Convegno
Piccola grande Italia dei Parchi
Roma, 21 maggio 2002


Relazione introduttiva di Matteo Fusilli

Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi riferendosi "ai nostri borghi e ai nostri paesi - quali - presidio di civiltà", ha voluto assicurare il suo sostegno alla campagna per la valorizzazione del patrimonio naturale e storico-culturale dei piccoli Comuni. "Riconquistiamo questi luoghi. Essi sono parte integrante, costitutiva della nostra identità, della nostra Patria".
Le parole del Presidente Ciampi costituiscono il riconoscimento più alto e autorevole per quell'Italia che si vorrebbe "minore" e che è invece, l'espressione più autentica della storia e della cultura del nostro paese che va riscoperta, tutelata e valorizzata.
Per queste ragioni desidero esprimere la gratitudine della Federazione Italiana Parchi a Ermete Realacci e a tutti i parlamentari di ogni schieramento politico, che hanno promosso un'iniziativa capace di suscitare un così vasto movimento istituzionale e popolare che incontra i desideri, le speranze di milioni di cittadini e indica un futuro a gran parte del nostro paese.
Per le medesime ragioni abbiamo voluto mettere al centro delle celebrazioni della Festa Europea dei Parchi questo tema. La Federazione Italiana dei Parchi associa e rappresenta enti che in molti casi sono espressione diretta di tanti piccoli comuni. Ci sentiamo parte integrante e propulsiva di questo processo e intendiamo lavorare per assicurargli un approdo positivo. Il messaggio che nella versione italiana della Giornata Europea dei Parchi abbiamo voluto diffondere; le modalità che abbiamo scelto per le nostre manifestazioni, a cominciare da Parchinpiazza, che ha portato nel cuore delle grandi città la ricchezza e la vitalità di questa Italia, dimostrano che vogliamo essere parte fondante di questo grande movimento che sta riscontrando un ampio consenso e una forte condivisione perché è riuscito a far diventare lo sviluppo locale una priorità politica nazionale, indicando ai comuni più piccoli l'insieme dei fattori di un futuro possibile: dalla conservazione della natura alla dotazione di servizi, dalla valorizzazione culturale e delle attività tradizionali al sostegno del turismo di qualità, dalle incentivazioni fiscali alle attività formative.
Del resto gran parte di questa "piccola grande Italia" è compresa in quel 11% di territorio nazionale protetto. Infatti, i piccoli comuni ricadenti parzialmente o totalmente all'interno dei parchi sono ben 1.830, il 68% dei 2.675 complessivi. Una percentuale che si alza fino all'80% per i Parchi nazionali (415 comuni su 517) per scendere leggermente in quelli regionali (dove pure i comuni sono 914 su 1.359) e nelle riserve nazionali o regionali, terrestri o marine (ben 345 piccoli comuni su 530) e nei territori interessati da oasi, biotopi ecc. (156 su 253).
Un piccolo comune su tre partecipa a quel sistema istituzionale "speciale" rappresentato dai parchi; è interessato alla grande operazione culturale e amministrativa messa in atto per sottrarre aree di straordinaria bellezza ai rischi del degrado e dell'abbandono, per offrire una possibilità di sviluppo basata sulle proprie risorse e sul valore della propria dimensione.
Per questo credo sia corretto considerare l'istituzione di tanti parchi, a poco più di dieci anni dall'approvazione della legge quadro del 1991, oltre che un tentativo di preservare ecosistemi di grandissimo valore, come la prima risposta di carattere nazionale ad un modello di sviluppo distruttivo che aveva prodotto l'abbandono di vaste aree di montagna e collinari e minacciato di modificare in modo irreversibile le stesse condizioni fisiche della nostra penisola.
Certo non tutto era così chiaro fin da allora. Quella segnata dalla legge quadro sulle aree protette dei primi anni ‘90 è stata la fase dell'attenzione, dell'impulso a guardare con occhi nuovi e ad agire con norme diverse nei confronti di territori fragili e considerati marginali. La fase della riscoperta è venuta dopo e ad essa i Parchi hanno dato un impulso decisivo. Con i progetti di tutela dell'ambiente fisico, della biodiversità, del paesaggio, hanno messo in evidenza che la ricchezza del nostro patrimonio naturale era il frutto di tanto lavoro e di profonde conoscenze; proveniva da una storia, anzi da innumerevoli lunghe storie di adattamento dell'uomo alla natura e della natura all'uomo; da secoli di tentativi e sperimentazioni, che hanno prodotto una varietà non misurabile di saperi, di abilità, di consuetudini.
