Newsletter di Federparchi
 Ottobre 2013
Foto Primo Piano Editoriale

"Ecco quali istanze abbiamo portato avanti nell'audizione in Senato del 17 ottobre"

    Giovedì’ 17 ottobre c’è stato l’esame congiunto dei decreti legge n° 119, n° 1004 e n° 1034 in materia di aree protette presso la Commissione ‘Territorio, ambiente e beni ambientali’ del Senato. Il sottoscritto e il vicepresidente Salvatore Sanna siamo stati ricevuti dal presidente Giuseppe Marinello. Da ormai tre anni, come sapete, Federparchi è impegnata in questa partita: l’iniziativa parlamentare per l'aggiornamento della legge 394.     I 22 anni trascorsi hanno permesso di valutare alcuni aspetti da migliorare e alcune cose che non hanno funzionato, anche in modo macroscopico. Il tutto considerando che la legge 394, nel suo impianto, è stata e rimane tuttora, un’ottima legge, che viene anche studiata e approfondita a livello internazionale.   Anche per...Leggi tutto

Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

Passaggio di consegne al vertice dell'Ente Parco dei Nebrodi

Il dottor Giuseppe Antoci (nuovo presidente) avvicenda il commissario Rosario Vilardo. Congratulazioni e ringraziamenti da parte di Federparchi

  Nella sede dell’Ente Parco regionale dei Nebrodi, a Sant’Agata Militello, si è svolto il passaggio di consegne tra il commissario straordinario, l’architetto Rosario Vilardo e il nuovo presidente del Parco, il dottor Giuseppe Antoci, nominato dai vertici della Regione Sicilia. Nell’occasione Vilardo ha tracciato un resoconto dell’ultimo anno di commissariamento e ha espresso gli auguri di buon lavoro al nuovo presidente, che rimarrà in carica per i prossimi cinque anni. Il presidente Antoci ha invece approfittato dell’incontro per illustrare le linee guida della sua presidenza e per salutare il personale al quale ha chiesto il massimo impegno.
   Il passaggio del testimone viene salutato con soddisfazione anche da Federparchi. Il presidente Giampiero Sammuri si congratula con il dottor Antoci, augurandole buon lavoro e ringrazia l’ex commissario Vilardo per il lavoro svolto nel ruolo di commissario.  

Il neopresidente dei Nebrodi Antoci
Il neopresidente dei Nebrodi Antoci
   

I parchi come luoghi di incontro tra green economy e green society

A Palermo, il 30 ottobre, secondo incontro preparatorio alla Conferenza nazionale "La Natura dell'Italia. Biodiversità e aree protette: la Green Economy per il rilancio del Paese"

   Un altro evento promosso da Ministero dell’Ambiente, Federparchi, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Unioncamere. Mercoledì 30 ottobre a Palermo – nella sala Lanza dell’orto botanico dell’Università, in via Lincoln - è in programma il secondo appuntamento preparatorio alla Conferenza nazionale "La Natura dell'Italia. Biodiversità e aree protette: la Green Economy per il rilancio del Paese", prevista a Roma nell’Aula magna dell’Università La Sapienza il prossimo 11 e 12 dicembre. Il convegno avrà come tema “I parchi come luoghi di intreccio tra green economy e green society”. Il programma dettagliato è in fase di perfezionamento. I lavori prenderanno il via con i saluti delle istituzioni locali e della dottoressa Maria Carmela Giarratano, della Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente.
    Dopo le relazioni introduttive del presidente di Federparchi Europarc Italia Giampiero Sammuri (che illustrerà gli obiettivi dell’incontro), di Stefano Leoni (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e di  Ivanhoe Lo Bello (vicepresidente di Unioncamere), si passerà agli interventi tecnici. Da quelli dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste ai contributi del Centro Studi Unioncamere (ospite Domenico Mauriello) e di Aaster (Aldo Bonomi). Verranno quindi approfondite altre tematiche, per esempio le esperienze d’impresa nelle aree protette, con un confronto tra coloro che hanno puntato sulla terra, sul mare e sul turismo. Le conclusioni, previste intorno alle 17, sono state affidate al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Nei prossimi giorni Federparchi renderà note le modalità per partecipare e registrarsi.

