22 ottobre 2000

 





FORUM DEI PARCHI: LE PROPOSTE DELLA FEDERPARCHI PER FINANZIARIA E SECONDA CONFERENZA NAZIONALE
Dal 1993 ad oggi l'Italia è riuscita a passare da 4 a 19 Parchi nazionali, a rilanciare in molti casi la costituzione di Parchi regionali, ad avviare l'istituzione di un discreto numero di Aree Marine protette. Cosa ha reso possibile un simile successo, che ha portato il nostro paese, in soli sette anni, dagli ultimi ai primi posti nella graduatoria europea?

Enzo Valbonesi, presidente della Federparchi, è partito dalla risposta a questo interrogativo per introdurre il dibattito al "Forum dei Parchi" e presentare aspettative, idee e proposte della propria associazione per la 2ª Conferenza nazionale delle Aree Protette. La ragione del successo sta "nell'aver accettato la scommessa di coniugare conservazione ed ecosviluppo; nell'aver fatto dei parchi un progetto nuovo ed originale di sviluppo locale e autosostenibile". Protagonisti della scommessa sono stati i Ministri che si sono succeduti, tanti amministratori regionali e locali, gli uomini - direttori, amministratori, operatori dei Parchi e della pubblica amministrazione, dirigenti delle Associazioni ambientaliste - che hanno rifiutato la vecchia e superata logica del parco come isola e hanno costruito la cultura del parco come laboratorio di conservazione attiva e di sviluppo locale.

E il Forum di Roma, indetto per esprimere una forte richiesta per la convocazione della Conferenza nazionale, di fronte all'apprezzato annuncio del Ministro Bordon che ha annunciato l'assise per febbraio, è stato allora l'occasione per mettere a punto i nuovi obiettivi che quella cultura, anche grazie alla accresciuta rappresentatività e credibilità della Federparchi, può esprimere per rendere più forte ed attrezzato il sistema delle aree protette.

L'obiettivo strategico è stato sintetizzato in uno slogan: "andare oltre il 10%", cioè capitalizzare il traguardo raggiunto in quantità di superficie protetta per esaltare la qualità dei processi che si devono attivare per rendere i Parchi elementi nodali di una rete, di un sistema infrastrutturale ambientale che innervi l'intero territorio nazionale.

Soprattutto a questo fine andrà orientata la Conferenza che, secondo la Federazione dei Parchi, dovrà innanzitutto essere unitaria e paritaria - cioè organizzata congiuntamente da Governo, Regioni e Parchi - e in grado di sollecitare gli apporti del mondo della cultura, delle autonomie, degli attori economici e sociali, dell'associazionismo e del volontariato.

Ecco dunque i contenuti della Conferenza ritenuti irrinunciabili:

  • - la sistemazione organica del generale progetto di conservazione ed ecosviluppo destinato a dare corpo alla costruzione del Sistema nazionale delle aree protette e della Rete ecologica nazionale;
  • - la messa a punto dei grandi programmi di sistema; la definizione precisa cioè di contenuti, obiettivi e strumenti anche finanziari per gli accordi riguardanti le Alpi, la Pianura padana, l'Appennino (che ha già conosciuto un primo pur esiguo finanziamento), le coste, le Isole minori;
  • - la definizione di uno strumento indispensabile per dare concretezza al principio della leale collaborazione tra le istituzioni: "un tavolo istituzionale permanente di concertazione a latere della Conferenza Stato-Regioni, di cui faccia parte anche la Federparchi".
  • Il Forum ha avuto anche riguardo per l'attualità e, oltre a riservare una grande all'alluvione in corso nel Nord, ha espresso orientamenti e proposte su:
  • - la proposta di legge finanziaria per il 2001. Essa non contiene nessuna positiva novità per le aree protette ed anzi presenta una lieve contrazione degli stanziamenti; la Federparchi propone dunque che sia dotata di almeno 50 miliardi da destinare ad investimenti per Parchi nazionali e Aree Protette marine;
  • - gli strumenti a disposizione delle Regioni - Complementi di Programmazione per i Fondi Strutturali, Agenda 2000, Programmi Leader Più -. La Federparchi chiede che essi siano utilizzati per costruire azioni significative e coordinate in campo ambientale, alle quali chiamare, attraverso apposite sedi di confronto, le aree protette ad essere protagoniste;
  • - i Piani regionali di Sviluppo Rurale. Poiché costituiscono lo strumento nel quale si concentra la parte maggiore di risorse pubbliche per il sostegno dell'agricoltura, è lavorando su di essi che si possono indirizzare le misure ambientali della nuova politica agricola comune per favorire l'arricchimento della biodiversità, difendere l'agricoltura tradizionale, conservare produzioni animali e vegetali tipiche.

