Newsletter di Federparchi
 Agosto 2012
Foto Primo Piano Editoriale

Prevenzione e tutela delle aree verdi: come contrastare l’emergenza incendi

Un’emergenza che dura da troppo tempo. Non si può definire in altro modo il fenomeno degli incendi boschivi che, anche nel corso dell’estate 2012, sta colpendo duramente l’oro verde del nostro Paese. Se si considera che ben il 30% della nostra penisola è costituito da boschi, nei mesi più caldi dell’anno, il rischio concreto è quello di vedere andare in fumo una buona fetta d’Italia. Se alla siccità, alle alte temperature e ai forti venti estivi, che fanno evaporare gran parte dell’acqua trattenuta dalle piante, si somma la mano dell’uomo, tra incendi dolosi e speculazione edilizia, il disastro è assicurato. Con tutto danno dell’ambiente e dell’economia. Oltre a mettere a rischio l’equilibrio naturale del territorio, infatti, gli incendi minacciano for...Leggi tutto

Indice

   
   

APC e Federparchi, un accordo per aprire le aree protette agli amanti del turismo in camper

Grazie alla convenzione siglata tra APC-Associazione Produttori Caravan e Camper e Federparchi Europarc Italia, Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, gli amanti del turismo en plein air che scelgono di visitare i Parchi italiani hanno a disposizione un servizio innovativo: una mappatura geolocalizzata delle strutture ricettive e dei parcheggi dedicati ai camper, presenti all’interno del circuito dei Parchi nazionali, regionali e nelle Aree marine protette associati Federparchi. Dai siti federparchi.it e sceglilcamper.it, cliccando sui banner dedicati, sarà possibile scoprire sulla mappa interattiva tutte le aree di sosta presenti nei Parchi italiani e consultare una breve scheda informativa sui servizi offerti. I punti sosta sono complessivamente 205, di cui 175 aree attrezzate. La Regione Marche detiene il primato nazionale con 24 aree attrezzate e 2 punti di sosta, seguita dalla Puglia (22 aree attrezzate e 3 punti di sosta) e la Sicilia (22 aree attrezzate).

Obiettivo comune delle due Associazioni è aprire nuove strade al camperismo ecosostenibile nei parchi e nelle aree protette italiane, incentivando la ricettività diffusa en plein air e valorizzando il patrimonio naturalistico nazionale. Un obiettivo da raggiungere attraverso l’ampliamento del bando “I Comuni del Turismo all’Aria Aperta”, fortemente voluto da Federparchi. Sarà introdotta, a partire da questa edizione, la sezione “Parchi”. Giunto alla 12° edizione, il bando quindi prevederà un finanziamento APC per la realizzazione di un’area di sosta camper all’interno di un Parco italiano.

Federparchi inoltre parteciperà alla prossima edizione del Salone del Camper di Parma. Nell’ambito dell’evento “APC e Federparchi: una natura in comune”, che si terrà il 14 settembre presso Fiere di Parma, sarà infatti organizzato un workshop, che vedrà il coinvolgimento anche dei rappresentanti di Federparchi interessati al progetto, volto a rafforzare la sinergia tra due circuiti così affini, come il plein air e il sistema dei parchi nazionali. Un’occasione di confronto da non perdere per tutti i Parchi interessati a partecipare al bando.

Per consultare le aree di sosta:

www.federparchi.it

www.sceglilcamper.it

   

Green economy a Symbola 2012: confronto tra ambientalisti e produttori per scacciare la crisi

Un unico imperativo, magari ripetuto tre volte: “Innovare, innovare, innovare”. Questo il titolo del panel a cui ha partecipato il presidente di Federparchi – Europarc Italia Giampiero Sammuri, ospite del seminario estivo "La bellezza è ecologica: Cultura e Green Economy contro la crisi" organizzato da Symbola - Fondazione per le qualità italiane a Treia, in provincia di Macerata.

«Questo seminario è stato un appuntamento importante – ha spiegato il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri - un’occasione per confrontarci ancora una volta sull’incontro tra innovazione e bellezza. Temi sicuramente presenti nel mondo dei parchi, proprio perché nelle aree protette si sperimentano costantemente nuove forme di servizi eco sistemici e gestione ambientale che possono essere esportati all’esterno del sistema Federparchi per scacciare le ombre della crisi».

Un concetto ribadito con forza anche dal senatore Ermete Realacci, membro della commissione Ambiente alla Camera dei Deputati e autore di “Green Italy”: «Proprio mentre la crisi emerge sempre più per la sua gravità, abbiamo bisogno di una visione e di una meta condivisa che sappia rilanciare le energie vitali del paese e muovere verso un futuro migliore. Per vincere la sfida, senza lasciare nessuno indietro, l’Italia deve puntare su cultura, innovazione, ricerca, qualità e green economy. Già oggi esiste un paese che accetta la sfida e la collega alla forza del made in Italy, alla qualità, ai territori, alla coesione sociale. È l’Italia che meglio rappresenta le nostre eccellenze nel mondo e che meglio compete anche a livello internazionale. È la parte del paese dalla quale prendere esempio per ripartire».