L'orto botanico di Palermo, dove si svolgerà l'evento
L'orto botanico di Palermo, dove si svolgerà l'evento
   

Due volumi per promuovere i sentieri delle Prealpi Giulie e la vita dell’avifauna nella valle del Rio Posada, nell'istituendo parco di Tepilora

    Stanno per uscire due pubblicazioni in cui è stata coinvolta Federparchi – Europarc Italia.  Il primo è un volume edito dal parco transfrontaliero delle Prealpi Giulie, esempio di buona collaborazione tra un Parco e un’azienda italiana, nel caso specifico la Snam, leader nell’approvvigionamento energetico nel nostro Paese. Si tratta di un libro-guida sui sentieri sostenibili del comprensorio delle Prealpi Giulie, che  corona le buone relazioni con il mondo economico locale e rappresenta quindi il modello di una convivenza possibile tra infrastrutture, recupero del paesaggio originale, cura dell’ambiente e degli ecosistemi. Fa piacere, nel caso specifico,  scoprire che anche in operazioni che nulla apparentemente hanno a che fare con i parchi (anzi, sembrano in contrasto), c’è invece chi si ricorda del valore dell’ambiente e della biodiversità, in un’ottica che non è solo di ripristino delle condizioni originarie ma, là dove è possibile, anche di miglioramento delle condizioni di partenza.
  L’altro volume, anch’esso con prefazione del presidente Giampiero Sammuri, è firmato dal fotografo nuorese Domenico Ruiu e racconta, attraverso splendide fotografie, la vita dell’avifauna e le tematiche ambientali della valle del Rio Posada. Le immagini che seguono documentano la spettacolarità di ecosistemi che finalmente, dopo anni di battaglie, potranno trovare la necessaria tutela nell’istituendo parco regionale di Tepilora, un territorio di circa 6.500 ettari, con oasi di protezione faunistica e foreste meravigliose. E proprio qui Ruiu si è cimentato, con la sua attrezzatura, nel riprendere le creature che vivono e nidificano in fiumi e stagni: aironi, fenicotteri, garzette, polli sultano, falchi di palude e coloratissimi germani reali. Tutti ripresi nei loro habitat. Le foto di Ruiu promuovono il territorio meglio di qualsiasi parola; come un biglietto da visita fanno conoscere al grande pubblico la vita quotidiana del delta fluviale del Rio Posada, rendono davvero l’idea della qualità di un comprensorio che la Regione autonoma Sardegna e i Comuni di Bitti, Torpè, Lodè e Posada vogliono a ogni costo preservare e valorizzare. Non a caso il litorale di Posada è stato appena eletto da Legambiente spiaggia più bella e pulita d’Italia.

La copertina della pubblicazione firmata da Domenico Ruiu
La copertina della pubblicazione firmata da Domenico Ruiu
   

Il Ministero lancia la prima conferenza su biodiversità e sviluppo - 11-12 dicembre a Roma

Con la collaborazione di Federparchi, Unioncamere e Fondazione per lo sviluppo sostenibile

    Il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ha convocato la conferenza nazionale dal titolo “La natura dell'Italia. Biodiversità e aree protette: la green economy per il rilancio del Paese”. Oggi, nel corso di una conferenza stampa, a Roma, presso la sede del Ministero, sono stati fissati data e programma. Si svolgerà l’11 e 12 dicembre nell'aula magna dell'università La Sapienza. La conferenza sarà un momento di confronto nazionale tra istituzioni, esperti e operatori; un’iniziativa inserita nel quadro della cosiddetta ‘Strategia nazionale per la biodiversità’ e della ‘Strategia europea per biodiversità verso il 2020”. Si parlerà quindi di politiche già in vigore in Italia e in Europa e delle future azioni da realizzare per valorizzare la appunto la biodiversità.

   L’evento è organizzata con la collaborazione di Unioncamere, Federparchi e Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Due i temi portanti: le aree protette e la green economy. Le prime intese come strumento fondamentale per le strategie di conservazione e valorizzazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici e come fondamento delle infrastrutture verdi dell'Unione europea. La green economy considerata invece come modello di sviluppo economico in grado di coniugare la conservazione dell'ambiente con la crescita sostenibile e il benessere della collettività.
   Nel corso della conferenza stampa il presidente di Federparchi – Europarc Italia Giampiero Sammuri ha voluto porre l'attenzione sulla necessità di considerare non solo il valore etico dei parchi e delle riserve, ma anche quello economico. “Le 57mila specie animali e le 5600 specie vegetali, 600 delle quali endemiche del nostro Paese - ha spiegato - sono un enorme patrimonio che può avere gli sbocchi e gli impieghi più  disparati. Basti pensare che la maggior parte dei medicinali di sintesi hanno base naturale e che la quota maggiore di risorse idriche potabili nazionali sono custodite proprio nei parchi. La quantità di risorse naturali e la loro varietà - ha concluso Sammuri - ci consentirebbero di avviare un nuovo modello di sviluppo con molte meno difficoltà rispetto a paesi meno ricchi da questo punto di vista”.
   "Le aree protette – ha concluso il ministro Orlando - rappresentano non solo uno degli strumenti fondamentali per le strategie di conservazione della biodiversità ma un nuovo modello di sviluppo per il conseguimento del benessere sociale e di opportunità di sviluppo locale durevole e sostenibile. E al di là delle contingenze politiche il percorso che stiamo tracciando assicura un binario solido per lo sviluppo. Anche le misure che stiamo prendendo in altri campi, come la legge per ridurre il consumo del suolo, quella per vietare le coltivazioni ogm, quella per abbattere gli abusi edilizi in aree a rischio idrogeologico, fanno parte di questo progetto per valorizzare le risorse più importanti del paese, quelle che possono dare una spinta decisiva per l’uscita dalla crisi”.