(Il testo della relazione)





L'ALLUVIONE NEL BACINO DEL PO: DRAMMATICO RICHIAMO ALLA PRIORITA' DELLA TUTELA
Una forte solidarietà è stata espressa dal Forum dei Parchi, riunito a Roma il 18 ottobre, alle popolazioni ed alle comunità colpite dall'alluvione ancora in corso in quelle ore nel bacino del Po e che già aveva causato disastrose conseguenze in Val d'Aosta e Piemonte. Ma tutti gli intervenuti hanno accompagnato l'espressione della solidarietà ad una riflessione sui moniti che gli avvenimenti stavano lanciando e sul ruolo fondamentale che i parchi assolvono per la difesa del territorio dal degrado, dal dissesto, da usi irresponsabili e, secondo gli esperti, da una situazione climatica in via di progressiva modificazione. A dimostrazione del concreto valore delle azioni di tutela sono stati citati i danni limitati registrati nelle aree comprese nel Parco del Ticino, che ha affrontato la sua più grande piena a memoria d'uomo forte di un'azione che, in venticinque anni, ha saputo eliminare le escavazioni in alveo, impedito gli insediamenti nelle aree a rischio, orientato le scelte costruttive delle opere pubbliche, favorito importanti interventi di rinaturalizzazione. Ma accanto al Ticino sono stati ricordati altri parchi, che hanno saputo essere presidio di territori, soprattutto interni e montani, in fase di forte spopolamento o di paesaggi, ambienti ed ecosistemi che costituiscono una delle maggiori ricchezze del paese; che sono divenuti protagonisti dell'affermazione di legalità in aree in cui è stata spesso negata; che hanno scelto di essere artefici dalla riscoperta e della valorizzazione di culture, tradizioni e produzioni in via di sparizione, alla difesa intelligente. Qualcuno ha sottolineato che nelle situazioni di emergenza, durante l'alluvione come nei giorni del disastro di Sarno, i parchi hanno dimostrato di saper mettere a frutto la profonda conoscenza dei propri territori e dei fenomeni che li riguardano, dando un contributo concreto ed apprezzato.





I PARCHI FLUVIALI DEL BACINO DEL PO SI UNISCONO
I parchi fluviali del bacino del Po avevano da tempo in programma un incontro, fissato per il 15 novembre. La riunione, promossa dalla Federazione dei Parchi con la prospettiva di avviare la costituzione di un "sistema" in grado di unire le esperienze delle aree protette insistenti sui corsi d'acqua del bacino, non poteva non assumere ben altro rilievo e significato, dopo la grande alluvione del Po dei giorni scorsi. Ecco allora la decisione: i Parchi discuteranno sì delle modalità per mettere in rete le tante esperienze accumulate, per unire le energie nel difficilissimo compito che è loro affidato e la voce nei confronti delle altre autorità, ma nel pomeriggio dello stesso giorno faranno seguire a questa loro riunione un incontro pubblico di confronto con i poteri locali, l'Autorità di bacino, il Magistrato del Po, sul contributo che le aree protette possono dare alla costruzione di una strategia per il futuro. L'appuntamento è dunque per il 15 novembre, a Parma, nella Sala riunioni della Provincia, in piazza della Pace.





