Newsletter di Federparchi
 Settembre 2015
Foto Primo Piano Editoriale

"Proliferazione degli ibridi di cinghiale, aree protette vittime al pari di agricoltori e cittadini"

 di Giampiero Sammuri    La morte di un anziano, provocata dall’aggressione di un suide, vicino a Cefalù, all’interno del Parco regionale delle Madonie, ha riproposto nel corso dell'estate la questione del controllo e del contenimento di questi animali, che in alcune aree italiane sono indubbiamente in sovrannumero. Tra queste il comprensorio del Parco delle Madonie dove da tempo proliferano gli ibridi, incroci tra maiali inselvatichiti e cinghiali. Posso testimoniare che più volte al legislatore è stato chiesto di assumere provvedimenti ad hoc, a cominciare dagli abbattimenti selettivi. Sono d’accordo con il presidente del Parco delle Madonie Pizzuto: il parco, nel caso di specie, mi pare una vittima del problema, al pari degli agricoltori e dei cittadini che subiscono danni....Leggi tutto

Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

EXPO 2015 - Il 9 settembre a Milano Expo incontro della rete italiana delle aree protette CETS

La carta come strumento e certificazione per la tutela della natura, lo sviluppo del territorio e il dialogo tra parchi, imprese locali e tour operator. Appuntamento al teatro della Terra alle 10.30

  La Rete Italiana della CETS, coordinata da Federparchi-Europarc Italia, si incontra per approfondire il supporto che Europarc Federation può offrire ai parchi certificati. Nei mesi scorsi si è svolto un incontro della Rete Europea CETS in Portogallo per confrontare le esperienze spagnole e francesi sul coinvolgimento del settore privato (imprese locali, agenzie di viaggio e tour operator) nel sistema della Carta. Di questo si parlerà nell’incontro, introdotto dal presidente di Federparchi Giampiero Sammuri e coordinato da Antonello Zulberti, nembro del Consiglio Direttivo di Federparchi.

Intervengono

  • Paulo Castro, Consigliere Europarc Federation
    La strategia di Europarc 2020 a favore dei parchi CETS
  • Javier Gómez-Limón, Referente CETS Europarc Spagna
    I risultati dell'indagine sull'impatto della CETS fase II (certificazione degli operatori locali) in Spagna
  • Julia Steiner, Referente CETS IPAMAC per Europarc France
    Prime valutazioni sul coinvolgimento dei tour operator e delle agenzie di viaggio nella CETS fase III in Francia
  • Marco Katzemberg, Presidente del Club "Qualità parco" del Parco Naturale Adamello Brenta
    CETS: I benefici per l'impresa
  • Maurizio Davolio, Presidente AITR (Associazione Italiana per il Turismo responsabile)
    Turismo responsabile ed aree protette: esperienze e riflessioni dell'AITR e dei suoi soci
  • Flavia Coccia, Responsabile Area Turismo Si.Camera
    Il turismo nei Parchi: scelta o coincidenza?
  • Vittorio Alessandro, Presidente Parco Nazionale delle Cinque Terre
    Le attività nel Parco Nazionale delle Cinque Terre verso la certificazione CETS
  • Fausto Giovannelli, Presidente Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano
    CETS strumento di dialogo con il territorio

A conclusione si svolgerà un dibattito sullo stato dell'arte della CETS in Italia anche alla luce delle prime esperienze pilota di Fase II (Parco Adamello Brenta e Parco Dune Costiere) e i possibili sviluppi della cooperazione a livello europeo. Conclusioni della dottoressa Maria Carmela Giarratano, direttore generale del Ministero dell'Ambiente.

 Scarica il programma (169Kb)

Per l'accesso gratuito ad EXPO bisogna iscriversi entro il 7 settembre 2015 a questo link:www.parks.it/registrazioni/index.php?id_evento=32. Numero dei partecipanti limitato

Federparchi a Expo 2015
Federparchi a Expo 2015
   

Convocazione di giunta esecutiva e consiglio direttivo il 21 e 22 settembre

Si parlerà di gestione faunistica nei parchi, aree marine protette, sostituzione di alcuni consiglieri decaduti e coordinamenti regionali (in particolare Emilia Romagna, Campania e Piemonte)

Il presidente della Federazione Giampiero Sammuri ha convocato  la riunione della giunta esecutiva per lunedì 21 settembre alle ore 18 presso la sede di via Nazionale 230. Il giorno successivo, martedì 22 settembre, alle 11, si svolgerà invece il consiglio direttivo nel centro convegn delle Carte Geografiche, in via napoli 36. All’ordine del giorno la gestione faunistica nei parchi,  una iniziativa da organizzare avente come oggetto le aree marine protette, la sostituzione di alcuni consiglieri decaduti e lo stato dei coordinamenti regionali (in particolare Emilia Romagna, Campania e Piemonte).

