Newsletter di Federparchi
 Marzo 2013
Foto Primo Piano Editoriale

Ecco il regolamento per il riordino degli enti vigilati dal Ministero dell’Ambiente

    Su proposta del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il consiglio dei ministri ha approvato nei giorni scorsi, in via definitiva - dopo aver acquisito il parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti - un regolamento per il riordino degli enti vigilati dal Ministero dell’Ambiente. Si tratta di una notizia importante, che segna una svolta nel governo dei parchi nazionali.  Sì, perché questo regolamento – di cui è attesa in queste ore la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - disciplinerà negli anni a venire gli organi collegiali di tutti gli Enti Parco, compresi quelli ricadenti nelle regioni a statuto speciale, vale a dire il Consorzio del Parco nazionale dello Stelvio, l’Ente parco nazionale del Gran Paradiso e il ...Leggi tutto

Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

A Klorane nomination speciale al ‘Prix d’Excellence de la Beautè Marie Claire 2013'

Con il progetto didattico sulla protezione del patrimonio naturale portato avanti da Institut Klorane e Federparchi

   Klorane ha ricevuto nei giorni scorsi una nomination speciale al ‘Prix d’Excellence de la Beautè  Marie Claire 2013' nella categoria “Etique”, per l'impegno che da anni il marchio sta profondendo a livello di scelta e coltivazione dei principi attivi, a livello produttivo e, attraverso l'Institut Klorane, sulla protezione del patrimonio naturale.
  “Si tratta di un riconoscimento  di cui siamo particolarmente fieri– spiega  Nicoletta Tognoni, direttore della comunicazione di Pierre Fabre Italia, uno dei gruppi farmaceutici e dermo-cosmetici più importanti d’Europa - perché premia tutto il lavoro compiuto negli ultimi anni per difforndere i valori dell'Institut Klorane legati alla protezione del patrimonio ambientale a diversi livelli, tra quello educativo. Questo impegno è stato declinato in Italia  con il progetto Vividaria, dedicato alle scuole primaria  realizzato in collaborazione con Federparchi. Un riconoscimento che abbiamo il piacere di condividere con Federparchi, con cui abbiamo ideato il progetto 6 anni fa e che continua ad affiancarci in questa avventura. Un riconoscimento che ci stimola a continuare su questa strada con convinzione”.
   Ecco la motivazione della giuria - composta da Maria Vittoria Pozzi (presidente) Marie Claire, Stefania Bellinazzo (Grazia), Marta Caramelli (Vanity Fair), Antonella Grua (Gioia), Paola Gariboldi (D - La Repubblica), Sabrina Bottone (Elle), Andrea Berni (Cosmopolitan), Cristina Milanesi (Io Donna e Imag) -  nel segnare Institute Klorane: “L'Intitut Klorane preserva la biodiversità con grande cura. Ci piace il progetto Vividaria, in sinergia con la Federazione nazionale dei parchi e delle riserve naturali e la scuola, per sensibilizzare i bambini sull'importanza del mondo vegetale”. Soddisfazione per questo traguardo raggiunto da Institute Klorane è stata espressa anche dai vertici di Federparchi.
    Vividaria è un progetto rivolto alle scuole italiane nato dalla partnership tra Federparchi-Europarc Italia (Federazione italiana dei parchi e delle riserve naturali) e Institut Klorane (Fondazione d'impresa senza fini di lucro per la protezione e la conservazione del patrimonio vegetale), che hanno messo insieme risorse ed esperienze per dar vita ad una iniziativa inedita e di grande attualità. Attraverso Vividaria, il mondo delle Aree Protette e quello dell'Impresa uniscono dunque le proprie forze per raggiungere un obiettivo comune: promuovere tra i bambini la conoscenza del ruolo fondamentale svolto dalle piante nel mantenimento degli equilibri climatici e della salute dell'atmosfera. L'educazione e la sensibilizzazione ambientale rappresentano infatti un punto comune nella mission di Fondazione Klorane e Federparchi. Entrambi, con i linguaggi, i target e gli strumenti che gli competono, diffondono la cultura della consapevolezza e del rispetto della natura.