FINALMENTE L'INTESA SUL TRASFERIMENTO DELLE RISERVE STATALI
Il lungo, decennale braccio di ferro sul trasferimento della gestione delle Riserve naturali statali ai Parchi nazionali ed alle Regioni sembra essersi concluso. Nella seduta del 12 ottobre la Conferenza Stato-Regioni ha finalmente licenziato il provvedimento, ed ora non dovranno che attuarsi gli atti amministrativi concreti per il passaggio di consegne. Non sono mancati i tentativi di mandare a vuoto ancora una volta la discussione, così come era accaduto nella seduta di agosto, quando motivazioni pretestuose avevano ottenuto lo scopo di un nuovo rinvio, allora stigmatizzato dalla Federazione dei Parchi, che giudicò particolarmente grave che una previsione contenuta tanto nella legge 394 del 1991 che dalla legge 426 del 1998, trovasse ancora ostacoli così forti. Ora al contrario, di fronte all'intesa e alla decisione, la Federparchi ha espresso grande soddisfazione con un telegramma inviato dal Presidente Valbonesi al Ministro dell'Ambiente Willer Bordon e al Presidente della Conferenza delle Regioni Enzo Ghigo, nel quale l'atto viene definito "importante per favorire la leale collaborazione istituzionale per lo sviluppo dei parchi [...] un risultato che rafforzerà sicuramente il ruolo, la funzione e l'autorevolezza di molti Enti Parco e contribuirà alla costruzione del sistema nazionale delle aree protette". Ora inizia una nuova fase di cui, secondo la Federparchi, uno dei primi elementi deve essere l'analogo trasferimento ai Parchi regionali delle Riserve che ricadano nei loro territori e che il provvedimento tanto atteso ha consegnato alle Regioni.





TURISMO: PROPOSTE DEI PARCHI ALLA CONFERENZA NAZIONALE
Due avvenimenti hanno segnato in questo periodo l'iniziativa della Federazione dei Parchi in materia di turismo. Sono stati entrambi rivolti a mettere in campo idee innovative e proposte per "fare i conti" con la realtà complessiva e diversificata del turismo nelle aree protette e concorrere al miglioramento delle loro condizioni economiche salvaguardando al contempo i valori ambientali e naturalistici oggetto della domanda turistica. Prima in un seminario tenutosi il 15 settembre nell'ambito del Salone Sana di Bologna, attraverso le relazioni di Matteo Fusilli e Pietro Pigozzi, poi con l'intervento di quest'ultimo alla Conferenza del Turismo di Roma il 13 ottobre, sono state messe le basi concettuali per un'azione di ampio respiro, che attivi le aree protette, prima che sia troppo tardi. "La realtà è infatti più forte di tante disquisizioni e tra parchi e turismo vi è ormai, un rapporto strettissimo". Già oggi molti parchi sono meta di importanti flussi e in un futuro assai vicino "tutte le aree protette saranno interessate dal fenomeno turismo, perché la qualità dell'ambiente rappresenta la principale motivazione per la scelta del luogo dove soggiornare e il grande investimento in educazione ambientale che parchi, associazioni, governi, mezzi di comunicazione, stanno facendo, in particolare nelle scuole, porterà i ragazzi di oggi a scegliere domani, presumibilmente, mete turistiche in grado di soddisfare il bisogno di conoscere ambienti naturali integri oltre che la storia, le tradizioni e la cultura dei luoghi visitati". Da questa convinzione discendono proposte operative che sono state presentate e sulle quali la Federparchi intende lavorare da subito: sottoscrizione di accordi operativi con le associazioni imprenditoriali del turismo; istituzione di un Osservatorio per una indagine sulla domanda di turismo nelle aree protette; costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare per la redazione di un Rapporto/Manuale su turismo e parchi; costituzione di un Forum che metta in rete i tanti attori in campo; organizzazione di un sistema di commercializzazione dell'offerta turistica dei parchi, attraverso canali tradizionali e telematici.

(I testi del seminario di Bologna)