In quegli anni i Parchi hanno compreso che per riuscire ad assicurare tutela e valorizzazione bisognava coinvolgere le comunità e intervenire per rendere quei territori competitivi anche sul piano del richiamo insediativo e abitativo, fornendo alle popolazioni possibilità e risorse adeguate.

Su questo terreno si è saldata l'alleanza tra Parchi e comunità locali. La "piccola grande Italia" ha scoperto così di avere uno strumento in più a disposizione, che portava in dote il valore aggiunto della solidarietà, della pianificazione territoriale, che offriva un canale per l'accesso al grande mercato alla ricerca di genuinità e tipicità, che metteva concretamente a disposizione fonti di finanziamento per l'attuazione di programmi nazionali e comunitari.
I Parchi, anche grazie alle modifiche introdotte con la 426 del 1998 che hanno determinato un rapporto più stretto tra aree protette e autonomie locali, sono divenuti, a pieno titolo, protagonisti dello sviluppo locale. Il sistema delle aree protette, obiettivo prioritario della Federparchi, rappresenta ormai un grande patrimonio del nostro paese e gli aspetti costitutivi dell'identità di tanti luoghi sono essi stessi simboli di appartenenza ad un ambiente per nulla "minore".
Proprio all'esperienza dei parchi si sono riferite tante iniziative di riscoperta, valorizzazione e promozione di territori di qualità, esterni alle aree protette, che hanno colto l'alto significato di un riferimento alla storia, alla cultura, alla tipicità delle proprie tradizioni e produzioni.
Per sostenere questa politica i parchi hanno stretto alleanze innanzitutto con le associazioni delle autonomie, oggi qui rappresentate dal Presidente e dagli amici dell'Uncem, hanno mobilitato intelligenze ed elaborato nuove strategie.
Voglio ricordare, a questo proposito, il protocollo d'intesa sottoscritto dalla Federparchi con le tre associazioni rappresentative del mondo agricolo che ha prodotto un mutamento radicale nella concezione stessa dei rapporti tra Enti parco e produttori che costituiscono ormai, i principali interpreti delle politiche di conservazione dell'ambiente.
Una delle prospettive sulle quali esiste maggior sintonia con le associazioni agricole è quella della pluriattività. Stiamo sostenendo con forza questa strada - che è tra l'altro al centro di un nostro progetto sperimentale Equal che prenderà l'avvio a settembre - ed è per questo che segnaliamo il valore di quella parte della proposta di legge Realacci ed altri che se approvata, consentirebbe l'intervento diretto degli agricoltori residenti nelle attività di manutenzione ambientale e di costruzione della indispensabile rete di accoglienza diffusa, così carente in Italia.
L'intesa che abbiamo stretto con gli agricoltori è un buon esempio per ciò che intendiamo fare con l'imprenditoria turistica.
Il rapporto tra turismo e aree protette rappresenta una questione vitale per il futuro dei parchi. Questo tema va affrontato in maniera più aperta rispetto al passato, mettendo in campo idee innovative e proposte che facciano i conti con i vincoli territoriali ma anche con la dimensione economica ed imprenditoriale del fenomeno, superando ogni residuo pregiudizio anti - turistico. Il turismo ha un carattere ambivalente, può favorire lo sviluppo economico e culturale di un territorio o al contrario determinare il suo irreversibile degrado. Per questa ragione i parchi devono compiere fino in fondo la propria missione: tutelare il patrimonio naturale, ambientale e culturale perché esso rappresenta la principale motivazione per la scelta del luogo dove soggiornare.
Nelle altre attività economiche l'esigenza di uno sviluppo sostenibile è indotta dall'esterno, come limite all'uso delle risorse per salvaguardare equilibri più generali e garantire opportunità alle generazioni future. Nel turismo invece, la sostenibilità è un'esigenza interna. L 'ambiente è il principale sub - sistema del turismo e la sua vulnerabilità diventa immediatamente vulnerabilità del sistema turistico. Per questa ragione l'ambiente, il paesaggio l'identità locale vanno difesi non dal turismo, ma per il turismo, in funzione del turismo, per assicurare redditività e continuità nel tempo. E' necessario attivare un canale di comunicazione con l'imprenditoria turistica e le associazioni di categoria che, sempre più, mostrano sensibilità su questi temi, come dimostra l'attenzione della Confcommercio all'iniziativa della Piccola Grande Italia.
