Newsletter di Federparchi
 Maggio 2013
Foto Primo Piano Editoriale

Ecco come si è arrivati alla definizione delle Liste Rosse nazionali

  "Ormai il concetto di Lista Rossa è noto non soltanto negli ambienti dell’università e della ricerca ma anche tra la popolazione. Le Liste Rosse delle specie minacciate rappresentano dei campanelli d’allarme per la protezione della natura e sono uno strumento efficace e raffinato per valutare la qualità degli habitat. Grazie all'apporto del mondo scientifico ogni specie viene collocata in una posizione appropriata in funzione della conservazione e IUCN ogni anno pubblica l'aggiornamento di queste graduatorie su scala mondiale.   Forse non tutti sanno che Federparchi, tra le sue molteplici funzioni, possiede anche quella del segretariato del Comitato italiano IUCN, luogo in cui si condividono e si scambiano informazioni ed esperienze riguardo alla gestione delle aree protet...Leggi tutto

Indice

dai Coordinamenti Regionali

   
   

Il 22 maggio la presentazione delle Liste Rosse nazionali

Tutto pronto per l'atteso appuntamento scientifico organizzato da Ministero dell’Ambiente e Federparchi (come Comitato IUCN - Italia)

   Il prossimo 22 maggio (dalle 10 alle 14), in occasione della Giornata mondiale della biodiversità e nel quadro delle mille iniziative per la Settimana europea dei parchi, Ministero dell’Ambiente e Federparchi (come Comitato IUCN - Italia) presenteranno, a Roma, nella sala-convegni del palazzetto delle Carte Geografiche, due volumi che contengono le cosiddette Liste Rosse nazionali delle specie minacciate, il primo dedicato agli animali, il secondo alle piante. Si tratta di un appuntamento atteso dal mondo scientifico, da atenei e aree protette.
    Il Comitato IUCN Italia fa parte dell’Unione Internazionale per la conservazione della natura, la più antica organizzazione mondiale per la difesa dell’ambiente. L’autorità nazionale dell’IUCN in Italia è il Ministero dell’Ambiente, mentre Federparchi è socio e gestisce per statuto la segreteria.
   Ma cosa sono le liste Liste Rosse? Esse rappresentano la valutazione del rischio di estinzione, calcolato a livello italiano di gruppi di specie. In questo caso sono state valutate e varranno presentati i risultati per pesci d'acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli nidificanti, mammiferi, pesci cartilaginei (squali e razze) e flora
   La valutazione del rischio di estinzione è basata su categorie, criteri e linee guida aggiornate periodicamente (www.redlist.org). Le valutazioni vengono effettuate tramite workshop tematici con gruppi di esperti delle diverse specie e aree del territorio nazionale, e revisionate criticamente sia nei contenuti sia nell'applicazione del protocollo secondo le linee guida.

   L'appuntamento del 22 maggio per il Ministero dell'ambiente s'inserisce nella più ampia cornice del rapporto di collaborazione con Federparchi, che ha posto una serie di obiettivi comuni per la valorizzazione delle aree protette e della biodiversità. "Esso rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso in cui l’impegno di più enti e soggetti ha prodotto un eccellente risultato ponendo le basi per attività future rivolte alla valutazione di altre importanti specie della flora e della fauna nazionale. Assume poi un doppio significato poter presentare e divulgare le  Liste Rosse nazionali, promosse per la prima volta dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, nella Giornata internazionale per la biodiversità”.   

   Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Federparchi-Europarc Italia Giampiero Sammuri: “E’ stato svolto un lavoro straordinario. Le caratteristiche geografiche, climatiche e storiche dell’Italia hanno consentito nel tempo l’insediamento e la permanenza di una variegata e ricca biodiversità, inclusa una gran varietà di specie endemiche e ambienti e paesaggi esclusivi.  Questa ricchezza è riconosciuta a livello mondiale. Ecco perché abbiamo la responsabilità di monitorare e salvaguardare questo “capitale naturale” dalle tante minacce che si profilano. Le pubblicazioni con le Liste Rosse ci dicono quali e quante specie animali e vegetali rischiano di scomparire e soprattutto quali sono le cause che possono determinare i fattori di rischio”.
   Tutto il materiale relativo agli animali e alle piante sarà disponibile sul sito www.iucn.it dal 22 maggio.
 
 
VOLUME 1 - Le ‘Liste Rosse’ delle specie animali (sintesi)

 
  E’ stato preso in esame e valutato il rischio di estinzione delle specie di vertebrati in Italia, tutti i terrestri e un gruppo di vertebrati marini; poi è stata creata una base di riferimento utile in futuro a valutare la tendenza dello stato di conservazione della biodiversità in Italia.
  Tutte le specie di pesci d'acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli nidificanti, mammiferi e pesci cartilaginei, native o possibilmente native in Italia, nonché quelle naturalizzate in Italia in tempi preistorici, sono state incluse nella valutazione. Le specie di uccelli presenti ma non nidificanti in Italia (svernanti, migratori) non sono state valutate.
   Per le specie terrestri e di acqua dolce è stata valutata l'intera popolazione nel suo areale italiano (Italia peninsulare, isole maggiori e, dove rilevante, isole minori). Per le specie marine è stata considerata un'area di interesse più ampia delle acque territoriali.
   Delle 672 specie di vertebrati valutate in questa ricerca (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 161 in totale (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle specie valutate. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è a rischio di estinzione imminente.
   Complessivamente le popolazioni dei vertebrati Italiani sono in declino, più marcato in ambiente marino che terrestre. Le conoscenze sul rischio di estinzione e le tendenze demografiche sono più carenti in ambiente marino.
   In ambiente terrestre le principali minacce ai vertebrati italiani sono la perdita di habitat e l'inquinamento. Il numero di specie minacciate dal prelievo e dalla persecuzione diretta è piuttosto ridotto. La principale minaccia rilevata in ambiente marino è la mortalità accidentale, ma questo dipende dal fatto che le specie qui valutate (squali, razze e chimere) hanno scarso interesse commerciale.
   Gli esperti precisano infine che le Liste Rosse sono uno strumento essenziale per identificare priorità di conservazione, ma non sono, di per sé, un elenco di priorità. Altri elementi fondamentali nel definire le priorità includono il costo delle azioni, la probabilità di successo e la percentuale della popolazione globale di ciascuna specie presente in Italia, che determina la responsabilità nazionale nella conservazione a lungo termine di quella specie.
 
