Incontro delle Comunità dei Parchi Nazionali
("Documento di Palinuro" 30 settembre 2000)


I Presidenti delle Comunità dei parchi nazionali, riunitisi a Palinuro nei giorni 29-30 settembre 2000, dopo ampia e approfondita discussione propongono all'attenzione dell'assemblea dei Presidenti delle Comunità dei Parchi, che è convocata per Sabato 18 novembre c.a. in occasione dell'incontro annuale ad Ancona "Parco Produce" il seguente documento:



AREE PROTETTE E COMUNITA' LOCALI
Le Comunità Locali ribadiscono la loro piena accettazione della istituzione delle aree protette. L'integrità del nostro patrimonio naturale deve essere considerata come un lascito generazionale e frutto del rispetto e dell'amore per la loro terra. Il Parco naturale costituisce lo strumento di tutela e conservazione di un ambiente integro negli aspetti paesaggistici e ricco di vissuto umano e una occasione originale ed irripetibile per rilanciare l'economia delle zone. Le Comunità dei parchi intendono coniugare alla conservazione ed alla tutela della natura lo sviluppo possibile, in una crescita equilibrata che ridia vigore e slancio alle attività produttive compatibili, esistenti ancora in misura notevole nelle nostre comunità e persegua tutte le opportunità per la creazione di nuovo lavoro per permettere alle giovani generazioni di restare sul territorio.
In particolare modo vanno incentivati l'artigianato, il turismo e potenziata la capacità ricettiva con la riqualificazione dei tessuti urbani dei centri storici e dei centri minori. Queste azioni sul territorio mirano al potenziamento dell'economia asfittica delle zone per stimolare non solo la formazione di nuova imprenditoria giovanile, ma, nel contempo, convinca ad investire coloro che guardano con crescente interesse alle potenzialità economiche di una "attività verde".


PER UNA NUOVA FASE DI SVILUPPO
Oggi, dopo una prima fase propedeutica ad una normalizzazione amministrativa e di piena funzionalità degli Enti si pone con forza l'esigenza di dare un impulso nuovo ad una politica di sviluppo sostenibile le Aree Protette hanno le potenzialità per l raggiungimento di obiettivi economici di più ampio respiro. Gli strumenti per dare corpo a queste speranze sono i piani dei parchi ed i piani di sviluppo socio-economici alla cui stesura devono partecipare le rappresentanze più vaste della società civile, come associazioni di massa e sindacali, imprenditori, operatori turistici ed agricoli. Le Comunità dei Parchi sono consce che i prossimi anni saranno decisivi per definire ed attuare tutte le azioni previste dalla Legge 394/91, che alla tutela della natura coniugano il miglioramento delle condizioni di vita dei residenti nelle aree parco. La capacità di elaborare una convivenza tra tutela e sviluppo, di dare risposte esaustive alle attese di crescita sociale sopraggiunte con la nascita dei parchi è la sfida del nostro futuro prossimo.


LA RICERCA DI ACCORDI
Questo lavoro dovrà essere affrontato con umiltà, grande senso civico e spirito di sacrificio. Le comunità dei parchi stanno dimostrando concretezza, dimostrandosi anche capaci di superare divisioni interne. Dobbiamo essere convinti che non vi può essere una forte capacità delle amministrazioni locali di indirizzare le scelte degli Enti verso obiettivi strategici volti a creare benessere maggiori per le collettività se non raggiungiamo una piena unità di intenti con la collaborazione tra le diverse anime politiche, culturali e sociali presenti sul territorio. Questo comporta un nuovo modo di pensare la politica all'interno dell'Ente. L'indicazione che ci viene dall'esperienza di questi anni è tale, e ci auguriamo che una significativa unità possa essere al più presto raggiunta come obiettivo imprescindibile, da tutti i parchi perché si possa avere forza per dare indirizzi di programmazione integrata a tutto il territorio protetto.
Non vi può essere un'alta tutela della natura ne una forte capacità propositiva per uno sviluppo compatibile se non vengono investite le popolazioni locali. In un "sistema di sviluppo" che diviene la sfida da affrontare con tutte le energie disponibili. Da questo nuovo approccio della questione ambiente-sviluppo scaturisce una matura consapevolezza delle comunità locali della propria responsabilità ma, anche, della necessità di una forte ed autonoma iniziativa politica ed amministrativa.