Il ministro Orlando
Il ministro Orlando
   

Ancora il presidente Giampiero Sammuri su DDL riforma 394 - Il capitolo caccia nei parchi

Il presidente di Federparchi-Europarc Italia Giampiero Sammuri accoglie la disponibilità a un confronto di merito sulle modifiche alla 394 manifestato dall'associazione nazionale personale aree protette e dall’Aigap, l’associazione Italiana guardie dei parchi e delle aree protette.    Ecco come risponde Sammuri alle considerazioni e alle preoccupazioni manifestate dopo il voto del Senato sulla procedura di urgenza riguardo alla legge di riforma                                               

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“Devo in premessa fare una precisazione – attacca Sammuri - riguardo alla approvazione della procedura d'urgenza da parte del Senato. Per dirla in parole semplici il Senato si occupa velocemente dell'argomento, ma non è vero che non possono essere presentati emendamenti. Quindi il testo può essere modificato, anche in maniera consistente, prima di essere approvato. Va da sé che dopo l’iter in Senato il decreto verrà trasferito alla Camera (dove può essere ulteriormente modificato) prima di tranisitare nuovamente al Senato. Quindi tempi e modi per discutere e modificare esistono; stiamo parlando di diversi mesi come minimo.    Per Federparchi il fatto che il parlamento – pur sotto pressione per la situazione economica e  quant'altro –  senta il bisogno di occuparsi velocemente di parchi è una cosa positiva. Poi c'è un problema di contenuti sui quali ovviamente la discussione è aperta. Come già spiegato in più occasioni Federparchi condivide alcune cose (molte) ed altre no (poche) ed è vero che su alcune di quelle che non condivide Federparchi non ha avuto la forza per farle modificare. Questo è dipeso, a mio giudizio, anche dal fatto che il mondo che è molto interessato ai parchi non si è presentato compatto a chiedere certe modifiche. Qualcuno ha pensato, legittimamente, di rifiutare la modifica in quanto tale e di non associarsi a noi o ad altri almeno per sostenere quei cambiamenti  che potevano essere condivisi.

   In ogni caso propongo lo stesso metodo che abbiamo utilizzato nel proficuo incontro con Aidap, esaminando punto per punto i contenuti del disegno di legge. In quell'occasione abbiamo prima cercato di capire se li condividevamo, poi di come erano stati trasferiti nella norma, infine se quest'ultima era coerente con i nostri obiettivi e se era scritta bene. Ovviamente non posso, per motivi di spazio, trattare tutti i temi sollevati dalle due associazioni e del tema delle royalties ne ho già scritto recentemente. Quindi parlerò di un altro articolo controverso quello sulla gestione faunistica, sempre partendo prima dai contenuti”.

CACCIA NEI PARCHI NAZIONALI

   Nella stesura attuale della legge 394 non è scritto espressamente che nei parchi nazionali la caccia è vietata; è scritto invece nella 157/92 (più nota come legge sulla caccia). Ci si potrebbe arrivare per via induttiva per il fatto che nei parchi nazionali sono vietati l'abbattimento e la cattura della fauna (art 11 comma 3 lettera a). Però lo stesso articolo al comma successivo dice che a questo divieto si può derogare tramite il regolamento che  …prevede eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall'Ente parco....".
   In buona sintesi oggi - ai sensi della 394 - nei parchi nazionali non si può uccidere animali, ma a questo si può derogare per fare prelievi faunistici e abbattimenti selettivi e per ricomporre squilibri ecologici che accerta l'Ente parco. E’ chiaro che gli squilibri ecologici sono facili da accertare, soprattutto quando si parla di cinghiale. Inoltre ribadisco che il contenimento lo decide il parco, senza altri controlli o pareri.
   Ricapitolando: ad oggi, nella ‘vecchia’ 394, non vi è scritto espressamente che la caccia nei parchi nazionali è vietata. Sono previsti invece "prelievi faunistici e abbattimenti selettivi", termini usati in campo venatorio specialmente nella cosiddetta caccia di selezione agli ungulati. Non a caso, nella passata legislatura, la tanto discussa proposta Orsi di modifica della legge sulla caccia, recitava che per ricomporre "squilibri ecologici" nei parchi, senza modificare la 394, si poteva, per esempio, cacciare il cinghiale.
  Domando quindi: nei parchi nazionali italiani vogliamo un divieto di caccia senza deroghe? E soprattutto è scritto bene tutto questo nel DDL? Secondo noi si, ma è interessante capire se prima siamo d'accordo con il contenuto.