VOLUME 2 - La Lista Rossa della Flora (sintesi)
 
   L’Italia, che si trova al centro del bacino del Mediterraneo, è uno degli hot spot di biodiversità a livello mondiale e possiede una flora molto ricca in specie, molte delle quali endemiche. In alcune porzioni della penisola la percentuale di taxa endemici raggiunge valori compresi tra il 13% ed il 20%.
   La biodiversità vegetale mediterranea è però fortemente minacciata da cambiamenti ambientali provocati dalle attuali dinamiche socio-economiche e di utilizzo del suolo. L’Italia, in questo contesto non fa eccezione e molte delle sue specie necessitano di misure di conservazione per evitare un impoverimento di biodiversità con ripercussioni su scala mondiale.
   Il lavoro presentato nelle 64 pagine che verranno presentate il 22 maggio è il risultato di un progetto iniziato nel 2012, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e realizzato dalla Società Botanica Italiana, che ha coordinato oltre 200 botanici di tutto il Paese.
    Il risultato finale è una Lista Rossa parziale della flora d’Italia, che include tutte le 197 Policy Species italiane, specie inserite negli allegati della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e della Convenzione di Berna, entrambe ratificate dal Governo Italiano e di fatto costituenti leggi nazionali. Un secondo contingente di taxa, che include specie vascolari, licheni, briofite e funghi, tra le più minacciate d’Italia o endemiche, è stato anch’esso valutato attraverso i criteri IUCN, definendo così le categorie di minaccia in cui ricadono.
   La maggior parte degli assessment è stata effettuata utilizzando il cosiddetto criterio B (della distribuzione geografica). In particolare, l’area occupata dalle specie è stata calcolata contando il numero di celle occupate da ciascun taxon in una griglia di maglia 2x2 km sovrapposta ad una mappa dell’Italia, in ambiente GIS. Nonostante le Policy Species e molte delle altre entità valutate siano protette a livello internazionale e nazionale, i dati rivelano una situazione in generale critica per un gran numero di specie (45% delle Policy Species), alcune delle quali già estinte in Italia o prossime all’estinzione.
   Due specie endemiche sono completamente estinte a livello globale e altre sopravvivono solo ex situ nelle collezioni di giardini botanici. Le principali minacce alla biodiversità vegetale in Italia sono rappresentate dall’urbanizzazione selvaggia (abusivismo edilizio), dallo sviluppo di infrastrutture, dall’allevamento intensivo e dalle attività turistico-ricreative (turismo).
   A riguardo di quest’ultima minaccia, i problemi si manifestano anche nelle aree protette a causa dello sviluppo non oculato di infrastrutture e della mancanza di adeguati controlli.
    Alla luce di questo studio emerge tutta l’urgenza di misure di conservazione a livello normativo, che promuovano azioni di tutela in situ ed ex situ (conservazione dei semi nelle banche del germoplasma, traslocazioni di individui o popolazioni, etc.), l’esigenza di un monitoraggio continuo delle specie a rischio e di pratiche di gestione del territorio più appropriate (gestione delle aree protette esistenti, realizzazione di nuove aree protette come Ipa, Sic, etc). Infine i botanici coinvolti auspicano un ulteriore sforzo per la valutazione dello stato di conservazione di un maggior numero di specie.

   

Workshops di fotografia naturalistica nei parchi

Un progetto di successo. Decine di date nelle aree protette italiane grazie all'accordo con Pixcube e NikonSchool

   Decine di parchi italiani, dall’inizio del 2013, stanno aderendo agli workshops fotografici Pixcube e NikonSchool, un'iniziativa in collaborazione con Federparchi - Europarc Italia. Si tratta di giornate educative rivolte sia ai principianti, che ai fotografi più esperti grazie ai contesti incantevoli e stimolanti dei parchi. Esperienze fotografiche ed educative per chi desidera ampliare la propria cultura fotografica e al tempo stesso scoprire la natura e la biodiversità con occhi un pò diversi. Per i parchi che ancora non hanno approfondito questa opportunità e desiderano organizzare un evento, consigliamo di contattare l'indirizzo info@pixcube.it.
  Sabato 11 maggio lo staff di Pixcube e NikonSchool sarà sul Parco del Mincio, dove hanno aderito oltre 20 persone. Ci sarà anche l'Università di MIlano che per l'occasione è interessata a studiare la biodiversità dei prati stabili.
  I cosiddetti workshop fotografici naturalistici si tengono con cadenza diversa a seconda del tema prescelto, in diversi parchi Italiani. “L’Italia è il paese che date le proprie caratteristiche fisiche e geografiche detiene il primato europeo della biodiversità – spiega uno dei promotori, Saul Ripamonti - con la natura e le immagini educhiamo alla corretta valorizzazione dell’ambiente naturale, nonché dei valori storici, culturali e sociali”.
   “Siamo soddisfatti – conferma il presidente di Federparchi – Europarc Italia, Giampiero Sammuri - del protocollo d’intesa stipulato a suo tempo con Pixcube e NikonSchool per promuovere la fotografia nelle aree protette. L’iniziativa ha ottenuto molte adesioni. I workshop sono tenuti da professionisti e dalle guide dei parchi. In pratica si condividono con semplicità esperienza diverse: la tecnica fotografica e il sapere naturalistico”.
   Al link sotto trovate alcune date organizzate con i Parchi che hanno già aderito. Al parco inoltre vengono sempre rilasciate delle fotografie speciali per un suo utilizzo futuro, oltre agli scatti descrittivi dell'evento.