   

Il 29 agosto si è svolta in Abruzzo la terza edizione della Marcia per il Creato

Iniziativa nazionale organizzata dal Parco regionale Sirente-Velino. Un omaggio a SanFrancesco

  Un grande evento che ha coinvolto circa 400 persone, richiamate dal fascino della natura e dalla< spiritualità del pellegrinaggio, nella riscoperta degli antichi cammini. La "Terza marcia per il Creato" promossa da Regione Abruzzo e parco regionale Sirente-Velino si è snodata in una delle zone più francescane d'Abruzzo, lungo ventisette chilometri, coinvolgendo cinque comuni. Presenti, tra gli altri, Pasquale Casale, coordinatore del progetto, una rappresentanza della Regione Abruzzo e delegazioni di Federparchi, Cai, Trekking Italia, Corpo forestale dello Stato, associazione degli alpini, WWF, Croce Rossa, Legambiente e Fai. Una macchina organizzativa che ha funzionato perfettamente anche nell'assistenza medica e logistica ai partecipanti. Il percorso era progettato a tappe così da collegare monasteri, luoghi mariani e montagne. Da Celano, città natale del frate Tommaso (biografo di San Francesco), passando per i luoghi del miracolo dell'acqua, si è arrivati fino al convento di Castelvecchio Subequo dove i frati conservano il reliquario con il sangue delle stimmate di San Francesco. L'evento è stata anche l’occasione per sottolineare come fede religiosa, sport, tutela dell'ambiente e bellezze paesaggistiche possono avere un comune denominatore: il camminare. 

La locandina dell'evento
La locandina dell'evento
   

"Ciao Matteo, grazie per tutto ciò che hai fatto per la federazione"

Federparchi in lutto per la scomparsa di Fusilli. Predecessore di Sammuri e presidente per 8 anni

Federparchi – Europarc Italia è in lutto per la scomparsa dell’ex presidente Matteo Fusilli, per anni al vertice della Federazione e del Parco nazionale del Gargano. Classe 1955, Fusilli viene ricordato oggi con affetto e stima dall’attuale presidente Giampiero Sammuri, dal consiglio direttivo e dai dipendenti di Federparchi. “Siamo tristi e commossi da questa notizia - commenta Sammuri - Matteo ha instradato e condiviso alcune delle esperienze più importanti della Federazione, dimostrando intelligenza e sensibilità. È  il presidente che nelle storia della Federazione l'ha guidata più a lungo, per quasi 8 anni. E’ stato tra i primi a cogliere la fondamentale importanza della relazione tra sviluppo economico e tutela ambientale”. Fusilli era stato anche presidente della Comunità montana del Gargano e docente presso la facoltà di Economia dell’Università di Foggia. Da presidente del Parco nazionale del Gargano, carica ricoperta per cinque anni, era diventato nel novembre 2001 presidente di Federparchi, poi confermato nel 2003 e nel 2006. 

Il compianto Matteo Fusilli
Il compianto Matteo Fusilli
   

Inaugurato in Sicilia, nell'isola di Favignana, il centro di primo soccorso per tartarughe marine finanziato attraverso il Fondo italiano per la biodiversità

La soddisfazione del presidente di Federparchi Giampiero Sammuri

   È stato inaugurato il 23 luglio - a Favignana, in Sicilia - il centro di primo soccorso per tartarughe marine. Il Comune di Favignana, l’ente gestore dell’Area Marina Protetta 'Isole Egadi', WWF Italia e Legambiente hanno sottoscritto una convenzione per la gestione della struttura.  Il Centro, il primo della Sicilia Occidentale per la cura e il recupero di animali in difficoltà, è stato realizzato grazie al finanziamento del Ministero dell’Ambiente, di TartaLife e di Rio Mare, sponsor per l’intera area marina protetta delle Isole Egadi. È stato, inoltre, finanziato da Federparchi-Fondo Italiano per la Biodiversità, a cui aderisce il Gruppo Co.Ge.Di International (società di distribuzione proprietaria dei brand Uliveto e Rocchetta, acque della salute, Brio Blu ed Elisir di Rocchetta). All’inaugurazione sono intervenuti Giuseppe Pagoto, sindaco del Comune di Favignana e presidente dell’area marina protetta Isole Egadi, Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente e Stefano Donati, direttore dell’area marina protetta Isole Egadi.  “Siamo molto soddisfatti di aver contribuito con il Fondo italiano della biodiversità - ha detto Giampiero Sammuri, Presidente di Federparchi-Europarc Italia - alla realizzazione di questo Centro molto importante per la cura delle Caretta caretta. L'obiettivo del Fondo è quello di collaborare con aziende private raccogliendo risorse da destinare a piccoli e grandi progetti di salvaguardia della biodiversità nelle aree protette italiane appartenenti al network di Federparchi. Attraverso contributi, anche di piccola entità, si possono, infatti, realizzare progetti importanti per ridurre le minacce di estinzione che gravano oggi su numerose specie vegetali e animali”.   E’ stato coronato con l’inaugurazione – hanno spiegato gli amministratori locali - un percorso durato 4 anni, avviato con il supporto delle 2 maggiori associazioni ambientaliste italiane, che ha visto convergere finanziamenti da soggetti pubblici e privati. Sarà il primo centro tartarughe dell'area trapanese e, con i fondi del progetto comunitario Tartalife, diventerà un vero ospedale. Oltre a tutelare questa specie consentirà di svolgere un fondamentale lavoro di sensibilizzazione.Il centro di primo soccorso per tartarughe marine sull’isola di Favignana nasce per creare una base operativa per tutte le attività attinenti la tutela di questi splendidi esemplari che popolano i nostri mari e sopperire a una carenza di analoghe strutture nel trapanese. Il Centro è stato realizzato nel palazzo Florio, residenza liberty e neogotica di proprietà del Comune di Favignana, nel cuore del centro abitato del paese e in prossimità del porto. Il canale di Sicilia è il punto di maggior passaggio di tartarughe marine in tutto il Mediterraneo. Nel 2014, inoltre, l’isola di Marettimo, la più occidentale delle Egadi facente parte del Comune di Favignana, è stata un sito di nidificazione di questi animali.Il Fondo Italiano per la Biodiversità, finanziatore del Polo di Favignana, è stato istituito da Federparchi-Europarc Italia. Oltre al progetto nell’area marina protetta Isole Egadi, ha finanziato di recente anche un’iniziativa nel Parco regionale della Maremma, “Maremma Social Mapping: il network della biodiversità”. Il Gruppo Co.Ge.Di International è il primo sostenitore del Fondo. Contribuendo alla realizzazione di azioni concrete a favore della tutela della biodiversità, espone, sulle etichette dei brand Uliveto e Rocchetta, acque della salute, Brio Blu ed Elisir di Rocchetta, il logo del Fondo Italiano per la Biodiversità.   