CACCIA NEI PARCHI REGIONALI

   Per i parchi regionali, secondo la 394, "l'attività venatoria è vietata, salvo eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici (articolo 22, comma 6). Qui l'ambiguità della norma attuale è ancora più evidente che per i parchi nazionali, perché quel ‘salvo’, letteralmente vuol significare che nei parchi regionali, per ricomporre squilibri ecologici, si può cacciare. Oltretutto utilizzando la stessa dizione utilizzata per i parchi  nazionali (prelievi faunistici e abbattimenti selettivi) non si fa che aumentare la confusione normativa. Stessa interpretazione ha dato la regione Piemonte che nel 2011 ha approvato una delibera per cacciare nei parchi così da ricomporre squilibri ecologici. Quindi mi pare molto meglio la dizione del DDL che toglie il “salvo”.

CONTROLLO FAUNISTICO NEI PARCHI NAZIONALI

    Nella 394 attuale il parco accerta squilibri ecologici e tenta di ricomporli con “prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi” che sono attuati “dal personale del parco o persone all’uopo autorizzate dall’ente parco stesso”. Quindi il parco “da sè se la canta e da sè se la suona”. Non è previsto nessun parere (nemmeno consultivo) sull’attività di controllo faunistico. Le persone autorizzate, che sono cacciatori, non necessitano di nessuna formazione particolare. Nella pratica oggi cosa succede? Il controllo faunistico viene fatto nella stragrande maggioranza dei parchi nazionali e regionali. I pochi che non lo fanno, in genere, sono quelli che non hanno cinghiali o altri ungulati al loro interno.
   Gli abbattimenti vengono fatti quasi ovunque da cacciatori (ovviamente, salvo pochi casi, senza nessuna specifica formazione), che spesso sono autorizzati anche a portarsi a casa i capi abbattuti (in effetti in questi casi è difficile trovare una differenza con la caccia). Il nuovo DDL invece vincola ogni attività di controllo a un parere obbligatorio e vincolante da parte dell’ISPRA. I cacciatori, per potere fare abbattimenti in un parco devono fare un corso con un programma validato dall’ISPRA stesso.
   Sugli squilibri ecologici (dizione davvero curiosa da un punto di vista tecnico) la contradizione della 394 è evidente: un parco deve aspettare che si verifichino prima di intervenire o deve lavorare per prevenirli? La risposta mi sembra evidente. Io ho gestito da presidente per 12 anni il Parco della Maremma e lì grandi “squilibri” non ci sono stati perché da 30 anni (quindi ben prima della mia presidenza) il parco ha tolto dai 300 ai 700 cinghiali ogni anno, tramite catture e abbattimenti gestiti direttamente dai guardaparco.     
    Salvo un’infelice parentesi - durata pochi mesi a metà degli anni ’90 - nessun cacciatore ha mai abbattuto un cinghiale nel parco della Maremma. Se con un’interpretazione stretta della legge, ci si fosse dovuti fermare uno o due anni per aspettare gli “squilibri” prima di intervenire, lascio immaginare cosa sarebbe successo alla biodiversità del parco…
    L’obbligo del DDL di fare un piano con il parere vincolante e obbligatorio dell’ISPRA taglia la testa al toro. Nel caso specifico si dovrebbe documentare la biodiversità presente nel parco che rischia di subire danni da una presenza eccessiva di cinghiali e l’ISPRA avrebbe potere assoluto di giudizio.

CONTROLLO FAUNISTICO NEI PARCHI REGIONALI

  Per la 394 non ci sono differenze tra controllo faunistico nei parchi regionali e nazionali, ad esclusione delle cosiddette “persone all’uopo autorizzate”. Per i regionali si parla espressamente di cacciatori, che devono fare un corso a cura dello stesso ente. Valgono le considerazioni fatte per i parchi nazionali. E cioè che sia previsto un corso, ovviamente è meglio, ma il fatto che non sia validato dall’ISPRA, nella pratica fa sì che l’abilitazione si risolva in tre ore di lezione senza nessun esame finale. A mio avviso il nuovo DDL rende omogenee le norme per parchi nazionali e regionali in meglio.