https://www.facebook.com/pixcube.it

   

"Le magie del mare" - Al via la campagna per scoprire le aree marine protette con il cartone Winx

Promossa da Fondazione Symbola, sostenuta dal Ministero dell’Ambiente e patrocinata da Federparchi

  “Le magie del mare: alla scoperta delle aree marine protette con Winx Club” è una campagna di promozione e salvaguardia del mare e dei parchi marino-costieri, che ha come obiettivo principale quello di comunicare l’inestimabile valore del sistema nazionale delle aree marine protette.
   Stiamo parlando di una campagna promossa da Fondazione Symbola, sostenuta dal Ministero dell’Ambiente – Direzione generale per la protezione della natura e del mare e patrocinata da Federparchi Europarc Italia.
   Testimonial d’eccezione sono le fatine Winx, personaggi dell’omonimo cartone animato prodotto dalla Rainbow, la content company marchigiana nata dal talento creativo di Iginio Straffi e nota ormai in tutto il mondo.  Le Winx vanno onda in oltre cento Paesi e nel caso specifico guidano al pubblico alla scoperta delle Amp attraverso l’organizzazione di un concorso di idee indirizzato alle classi delle scuole primarie,  la realizzazione di un road show nazionale, e la realizzazione di un video e di un opuscolo a scopo didattico. –
   L’iniziativa sperimenta una nuova modalità  di promozione dello straordinario patrimonio ambientale del Paese, il cui valore spesso non è riconosciuto perché poco comunicato. Da qui, l’idea di dar vita ad un progetto in cui le italianissime fatine Winx, da sempre paladine di valori come la passione, l’amicizia, il coraggio, ed ora, nella quinta serie in onda in tv, della natura e dell’ambiente marino, sono le protagoniste di un progetto legato alla tutela di una parte importante del nostro patrimonio paesaggistico.
   “Le magie del mare: alla scoperta delle aree marine protette con Winx Club” è un video in cui le Winx sono ambasciatrici delle aree marine protette, ma soprattutto un grande concorso rivolto alle scuole e un road show in sette aree marine protette che si svolgerà a partire dai prossimi giorni con il seguente calendario:
•    Tappa Cilento  15 Maggio
•    Tappa Portofino 17 Maggio (si svolge presso Acquario Civico di Milano)
•    Tappa Torre Guaceto 20 Maggio
•    Tappa Capo Carbonara 27 Maggio
•    Tappa Miramare 29 Maggio
•    Tappa Plemmirio 31 Maggio
   Per la cronaca l’Italia può contare su un sistema di 27 aree marine protette oltre a 2 parchi archeologici sommersi, che tutelano complessivamente circa 228 mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa. E in comune con la Francia abbiamo anche il Santuario dei Cetacei. Nell’insieme si tratta di un patrimonio di acque, fondali, coste, flora e fauna di grande importanza scientifica, ecologica, culturale ed educativa. Ma anche di grande rilevanza economica. Le Amp, infatti, non solo attraggono turismo di qualità, ma sono anche un formidabile motore di sviluppo sostenibile per il territorio e le comunità locali coinvolte. Basti pensare che il turismo natura, nonostante la crisi, nel 2012 ha sfiorato gli 11 miliardi di euro di fatturato.

  “Le aree marine protette hanno due funzioni fondamentali – commenta Sammuri, presidente di Federparchi - la tutela e la conservazione della biodiversità e la vigilanza. La campagna promozionale lanciata da Symbola va nella giusta direzione. C’è infatti una costante richiesta di istituzione di nuove riserve marine. Federparchi è da sempre strenua sostenitrice della nascita di nuove aree marine protette, fondamentali per l’educazione ambientale, per i monitoraggi e non ultimo per gli incentivi al prolungamento della stagione turistica”.

   

Congratulazioni al Parco dell'Etna, il vulcano è patrimonio Unesco

La soddisfazione di Federparchi. Premiata l'importanza scientifica ed educativa, l’eccezionale attività eruttiva e l'ultra-millenaria notorietà di questa icona del Mediterraneo