All’incontro erano presenti anche i rappresentanti delle aziende green italiane: «La possibilità di far incontrare la parte produttiva “pulita” del Paese – ha ricordato Sammuri – con chi si occupa di tutela e protezione della biodiversità a livello nazionale e con la politica ha fatto fare il salto di qualità a questo seminario e alla discussione sull’economia verde, l’unica a non essere stata colpita dalla crisi e che, anzi, è riuscita a registrare un incremento occupazionale eccezionale, sfruttando al massimo le potenzialità del territorio e attirando gli interessi di imprenditori internazionali. Sempre nel rispetto della biodiversità».

   

L’efficacia di gestione dei Parchi Regionali toscani

Federparchi e la Regione Toscana, in collaborazione con il CURSA (Consorzio Universitario per la Ricerca Socio-economica e per l’Ambiente) ha sperimentato per la prima volta l’applicazione della metodologia MEVAP (Monitoring and Evaluation of Protected Areas) ai parchi regionali.

La metodologia MEVAP è la prima a essere riconosciuta per l’Italia a livello internazionale (World Database IUCN-WCPA) ed è stata applicata in passato in via sperimentale al Parco nazionale del Gran Paradiso, al Parco nazionale del Circeo, al Parco nazionale del Cilento Vallo di Diano e degli Alburni e, in una versione semplificata, a tutti i parchi nazionali italiani.

In periodo di spending review della Pubblica Amministrazione, l’applicazione di un metodo di valutazione dell’efficacia di gestione rappresenta un prezioso contributo al quadro complessivo di sintesi dello stato delle aree protette funzionale alla verifica di corrispondenza degli obiettivi della “mission” istituzionale. La flessibilità della metodologia adottata, derivata dalla struttura del Modello Analitico e dalla natura degli indicatori, è risultata essere uno strumento di indagine versatile che consente una sua applicazione in diversi contesti di aree protette. I risultati, che saranno resi pubblici prossimamente, permetteranno di dotare i gestori delle aree protette di uno strumento di misura e controllo a supporto delle diverse attività e, d’altra parte, forniranno agli uffici regionali preposti un quadro compiuto per realizzare le verifiche di efficacia e di efficienza di gestione delle aree protette.

L’obiettivo principale è quello di agevolare la convergenza delle attività e degli impegni dei gestori dei parchi con le linee di indirizzo e gli obiettivi strategici relativi agli aspetti ambientali, economici, sociali e di governance, con la finalità generale di procedere verso un miglioramento delle performance operative da parte dei soggetti gestori. Nell’elaborazione del rapporto sono stati impiegati un set di indicatori modulati per fornire un quadro conoscitivo sullo stato delle aree protette regionali in termini sia di conservazione del

   

Sempre più grave la situazione per i ranger dei parchi nazionali della Repubblica Democratica del Congo

La sanguinosa guerra civile nella regione del Kivu, ai confini con il Ruanda, che sta portando violenza e distruzione fra la popolazione civile congolese, vede in prima fila i ranger dei parchi nazionali del Virunga e del Kahuzi-Biega. I guardaparco impegnati nella difesa dell’ultimo baluardo di legalità rappresentato dai due parchi nazionali, che proteggono specie di interesse mondiale come i gorilla di montagna, sono ora allo stremo. Negli ultimi mesi decine di rangers sono cadute vittime di bracconieri e di chi ha interesse a eliminare la presenza di quelle persone che controllano il territorio per tutelarne la biodiverstià. Su questo fronte Federparchi, insieme alla Riserva di Monterano, Lands onlus e AIGAP sta portando avanti una iniziativa di sostegno agli orfani e alle vedove dei guardaparco caduti. Un progetto che, grazie alla generosità dei visitatori e degli operatori dei parchi e a un finanziamento della Regione Lazio, sta ottenendo concreti risultati, assicurando un piccolo reddito alle famiglie dei ranger rimasti uccisi sul lavoro.

Nei giorni scorsi, il direttore del Parco di Virunga Emmanuel De Meroda ha scritto sul suo blog: “Odio sfidare il destino, ma siamo molto vicini al momento in cui potremo inviare nuovamente le nostre squadre nel settore dei Gorilla. Una delle grandi cose di questo Paese è che la conservazione della fauna selvatica trascende la politica del momento. Ha molto a che fare con il fatto che la conservazione africana è nata nel Congo orientale e diverse generazioni di congolesi hanno vissuto a fianco del Parco. Questo ha fatto sì che entrambe le parti della guerra civile siano favorevoli a farci continuare nel nostro lavoro. Se tutto va bene, c’è una possibilità che potremo essere in grado di tornare nel settore dei Gorilla lunedì”. Ora, tutto il mondo dei parchi segue con apprensione gli sviluppi della situazione. E Federparchi continuerà nella sua opera di sostegno.