Riconciliare l'industria turistica con l'ambiente, che rappresenta la sua risorsa fondamentale, diventa l'interesse comune, la reciproca convenienza, perché uno sviluppo invasivo porta al declino inarrestabile di quel territorio, mentre i parchi e i Comuni della Piccola Grande Italia possono immettere, in un mercato turistico stanco delle tradizionali offerte e alla ricerca di novità, destinazioni e tipologie di vacanza in grado di soddisfare il bisogno e il desiderio di un rapporto autentico con la storia, la natura e le comunità locali
Per questo una delle azioni di maggior valore, per la nostra "piccola grande Italia", è rappresentata dal recupero, dal risanamento, in alcuni casi dal restauro, del patrimonio edilizio di tanti piccoli o piccolissimi centri storici. Centinaia di villaggi ne punteggiano i territori e conferiscono loro caratteristiche del tutto speciali. Essi hanno quasi sempre conservato una struttura fisica e socioeconomica vicina a quella originaria.
Puntare sui piccoli centri esistenti, e non su nuovi insediamenti, significa evitare che continui il loro svuotamento, incoraggiando così gli abitanti del posto a prendere in mano il proprio futuro.
E' importante individuare adeguate risorse finanziarie a favore di privati, abitanti e imprenditori, per favorire il recupero del patrimonio immobiliare di questi villaggi e nel contempo ottenere l'incremento delle attività economiche, la permanenza e la funzionalità dei servizi territoriali oggi a rischio.
Il tema dei servizi territoriali, efficacemente messo in risalto nel disegno di legge, risulta essenziale, e in alcune aree del paese l'istituzione delle Comunità Montane e dei Parchi ha anche significato l'avvio di collaborazioni tra i comuni, la elaborazione di progetti congiunti e in alcuni casi, l'adozione di veri e propri "sportelli" unificati per alcuni servizi.
Un altro aspetto sul quale desidero attirare la vostra attenzione è l'enorme contributo che l'Italia cosiddetta minore fornisce alla ricchezza e qualità della produzione alimentare dell'intero paese, alla sua attrattiva e più concretamente alla sua economia.
L'esperienza compiuta da molte aree protette nel campo della valorizzazione delle produzioni agricole e delle attività artigianali che rischiavano di scomparire, è, davvero, simbolicamente importante. Quei prodotti rappresentano il frutto del lavoro, della fatica, delle passioni di migliaia di donne e uomini che nei secoli, hanno costruito il paesaggio agrario italiano e che ad un certo punto, quando l'enfasi assordante sulla modernità stava distruggendo ogni cosa, anche la memoria, hanno incontrato i parchi, una istituzione che si interessava al loro lavoro, che lo riteneva importante per la tutela del paesaggio, la biodiversità, l'economia dell'Italia. E insieme si sono costituiti consorzi di tutela e promozione, imprese e cooperative; realizzate attività di formazione che riscoprivano abilità artigianali ormai rimosse e il marchio del parco, oltre alla garanzia di qualità, è diventato un riconoscimento al senso di appartenenza al territorio e a una nuova economia che nei parchi si è sviluppata.
Partendo da questo capillare lavoro abbiamo contribuito a realizzare, insieme a Legambiente e a Slow Food e con il sostegno decisivo e lungimirante del Ministero dell'Ambiente e del Direttore Aldo Cosentino, l'Atlante dei prodotti tipici dei parchi, un compendio di eccelsa qualità e incredibile varietà di produzioni tradizionali, rappresentativo del patrimonio di sapienza che le comunità della Piccola Grande Italia custodiscono.
Questa esperienza, insieme ad altre, ha consentito alla realtà frammentata dei piccoli comuni, di elaborare e praticare importanti e innovative politiche "di sistema".
Ben prima che altri scoprissero superata la visione delle aree protette come "isole" di salvezza dal degrado generale; prima che si affermasse l'idea delle "reti ecologiche" come nuova frontiera della protezione della biodiversità, i Parchi italiani avevano preso coscienza, attraverso la loro esperienza, della necessità di una strategia più ampia, che tenesse conto della intera realtà geografica, culturale, sociale e istituzionale di grandi parti del nostro Paese.
Questa elaborazione si è incontrata con l'idea di Ape, Appennino Parco d'Europa, sviluppata da Legambiente, che ha consentito di avviare - affidandolo sostanzialmente alla volontà dei poteri e delle comunità locali - il più grande ed ambizioso progetto di salvaguardia e valorizzazione di aree interne che sia mai stato tentato in Italia.
Con APE si è riusciti ad valorizzare una immagine dell'Appennino come grande e unitario sistema ambientale nel quale sperimentare l'avvio di politiche di conservazione e di sviluppo sostenibile. Si è riusciti ad aprire una strada che suscita l'interesse di altri sistemi territoriali, che si propongono di seguirne i criteri e le tappe.