   

Parchi in rete nell'area del Mediterraneo

Il progetto Meet presentato nei giorni scorsi a Roma

Un accordo transnazionale per cooperare nello sviluppo dell’ecoturismo nel Mediterraneo. A Roma, al centro congressi “Carte geografiche”, è stato presentato - lo scorso 11 marzo - il progetto MEET, acronimo di Mediterranean Experience of Eco-Tourism. Venti aree protette di dieci diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Giordania, Libano, Egitto e Tunisia sono le nazioni coinvolte) saranno nei prossimi anni il teatro di un progetto europeo guidato da Federparchi, che punta a creare un modello “mediterraneo” di pianificazione  partecipata, con un fondamento ben preciso: proteggere la natura sviluppando l’eco-turismo.
  Erano presenti una decina di relatori: dal presidente di Federparchi Sammuri al direttore generale dell'assessorato al Turismo della Regione Lazio, Marco Noccioli. E ancora - per il Ministero dell’Ambiente italiano - la dirigente Maria Giarratano. Il progetto è stato presentato da Luca Santarossa (project manager) mentre la direttrice dell’Autorità di Gestione del programma ENPI-CBC Med, la dottoressa Anna Catte, ha annunciato in anteprima che la Regione Sardegna è stata confermata anche per il periodo di programmazione 2014-2020 come Autorità di Gestione del programma di partenariato e di cooperazione internazionale che l'Ue ha previsto tra i Paesi delle sponde del Mediterraneo”.
     Il progetto MEET infatti è finanziato da ENPI-CBC MED (European Neighbourhood and Partnership Instrument for Cross Border Cooperation, Mediterranean sea), un  programma di finanziamenti rivolto ai paesi confinanti con l’Unione europea. L’obiettivo primario del progetto è quello di creare un network tra i parchi naturali di nazioni europee per mettere a punto una strategia comune nella gestione dei flussi turistici, favorendone la distribuzione tra i vari Paesi anche nei periodi di bassa stagione, a partire dall’esperienza della “Carta Europea per il Turismo Sostenibile” (CETS), che grande favore sta incontrando in Europa e soprattutto in Italia, grazie al supporto di Federparchi.
   “Normalmente – ha detto il presidente di Federparchi Sammuri - la celebrazione dell’avvio di un progetto si concretizza in una serie di buoni auspici e si rimanda la sostanza una volta ottenuti i risultati. In questo caso invece un importante e significativo risultato c’è già. E’ la prima volta, infatti, che un’organizzazione che si occupa di aree protette come Federparchi è capofila di un progetto strategico da 5 milioni di euro che interessa 10 diversi Paesi del Mediterraneo. Il tema del progetto è l'eco-turismo. Ovviamente ci auguriamo che questo progetto possa centrare degli obiettivi importanti anche in ambiti di interesse sociale ed economico, oltre che ambientale”.
   “Da tempo – continua Sammuri - i fragili equilibri ambientali, economici, sociali e politici di quella che è stata la culla della civiltà mondiale, il Mediterraneo, sono a forte rischio di sostenibilità. E verso il Mediterraneo l’Italia ha un’enorme responsabilità, oltre che un oggettivo ruolo di centralità, non solo geografica; attraverso il progetto MEET, insieme agli altri partner, noi vogliamo sviluppare in 20 luoghi protetti e speciali del Mediterraneo una potenzialità inespressa che deriva dalle esperienze realizzate nei nostri parchi, come la Carta Europea del Turismo Sostenibile e altre troppo poco conosciute buone pratiche virtuose”.
   Sulla stessa lunghezza d’onda la dottoressa Catte: “Il Programma ENPI-CBC Med ha grandi aspettative verso i 19 progetti strategici che ha finanziato, e MEET sembra essere tra quelli più ambiziosi: siamo fiduciosi che Federparchi, assieme al partenariato di Istituzioni di alto profilo che hanno creduto in questa idea, sarà capace di raggiungere gli importanti obiettivi che si è posto, soprattutto garantendo continuità all’iniziativa anche dopo la fine del finanziamento ENPI, grazie al network di Aree Protette che il progetto prevede di realizzare. Pertanto è un piacere porgere i miei migliori auguri per un efficace utilizzo dei fondi e per l’ottenimento dei risultati attesi, che potrebbero essere forieri di nuove iniziative che il nuovo Programma ENPI-CBC Med valuterà con attenzione.”