il centro di primo soccorso per tartarughe marine di Favignana
il centro di primo soccorso per tartarughe marine di Favignana
   

Al lavoro per organizzare la Conference 2015 di Europarc Federation

Informazioni su programma, temi, workshop, registrazione all'evento, costi e soggiorno - Si svolgerà il 26 e 27 ottobre a Regensburg (Bayern)

Europarc Federation sta lavorando all’organizzazione del più grande evento dell'anno per quanto concerne i parchi: la conferenza annuale 2015. Si svolgerà il 26 e 27 ottobre a Regensburg (Bayern), in Germania, nella città che ha visto nascere Europarc. Titolo: “Aree protette in un mondo che cambia”. La conferenza e l’assemblea generale si svolgono ogni anno in un paese europeo diverso e riuniscono oltre 500 professionisti provenienti da aree protette, ministeri competenti, il mondo dell’università, organizzazioni e associazioni che operano nel settore dell’ambiente. Federparchi invita fin da adesso amministratori/gestori dei parchi italiani a programmare questa due giorni in Germania. Ecco informazioni 


Il cambiamento si può contrastare, accettare o infine promuovere
Il mondo naturale è in uno stato costante di cambiamento e i gestori delle aree protette che hanno la percezione del cambiamento, devono comprenderlo, studiarlo, spiegarlo agli altri. Eppure, il cambiamento apparentemente costante, nelle organizzazioni, nella politica, negli aspetti sociali ed economici, provoca una reazione fondamentalmente di contrasto, in quanto gestori di aree protette,. È possibile, invece promuovere un cambiamento positivo nelle istituzioni e nelle persone Possiamo creare un cambiamento positivo in noi stessi, nelle nostre organizzazioni in modo da modificare la direzione del cambiamento anche nel mondo naturale? "Aree Protette in un mondo che cambia", l’ambiziosa conferenza di Europarc, prenderà in considerazione alcuni fattori ambientali, politici, economici, sociali e tecnici in grado di influenzare le aree protette e il loro funzionamento. Saranno proposte risposte concrete attraverso le testimonianze dei relatori ma sarà possibile fare esperienze dirette attraverso i laboratori di scambio esperienze e formazione fra pari. La condivisione di idee, esperienze teoriche e pratiche consentirà ai gestori delle aree protette di trovare soluzioni alle sfide che essi devono affrontare, attraverso l’essere in rete con i colleghi di tutta Europa.

Il programma della Conferenza
Il primo giorno (26/10) sarà dedicata ai relatori durante la sessione plenaria, ai workshop specifici ed allo scambio di informazioni ed esperienze fra i partecipanti. Il secondo giorno (27/10) sarà dedicato all’assemblea generale di Europarc ed alla prosecuzione di attività di scambio e condivisione. Nel corso della Conferenza saranno anche organizzate una cena sociale ed una visita alla Città di Ratisbona.

I workshop della conferenza
I workshop della conferenza Europarc saranno un'ottima occasione per avere nuove idee e imparare dai propri colleghi che lavorano, su temi simili, in Aree Protette in tutta l'Europa . Saranno organizzati workshop gestiti e  dedicati ai membri e alle sezioni che hanno particolari competenze e conoscenze. I workshop dureranno 2 ore e saranno in inglese e saranno focalizzati su argomenti specifici e soluzioni pratiche . Anche se saranno presentati “casi studio” specifici, i laboratori sono pensati per essere vivaci discussioni interattive relativamente ad esempi ed esperienze reali da parte delle aree protette e su come queste si confrontano con il mondo che cambia.

