Newsletter di Federparchi
 Marzo 2017
Foto Primo Piano Editoriale

Ecco come la penso sul piano d'azione per la gestione del lupo

di Giampiero Sammuri (*)     “In questo periodo il piano d'azione sul lupo sta facendo discutere. E la cosa che più cattura l'attenzione dell’opinione pubblica è l'eventualità  che i lupi possano essere abbattuti legalmente in Italia dopo quasi 50 anni. Su questo punto si concentrano, oltre ai media, anche le opposte tifoserie, quelle pro e quelle contro il lupo.     Io credo che, contrariamente a ciò che appare nel dibattito attuale, gli abbattimenti siano un punto quasi irrilevante, nel bene e nel male, a differenza di tanti altri aspetti trattati dal piano. Qualche lupo abbattuto legalmente (che si aggiunge a quelli illegali) non risolve il problema dei danni agli allevamenti. A onor del vero non cambia nemmeno lo stato di conservazione della specie, ma proprio perché...Leggi tutto

Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

Si è riunito il Tavolo di coordinamento del Sistema delle aree protette alpine (SAPA)

Venerdì 20 gennaio, a Milano, si è riunito il Tavolo di coordinamento del Sistema delle aree protette alpine italiane (SAPA). Il Tavolo, istituto nel 2013 su iniziativa della Presidenza italiana della Convenzione delle Alpi, vede la partecipazione del Ministero dell’Ambiente, delle Regioni e delle Province autonome dell’arco alpino, di Ispra e Federparchi.

  Si tratta della prima Rete alpina italiana di enti territoriali attivi nel settore. Attualmente aderiscono le sei Regioni e le due Province Autonome alpine, 19 enti gestori di aree protette alpine per un totale di 33 aree protette e sono previste altre adesioni.

   A Milano è stato presentato l'avanzamento delle attività previste dal Piano di Azione SAPA 2016-2017 in materia di servizi ecosistemici, green economy e contabilità ambientale per le aree protette e individuati futuri temi di approfondimento.

  La Rete SAPA persegue tre obiettivi strategici: rafforzare il coordinamento delle aree protette alpine attraverso l’armonizzazione di dati e di metodologie per la loro raccolta e lo sviluppo di progetti comuni; rafforzare il coordinamento tra aree protette alpine ed enti territoriali in linea con obiettivi e risultati della Convenzione delle Alpi; rafforzare il coinvolgimento della rete di aree protette alpine italiane nelle reti europee e internazionali.

   

Già al lavoro per organizzare la Conference 2017 di Europarc Federation

Si svolgerà in Portogallo, sulle Montagne magiche, tra il 6 e il 10 settembre 2017

Con il giusto anticipo Europarc Federation sta lavorando all’organizzazione del più grande evento dell'anno per quanto concerne i parchi. Si svolgerà in Portogallo, nelle  montagne magiche (Montanhas Mágicas), dal 6 al 10 settembre, la conferenza 2017 di Europarc. Questo il tema: "Nuove voci, nuove visioni, nuovi valori per le persone e la natura in Europa".  

  La conferenza e l’assemblea generale si svolgono ogni anno in un paese europeo diverso e riuniscono oltre 500 professionisti provenienti da aree protette, ministeri competenti, il mondo dell’università, organizzazioni e associazioni che operano nel settore dell’ambien

   

CETS, successo di partecipazione a seminario e workshop del 19 gennaio

Il primo evento dell'anno 2017 firmato Federparchi si è rivelato un successo oltre le previsioni.  Giovedì 19 gennaio, a Roma, al centro convegni delle Carte Geografiche, si è svolto il seminario dal titolo: "La CETS: strumento per il turismo sostenibile. Buono per i parchi, buono per tutti". Vi hanno preso parte amministratori di aree protette che già possono vantare la Carta europea del turismo sostenibile e di quelle in fase di accreditamento. Ma anche privati che operano all’interno dei parchi. Tra i relatori esperti del Ministero dell'Ambiente, docenti che collaborano con Federparchi e una rappresentanza di Europarc Federation. 

