Newsletter di Federparchi
 Luglio 2013
Foto Primo Piano Editoriale

Nomine dei presidenti, fatti nuovi e considerazioni vecchie

   Non mi sembra ridondante né fuori luogo tornare nuovamente sulla questione delle nomine dei presidenti dei parchi nazionali, anche perché ci sono fatti nuovi (e considerazioni vecchie) da approfondire e su cui riflettere. Recentemente sono stati nominati altri presidenti: Luca Santini al vertice del Parco nazionale  delle Foreste Casentinesi, Giuseppe Bombino al Parco dell'Aspromonte e Oliviero Olivieri  che da commissario è diventato presidente del parco nazionale dei monti Sibillini.   La prima considerazione è che la dibattuta e controversa intesa tra Ministero dell'Ambiente e Regioni regge e non determina più tempi infiniti per le nomine con conseguenti commissariamenti che duravano anni, talvolta con annessi contenziosi amministrativi.    Le nomine degli ultimi anni ...Leggi tutto

Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

Uccisione orso marsicano, la condanna di Federparchi

"Atto vile e gravissimo". Al fianco dell’Ente Parco e delle istituzioni nell'individuare e punire i colpevoli

I primi di luglio, nel Parco nazionale d'Abruzzo, è stato trovato ucciso a fucilate un altro orso marsicano. Federparchi-Europarc Italia, in una nota, ha espresso sdegno e preoccupazione per quello che è stato definito un atto vile e gravissimo e ha confermato il sostegno all’Ente Parco e alle istituzioni augurandosi che stavolta si possano individuare e punire i colpevoli. Gli orsi marsicani – lo ricordiamo – sono un simbolo del Parco e specie a rischio d'estinzione (ne sono rimaste poche decine). Per la cronaca non si tratta della prima volta che un orso viene ucciso all'interno del parco, abbattimenti o avvelenamenti rimasti sempre senza colpevoli.

   

Accordo Federparchi - Lilt per la lotta al fumo

   E’ stato stipulato di recente un accordo tra Federparchi e Lilt (la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). La Lilt diffonde da sempre la cultura della prevenzione primaria per ridurre i fattori di rischio e di insorgenza delle malattie cardiovascolari, dei tumori al polmone e di altre neoplasie. La Federparchi ha interesse alla lotta contro il fumo, poiché i mozziconi di sigaretta sono tra le principali cause di incendio nei boschi e, dissolvendosi, di inquinamento delle falde freatiche.  Per questi motivi le due associazioni hanno un interesse comune nella lotta contro il fumo ed è per questo che si sono unite creando l’iniziativa: “Parchi senza Fumo”.   La Lilt si è impegnata a sollecitare tutte le sezioni territoriali e a prendere localmente contatto con gli amministrativi dei parchi e dei comuni per diffondere materiale informativo presso le scuole. La Federparchi, invece, si impegna a promuovere il messaggio di smettere di fumare affiggendo sulla segnaletica delle aree protette un adesivo con il divieto di fumo, fornito dalla stessa Lilt. 

   

Dieci raccomandazioni per garantire la partecipazione nella carta europea del turismo sostenibile

   Sulla Carta europea del turismo sostenibile nelle aree protette si registra dal 2011 una stretta collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e Federparchi-Europarc Federation. Nelle ultime settimane sono state messe a punto ulteriori azioni finalizzate a promuovere la Cets . In molte aree protette italiane, infatti, è in corso il processo di accreditamento e ogni settimana si svolgono incontri, forum, riunioni.  L’obiettivo di Federparchi è quello di rendere gli appuntamenti sempre più partecipati.     Ebbene, a Roma, un paio di mesi fa, durante un seminario tematico sulla Cets, è stato concepito un documento (successivamente redatto e dettagliato) dal titolo “Raccomandazioni per il mantenimento e il rafforzamento della partecipazione nei processi CETS” - http://www.federparchi.it/PDF/raccomandazioni_cets.pdf - rivolto a direttori, responsabili Cets e collaboratori dei parchi già certificati, in corso di certificazione o semplicemente interessati. Contiene elementi utili e concreti per l’animazione territoriale e il dialogo partecipato con gli operatori privati e con gli altri attori locali, così da creare e mantenere attivi i Forum Cets.    Si tratta di una raccolta di 10 preziosi suggerimenti e indicazioni emersi durante le due giornate, utilissimi sia per coloro che hanno già la certificazione sia per coloro che hanno in corso il processo di candidatura. Mantenere e rafforzare la partecipazione è infatti la principale sfida, ma anche l'essenza stessa, della CETS. Il Seminario, organizzato nell’ambito delle azioni a favore della promozione della CETS previste dalla Convenzione attuativa dell’Accordo Quadro per una più organica collaborazione in tema di conservazione della biodiversità  tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Federparchi, ha visto la presenza di circa quaranta partecipanti.   Alla pagina web di Federparchi dedicata alla CETS (http://www.federparchi.it/cets.html) sono disponibili le raccomandazioni finali e le relazioni presentate al seminario.

