Assemblea generale -- Firenze, Centro Congressi - 29 gennaio 1999


L'Assemblea della Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve naturali, riunitasi a Firenze il giorno 29/1/1999;

in considerazione

dell'importanza strategica che riveste in questo momento , per lo sviluppo delle politiche di conservazione e di valorizzazione compatibile del nostro paese, l'istituzione delle aree protette marine già previste dalla legislazione vigente;

ritiene

che, nel corso del 1999, uno dei primari impegni nell'attività degli organi della Federazione debba essere rivolto alle problematiche connesse alla creazione del sistema nazionale delle aree protette marine quale parte del più generale sistema nazionale dei Parchi e delle Riserve naturali .

 

In coerenza con questo obbiettivo l'Assemblea della Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve naturali impegna gli organi della Federazione ad operare per :

  1. preparare alcune modifiche allo Statuto finalizzate a riconoscere specificatamente tra le finalità della Federazione anche quelle della tutela e della valorizzazione del mare ,nonchè il ruolo delle aree protette marine ed ampliando la stessa denominazione della Federazione;
  2. prevedere nello Statuto una terza Vice Presidenza in rappresentanza delle aree protette marine;
  3. invitare alle riunioni del Consiglio Direttivo, fino all'adozione da parte dell'Assemblea delle modifiche Statutarie sopracitate, una rappresentanza dei soggetti impegnati nella gestione delle aree protette marine allo scopo di favorire lo sviluppo del lavoro della Federazione intorno alle problematiche del mare;
  4. organizzare un appuntamento nazionale sulla tutela del mare e sul ruolo delle aree protette marineentro il 30 settembre 1999;
  5. sviluppare il confronto con tutte le realtà istituzionali, dell'associazionismo ambientale, del mondo produttivo e della pesca , della ricerca e della scienza che operano in questo campo;

 

L'azione che la Federazione porterà avanti nei prossimi mesi sui problemi del mare si dovrà muovere secondo le linee e gli obbiettivi fissati dal documento seguente.

 


Documento della Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali sulle aree protette marine . La recente legge "Nuove misure in campo ambientale" ha impresso una positiva spinta allo sviluppo delle politiche per la tutela del mare e per la creazione di nuove aree protette marine attraverso lo stanziamento di importanti risorse finanziarie, precisando le modalità di gestione delle riserve marine e potenziando le istituzioni tecnico-scientifiche preposte alla tutela ed alla ricerca.

Ora si tratta di operare per la rapida istituzione delle riserve marine, molte delle quali erano già previste da precedenti provvedimenti legislativi, favorendo innanzitutto un forte dialogo e la leale collaborazione tra lo Stato centrale , le Regioni e gli Enti Locali.

Tutto ciò deve avvenire anche con il pieno coinvolgimento delle associazioni economiche che operano nel mare per dare vita ad aree protette fortemente ancorate ai bisogni ed alle aspettative delle popolazioni residenti, soprattutto quelle delle piccole isole e delle realtà costiere più direttamente interessate.

Con la istituzione di nuove riserve marine si deve riuscire a garantire soprattutto il mantenimento della biodiversità, la riproducibilità delle risorse naturali marine e rilanciare la sperimentazione e la ricerca anche in funzione di uno sviluppo qualitativamente nuovo di luoghi che sono tra i più sensibili e ricchi di identità per il nostro paese.

L'Italia, dando vigore alla politica di tutela e valorizzazione del proprio mare, può giocare un importante ruolo di esempio e di avanguardia per gli altri paesi del bacino del Mediterraneo. Il Mediterraneo ha oggi la urgente necessità di azioni coordinate per la sua salvaguardia ambientale, per uno sviluppo economico ecosostenibile e per politiche di scambio e di solidarietà improntate al dialogo interetnico ed alla pace.

E' in questo quadro strategico che debbono essere proiettate le scelte e le iniziative che le istituzioni nazionali, regionali e locali italiane debbono sviluppare nel prossimo futuro.

In questo contesto al Ministero dell'Ambiente spetta innanzitutto il compito di attivare accordi ed intese internazionali e proporre alle regioni le linee di una programmazione nazionale di sistema, unitaria negli obiettivi ma articolata territorialmente nella attuazione delle singole azioni, oltrechè molto decentrata nella sua gestione operativa.

Tutto questo non deve significare separatezza di funzioni o peggio concorrenza istituzionale. Bisogna invece tendere da un lato ad esaltare il ruolo di governo e di programmazione dello Stato e delle Regioni e dall'altro responsabilizzare nella gestione gli Enti di governo locali.

Senza volere indicare modelli predefiniti occorre tuttavia ribadire che l'opzione prioritaria deve essere quella che vede nei comuni il soggetto istituzionale principale responsabile della gestione delle aree protette marine, soprattutto la dove queste riguardano le piccole isole .Dovrà anche essere verificata realtà per realtà, in relazione ai valori ambientali ed alle forze sociali, culturali ed economiche presenti, la necessità di costituire appositi enti stabilendo anche l'eventuale coinvolgimento nella gestione di altri soggetti, siano essi strutture scientifiche, associazioni ambientaliste o lo stesso mondo della pesca e del turismo nautico .

Dentro una visione unitaria degli ecosistemi marini e terrestri - costieri prospicienti occorre anche affrontare con flessibilità, ma con adeguato rigore scientifico e serietà istituzionale, il problema del rapporto e del raccordo tra le aree protette marine e le aree protette costiere confinanti.

In particolare là dove già esistono parchi terrestri costieri la prima ipotesi da verificare ,e sulla quale lavorare, non può che essere quella di unificare le gestioni in un unico Ente.

In generale, pur senza schematismi, si deve favorire con tutti i mezzi il massimo di integrazione possibile tra mare e costa evitando sia logiche istituzionali gerarchiche, sia separazioni fondate unicamente sul prevalere del livello istituzionale che ha garantito e promosso l'una o l'altra forma di tutela.

Questo vasto ed articolato complesso di azioni, che è ora richiesto dall'evoluzione della legislazione nazionale e dalla qualità e quantità delle aree protette marine programmate o in corso di costituzione, per essere attuato rapidamente e positivamente ,richiede un vero e proprio salto in avanti, ed anche una accelerazione , soprattutto nel dialogo tra tutti i soggetti interessati, di cui deve farsi innanzitutto carico il Ministero dell'Ambiente al quale va comunque riconosciuto , negli ultimi anni, un accentuato impegno intorno alle politiche per la tutela del mare e per le aree protette marine. Così come è avvenuto per le aree protette terrestri, solamente attraverso una vera, leale e convinta concertazione ,che deve segnare tutte le varie fasi ( da quella legislativa a quella normativa, istitutiva e gestionale ) di questo processo, si potrà ottenere il decollo pieno di una più moderna ed avanzata politica per il mare ,utilizzando in ciò, come strumenti esemplari, le nuove aree protette marine.

A questo fine auspichiamo che al più presto il Ministero dell'Ambiente dia vita ad un "tavolo" di confronto e di concertazione con tutte le realtà interessate, sia istituzionali che ambientali , economiche e scientifiche.

E' in primo luogo al Ministero dell'Ambiente che ora spetta il compito di rafforzare il dialogo e la cooperazione, innanzitutto con le Regioni e le Istituzioni locali, e di potenziare le proprie strutture che si occupano della materia.

Solo così sarà possibile avviare con successo una fase più matura e irta di difficoltà per la tutela e la valorizzazione del nostro mare.