Per aiutare le famiglie dei ranger: www.virungacrisis.org

   

Europarc Conference 2012: workshop e panel sulla tutela della biodiversità e delle aree protette

Il corretto management delle aree protette e le migliori pratiche per la salvaguardia della biodiversità. Sono queste le due colonne attorno alle quali si può costruire un futuro sostenibile. Lo sa bene Europarc che riunirà i membri delle 430 organizzazioni affiliate alla federazione dal 22 al 25 ottobre a Genk, in Belgio, per la propria CONFERENZA annuale.

Il tema sarà la “riconnessione” tra soggetti, attori di una stessa recita, che nei prossimi anni devono imparare a riconoscersi e cooperare: l’uomo con la natura, l’economia con la biodiversità, le politiche con le buone pratiche. Si tratta di un modello che sfiderà i partecipanti al congresso a uscire dal proprio microcosmo, dalla propria area protetta, per affrontare temi di portata generale: le aziende come possono riuscire a mantenere costante il proprio output riuscendo contemporaneamente a non mettere a rischio la biodiversità che circonda i siti di produzione? Che modelli di collaborazione tra pubblico e privato si possono instaurare per la salvaguardia della natura? Quali aiuti finanziari per la tutela dell’ambiente vanno richiesti ai governi nazionali? Domande a cui si cercherà di trovare una risposta nei workshop della quattro giorni belga organizzata da Europarc.

Tra i temi trattati nei diversi panel, la biodiversità marina, il confronto tra pratiche di gestione delle aree protette, il contrasto al cambiamento climatico, il web 2.0 e i parchi, le infrastrutture “verdi”, l’incontro tra natura e bambini.

Per accreditarsi all’evento clicca QUI

   

IUCN World Congress 2012: in Corea per una governance dell’ambiente più efficiente

Si apre il 6 settembre a Jeju, Corea del Sud, il più importante evento sulla conservazione a livello mondiale, il World Conservation Congress della Iucn (Unione mondiale per la conservazione della natura). Si tiene ogni quattro anni, coinvolgendo tutti i principali soggetti impegnati nella gestione dell'ambiente a livello planetario, con l'obiettivo di migliorare e promuovere le modalità di gestione delle risorse naturali per la conservazione, lo sviluppo umano, sociale ed economico. Per questo, fino al 15 settembre, in Corea si incontreranno rappresentanti dei governi nazionali, delle organizzazioni non governativi, delle agenzie delle Nazioni Unite e delle fondazioni e associazioni impegnate nella salvaguardia della biodiversità.

I membri e i partner della Iucn, nel corso della prima parte del congresso, discuteranno e metteranno a confronto le proprie idee nei forum tematici. Poi, dai forum ci si sposterà nell’assemblea dei membri, un parlamento “verde” che rifiuta l’immobilismo. Si decide ora: le azioni di conservazione del patrimonio non possono attendere oltre. Mettendo da parte le differenze e lavorando insieme per raggiungere un’efficiente governance dell’ambiente, coinvolgendo soggetti pubblici e privati nell’incaricarsi di responsabilità e benefici di un’azione coordinata, il congresso 2012 mira quindi a formulare uno sviluppo sostenibile

Il tutto nel segno di “Nature+”, uno slogan semplice, facile da memorizzare. Un termine forte seguito dal segno dell’addizione, pronto ad accogliere i temi caldi di questo congresso: clima, cibo, sviluppo, governance, vita. Perché la natura non è un elemento a sé stante, ma deve essere amministrata in stretto collegamento con altre fondamentali pressioni e sfide per un futuro sostenibile. Iucn, infatti, ritiene che la conservazione della biodiversità, e quindi del

welfare umano, è possibile solo affrontando 4 temi pressanti: mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, gestione degli ecosistemi per il benessere umano, programmazione di un futuro energetico sostenibile e promozione della green economy per la sostenibilità.

Numerosi saranno anche i partecipanti Italiani, in particolare il Comitato Italiano per l'IUCN che rappresenta tutti i soci italiani, fra i quali la Federparchi, sarà presente con un contributo scritto sul tema della Pianificazione dei Parchi e del Paesaggio. Tutti i documenti conclusivi del Congresso saranno disponibili sul SITO del comitato Iucn.

