Federparchi - Assemblea generale del 4 luglio 2002

Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale (C. 1798 Governo)


BOZZA di documento sul Testo base adottato dalla Commissione Ambiente della Camera

Fin dall'inizio, in sede di consultazione parlamentare, la Federazione ha espresso la propria considerazione positiva alla delega per il riordino complessivo della normativa in materia ambientale, sottolineando comunque come, questa normativa, tra le più avanzate d'Europa, abbia dato finora risultati molto positivi sia per la costruzione di un sistema nazionale di parchi e riserve naturali sia per l'impulso dato alla "leale collaborazione" tra Stato, regioni, enti e comunità locali.
Oltre a considerazioni di carattere generale, furono presentate anche talune osservazioni di merito in riferimento alla lettera d) dell'articolo 3 del disegno di legge che riguardavano il rischio di banalizzazione delle aree protette con l'introduzione di una normativa quasi ordinaria, l'articolazione di misure di salvaguardia, la eventuale revisione della classificazione delle aree protette con riferimento alle linee fondamentali della Carta della Natura, l'autonomia finanziaria degli enti di gestione da intendere come sviluppo di possibili forme di parziale autofinanziamento.
Il testo attuale in qualche passaggio ha tenuto conto di alcune delle considerazioni presentate, ma restano alcuni importantissimi punti che necessitano di più puntuali osservazioni e precisazioni, in riferimento specifico alle seguenti questioni: esigenza di consultare e ascoltare la Federazione sui testi definitivi, esigenza di procedere al riordino in maniera organica, definire il tipo di area naturale protetta che si vuole promuovere, costruzione e affermazione di un sistema nazionale di parchi e riserve naturali in funzione della rete ecologica nazionale, classificazione delle aree naturali protette, costituzione degli organi, stato giuridico degli amministratori, incompatibilità, autonomia degli enti, gestione delle riserve naturali, sorveglianza, etc.
E'da ritenere di grande importanza inserire nella prevista Commissione dei 24 esperti anche componenti che abbiano approfondite conoscenze in materia di parchi e riserve naturali, che la Federazione potrebbe indicare. E' però importante fare subito presente, con estrema fermezza, che l'attuale testo in discussione risulta assolutamente inaccettabile.
Alle originarie direttive per la delega è stata infatti aggiunta - con una procedura non proprio trasparente e senza neppure ascoltare le varie parti interessate - una serie confusa e disorganica di norme modificative della legge quadro 394/91, concernente in particolare, ma non solo, l'attività venatoria nei parchi. Quel pacchetto di proposte, così come viene avanzato, scolvolgerebbe, in pratica, con gli effetti rovinosi che si lasciano immaginare, la stessa idea di parco o di area protetta e quindi le finalità e i compiti istituzionali.
La Federazione non può ovviamente che manifestare la più ferma opposizione alla introduzione di queste norme, di cui si sollecita invece lo stralcio.
Soprattutto in relazione alla caccia, la normativa ipotizzata risulta ancora più inaccettabile dopo che lo stesso Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, in più occasioni, con apprezzabili e apprezzate dichiarazioni ha manifestato decisa contrarietà alle ipotesi di introduzione della attività venatoria nei parchi.
La Federazione esprime in proposito la più netta e ferma contrarietà. La finalità principale e incontrovertibile di un area naturale protetta è quella di conservare l'ambiente naturale inteso nel senso più ampio e nobile del termine. La caccia nei parchi causerebbe danni incalcolabili e irreversibili all'equilibrio naturale e alla biodiversità, ma condizionerebbe, nel contempo, la stessa economia dei territori interessati con impatti negativi su tutte le attività economiche che, in un parco o in una riserva, possono essere promosse e sviluppate in modo compatibile e sostenibile (turismo, agricoltura, allevamento). La proposta appare tanto più incomprensibile se si considera che l'attuale normativa permette interventi di controllo selettivo di alcune specie animali, per i quali ci si può avvalere non soltanto degli agenti di sorveglianza ma anche di persone appositamente autorizzate, tra cui i cacciatori.
Non c'è quindi bisogno di alcuna nuova norma, a meno che non si vuole utilizzare questo "grimaldello" per eleminare la specificità dei parchi e banalizzarne la vocazione.
Per quanto attiene alle altre diverse e fondamentali questioni, si ritiene di dover dare le seguenti indicazioni:
- la rete ecologica nazionale dovrebbe permettere di recuperare il senso che la legge 394 aveva attribuito alla Carta della Natura allo scopo di renderla strumento di programmazione, favorendo e realizzando pienamente la "leale collaborazione" tra i soggetti interessati;
- le nuove norme dovrebbero permettere di creare o recuperare sedi e competenze quali il Comitato Stato/Regioni per le aree naturali protette, la Consulta Tecnica e specialmente il Programma triennale per gli investimenti, capaci di riproporre e realizzare in modo attivo la pratica della cooperazione interistituzionale e la logica della programmazione nazionale, trovando anche le più adeguate forme per garantire la partecipazione degli stessi enti parco alle decisioni;
- una più puntuale classificazione delle aree naturali protette, da individuare con la massima attenzione, grazie anche ai risultati del recente lavoro in materia concluso su commissione dello stesso Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, permetterebbe di rivisitare il loro quadro complessivo con l'aggiornamento della "missione" generale e specifica di ciascuna tipologia;
- precisazioni circa la composizione e le diverse competenze degli organi, lo stato giuridico degli amministratori dei parchi e delle riserve, le incompatibilità, il ruolo della Direzione dovrebbero garantire la stabilità e l'efficienza della gestione, le responsabilità e il corretto funzionamento, anche amministrativo dei singoli enti e del Sistema;
- l'affermazione della autonomia degli enti di gestione, la sorveglianza da far dipendere direttamente dagli enti parco e la gestione diretta delle riserve naturali da parte degli stessi enti, rappresentano tutti elementi di grande rilevanza per la più efficace e positiva azione di queste istituzioni;
- per le aree marine protette, sulle quali pesa ancora una parte della normativa della legge 979/82, bisognerebbe fare chiarezza sugli strumenti di gestione.

Oltre alle proposte di modifica delle leggi 394/91 e 157/92 (articolo7), le questioni relative alla compensazione ambientale e ai beni ambientali e culturali (articoli 5 e 6) appaiono particolarmente delicate e meritano altrettanta attenzione a evitare che si creino pericolose situazioni di "compensazione" incontrollata per il limite al diritto di edificazione, e di sanatoria generalizzata di abusi edilizi nelle aree naturali protette, favorendo così pericolose speculazioni immobiliari che snaturerebbero completamente la missione di tale aree.
La Federazione si riserva di elaborare e presentare sui diversi punti sopraindicati osservazioni e proposte organiche.


Roma, giugno 2002