SANZIONI ACCESSORIE PER CHI ESEGUE OERAZIONI DI CONTROLLO FAUNISTICO IN DIFFORMITÀ DALL’AUTORIZZAZIONE


   Nella 394 non sono previste. Il DDL invece indica sanzioni disciplinari per i pubblici dipendenti e l’interdizione perpetua da tutto il territorio nazionale per i cacciatori abilitati (che in quell’ambiente è un grande deterrente, più delle sanzioni pecuniarie). Curiosamente ho sentito che qualcuno ha interpretato questa come sanzione sostitutiva di tutte le altre. Cioè, secondo questa teoria se un cacciatore nel corso di un’operazione di abbattimento del cinghiale nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, abbatte un orso marsicano se la caverebbe solo con l’interdizione futura… Comunque specificare che nel caso di specifico la sanzione è accessoria comporta solo una riga in più.

DISPONIBILITÀ AL PARCO DELLA FAUNA ABBATTUTA O CATTURATA

   Di fatto oggi tutti i parchi dispongono della fauna abbattuta e catturata nel senso che la vendono o la regalano, ma nella 394 non è scritto da nessuna parte che si può fare. Meglio scriverlo come riportato nel DDL.

FONDO DI RICERCA PER METODI NON CRUENTI

   La 394 oggi non prevede niente al riguardo. Il DDL invece obbliga i parchi a versare il 2% degli introiti dalla cessione di fauna selvatica a un apposito capitolo presso l’ISPRA, destinato alla ricerca su metodi non cruenti di controllo della fauna selvatica. All’estero si sta lavorando su questa tematica molto più che in Italia e uno stimolo alla ricerca in tal senso è quanto mai opportuno. Il sogno di chiunque ha avuto a che fare con i cinghiali, è che qualcuno un giorno inventi un prodotto che distribuito sul territorio venga mangiato solo dai cinghiali e li sterilizzi, lasciando il resto della fauna indenne. Sarebbe un metodo molto più economico di quelli utilizzati oggi e di impatto zero sul resto della fauna. È un sogno ma se non si fa lricerca neppure ci avviciniamo a realizzarlo.

   In conclusione – riguardo alla caccia - i contenuti in discussione sono:
1) Divieto di caccia nei parchi nazionali e regionali esplicito e senza deroghe
2) Parere obbligatorio e vincolante dell’ISPRA su tutti gli interventi di controllo faunistico
3) Obbligo per gli attuatori di partecipare ad un corso validato dall’ISPRA per poter fare abbattimenti in un parco
4) Sanzioni accessorie per chi non rispetta le regole stabilite dal parco e validate dall’ISPRA
5) Disponibilità della fauna selvatica abbattuta e catturata al parco
6) Creazione di un fondo di ricerca per metodi non cruenti
   A nostro giudizio il DDL esplicita tramite norme questi contenuti. Se qualcuno sui contenuti e d’accordo ma pensa che nel DDL siano scritti male o in forma ambigua e propone un’altra stesura – migliore - per Federparchi è il benvenuto. Se invece non è d’accordo sui contenuti e pensa che sia meglio la stesura della 394 attuale e di conseguenza quello che oggi avviene sul territorio nazionale, vuol dire che la pensiamo diversamente e non c’è niente di male.

Cartello che vieta la caccia in un parco
Cartello che vieta la caccia in un parco
   

Ecco il primo corso di management dell’Alta Scuola di Turismo Ambientale

Un progetto realizzato con il patrocinio di Federeparchi e altre istituzioni

   Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, la Regione Liguria, i Comuni di Vernazza, Riomaggiore, Monterosso e Legambiente, in collaborazione con Vivilitalia organizzano il primo corso di management dell’Alta Scuola di Turismo Ambientale (ASTA) che prenderà il via il 16 novembre e si concluderà il 23 Novembre 2013. Il corso è rivolto a funzionari di amministrazioni pubbliche ed enti parco, a manager di aziende private, a esperti in pianificazione ambientale e del territorio e a quanti operano già in posizioni decisionali. Sono riservati 3 posti per giovani laureati in scienze economiche, turistiche e ambientali a un costo agevolato. ASTA è un nuovo progetto realizzato con il patrocinio di Federeparchi e di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) e in collaborazione con LegaCoop e il Master in Turismo e Territorio dell’Università Luiss Guido Carli di Roma. Ulteriori informazioni si possono trovatre sul sito http://www.vivilitalia.it/asta-alta-scuola-di-turismo-ambientale, o in alternativa presso la segreteria organizzativa del corso: Vivilitalia, Giordano De Sanctis (telefono 338-2608516, email: g.desanctis@vivilitalia.it). Per iscriversi è necessario compilare la scheda di iscrizione (http://www.vivilitalia.it/wp-content/uploads/Scheda-di-Prenotazione_ASTA_form.pdf)  e inviarla insieme alla documentazione richiesta. Il programma completo all’indirizzo http://www.vivilitalia.it/wp-content/uploads/programma-ASTA-16_23.pdf