   

Bombino nuovo presidente del parco nazionale dell'Aspromonte

Le congratulazioni di Federparchi

   Con Decreto Ministeriale n° 198 del 21 giugno 2013, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dopo aver acquisito i pareri positivi delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, ha nominato il professor Giuseppe Bombino presidente del Parco nazionale d’Aspromonte. Federparchi- Europarc Italia esprime soddisfazione per questa nomina. Profondo conoscitore della montagna, Bombino ha dedicato, nel corso della sua attività professionale e di ricerca, ampio spazio ai temi dello sviluppo e della valorizzazione dell’Aspromonte; accanto alle docenze, alle attività di ricerca e alla cospicua produzione scientifica, si ricordano contributi in volumi e pubblicazioni aventi a oggetto proprio l’Aspromonte. Al neopresidente sono stati inoltrati gli auguri di buon lavoro dai vertici di Federparchi.

   

Il Fondo Italiano per la Biodiversità finanzia due progetti, in Maremma e alle Egadi

Grazie al gruppo Co.Ge.Di International, la società di distribuzione proprietaria dei brand Uliveto e Rocchetta, acque della salute, Brio Blu ed Elisir di Rocchetta

   Il Fondo Italiano per la Biodiversità, punto di incontro tra il mondo delle imprese e le aree protette, istituito da Federparchi-Europarc Italia, ha finanziato di recente due progetti, uno nel Parco regionale della Maremma, l’altro nell'area marina protetta Isole Egadi. L'obiettivo del fondo è quello di collaborare con aziende private raccogliendo risorse da destinare poi a piccoli e grandi progetti di salvaguardia della biodiversità nelle aree protette italiane socie di Federparchi. Attraverso contributi, anche  di piccola entità, si possono infatti realizzare progetti importanti per ridurre le minacce di estinzione che gravano oggi su numerose specie, vegetali e animali.   Il Gruppo Co.Ge.Di International, la società di distribuzione proprietaria dei brand Uliveto e Rocchetta, acque della salute, Brio Blu ed Elisir di Rocchetta, è il primo sostenitore del Fondo. E contribuendo alla realizzazione di azioni concrete a favore della tutela della biodiversità, espone adesso, sulle etichette dei prodotti, il logo del Fondo Italiano per la Biodiversità.   Dicevamo: grazie a Federparchi e al Fondo italiano per la Biodiversità, è stato approvato nei giorni scorsi il piano di fattibilità di due progetti, con l'avvio dei lavori. Il primo  riguarda la realizzazione del Progetto “Maremma Social Mapping: il network della biodiversità” nel Parco della Maremma, l'altro il progetto dal titolo “Centro di recupero tartarughe marine dell'Amp Isole Egadi”.   Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi - Europarc Italia spiega: “Il Fondo Italiano per la Biodiversità è nato un anno e mezzo fa per salvaguardare il patrimonio naturalistico del nostro Paese. Il gruppo Co.Ge.Di. International sta facendo da apripista e mi auguro che numerose altre imprese contribuiscano nel tempo alla tutela delle nostre aree protette. Comprendo che la congiuntura economica è sfavorevole ma considerando le continue minacce alla biodiversità invito le aziende ad essere protagoniste attive nella salvaguardia dell’ambiente perché anche attraverso piccoli contributi possiamo insieme realizzare importanti iniziative e aiutare la natura”.

   

Federparchi protagonista alla Giornata sulla contabilità ambientale, organizzata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Università La Sapienza di Roma

   Federparchi ha partecipato giovedì 19 luglio alla Giornata sulla contabilità ambientale, organizzata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Università La Sapienza di Roma all’Orto Botanico della Sapienza (Largo Cristina di Svezia, 24).  Nel contesto della strategia nazionale della biodiversità (2011-2020) si sta definendo infatti un sistema di ‘contabilità ambientale’ nelle aree protette. Dopo una ricognizione integrata e coordinata del patrimonio naturalistico dei parchi nazionali, si è parlato dei risultati conseguiti dai parchi, del loro ruolo, del livello di conservazione e salvaguardia naturale raggiunto negli ultimi anni. E’ evidente il maggiore rispetto e la maggiore qualità che si riscontra nelle aree protette in confronto alle aree non tutelate. Sempre durante l’incontro sono stati illustrati i risultati disponibili, permettendo così di leggere il patrimonio dei parchi come ‘sistema’ e di comprenderne il valore. Sul tema si sono confrontati i principali attori del mondo scientifico, istituzionale e associativo italiano.