Un momento della conferenza-stampa
Un momento della conferenza-stampa
   

A L’Aquila la prima edizione del ‘Salone dei prodotti tipici dei parchi d’Italia’

Dal 2 al 5 maggio 2013 vetrine con il top del biologico italiano

   La prima edizione del Salone dei prodotti tipici dei parchi d’Italia, dedicata alle produzioni enogastronomiche delle aree protette italiane, si svolgerà a L’Aquila, dal 2 al 5 maggio 2013.  Si tratta di una vetrina specialistica, un luogo di esposizione ed elaborazione culturale per una proposta nazionale di settore, con i prodotti enogastronomici dei parchi promossi per le loro qualità, ma soprattutto come simboli di territori sani e spesso incontaminati grazie a pratiche di produzione e lavorazione sostenibili. Il Salone ha ricevuto il sostegno di Federparchi-Europarc Italia.  
   La partecipazione degli Enti Parco si tradurrà in una grande opportunità per far conoscere i rispettivi territori attraverso tipicità e qualità. L’iniziativa è organizzata insieme al mondo associativo aquilano e in collaborazione con diversi Enti Camerali. L’obiettivo è fare del Salone un importante momento di visibilità e insieme di rilancio per aziende che fanno della qualità la propria cifra identitaria.
    Il programma dell’evento sarà curato da Federparchi-Europarc Italia e da Symbola, Fondazione per le Qualità Italiane. Si preannuncia ricco e articolato, con numerose occasioni per parlare dei temi legati al cibo e alla valorizzazione delle aree protette italiane. Approfondimenti tematici sono previsti con workshop, laboratori del gusto e degustazioni.  
   E nelle settimane precedenti la manifestazione c’è un altro appuntamento molto atteso dal titolo “Aspettando il Salone dei prodotti tipici dei Parchi d’Italia”. Si tratta di un’iniziativa realizzata su tutto il territorio nazionale con la collaborazione delle Osterie d’Italia del circuito Slow Food e dei ristoratori che operano all’interno delle aree protette. I ristoranti coinvolti proporranno ai clienti, nel mese di aprile, una serie di menù del giorno a base di prodotti tipici dei parchi. Gli stessi prodotti che i visitatori troveranno e potranno poi acquistare negli stand espositivi del Salone.
   L’ingresso al Salone sarà libero, gratuito, con i seguenti orari di apertura: giovedì 2 maggio 11-21,  venerdì 3 maggio e sabato 4 maggio 11-23. Per ulteriori informazioni www.tipicideiparchi.it.

Il logo della manifestazione
Il logo della manifestazione
   

Geoparchi italiani coordinati alla riunione europea di Parigi

Si svolgerà il 21 e 22 marzo nella sede dell'Unesco

   Nei giorni 21 e 22 marzo si svolgerà a Parigi la riunione primaverile della Rete Europea dei geoparchi. Si tratta di un’occasione straordinaria perché per la prima volta i geoparchi si incontreranno presso la sede dell’Unesco, con la possibilità di confrontarsi con le delegazioni ufficiali di diversi Stati membri dell’organizzazione internazionale. Gli otto geoparchi italiani si presenteranno compatti con una mostra espositiva caratterizzata da una grafica condivisa e coordinata (sono stati messi a punto nei giorni scorsi alcuni splendidi rollups), che verrà poi replicata al 5° workshop dei geoparchi italiani organizzato nel Parco geominerario della Sardegna nella terza settimana di giugno. Non solo. In settembre la stessa esposizione verrà riproposta al geoparco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, quando è in calendario il 32° meeting del Comitato di Coordinamento EGN (2 – 3 settembre) e a seguire la 12a Conferenza internazionale dei geoparchi (4 – 6 settembre).

