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L’orientamento degli uccelli nell’oasi cantata da Dante

1.600 ettari protetti lungo la rotta afro-asiatica delle migrazioni

7 Ottobre 2011

Un abbraccio di verde e tranquillità che interrompe bruscamente la massificata e cementìficata riviera romagnola. Il parco regionale Monte San Bartolo è la porta che le Marche spalancano a chi giunge dal Nord; a segnarne l`inizio è il promontorio che gli da il nome, 201 metri di scogliera, la prima a picco sul mare che si incontra da Trieste, citata persino da Dante nella Divina Commedia. Da qui, al confine con l`Emilia-Romagna, si allarga un`oasi di 1.600 ettari tra Gabicce Mare e Pesare, segnati a Ovest dalla statale Adriatica e che si allungano a Est per dodici chilometri di costa rocciosa con quattro grandi rilievi, dove la natura dell`entroterra digrada nel blu dell`Adriatico. La particolarita del parco sta nella sua posizione geografica: la falesia, trovandosi lungo una delle rotte mondiali di migrazione, quella africo-asiatica, è usata dagli uccelli come punto di riferimento per il loro orientamento. «Siamo uno dei centri di cattura più importanti d`Europa, con una media di 900 uccelli inanellati in pochi minuti — rivela non senza orgoglio il presidente uscente Luca Acacia Scarpetti, cinque anni in carica e venti passati da guardacaccia —. Dal 1993 al 2010 abbiamo inanellato 152.962 individui di 149 specie ornitologiche diverse e dieci sottospecie, da una "rondinina" di sedici grammi volata fin qui da Johannesburg con un anellino, ; alla cattura di uno sparviero levantino che da 156 anni non era più stato avvistato in Italia, per non parlare di un "nostro" regolo di quattro grammi e mezzo catturato in Norvegia». Non è un caso che da febbraio a maggio, nel pieno degli spostamenti dall`Africa e dall`Asia, giungano sul monte San Bartolo trecento fra studiosi e appassionati di birdwatching persino da Belgio e Francia per osservare il volo verso le porte del Polo di cicogne, gru e oche selvatiche. Inoltre sul vicino monte Castellare dal 1998 è partito il progetto «Avvistamento e migrazione rapaci», debitore dell`antica caccia con il falcone di cui era appassionato il marchigiano Federico II di Svevia. L`attività è portata avanti in collaborazione con l`Università di Urbino ed ex-cacciatori autorizzati dall`Ispra di Bologna. E se in volo si possono avvistare anche aquile, falchi pellegrini, gheppi, aironi cenerini, poiane, cormorani, gufi e cigni reali, nel corso delle escursioni organizzate dall`ente parco non di rado si avvistano ricci, volpi, lepri, tassi, puzzole, donnole e scoiattoli, mentre per aumentare la biodiversità è stato predisposto recentemente un pascolo con mucche e cavalli, fruito regolarmente da scolaresche. Guide esperte tutti i giorni accompagnano visitatori e turisti lungo i cinque grandi percorsi che si snodano da Gabicce Monte a Colombarone, a Santa Marina alta, tra cascate di ginestre e nicchie incontaminate, mentre sentieri meno naturalistici conducono alla baia di Vallugola o a luoghi come Villa Imperiale, costruita nel `400 da Alessandro Sforza e frequentata da artisti come Tiziano e Torquato Tasso, o a Villa Caprile, famosa per aver ospitato Stendhal e per i suoi giochi d`acqua, ottenuti grazie a un`imponente galleria filtrante che si addentra per quasi due chilometri nella collina rubandone le acque. L`oasi, istituita nel 1994 con una legge dalla Regione Marche, «ha varato un piano regolatore in dirittura d`arrivo sul registro regionale che ha tolto à 80 per cento del cemento previsto negli anni Novanta, riducendo da 24mila a 4mila i metri quadri edificabili, vietando le recinzioni e introducendo norme per garantire il mantenimento del paesaggio regolando la qualità delle ristrutturazioni e delle concessioni edilizie», dice ancora Scarpetti. «I turisti d`estate si godono i quattro borghi sul mare di Gabicce, Casteldimezzo, Santa Marina alta e Fiorenzuola di Pocara, dove nel dicembre 2008 è stato inaugurato il Museo paleontologico, al cui intemo si trovano i fossili del parco. Al monte Castellaro infatti, punto di riferimento per i naviganti, c`è uno dei più importanti giacimenti fossiliferi d`Italia: si pensi che la falesia del San Bartolo è composta da strati sedimentali depositatisi tra i 10 e i 6 milioni di anni fa».


Area protetta: Parco Regionale Monte San Bartolo
Fonte: Corriere della Sera
IUCN
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