   

La mozione di Federparchi sulle servitù militari nelle aree protette

Approvata dal consiglio direttivo il 18 luglio scorso

   Giovedì 18 luglio il consiglio direttivo di Federparchi ha approvato un articolato ordine del giorno sulle servitù militari nelle aree protette. Nella mozione, dopo aver premesso che le Forze Armate svolgono una fondamentale funzione di difesa del Paese e di cooperazione nelle operazioni internazionali di pace in cui sono coinvolte, si affronta il problema dell’uso del territorio
  “La presenza di poligoni addestrativi delle Forze Armate e di servitù militari – secondo Fedrparchi - risulta incompatibile con le finalità delle aree naturali protette nazionali, regionali e provinciali, dei Siti d’Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale (Siti Natura 2000); purtroppo invece  
le esercitazioni, anche a fuoco, delle Forze Armate si svolgono tutt’ora nei territori di aree naturali protette nazionali, regionali e provinciali e nei Siti Natura 2000, determinando impatti e incidenze significativi su habitat naturali e seminaturali, su specie selvatiche animali e vegetali e sui paesaggi”-
   “Per questo motivo – si legge ancora nel documento – Federparchi auspica che il Ministro dell’Ambiente, il Ministro della Difesa e le Regioni interessate dalla presenza di servitù militari e di poligoni addestrativi in aree naturali protette e in Siti Natura 2000 trovino l’intesa per l’affrancamento di queste aree dalle esercitazioni delle Forze Armate, destinando a tale attività territori meno sensibili dal punto di vista ambientale”. Non solo. Si chiede a Governo e Parlamento che la questione dell’affrancamento trovi presto  adeguata soluzione anche in sede legislativa, formulando linee guida nazionali per la loro utilizzazione.
   Si invita infine i legali rappresentanti delle aree naturali protette “ad assumere, negli strumenti di pianificazione territoriale ovvero applicando le vigenti norme di tutela, ogni iniziativa utile affinché, nell’alveo del diritto e della legittimità degli atti, le esercitazioni militari programmate nel corso di quest’anno vengano sospese e si aprano, immediatamente, tavoli di confronto con i Comitati Misti Paritetici Regione-Forze Armate finalizzati all’individuazione di soluzioni localizzative dei poligoni addestrativi e delle altre servitù militari alternative rispetto alle aree naturali protette ed ai Siti Natura 2000”. Al tempo stesso si chiede alle Regioni “di disciplinare in modo chiaro e rigoroso la presenza dei poligoni addestrativi e delle servitù militari nel proprio territorio utilizzando in primo luogo gli strumenti di pianificazione paesaggistica e la regolamentazione di tutela dei Siti Natura 2000, non lasciando spazio ad interpretazioni che possano vanificare gli sforzi per raggiungere l’obiettivo dell’affrancamento dei territori sottoposti a specifici regimi di tutela ambientale e paesaggistica dalla presenza di poligoni addestrativi della Forze Armate e di servitù militari”.
   Il giorno successivo, venerdì 19 luglio, questo argomento è stato affrontato al festival Up, in Puglia, organizzato dal Parco nazionale dell'Alta Murgia, dal presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, dal ‘padrone di casa’, il presidente del Parco nazionale dell’Alta Murgia Cesare Veronico, dal direttore del parco regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli Andrea Gennai e dal direttore del Parco nazionale Gran Sasso Laga Marcello Maranella, oltre alle rappresentanze delle associazioni ambientaliste.  

   

Parchi di Liguria, alla fine una scelta di buonsenso.

