Sullo stato di attuazione della Legge Regionale in materia di Aree naturali protette e su proposte di modifica

Coordinamento siciliano



Le norme regionali vigenti in materia di parchi e di riserve naturali, pur avendo consentito innegabilmente il raggiungimento di importanti e molto significativi obiettivi, necessitano ormai di un'organica rivisitazione tendente ad assicurare il definitivo consolidamento delle aree naturali protette regionali nel mondo istituzionale e sociale.

Tale rivisitazione, in particolare, dovrebbe essere finalizzata all'armonizzazione della normativa regionale con le disposizioni contenute nella legge quadro nazionale (L.394/91 e successive modifiche ed integrazioni) al fine di consentire una maggiore efficacia ed efficienza della gestione, semplificando le procedure ed esaltando l'autonomia gestionale e la progettualità degli enti gestori, mantenendo al contempo quelle previsioni originali ed interessanti (ad esempio in materia di riserve naturali) della legislazione regionale che l'hanno posta tra le più avanzate in Italia.

 

A titolo esemplificativo si segnalano di seguito i principali adeguamenti normativi necessari:

- il recepimento della normativa nazionale per quanto riguarda la costituzione degli organi dell'ente parco, consentendo una più adeguata partecipazione dei soggetti interessati alla gestione delle aree naturali protette (istituzioni locali e regionali, mondo scientifico, associazioni ambientaliste) e per un migliore assetto istituzionale degli enti ed una maggiore efficienza della gestione ( conseguentemente andrebbe rimessa alla potestà dell'Ente Parco la disciplina delle consulenze tecnico-scientifiche necessarie per lo svolgimento dei compiti di gestione);

- affidamento della direzione del parco ad un direttore scelto dall'organo esecutivo dell'Ente per un periodo di cinque anni e applicando il contratto di diritto privato, scegliendolo da un apposito albo regionale e nelle more dall'elenco nazionale previsto dalle LL. 394/91 e 426/98, e che dovrà partecipare con voto consultivo all'organo esecutivo (oggi il direttore è invece componente a tutti gli effetti del comitato esecutivo del parco);

- in analogia a quanto previsto dalla normativa nazionale, il Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale avrebbe il compito di esprimere pareri sotto i profili tecnico-scientifici in materia di istituzione di aree naturali protette, approvazione di strumenti di pianificazione e verifica del raggiungimento delle finalità istitutive delle aree naturali protette, nonché su quant'altro ritenuto necessario dagli enti gestori. In tale ipotesi vanno conseguentemente modificate le disposizioni concernenti i Comitati Tecnico-Scientifici dei parchi e i Consigli Provinciali Scientifici delle Riserve e del Patrimonio Naturale;

- previsione dell'assorbimento da parte del N.O. del Parco, oltre che dell'autorizzazione paesaggistica come avviene oggi, anche del nulla osta in materia di vincolo idrogeologico;

- modifica dell'attuale normativa in materia di programma di intervento. Tale strumento va redatto autonomamente da ogni ente parco e l'approvazione assessoriale deve limitarsi al controllo di legittimità sulla delibera di approvazione. Una volta approvato il programma, l'Assessorato provvederà alla ripartizione dei fondi in conto capitale tra i vari parchi ed al loro trasferimento. Tale ripartizione dovrà tenere anche conto di eventuali necessità di riequilibrio della spesa tra i parchi. Gli interventi verranno realizzati secondo le priorita' fissate da ciascun ente con il proprio programma.

Il programma regionale va invece previsto per il finanziamento di interventi strutturali proposti dagli enti gestori delle riserve naturali;

- modifica e semplificazione delle norme di approvazione del Piano territoriale, prevedendo la possibilità di apportare modifiche alla perimetrazione e zonizzazione vigenti ma introducendo le tipologie di zona e le aree contigue previste dalla L. 394/91;

- estensione delle disposizioni sull'organizzazione della riserva dello Zingaro a tutte le riserve naturali gestite dall'Azienda Foreste Demaniali (nomina di un responsabile, creazione di un ufficio di gestione apposito e di un nucleo di vigilanza composto da sottufficiali e guardie del Corpo Forestale);

- inserimento di una norma che dichiari la pubblica utilità, urgenza e indifferibilità delle opere da realizzare per il perseguimento delle finalità istitutive delle aree protette e della L.R. 14/88, prevedendo l'istituto della servitù oltre che per la esecuzione di modesti interventi (tabellazione, sentieri) anche per consentire l'accesso nei fondi privati per fini di fruizione e di vigilanza;

- la differenziazione del regime autorizzatorio degli interventi da realizzarsi all'interno dei parchi, mantenendo l'istituto del Nulla Osta per le più importanti trasformazioni territoriali e attività di gestione degli ambienti naturali, ed introducendo l'istituto dell'autorizzazione e quello della semplice comunicazione per gli interventi di minore impatto o rilevanza, nel rispetto delle disposizioni in materia di sanzioni penali previste dalla legge quadro che si applicano anche nelle regioni;

- l'introduzione dell'istituto dell'ordinanza presidenziale per motivi urgenti e contingibili (antincendio, misure di protezione naturalistica, ecc) e per disciplinare modalità di svolgimento di attività (traffico motorizzato, accesso a determinate zone, escursionismo, ecc);

- la semplificazione delle procedure in materia di approvazione dei bilanci di previsione, delle variazioni di bilancio, dei bilanci consuntivi e dei regolamenti di contabilità previsti dall'art. 32 della L.R. 6/97, che mal si coordinano con le altre disposizioni vigenti e che appesantiscono il già complesso sistema dei controlli cui sono sottoposti gli enti parco;

- la revisione complessiva del regime di controllo sugli atti degli enti parco che, facendo leva sull'autonomia di cui godono statutariamente gli enti e puntando sulle capacità progettuali e sull'efficienza gestionale, introduca un sistema sempre più vicino a quello del "controllo di gestione finale", esaltando parallelamente il ruolo dell'attuale Collegio dei revisori, organo di controllo interno;

- l'emanazione di una specifica normativa sull'esercizio della professione di guida ambientale-escursionistica, come avviene in molte regioni, prevedendo altresì la tenuta di appositi albi presso gli enti gestori delle aree naturali protette.