Il depliant che promuove l'Asta
Il depliant che promuove l'Asta
   

Si è svolto a Milano il 3 ottobre il convegno su infrastrutture verdi e crisi climatica

Un'iniziativa di Ministero dell'Ambiente, Federparchi, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Unioncamere

  Dare impulso alla green economy, arginare e prevenire i rischi dei cambiamenti climatici attraverso le “infrastrutture verdi”, a cui si legano ricadute cruciali per la protezione dell’ambiente e della biodiversità. Di questo si è parlato a Milano, in occasione del convegno Infrastrutture verdi e Capitale Naturale. L’incontro si è tenuto in preparazione della conferenza nazionale sulla biodiversità, organizzata per dicembre dal ministero dell’Ambiente. Nel convegno di Milano si è discusso di come le infrastrutture verdi rappresentino un altro modo di pensare e realizzare le grandi opere sul territorio, valorizzando quei servizi ecosistemici che assicurano il mantenimento e lo sviluppo del sistema naturale dei territori, la biodiversità e il nostro benessere.
   Progettare e realizzare infrastrutture verdi costituisce infatti un nuovo modello di sviluppo, a cui si legano ricadute cruciali non solo per la mitigazione degli effetti del cambiamento del clima, ma anche per la protezione della biodiversità e per dare impulso ulteriore alla green economy. Questi temi sono styati sviluppati con la partecipazione del ministro dell’Ambiente, di Federparchi, della Commissione europea e della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile.
   Le infrastrutture verdi sono un altro modo di pensare e realizzare infrastrutture sul territorio. Valorizzano le forze biologiche, cioè quei servizi ecosistemici che assicurano il mantenimento e lo sviluppo del sistema naturale dei territori, la biodiversità e il nostro benessere, sotto forma di stabilità, fertilità e produttività dei suoli, mantenimento delle falde idriche, assorbimento del carbonio, reattività agli effetti degli incendi e protezione della salute". In concreto, "le Infrastrutture verdi realizzano reti interconnesse di spazi verdi di cui esistono ormai numerosi ed interessanti esempi in Europa e nel mondo.
   L’Ue, nella recente Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, ha riconosciuto l’importanza delle infrastrutture verdi per la mitigazione degli effetti derivanti dal cambiamento del clima. L’Italia non si è ancora dotata della propria strategia, ma dovrà necessariamente considerare il ruolo delle infrastrutture verdi, che costituirà anche un volano per la green economy.
   Durante il convegno sulle Infrastrutture verdi sono state presentate esperienze e soluzioni pratiche per stimolare le imprese, il mondo del lavoro e quello della formazione a progettare differentemente gli interventi sul territorio con pratiche non solo capaci di dare e conservare ricchezza, ma anche di rilanciare l’occupazione.
   Per la cronaca l’evento si è svolto nella  location Spazio Eventiquattro (sala “Collina”) presso Il Sole 24 Ore. Nel corso dell’incontro si è parlato di come fronteggiare i cambiamenti climatici e tutelare la biodiversità. La Commissione Europea punta infatti sullo sviluppo delle "infrastrutture verdi", opere che mantengono e aumentano le potenzialità originali degli ecosistemi e producono risposte ai mutamenti del clima. L’evento era organizzato dal Ministero dell'Ambiente con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, di Unioncamere e Federparchi-Europarc Italia. Oltre alla presenza dei ministri Orlando e Zanonato applauditi gli interventi di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Marco Frey della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi.

Infrastrutture verdi..
Infrastrutture verdi..
   

Al Salone del Camper di Parma premiato il parco regionale ‘Bosco e Paludi di Rauccio'

