Newsletter di Federparchi
 Novembre 2012
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Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

Conferenza Europarc, i parchi italiani fanno il pieno di CETS

Tra le 37 certificazioni nel 2012, la presenza italiana è numerosa e molto qualificata

Con la cerimonia ufficiale di conferimento dei Diplomi della Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette-CETS si è conclusa la Conferenza di Europarc  Federation, tenutasi dal 22 al 25 ottobre a Genk, in Belgio.

La rete CETS giunge così a 107 aree in 13 paesi. Tra le 37 certificazioni nel 2012, la presenza italiana è numerosa e molto qualificata. Due parchi hanno ricevuto il rinnovo del diploma: il Parco naturale Adamello Brenta ed il Parco regionale Alpi Marittime, che da quest’anno ha ottenuto una certificazione unica, transfrontaliera, insieme al Parco nazionale francese del Mercantour. Quattro, invece, sono le nuove CETS: il Parco regionale dei Colli Euganei, il  Parco regionale Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, il Sistema dei Parchi del Salento (che coinvolge sei parchi regionali coordinati dalla Provincia di Lecce: Parco Costa Otranto–S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase; Parco Litorale di Ugento; Parco Isola di S. Andrea–Litorale di Punta Pizzo; Parco Porto Selvaggio e Palude del Capitano; Riserva Palude del Conte e Duna Costiera–Porto Cesareo; Parco Bosco e Paludi di Rauccio) e la Riserva Naturale di Monte Rufeno. Quest’ultima ha avuto, inoltre, l’onore di essere la area protetta CETS n. 100.

Hanno ritirato l’ambito diploma i rappresentanti dei parchi presenti e, per la Riserva di Monte Rufeno, il direttore di Federparchi.

   

Concluso il seminario “I Parchi sono green economy?"

In occasione dell'evento sono stati eletti presidente e vicepresidenti del Comitato tecnico-scientifico della federazione

"I Parchi sono green economy?", seminario organizzato da Federparchi - Europarc Italia, si è tenuto lo scorso 16 ottobre a Roma, nel centro convegni carte geografiche di via Napoli 36. L'evento ha registrato un'ottima partecipazione. Tra i relatori che hanno preso la parola nel corso della giornata, il presidente della Commissione ambiente al Senato, Antonio D’Alì, il direttore generale del ministero dell’Ambiente, Renato Grimaldi, il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e i rappresentanti delle associazioni agricole e venatorie. All’evento hanno presenziato anche i presidenti e i direttori delle aree protette italiane.

A chiudere il seminario, preannunciando il prossimo appuntamento per il sistema delle aree protette, è stato il presidente Giampiero Sammuri: "Il prossimo passo sarà la convocazione degli stati generali delle aree protette italiane. In questo senso sarebbe auspicabile il coinvolgimento delle istituzioni e degli enti territoriali, per riformulare una strategia unitaria per i parchi, anche in vista delle prossime elezioni politiche".

In occasione del seminario, si è riunito il Comitato tecnico-scientifico di Federparchi. Lo stesso ha eletto Patrizio Scarpellini, direttore del Parco nazionale delle Cinque terre, come suo nuovo presidente. Stefano Santi, direttore del Parco regionale delle Prealpi Giulie, e Antonino Miccio, direttore dell’Area marina protetta Punta Campanella, saranno i vicepresidenti del Comitato.

   

Golf e Parchi: in Puglia rischio speculazione edilizia

Il presidente Sammuri in appoggio all'assessore regionale al Turismo Barbanente: "Ok all'eco-golf. Esiste un protocollo contro le cubature-extra"

Una proposta che potrebbe aprire pericolosamente alle speculazioni edilizie. È quella formulata dalla IV commissione consiliare della Regione Puglia per promuovere il sistema golfistico locale. Il provvedimento in discussione prevede la realizzazione di campi da gioco, con annesse strutture di ricezione turistica e deroghe urbanistiche che potrebbero favorire la costruzione di interi nuovi quartieri.
 