Ho voluto descrivere, in questa introduzione, gli elementi costitutivi della strettissima relazione dei Parchi con la "piccola grande Italia". Ne ho parlato con l'ottimismo di chi è impegnato, come tanti di noi, nella realizzazione di un obiettivo importante che ha già prodotto buoni frutti, ma, lo sappiamo, nonostante la maturazione di questo processo, i risultati ottenuti e la diffusione di una nuova consapevolezza, il disagio per le popolazioni di tanta parte delle nostre aree interne, e in generale delle piccole realtà comunali, rimane.
L'inversione di tendenza, l'arresto dell'emorragia di cittadini verso altre località, non è ancora intervenuta. Rimangono così attuali i pericoli di impoverimento progressivo e di abbandono ulteriore delle aree interne da parte dei giovani in cerca di migliori condizioni di vita. Non è ancora ridotto, di conseguenza, il rischio che si perdano, insieme agli abitanti, identità, conoscenze, capacità di modellare e salvaguardare il territorio. In futuro altre calamità, conseguenti all'incuria dei territori, potranno causare danni e devastare ambienti preziosi. Milioni e milioni di nuovi euro dovranno nuovamente prendere la via degli interventi di emergenza, delle riparazioni e dei risarcimenti, invece che quella dell'investimento produttivo e a lungo termine.
E' per questo che bisogna insistere. E' per questo che sosterremo la campagna per l'approvazione della legge destinata ai piccoli comuni. Come abbiamo cercato di fare oggi non useremo appelli o ulteriori allarmi: cercheremo di usare l'esempio della nostra attività e dei nostri risultati, costruendo solide alleanze con gli enti e le comunità locali, facendo conoscere l'enorme patrimonio culturale, professionale ed istituzionale rappresentato dai parchi, rifuggendo dalla lamentazione sull' arretratezza delle aree interne e marginali. Al fondamentalismo della modernizzazione come terapia universale non dobbiamo rispondere con l'affermazione di una chiusa identità territoriale. Non si tratta di disprezzarla o rinnegarla, ma di comprendere che una tradizione cresce se diventa inquieta e si rinnova, se aggiunge domande e risposte nuove a quelle antiche. L'identità è come una casa, ha bisogno di fondamenta sulle quali poggiare, ma anche di porte e finestre dove far circolare aria nuova e ampi cortili dove far incontrare culture diverse. Quello che stiamo insieme facendo non è una operazione nostalgica, ma l'affermazione di questa Italia come luogo emblematico di sviluppo, socialità, qualità della vita e modernizzazione dal volto umano, come spazio dove collocare sistemi integrati turismo/produzioni di qualità/ servizi innovativi.
Anche in questo modo si esprime il conflitto più generale tra globalizzazione e dimensione locale. Il futuro della piccola grande Italia è nella salvaguardia della specificità e anche se può apparire paradossale, nell'era del presunto dissolvimento delle identità locali, i parchi poosono dare una risposta concreta ed efficace all'omologazione, promovendo la molteplicità e la riscoperta delle culture locali, coltivando il senso di appartenenza al territorio, che rappresenta il modo più saggio per garantire tutela e sostenibile sviluppo.
Ancora troppi luoghi comuni continuano a circolare sui parchi. Tocca a noi riuscire a comunicare il senso vero, il significato profondo, il valore nazionale della svolta operata dai nostri enti, istituiti in aree di grande pregio naturalistico, quasi sempre ubicate in zone interne e di montagna, quotidianamente impegnati a fare i conti con il disagio insediativo di frazioni minuscole e piccoli comuni, dai quali si fuggiva perché non c'era lavoro, speranza, futuro. E i parchi, con le loro azioni di tutela e promozione delle opportunità, tra tante difficoltà e limiti, hanno dato un contributo importante alla coesione sociale e alla promozione delle opportunità.
Lo abbiamo fatto insieme ai sindaci, all'associazionismo ambientale, alle organizzazioni dei produttori, alle istituzioni culturali e al mondo della scuola.
Raccontare questo processo, fatto di tante storie individuali che è diventato modernità, economia, patrimonio ambientale ed umano, qualità della vita e dello sviluppo, esperienza educativa, processo identitario per tanti territori prima invisibili dovrà costituire il nostro impegno prioritario, per far diventare i parchi un patrimonio di tutti gli italiani e mostrare quale importante contributo stiamo dando al presente e, soprattutto, al futuro del nostro paese.