I rollups dei geoparchi italiani in mostra a Parigi
I rollups dei geoparchi italiani in mostra a Parigi
   

Parchi, una bella impresa contro la crisi

Giovedì 28 marzo, a Torino, CGIL Piemonte e Federparchi organizzano il convegno ‘Parchibellaimpresa’ per discutere di aree protette e sviluppo del territorio

Servono ancora i parchi in tempo di crisi? Le aree protette continuano a essere una risorsa per il territorio? Questi alcuni degli interrogativi che animeranno il dibattito di ‘#parchibellaimpresa’, l’iniziativa che Cgil Piemonte e Federparchi organizzano a Torino il prossimo 28 marzo. Il convegno - che avrà come location il Museo regionale di Scienze naturali – affronterà le mille questioni che legano le aree protette all’economia, con approfondimenti sul credito, l’agricoltura, la biodiversità, il turismo.
Il convegno si sviluppa itorno a un intenso programma introdotto da Gianni Esposito, segretario generale della CGIL FP Piemonte e da Italo Cerise, vicepresidente di Federparchi. Porteranno i propri saluti, il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota e il presidente dell’Unione Province Piemontesi (UPP), Massimo Nobili.
Al mattino sono previsti interventi ‘tecnici’ di Marco Adamo (Ires Piemonte) che parlerà di “Parchi e sviluppo del territorio” mentre Chiara Bergonzo (Sviluppo Piemonte Turismo) esprimerà alcune considerazioni partendo dalla domanda: “I Comuni nel parco attirano più turismo?”. Felice Cerutti del Credito Cooperativo di Alba approfondirà un aspetto di cui poco si parla: “Il credito per i parchi”. Dopo di lui Stefano Daverio di Tour-operator Insieme nel Mondo interverrà con: “Le politiche per il turismo nel Parco Alpi Cozie”. E ancora, Salvatore De Giorgio (Regione Piemonte) affronterà il tema dei “Parchi piemontesi: sono un costo o una risorsa?”. Marco Fratoddi (La Nuova Ecologia) parlerà di “Parchi e nuove tecnologie”. Alessandro Giacomel (Progetto Vento) descriverà la “Ciclovia del Po, un progetto per il territorio”.  Interverranno inoltre Stefano Masini di Coldiretti  su “Agricoltura e parchi”, Stefano Mosca (Atl Biella) sui “Sacri Monti, una risorsa per il turismo” e Roberto Sindaco (IPLA) su “Rete Natura 2000 e il ruolo europeo delle aree protette regionali”. Insisterà sul rapporto tra marchi di qualità e parchi Fabio Renzi di Symbola, mentre Patrizia Rossi del Parco Alpi Marittime illustrerà la carta del turismo sostenibile e il rapporto con l’Europa.
Gli interventi saranno intervallati da testimonianze delle professioni che si incontrano nei parchi: l'educatore ambientale D. Buttacavoli, le funzioni tecniche M.T. Bergoglio, l’esperto di promozione L. Giunti, l’amministrativa E. Oddi, la guardiaparco E. Ramassa e il direttore D.Zocco. Concluderanno la mattinata, Federico Bozzanca, segretario nazionale di Cgil Fp e Salvatore Sanna, presidente dell’Amp Capo Carbonara.
Alla tavola rotonda del pomeriggio, moderata dalla giornalista Rai Claudia Apostolo, parteciperanno il professore Giuseppe Bogliani (Università di Pavia), il presidente Uncem Enrico Borghi, William Casoni (assessore Regione Piemonte), il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, Alberto Tomasso (segretario generale Cgil Piemonte), Antonio Nicoletti (responsabile Parchi di Legambiente) e Attilia Peano, professoressa al Politecnico di Torino.
“In un momento storico in cui ‘il pubblico’ è considerato solo un costo che grava sulle spalle dei contribuenti, intendiamo dimostrare che in realtà è - o può diventare - motore di sviluppo del Paese, e del Piemonte in particolare. È evidente l’esito fallimentare delle politiche dei tagli attuata dai Governi in tutti i Paesi d’Europa: cambiare si può e si deve. Con iniziative come questa avanzeremo proposte per uscire dalla crisi, cominciando proprio dai territori che sono sede di Aree protette”, spiega Luca Quagliotti, segretario regionale della CGIL Funzione Pubblica Piemonte.
Dello stesso avviso è Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi: “il patrimonio naturalistico, in Italia, vanta un'area di 34.000 chilometri quadrati distribuiti in 527 Comuni e garantisce il 3,2% della ricchezza nazionale, alimentando attività nella filiera eco-sostenibile, agricola e nel turismo, con un volume di affari proveniente dalle imprese private pari a 34,6 miliardi di euro nel 2011. A Torino avremo l’occasione per approfondire tematiche di stretta attualità. Dagli effetti della Spending Review all'organizzazione e l'efficienza degli enti gestori. La speranza è che a questo periodo di forte crisi non corrisponda un deficit ecologico, con la riduzione di buone pratiche ambientali”.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di Regione Piemonte, UPP, Unioncamere Piemonte e Uncem.
Informazioni: parchibellaimpresa@gmail.com

