di riferimento preparando anche iniziative pubbliche.
In molti casi intorno a questi Coordinamenti , di cui noi abbiamo promosso la costituzione, si sono raccolte aree protette che non erano associate al Coordinamento o che partecipavano solo marginalmente alla vita della nostra Associazione.
Con i Coordinatori Regionali abbiamo fluidificato ed arricchito notevolmente la nostra vita interna accrescendo il nostro radicamento reale, la nostra capacità progettuale e organizzativa. Ora si tratta di tenere alto e di qualificare il livello della nostra capacità di sintesi, di programmazione e di indirizzo come organismi centrali dell'Associazione.

Insieme ai Coordinamenti Regionali l'altro elemento di novità presente nel nuovo statuto è rappresentato dalla composizione del consiglio della Federazione dove è stata prevista per la prima volta anche la presenza dei rappresentanti delle Comunità dei Parchi. Transitoriamente, fino cioè al rinnovo (tra due anni ) dell'attuale Consiglio , continueremo ad invitare alle riunioni del Consiglio una rappresentanza dei Presidenti delle Comunità dei Parchi ponendoci però, da subito , anche l'obiettivo di interloquire più fortemente e direttamente con questi organismi che rappresentano l'anello di snodo per il rapporto con le Istituzioni Locali interessate dalle Aree Protette, a cominciare dalla organizzazione di un Seminario Nazionale, da convocare entro l'anno, per compiere una approfondita riflessione sulla loro esperienza e sul loro ruolo.

Le altre modifiche di rilievo apportate allo statuto riguardano:

  1. l'introduzione, tra gli organi della Federazione, dell'Ufficio di Presidenza che va inteso come sede esecutiva degli atti assunti dal Consiglio: Ufficio composto esclusivamente dal Presidente e dai due vice Presidenti;
  2. l'ampliamento del numero dei componenti il Consiglio (che sostituisce la Giunta) e passa dagli attuali 21 a 23 componenti per fare posto ai rappresentanti delle Comunità dei Parchi;
  3. la sede legale che è prevista di norma c/o l'ente che esprime il Presidente dell'Associazione e che quindi , per i prossimi 2 anni , sarà all'Ente Parco delle Foreste Casentinesi;
  4. la natura di Associazione che assume la connotazione di organismo senza fini di lucro in base al DL.460/'97;
  5. Infine un diverso ruolo, rispetto al passato, per il direttore le cui funzioni sono state rapportate a quelle del segretario dell'UPI, dell'UNCEM e dell'ANCI e riguardano sostanzialmente la stesura dei verbali e delle deliberazioni degli Organi e la direzione degli uffici della Federazione;

Lo statuto delinea quindi una Associazione con finalità e funzioni di rappresentanza politico-sindacali, senza escludere in assoluto lo svolgimento di servizi ed attività a supporto degli enti soci ma concentrando fortemente, prevalentemente direi, il proprio ruolo sul piano innanzitutto della tutela, della promozione e della rappresentanza delle Aree Protette.
In ciò si è operata dunque , definitivamente, una scelta strategica di fondo.
E' in relazione a questa scelta, circa la natura dell'Associazione, che nei prossimi mesi (possibilmente entro il 1998) dovremo decidere se e come, eventualmente, promuovere insieme ad altri soggetti la creazione di una struttura esterna all'Associazione che sia capace di fornire alcuni servizi più complessi rispetto a quelli che attualmente già forniamo alle Aree Protette insieme, eventualmente, lo ripeto, anche ad altri enti pubblici e privati.
Ma di questo tema , di questa scelta, discuteremo a fondo nei prossimi mesi oltre che con gli associati anche con le Regioni e lo stesso Ministero compiendo, tra le altre cose, alcune precise verifiche di fattibilità tecnica e amministrativa.

Oltre alla modifica dello statuto l'Assemblea di stamane è chiamata ad esaminare anche il conto consuntivo dell'anno '97 e la sostituzione di due componenti il Collegio dei Revisori, argomenti questi, di cui parlerà dopo di me il Direttore dott. Saini.