di Dario Franchello

  Era verso la fine del dicembre 2012 e la Giunta regionale ligure, seguendo una procedura assolutamente veloce, con esclusione di qualsiasi forma di consultazione, inviava al Consiglio regionale che approvava con procedura di urgenza, la legge regionale n. 48 del 20/12/2012  che, ai commi 6 e 7 dell’art. 9, recitava: “ A far data dal 30 settembre 2013 è istituito l’Ente Parchi Liguri e gli enti di gestione delle aree protette istituite con la legge regionale 22 febbraio 1995, n° 12 (Riordino delle aree protette) sono trasformati nelle seguenti sezioni territoriali: a) Montemarcello-Magra, b) Portofino, c) Aveto, d) Antola, e) Beigua, f) Alpi Liguri”.
Fu, in una serie  concitata di incontri e riunioni e con un misto di stupore e di incredulità, che i presidenti e i direttori dei parchi regionali liguri chiesero all’assessore all’ambiente Renata Briano di fornire le motivazioni di una scelta tanto drastica e la risposta fu che si era trattato di un’imposizione derivante dalla spending review: era stato necessario procedere immediatamente o a un taglio del 20% sui finanziamenti ordinari o all’accorpamento. Tra la scelta di un taglio pesante che avrebbe minato irrimediabilmente le strutture già fragili dei parchi regionali, l’accorpamento in un ente unico era parsa la scelta obbligata. Aggiungeva inoltre l’assessore che da parte sua era stata una scelta subìta ma non condivisa. Anche i presidenti e i direttori dei sei parchi regionali non si trovavano assolutamente d’accordo su una siffatta interpretazione dei risparmi di spesa richiesti dalla legge nazionale.
Un’accorata lettera al presidente della Regione Liguria non ottenne alcun effetto e pertanto fu giocoforza aprire quel dibattito che era mancato al consiglio regionale nella fase di approvazione della legge e furono appunto i parchi, sostenuti dall’assessore Renata Briano, ad aprirlo.
Il primo confronto fu organizzato con il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri il quale denunciò con assoluta chiarezza l’errore che la Regione Liguria aveva commesso nell’applicare ai parchi e in tali termini, le norme della spending review e aggiunse anche, con altrettanta inequivocabile chiarezza, che la Liguria era stata l’unica regione italiana a procedere nella direzione dell’accorpamento degli enti. Portò l’esempio delle regioni, come il Piemonte o l’Emilia Romagna che avevano rivisto le loro legislazioni prevedendo accorpamenti di piccoli parchi in macroaree, ma non mancò di sottolineare che le suddette Regioni avevano proceduto in tale direzione per propria scelta politica e non per adeguarsi ad altra norma. Con altrettanta forza chiese la revoca della norma legislativa che prevedeva l’istituzione dell’Ente Parchi Liguri, senza, tuttavia, ottenere alcun riscontro positivo da parte dell’amministrazione regionale.
Sulla strada intrapresa del confronto con le strutture regionali ogni possibile soluzione positiva pareva preclusa, pertanto non rimaneva che verificare se il lavoro svolto dai parchi nei 12 anni dall’approvazione dei piani, aveva lasciato tracce sui territori. Occorreva accettare la sfida della verifica per capire se tanti anni di progetti di tutela attiva dell’ambiente, di scoperta e messa in valore della straordinaria bio e geo diversità, di apertura di centri visita, di punti informativi, di manutenzione dei sentieri, di turismo e sport all’aria aperta, di educazione ambientale, avevano fatto nascere nella gente dei parchi un nuovo senso di appartenenza e una volontà di difendere il territorio del parco come bene comune.
Eravamo tutti ben consapevoli che non era poi così lontano quell’anno 1997 in cui le amministrazioni comunali, chiamate a decidere se aderire ai parchi regionali o rimanerne fuori, erano state attraversate da laceranti contraddizioni e in qualche caso avevano scelto per l’estraniarsene. Tuttavia occorreva affrontare la verifica e sottoporre la scelta della Regione Liguria di trasformare i parchi in sezioni staccate di un ente regionale, al vaglio di un giudizio ampio e diffuso che andasse ben oltre il modesto recinto della Giunta regionale.
Si pensò dunque quali dovessero essere i soggetti pubblici e privati, portatori di interessi diffusi, da chiamare ad esprimersi su un tema così importante e in alcuni incontri preparatori del coordinamento della Liguria, si giunse ad abbozzare un documento da inviare ai presidenti delle Comunità dei parchi, ai Sindaci dei comuni dei parchi e alle associazioni ambientalistiche ed escursionistiche.
Tale documento firmato dai sei presidenti dei parchi naturali regionali, delle Alpi Liguri, dell’Antola, dell’Aveto, del Beigua, di Portofino e di Montemarcello Magra, nonché sottoscritto dal presidente nazionale di Federparchi, fu inviato ai presidenti delle Comunità dei parchi affinché lo trasmettessero, con adeguata opera di sensibilizzazione, ai sindaci e da questi ai consigli comunali. Esso riportava le seguenti riflessioni:
“Ognuno di noi, sia chi ha seguito le vicende dei parchi fin dalla prima istituzione nell’ormai lontano 1996, sia chi si è avvicinato in tempi successivi al mondo e alle problematiche delle aree protette della Liguria,  ha fatto tesoro di alcuni punti fermi che unanimemente sono ritenuti fondamentali, acquisiti e irrinunciabili:
1.    i parchi regionali della Liguria sono stati istituiti dopo un lungo, complesso, ma produttivo dibattito (a volte anche molto duro) a livello locale, che ne ha affermato il concetto di Enti per la tutela attiva dei territori;
2.    i parchi regionali della Liguria non sono dei carrozzoni burocratici, ma rappresentano, al contrario, delle strutture snelle e operative al servizio dei territori, dei comuni e dell’economia locale;
3.    i parchi regionali della Liguria hanno dimostrato di saper svolgere la loro duplice funzione di conoscenza-tutela-divulgazione, unitamente alla capacità di sviluppo delle attività economiche, con l’attrazione sul territorio risorse altrimenti non disponibili (in questa azione hanno altresì dimostrato di saper moltiplicare per 3 e a volte anche per 5, le risorse in conto capitale messe a disposizione dall’Unione Europea, dallo Stato Nazionale e dalla Regione Liguria);
4.    i parchi regionali della Liguria hanno svolto un’azione culturale di fondamentale importanza nel rendere via via più consapevoli le popolazioni locali del valore ambientale, paesaggistico e culturale dei propri territori di appartenenza attraverso il sapere diffuso nelle scuole e tra la popolazione;
5.    il legame stabilitosi tra l’Ente parco e il proprio territorio è fondamentale nel mantenere viva ed efficace la funzione di conoscenza, di presidio, protezione e sviluppo durevole.