Una protesta di Cgil Piemonte per scongiurare tagli ai parchi
Una protesta di Cgil Piemonte per scongiurare tagli ai parchi
   

L'importanza dei fiumi e dei parchi fluviali, conviverci e gestirli

Il contributo del coordinamento nazionale. "Al nuovo Governo chiediamo più attenzione"

di Agostino Agostinelli (*)

    Proviamo a immaginare un giochino (lo chiamo così per non usare roboanti termini tipo inchiesta, rilevazione o, peggio, sondaggio): scendiamo in strada e alle prime venti persone che incontriamo rivolgiamo la stessa domanda. Che, grosso modo, potrebbe essere articolata in molti modi, tipo “perché sono importanti i fiumi?”, oppure  “pensate che debbano essere protetti i corsi d’acqua’”, oppure ancora “come si dovrebbero proteggere i fiumi?” con varianti possibili del tipo “devono essere protetti i fiumi?” e via dicendo ….
    Sono sicuro che alla fine del giochino potremmo avere una gamma di opinioni assai simili fra loro, anche se non omogenee, tutte in qualche modo concordi nel sottolineare l’importanza dei fiumi e dei sistemi idrici nella vita di tutti noi.  Anzi, l’importanza dei fiumi per la vita tout court: fa testo a questo proposito mia suocera, che suole ripetere “senz’acqua non siamo niente”.  Se facessimo lo stesso giochino con alcuni decisori politici (parlamentari o consiglieri regionali o assessori o chi preferite voi …) sono sicuro  che riceveremmo risposto forse più corrette, magari più appropriate ma meno secche e  determinate. Perché come su tutte – sottolineo: tutte- le questioni riguardanti i temi ambientali il “senso” della politica appare mediamente  più arretrato rispetto a quello dei comuni cittadini. Perché i cittadini non ci parlano di biodiversità o di antropizzazione (quei termini difficili  che indicano la guerra permanente che noi umani abbiamo dichiarato alla natura) ma ci segnalano come il sistema ambientale sia in costante e progressiva sofferenza, e di come occorra “fare la pace” con la natura.  Tocca poi ad altri – alla politica, of course- trovare le soluzioni, dare una risposta a quella domanda.
     Ma, e qui arrivo finalmente al dunque, nella recentissima campagna elettorale abbiamo trovato attenzione, interesse, centralità attorno a questo tema? La risposta è sin troppo ovvia, perché la politica rispecchia ancora, purtroppo, un approccio tradizionale, in base al quale i temi ambientali appaiono un lusso per tempi migliori, uno “sfizio” che in questi momenti non possiamo permetterci. Così è stato. Ma qui vale la pena di adattare un monito del Nobel Amartya Senn a proposito della crisi ”… i tagli vanno fatti quando si cresce, fatti quando si è in crisi significa disastro sociale”; proprio dentro la crisi i nodi ambientali vanno affrontati con approccio attento, aperto e originale, iniziando dal dato certo che in futuro non è assolutamente più riproducibile il recente passato, che di certo glorioso non è.
   Al riguardo, è forse opportuno provare a mettere in campo altre ragioni.
   I parchi fluviali e lacuali italiani – parecchie decine, prevalentemente regionali, con Piemonte e Lombardia che fanno la parte del leone- hanno grosso modo le stesse competenze di tutti gli altri parchi, ma  devono inventare forme di convivenza (o forse reciproca sopportazione?) con altri strumenti  e strutture di gestione della risorsa idrica, che vanno dalle autorità di bacino ai contratti di fiume, passando per le concessioni (energia, per dirne una), le autorizzazioni produttive (le cave, per dirne una), le potestà demaniali, i consorzi ….  Insomma, la contraddizione palese è facile da leggere: da un lato la risorsa idrica – fiume o lago che sia- è così importante che attiva (attizza?) funzioni e interessi e interventi i più disparati, gestiti in modo parziale e disomogeneo, al punto che si sfugge  a quella che a me sembra la vera necessità politica e amministrativa, ossia quella di avere un governo omogeneo e unitario di questa fondamentale risorsa.