ROMA. Un anno fa la candidatura per entrare a far parte della World heritage list dell'Unesco. Oggi la conferma ufficiale. Il vulcano attivo più alto d'Europa diventa ‘Patrimonio mondiale dell'umanità’. E’ stato il ministro dell'ambiente Orlando a dare l'annuncio ufficiale.
  Era stato il Parco dell'Etna a proporre la candidatura del Monte Etna e a preparare il relativo dossier, poi fatto proprio dal Ministero dell'Ambiente, che come vuole la procedura lo aveva – nei mesi scorsi -  formalmente presentato al centro del Patrimonio mondiale. Oggi è arrivata la conferma dell’esito positivo della valutazione da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), che ha riconosciuto '”l'importanza scientifica ed educativa, l’eccezionale attività eruttiva e l'ultra-millenaria notorietà del vulcano, icona del Mediterraneo'”. La proclamazione avverrà a Phnom Penh, in Cambogia, tra un mese, in occasione della 37esima sessione del Comitato del patrimonio mondiale, alla presenza dei rappresentanti di oltre 180 Paesi.
    Alla giustificata soddisfazione del presidente Marisa Mazzaglia, alle congratulazioni del neoministro dell’ambiente Andrea Orlando, si è aggiunto poco fa il commento di Federparchi.  “Entrare a far parte della World heritage list – sono parole di Sammuri - non era affatto scontato. Si tratta di un riconoscimento alla valenza internazionale di uno dei simboli dell’Italia nel mondo, un sito unico, che racchiude in sé caratteristiche naturalistiche, ambientali, paesaggistiche e culturali senza eguali. Merito quindi alla natura e a chi si è speso da sempre per preservare certe ‘qualità’. Non si può dimenticare il sostegno concreto di tutti gli enti, dal Ministero dell'Ambiente, che nel 2012 ne ha patrocinato la candidatura, alle istituzioni locali; e ancora le organizzazioni imprenditoriali e di categoria, le associazioni e la società civile, il mondo della scienza e dell'informazione. Infine un medestissimo ruolo lo abbiamo avuto anche noi, come Federparchi, attraverso i nostri rapporti internazionali, convinti senza alcun dubbio della straordinaria portata della candidatura, che va oltre i confini dell’isola e rappresenta motivo di orgoglio per l’Italia, la conferma del valore assoluto delle politiche nazionali di conservazione dell’ambiente”.
  “Credo inoltre – conclude Sammuri – che in questo contesto vada  ricordato anche l'ottimo lavoro dell’ex commissario straordinario Ettore Foti, già consigliere di Federparchi, sotto la guida del quale il Parco dell'Etna ha avviato l'iter per il riconoscimento. Un pensiero infine per tutti i parchi regionali siciliani che stanno vivendo un momento difficile. Il risultato raggiunto dall’Etna sia elemento di riflessione sul ruolo dei parchi stessi: senza un parco forte ed efficiente l’Unesco non ci avrebbe ‘promossi’ e non avremmo avuto  questo straordinario risultato che va a beneficio della Sicilia tutta e – ripeto – anche dell'Italia”.

   

Assassinato il presidente del parco regionale della Corsica - Ricordo e cordoglio di Federparchi

Spesso in Italia, ospite di convegni ed eventi organizzati dalla Federazione e da Legambiente - Sammuri sconvolto

   Federparchi – Europarc Italia esprime incredulità e cordoglio per la morte di Jean Luc Chiappini, presidente del parco regionale corso, ucciso in un agguato, giovedì 25 aprile, mentre si trovava  al volante della sua auto sulla superstrada che collega l’aeroporto Napoleone Bonaparte di Ajaccio al centro della città. A sparargli sarebbe stato un killer in moto, che è riuscito a fuggire dopo aver crivellato di colpi la vettura.

   Per coloro che operano nel campo della salvaguardia dell’ambiente e nel mondo delle aree protette, la notizia del brutale assassinio di Jean Luc Chiappini, è un pugno nello stomaco. Chiappini - che era anche sindaco di Letia - aveva collaborato negli ultimi dieci anni con alcuni parchi italiani ed era stato ospite di convegni ed eventi organizzati da Federparchi e Legambiente.
  Era amico personale del presidente di Federparchi-Europarc Italia Giampiero Sammuri. “Jean Luc – ricorda Sammuri - aveva sostenuto la mia candidatura nella giunta di Europarc e grazie al suo via libera, alla disponibilità del Parco regionale corso, era partito in Maremma, oltre dieci anni fa, il progetto di reintroduzione del falco pescatore come specie nidificante in Italia.

   

Il 26 maggio Federparchi e Cai insieme "In cammino nei parchi"

Un invito a percorrere e a concorrere alla manutenzione dei sentieri in tutte le aree protette che aderiscono all’iniziativa

  Ci siamo quasi. Federparchi-Europarc Italia e Cai hanno organizzato insieme il prossimo 26 maggio una giornata all’aria aperta, per conoscere, percorrere e migliorare i sentieri delle aree protette italiane. Nell’iniziativa c’è un duplice obiettivo: da un lato promuovere l’escursionismo in occasione del 150° anniversario della nascita del Cai, dall’altro celebrare la 13a Giornata nazionale dei sentieri coinvolgendo parchi e riserve, incrementando visite e buone pratiche.   
   L’iniziativa si chiama "In cammino nei parchi”. Federparchi ci tiene a coinvolgere il maggior numero possibile di aree protette, montane e non, con particolare riferimento ai 13 parchi nazionali che hanno da tempo sottoscritto intese con il Cai. L’iniziativa prevede l’organizzazione in ogni area protetta di una escursione o un’uscita finalizzata a migliorare la manutenzione di un itinerario, oppure un intervento sulla segnaletica finanche all’inaugurazione di un sentiero ripristinato.
   Ma i temi che potranno essere sviluppati nella giornata sono più di uno tra escursionismo, tutela dell'ambiente, gestione della segnaletica e dei sentieri, educazione ambientale e servizi per abitanti e visitatori. Insomma tre le direttrici: percorrenza, accoglienza e sostenibilità.
   Tutte le iniziative proposte sono state presentare nei giorni scorsi in una conferenza stampa a Milano. Per info e contatti su “In cammino nei parchi" rivolgersi a: Club Alpino Italiano - Filippo Di Donato  -  f.didonato@caiabruzzo.it  -  3397459870 oppure a Federparchi - Paolo Pigliacelli  -  paolo.pigliacelli@parks.it - 06.51604940

   

Anche Federparchi ha celebrato la Giornata mondiale della Terra,

Sammuri nella giuria di 'Obiettivo Terra'

   Lo scorso 22 aprile anche Federparchi – Europarc Italia ha celebra l'Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra, appuntamento proclamato dalle Nazioni Unite nel 1970 e da allora celebrato ogni anno in centinaia di Paesi del mondo. Il tema di quest’anno è il volto del cambiamento climatico. In Italia tante e diverse le iniziative organizzate per informare e sensibilizzare le persone su tematiche ambientali, ecologiche, sociali e umanitarie. Una giornata per interrogarsi e trovare risposte sul nostro pianeta e migliorare, attraverso buone pratiche ambientali, il proprio stile di vita.