Viceversa riteniamo che la legge regionale n.  48 del 20.12.2012  che recita: “ A far data dal 30 settembre 2013 è istituito l’Ente Parchi Liguri e gli enti di gestione delle aree protette istituite con la legge regionale 22 febbraio 1995, n° 12 (Riordino delle aree protette) sono trasformati nelle seguenti sezioni territoriali: a) Montemarcello-Magra, b) Portofino, c) Aveto, d) Antola, e) Beigua, f) Alpi Liguri” porti in tutt’altra direzione.
E’ opinione comune e condivisa tra tutti coloro che conoscono i parchi regionali della Liguria che l’Ente Parchi Liguri rappresenti un’inversione di tendenza, un accentramento delle funzioni e una diminuzione della responsabilità, una perdita di autonomia dei territori.  Questa purtroppo oggi è la situazione nonostante la Regione Liguria fin dal 1995 e negli anni successivi della redazione e approvazione dei piani dei parchi sia partita bene, con piccoli parchi all’avanguardia che hanno saputo svolgere un lavoro capillare di composizione dei conflitti sul territorio che dura tuttora. Il risultato è che oggi non c’è più nessuno a livello locale, né associazioni per l’ambiente o venatorie o categorie professionali, che temano l’azione di vincolo passivo dei parchi: tutti ne invocano la presenza competente. Tuttavia la legge regionale 40/2012 porta esattamente nella direzione di allentamento della responsabilità rispetto ai territori.
Vogliamo ancora dedicare alcune osservazioni alle motivazioni che hanno indotto la Giunta regionale a procedere in tale direzione: la motivazione principale che ci è stata fornita dall’assessore Renata Briano è stato l’adeguamento alle norme in materia di spending review, motivazione che, per affermazione della stessa Assessore è caduta in sede di conferenza Stato Regioni in cui è stato appurato che i parchi, in questo caso, non sono soggetti a spending review e che nessun’altra regione italiana ha addotto tale motivo per modificare l’assetto dei propri parchi. Se rimane, come siamo convinti che rimanga, una seria motivazione di comprimere le spese ancora comprimibili, il sistema dei parchi ha dichiarato la propria disponibilità e con il supporto tecnico di Federparchi, è ben disponibile a realizzare ogni economia possibile. Occorre anche aggiungere che i sei parchi regionali hanno già provveduto a redigere un sistema di bilanci di sostenibilità di facile lettura per i cittadini. Ci preme solo riprendere la raccomandazione che il presidente nazionale di Federparchi Giampiero Sammuri non si stanca mai di rivolgere ai pubblici amministratori: “I denari utilizzati per una corretta gestione ambientale non sono una spesa, ma un investimento!”
Crediamo infine che, nella situazione attuale, siate proprio voi sei presidenti delle Comunità dei parchi, meglio se sostenuti e accompagnati da un buon numero di sindaci, le persone che più di ogni altro possono rappresentare le legittime istanze dei territori dei parchi.”
Ricevuta siffatta sollecitazione, la comunità del parco del Beigua, riunitasi nella seduta del 19 dicembre 2012 fu la prima ad approvare un proprio documento che ribadiva l’assoluta contrarietà all’istituzione dell’Ente Parchi Liguri, sottolineava la necessità di garantire il ruolo di presidio e di agenzia per lo sviluppo locale garantito dalla presenza dell’ente parco in un territorio posto sotto l’egida dell’UNESCO e individuato come distretto della qualità e dell’eccellenza ambientale. Contestualmente la Comunità assunse la decisione di trasmettere tale documento, con l’invito di farlo proprio e portarlo in discussione nei consigli comunali, ai 10 Sindaci del parco che lo condivisero e non esitarono ad adoperarsi in tal senso. Anche da parte delle altre 5 Comunità seguirono analoghi documenti di rifiuto della scelta dell’ente unico regionale accompagnati dalla presa di posizione netta di ben 54, la quasi totalità, dei consigli dei comuni dei parchi della Liguria. Ognuno dei Consigli e ognuna della Comunità dei parchi si trovarono  ben presto al centro di un vaso movimento che ha finito per mettere in moto incontri, dibattiti e convegni sul, finalmente riscoperto, ruolo dei parchi nel sistema economico della Liguria.
Un ruolo assolutamente importante, unitario e qualificato fu espresso dal mondo delle associazioni ambientalistiche e dell’escursionismo che, non solo hanno approvato documenti analoghi a quelli degli enti locali, ma si sono anche autonomamente rivolte al mondo vasto dei loro iscritti e dei cittadini con prese pubbliche di posizione, con interviste, conferenze  e confronti.
Per correttezza li elenco in ordine alfabetico: Club Alpino Liguria (CAI), Federazione Italiana escursionismo (FIE), Italia nostra, Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), Legambiente, World Wide Fund for Nature (WWF).
E’ stato a quel punto della vicenda che l’assessore Renata Briano, sostenuta da un movimento così ampio, unitario e probabilmente inaspettato, è infine riuscita ad ottenere che la giunta regionale ritornasse a discutere della tanto contestata legge, regionale n. 48 del 20.12.2012. A questo punto risultò che anche il consiglio regionale era attraversato da dubbi che nell’approvazione della legge non aveva avuto modo e forse tempo, di porsi. Il consigliere di minoranza Aldo Siri avanzava un’interrogazione a risposta immediata al Presidente della Giunta e all’Assessore competente per conoscere: se intenda ascoltare le competenti osservazioni provenienti dalle componenti del mondo civile e politico dei territori coinvolti dalla prevista riorganizzazione ed avviare un doveroso percorso di confronto con tutti i soggetti interessati per valutare l’opportunità di abrogare i commi 6 e 7 dell’art.9 della L.R. 20 dicembre 2012, n°48.
Ma anche nel PD, partito di maggioranza, l’argomento veniva affrontato in termini nuovi: il consigliere neoeletto Antonino Oliveri si faceva portatore di un’approfondita riflessione all’interno del gruppo consigliare sul tema dei parchi, dell’operato degli enti e della necessità di saper valutare e rispettare il radicamento territoriale che gli stessi hanno saputo conseguire.