Il più brevemente possibile vorrei , adesso, fare il punto sulla situazione nazionale della politica delle Aree Protette per riuscire, partendo dal programma e dalle priorità che ci siamo dati nell'assemblea del 7-8 febbraio, a definire con precisione le iniziative di lavoro per i prossimi mesi.
Da febbraio ad oggi, se si fa eccezione per la nuova direzione del Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente, la situazione per le Aree Protette non è certamente migliorata . Restano immutati ed in alcuni casi si sono aggravati tutti i problemi che erano sul tappeto allora .
In particolare mi pare si possa dire che è stata sprecata l'occasione offerta dall'attuazione della cosi' detta Bassanini, in merito al decentramento di funzioni e competenze in materia di territorio e ambiente; occasione che doveva permettere di rafforzare la cooperazione tra stato centrale, regioni e sistema degli EE.LL e che invece non l'ha affatto rafforzata.
Non solo le Aree Protette sono rimaste quasi totalmente fuori da questa manovra riformatrice ma in particolare, intorno ai Parchi Nazionali si è riacutizzato lo scontro tra Ministero dall'Ambiente e Regioni. Uno scontro che, al di là del merito, non fa certamente bene ai Parchi e che finisce per rendere più confusi i termini reali dei problemi e avvantaggiare solamente i nemici dei Parchi . Nemici che non sono vinti , perché non è vinta (tutt'altro) la battaglia, soprattutto nei nuovi Parchi Nazionali, per affermarne il ruolo, l'utilità e renderne tangibile l'azione di cambiamento.
In sostanza si può dire che dopo la Conferenza Nazionale di Roma non sono avanzate le politiche ed i programmi di sistema, non si sono affrontati i nodi legislativi ed istituzionali.
Potrà sembrare un paradosso ma credo che l'obiettivo politico più urgente oggi sia quello di svolgere, lo ripeto è un paradosso, una 2° , vera, conferenza Nazionale delle Aree Protette o per lo meno un momento serio di riflessione da convocare e preparare congiuntamente da parte del Ministero , delle Regioni e dei Parchi. Un momento di riflessione serio incentrato sui pochi problemi LE POLITICHE DI SISTEMA, IL RIORDINO ISTITUZIONALE, GLI STRUMENTI PROGRAMMATICI, che dovrebbe essere capace di sviluppare un dibattito ed un confronto di merito approfondito e soprattutto di far scaturire delle sintesi , delle proposte operative, condivise da tutti i principali attori istituzionali. Proposte che siano capaci di rimettere in moto un processo lineare, un processo (quello della politica della conservazione dell'ambiente attraverso il sistema delle Aree Protette) che paradossalmente, dopo la Conferenza Nazionale, si è attorciliato su se stesso ed ha perso la spinta propulsiva che lo caratterizzava; quella spinta che proprio la Conferenza di Roma doveva riuscire a dare per definire gli obiettivi strategici della 2° fase della politica dei Parchi nel nostro paese.

Oggi, come Aree Protette, abbiamo purtroppo davanti a noi un quadro con meno punti di riferimento e sicuramente più incerto di alcuni mesi fa.

Un quadro che noi rappresentanti delle Aree Protette dobbiamo saper vedere con lucidità , realisticamente, senza eccessi di pessimismo ma anche senza sottovalutarne la pericolosità , per riuscire ad invertire la situazione o per lo meno per cercare di contribuire ad invertire la situazione in atto.
Gli elementi negativi che compongono questo quadro sono soprattutto di tipo istituzionale e legislativo; terreni sui quali mi pare si stia riaprendo (dopo la vicenda della Bassanini e la radicalizzazione del confronto tra il Governo, Ministero e Regioni a seguito dei fatti di Sarno) uno scontro che per quanto concerne i Parchi si sposterà presto anche in sede parlamentare, nella Commissione Ambiente del Senato intorno alla modifica della legge 394.
Il rischio è, ancora una volta, quello che si determini una contrapposizione tra posizioni di principio e uno scontro sulle competenze, facendo astrazione dal merito del problemi e riproducendo perciò un confronto retrospettivo inutile e dannoso che, come sappiamo, ha paralizzato e impedito , in passato, l'avvio delle politiche a favore delle aree protette.
Lo abbiamo già detto nell'Assemblea di febbraio e lo ripetiamo ancor oggi che sulle questioni istituzionali e legislative si poteva, si doveva partire, per sviluppare un lavoro di aggiornamento serio ed in avanti, dal documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla legge 394 svolta dalla commissione Ambiente della Camera.
Ritardando , come ha fatto il Ministero, (con gli strumenti più opportuni, anche di tipo amministrativo e senza necessariamente toccare la L.394) l'avvio del confronto intorno ai problemi che la Commissione Ambiente ha lucidamente evidenziato porta dritto solo alla radicalizzazione dello scontro e all'esasperazione delle posizioni.