UN NUOVO RUOLO PER LE POPOLAZIONI LOCALI
Gli amministratori locali si sentono oggi investiti, moralmente ed intellettualmente, dalla grande responsabilità della gestione di beni ambientali e storico-artistici di straordinaria bellezza e da questo patrimonio hanno il diritto ed il dovere, nei confronti delle popolazioni amministrate di trarne vantaggi economici e soprattutto occupazionali per i più giovani, per indirizzarli e riqualificarli verso mestieri ed iniziative legati allo sviluppo sostenibile.
Gli amministratori localoi si assumono la responsabilità della gestione delle aree protette ribadendo che non vi può essere alcuno intervento concreto e non vi potranno essere iniziative volte allo sviluppo economico senza una concertazione che coinvolga innanzi tutto la gente che vive nelle aree protette così come sinora l'esperienza maturata ha dimostrato.


AMMINISTRATORI LOCALI E COMUNITA' DEI PARCHI
Queste nuove responsabilità e compiti di gestione richiesti dagli amministratori locali comportano, però, anche una riflessione attenta sulle responsabilità politiche di questi verso le comunità dei parchi che devono divenire assemblee di elaborazioni progettuali e proposizioni fattive. I membri che saranno eletti in rappresentanza delle comunità nei consigli direttivi degli enti dovranno raccordarsi con l'assemblea consortile e dare a questa ogni chiarimento sulla attività svolta, divenendo esecutori delle scelte e portavoce attivi dei piani di intervento elaborati dalla comunità pur nel rispetto dei reciproci ruoli.
Le Comunità dei Parchi denunciano il grave pericolo derivante da una interpretazione restrittiva del d.l. n.419/99 che potrebbe difatti impedire il rapporto stretto tra comunità locali ed Ente Parco nel caso in cui prevalesse l'interpretazione, da più parti avallata, dell'esclusione degli amministratori locali nei consigli di gestione.
Questo limiterebbe l'incisività e la credibilità delle idee e delle azioni proposte dalle comunità locali non potendo contare su voci univoche nel Consiglio Direttivo dell'Ente ed impedendo all'assemblea degli enti locali di poter chiedere conto, all'occorrenza, di singoli comportamenti non conformi alle scelte assembleari.


UNA FEDERAZIONE DELLE COMUNITA' LOCALI
La costruzione di una politica di sviluppo che veda le popolazioni artefici del proprio destino e, soprattutto protagoniste della conservazioni di beni che appartengono a tutta la comunità, non può prescindere da una sinergia di azioni che non possono essere esclusive di una sola area protetta. Le problematiche ampie sollevate dall'ipotesi di ampi sistemi come APE, ITACA e Convenzioni delle Alpi richiedono una pari capacità di pensare per ambiti più vasti. Le Comunità dei Parchi quindi si renderanno promotrici di una federazione delle comunità locali, nell'ambito della Federazione dei Parchi Nazionali, a cui chiediamo la revisione dello Statuto, per un giusto riconoscimento del ruolo delle comunità locali, che affronti con azioni coordinate e di più vasto respiro le problematiche dello sviluppo nelle aree protette. In questa ottica saranno ricercate e perseguite tutte le azioni per addivenire a convergenze possibili con la società civile, il mondo della scuola per l'istituzione di osservatori per la costruzione di una economia eco-compatibile. Con questo auspicio e per la formazione di un documento unitario tra le Comunità dei Parchi Nazionali questo documento viene inviato alle Comunità dei Parchi per suggerimenti ed elaborazioni autonome.