Federparchi partecipa e sostiene questa iniziativa a paternità APC

  Si è svolta nei giorni scorsi presso il Salone del camper, in corso a Parma, la cerimonia di premiazione dei cinque vincitori della dodicesima edizione del bando ‘I Comuni del turismo all’aria aperta 2012-2013’,
che quest’anno ha registrato un successo incredibile con 136 progetti presentati di cui 58 per la categoria Comuni del nord, 36 per la categoria Comuni del centro, 32 per la categoria Comuni del sud e isole, 5 per la categoria città termali e 5 per la categoria Parchi.
   Il Comune di Montagnana in Provincia di Padova per la categoria Comuni del nord, il Comune di Monteriggioni in Provincia di Siena per la categoria Comuni del centro, il Comune di Fordongianus in Provincia di Oristano per la categoria Comuni del sud e isole, il Comune di Latronico in Provincia di Potenza per la categoria città termali e il Parco regionale ‘Bosco e Paludi di Rauccio’, in provincia di Lecce, per la categoria Parchi, sono i cinque vincitori scelti dalla giuria composta dai rappresentanti dei partner dell'iniziativa, in seguito alla valutazione dei progetti.
  Alla premiazione, per Federparchi Europarc Italia, è intervenuto il direttore Francesco Carlucci.
  Federparchi ha partecipato a questa importante iniziativa a paternità APC perché ritiene che per la valorizzazione del prezioso patrimonio naturalistico e paesaggistico nazionale si debba passare attraverso un potenziamento di una ricettività turistica sostenibile e rispettosa dell’ambiente. In questo senso il camperista condivide i valori di cui ci facciamo promotori, cerca la tranquillità e il relax che solo un contatto diretto con la natura può garantire, ama la bellezza, i colori e i profumi che i parchi sono in grado di offrire. Federparchi si impegnerà quindi nella promozione di questa opportunità presso altri enti parco affinché vengano realizzate strutture utili e adatte ad accogliere questi nuovi flussi turistici, in crescita nel nostro Paese.

La premiazione al Salone del Camper
La premiazione al Salone del Camper
   

"Vi parlo da un paese lontano..."

Lettera-editoriale dell'ultimo coordinatore di Federparchi Piemonte

"Cari amici e colleghi,vi parlo da un paese lontano. Mi sentite da li?Uso  Ivano Fossati, per battere poco più di un telegramma utile a far luce (fioca) sul quadro piemontese.Piemonte e Parchi: una nostalgia, un ricordo…Un paese lontano appunto, uno scenario istituzionalmente virtuale, o - qua e là - 'di resistenza'.Ma io stesso che scrivo, ad esempio, sono abbastanza virtuale: con la griffe di “coordinatore” di un coordinamento che si è dissolto per  l’azzeramento di un sistema  dovuto alla fine di una lunga e bella stagione di idee e di sogni.Un esito  ampiamente prevedibile e legato all’approvazione della  legge (l. n° 19 del 2009, con modifica in l. n° 16 del 2011) per le aree protette.Il nuovo strumento normativo - per altro trasversale alle più recenti epoche politiche, partorito cioè dal Centrosinistra di Bresso e goduto da Lega e Centrodestra di Cota – era apparso fin da subito carico di suggestioni feudali (…nomine dei presidenti da parte del Governatore di turno, riduzione di rappresentanza e di peso dei territori, impoverimento dei ruoli delle comunità locali a  compiti meramente 'consultivi') e si è confermato, purtroppo, propedeutico  a  derive,  malinconiche e inevitabili, verso una diffusa depressione  psico-partecipativa.Anche gli obiettivi del testo (razionalizzazione e snellimento burocratico) si sono rapidamente immeschiniti nell’impegno banale e rituale di ridurre gli investimenti nel settore.Messaggi espliciti e 'probi': c’è urgenza di sacrifici per affrontare e superare la crisi.Messaggi subliminali:  i parchi non sono affatto una priorità, anzi, a  pensarci bene sono proprio carrozzoni inutili e gradualmente smantellabili seguendo la vecchia procedura – dimenticare – abbandonare - lasciar morire.E’ filosofia studiata e pericolosa, con pericoloso e studiato indotto: se le aree protette vogliono sopravvivere devono autofinanziarsi e per autofinanziarsi  ben vengano fantasia (o perversioni) al potere: potenziamo il turismo più o meno sostenibile? Insistiamo nella relazione pubblico e privato? Valorizziamo territorio, storia, cultura e colture? Ma anche:  apriamo la caccia? Lasciamo campo libero all’imprese? Derubrichiamo vincoli? Eccetera…Il  tutto come segno del governo centrale diffuso sui territori da presidenti nominati e quindi 'fedeli'.Tra i quali, però, per fortuna, c’è – come sempre è stato e sarà – un po’ di tutto: chi si adegua ed approva e chi soffre e, con gli strumenti che ha, si oppone, ragiona e - se serve-  resiste. Indubbio però che le “emozioni da contesto” abbiano provocato, più che la spinta e la forza a confrontarsi e a coordinarsi, la debolezza e il vezzo a isolarsi, a difendere gli orticelli, a coltivare relazioni politiche privilegiate.L’esatto contrario del disegno che ispirava – parlandone da vivo -  il coordinamento precedente.Il dato certo è che si è vissuto un biennius orribilis, nel corso del quale si sono visti chiudere uffici e strumenti, svaporare competenze,  sparire dipendenti, scardinare luoghi e parchi e volti  storici;… ad un certo punto si è temuto perfino che non si erogassero più gli stipendi.Il 2013 è o è stato forse anno di sopravvivenza, con qualche timidissimo segnale di vitalità.Chissà cosa sarà il 2014. Dalla Regione ci dicono che il peggio è passato. Fidarsi, come è noto, è bene… con quel che ne segue".
   Gianfranco Miroglio - Coordinamento “ virtuale” del Piemonte