 

Non meno importanti sono tuttavia gli interventi che sul piano amministrativo possono compiersi, a legislazione invariata, per una più efficace azione degli enti gestori ed il migliore perseguimento delle finalità istitutive delle aree naturali protette:

- specificazione delle potestà degli Enti gestori delle riserve naturali e delle relative procedure amministrative, secondo i criteri di esaltazione dell'autonomia e della capacità progettuale degli enti e di miglioramento dell'efficacia ed efficienza gestionale, tenendo conto della diversità giuridica ed organizzativa degli enti e della innovativa esperienza di gestione da parte delle associazioni ambientaliste;

- risoluzione in via definitiva delle problematiche connesse all'esercizio della vigilanza nelle aree naturali protette ed ai rapporti con il Corpo Forestale;

- avvio delle acquisizioni delle aree di maggiore pregio naturalistico e per la costituzione di una base territoriale di intervento da parte degli enti gestori;

- consentire agli enti gestori delle aree protette la concreta utilizzazione di strutture (anche facenti parte del demanio forestale) costituenti demanio o patrimonio pubblico e di aree di particolare pregio naturalistico (fiumi, laghi, coste, saline, terreni, ecc.) anch'essi costituenti demanio o patrimonio pubblico, come previsto dall'attuale normativa, al fine di evitare duplicazione di interventi e favorire un migliore impiego delle risorse per un più efficace raggiungimento delle finalità istitutive. I rapporti tra gli enti dovranno essere disciplinati da apposite convenzioni;
- accesso degli enti parco e degli enti gestori delle riserve ai programmi regionali di finanziamento in materia di agricoltura e foreste, lavori pubblici, turismo, cooperazione e beni culturali, analogamente agli enti locali e ad altri enti regionali (consorzi di bonifica, esa, ecc);

- attivazione delle risorse finanziarie per la realizzazione nelle riserve di normali lavori manutentori (tabellazioni, sentieristica, antincendio, recinzioni, interventi colturali e di bonifica) e di interventi strutturali (centri visite, musei, recupero di fabbricati, ripristino ambientale, ecc);

- erogazione degli indennizzi per mancato reddito e dei contributi di sostegno alle attività tradizionali nelle riserve naturali;

- direttive chiarificatrici per la gestione delle riserve affidate alle associazioni ambientaliste al fine di consentire il pieno dispiegamento delle potenzialità di tale esperienza ed il consolidamento dei risultati ottenuti, semplificando le procedure per lo svolgimento di studi e l'acquisto di attrezzature e consentendo l'esercizio delle attivita' di vigilanza e l'esecuzione di lavori, analogamente a tutti gli altri enti gestori;

- organizzazione di specifiche riunioni per un confronto ed una concertazione sugli atti di indirizzo e di programmazione regionale.

 

In ultimo di particolare rilievo sono le questioni finanziarie, legate alla progressiva riduzione degli stanziamenti.

Le riduzioni dei trasferimenti agli enti ne mortificano il ruolo istituzionale, vanificano gli sforzi progettuali ed organizzativi, deludono le aspettative delle comunità locali per i processi di sviluppo che le aree protette possono innescare.

Se una rivisitazione della struttura del bilancio regionale appare una misura utile (accorpamenti di capitoli, modifica delle denominazioni, attivazione di alcune voci nei fatti soppresse da anni), rimane ineludibile la necessità di garantire idonee risorse finanziarie in un settore fondamentale per lo sviluppo economico e la crescita della nostra regione, rappresentato dalle politiche per la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali.

In tale contesto particolare allarme suscita la recente decisione di rimodulare le previsioni della Misura 4.4 del Pogramma Operativo Plurifondo 1994/1999, con una drastica riduzione dei fondi a fronte dell'esistenza di progetti esecutivi o il cui iter di realizzazione potrebbe esaurirsi comunque entro la fine del Programma.

Di tale rimodulazione si chiede un riesame, soprattutto per evitare che vengano ancora una volta penalizzate le riserve di recente istituzione e che invece necessitano di interventi di strutturazione, come proposto dagli enti gestori.

Analoga preoccupazione si esprime in ordine alle previsioni della c.d. legge finanziaria approvata dall'Assemblea Regionale Siciliana che dispone il blocco dei concorsi, ad eccezione di quelli del ruolo dei beni culturali. Tale provvedimento andrebbe rivisto, limitandolo eventualmente al solo personale di vigilanza dei parchi, mentre bisognerebbe consentire il regolare espletamento dei concorsi per dotare finalmente gli enti gestori delle aree protette di indispensabili figure professionali necessarie per lo svolgimento dei molteplici compiti gestionali.