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Carta per la tutela e la valorizzazione delle acque dolci nelle aree protette


L’anno duemilatre, il giorno ventuno del mese di giugno, in L’Aquila, a conclusione della conferenza nazionale promossa da Federparchi nell’ambito dell’Anno Internazionale dell’Acqua indetto dalle Nazioni Unite e in armonia con i principi affermati dai Paesi del Globo sulla gestione sostenibile dell’acqua nel Summit di Johannesburg nel 2002 e nel 3° Forum Mondiale di Kyoto nel 2003, è stata approvata la seguente “Carta per la tutela e la valorizzazione delle acque dolci nelle aree protette”.

premesso
  • che nell’acqua ha avuto origine la vita sulla terra e che le successive tappe evolutive delle forme viventi del pianeta sono state condizionate dalla disponibilità idrica oggi diminuita per una serie di cause legate essenzialmente ad uno sviluppo delle attività antropiche squilibrato, aggressivo e scarsamente compatibile con la quantità e qualità delle risorse naturali a disposizione;
  • che l’acqua costituisce l’elemento essenziale per la vita sulla terra senza la quale la stessa sarebbe pressoché impossibile e, tuttavia, circa 1 miliardo e 300 milioni di esseri umani non hanno accesso ad acqua potabile in quantità sufficiente con conseguenze mortali per centinaia di persone, in particolare bambini;
  • che l’acqua risulta un bene fondamentale e irrinunciabile per la vita delle comunità umane e per lo sviluppo delle relative attività economiche: in primo luogo quelle agricole e zootecniche;
  • che tutte le società umane presenti e future devono disporre delle risorse idriche necessarie per le finalità alimentari, igieniche ed economiche;
  • che tutti gli esseri viventi del pianeta devono godere dell’acqua necessaria alla loro sopravvivenza e allo sviluppo dei propri cicli vitali nell’ambito dei rispettivi ecosistemi;
  • che l’acqua e gli ecosistemi acquatici presentano anche forti valenze estetiche, paesaggistiche, nonché profondi significati simbolici ed emotivi.

considerato

  • che la disponibilità di acqua è seriamente pregiudicata dallo sviluppo esponenziale della popolazione umana mondiale, dalla sua mobilità migratoria, dai conflitti, dalla frequenza dei disastri ambientali, dalla alterazione degli equilibri ecologici, dalla deforestazione, dai repentini mutamenti climatici che il pianeta sta subendo
  • che le risorse idriche sono soggette a gravi e crescenti processi di inquinamento, spesso irreversibili, collegati all’espansione delle attività e degli insediamenti umani, che ne pregiudicano l’utilizzo alimentare e produttivo;
  • che questa fondamentale e insostituibile bene comincia a diventare scarsa anche nei luoghi dove il clima, l’innevamento, le piogge, l’alternarsi delle stagioni l’hanno sinora resa abbondante;
  • che l’acqua dolce oltre che globalmente mal gestita, è mal ripartita ed è soggetta a sprechi di ogni genere e ad un uso dissennato, in particolare, nei Paesi a forte sviluppo industriale;
  • che la distruzione sistematica degli ecosistemi acquatici (sorgenti, bacini fluviali, laghi, paludi, torbiere, lagune, ecc.) sta comportando la forte rarefazione e spesso l’estinzione di numerose specie animali e vegetali, nonché la perdita di ambienti molto complessi e caratterizzati da un’elevata biodiversità;
  • che diversi ecosistemi acquatici, anche nei paesi maggiormente all’avanguardia nella ricerca scientifica, tuttora risultano poco conosciuti nella loro componente animale e vegetale, come nel caso dei corpi idrici sotterranei o degli ambienti sorgivi;