Perché in questo benedetto paese se vien giù un po’ più di pioggia del normale – cosa che capita, no?- assistiamo regolarmente a disastri di segno epocale, morti umane comprese?  Non è forse il frutto di quella scoordinata gestione, che affida pezzi di fruizione a soggetti di volta in volta diversi e, soprattutto, è incapace di definire una politica?  Una politica che sia, beninteso, di tutela, di prevenzione, di risparmio: tutela del territorio, impedendo lo scempio del costruire a bordo acqua, del cementificare fuori da ogni logica, dell’impermeabilizzare sempre più il suolo; di prevenzione dei rischi di esondazione attraverso interventi di rinaturalizzazione, e non di ulteriore ingegneresco appesantimento; di risparmio della risorsa idrica con reti di utilizzo  finalizzate ad un equilibrio fra tutela del bene  e utilizzo economico.
   E dentro tutto questo i parchi, poveretti.
   Qualcuno continua a pensare che ai parchi – a noi, insomma - non possano, per chissà quale limite strutturale, essere attribuite funzioni e competenze se non parziali. E se, invece, fossero proprio i parchi a rappresentare il soggetto unitario e omogeneo che governa nel suo insieme la risorsa idrica? Se un fiume o un lago devono rispondere – come comunque si dice nell’insieme delle normative, a partire dalla Direttiva Europea 2000/60- a criteri di pubblica utilità, di valore sociale, di interessi economici, di sostenibilità ambientale… beh, chi più dei parchi ha una “piattaforma” capace di rispondere a questi obiettivi d’insieme? Ora, occorrerebbe aprire qui una discussione assai ampia, che ha radici molto complesse e che riguarda il modello organizzativo-gestionale della cosa pubblica in questo paese. E’ fuori discussione che vada modernizzato, reso, insieme, più agile e più incisivo. Per questa ragione – sapendo di mettere in campo una quota di provocazione comunque utile - vorremmo discuterne.  Che è un modo, a me pare, di affrontare anche la questione del ruolo dei parchi-la revisione della legge 394, un’analisi delle legislazioni regionali differenti che più non si può, il problema delle risorse finanziarie, l’intreccio fra ecologia e economia, la tutela del territorio e del paesaggio… insomma, tutto il dibattito aperto e squadernato sul tavolo di una politica miope e funzionante a strappi.  Vogliamo uscire dal binario morto della piagnucolante richiesta di finanziamenti (peraltro sacrosanti) o dalla lamentazione sterile: la scommessa, nuova e forte, è quella di rivendicare un ruolo attivo e dinamico, capace di produrre gestione e iniziativa territoriale (e quindi amministrazione, e quindi politica), come soggetto “unico” in grado di assommare competenze e sensibilità e attenzioni che solo se convivono possono produrre positività. Se continuano ad essere separate, producono contraddizioni, conflitti, addirittura drammi. È forse il caso di farsene una ragione.
     Per questo il coordinamento nazionale dei parchi fluviale e lacuali di Federparchi intende – se e quando avremo un governo come interlocutore - porre all’attenzione del ministero competente questo tipo di problema, ed anche  un percorso per affrontarlo. Consapevoli del senso delle cose e dei nostri limiti, certo, ma anche portatori della volontà di trasformare radicalmente processi e sistemi ormai arrugginiti. In questi anni, davvero, forse abbiamo imparato a farlo.
                                                                                                                               * Coordinatore nazionale dei parchi fluviali