Finalmente, ai primi di maggio 2013, l’assessore Briano otteneva dalla giunta l’assenso per la costituzione di un gruppo di lavoro tecnico costituito da quattro rappresentanti dei diversi dipartimenti regionali competenti in materia e da tre direttori in rappresentanza dei sei Enti Parco regionali.
Il gruppo di lavoro aveva il compito di esaminare la legge regionale 12/95, e proporre alcune modifiche per favorire una maggiore snellezza nell’azione dei parchi, in modo da ottimizzare al meglio le risorse di cui dispongono in modo che possano concorrere, pur nella loro specificità, agli obiettivi di contenimento della spesa regionale.
Il documento licenziato nel mese di giugno dal gruppo di lavoro veniva approvato dalla giunta regionale con i seguenti obiettivi: “In particolare gli enti parco, al fine dell’armonizzazione dei sistemi contabili, danno avvio alla sperimentazione del nuovo sistema di tipo economico patrimoniale, sulla base di un regime di controlli messo appunto con l’occasione. Vengono quindi ridefiniti alcuni aspetti circa il controllo regionale sugli atti di bilancio e viene modificato il soggetto preposto al controllo gestionale finanziario degli enti parco. Infine sono specificati gli obiettivi assegnati agli enti parco regionali affinché anch’essi concorrano, nei limiti della loro consistenza e tenuto conto della delicatezza e della rilevanza delle funzioni ad essi attribuite, ai predetti obiettivi generali di risparmio. Le modifiche toccano la disciplina del collegio dei revisori del conto e tengono conto dei risparmi già effettuati negli anni 2010/2011, anche in ragione della riduzione dei consigli a 5 membri.
In stretta analogia con quanto avvenuto per gli enti parco nazionali le cui dotazioni organiche sono state ridotte per effetto del decreto del presidente del consiglio dei ministri 323/01/2013 in attuazione del d.l. 95/2012 si prevede una riduzione del 20% delle attuali dotazioni organiche degli enti parco. In definitiva, al posto di un semplice taglio lineare o di un accorpamento forzoso di enti i cui territori sono distribuiti dall’estremo ponente all’estremo levante della regione Liguria, le disposizioni a commento sono volte a garantire una riduzione dei costi, preservando al contempo la capacità operativa degli enti parco affinché possano svolgere le importanti funzioni ad essi attribuite.”