  Con il seminario del 19 gennaio scorso si è messo un primo mattone nella costruzione della fase 2 della Carta. Il convegno – insieme al successivo workshop – ha permesso una ricognicozione dello stato di avanzamento della CETS in Italia.

   Il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri è soddisfatto di come sta procedendo in Italia l’adozione della Carta europea del turismo sostenibile nelle diverse aree protette. Sammuri, nella circostanza, ha ricordato che “gli obiettivi strategici della Carta sono di migliorare lo sviluppo sostenibile e la gestione del turismo nelle aree protette, tenendo conto delle necessità dell’ambiente, delle comunità e delle attività imprenditoriali locali e dei flussi di visitatori”.

  “La partecipazione al seminario – ha aggiunto Sammuri – è stata vivace, attenta, a dimostrazione degli stimoli e delle motivazioni che albergano negli addetti ai lavori, in coloro che operano all’interno dei parchi.  Personalmente, credo molto nella CETS; ho seguito il percorso di altri parchi e di quello dove sono presidente. Oggi in Italia abbiamo messo a punto strutture, strategie e impegni per svolgere nuovi percorsi di governance. Il nuovo metodo di lavoro si basa sull’ascolto, il dialogo e la pianificazione dal basso attraverso forum territoriali. A livello internazionale la rete dei parchi virtuosi offre lo scambio di know‐how ed esperienze anche grazie a progetti europei, che rappresentano occasioni di finanziamento”.

  Gli esperti che affiancano le aree protette e che conducono il percorso per l’ottenimento della Carta hanno illustrato i passaggi formali e le azioni concrete per costruire un sistema di relazioni tra l’area protetta e il territorio che dovrà durare oltre la durata quinquennale della Carta.

  Interessanti gli interventi del dottor Antonio Maturani (dirigente della Divisione II alla direzione generale per la protezione della natura e del mare - biodiversità, aree protette, flora e fauna del Ministero dell'Ambiente) e del dottor Francesco Palumbo, direttore generale del MiBACT. La partecipazione contemporanea dei due Ministeri è significativa e rinforza lo strumento CETS, collegando sempre di più il binomio salvaguardia-turismo nei parchi. Da segnalare anche il sostegno giunto attraverso le parole del dottor Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima.

   

Nel PST 2017-2022 aree protette sempre più protagoniste

Il ministro Dario Franceschini: "Il turismo sostenibile e di qualità resta al centro dell'azione di governo". La soddisfazione di Federparchi

E’ stato presentato a metà dicembre il Piano strategico per il turismo 2017-2022, con le aree protette italiane sempre più protagoniste. E’ stato proprio il ministro Dario Franceschini a sottolineare come il turismo sostenibile e di qualità resti al centro dell’azione di governo. Federparchi Europarc Italia esprime soddisfazione per questo passaggio, che ci riguarda da vicino.     Già approvato all’unanimità dal Comitato Permanente per la promozione del turismo in seduta plenaria (il 14 settembre scorso) e poi dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano (il 15 settembre), il PST è stato licenziato nella seduta del consiglio dei Ministri di metà dicembre e successivamente trasmesso alle commissioni parlamentari di Camera e Senato per il relativo parere. La versione definitiva vede confermate le seguenti linee di intervento che interessano i parchi:

 "A.2.4: Sostegno alla strategia nazionale per i parchi e le aree protette, aree rurali e aree interne"

 "A.2.5: Qualificazione della metodologia e dei processi CETS (Carta Europea per il Turismo Sostenibile nelle Aree Protette) anche per l'offerta turistico culturale". 

  Da sottolineare che il Piano riserva davvero un'inedita attenzione alle aree protette (sono citate ben 23 volte) e, nello specifico, il Governo si assume con il PST un impegno importante da portare avanti, ovvero quello di contribuire a far sì che le aree protette, nel pieno rispetto della loro prioritaria mission di tutela delle risorse naturali, divengano un prodotto turistico ben determinato, in grado di proporsi in modo competitivo sul mercato attraverso un’efficace azione di qualificazione dell’offerta, a partire dalla comunicazione del territorio".