I temi dei workshop
1 - Young people in Protected Areas: Taking the lead for Nature
Giovani nelle Aree Protette, Prendere iniziativa per la Natura
2 - Professional development for Protected Area management
Lo sviluppo professionale per la gestione delle Aree Protette
3 - Seeds of Growth: Multi-functionality of agriculture in Protected
Semi per lo sviluppo : Multi - funzionalità in agricoltura nelle Aree Protette
4 - The Nature of cooperation: Managing Protected Areas in partnership
La Natura della cooperazione : Partenariato per la gestione delle aree protette

Attività per i Soci e le sezioni di Europarc
Nel corso della conferenza sarà allestito uno spazio espositivo e dimostrativo dedicatola presentazione e scambio di esperienze buone pratiche progetti fra i partecipanti: un'occasione per i parchi ed eventualmente per le sezioni per dare visibilità a progetti ed iniziative che caratterizzano le diverse realtà e che potrebbero proficuamente essere esportate in altri contesti.

Il programma completo della Conferenza
http://www.europarc.org/get-involved/events/2015-2/conference-programme/

La registrazione alla conferenza
https://docs.google.com/forms/d/1JtYnt-PsMl5KJ_YT8OcuXDjp2A7BNBwVqppZpHYvaWM/viewform

Costi di partecipazione
Il costo per la partecipazione è di 120 euro per i membri i Europarc e 160 euro per i non soci, non comprende il pernottamento e le attività di supporto alla Conferenza (cena e visita alla città).

Aggiornamenti sulla Conferenza
http://www.europarc.org/get-involved/events/2015-2/

Tutto (quasi) pronto per la Conference di Europarc
Tutto (quasi) pronto per la Conference di Europarc
   

L'area marina protetta del Plemmirio nel progetto 'Expo e Territori'

La presentazione di un vasto partenariato per raccontare le eccellenze del comprensorio

  Nell'area marina protetta del Plemmirio, ha avuto luogo a luglio la conferenza stampa di presentazione delle iniziative sviluppate all’interno del progetto Expo e Territori, promosso dal Ministero dell’Ambiente. Il programma di iniziative che coinvolge l’A.M.P del Plemmirio, il Comune di Siracusa e una vasto partenariato, è teso a “raccontare” le eccellenze del territorio locale con particolare riferimento ai temi del cibo rivisitato in chiave social, contemporary e design - un inglese volutamente scelto per aprirsi anche ad un pubblico internazionale - mentre quelli sul territorio saranno strutturati allo scopo di viverne l'essenza attraverso il gusto per l’innovazione, il coinvolgimento della cittadinanza tramite la co-creazione degli spazi pubblici ed il piacere della scoperta delle nostre coste in un’ottica di accessibilità.    

   L'intero percorso si svilupperà nel periodo tra luglio a ottobre, su diverse location strategiche con l’idea di creare un circuito che comprende il centro storico (Ortigia e la Borgata) e l’area del Plemmirio, individuando nuovi circuiti di mobilità sostenibile integrati (via mare e via terra) da mappare insieme alle associazioni del territorio.

    L’evento inaugurale dal titolo “Il Gusto della Luce” si è svolto il 9 luglio nella sede del Consorzio Plemmirio, nel suggestivo comprensorio del Castello Maniace. A illustrare i contenuti degli eventi nel corso della conferenza stampa sono stati il presidente e il direttore dell’Area marina protetta del Plemmirio, rispettivamente Sebastiano Romano e Rosalba Rizza, il sindaco Giancarlo Garozzo, il vicesindaco Francesco Italia, l’assessore comunale Teresa Gasbarro e la responsabile dello spazio di co-working Impact Hub Siracusa nonché coordinatrice dell’evento Viviana Cannizzo.

L'Amp del Plemmirio
L'Amp del Plemmirio
   

Enzo Lavarra nuovo responsabile di Federparchi Puglia

Eletto a luglio a Polignano a Mare dagli aderenti al coordinamento regionale

Il coordinamento Federparchi Puglia, riunito il 7 luglio a Polignano a Mare, ha eletto il nuovo responsabile regionale delle aree protette. Si tratta di Enzo Lavarra,  61 anni, giornalista prima ed europarlamentare poi. La sua candidatura è risultata gradita agli aderenti al coordinamento. All’assemblea ha partecipato anche il presidente di Federparchi-Europarc Italia Giampiero Sammuri, che ha salutato con soddisfazione questa investitura. A Lavarra, da qualche mese al vertice del Consorzio di gestione del parco regionale delle “Dune Costiere” da Torre San Leonardo, e attuale consigliere del Ministro alla Politiche Agricole, Maurizio Martina, giungano gli auguri di buon lavoro da parte di Federparchi. Un ringraziamento al predecessore Stefano Pecorella, presidente del Parco del Gargano, che ha guidato il coordinamento negli ultimi tre anni.

il neocoordinatore della Puglia Enzo Lavarra
il neocoordinatore della Puglia Enzo Lavarra
   

Lanfranco Giacchetti (presidente del Parco del Conero) è il nuovo coordinatore di Federparchi Marche

Il congresso si è svolto a luglio a Portonovo (Ancona)

 Si è svolto a luglio, al Fortino Napoleonico di Portonovo, il congresso regionale di Federparchi. Dopo i saluti del sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, del presidente dell’Uncem  Marche Michele Maiani e della vice presidente della Regione Marche Anna Casini, sono state presentate le buone pratiche che fanno delle aree protette delle Marche un elemento importante di sviluppo attraverso risorse europee. I parchi, infatti, sono un tesoro per le Marche.