   Il forte profilo politico-istituzionale dei parchi italiani, le idee-guida che vengono portate avanti ogni giorno in Federparchi, hanno sedimentato negli anni la consapevolezza di svolgere un ruolo speciale e una nuova sensibilità su temi come, appunto, il degrado ambientale, la salute del pianeta, la tutela della biodiversità, la qualità della vita.

  E proprio in occasione della Giornata Mondiale della Terra, Federparchi, con il suo presidente, ha presenziato a Villa Celimontana, sede della Società Geografica Italiana, alla premiazione della quarta edizione del Concorso fotografico “Obiettivo Terra”, promosso dalla Fondazione UniVerde e dalla Società Geografica Italiana. Sammuri faceva parte della giuria di “Obiettivo Terra”, il contest-photograpic dedicato alle migliori foto di parchi nazionali e regionali.

   

Il 24 maggio è la Giornata europea dei parchi - Una miriade di iniziative in tutta Italia

Passione ed emozioni il tema 2013

   Federparchi, sezione italiana di Europarc, aderisce come sempre alla “Giornata europea dei Parchi”, in programma il 24 maggio. Quest’anno, peraltro, si festeggia anche il 40esimo compleanno della Federazione Europarc, nata nel 1973. Ecco la presentazione: http://europarc.org/who-we-are/40-years-working-for.
   In Italia, nell’ultima settimana di maggio, tutti i parchi e le riserve si faranno promotori di iniziative volte a promuovere la tutela del paesaggio, a rafforzare la cultura ambientale, a indurre a un maggior senso di appartenenza e a una maggior riconoscibilità dei territori.
   Non solo. Con la Giornata europea dei parchi si intende diffondere la consapevolezza dell’esistenza di una rete di aree protette con alto valore nella conservazione e nel riequilibrio della biodiversità.
   Federparchi, per l’edizione 2013, ha in cantiere due iniziative: la firma di un protocollo nazionale con Uisp, l’Unione italiana sport per tutti e una campagna di divulgazione del concorso fotografico “Obiettivo Terra” (scatti dai parchi, finalizzato a valorizzare il patrimonio dei parchi nazionali e regionali d’Italia), promosso dalla Fondazione Univerde e dalla Società Geografica Italiana onlus.
   “Il mio Parco. La mia Passione. La mia Storia” è il tema 2013 per la Giornata europea dei parchi. In pratica si domanda a visitatori e amici dei parchi qual è stata l'esperienza più emozionante vissuta passando del tempo in una zona protetta. Si chiede di raccontare l’avvistamento di un animale, la scoperta di un fiore raro, un profumo; ma anche una semplice passeggiata, una corsa in bici o qualsiasi altra attività a contatto con la natura. In occasione  della Giornata europea dei parchi l’invito è a condividere la propria storia, intesa come passione, sentimenti, emozioni. Può essere anche una canzone, un quadro, un cortometraggio, qualsiasi opera che esprima come ci si sente a vivere e conoscere la propria area protetta preferita.
   Le organizzazioni possono pianificare, promuovere e organizzare attività che permettano alle persone di esprimere in maniera creativa le loro passioni, le emozioni e le esperienze. La Giornata europea dei parchi è ovviamente per le persone di tutte le età: bambini, giovani, adulti, anziani.
   I parchi italiani aderenti a Federparchi-Europarc Italia possono promuovere le loro attività in occasione della “Giornata europea dei Parchi” scaricando il poster-format in italiano all’indirizzo  http://europarc.org/whats-on/european-day-of-park, dopo aver cliccato sulla bandiera italiana in alto a sinistra della pagina web.

La Giornata Europea dei Parchi
  La Giornata Europea dei Parchi è stata lanciata dalla Federazione Europarc allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza delle aree protette europee e aumentare il supporto alle attività realizzate dalle stesse. È stata celebrata per la prima volta nel 1999. Il 24 maggio, in tutta Europa, ogni anno, vengono organizzati eventi per commemorare l’istituzione dei primi parchi nazionali d'Europa, in Svezia, il 24 maggio 1909.

   

Fatto! - Gli impegni (pregressi) di Federparchi

2-5 maggio - L’Aquila - Prima edizione del ‘Salone dei prodotti tipici dei parchi d’Italia’. Qui si è svolta la riunione della giunta esecutiva e il consiglio direttivo di Federparchi.

8 maggio - Roma - Convegno Piani della Performance e aree protette – Dialogo con la Civit

10 maggio - Lituania – Consiglio di Europarc Federation

13-14 maggio - Roma - Seminario sulla gestione dei processi partecipativi nella Cets

18 maggio - Olbia - Terzo convegno nazionale  ‘Verso gli stati generali delle aree protette' – “Aree marine protette e Rete Natura 2000 - Dalle AMP ai SIC marini un necessario processo d’integrazione”.