IMPORTANTE INTESA TRA MINISTERO POLITICHE AGRICOLE E FEDERPARCHI
Ministero per le Politiche Agricole e Federazione Italiana dei Parchi hanno sottoscritto un protocollo d'intesa rivolto alla tutela, alla valorizzazione ed allo sviluppo delle attività agricole sostenibili nelle aree protette. Alla base dell'intesa - firmata durante il Salone Sala di Bologna dal Ministro Alfonso Pecoraro Scanio e, in rappresentanza del Presidente della Federparchi Valbonesi, dal Presidente del Parco del Delta del Po emiliano-romagnolo Valter Zago - la convinzione comune che l'agricoltura, oltre che fattore essenziale dello sviluppo economico del Paese, costituisca un elemento di primaria importanza - se condotto in forme sostenibili - per la tutela ambientale, la conservazione delle risorse naturali ed il mantenimento della ricchissima biodiversità italiana. Per questo il documento giudica indispensabile che nei Parchi si sperimentino interventi agro-ambientali che consentano di salvaguardare insieme la coerenza con gli obiettivi generali di gestione ambientale delle aree protette, il reddito delle aziende agricole e la possibilità del loro ammodernamento, la tipicità e la qualità dei prodotti. A questo fine il Ministero per le Politiche Agricole sosterrà programmi e progetti, nei territori dei Parchi, che rispondano ad obiettivi di sviluppo e tutela e svolgerà in sede Comunitaria le azioni opportune perché l'Unione attui una politica che individui le aree protette come luoghi di eccellenza e di sperimentazione. La Federazione dei Parchi si impegna per parte sua a svolgere azioni di sensibilizzazione e coordinamento nei confronti delle aree protette, di collegamento con le comunità e i poteri locali, di coinvolgimento degli operatori e dell'associazionismo. Accordi successivi definiranno le azioni e le attività concrete da svolgersi nei territori delle aree protette.

(Il testo del protocollo d'intesa)





SUCCESSO A NORCIA DELL'ASSEMBLEA EUROPARC 2000 . . .
Centinaia di dirigenti di parchi, provenienti da tutta Europa si sono dati appuntamento a fine settembre a Norcia, ospiti del Parco nazionale dei Monti Sibillini, per l'Assemblea generale Europarc 2000 incentrata sul tema "Giovani nelle aree protette: una risorsa vitale per l'Europa". Tre giorni di lavoro dedicati alla vita interna dell'Associazione ma anche, e soprattutto, all'esame degli obiettivi di lavoro futuro per l'impulso e il sostegno alle politiche di tutela (sulle zone umide, il turismo sostenibile, le aree protette alpine, le politiche di sviluppo, la comunicazione e lo scambio di esperienze). Non sono mancati i momenti di confronto generale ed "esterno", al quale hanno partecipato, in diverse riprese, Patrizia Rossi, presidente di Europarc, Carlo Alberto Graziani, presidente del Parco ospitante, il Sottosegretario Calzolaio e le autorità locali. La sessione plenaria dell'ultima giornata è stata introdotta dal presidente della Federazione Italiana dei Parchi Valbonesi, che ha espresso la propria soddisfazione per un rapporto diretto con tante personalità straniere, convinto com'è che "la realtà italiana dei Parchi, fuori dal nostro paese, sia conosciuta in maniera parziale e spesso anche deformata". Valbonesi ha voluto sottolineare gli sforzi e i successi della propria associazione, per la quale l'obiettivo principale è la creazione del "sistema" dei parchi e delle aree protette, per lavorare in sinergia e fare degli sforzi comuni la carta vincente per la realizzazione dei progetti futuri. Lavoro comune che il presidente della Federparchi ha auspicato possa ulteriormente svilupparsi anche con Europarc.

(Informazioni sull'Assemblea)





. . . E DEL FORUM EUROPEO DEI GIOVANI
L'Assemblea di Europarc era stata preceduta dal Primo Forum Europeo dei giovani dei Parchi, una stimolante iniziativa di confronto tra esponenti delle generazioni alle quali è affidato l'impulso decisivo per la definitiva affermazione dei parchi quali elementi "normali" del panorama sociale e istituzionale. Il Forum, caratterizzato anche da un incontro dei giovani con il Consiglio di Europarc, ha vissuto i suoi momenti più tesi nella premiazione del Concorso europeo "Parchi, giovani ed opportunità" e nella proclamazione della "Carta dei Monti Sibillini". Sono stati 38 i casi giudicati di progetti promossi da giovani per attività produttive nei parchi. Tre sono stati quelli premiati per le loro caratteristiche di autonomia, creatività, sostenibilità e trasferibilità, relativi al tedesco Nationalpark Bayerischer Wald, allo slovacco Low Tatra National Park ed al toscano Parco dell'Alta Valdera. Approvando la "Carta dei Monti Sibillini" i giovani presenti hanno raccolto una sfida: quella di "dimostrare come sia possibile coniugare ecologia ed economia, natura e progresso, conservazione e innovazione, stili di vita legati alla modernità e valori legati alle tradizioni, razionalità urbana e concretezza rurale" ed hanno lanciato a tutte le autorità un appello: "a sviluppare a tutti i livelli una politica specifica per i Parchi in grado di trasformare la sostenibilità da dichiarazione di principio a prassi sistematica; a valorizzare la specificità dei Parchi e promuovere il protagonismo degli operatori locali, soprattutto giovani; a imprimere un forte impulso alla creatività".