Gianfranco Miroglio
Gianfranco Miroglio
   

"Ecco quali istanze abbiamo portato avanti nell'audizione in Senato del 17 ottobre"

Esame congiunto dei decreti legge D'Alì, Caleo e De Petris in materia di aree protette

    Giovedì’ 17 ottobre c’è stato l’esame congiunto dei decreti legge n° 119, n° 1004 e n° 1034 in materia di aree protette presso la Commissione ‘Territorio, ambiente e beni ambientali’ del Senato. Il sottoscritto e il vicepresidente Salvatore Sanna siamo stati ricevuti dal presidente Giuseppe Marinello. Da ormai tre anni, come sapete, Federparchi è impegnata in questa partita: l’iniziativa parlamentare per l'aggiornamento della legge 394.
    I 22 anni trascorsi hanno permesso di valutare alcuni aspetti da migliorare e alcune cose che non hanno funzionato, anche in modo macroscopico. Il tutto considerando che la legge 394, nel suo impianto, è stata e rimane tuttora, un’ottima legge, che viene anche studiata e approfondita a livello internazionale.
   Anche per questo motivo Federparchi ha accolto con molto favore la decisione dell'assemblea del Senato di approvare la procedura d'urgenza sul DDL 119. Al contrario c'è chi non ha condiviso la procedura d'urgenza, interpretando questa come una modalità di analisi affrettata di provvedimenti molto importanti. A giudizio di Federparchi non è così, perché dare la priorità a un provvedimento non significa esaminarlo in modo superficiale, ma solo farlo velocemente. Peraltro il Ddl D'Alì originale è stato presentato il 13 ottobre 2009 e fino alla sua approvazione, avvenuta in sede deliberante e all'unanimità da questa commissione il 20 dicembre 2012, sono stati innumerevoli i momenti di confronto e approfondimento. Seminari, workshops, iniziative pubbliche, articoli sui giornali, incontri tra associazioni hanno costellato, quanto meno, gli ultimi due anni. Tutto si può dire, quindi, meno che il percorso, per quanto riguarda le associazioni, sia stato affrettato o poco partecipato.
    Oggi questa commissione è totalmente rinnovata, i senatori che la compongono non hanno partecipato al lavoro parlamentare precedente, ma hanno da subito dimostrato l'interesse a occuparsi della materia. Ne sono testimonianza i Ddl presentati dai senatori Caleo e De Petris e la disponibilità ad occuparsi della materia manifestata dal presidente Marinello, nel primissimo incontro che abbiamo avuto, ben prima che fosse proposta la procedura d'urgenza.
    Siamo anche consapevoli che, in un momento come questo, con la grave situazione economica e la complessa fase politica in corso, questo tema poteva passare in secondo piano, se non nel “dimenticatoio” dei lavori parlamentari.
   Quello intrapreso, invece, è un percorso e un approccio molto giusto, che condividiamo in pieno, utile ai componenti della commissione per farsi un'idea delle varie posizioni. Noi però abbiamo cercato di dare qualcosa di più delle nostre valutazioni sui testi presentati, fornendo anche dati e informazioni su quella che è la situazione attuale dei parchi italiani e le criticità evidenziate nell’applicazione della legge.
   Come sapete, infatti, l’approfondimento sulle modifiche proposte all’interno della nostra associazione è stato intenso, appassionato e approfondito; vi ha contributo il nostro comitato tecnico-scientifico (che ha fornito importanti spunti di carattere tecnico) e AIDAP, l’associazione dei direttori e dei funzionari dei parchi, che in un recente e proficuo confronto ci ha consentito di migliorare e meglio argomentare le nostre posizioni.
   Auspichiamo anche che nel prosieguo dell’iter parlamentare si possa ampliare il già vasto consenso degli stakeholders sui punti fondamentali dell’aggiornamento della legge. Come Federparchi ci sforzeremo di trovare le maggiori convergenze possibili, convinti che non ci siano italiani che non hanno a cuore i parchi, ma talvolta si hanno semplicemente sensibilità o conoscenze diverse.
   Dopo questa premessa vi chiedo un ultimo sforzo di lettura della relazione presentata in Commissione Ambiente del Senato, che di seguito trovate linkata, insieme agli allegati.
  Grazie, a presto

www.parks.it/federparchi/pdf/Relaz.audizione.CommissAmbSenato-17ottobre2013.pdf

http://www.parks.it/federparchi/pdf/All.Audiz.CommAmbSenato-17ottobre2013.pdf

Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi-Europarc Italia

Il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri
Il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri
   
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