Federparchi – Europarc Italia supporta quindi con forza le posizioni assunte dall’assessore al Turismo della Regione Puglia Angela Barbanente, che nella legge ha rilevato profili di incostituzionalità. «Lo scorso 8 febbraio – ha ricordato il presidente della federazione Giampiero Sammuri – abbiamo firmato un protocollo con Legambiente, WWF, Fai e MareVivo per aprire un tavolo di confronto sugli eco-golf. Un accordo che, opponendosi alla concessione selvaggia di cubature extra,  non mira di certo ad impedire la realizzazione di nuovi percorsi. Questo dimostra che da parte delle associazioni ambientaliste e di chi tutela la biodiversità delle aree protette italiane non ci sono pregiudizi nei confronti della costruzione di nuove strutture. Ben vengano, anche nell'interesse della Federazione italiana golf, campi eco-sostenibili. Importante sarà rimanere vigili sulle possibili deroghe urbanistiche e le cubature extra che potrebbero accompagnare la realizzazione dei nuovi percorsi».
 
Una necessità fatta propria anche dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania. La sua proposta normativa contro il consumo di suolo ha già raccolto il favore di associazioni e movimenti green. «Ristrutturare, riutilizzare, ammodernare. Sicuramente meglio che aggredire nuove porzioni di verde e di terreni a uso agricolo con opere di dubbia utilità», ha dichiarato Giampiero Sammuri in merito al disegno di legge già approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri.

   

Mediterraneo "a rischio": l'Iucn lancia l'allarme

Nell'ultima lista delle specie prossime all'estinzione sono presenti animali, vegetali e funghi che abitano tra Grecia e Turchia

L’Iucn (Unione mondiale per la conservazione della natura) avverte il Mediterraneo: tra le cento specie di animali, vegetali e funghi più a rischio di estinzione del Pianeta, alcune abitano nell’area, in particolare in Grecia e Turchia. Per stilare la top 100 delle specie più minacciate, l’Iucn ha riunito per la prima volta oltre 8mila scienziati. Il timore degli esperti è che nessuno farà niente in difesa degli esemplari inseriti nella lista, perché alcune tra le specie nell’elenco non producono benefici ovvi e  diretti agli esseri umani.

“Nella zona del Mediterraneo – spiega Ellen Butcher, biologa della Zoological Society di Londra e coautrice del rapporto Iucn – ci sono specie come la ‘Callitriche pulchra’, una pianta di acqua dolce che si trova solo sull’isola greca di Gavdos, la ‘Valencia Ietourneuxi’, un pesce di acqua dolce che vive sempre in Grecia, lo ‘Psorodontus ebneri’, un grillo che abita nelle boscaglie della Turchia, e la ‘Lathyrus belinensis’, una pianta fiorita dello stesso Paese. Tutte specie a rischio di estinzione e non rimpiazzabili”.

Bisogna quindi intervenire al più presto. “Una volta scomparse – ricorda la biologa inglese – nessuna somma di denaro potrà riportarle indietro. Se però interveniamo subito possiamo dargli una possibilità di sopravvivere. Ma questo richiede che la società sostenga la posizione etica e morale che tutte le specie hanno il diritto di continuare a esistere”.

   

LIFE Arctos, un progetto per salvare l'orso bruno

I primi dati del censimento nel PN d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il futuro dell'orso bruno (Ursus arctos) in Italia, è alquanto incerto. Sulle Alpi, un recente intervento di reintroduzione ne ha scongiurato momentaneamente l'estinzione, mentre in Appennino poche decine di orsi marsicani, rappresentanti di una sottospecie unica, lottano ancora per sottrarsi all'estinzione. Per evitarne l'oblio, tecnici, ricercatori ed amministratori hanno lanciato il progetto LIFE Arctos. Nato con l'obiettivo di avviare una serie di interventi strutturali, sia sulle Alpi che in Appennino, ha già iniziato la sua opera di monitoraggio nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, dove sono stati avvistati otto esemplari adulti e tre cuccioli nella zona delle Mainarde, i rilievi montuosi al confine tra le tre regioni.