Va detto con forza che la legge 394 è stata modificata e peggiorata silenziosamente per volontà tanto del Parlamento quanto delle Regioni, proprio nelle sue parti più qualificanti e innovative:

  1. la programmazione e la logica di sistema: con l'abrogazione dei Programmi Triennali che finanziano sia le Aree Protette regionali che nazionali;
  2. la concertazione tra Stato e Regioni a supporto della programmazione delle Aree Protette, con lo scioglimento del Comitato Nazionale per le Aree Protette;

Gli effetti di queste modifiche sono già evidenti e gravi e si riscontrano:

  • nel peggioramento dei rapporti tra Ministero-Regioni-Autonomie Locali;
  • nella nuova logica della programmazione demandata dalla 344 al piano triennale stralcio i cui contenuti ed obiettivi per le Aree Protette, già approvati dalla Conferenza Stato Regioni, non sono il frutto di un reale confronto con le Aree Protette.

Oggi le Aree Protette per crescere e qualificarsi hanno bisogno, detto un po' sinteticamente, di più sistema e di più autonomia.
Di piu' sistema che significa programmazione vera e progetti concertati relativi alle Alpi , agli Appennino, alle Isole, alle Aree Protette marine, progetti che riguardino interventi di cui possano beneficare sia i Parchi e le Riserve nazionali e regionali;
Di piu' autonomia che significa, ad esempio, per i Parchi Nazionali la revisione della legge 70 per lo snellimento e la semplificazione delle procedure relativamente agli statuti , ai regolamenti, ai bilanci, per avere controlli più rapidi e soprattutto la possibilità di nominare direttamente i direttori.
Si tratta in sostanza di passare da una logica vecchia e burocratica improntata a controlli di tipo formalistico, spesso inutili, da parte del Ministero, a un controllo ed una verifica sui risultati e la' dove è necessario ad esercitare anche i poteri sostitutivi.

Io lo dicevo già nella precedente assemblea che non tutti i ritardi e gli errori che dobbiamo purtroppo registrare in alcuni Parchi Nazionali, sono da attribuire alle sole responsabilità del Ministero o del Servizio Conservazione Natura.
Esistono ritardi ingiustificati a spendere le risorse disponibili (sono inutilizzati circa 300 miliardi stanziati a diverso titolo per i soli Parchi Nazionali) e ad attivare rapidamente anche solo i primi interventi piu' elementari (la tabellazione dei confini, i centri visita, la sentieristica, ecc.); interventi che sono basilari per riuscire a rendere i Parchi visibili e minimamente credibili da parte delle popolazioni residenti . Questi ritardi non sono spesso giustificabili.
Alcuni grandi Parchi nazionali del sud sono in situazioni di vera e propria paralisi; paralisi le cui cause sono dovute a gravi limiti politici ed a scontri sulle scelte che finiscono per bloccare l'attivita' dei Consigli Direttivi aumentando la sfiducia ed il malcontento dei cittadini.
Altrettanto preoccupanti sono poi sia la situazione del Parco Nazionale dello Stelvio, dove si e' riaperta, a seguito delle recenti dimissioni del Presidente, una difficile e delicatissima fase nei rapporti tra il Ministero e la Provincia di Bolzano, rapporti gia' complicati per l'irrisolto problema del Direttore, sia la situazione del Gran Paradiso dove troppi ritardi, da parte della Regione Valle D'Aosta, nelle nomine per il Consiglio Direttivo stanno generando un vuoto di potere che non puo' non produrre dei riflessi negativi nell'operatività dell'Ente e nei suoi rapporti con le Istituzioni Locali e le popolazioni.

