Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
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Rivista del Coordinamento Nazionale dei Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 9 - GIUGNO 1993


OSSERVATORIO REGIONI
a cura di Roberto Saini

L'attività delle Regioni rispetto alla legge-quadro sulle aree protette

La legge 6 dicembre 1991, n. 394, ha senz'altro avuto il pregio di dare alle Regioni materia di cui discutere e, di conseguenza, di attivare anche quelle amministrazioni regionali che fino allora erano state del tutto indifferenti o poco attente rispetto alla problematica delle aree protette.
Molti segnali in questa direzione sono venuti dalle Regioni negli ultimi mesi: infatti, anche se ancora poche sono le Regioni che hanno provveduto ad adeguare la loro legislazione al dettato della legge 394 ovvero hanno avviato il processo di adeguamento, si è iniziato a discutere ed approfondire molte delle tematiche che la legge nazionale ha posto sul tavolo e ciò ha determinato uno scambio di idee e di esperienze che prima era affidato al caso ovvero a saltuari, ma non coordinati incontri. E così nato spontaneamente un primo tavolo di confronto tra i responsabili dei diversi servizi regionali che si occupano della materia, che hanno avuto modo di sviluppare una prima analisi dei problemi e di rendersi conto della necessità - e non solo dell'opportunità - di rendere questo tavolo di confronto permanente e strumento operativo per le amministrazioni regionali.
Nel corso del 1992 è nato, pertanto, con l'assenso degli amministratori regionali preposti alla materia, un gruppo di lavoro tecnico di supporto all'attività regionale che si è più volte incontrato per definire limiti e meriti della legge 394, ma soprattutto per costituire una base solida di partenza per il coordinamento delle iniziative tecniche da mettere a disposizione degli amministratori. Questa operazione preparatoria ha dato i suoi frutti e ha consentito di avviare il vero rapporto interregionale, e cioè quello che vede coinvolti gli assessori competenti.
Va ricordato che il Comitato nazionale per le aree protette, istituito con decreto ministeriale e che ha il compito di coordinare la politica delle aree protette sia nazionali, sia regionali, è costituito da sei ministri e da sei assessori regionali: il Comitato è presieduto dal Ministro dell'Ambiente e le Regioni rappresentate sono il Piemonte (individuato dalla Conferenza dei Presidenti come Regione capofila con il compito di coordinare le attività delle Regioni), la Valle d'Aosta, il Veneto, l'Abruzzo, la Basilicata oltre alla Provincia di Trento.
Il Comitato, istituito con D.M. del 21 luglio 1992, non si è ancora insediato e ciò, ovviamente, comporta ritardi nell'attuazione della stessa legge 394/91.
Proprio partendo da questa considerazione e utilizzando il lavoro svolto dal gruppo tecnico dei responsabili dei servizi regionali, l'Assessore ai parchi del Piemonte, Enrico Nerviani, si è fatto promotore di iniziative interassessorili per far sì che la legge-quadro diventi realtà operativa anche per gli aspetti positivi e non solo vincolistici che contiene. Il 3 febbraio 1992 si è, pertanto, svolta a Torino la prima Assemblea degli assessori ai parchi e dei loro delegati, che ha visto la partecipazione delle Regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d'Aosta e Veneto, oltre che del Piemonte e del Coordinamento nazionale parchi, che è ritenuto, dagli amministratori regionali, interlocutore prioritario nella definizione delle politiche sulle aree protette.
Questa prima Assemblea ha consentito di affrontare alcuni delicati temi e di proporre, con forza al Ministro dell'Ambiente di sbloccare la situazione di stallo nel rapporto Ministero-Regioni che ha caratterizzato il primo anno di vita della legge-quadro: in questo senso si era raccolto anche un primo concreto risultato ottenendo dal Ministro Ripa di Meana l'incontro con le Regioni per il giorno 15 marzo Le vicende del Governo Amato con le dimissioni del Ministro pochi giorni prima dell'incontro stabilito hanno, peraltro, vanificato questo risultato.
La riunione di Torino ha, però, consentito di evidenziare e di proporre alcune strategie di comportamento: in primo luogo si è preso atto delle necessità di insediare rapidamente il Comitato per le aree naturali protette, organismo essenziale per l'avvio della politica dei parchi e delle riserve naturali; si è quindi sottolineato l'assurdo rappresentato dal funzionamento degli organi tecnici funzionali al Comitato che già operano e che, pertanto, sono soggetti consultivi di un organo inesistente; si è altresì deciso di utilizzare il gruppo di lavoro tecnico per definire il primo elenco ufficiale delle aree protette e, con l'apporto del Coordinamento nazionale, per la definzione della Carta della natura, strumento essenziale per ogni adempimento in materia; inoltre il gruppo di lavoro è stato individuato come soggetto per l'elaborazione dei primi criteri di ripartizione dei finanziamenti disponibili sul programma triennale e derivanti, pertanto, dalla applicazione della legge 394/91; si è quindi proposto al Ministero un riesame dei provvedimenti che hanno introdotto misure di salvaguardia nei nuovi parchi nazionali, in quanto negativi rispetto a quanto già fatto o in corso di predisposizione per coinvolgere positivamente le popolazioni locali nella gestione delle aree protette, e di sbloccare in termini operativi le procedure relative ai parchi nazionali in itinere arenatesi dopo la legge-quadro. In ordine a quest'ultimo punto vi è da rilevare che il Ministero ha provveduto, nel mese di marzo, ad avviare le procedure per l'insediamento dei Consigli direttivi e delle Comunità del parco. I primi positivi risultati di confronto tra le Regioni hanno indotto gli assessori a ritrovarsi a breve termine in un'altra Assemblea che si è riunita, ospite del Parco dell'Etna e del suo Presidente, dottor Bino Li Calsi, (Presidente anche del Coordinamento nazionale), a Nicolosi nei giorni 12 e 13 marzo. Anche i lavori di questa Assemblea, che ha visto presenti, oltre all'Assessore regionale della Sicilia Giovanni Burtone, i rappresentanti delle Regioni Piemonte, Marche, Lombardia, Valle d'Aosta, Veneto e Abruzzo e del Coordinamento nazionale parchi, sono stati altrettanto utili, nonostante il rammarico per il mancato incontro con il Ministro. L'incontro di Nicolosi ha consentito di approfondire ulteriormente gli argomenti già trattati a Torino ed ha proposto di affidare al gruppo di lavoro tecnico l'incarico di predisporre un primo elenco di criteri per la definizione del riparto delle disponibilità finanziarie di cui al programma triennale. E stata poi ribadita la richiesta di incontro con il nuovo Ministro Spini al fine di riprendere il discorso interrotto dalle dimissioni dell'onorevole Ripa di Meana.
E evidente che l'attuale situazione politica del nostro Paese, oggi alquanto precaria, non è favorevole allo sviluppo di un rapporto costante tra Regioni e Ministero: è altrettanto evidente, peraltro, che il ruolo regionale dell'applicazione della legge 394/91 è di tale importanza che non si deve bloccare l'iniziativa delle Regioni in quanto ulteriori ritardi potrebbero portare ad una mancata erogazione dei fondi statali con danni di rilievo difficilmente calcolabile nei confronti delle iniziative di tutela in corso.