Agostino Agostinelli
Agostino Agostinelli
   

Ecco il regolamento per il riordino degli enti vigilati dal Ministero dell’Ambiente

I nuovi consigli dei Parchi nazionali saranno in futuro costituiti da otto componenti - Attesa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

    Su proposta del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il consiglio dei ministri ha approvato nei giorni scorsi, in via definitiva - dopo aver acquisito il parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti - un regolamento per il riordino degli enti vigilati dal Ministero dell’Ambiente. Si tratta di una notizia importante, che segna una svolta nel governo dei parchi nazionali.  Sì, perché questo regolamento – di cui è attesa in queste ore la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - disciplinerà negli anni a venire gli organi collegiali di tutti gli Enti Parco, compresi quelli ricadenti nelle regioni a statuto speciale, vale a dire il Consorzio del Parco nazionale dello Stelvio, l’Ente parco nazionale del Gran Paradiso e il Consorzio del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. Senza penalizzare la rappresentanza del territorio, ma anzi accrescendola in percentuale, il regolamento snellisce la composizione dei direttivi dei parchi e introduce norme che ne assicurano l’operatività.
   Dal 2010 a oggi, infatti, ben 10 parchi nazionali hanno visto decadere i propri vertici e hanno adesso ‘un uomo solo al comando’. Presto si potrà procedere alla nomina dei direttivi, ristabilendo così un equilibrio nel principale organo di governo dei parchi e con esso una più efficace gestione.
   I nuovi consigli dei Parchi nazionali saranno in futuro costituiti da otto componenti: quattro  designati dalla Comunità del Parco (i Comuni e altri enti locali), uno nominato dal Ministero dell’Ambiente, uno scelto dal Ministero delle Politiche agricole, uno indicato dalle associazioni ambientaliste riconosciute e infine un membro scelto dall’Istituto Superiore per la Protezione della Ricerca Ambientale (Ispra).
   Cosa dire? Faccio innanzitutto i miei complimenti al Ministero dell’Ambiente, che è riuscito a trovare una sintesi con il ministero dell’Economia su un tema oggetto di trattativa per oltre due anni. Non solo. La riduzione del numero dei componenti da 12 a 8 è a mio avviso un buon compromesso tra le richieste del Ministero dell’Economia e il rispetto della giusta rappresentanza dei diversi soggetti nei consigli direttivi dei parchi nazionali, così come indicato nella Legge 394/91. Per quanto riguardala comunità del Parco, che rappresentava in passato il 41% del consiglio, avrà in futuro la possibilità di nominare il 50% del direttivo.  
   Vorrei infine evidenziare che, con il nuovo regolamento, nell’organo di governo dei parchi nazionali, nessuno è stato escluso. E’ infatti teoricamente possibile e auspicabile l’inserimento di tutti i soggetti che rappresentano specifici interessi di settore legati al territorio. Ci sarà, come detto, la rappresentanza degli enti locali, quella del ministero competente, delle associazioni ambientaliste espressione dell’interesse generale della protezione della natura, dell’Ispra ma soprattutto, e questa è la novità, un membro nominato dal Ministero delle Politiche agricole.

Il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri
Il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri
   
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