   

Su Google Streetview i sentieri di 3 parchi italiani

Collaborazione tra Ministero dell'Ambiente e Federparchi - La soddisfazione di Clini e Sammuri

   Federparchi – Europarc Italia, Ministero dell’Ambiente e Google hanno collaborato negli ultimi mesi a un progetto innovativo che da oggi permette di visitare, in rete, tre delle aree protette più belle d’Italia: il parco nazionale del Gran Paradiso, il parco nazionale Abruzzo Lazio e Molise e il parco nazionale della Sila. Una proposta per chi non c’è mai stato e per chi invece questi parchi li vuole rivedere. Meraviglie a portata di mouse, da ammirare dal computer di casa, da smart-phone e i-phone. 

   Basta andare sul sito del Ministero dell'Ambiente (www.minambiente.it), poi nella sezione dedicata alle aree protette www.naturaitalia.it, infine cliccare su ‘Vivi le aree naturali’. L'iniziativa è stata presentata e commentata ieri dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini: “Abbiamo un grande patrimonio naturalistico – ha detto – questo è un altro per promuoverlo e favorirne la fruizione. Percorrere virtualmente sette sentieri di tre dei più bei parchi d'Italia rappresenta un’occasione di conoscere, di viaggiare con gli occhi, ma anche un forte stimolo al turismo coniugando interesse per la natura, tecnologia, strumenti della rete, con un'offerta orientata al pubblico giovanile che è particolarmente attento ai temi e ambientali”.

   Sulla stessa lunghezza d’onda i vertici di Federparchi. “E’ un progetto – ha detto Sammuri - che si propone di valorizzare le nostre bellezze e di farle ammirare anche ai potenziali turisti esteri. L'iniziativa comunque non si conclude qui; nei prossimi mesi è prevista la mappatura e la messa in rete di ulteriori parchi e nuovi percorsi”. Il tutto verrà anche caricato sul geoportale nazionale (www.pcn.minambiente.it), una biblioteca-web i cui scaffali contengono la cartografia disponibile del territorio italiano sottoposto a tutela.    

  Google, così facendo, ha invece arricchito l’offerta Streetview, il servizio gratuito di Google Maps che consente di visualizzare foto panoramiche a livello stradale di aree metropolitane, siti archeologici e tanti altri luoghi di particolare interesse.

   Per l’utente è adesso possibile, da qualsiasi dispositivo, guardare questi itinerari, osservare panorami, valutarne la difficoltà, pianificare la percorrenza, ma anche studiare fauna e flora e altri aspetti naturalistici rilevanti. I primi sette sentieri su cui viene sperimentata la passeggiata virtuale sono il Rio Torto, la Camosciara, la Saliceta e il Val Fondillo nel parco Abruzzo, Lazio e Molise; il sentiero Ceresole Reale - Colle del Nivolet  e il Cogne-Valnontey-Valmiana  nel parco nazionale del Gran Paradiso e infine il sentiero Lago Cecita nel parco nazionale della Sila.

   

Il 23 maggio, a Trento convegno su 'Reti ecologiche e progetto Life-T.E.N.'

Con il patrocinio di Federparchi

   A Trento il prossimo 23 maggio è in programma un convegno dal titolo “Le reti ecologiche nella pianificazione territoriale: il contributo del progetto Life+T.E.N.” Si terrà nell’ aula della Fondazione Bruno Kessler (FBK).  Ad organizzarlo, nella Settimana europea dei parchi, la Provincia autonoma di Trento, con il supporto del Museo delle Scienze di Trento e della Sat, e con il patrocinio di Federparchi-Europarc Italia.
   Per motivi organizzativi è richiesta la registrazione on line entro il 20 maggio all'indirizzo progettoten@gmail.com, indicando nome e cognome, ente di appartenenza ed eventuale necessità di un attestato di partecipazione (ulteriori informazioni si possono ottenere telefonando allo staff del progetto Life+T.E.N. 0461-497885 - 7879 – 6197).
   Il cuore della riflessione, nell’ambito del convegno, sarà il concetto di Rete Ecologica, così come lo si intende applicare in Trentino attraverso il progetto Life+ T.E.N. (Trentino Ecological Network). Una Rete Ecologica è costituita da un insieme interconnesso di aree naturali, in cui ritroviamo habitat di pregio collegati da “corridoi ecologici”, ovvero fasce di territorio che consentono lo spostamento delle specie, soprattutto animali. All’interno di questa rete, quale elemento importante per la gestione e la tutela,
si inserisce l’uomo con le sue scelte.
   Nel corso del convegno sarà presentato l’approccio innovativo del progetto Life+ T.E.N., il quale permette di muovere dei passi concreti verso l’individuazione e la valorizzazione di una Rete Ecologica Provinciale che integri le istanze della conservazione della natura con lo sviluppo socioeconomico del territorio. Questa Rete sarà basata a sua volta sulle Reti di Riserve previste dalla Legge Provinciale 11/2007, le quali permettono di valorizzare la biodiversità trentina attraverso una sua gestione decentrata che coinvolge le comunità locali secondo il principio della cosiddetta “sussidiarietà responsabile”.
   La giornata del 23 maggio 2013 sarà quindi l’occasione per approfondire questi ed altri temi e per presentare i primi contributi del progetto Life+ T.E.N. dopo quasi un anno dal suo avvio.