  Durante il congresso si è tenuta anche la proclamazione del nuovo gruppo dirigente di Federparchi Marche. E’ stato eletto come presidente Lanfranco Giacchetti (presidente del Parco del Conero), mentre i vicepresidenti sono Domenico Balducci (presidente del Parco regionale San Bartolo) e Francesco Ricucci (presidente della riserva naturale Abbadia di Fiastra). Il presidente di Federparchi Europarc Italia Giampiero Sammuri si congratula con Giacchetti e ringrazia il coordinatore uscente Fabrizio Giuliani per il lavoro svolto negli ultimi anni nelle Marche e in seno a Federparchi nazionale.

   "Questo congresso – ha detto Giacchetti - apre una nuova stagione ed è importante che si crei un forte patto territoriale tra pubblico e privati. Bisogna lavorare in rete”. Per la cronaca, nelle Marche, il sistema regionale dei parchi e delle riserve naturali copre una superficie di circa 90mila ettari, pari al 10% del territorio della regione".

Lanfranco Giacchetti (Federparchi Marche)
Lanfranco Giacchetti (Federparchi Marche)
   

Federparchi Puglia dice no alle trivelle nello Jonio

L'intervento del coordinatore Domenico Totaro

   A metà luglio, a Policoro, si è svolta una manifestazione per dire no alle trivelle nello Jonio e per  ribadire che in materia di estrazioni petrolifere il mare prospiciente la Basilicata ha già dato. Federparchi  ha deciso di aderire, sfilando in difesa dell’ambiente insieme ai lucani e alle istituzioni.

   Lo conferma Domenico Totaro, coordinatore di Federparchi Basilicata e presidente del Parco nazionale dell’Appennino Lucano. “La salvaguardia degli equilibri naturali della nostra regione, sia del mare che della terraferma – spiega Totaro - è un valore che deve riguardare allo stesso modo tutti i cittadini, e non solo quelli dei territori interessati direttamente dalle estrazioni. Ci sono degli accordi che la Regione ha sottoscritto e vanno rispettati, ma non bisogna andare al di là di essi. La prevista presenza dei governatori di Basilicata, Calabria e Puglia è la dimostrazione che il tema della salvaguardia ambientale non può considerarsi un problema legato a singole porzioni di paese, ma riguarda aree vaste che hanno caratteristiche comuni di biodiversità e habitat naturali, per cui è chiaro che non è possibile intervenire sugli equilibri di una parte senza andare ad intaccare l’intero ecosistema. Da tempo i nostri sforzi vanno nella direzione di costruire progetti transregionali, in collaborazione con altri Parchi naturali, secondo quanto indicato dallo stesso Ministero dell’Ambiente, e per questo ritengo che la questione delle estrazioni non conosce e non deve conoscere limitazioni di spazio né ostacoli dovuti al colore politico o al ruolo istituzionale”.

    Sì, perché difendere le coste significa anche difendere le aree interne, così come sottoporre a stretto controllo e a giuste limitazioni lo sfruttamento a fini energetici delle aree interne significa salvaguardare lil mare, che è il luogo naturale in cui si riversa tutto ciò che viene prodotto a monte. “La difesa del mare –conclude Totaro, a nome di Federpachi Basilicata - comincia nelle aree interne, nella difesa delle acque dei fiumi e dei laghi, e nella stretta regolamentazione delle attività antropiche che spesso sottopongono a gradi stress i terreni dei nostri comuni montani”.

Domenico Totaro
Domenico Totaro
   

"Proliferazione degli ibridi di cinghiale, aree protette vittime al pari di agricoltori e cittadini"

Nel corso dell'estate irsuti killer a Cefalù (Parco delle Madonie) e si riapre un dibattito infinito

 di Giampiero Sammuri 

  La morte di un anziano, provocata dall’aggressione di un suide, vicino a Cefalù, all’interno del Parco regionale delle Madonie, ha riproposto nel corso dell'estate la questione del controllo e del contenimento di questi animali, che in alcune aree italiane sono indubbiamente in sovrannumero. Tra queste il comprensorio del Parco delle Madonie dove da tempo proliferano gli ibridi, incroci tra maiali inselvatichiti e cinghiali. Posso testimoniare che più volte al legislatore è stato chiesto di assumere provvedimenti ad hoc, a cominciare dagli abbattimenti selettivi. Sono d’accordo con il presidente del Parco delle Madonie Pizzuto: il parco, nel caso di specie, mi pare una vittima del problema, al pari degli agricoltori e dei cittadini che subiscono danni. Ogni giorno leggo articoli provenienti da tutt'Italia sul problema dell'abnorme presenza di cinghiali, chiamando spesso in causa le aree protette. Per oltre 30 anni, a Siena e in Maremma, mi sono occupato professionalmente di gestione del cinghiale. Si dice che qui si cresca allevati a pane e cinghiale ed è abbastanza vero se si pensa che un secolo fa il cinghiale in Italia era presente in pochissime zone, tra cui la Maremma e che il cinghiale originario dell'Italia peninsulare è stato per molti anni denominato maremmano. 