   

Nuove destinazioni sostenibili, la premiazione al Parlamento europeo

La rete delle aree protette CETS cresce ancora. Assegnato l’accreditamento al transfrontaliero Alpi Giulie - Triglav

Per celebrare il lavoro delle aree protette e il loro impegno nella gestione del turismo sostenibile, si è svolta mercoledì 7 dicembre, al Parlamento europeo, la cerimonia di assegnazione della Carta europea del turismo sostenibile a 19 nuove destinazioni. L’evento, organizzato da Europarc Federation, ha visto protagonista l’Italia, che ha incrementato gli accreditamenti CETS grazie all'impegno strategico ed economico del Ministero per l'Ambiente e il supporto tecnico di Federparchi.

 Le aree protette premiate a Bruxelles sono il parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano, Alburni, il parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, l'area marina protetta di Torre Guaceto, il parco del Monviso, in Piemonte e la riserva naturale delle Gole del Furlo, nelle Marche. Con Cilento e Arcipelago toscano i parchi nazionali italiani in possesso della carta europea CETS diventano 13 su 23, confermando l’Italia primo paese in Europa per numero di aree protette coinvolte nei processi finalizzati a ottenere e mantenere questo riconoscimento legato al turismo sostenibile. Complessivamente in Italia ci sono 34 aree protette certificate CETS, mentre cresce a 157 il numero complessivo delle destinazioni sostenibili in Europa.

Inoltre, per la prima volta, è stato premiato anche un programma di Carta europea del turismo sostenibile transfrontaliera. Il parco regionale delle Prealpi Giulie, in Friuli, e il Parco del Triglav, in Slovenia, che negli ultimi anni hanno sviluppato un programma comune per la gestione del turismo sostenibile.

Stefano Santi, direttore del Parco delle Prealpi Giulie, è stato molto chiaro: “La Carta è un fiore all'occhiello per l'intera regione transfrontaliera. Rappresenta infatti l’autentico spirito europeo e una straordinaria occasione per promuovere il mondo mozzafiato delle Alpi e la sua biodiversità unica”.

Ulteriori informazioni sul portale di Europarc: 

 http://www.europarc.org/news/2016/12/19-sustainable-destinations-awarded-brussels/

   

Conservazione della biodiversità e gestione della pesca, le aree marine protette fanno squadra

Federparchi capofila di un ambizioso progetto di cooperazione e trasferimento di buone pratiche

Undici aree marine protette di sei diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo saranno il teatro naturale di un progetto europeo guidato da Federparchi che punta a creare un modello “mediterraneo” di gestione partecipata della pesca rispettosa della natura. Italia, Francia, Spagna, Croazia, Slovenia e Grecia sono le nazioni coinvolte.

   Il progetto si chiama “Fishing governance in MPAs: potentialities for Blue Economy 2” (FishMPABlue2) ed è stato selezionato (risultando il progetto col punteggio più alto tra tutti) tra 225 proposte ricevute dall’Interreg MED, un programma di finanziamenti europei rivolto ai paesi mediterranei dell’Unione europea.

   L’obiettivo primario è quello di implementare i risultati del progetto FishMPABlue1 (sempre guidato da Federparchi), ovvero testare nelle 11 aree marine protette pilota (3 in Italia: Torre Guaceto, Portofino e Isole Egadi) un sistema di governance partecipata della pesca che permetta un rafforzamento dell’efficacia della conservazione e un miglioramento delle condizioni socio-economiche della piccola pesca che vive delle risorse alieutiche che trovano rifugio nelle Aree marine protette.

   Partito ufficialmente il 1 novembre scorso, il progetto durerà fino al 31 ottobre 2019. Dai risultati di questo test verranno elaborate linee guida nazionali e regionali (per il Mediterraneo) e proposte nuove aree marine da istituire per la conservazione dell’ambiente e la sostenibilità della pesca.

