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Dichiarazione di Chambéry 2002


Dichiarazione sulle aree protette delle montagne europee i cui rappresentanti si sono riuniti in occasione della Conferenza " Aree protette delle montagne d’Europa " - Chambéry, 13-16 novembre 2002

I rappresentanti delle aree protette delle montagne europee, delle organizzazioni internazionali, delle istituzioni scientifiche e di altre organizzazioni il cui compito è la protezione delle montagne, si sono riuniti a Chambéry, in Francia, dal 13 al 16 novembre 2002.
Tema dell’incontro era la riflessione sulla situazione delle aree protette delle montagne europee con riguardo alla conservazione della biodiversità e allo sviluppo sostenibile. L’obiettivo era di mettere in evidenza le misure di protezione della montagna e di individuare i problemi con i quali devono attualmente confrontarsi le aree protette. Si trattava infine di suscitare forme di forte cooperazione tra le aree protette dei sistemi montuosi d’Europa e di inquadrarle, ove del caso, in un andamento mondiale.
  • Noi operiamo in base alla Convenzione delle Alpi del 1991, di Agenda 21 del 1992, della dichiarazione di Berchtesgaden del 2002 e del processo di elaborazione della Convenzione per i Carpazi e il Caucaso.
  • Noi sottolineiamo l’importanza delle regioni di montagna le quali, in quanto fragile eredità naturale e culturale, rappresentano una immensa riserva di diversità biologica e minerale, l’ultimo rifugio per numerose specie, una fondamentale riserva d’acqua e un ricco patrimonio di tradizioni locali.
  • Noi intendiamo rimarcare che queste regioni richiedono misure di sviluppo di protezione specificamente adattate alle loro caratteristiche. L’integrazione di tali misure è un compito che potrà più efficacemente essere assolto attraverso la cooperazione degli attori coinvolti e tenendo in considerazione la vicinanza degli agglomerati urbani.
  • Noi riconosciamo che le regioni di montagna e le loro aree protette possono essere considerate come territori di sperimentazione su vasta scala, poiché consentono di sviluppare e ottimizzare le misure e i metodi di tutela attraverso un approccio esemplare allo sviluppo sostenibile.
  • Noi valutiamo che la vitalità delle attività tradizionali può permettere allo svago e al turismo di costituire in futuro attività economiche di primaria importanza per numerose comunità di montagna. Lo sviluppo sostenibile di queste attività, con l’attenzione alla salvaguardia del patrimonio naturale e culturale, il sostegno alle attività tradizionali quali l’agricoltura e la silvicoltura, così come l’utilizzazione dell’acqua, dell’energia e del paesaggio costituiscono, e costituiranno forse ancor più domani, le risorse principali della maggior parte di queste comunità. La cooperazione e l’informazione transfrontaliere sono necessarie per conseguire uno sviluppo equilibrato che veda la partecipazione delle popolazioni locali e specialmente delle giovani generazioni.
  • Noi siamo convinti che una collaborazione sul lungo periodo tra le aree protette delle montagne europee possa contribuire alla coesione delle differenti regioni di un’Europa che s’allarga, favorendo il dialogo transfrontaliero e interculturale. Per questo intendiamo sviluppare e mantenere queste collaborazioni. Ciò implica progetti comuni su temi specifici, così come reti informali di collaborazione all’interno dei massicci europei.
  • Noi consideriamo indispensabile e urgente una cooperazione intergovernativa e una politica dell’Unione Europea rivolta alle aree protette in generale e montane in particolare .

Rimanendo concordato che le aree protette porteranno a conoscenza dei propri ministeri di riferimento la dichiarazione di Chambéry,

ecco le tappe concrete che noi proponiamo per i prossimi tre anni:

  1. Incoraggiare la creazione, in ciascun massiccio europeo, di un comitato sulla cooperazione delle montagne, particolarmente per i sistemi in cui il processo è già avviato (Caucaso, Carpazi, Balcani...) Questi comitati dovranno comprendere i rappresentanti delle organizzazioni governative, non governative e delle aree protette situate nelle zone montane interessate.
  2. Realizzare un primo inventario delle aree protette nelle diverse regioni montane d’Europa, confrontandolo con gli elenchi esistenti (IUCN). Un tale inventario costituisce una base indispensabile allo scopo di ottenere una visione d’insieme della situazione europea e per definire delle nuove tappe. Questo compito deve essere definito e assunto da un organismo specifico.
  3. Diffondere la conoscenza dei metodi e dei modelli di organizzazione della tutela della natura e dello sviluppo sostenibile, divulgando le conoscenze scientifiche presso la popolazione locale.
  4. Compilare l’inventario dei problemi e delle soluzioni riguardanti la gestione delle aree protette e la protezione del patrimonio culturale e naturale delle montagne europee.
  5. Incoraggiare i partenariati, i progetti comuni e le reti per stimolare il flusso d’informazioni e la cooperazione a livello europeo. Dovranno per questo essere sviluppate strategie per la partecipazione delle popolazioni. Proponiamo che il lavoro in rete sia basato sulle strutture ufficiali esistenti nelle diverse nazioni così come su quelle di organizzazioni internazionali. Questo lavoro in rete dovrà essere collegato alle convenzioni internazionali.
  6. Studiare la possibilità di organizzare una conferenza per il 2005 in uno dei massicci interessati. La conferenza sarà destinata ad analizzare i progressi compiuti e a definire le successive tappe con i diversi partners governativi e non governativi.
  7. Incoraggiare la creazione di un organismo per ciascun massiccio, con lo scopo di dare applicazione a questa dichiarazione e studiando le possibilità di un suo minimo finanziamento.

Chambéry, Francia, il 15 novembre 2002.