    Per questo mi è insopportabile vedere che, speculando sulla forte pressione a cui sono sottoposte le aree protette sull'argomento, una serie di azzeccagarbugli sciamino come api sul miele, proponendo soluzioni per la gestione del problema. Spesso persone che, quando va bene, lavorano presso qualche università essendosi occupati fino al giorno prima di tutt'altre cose o specie animali e quando va male invece hanno interessi più o meno legittimi sull'argomento. In realtà per gestire il problema le cose da fare sono chiare e ampiamente sperimentate, anche se a volte difficili da attuare se non si segue la strada giusta. Tra il parco del quale sono stato presidente fino al 2012 (Maremma) e quello del quale sono presidente ora (Arcipelago toscano) ogni anno vengono prelevati quasi 2.000 cinghiali. Cinghiali veri, selvatici e smaliziati, non gli ibridi con il maiale o quelli che vengono a razzolare vicino ai cassonetti dei paesi. Oggi più che mai, quindi, bisogna avere la pazienza di inquadrare il problema e seguire la scienza. Vedo infatti con terrore il rischio che il  sistema delle aree protette italiane possa scivolare sulla buccia di banana dei cinghiali.

ECCO DI SEGUITO UN MIO RECENTE INTERVENTO CHE INQUADRA LA PROBLEMATICA E CHE RIPROPONGO AI LETTORI DELLA NEWSLETTER DI FEDERPARCHI 

Il Cinghiale nel mondo

Il Cinghiale originariamente presente in Europa, Asia e NordAfrica è stato introdotto dall'uomo tra il 1500 ed il 1700 in nord e sud America e in Australia oltre che in numerose isole. La sua capacità adattativa, la sua alimentazione estremamente varia hanno consentito alla specie di espandersi velocemente e di ottenere incrementi numerici impressionanti, anche in luoghi dove non era mai esistita. Anche nel suo areale originario, dopo un consistente decremento dal medioevo fino a metà del secolo scorso, ha cominciato a recuperare territori dai quali era scomparso e a colonizzarne di nuovi, anche grazie a introduzioni. Oggi l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la più importante organizzazione di conservazione della natura del mondo, attraverso il suo gruppo di studio sulle specie invasive (ISSG) ha inserito il cinghiale tra le 100 specie invasive più dannose del mondo.

Il Cinghiale in Italia

Agli inizi del secolo scorso il cinghiale era presente in poche zone d'Italia (Maremma Tosco-laziale, Gargano, Abruzzo, Appennino Calabro-Lucano, Sardegna). Dagli anni '50 il cinghiale si è grandemente esteso ed oggi, salvo alcune aree della pianura padana, della Alpi orientali, e del Tavoliere pugliese è presente praticamente in tutta la penisola. Le motivazioni di questo notevole incremento sono varie: le introduzioni fatte speso utilizzando cinghiali di origine centro-europea, più grandi e prolifici, la riduzione sistematica dei predatori e del Lupo in particolare, che ha toccato il suo minimo di presenza negli anni '70, l'abbandono dell'allevamento e dell'agricoltura nelle zone alto-collinari e montane che ha da una parte ha fatto riguadagnare al bosco aree prima utilizzate per pascolo o coltivazioni, dall'altra ha reso disponibili risorse alimentari in precedenza utilizzate dagli animali domestici. L’incremento del Cinghiale ha prodotto ingenti danni alle colture agricole, causando un conflitto sociale a in alcuni casi molto aspro e la necessità da parte dei soggetti pubblici preposti di erogare indennizzi consistenti. Parallelamente, l'espansione del Cinghiale ha determinato la diffusione su tutto il territorio nazionale della caccia al cinghiale, prima patrimonio esclusivamente delle zone di origine. La progressiva riduzione della consistenza di altre specie cacciabili ha inoltre contribuito a far concentrare le attenzione e l'interesse venatorio sul Cinghiale. Altro fenomeno non trascurabile è stato l'aumento di incidenti stradali per collisione con cinghiali, con ulteriori gravi ripercussioni di tipo sociale ed economico.

Motivazioni per un piano di gestione del Cinghiale ed in particolare per un suo controllo (riduzione numerica)

Il Cinghiale è una specie che ha grandi capacità di accrescimento numerico ed in habitat favorevoli, soprattutto in ambiente mediterraneo, quindi in gran parte dell'Italia, questa prerogativa è molto accentuata. La semplificazione degli ecosistemi e la scarsa presenza di predatori ne favorisce la produttività e l’espansione. È chiaro che, con questo quadro, i danni all'agricoltura, con il conseguente conflitto sociale e gli oneri a carico delle amministrazioni per gli indennizzi, non possono che avere un peso molto importante. Un ulteriore elemento di attenzione soprattutto nelle Aree Protette, ed in genere sottovalutato, è il danno alla biodiversità, sia per ciò che riguarda la flora, sia la fauna. Il Cinghiale è infatti un formidabile utilizzatore di tutto ciò che è disponibile dal punto di vista alimentare. Vegetali e piccoli animali terrestri (invertebrati, anfibi, rettili, piccoli mammiferi e nidiacei o uova di uccelli che nidificano a terra) sono in maniera più o meno consistente consumati o disturbati. Inoltre per la mole e per il comportamento alimentare e di ricerca del cibo, la specie spesso danneggia anche vegetali che non mangia ma che vengono distrutti. Una delle motivazioni più urgenti e consistenti rispetto alle quali le aree protette devono intraprendere attività di gestione del Cinghiale è rappresentato proprio dagli impatti sulla biodiversità che le aree stesse sono chiamate a salvaguardare.