«I primi dati del censimento delle femmine di orso marsicano e dei loro cuccioli lasciano intendere che la prossima sarà un'annata straordinaria per questa specie», spiega il presidente di Federparchi - Europarc Italia Giampiero Sammuri alla luce dei risultati del monitoraggio coordinato dall'Ente e dal Dipartimento di Biologia dell' Università La Sapienza di Roma nell'ambito del progetto Life Arctos. Durante le sessioni di avvistamento sono state contate quattro femmine riproduttive, di cui due pronte a diventare per la prima volta mamme. Nel progetto sono coinvolte più di 40 persone tra personale del Parco, guardie dei servizi sorveglianza e volontari.

«I complimenti della federazione vanno al commissario straordinario Giuseppe Rossi e al suo staff per l'impegno profuso in difesa di una delle specie-simbolo della biodiversità. Si tratta di un dato ottimo se confrontato a quello del 2011, quando vennero avvistati soltanto tre cuccioli - ricorda Giampiero Sammuri - un risultato che, però, non deve far abbassare la guardia né al singolo Ente parco, né alla federazione. Gli sforzi sulla conservazione e la tutela della biodiversità nelle nostre aree protette non possono diminuire di intensità. In questo caso si è deciso di lavorare seriamente, in silenzio e con i giusti apporti scientifici. E i risultati, ottimi, sono arrivati… alla faccia dei tagli lineari».

   

Piemonte, si teme per il futuro dei ghiacciai: sono in continuo arretramento

dal Parco nazionale Gran Paradiso

L'Ente Parco conduce periodicamente ricerche e monitoraggi sui ghiacciai presenti nel Parco. I risultati dell'ultima campagna non sono purtroppo confortanti; complice l’estate appena passata, che si è rivelata tra le più calde degli ultimi due secoli, tutti i ghiacciai del Gran Paradiso controllati sono arretrati, ad eccezione di quello delle Sengie Settentrionale in Val di Cogne. Le rilevazioni sono condotte dal servizio di sorveglianza del Parco e dagli operatori del Comitato Glaciologico Italiano, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino ed il Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino.

I ritiri frontali sono stati a volte eccezionali. Il valore massimo è stato registrato al ghiacciaio Aouillié in Valsavarenche, che è arretrato di 90 metri ed è diminuito di  spessore. L’innevamento residuo, ovvero la copertura nevosa che rimane sul ghiacciaio al termine della stagione di ablazione, è scarso e a volte completamente assente, venendo a mancare la linfa vitale per l’esistenza del ghiacciaio stesso.  Di questo passo, spiegano gli esperti che hanno effettuato le rilevazioni, entro 20 anni i ghiacciai del Parco potrebbero in gran parte scomparire, sorte a cui non sfuggirebbero moltissimi altri ghiacciai dell’intero arco alpino. Significativo è il caso del ghiacciaio del Grand Etret, il cui bilancio di massa, parametro che esprime meglio di altri lo stato di salute di un ghiacciaio, relativo al periodo 2011-2012, è risultato negativo con una perdita di oltre un metro di equivalente in acqua. Dal 1999 ad oggi il ghiacciaio ha perso più di 13 metri di spessore.

Particolare rilievo ha anche l’aspetto ambientale della ricerca; il lavoro dei guardaparco viene condotto con un impatto quasi nullo. Per raggiungere i luoghi delle rilevazioni infatti non vengono utilizzati elicotteri, ma solamente gli sci o i ramponi. Il direttore del Parco, Michele Ottino, commenta così i risultati “Da anni seguiamo con attenzione i ghiacciai presenti nel Parco ed il loro arretramento, da porre in relazione al riscaldamento globale di questi ultimi lustri. Queste attività sono utili per monitorare i cambiamenti climatici e comprenderne le cause e sono possibili grazie all'insostituibile  lavoro sul campo e di elaborazione dei guardaparco”.

E' possibile scaricare la presentazione con i risultati della campagna 2012

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