Nei tempi in cui il gruppo di lavoro portava a conclusione il proprio documento da proporre all’approvazione della Giunta, interveniva, come iniziativa del tutto inattesa, la proposta di legge presentata dal consigliere di minoranza Edoardo Rixi che prevedeva l’abolizione dei commi 6 e 7 dell’art.9 della legge regionale n.  48 del 20.12.2012. L’iniziativa di Edoardo Rixi, consigliere della Lega Nord nonché rappresentante  del gruppo Amici della Montagna aveva l’indiscusso pregio di rompere gli scemi rigidi degli schieramenti politici e di anteporre ad ogni altra considerazione le motivazioni e le necessità dei territori dei parchi. Per questo motivo, ritengo, la proposta di legge ha avuto successo, è stata approvata in commissione consigliare e successivamente firmata dalla totalità dei gruppi presenti in consiglio regionale.
Il 15 luglio la stessa legge Rixi viene portata all’approvazione del consiglio regionale della Liguria che l’approva con l’unanimità dei voti.
Il comunicato stampa emesso della Regione Liguria è sufficiente a dare il senso dell’unitarietà di intenti con la quale la stessa ha saputo porre rimedio ad una scelta che si era dimostrata non condivisa dalle popolazioni dei territori interessati: all'unanimità è stata approvata la proposta di legge 283 di Edoardo  Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), Aldo Siri (Liste Civiche per Biasotti Presidente), Alessandro Benzi (Federazione della Sinistra), Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto-Riformisti Italiani), Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva), Giacomo Conti (Federazione della Sinistra), Antonio Oliveri (Partito Democratico), Stefano Quaini (Sinistra Ecologia e Libertà) e Maruska Piredda (Di Pietro-Italia dei Valori) che modifica alcune leggi regionali. Il testo normativo, successivamente, è stata sottoscritto anche da Valter Giuseppe Ferrando, Giuseppe Maggioni, Giancarlo Manti (Partito Democratico),  Gino Garibaldi, Alessio Saso e Luigi Morgillo (Popolo della Libertà), Marco Limoncini (Unione di Centro). Approvato un emendamento proposto dalla Giunta.
Il nuovo provvedimento evita la trasformazione degli attuali enti parco regionali (Montemarcello-Magra, Portofino, Aveto, Antola, Beigua, Alpi Liguri) in altrettante sezioni territoriali dell'unico Ente parchi liguri, operata dalla legge regionale 48 del 2012, che decorrerebbe dal 30 settembre 2013, in attuazione della normativa nazionale in materia di "spending review". In accordo con la Giunta, la proposta consiliare apporta, inoltre, alcune modifiche alla legge regionale 12 del 1995 in tema di Aree naturali protette e ad altre disposizioni della normativa regionale che a vario titolo riguardano gli enti parco: scopo delle modifiche è favorire una maggiore snellezza nell'azione di questi enti e ottimizzare le risorse, concorrendo agli obiettivi di contenimento della spesa regionale. L'iniziativa legislativa nasce dalle incertezze relative all'inclusione degli enti parco nel novero degli enti assoggettabili alla normativa nazionale e dall'intenzione di evitare aggravi di disservizi in caso di accorpamento degli enti e, di conseguenza, di funzioni oggi svolte a livello locale, in assenza di un significativo risparmio di risorse pubbliche. Per raggiungere, comunque, gli obiettivi generali di risparmio viene imposta entro il 30 settembre 2013, l'individuazione di forme di razionalizzazione della spesa per conseguire l'obiettivo prefissato per gli enti parco: è stato previsto un nuovo sistema in cui vengono ridefiniti alcuni aspetti del controllo regionale sugli atti di bilancio.

Credo che si possa concludere che alla fine ha vinto in buonsenso, che il 15 luglio 2013 il mondo dei parchi della Liguria è tornato a respirare l’aria dei territori, della protezione dell’ambiente tagliata come un abito su misura, del rapporto con le popolazioni costruito passo dopo passo e del consenso ottenuto con l’impegno costante e con la modestia di coloro che sanno di dover operare una difficile sintesi tra le esigenze del lavoro, delle tradizioni e dell’innovazione, con le necessità imprescindibili della conservazione della natura.