tenuto conto

  • che le montagne, con la presenza di numerosi bacini fluviali particolarmente ricchi d’acqua, rivestono un ruolo basilare nel ciclo dell’acqua e costituiscono le aree strategiche per la conservazione, stoccaggio, erogazione e gestione delle risorse idriche;
  • che le foreste rappresentano un patrimonio determinante e prezioso per garantire la qualità delle acque superficiali e sotterranee, lo svolgimento del naturale e regolare ciclo dell’acqua; inoltre, la copertura forestale costituisce un importante fattore per il regolare deflusso delle acque e per la prevenzione e il contenimento dei dissesti idrogeologici;
  • che gli ecosistemi acquatici interni, oltre a costituire un serbatoio di biodiversità vegetale ed animale, svolgono un ruolo rilevante sul ciclo dell’acqua e sulla stabilizzazione del clima a livello regionale;
  • che in buona parte dei paesi del globo, acquiferi, sorgenti, fiumi, laghi ed altri importanti ecosistemi acquatici, rilievi montuosi e complessi forestali insistono all’interno di parchi nazionali, regionali, riserve naturali e in numerose altre aree sottoposte a protezione;
  • che l’acqua, oltretutto, assume oggi un rilievo assoluto quale fattore decisivo di riconsiderazione dello sviluppo in termini di compatibilità con gli equilibri naturali e di coinvolgimento nella gestione dei medesimi dell’insieme dell’umanità, sulla base dell’affermazioni dei principi di solidarietà e giustizia;

tutto ciò premesso e considerato si adottano i seguenti principi

  1. i parchi e le altre aree protette devono rivestire un ruolo determinante nella conservazione, gestione e valorizzazione dei beni idrici presenti nei loro territori, assumendo nelle loro esperienze concrete il valore di modelli proponibili, negli obiettivi essenziali e nelle metodologie applicative, per riconsiderare la relazione fra l’acqua e l’ambiente e garantirne la qualità nel futuro;
  2. le risorse idriche devono essere tutelate, preservate e oculatamente gestite affinché possano essere sempre disponibili per gli usi individuali, alimentari ed economici delle società umane;
  3. l’utilizzo delle risorse idriche da parte dell’uomo non deve pregiudicare la sopravvivenza delle altre specie animali e vegetali del pianeta e dei relativi ecosistemi;
  4. la gestione dei corpi idrici deve essere affrontata in maniera integrata affinché vengano garantiti il corretto funzionamento degli ecosistemi, la sopravvivenza di tutte le componenti biologiche, il mantenimento dei cicli e dei processi idro-geologici, nonché la salvaguardia dei valori paesaggistici ed estetici;
  5. gli ecosistemi acquatici devono essere efficacemente tutelati e salvaguardati in considerazione della loro vulnerabilità e forte contrazione a seguito del pesante impatto antropico;
  6. devono essere promossi, sostenuti ed incentivati il ripristino, il restauro e il recupero degli ecosistemi acquatici favorendo la ricostituzione delle comunità biologiche originarie;
  7. le aree protette possono costituire gli enti territoriali di riferimento per lo sviluppo nei Paesi di conoscenze scientifiche integrate atte a consentire l’individuazione e l’applicazione di quelle forme di gestione ottimali delle risorse idriche. Tali forme di gestione, definite su basi rigorosamente scientifiche e tecniche, devono garantire la conservazione degli ecosistemi acquatici nella loro integrità e complessità biologica e, nel contempo, la disponibilità reale dell’acqua necessaria alle comunità umane;
  8. le aree protette, per conseguire tali obiettivi, devono promuovere una efficace e fattiva cooperazione tra di esse, soprattutto quando sono interessate dallo stesso bacino idrografico, dal corso di uno stesso fiume, da uno stesso lago o da acque sotterranee comuni;
  9. le aree protette devono promuovere lo scambio delle informazioni in termini di dati, di know-how, di modelli gestionali, di tecnologie, di analisi. Tutto questo per migliorare l’attività di controllo e di monitoraggio, per rafforzare la capacità di mitigare i rischi provocati dall’inquinamento, dalla siccità e dalle inondazioni;
  10. le aree protette devono svolgere un ruolo determinante affinché si diffonda ed affermi tra le popolazioni una autentica “cultura dell’acqua” che abbia quale presupposto irrinunciabile la consapevolezza dell’importanza del bene acqua e di conseguenza la necessità di una sua gestione integrata, corretta ed oculata, un suo uso razionale e compatibile in termini ecologici e sociali.