   

Prevenzione e tutela delle aree verdi: come contrastare l’emergenza incendi

di Giampiero Sammuri

Un’emergenza che dura da troppo tempo. Non si può definire in altro modo il fenomeno degli incendi boschivi che, anche nel corso dell’estate 2012, sta colpendo duramente l’oro verde del nostro Paese. Se si considera che ben il 30% della nostra penisola è costituito da boschi, nei mesi più caldi dell’anno, il rischio concreto è quello di vedere andare in fumo una buona fetta d’Italia.

Se alla siccità, alle alte temperature e ai forti venti estivi, che fanno evaporare gran parte dell’acqua trattenuta dalle piante, si somma la mano dell’uomo, tra incendi dolosi e speculazione edilizia, il disastro è assicurato. Con tutto danno dell’ambiente e dell’economia. Oltre a mettere a rischio l’equilibrio naturale del territorio, infatti, gli incendi minacciano fortemente le molte specie animali e vegetali che abitano i nostri parchi e i paesaggi più belli che le aree protette possono offrire a chi ha l’occasione di visitarle.

I dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato dipingono un quadro catastrofico: dall'inizio dell'anno al 31 luglio in Italia ci sono stati 4.700 incendi boschivi, il 93% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Sono complessivamente 24mila gli ettari di superficie bruciata e la superficie più a rischio è quella boschiva che ha registrato un incremento del fenomeno del 110%. E, come ricorda la Protezione Civile, negli ultimi trent’anni è andato in fumo il 12% del patrimonio forestale nazionale.

La guardia, dunque, va mantenuta altissima per evitare irreparabili disastri ambientali. Un esempio su tutti? Il più recente è quello offerto, purtroppo, dal Parco nazionale del Pollino. Nonostante il grande sforzo che l’Ente ha profuso nel progetto di prevenzione “Costruiamo la rete di protezione civile”, con la collaborazione di oltre venti associazioni tra ambientalisti e protezione civile, il verde del Parco è stato messo a dura prova da un devastante incendio di origine dolosa. Nessuno, infatti, può prevedere le mosse di chi appicca incendi per divertimento o per megalomania. Neanche chi, dopo l’anno orribile del 2007 con 6.000 ettari di Parco in fiamme, era riuscito ad abbattere il dato degli incendi di 90 punti percentuali, diventando così un’eccellenza italiana.

Ma le istituzioni si sono rialzate ancora una volta, dimostrando di avere una visione unitaria e reagendo compatte davanti a un disastro ambientale come quello del Parco nazionale del Pollino. All’appello hanno risposto proprio tutti: accanto alla Federparchi c’erano il ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare Corrado Clini, il Capo del Corpo Forestale dello Stato, Cesare Patrone, il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, e l'assessore all'Ambiente della Regione Basilicata, Vilma Mazzocco. Una reazione compatta contro chi ha deciso deliberatamente di attaccare ettari su ettari di prezioso verde comune.

Se una battaglia è stata vinta, per tirare le somme di questa guerra senza fine bisognerà attendere la fine dell’estate e delle campagne antincendio boschivo di Protezione civile e Corpo Forestale. Stupisce in questo senso il taglio da oltre 85 milioni di euro che dovrà sostenere la flotta Canadair nel 2013, che inoltre sarà trasferita dalla Protezione civile al Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’Interno.

Nel 2012 il Dipartimento della Protezione civile ha speso 114,7 milioni di euro per i Canadair della campagna Aib (Antincendi boschivi). Ora la crisi costringe a stanziare soltanto 42,2 milioni di euro per il 2013, quando ne servirebbero almeno 68 solo per gli oneri contrattuali e assicurativi dei velivoli antincendio. Ridurre vertiginosamente e di colpo i fondi destinati alla flotta Canadair è veramente un risparmio?

La tenuta della campagna Antincendi boschivi della Protezione Civile è già stata messa a dura prova dai primi sette mesi del 2012: rispetto all’anno precedente, gli incendi nelle aree verdi sono aumentati del 93%. In queste condizioni quello che è riuscito a fare il dipartimento ha del miracoloso. Ma di fronte a un dato come questo, il taglio imposto dalla legge di stabilità 2012 è antieconomico, nel senso che è più il valore dei boschi e della biodiversità perduta che non il risparmio, senza contare l'inestimabile valore delle vite umane perse anche in questi giorni.  Ma purtroppo sembra che sia la stessa logica che impedisce di investire per prevenire i dissesti idrogeologici: si taglia e si spera bene, poi a disastro avvenuto le risorse vanno trovate e sono enormemente di più. Ma tant'è i canadair,  già troppo pochi per fronteggiare il problema, rimarranno spesso a terra, in compenso avremo tagliato 85 milioni di euro di spesa pubblica. I tedeschi applaudiranno, tanto i boschi non sono mica loro...

   
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