   

Ipotesi per la costituzione di un coordinamento bilaterale Regioni/Aree protette dell’arco alpino italiano

Antonello Zulberti: "Darebbe l’opportunità di superare le debolezze strutturali degli attuali coordinamenti"

  "Vista la situazione di criticità prospettata per il futuro di Alparc, il cui sostentamento finanziario, finora assicurato dalla Francia, è venuto a mancare dal 1 gennaio 2013, per iniziativa di alcune aree protette coinvolte in Alparc è stata sottoposta a Federparchi e nello specifico al coordinatore dei parchi alpini l’ipotesi per un coordinamento alpino più ampio che coinvolga anche le Regioni interessate. La giunta esecutiva ed il consiglio direttivo di Federparchi hanno già fatto propria l’ipotesi e l’hanno sottoposta alle aree protette alpine per poi partire con il coinvolgimento delle Regioni.
   I presupposti per affrontare questa sfida sono:
1. la volontà politica di cooperazione tra le Regioni dell’arco alpino già formalizzata tramite la costituzione della “Rete delle Regioni” avvenuta nel maggio 2011, il cui coordinamento, nella fase di avvio, è stato assegnato alla Provincia Autonoma di Trento con il supporto del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi.
2. l’ esigenza delle aree protette alpine di fare rete tra loro sia a livello nazionale, secondo un obiettivo dichiarato da tempo anche da Federparchi, che a livello transnazionale, attraverso un modello organizzativo necessariamente diverso da quello attuale.
  Queste due esigenze possono convergere in un nuovo coordinamento delle Regioni e delle Aree protette alpine, che darebbe l’opportunità di superare le debolezze strutturali degli attuali coordinamenti:
 - da una parte le difficoltà operative della neocostituita Rete delle Regioni, la cui attività fatica a decollare per carenza di precisi obiettivi e programmi ed a causa di una scarsa determinazione politica. Questa lacuna potrebbe essere colmata attingendo dalla vivace progettualità, dalle numerose esperienze/buone pratiche delle aree protette alpine e dalla messa a disposizione di specifiche professionalità provenienti dal settore;
- dall’altra parte la debolezza politica delle aree protette che, potrebbe essere superata con uno stabile raccordo istituzionale con le Regioni, facendo uscire le aree protette dal vicolo cieco dell’autoreferenzialità e favorendo una positiva contaminazione culturale verso l’esterno. In questo contesto si verrebbe a consolidare il nuovo ruolo dei Parchi,  non solo come gestori della conservazione della natura, ma anche come attori co-protagonosti di uno sviluppo locale sostenibile.
   A sostegno dell’ipotesi va ricordato che attraverso la loro Rete le Regioni alpine, come dirette rappresentanti delle popolazioni che vivono sulle Alpi, vogliono avere un ruolo primario nella definizione delle politiche alpine, fornendo un contributo più forte  ed incisivo all’implementazione e all’attuazione della Convenzione delle Alpi e dei relativi protocolli.
   Di fronte alle sfide di un’economia globalizzata, delle trasformazioni sociali e demografiche e del cambiamento climatico, le Regioni hanno compreso che occorre ricercare un equilibrio tra gli interessi economici e l’esigenza di proteggere il sistema ambientale, riconoscendo  le Alpi come un sistema unitario e delicato in cui il paesaggio e l’ambiente sono elementi fondamentali per la qualità della vita e lo sviluppo legato all’attrattività del territorio.  
  Si tratta, a ben guardare, di una strategia adottata anche dalla maggior parte delle aree protette alpine, nello svolgimento di un ruolo nuovo assegnato loro dalle normative nazionali e regionali che, in particolare,  qualificano i Parchi come soggetti in grado di innescare processi di sviluppo locale che vanno ben al di là dei loro confini (concetto di “parco laboratorio”).
   Si può osservare, infatti, che i Parchi sono attivamente coinvolti sui medesimi assi strategici promossi dalla Convenzione delle Alpi, dalla pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile all’agricoltura di montagna, dalla difesa idrogeologica al turismo ed attività del tempo libero, dall’energia alla mobilità oltre che, naturalmente, la protezione della natura e tutela del paesaggio. In molti casi le aree protette svolgono anche il ruolo di laboratori territoriali dove vengono sviluppate attività di ricerca e di didattica che vanno a beneficio dell’intera collettività.
    Inoltre, le aree protette possono portare in dote una “cultura del lavoro in rete”, a cui sono allenati da lungo tempo per necessità, e una “cultura della partecipazione”, considerato che da tempo ne hanno colto il significato e l’importanza strategica nei processi decisionali e nella pianificazione.
Infine, le aree protette operano concretamente per la riscoperta e la valorizzazione delle culture alpine, in un’ottica di integrazione delle identità territoriali locali.
   Va riconosciuto, insomma, che le aree protette alpine rappresentano una presenza dinamica e vitale, a garanzia di una gestione territoriale rispettosa e spesso innovativa. Da questo patrimonio istituzionale e organizzativo articolato e complesso la Rete delle regioni alpine, nel doveroso rispetto dei ruoli e delle specificità, può attingere a piene mani strategie, relazioni, progetti, buone pratiche e operatività.
   Con questa premessa la collaborazione dei soggetti istituzionali, ai vari livelli, con le aree protette alpine può risultare decisiva per definire e dare concretezza a una piattaforma di progetti comuni e di scambio di esperienze e buone pratiche, perseguendo una visione dello sviluppo economico e sociale, in grado di salvaguardare il territorio alpino, inteso come spazio di vita, di lavoro e di ricreazione.
   L’ipotesi sinergica prospettata può portare reciproci vantaggi strategici.
Per le Regioni offre l’opportunità di avviare concretamente i meccanismi collaborativi della neocostituita Rete, testandoli sul terreno molto concreto dei progetti di sviluppo locale sostenibile, e utilizzando le aree protette come laboratori anche in questo senso.
   Attraverso l’attuazione concreta di singoli obiettivi strategici e tramite lo sviluppo di progetti  dedicati, la Rete delle regioni potrà ricevere un nuovo impulso che, dal basso, perfezioni un disegno organizzativo finora incompiuto, capace di coinvolgere in pieno le responsabilità politiche regionali.
   Per le aree protette, invece, si apre l’opportunità di far uscire le proprie politiche di conservazione e di sviluppo locale dal recinto della settorialità e della loro cronica marginalità, per divenire parte integrante delle politiche generali di sviluppo sostenibile delle Alpi. Oltre, naturalmente, a garantirsi la continuità di un importante coordinamento operativo, oggi a rischio di sopravvivenza.   
   Il connubio operativo tra Regioni e Aree protette può risultare inoltre funzionale ad ottenere finanziamenti comunitari, in particolare tramite lo strumento INTERREG, Alpine Space. Anzi, INTERREG potrebbe rappresentare il principale strumento di finanziamento del coordinamento stesso. Questo modello di collaborazione tra Regioni e aree protette (che concretizza il principio costituzionale di leale collaborazione), realizzato in prima battuta sul versante  italiano per sperimentarne l’efficacia, potrebbe essere proposto successivamente anche alle regioni transalpine e quindi rappresentare una sorta modello della “nuova Alparc”. Peraltro, promuovere un coordinamento bilaterale tra Aree protette e Regioni dell’arco alpino italiano può costituire comunque un valore aggiunto anche a livello panalpino, conferendo più peso e maggior forza alla componente  italiana in seno alla nuova Alparc o comunque al nuovo organismo che dovrà coordinare le politiche delle aree protette alpine". 