(Informazioni sui progetti e sulla Carta)





INCONTRO AL MINISTERO SU STATO, RISCHI E PROSPETTIVE DI "NATURA 2000"
Si è svolto presso il Servizio Conservazione della Natura, alla presenza di dirigenti della XI Divisione della Commissione Europea, un incontro dedicato all'esame dello stato di applicazione delle direttive comunitarie inerenti Rete Natura 2000. I rischi di procedure di infrazione (alcune delle quali già in atto e che possono riguardare, invece che lo Stato membro, le singole realtà regionali) e di blocco dei finanziamenti comunitari derivante dal mancato rispetto delle direttive continuano infatti a tenere desta l'attenzione sul problema, insieme a problemi giuridici da dipanare e a non semplici questioni di rapporti fra Stato centrale e Regioni. L'incontro è servito a ribadire che, con la trasmissione all'Unione delle schede relative ai Siti di Interesse Comunitario sono scattate le misure di salvaguardia. Sono perciò passibili di sanzione gli interventi attuati nei territori in questione, se non in linea con le esigenze primarie di tutela degli habitat e delle specie. Inoltre, qualsiasi richiesta di soppressione, non tecnicamente supportata, porterebbe alla richiesta di recupero delle risorse già impiegate. L'Unione prende in considerazione esclusivamente richieste di riperimetrazione volte ad escludere centri abitati ed altre aree fortemente antropizzate. Essendo il fine del programma quello di evitare interventi (anche esterni ai siti) capaci di produrre danni a carico di specie e habitat che si intendono proteggere, non esiste un blocco generalizzato degli interventi ma l'obbligo della preventiva valutazione di incidenza. Il criterio fondamentale riguarda insomma gli obiettivi della gestione e in tal senso dovrebbero essere immediatamente avviati i piani di gestione per ciascun SIC, con l'indicazione delle attività compatibili. E' emersa la generale consapevolezza che uno degli aspetti principali della questione è quello dei finanziamenti e della coerenza delle politiche in quanto: la Divisione che si occupa di Natura 2000 non può stabilire le risorse da destinarvi; le Regioni, cui spetta di stabilire le priorità degli interventi, salvo rare eccezioni non tengono conto di Natura 2000 nei loro diversi strumenti di programmazione; la stessa Unione si è trovata in alcuni casi a finanziare, con altre misure, interventi distruttivi di siti di cui era stata finanziata la conservazione.





PRIMI FINANZIAMENTI PER APE
Il CIPE , con una delibera del luglio di quest'anno, ha stanziato un primo finanziamento di 35 miliardi per il progetto APE. Ora dovranno essere predisposti i primi progetti pilota. Il finanziamento disposto dal CIPE, ottenuto dopo forti pressioni da parte del Ministro Bordon e del Sottosegretario Calzolaio, prevede che l'85% del finanziamento sia utilizzato nei territori dell'obiettivo 1 e solamente il restante 15% nel resto delle aree appenniniche del Centro e del Nord Italia. Ciò a causa del fatto che il finanziamento in questione segue le modalità di spesa del programma di finanziamento per le così dette aree depresse. Per riequilibrare questa situazione, che riserverebbe poco più di 5 miliardi alle aree dell'Appennino centrale e settentrionale, si sta lavorando affinché il Ministero dell'Ambiente reperisca ulteriori risorse finanziarie. Intanto sta proseguendo il lavoro, finanziato dal Servizio Conservazione della Natura e coordinato dall'UPI, che vede impegnati anche la Federazione dei Parchi e l'UNCEM, per la definizione del quadro sinottico della pianificazione esistente nelle aree appenniniche. Legambiente nazionale, che ha ideato e lanciato APE, funge da soggetto animatore dell'iniziativa per conto dello stesso Ministero dell'Ambiente. La Federparchi da alcuni mesi ha avviato un lavoro di raccordo tra i Parchi, articolato per ambiti geografici, con l'obiettivo di favorire la messa a punto di progetti integrati e di area vasta che partendo dalle aree protette coinvolgano anche i territori contermini e siano definiti insieme ai Comuni, alle Comunità montane, alle Province ed ai diversi soggetti privati territorialmente interessati. Il prossimo 7 novembre si terrà a Roma un incontro di tutte le aree protette interessate.