Ma tornando ai Parchi storici od in itinere la situazione piu' esplosiva e piu' difficile, che simboleggia meglio di altre tutte le difficolta' di questa delicata fase della politica dei Parchi, e' rappresentata da quanto sta succedendo nel Gennargentu, non tanto per le prevedibili e violente opposizioni strumentali che si sono scatenate contro il parco e contro il Ministero , cui va la nostra solidarietà, ma per la vera e propria frattura istituzionale creatasi tra la Regione Sardegna e gli Enti Locali da una parte e il Ministero dell'Ambiente dall'altra.
E' una difficoltà di dialogo, di concertazione tra il Ministero e le Istituzioni Locali (ed a volte anche all'interno dello stesso sistema delle istituzioni Locali) che si ritrova con grande evidenza anche per il costituendo Parco delle Cinque Terre e, seppure in misura minore, anche per il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco - Emiliano.
Di fronte a questa situazione difficile e complessa, che sta' pero' dentro una fase di crescita della politica nazionale per le aree protette, non ci sembra di poter cogliere finora da parte del Ministero una risposta efficace e complessiva che non sia quella volta a tentare di tamponare, di fronteggiare le diverse situazioni e di arginare, di volta in volta, i problemi che qua' e la esplodono senza una strategia precisa che non sia quella del "tenere duro in attesa che passi la burrasca".

Io ritengo che non siano queste le risposte e le strategie vincenti, ma che cosi' facendo la situazione finisca per logorarsi ed esplodere generando un appannamento complessivo della politica della Aree Protette e un riflusso generale.

Quello che serve e' un aggiornamento strategico della politica delle aree protette e del modo di condurla; un aggiornamento che deve essere concordato in primo luogo tra il Ministro, le Regioni e i Parchi. Come dicevo prima serve una sorta di nuova conferenza nazionale, non già per rimettere tutto in discussione ma per correggere cio' che va corretto e rivedere metodi, strumenti e progetti. Serve cioe' un atto di discontinuità forte se non vogliamo rassegnarci ad una fase caratterizzata da una crescente congflittualita' tutta intera nel fronte di chi sostiene i Parchi; una conflittualita' che lascerebbe varchi e margini di manovra amplissimi allo schieramento avverso ai Parchi che, lo ripeto, non e' assolutamente svanito ed e' prevedibile anzi che riprenderà vigore a breve con le elezioni amministrative della prossima primavera.

Gli obiettivi specifici che noi riproponiamo al Ministro ed alle Regioni sono sinteticamente questi:

  1. definire una sede per la concertazione interistituzionale , istituire un Comitato (peraltro previsto dal D.L. 281/1997) misto, Regioni, Ministero e Parchi operante a latere della Conferenza Stato Regioni con la funzione di proposta, di istruttoria e di supporto alla programmazione di sistema per le aree protette;
  2. utilizzare i prossimi atti relativi alla Bassanini Ter per accogliere, nel quadro del riordino normativo degli Enti dello stato e del parastato, le istanze di maggiore autonomia, di decentramento, di snellimento e di semplificazione che gli Enti Parco Nazionali chiedono da tempo;
  3. accellerare, coinvolgendo realmente i Parchi, la definizione della Carta della Natura e la messa a punto di APE
  4. trasferire al Ministro dell'Ambiente le competenze nazionali del CFS ed il contingente di agenti che opera nei Parchi Nazionali ed alle Regioni tutte le restanti strutture con l'impegno di servirsene, in primo luogo, per la sorveglianza e la gestione dei parchi regionali dove, eccetto rare eccezioni, e' acutissima la carenza di personale per la vigilanza del territorio;
  5. avviare la riclassificazione delle aree protette impostandola sulla base di seri criteri scientifici anche per evitare l'attuale corsa a trasformare alcune aree protette da regionali a nazionali con il prevalente scopo di vedere accresciute le risorse finanziarie a disposizione degli Enti Locali interessati.