                          Antonello Zulberti (coordinatore Federparchi Arco Alpino)

Antonello Zulberti
Antonello Zulberti
   

Ecco come si è arrivati alla definizione delle Liste Rosse nazionali

"Non tutte le specie sono uguali. Bisogna fare distinzioni e soprattutto fondare certe scelte sulla scienza"

  "Ormai il concetto di Lista Rossa è noto non soltanto negli ambienti dell’università e della ricerca ma anche tra la popolazione. Le Liste Rosse delle specie minacciate rappresentano dei campanelli d’allarme per la protezione della natura e sono uno strumento efficace e raffinato per valutare la qualità degli habitat. Grazie all'apporto del mondo scientifico ogni specie viene collocata in una posizione appropriata in funzione della conservazione e IUCN ogni anno pubblica l'aggiornamento di queste graduatorie su scala mondiale.
   Forse non tutti sanno che Federparchi, tra le sue molteplici funzioni, possiede anche quella del segretariato del Comitato italiano IUCN, luogo in cui si condividono e si scambiano informazioni ed esperienze riguardo alla gestione delle aree protette, agli ecosistemi e alle specie, nonché un importante motore per promuovere iniziative concrete per la ricerca, il monitoraggio ed attività mirate alla capacity building.
  La Federparchi, in quanto espressione del sistema nazionale delle aree protette, ha un ruolo strategico nella gestione del Comitato perché è organizzata e gestita in un'ottica di sistema e gioca un ruolo importante nel processo positivo di tutela del territorio nel suo insieme.
   E propri partendo da questo assunto, dall’imprescindibile presupposto che Federparchi può convogliare a sé il maggior numero possibile di conoscenze sulla biodiversità, e su indicazione del ministero dell'ambiente, sono state avviate nel 2012 importanti iniziative tra cui la definizione delle Liste Rosse nazionali della fauna minacciata. Sì, perché una specie che non corre rischi di estinzione in senso complessivo può invece essere fortemente minacciata a livello regionale. Da qui il bisogno di una Lista Rossa italiana.
   Lo dico spesso nei miei interventi: non tutte le specie sono uguali, bisogna fare distinzioni e soprattutto fondare certe scelte sulla scienza. Evidenziando il diverso grado di conservazione e di minaccia delle varie specie si forniscono fondamentali implicazioni per la gestione. È impensabile infatti utilizzare la stessa strategia per l'orso marsicano e per la volpe o il cinghiale; questo ormai è evidente anche ai non addetti ai lavori, ma con un elenco completo si possono correttamente orientare gli sforzi e i finanziamenti per la ricerca, il monitoraggio e le varie azioni secondo un grado di priorità.
   C’è infatti una differenza abissale di valore conservazionistico tra le diverse specie. Anche nei riferimenti normativi. Porto spesso l’esempio di volpi e orsi in Italia.Ai sensi della legge nazionale 157/92 la volpe è una delle 57 specie cacciabili, l'orso invece è inserito non solo tra le specie non cacciabili, ma tra quelle particolarmente protette anche sul piano sanzionatorio. L'orso è inserito dalla direttiva UE 52/92 (habitat) nell'allegato II tra le "specie animali d'interesse comunitario che richiedono la costituzione di zone speciali di conservazione" (oltretutto come specie prioritaria) e nell'allegato IV tra le "specie d'interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. La volpe nella direttiva non è citata nemmeno nell'allegato V dove sono elencate le "specie d'interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione”. Dal punto di vista della consistenza numerica è addirittura impossibile stabilire quale può essere quella delle volpi in Italia, visto che, come affermano Luigi Boitani e Paolo Ciucci nella fauna d'Italia (mammalia III) “...il suo areale di distribuzione appare oggi pressoché continuo in tutto il territorio nazionale”.
   L'orso marsicano invece è stimato in una cinquantina diindividui (forse meno) presenti essenzialmente nel Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, tenacemente difesi dal Parco sin dalla sua istituzione del 1922, con pochi mezzi e nell'indifferenza generale, se non nell'ostilità di altri soggetti. Ecco perché c’è bisogno delle Liste Rosse italiane, che andranno a certificare, una volta di più, in modo scientifico, certe differenze".

Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi-Europarc Italia