Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista Parchi:
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Rivista del Coordinamento Nazionale dei Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 0 - MAGGIO 1990


Ne parliamo con .....

Giuseppe Cognetti Direttore del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio della Università di Pisa.

Da tre anni il Profi Cognetti fa parte della Consulta del Mare, istituiva con legge nel 1982 presso il Ministero della Marina Mercantile, per fornire al ministero la consulenza scientifica sui Parchi e le Riserve marine.
Si è trattato di un colloquio con il quale volevamo fare il punto su un aspetto della politica protezionistica nel nostro Paese poco conosciuto anche tra gli addetti ai lavori. Per questo nel colloquio va premesso che anche il Coordinamento dei Parchi Regionali non ha avuto fino a questo momento l'occasione di occuparsi della questione, se non nel documento dedicato alla legge quadro, nel quale si rileva una diversità di gestione prevista per i Parchi marini rispetto a quelli terrestri.
Abbiamo chiesto al Prof. Cognetti perché, mentre dei Parchi terrestri, sia pure tra limiti e ritardi ormai noti e confermati anche dalle difficoltà che finora ha incontrato sul suo cammino le legge quadro, bene o male si parla, dei Parchi marini si parla poco o niente, tanto che un quotidiano ha scritto che i Parchi marini sono finiti sott'acqua.
"La Consulta del mare negli ultimi anni ha condotto un lavoro utile che ha consentito di far partire le Riserve di Miramare e quella di Ustica e creato le condizioni per far decollare presto quelle delle Ciclopi e delle Tremiti. Ma quando si parla di Parchi Marini dice il Profi Cognetti, non è importante solo partire, ma partire bene perche i Parchi marini devono avere una base scientifica, il che significa innanzitutto che ci deve essere un direttore e un comitato scientifico competenti, come ad esempio per i musei, il cui staff scientifico è mutato per concorso.
Per il momento invece questa questione non è stata chiarita e così si rischia di non partire con il piede giusto. Un altro aspetto importante è il coordinamento scientifico fra riserve marine adiacenti, come si verificherà ad esempio, nell'Isola d'Elba. E chiaro che non potremo avere per ogni parco un direttore e un comitato scientifico. Sarà necessario pertanto un coordinamento scientifico con un laboratorio centrale.
Solo nei casi più rilevanti, ad esempio la Capraia o altre isole distanti fra loro, è giusto pensare a Parchi con propri direttori e comitati scientifici. Ciascuna isola dovrà avere insomma una sua autonomia, senza per questo rinunciare poi a forme di coordinamento.
Ma perché, chiediamo a questo punto al Prof. Cognetti, nonostante gli elenchi che da anni circolano sui parchi e le riserve marine da istituire si continua a segnare il passo?
"I.a prima ragione risponde senza esitazione Cognetti - è la carenza di sensibilità dovuta anche ad un gap culturale del nostro paese rispetto anche ai paesi a noi vicini. Questo si avverte anche tra le stesse Amministrazioni locali più disponibili a recepire l'idea di Parco terrestre che non quello marino. Un esempio che potremmo fare prosegue Cognetti - è quello della Meloria. Fin dal '66 fu istituito un centro di biologia marina con sede a Livorno. Il centro ha ospitato delegazioni straniere, e ha svolto importanti lavori. Disponendo anche di un budget notevole, sono stati fatti inoltre molti studi. Le Secche della Meloria erano state previste come Parco a sè.
La zona è stata utilizzata come discarica di migliaia di tonnellate di fanghi del porto di Livorno, ma nessuno ha fatto qualcosa per impedirlo.
Gli stessi pescatori, in una riunione, si opposero alla istituzione del Parco.
Eppure sarebbe stato un vantaggio anche per loro perché si sarebbe potuto fare, oltre alla pesca professionale gestita dai pescatori stessi, anche un certo tipo di pesca sportiva, in determinate aree, come si fa in altri paesi".
"Insomma stando ai fatti dice Cognetti a parole si vuole la protezione e la promozione dell'ambiente marino, ma al momento di concludere si incontrano molte resistenze".
Facciamo presente a questo punto che questa ostilità era diffusa anche per i parchi di terra, ma che ora si cominciano a vedere anche i vantaggi di una protezione non più incentrata soltanto sui vincoli.
Cognetti non sembra molto convinto e fa l'esempio della Capraia. "Lì sul parco si dichiaravano quasi tutti d'accordo, ma quando si va a stringere e si devono stabilire le aree da proteggere cominciano i guai. Esempio, se il giro dell'isola lo si consente alle barche a motore sotto costa è evidente che si fanno dei danni. Tanto più che tali vincoli sono già stabiliti dalla legge ordinaria la quale fa divieto ai motoscafi c ai mezzi a motore di potersi avvicinarsi più di tanto alla costa. Basta perciò rifarsi a quella norma anche a prescindere dal parco per trovare determinati vincoli per la batimetria. Insomma ci sono dei principi, come quello della protezione integrale di aree limitate nell'interno del parco, che vanno rispettati. Invece ci sono ancora troppe spinte per ridurre l'area del Parco. Le discussioni sono naturalmente utili e necessarie, ma poi non si può dare ragione a tutti, sia a chi dice bianco, che a chi dice nero".
"In Francia i parchi sono stati discussi ma poi lo Stato ha deciso e i Parchi sono decollati, non si e cercato cioe di correre dietro a tutti. Da noi invece magari con una amministrazione si prendono delle decisioni, poi cambia amministrazione e si rimette tutto in discussione".