Motivazioni specifiche nelle aree protette

Nelle aree protette alcune le motivazioni per il controllo numerico che sono valide su tutto il territorio sono ulteriormente accentuate per una serie di motivazioni. 1) Nelle aree protette la caccia è vietata - Questo non solo determina che in quell'area non venga ridotto il numero dei cinghiali, ma crea un effetto "spugna" per cui nel periodo di caccia i cinghiali si rifugiano all'interno delle aree protette. Ovviamente questo fenomeno è tanto più accentuato quanto l'area protetta è piccola. Dato che l'attività venatoria si svolge nel periodo novembre-gennaio, immediatamente prima del principale periodo riproduttivo del cinghiale, vengono favorite le nascite all'interno dell'area protetta il che determina un incremento immediato e deciso della consistenza primaverile che coincide con la riproduzione di tutte le altre specie e con la fase vegetativa più importante di molte piante, incrementando quindi l’impatto sulla biodiversità. 2) nelle aree protette sono presenti specie animali e vegetali rare o di particolare interesse in numero maggiore rispetto al resto del territorio - E' chiaro che se, ad esempio, un area protetta è stata istituita anche per la tutela di una stazione di orchidee rare e per la presenza di una specie di uccello di interessa comunitario che nidifica a terra, il potenziale danno del cinghiale è molto maggiore. Questo aspetto è ancora più evidente e critico in presenza di siti Natura 2000 che sono stati istituiti in funzione della presenza di specie di interesse comunitario.

Metodologie per la gestione del cinghiale nelle aree protette

Per la gestione del cinghiale ai fini del contenimento dei danni alla biodiversità e all'agricoltura si possono intraprendere due tipi di azioni: la prevenzione per la riduzione del danno e la gestione della specie attraverso il controllo numerico. La prevenzione si basa sull’impiego di strutture protettive (recinzioni) o su elementi dissuasivi (sostanze maleodoranti). Le prime sono molto più efficaci delle seconde, ma entrambe hanno maggiore efficacia quanto più l'area da tutelare è piccola. È chiaro che per superfici piccole in presenza di colture molto pregiate o elementi di elevata biodiversità puntuale può avere un senso una recinzione. Per grandi estensioni, e, nel caso della biodiversità, per specie con areale diffuso a scala locale, le recinzioni oltre ad essere antieconomiche nel rapporto costi-benefici presentano anche altre evidenti controindicazioni, come ad esempio quelle di carattere paesaggistico e, in taluni casi costituiscono delle barriere indesiderate per altre specie. Inoltre le recinzioni favoriscono l’incidenza del danno sulle aree più facilmente frequentabili con evidenti incrementi dell’impatto. In definitiva in un piano di gestione corretto vanno valutate anche le forme di prevenzione più efficaci e che variano a seconda del territorio interessato. I programmi di gestione della specie finalizzati al controllo numerico delle popolazioni presenti, se condotti ad una scala adeguata rappresentano di certo la tecnica più efficace di riduzione dell’impatto. È infatti palese che il controllo numerico è la misura di riduzione del danno più incisiva perché, una recinzione protegge un'area ben precisa, ma il cinghiale che trova quell'area interdetta rivolgerà la sua attenzione e si alimenterà a danno di altre superfici, mentre ogni cinghiale rimosso dal territorio corrisponde ad una riduzione netta del danno a scala locale.

Molte delle tecniche per il controllo del Cinghiale possono essere applicate allo stesso modo sia all'interno sia all'esterno delle aree protette. In queste ultime però una regola che è fondamentale per tutte le operazioni di controllo faunistico assume un'importanza ancora maggiore: intervenire solo sulla specie target arrecando il disturbo minimo possibile a tutte le altre specie presenti. Inoltre nelle aree protette c'è spesso presenza di visitatori e le operazioni vanno condotte in modo che la normale fruizione non ne venga in qualche modo danneggiata. Per ottenere riduzioni consistenti delle popolazioni di Cinghiale, lo strumento più efficace è sicuramente quello delle catture. Oltretutto, se ben gestita l'attività di cattura è anche poco invasiva e non crea particolari problemi alle altre specie. L'abbattimento in natura, se condotto da personale specializzato ed appositamente addestrato, può essere una valida attività di supporto alle catture, perché, anche se non garantisce grandi numeri, consente di intervenire in modo più mirato, immediato e libero rispetto alle catture che comunque richiedono la predisposizione di infrastrutture e la loro gestione. In estrema sintesi: con le catture si fanno i prelievi consistenti e con gli abbattimenti si fa il lavoro di "rifinitura" finale. Chiaramente è buona regola, anche nel caso degli abbattimenti selettivi l'utilizzo, nelle aree protette, di quelle tecniche che riducano al minimo il disturbo alle altre specie. In questo senso va prevalentemente utilizzata la tecnica di abbattimento da appostamento fisso, mentre va sempre esclusa quella della braccata o girata con cani. In definitiva le tecniche di controllo sono ampiamente sperimentate, efficaci e di facile utilizzo.