PRIMI ATTI OPERATIVI PER "COSTE ITALIANE PROTETTE"
Il progetto Coste italiane protette (CIP) compie i primi passi operativi. Presentato a ParcoProduce nel 1997 e inserito nelle proposte per i grandi progetti nazionali di area vasta, ha trovato sostegno dalla Regione Marche, che se ne è fatta capofila sottoscrivendo allo scopo un'intesa con il Coordinamento marchigiano dei Parchi e con la stessa Federparchi, e finanziando l'avvio delle attività con uno stanziamento di 500 milioni. Un piano di lavoro, licenziato alcuni giorni or sono dal Comitato nazionale del progetto, coordinato da Mariano Guzzini, presidente del Parco del Conero, ha definito l'impiego delle risorse, che verranno destinate alla lotta all'erosione, al turismo sostenibile, alla redazione dell'atlante delle coste e ad una fase di promozione e sensibilizzazione (una mostra itinerante, un volume di documentazione) volta a coinvolgere i Ministeri interessati, le Regioni ed i Parchi costieri, per conquistare al progetto la giusta dimensione nazionale. Sempre a proposito di CIP è da segnalare un incontro tra una delegazione della Federparchi e la Direzione dell'Enea, interessata ad una collaborazione al progetto in particolare per gli aspetti riguardanti il piano delle coste, che coinvolge direttamente le aree protette.





DAL NOSTRO INVIATO AL CONGRESSO UICN DI AMMAN
Il secondo Congresso Mondiale sulla Conservazione della Natura dell'UICN, svoltosi ad Amman, in Giordania, nella prima metà di ottobre è stato anche il primo Congresso al quale ha partecipato la Federparchi da quando è diventata membro affiliato della Organizzazione internazionale. È stato un congresso particolarmente interessante e importante. In primo luogo è stato uno dei più partecipati, con oltre 2000 delegati, in rappresentanza di più di 70 paesi. Un congresso che ha vissuto momenti anche molto suggestivi, come l'apertura della manifestazione, avvenuta la sera del 4 ottobre nella splendida cornice del Teatro romano di Amman e alla presenza della giovane Regina di Giordania. Un congresso, purtroppo, funestato anche dalle notizie che giungevano dalla Palestina e che turbavano i partecipanti ai lavori. Molte le sessioni formali e informali in cui si sono discussi programmi, mozioni, idee per la conservazione della natura nelle varie aree geografiche del pianeta. La partecipazione italiana è stata particolarmente numerosa e qualificata. Fatto utile perché è giunto il momento che anche il nostro paese possa dire la sua nel contesto internazionale della conservazione della natura. La folta delegazione italiana ha sorpreso anche alcuni stati mediterranei che non erano abituati a vederci in così alto numero e così coesi negli appuntamenti internazionali. E' importante a questo punto organizzare un buon comitato nazionale che ci consenta di partecipare a pieno titolo alle scelte politiche internazionali per la difesa della biodiversità del pianeta. C'è da lavorare e c'è da affrontare la prossima importante scadenza internazionale: il decennale congresso sulle aree protette dell'UICN, che si terrà nel 2002 a Durban, in Sudafrica, che avrà come tema i "gli effetti benefici dei parchi oltre i loro confini". Presidente della Commissione Mondiale delle Aree Protette dell'UICN è stato eletto lo statunitense Kenton Miller.