  Federparchi coordinerà i 3,5 milioni di euro di fondi europei, finanziamento che  sarà gestito insieme ai sette partner istituzionali, tra cui Medpan (network di aree protette del Mediterraneo), il Consorzio Inter-Universitario di Scienze Marine Conisma, il Wwf International con i suoi uffici “Mediterranean” e “Adria”, l’Università di Nizza, l’Unione internazionale per la Conservazione della Natura con il suo ufficio dedicato al Mediterraneo, e la rete dei piccoli pescatori del Mediterraneo “MedArtNet”.

    Gli obiettivi e le attività del progetto sono stati approfonditi nella riunione di “kick off” organizzata a Roma a dicembre.

 

   

DAL COORDINAMENTO PUGLIA - Presentate le candidature MaB UNESCO e CETS del Parco del Gargano

Venerdì 24 febbraio sono state presentate le motivazioni della candidatura del Gargano al "Man and Biosphere UNESCO", il prestigioso riconoscimento internazionale lanciato dall’Unesco nel 1971. Si tratta di un intervento strategico di qualificazione del territorio in un’ottica di sostenibilità  e valorizzazione del notevole patrimonio ambientale, culturale e produttivo che l’Ente ha avviato con il Ministero dell’Ambiente e Federparchi. Un procedimento per il quale la maggior parte dei Comuni interessati, anche al di fuori dell’area protetta, hanno già espresso interesse con formali delibere di giunta. All’incontro di presentazione hanno partecipato il presidente del Parco Stefano Pecorella, il vicepresidente di Federparchi Agostino Agostinelli e i tecnici di Federparchi che stanno seguendo l’Ente nel processo di candidatura. Sono state anche formulate le prime riflessioni relative alla perimetrazione, alla zonizzazione, alla governance e alle strategie di sviluppo. Nell’occasione il Parco del Gargano ha presentato anche la candidatura alla Carta Europea per il Turismo Sostenibile (CETS) ai vari soggetti – pubblici e privati – che hanno voluto, già da questa prima fase, aderire al progetto comune di qualificazione del turismo nel Gargano.

   

DA VITTORIO ALESSANDRO (EUROPARC FEDERATION) - "La riforma della 394 non è affatto peggiorativa. Ecco perchè"

di Vittorio Alessandro

"Non risponde al vero che la riforma della Legge 394/1991 sia peggiorativa rispetto al testo vigente, come sostiene un articolo di Paolo Rumiz apparso sul Venerdì di Repubblica a dicembre. Per esempio, la riforma introduce, per i presidenti e i direttori, il possesso di requisiti che la legge in vigore, invece, non richiede.

Il presidente del parco, per le cui competenze nulla finora è stato previsto, dovrà infatti avere, secondo il testo riformato, "comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche o private ".

I direttori - oggi tratti da un "albo di idonei" da anni, ormai, divenuto una barriera corporativa di professionisti di svariatissima estrazione - secondo il testo approvato dal Senato, saranno scelti con selezione pubblica fra "dirigenti pubblici con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, persone di comprovata esperienza professionale di tipo gestionale, soggetti che abbiano già svolto funzioni di direttore di parchi nazionali o regionali per almeno tre anni nonché persone che abbiano esperienza di gestione di aree protette marine per il medesimo periodo".

Non si capisce quale sia, in questo, il denunciato peggioramento normativo. Si potrà argomentare che - a fronte dell'assenza di requisiti nel testo vigente - sia meglio prescrivere, per i dirigenti dei parchi, il possesso di competenze di carattere naturalistico, ma l'esperienza sembra insegnare cose diverse. Sì pensi, per esempio, al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci , dottore in economia e commercio e dirigente bancario, insignito da Europarc Federation del più ambito riconoscimento europeo nel campo della conservazione della natura.