Gestione sociale e rapporti con gli stakeholders

La gestione sociale e degli aspetti di comunicazione nonché i rapporti con gli stakeholders sono la vera criticità nella gestione del cinghiale: interessi vari, approcci emotivi, scarse conoscenze scientifiche e disinformazione rendono la gestione sociale e politica molto problematica. I vari soggetti interessati rappresentano tutti minoranze all'interno della società italiana, ma spesso sono fortemente motivati e capaci di azioni eclatanti e di una buona capacità comunicativa.

Cacciatori

Il pensiero più ricorrente tra non addetti ai lavori ed anche tra molti agricoltori è che i cacciatori siano alleati per la riduzione della densità dei cinghiali. Questa convinzione deriva dal fatto che si pensa che uccidendo cinghiali se ne riduca conseguente il numero. Questo in parte è vero, ma viene trascurato un elemento fondamentale e cioè che i cacciatori, sotto certi aspetti anche legittimamente, hanno sì interesse ad abbattere un gran numero di cinghiali, ma non hanno nessun interesse che nel tempo diminuiscano. Ad esempio: se una squadra di caccia al Cinghiale in una stagione venatoria abbatte 100 cinghiali, la sua aspettativa per l'anno successivo sarà di abbatterne almeno altrettanti e questo è possibile solo se la densità non scende. Ci sono numerose tecniche di gestione venatoria per favorire l'incremento di cinghiali, sulle quali per brevità non ci si dilunga. Per questo, molti cacciatori contrastano in modo più o meno evidente interventi che producano una effettiva riduzione dei cinghiali, anche all'interno delle aree protette perché grazie all'effetto “spugna” queste di fatto rappresentano dei serbatoi per le zone circostanti dove si svolge l'attività venatoria. Tutto questo non esclude che cacciatori possano essere coinvolti in attività di controllo all'interno delle aree protette, rappresentano una mano d'opera a basso costo (anzi gratis).  Adeguatamente formati, coordinati e controllati i cacciatori possono essere un valido ausilio nelle operazioni di abbattimento.

Ambientalisti

Le associazioni ambientaliste più strutturate nei loro vertici nazionali sono consapevoli dei danni che il cinghiale in numero eccessivo può fare alla biodiversità, per cui in misura maggiore o minore condividono l’esigenza che si facciano interventi di controllo. Queste stesse associazioni devono spesso fare i conti con le loro strutture periferiche locali e di base che, spesso molto meno informate, hanno un atteggiamento che si sovrappone un po' a quello animalista e quindi possono esprimere delle contrarietà a riguardo. In più, talvolta prevale un atteggiamento ideologico per cui gli abbattimenti possono andare bene purché non li facciano i cacciatori, ma soggetti pubblici come guardaparco, corpo forestale, polizia provinciale etc.

Animalisti

Gli animalisti per loro impostazione ideologica rifiutano sia catture che abbattimenti. Consapevoli (almeno alcuni) del problema che può essere creato dall'eccessiva presenza di cinghiali propongono spesso come soluzione la sterilizzazione. Questa pratica, largamente diffusa per gli animali d'affezione (cani e gatti in particolare), è poco sostenibile da un punto di vista economico. Con le tecniche oggi a disposizione per attuare questa soluzione si dovrebbe prevedere, successivamente alla cattura, la sterilizzazione dei vari soggetti con interventi veterinari di varia natura ed il rilascio successivo in natura. Un animale sterilizzato ovviamente non si riproduce, ma continua a danneggiare, cosa non trascurabile per una specie relativamente longeva, invece se viene rimosso del tutto il suo impatto si riduce a zero. Cosa diversa sarebbe se in futuro venisse messa a punto una tecnica di sterilizzazione per via orale, sufficientemente selettiva da non far correre il rischio di agire negativamente su specie di interesse conservazionistico. In tal caso la cosa sarebbe poco dispendiosa e molto efficace, basterebbe, in questo caso, foraggiare la specie con alimenti specifici per ottenere un sicuro risultato a medio termine. Ci sono sperimentazioni in tal senso in varie parti del mondo, particolarmente in Gran Bretagna, ma allo stato attuale, non è prevedibile un impiego di questa tecnica in tempi brevi.

Agricoltori

Sono la categoria che più direttamente subisce danno dalla presenza eccessiva di cinghiali. È ovvio che, dal loro punto di vista, più è ridotta la presenza di Cinghiale e meglio è. Talvolta l'agricoltore rappresenta anche altre categorie (ambientalista, animalista, cacciatore) e quindi le posizioni possono essere anche varie e discordanti, ma in linea di massima prevale, per lo meno per ragioni di tipo economico la posizione di agricoltore. Fino a qualche anno fa era molto diffusa negli agricoltori la convinzione che i cacciatori potessero essere grandi alleati per la riduzione del cinghiali. Spesso veniva data responsabilità al divieto di caccia nelle aree protette per l'eccessiva presenza di cinghiali. Più di recente le cose sono cambiate e molti agricoltori hanno capito che gli interessi sulle densità dei cinghiali tra loro e i cacciatori sono contrastanti.

Cinghiali nei parchi, come affrontare il problema
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