Questi potrebbero essere alcuni primi elementi di una piattaforma di lavoro, che dovrebbe vedere impegnati innanzitutto, intorno ad uno stesso tavolo (come avviene in altri settori della vita pubblica nazionale), il Ministro dell'Ambiente, le Regioni, le Autonomie Locali e i Parchi (attraverso la nostra Associazione) per poi passare a sviluppare le concertazioni piu' specifiche sui progetti di sistema con le Associazioni Ambientalistiche e le forse economiche e sociali.

Per concludere questa relazione vorrei brevemente accennare ai principali impegni di lavoro che come Associazione vogliamo intraprendere nei prossimi mesi, sostanzialmente entro il corrente anno.

Innanzitutto dobbiamo riuscire a costituire un gruppo di lavoro sulle aree protette marine.
In questo senso stiamo lavorando per definire un incontro in Liguria, a Genova, nel mese di Settembre.

Su APE anche qui, oramai in settembre e dopo un incontro che speriamo di tenere con l'Assessore Stefania Pezzopane ed il Ministero, vogliamo svolgere un incontro con tutte le aree protette dell'Appennino.

Sulla 3ª Festa nazionale dei Parchi avete nella cartellina il programma della manifestazione che si terra' a Catania dall'8 all'11 ottobre.
Per noi questa festa ha anche un forte significato politico. Abbiamo invitato il Ministro Ronchi, inviteremo i Presidenti di Legaambiente e del WWF oltre ai Presidenti dell'ANCI, della Confederazione delle Regioni, dell'UPI e dell'UNCEM. La nostra Festa Deve avere un forte significato anche regionale, nel senso che l'obiettivo e' quello di contribuire al rilancio del sistema Siciliano delle aree protette.

In merito alla Rivista Parchi dovremo rivedere con l'editore alcuni aspetti, aggiornandone l'impostazione.

Altri appuntamenti importanti, per i nostri prossimi mesi, sono poi il convegno di Ottobre a Gargnano sulla Carta della Natura, uno stage al Parco Nazionale della Valgrande sull'Educazione Ambientale, da promuovere congiuntamente con il Ministero della Pubblica Istruzione e dell'Ambiente, e la nostra partecipazione a Parco Produce di Ancona.

Nei mesi scorsi abbiamo anche lavorato sull'Associazione Europea dei Parchi che, come sapete, abbiamo fondato insieme alla Federazione dei Parchi Francesi ed alla quale Vi abbiamo chiesto di aderire. Tra due giorni avremo alcuni incontri molto importanti a Bruxelles con i funzionari di alcune Direzioni operative (Agricoltura, Turismo, Ambiente) dell'Unione Europea per sensibilizzarli da un lato nei confronti della aree protette e dall'altro per capire meglio, direttamente, come si stanno muovendo sul tema dello "sviluppo sostenibile".

Nei prossimi giorni faremo una nota riassuntiva sui risultati degli incontri di Bruxelles. Per finire vorrei fare due flash che saranno ripresi nella discussione da Moschini e da Pigozzi.
Il primo riguarda l'intenzione di organizzare la partecipazione dei Parchi alla prossima edizione della BIT di Milano che vorremmo preparare, se ci riusciamo, d'accordo con il Ministero dell'Ambiente, con il Dipartimento del Turismo e l'ENIT.
La seconda concerne la decisione, che abbiamo assunto come Associazione, di dare vita ad un FORUM permanente sulle aree protette e sul loro ruolo, al quale stiamo chiamando a partecipare personalita' della cultura e dell'economia. Forum che stiamo pensando di promuovere insieme alle Provincie di Milano e Torino.

Io mi fermo qui, consapevole di avere tralasciato molte cose, ed anche per evitare di ripetere cio che' avevano gia' stabilito nella precedente Assemblea. Del resto credo, e mi auguro, che il dibattito che seguirà possa permetterci di colmare i vuoti lasciati da questa mia relazione che e' fatta anche di molti impegni; impegni che riusciremo ad assolvere bene nella misura in cui a lavorare non saremo in pochi ma crescerà anche l'impegno ed il coinvolgimento, dentro la Federazione, di tutti Voi.

Il Presidente
Enzo Valbonesi