* Dario Franchello è presidente del parco naturale regionale del Beigua, responsabile del coordinamento ligure e onsigliere nazionale di Federparchi

Dario Franchello
Dario Franchello
   

Nomine dei presidenti, fatti nuovi e considerazioni vecchie

L'obiettivo "zero commissariamenti" è molto vicino. Efficace la concertazione e rapide le intese tra Ministero e Regioni

   Non mi sembra ridondante né fuori luogo tornare nuovamente sulla questione delle nomine dei presidenti dei parchi nazionali, anche perché ci sono fatti nuovi (e considerazioni vecchie) da approfondire e su cui riflettere. Recentemente sono stati nominati altri presidenti: Luca Santini al vertice del Parco nazionale  delle Foreste Casentinesi, Giuseppe Bombino al Parco dell'Aspromonte e Oliviero Olivieri  che da commissario è diventato presidente del parco nazionale dei monti Sibillini. 

 La prima considerazione è che la dibattuta e controversa intesa tra Ministero dell'Ambiente e Regioni regge e non determina più tempi infiniti per le nomine con conseguenti commissariamenti che duravano anni, talvolta con annessi contenziosi amministrativi.  

 Le nomine degli ultimi anni sono avvenute con fluidità e oggi rimangono solo due parchi commissariati: il Circeo ed il parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Negli ultimi due casi il ritardo è legato anche alle recenti elezioni regionali che hanno interessato Lazio e Molise; mi sento comunque di esortare Ministero e Regioni a procedere celermente per raggiungere l'obiettivo "zero commissariamenti” per i parchi nazionali, impensabile fino a pochi anni fa. 

   Mi piace inoltre credere che dietro i buoni risultati ottenuti nelle intese ci sia, sì, un reciproco rispetto istituzionale stato-regioni, ma anche scelte qualitative di persone che favoriscono l'intesa. Si, perché e questa la cosa più importante. Anni di lavoro in Federparchi con la conoscenza di decine di presidenti di parchi, nazionali o regionali, mi portano a dire che le scelte giuste trovano consensi larghi e trasversali e alla prova dei fatti si rilevano le migliori.     Parlando nello specifico, nei primi mesi dell'anno  sulla possibile nomina di Santini a presidente del parco delle Foreste Casentinesi ci sono state posizioni diverse: da una parte le istituzioni locali (comuni e provincie) e le regioni interessate (Emilia-Romagna e Toscana) unanimi nella condivisione e nel sostegno, dall'altra alcune associazioni ambientaliste e singole persone fortemente contrarie per il fatto che Santini era un sindaco e un cacciatore. La cosa mi ha incuriosito a tal punto che sono andato appositamente a conoscerlo. Mi ero già espresso in precedenza scrivendo che, a mio giudizio, l'avere fatto l'amministratore locale era un punto a favore per fare il presidente di parco e che avevo conosciuto ottimi presidenti o direttori di parco in Italia o all'estero che erano anche cacciatori. L'approfondimento della conoscenza diretta ha fugato ogni mio possibile dubbio sulla qualità della persona. Quello che trovo singolare è che, a quattro mesi dalla nomina di Santini come commissario con le funzioni di presidente (21 marzo), ci sia chi  continua a parlare di disastri che potrebbe compiere, invece di dare un giudizio sull'attività svolta. Personalmente non ho ricevuto né visto critiche sulla stampa, anzi solo consensi.  

   Il professor Bombino, nominato presidente dell'Aspromonte, non lo conosco personalmente, ma ho letto il consistente curriculum dal punto di vista accademico e ho avuto con lui una cordiale conversazione telefonica di benvenuto nel mondo dei parchi. In più dalla stampa ho visto una condivisione da parte degli enti locali.   Il professor Olivieri invece lo conosco da oltre trent'anni, da quando eravamo entrambi giovani ricercatori. Oltre ad essere un validissimo ricercatore e docente, stiamo parlando di un veterinario "di campo",  a contatto con i territori  e con chi ha rapporti con la fauna selvatica e domestica. Sa dialogare proficuamente tanto  con il collega di un università inglese, quanto con l'allevatore umbro.  

   Voglio infine sottolineare l'innovazione introdotta dalla Commissione Ambiente della Camera, proprio con Olivieri: oltre ad esaminare il curriculum, è stata svolta  un’audizione con l'interessato. Una formula che condivido. Forse è anche per questo motivo che poi è stato dato un parere favorevole all'unanimità…                                                                     

                                   Giampiero Sammuri (presidente di Federparchi) 

   
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