Maurizio Fraissinet





LE COMUNITA' DEI PARCHI NAZIONALI VOGLIONI ESSERE PROTAGONISTE
Le Comunità dei parchi nazionali intendono migliorare il proprio funzionamento, accrescere il proprio peso nelle scelte degli Enti e collegarsi fra loro al fine di confrontare le esperienze e mettere in circolo le pratiche eccellenti. In una prima riunione, tenutasi a Palinuro, nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano i presidenti degli organi, cui spetta di assicurare la partecipazione delle comunità e delle amministrazioni locali alla vita dei Parchi, hanno avviato un percorso che vedrà una tappa importante il 18 novembre ad Ancona, nell'ambito della rassegna ParcoProduce. Un documento approvato a Palinuro costituirà la base di questo rilancio operato, come si afferma, nella "piena accettazione della istituzione delle aree protette". "Dopo una prima fase propedeutica ad una normalizzazione amministrativa e di piena funzionalità degli Enti" sostiene il documento, "si pone con forza l'esigenza di dare un impulso nuovo ad una politica di sviluppo sostenibile. Gli strumenti per dare corpo a queste speranze sono i piani dei parchi ed i piani di sviluppo socio-economici alla cui stesura devono partecipare le rappresentanze più vaste della società civile". Sul metodo della partecipazione, sul ruolo delle popolazioni residenti, i presidenti tornano a più riprese, ribadendo "che non vi può essere alcun intervento concreto e non vi potranno essere iniziative volte allo sviluppo economico senza una concertazione che coinvolga innanzi tutto la gente che vive nelle aree protette, così come l'esperienza maturata sinora ha dimostrato". Ciò implica una crescita delle responsabilità, anche formali, per gli amministratori e dunque il documento indica proposte e rivendicazioni che rispondano a queste necessità. E infine una denuncia del "grave pericolo derivante da una interpretazione restrittiva del decreto n.419/99, che potrebbe impedire il rapporto stretto tra comunità locali ed Ente Parco nel caso in cui prevalesse l'interpretazione, da più parti avallata, dell'esclusione degli amministratori locali dai consigli di gestione".

(Il testo del documento)





L'ITALIA APPROVA IL "PROTOCOLLO TRASPORTI" DELLA CONVENZIONE ALPINA
L'Italia accelera nei rapporti con la Conferenza Internazionale delle Alpi, recuperando il terreno perduto nei molti anni di attesa per la ratifica della Convenzione, e si candida per la sua futura presidenza, della quale si discuterà a partire dal prossimo 31 ottobre, nella riunione che si terrà a Locarno. Non solo la Conferenza Stato-Regioni, tenutasi nei giorni scorsi a Milano, ha infatti approvato il "protocollo Trasporti", uno degli accordi in assoluto di più grande rilievo e certamente di maggiore interesse per le aree protette alpine (che ne avevano fatto oggetto di valutazione e di proposte all'interno del loro coordinamento), ma ancora il Sottosegretario Calzolaio ha annunciato, intervenendo al Forum organizzato da Federparchi a Roma, che l'Italia è pronta a sottoscrivere gli altri protocolli e ad assumere un ruolo di guida nella loro attuazione.

(Il testo del "Protocollo trasporti")





IL PARCO DEL TICINO CONSULENTE PER IL PTC DELLA PROVINCIA DI PAVIA
Il Parco lombardo del Ticino, di cui si è molto parlato nei giorni dell'alluvione al Nord per i risultati ottenuti in venticinque anni di attività, e che hanno certamente contribuito a contenere in notevole misura i danni alle strutture ed alle popolazioni di quei territori, è all'attenzione delle nostre cronache per un altro primato. E' divenuto il primo Parco "consulente" di un'altra istituzione per i contenuti ambientali della pianificazione. Il risultato è stato raggiunto con la sottoscrizione di un protocollo d'intesa tra la Provincia di Pavia e l'Ente guidato dal vicepresidente della Federparchi Luciano Saino nel quale si valorizza "la professionalità maturata dai tecnici del Parco in materia territoriale ed ambientale" e si decide che essa debba "essere opportunamente utilizzata per alcuni aspetti del Piano Territoriale di Coordinamento provinciale". Gli aspetti sui quali le due istituzioni lavoreranno congiuntamente riguardano: i contenuti naturalistici e ambientali degli strumenti propri del Parco, che dovranno essere recepiti nel piano provinciale; l'individuazione delle misure di conservazione da applicare nelle aree contigue al Parco; l'individuazione delle possibili connessioni con interventi di riqualificazione del paesaggio agrario sul restante territorio provinciale; la valutazione, alla luce dell'esperienza del Parco, dell'applicazione di aspetti della sua normativa alla normativa del piano provinciale. Come si può notare si tratta di una indicazione che assume un grande valore di esempio per altre realtà nelle quali le esperienze di tutela condotte dalle aree protette possono essere messe direttamente a disposizione di altre istituzioni che hanno assunto compiti di pianificazione.