Ed è proprio guardando alle esperienze straniere, di altri Paesi che gravitano sul Mediterraneo che il Prof. Cognetti trova conferma che se ci sarà più coraggio anche da noi risulteranno più evidenti anche i vantaggi di una corretta politica protezionistica. Un esempio è quello della Corsica, che ha istituito tutta una serie di zone proteste con un regime diversificato, dove sono previste forme di pesca, rigorosamente e severamente controllate.
Non si può ad esempio andare a pescare col fucile, o con le bombole e non si può andarci di notte; e a chi viene trovato il fucile o le bombole sulla barca, gli viene sequestrato tutto, anche se non è colto in flagrante.
L'altra cosa e un controllo da parte degli stessi pescatori attraverso le loro cooperative, i quali possono fare una pesca non distruttiva e a certe condizioni anche nelle zone protette con evidente vantaggio.
"In Italia non c'è nulla di simile eppure sottolinea Cognetti - se si vogliono fare i parchi marini ci vuole il sostegno dei pescatori c delle loro associazioni. Insomma nell'area Parco bisogna da un lato impedire - limitare certi tipi di pesca ma dall'altra istituire aree regolamentate proprio ai fini della pesca. Naturalmente in ognuna di queste zone la pesca dovrebbe essere consentita non a tutti i pescatori, ma a quelli della zona".
"Il parco marino inoltre deve avere una funzione culturale e di attrazione. Qui può essere utile ancora una volta guardare a quel che e sato fatto in Francia, dove nelle aree a protezione integrale che hanno la funzione fondamentale dell'irradiamento nelle altre zone limitrofe è ammessa l'attività di ricerca, di sperimentazione e didattico - culturale". Un po' come le riserve integrali dei parchi a terra, facciamo osservare. "Sì - risponde Cognetti - ma con la differenza che nei Parchi marini francesi e spagnoli vi c un centro di ricerca, con foresteria per studiosi, anche stranieri, a pagamento di quota. Qualcosa del genere si è proposto di fare al centro di biologia marina di Livorno".
A questo punto chiediamo; chi gestisce questa attività?
"In Francia la gestione in genere è affidata alle Amministrazioni locali insieme ai rappresentanti del Governo, comitato scientifico, al direttore. In questi organismi ci sono anche i rappresentanti dei vari istituti di ricerca e delle cooperative di pescatori locali.
Per l'Isola d'Elba è stato proposto, ad esempio, un centro studio, dove organizzare la foresteria e il laboratorio per ricerche di oceanografia e di biologia della pesca, in grado di stipulare convenzioni con i paesi soprattutto dell'Europa Set~entrionale per avere flussi adeguati di ricercatori e studenti interessati ai problemi del Mediterraneo.
Tra l'altro in questo saremmo avvantaggiati dal gemellaggio che già esiste tra l'Università di Pisa e quella di Francoforte; già in passato studenti sono stati ospiti del Comune di Livorno per svolgere attività di studio presso il Centro inter-universitario di biologia marina.
Si torna così al perche i Parchi marini non decollano perché anche dove sono state fatte cose pregevoli, ed e appunto il caso del Comune di Livorno, poi non si riesce a portare questi impegni alle estreme conseguenze".
Permane insomma una riluttanza che in altri Paesi va cadendo e qui Cognetti rirerisce un'altra esperienza diretta, quella del Parco marino spagnolo di Alicante.
"Qui in poco tempo e stato istituito un centro, sono state predisposte barche con fondo di vetro per le gite guidate, io stesso sono andato a rare delle conferenze in quella sede ospite di quella università. La ricerca scientifica italiana nei vari settori dell'oceanografia e della biologia marina è ai primi posti nel quadro scientifico internazionale, ma è sul piano della applicazione pratica di queste ricerche che siamo indietro ad altri paesi. Una della ragioni, ad esempio, è da ricercarsi nella carenza di figure professionali.
Ad esempio per il controllo degli inquinamenti, la prevenzione ecc; non possiamo illuderci che siano sufficienti le U.S.L. le quali hanno altri compiti. E' necessario creare tecnici di buon livello in grado di poter affrontare questioni alla quali oggi si dedicano solo equipe universitarie".
Ne approfittiamo per chiedere a Cognetti se non ritiene che, al riguardo, l'impostazione della legge quadro, quando parla di Parchi marini, ne affida i compiti di vigilanza, in pratica, alla sole Capitanerie di Porto, un po' come quando parlando di Riserve e Parchi terrestri si pensa solo al Corpo Forestale della Stato, sia inadeguata, riduttiva.
Cognetti non ha dubbi; le Capitanerie di Porto, almeno nella sua esperienza, si sono sempre impegnate, ma è chiaro che ciò non basta. Bisognerebbe che anche Regioni e Enti locali pensassero appunto a nuove figure e competenze.
Chiediamo: il Ministero della Marina Mercantile che ha compiti in materia cosa fa? Cognetti rileva che oggi alla conservazione dell'ambiente marino è interessato anche il Ministero dell'Ambiente e pertanto vi sono state all'inizio difficoltà a operare in stretto collegamento. D'altra parte un Parco Marino non può essere organizzato ignorando la situazione delle aree costiere. Si pensi all'Elba o alle altre isole dell'arcipelago toscano dove giustamente si stanno organizzando vari tipi di protezione dell'ambiente terrestre.
Giunti alla conclusione del colloquio c'è da chiedersi se la norma introdotta nell'ultimo testo di legge quadro sui parchi ora all'esame della Commissione ambiente, con la quale si stabilisce che la titolarità della gestione delle Aree protette marine passi ad un organismo (Setam) che avrà sede presso il Ministero dell'Ambiente, potrà ridurre gli inconvenienti della "doppia" gestione;
Ma questo non possiamo chiederlo ora al Prof. Cognetti.