Non sono un naturalista, ma un ammiraglio delle Capitanerie di porto e ho potuto, in emergenza, scegliere il direttore del Parco Nazionale delle Cinque Terre attraverso una selezione pubblica, con risultati eccellenti.
L'articolo di Rumiz associa, poi, gli agricoltori - già dalla legge ammessi a far parte dei consigli direttivi - ai cavatori e ai tagliaboschi. Ciò sembra irrispettoso nei confronti non soltanto dei lavoratori, ma anche e soprattutto degli eccellenti percorsi intrapresi dai parchi verso una economia agricola rispettosa dei luoghi e dei consumatori, creatrice di paesaggi riconosciuti patrimonio dell'umanità e di percorsi enogastronomici apprezzati in tutto il mondo.

Sulle royalty (già previste dalle norme vigenti, ma solo a favore di enti pubblici diversi dai parchi), sull'organico all'osso, ma anche su altri argomenti non toccati dall'articolo - quali le aree marine protette, la componente scientifica nei parchi, la loro sorveglianza - il percorso del testo di riforma dovrà restare aperto al confronto e alla partecipazione.

È importante, però, che non prevalgano toni malinconici o da conflitto referendario (che tutti denunciano, ma pochi sanno nei fatti evitare), ma anche quell'allarmismo, talvolta emergente nel mondo ambientalista che, quando infondato, si rivela infine controproducente".

   

Ecco come la penso sul piano d'azione per la gestione del lupo

di Giampiero Sammuri (*)

    “In questo periodo il piano d'azione sul lupo sta facendo discutere. E la cosa che più cattura l'attenzione dell’opinione pubblica è l'eventualità  che i lupi possano essere abbattuti legalmente in Italia dopo quasi 50 anni. Su questo punto si concentrano, oltre ai media, anche le opposte tifoserie, quelle pro e quelle contro il lupo. 

   Io credo che, contrariamente a ciò che appare nel dibattito attuale, gli abbattimenti siano un punto quasi irrilevante, nel bene e nel male, a differenza di tanti altri aspetti trattati dal piano. Qualche lupo abbattuto legalmente (che si aggiunge a quelli illegali) non risolve il problema dei danni agli allevamenti. A onor del vero non cambia nemmeno lo stato di conservazione della specie, ma proprio perché è un'azione poco significativa in entrambi i sensi, a mio avviso andrebbe stralciata dal piano, per indirizzare il confronto su tutto il resto che ha una valenza molto maggiore.

   Vorrei, per esempio, che non passasse inosservata anche un’altra tematica affrontata dal piano: la minaccia per la conservazione del lupo prodotta dalla presenza di cani vaganti e dalla conseguente ibridazione che, a mio avviso, rappresenta il maggior pericolo per la conservazione della specie, almeno in alcune regioni del nostro paese.

   Così come importantissima è la salvaguardia dei redditi e delle produzioni di qualità del nostro paese, per ottenere la quale abbiamo bisogno di misure di mitigazione e riduzione dei danni agli allevamenti. Siamo quindi al fianco di Legambiente e delle altre associazioni ambientaliste e animaliste nel chiedere che si stralci la deroga sugli abbattimenti, costringendo tutti gli interlocutori a confrontarsi sul resto, che è molto più importante per la conservazione e la gestione del lupo”.

   Il piano è un documento corposo, articolato e che tocca tutte le tematiche, partendo dall'obiettivo dichiarato (sin dal titolo e da quanto scritto nel primo paragrafo) di garantire la conservazione della specie. Ciò è in linea con le normative italiane ed europee. Ma nel piano vengono anche spiegate le motivazioni che spingono a lavorare per la conservazione della specie, sviluppandone ben sei (ecologiche, economiche, estetiche, etiche, culturali e spirituali). Penso che siano motivazioni non banali e che dovrebbero far riflettere, non solo noi che lavoriamo nei parchi e ci occupiamo di conservazione quotidianamente, ma qualunque interlocutore serio. Purtroppo – ripeto - mi pare che invece l'attenzione ed il conseguente dibattito sulle motivazioni del piano sia inesistente".

* Presidente di Federparchi - Europarc Italia

   
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