PARCHI: ITALIA E STATI UNITI LAVORERANNO INSIEME
Una delegazione del National Park Service degli Stati Uniti ha incontrato, lo scorso 17 ottobre, il Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente ed una delegazione della Federazione dei Parchi, con lo scopo di avviare un lavoro su argomenti di comune interesse. Gli argomenti individuati, dopo un confronto tra le rispettive esperienze e situazioni, sono stati i seguenti: i sistemi nazionali di aree protette e la gestione del paesaggio culturale attraverso il partenariato e la collaborazione delle comunità; il patrimonio culturale ed il turismo sostenibile; gli scambi di esperienze sulle tematiche di gestione delle risorse naturali e culturali; l'applicazione della scienza e della tecnologia alla gestione delle aree protette, quali ad esempio GIS e conservazione della biodiveristà; il rapporto con i giovani attraverso l'educazione ambientale e la formazione professionale; l'approccio bioregionale alla creazione delle aree protette, per la costruzione di una visione dei parchi come sistema e non come isole. In questo ambito sono state ipotizzate azioni prioritarie che dovrebbero divenire parte di un futuro programma di lavoro comune: workshop internazionali per i dirigenti dei parchi e delle aree protette con un'attenzione particolare ai paesaggi culturali e alla gestione partecipata con le comunità; sviluppo di scambi di volontari, di tecnici della gestione delle risorse naturali, di staff italiani a americani che svolgono ruoli e compiti analoghi nei campi dell'educazione ambientale. Un campo specifico riguarderà la cooperazione per la definizione delle linee guida per la promozione di gemellaggi tra le aree protette dei due paesi.





PARTE LO STUDIO PER IL PARCO DEL PICENO
Si stringono i tempi per l'istituzione del Parco marino del Piceno. Il Comitato promotore, composto dai comuni del litorale, dalle province di Ascoli e Teramo e dalle regioni Marche e Abruzzo, ha affidato all'Irpem del CNR di Ancona l'incarico di fornire il supporto di studi per le scelte che dovranno essere operate. Quattro mesi di tempo e quasi 300 milioni per raccogliere, riordinare e completare i dati relativi alla morfologia di coste e fondali, alla climatologia, alla consistenza e composizione di flora e fauna, alle caratteristiche dell'attività di pesca che si svolge nel vasto specchio d'acqua compreso tra le foci di Chienti e Salinello. Venti stazioni di campionamento delle specie ittiche forniranno i dati sulla loro distribuzione nelle diverse stagioni dell'anno.





PRIMA "CASA" PER I PARCHI DI ROMA
Il progetto "Case del Parco" di RomaNatura ha avuto il suo primo concreto successo. E' stata aperta al pubblico la Casa del Parco nella Riserva Naturale della Marcigliana, in uno degli antichi casali-fattoria della Tenuta di Tor S.Giovanni, completamente restaurato. Vi ha trovato posto il centro visite della Riserva al quale si affiancherà presto un punto di ristoro con i prodotti agricoli del Parco. Si tratta di un importante presidio per il controllo e la tutela dell'area naturale e di un punto di riferimento per tutti i cittadini che vogliono passare il loro tempo libero tra i suggestivi paesaggi agricoli della Marcigliana visitando gli spazi espositivi dedicati al patrimonio naturalistico e alla storia agricola del parco che, con i suoi 4.696 ettari, si estende su una serie di alture delimitate ad ovest dal corso del Tevere, a sud dal fosso della Bufalotta, a nord dal Rio del Casale che segna anche il limite del Comune di Roma. Il progetto Case del Parco prevede che ogni parco abbia una sua Casa, dedicata ad un tema diverso: sono già in corso i restauri delle future Case del Parco nella Valle dei Casali, al Pineto e a Monte Mario, mentre è imminente l'avvio dei lavori nella Valle dell'Aniene e ad Aguzzano.