Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista del Coordinamento Nazionale dei Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 12 - GIUGNO 1994


NOTIZIE PARLAMENTO
a cura di Piero Antonelli

In attesa che il Parlamento riprenda la sua attività a "pieno regime", è utile porre l'attenzione su alcuni provvedimenti legislativi che, seppur approvati a fine legislatura, meritano per la portata e le implicazioni nello specifico settore della protezione della natura un minimo di analisi e riflessione.
Uno di questi atti è certamente la legge 14 febbraio 1994, n. 124 "Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla biodiversità, con annessi, fatta a Rio de Janeiro il S giugno 1992", con la quale l'Italia, al pari degli altri Paesi contraenti, conviene di perseguire gli obiettivi di fondo quali: la conservazione della diversità biologica, l'uso durevole dei suoi componenti, e la ripartizione giusta ed equa di benefici derivanti dall'utilizzazione delle risorse genetiche.
E utile, per meglio comprendere il valore della convenzione di Rio, intendere il significato dell'espressione "biodiversità" la quale, in una delle sue accezioni, ricomprende la variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici, ed i complessi ecologici di cui fanno parte.
Fermo restando che ciascuno Stato svilupperà strategie, piani o programmi nazionali per la conservazione e l'uso durevole della diversità biologica, la legge 124/94 impone a ciascuno Stato, nella misura del possibile e come appropriato:

  • di istituire un sistema di zone protette o di zone dove misure speciali devono essere adottate per conservare la diversità biologica;
  • di sviluppare le direttive per la selezione, la creazione e la gestione di zone protette o di zone in cui sia necessario adottare provvedimenti speciali per conservare la diversità biologica;
  • di promuovere la protezione degli ecosistemi, degli habitat naturali e del mantenimento delle popolazioni vitali di specie negli ambienti naturali;
  • di promuovere uno sviluppo durevole ed ecologicamente razionale nelle zone adiacenti alle zone protette per rafforzare la protezione di queste ultime;
  • di riabilitare e risanare gli ecosistemi degradati e promuovere la ricostituzione delle specie minacciate, per mezzo dello sviluppo e della valorizzazione di piani o di altre strategie di gestione.

E evidente che l'Italia, così come gli altri 183 Paesi che hanno partecipato alla conferenza di Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno 1992, con la legge 124/94 ha voluto rafforzare il proprio impegno cercando, in modo integrato, di armonizzare questioni economiche con quelle ambientali.
Altro provvedimento che merita un breve cenno, è la deliberazione 28 dicembre 1993 "Approvazione del piano nazionale per lo sviluppo sostenibile in attuazione dell'Agenda XXI".
In tale documento vengono sottolineate, al fine di assicurare la necessaria integrazione tra ambiente e sviluppo, le seguenti necessità:

  • l'integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le strutture dei governi centrali e in tutti i livelli di governo per assicurare coerenza tra le politiche settoriali;
  • un sistema di pianificazione, di controllo e gestione per sostenere tale integrazione;
  • l'incoraggiamento della partecipazione pubblica e dei soggetti coinvolti che richiede una piena possibilità di accesso alle informazioni.

A fronte di ciò è naturale che i piani per lo sviluppo sostenibile devono nascere da un forte coinvolgimento di tutti i soggetti che interferiscono con gli equilibri ambientali: i cittadini, i gruppi di opinione, i mezzi di informazione, le imprese, gli enti locali, i ministeri.
Perciò il piano nazionale seleziona, sulla base dell'Agenda XXI, alcuni settori chiave individuando gli obiettivi e le azioni più congruenti
Con l'attuale condizione ambientale per concretizzare una strategia di sviluppo sostenibile.
Il piano si articola così in sei capitoli, corrispondenti ai settori produttivi più tradizionali (industria, agricoltura e turismo), alle infrastrutture di base (energia, trasporti), ed al problema dei rifiuti che sempre più assume "forme paradossali" nelle economie più ricche ma non sviluppate sotto il profilo della tutela ambientale.
In ciascun capitolo vengono descritti sinteticamente la situazione italiana, le indicazioni dell'Agenda XXI, gli obiettivi da assumere come prioritari, le azioni e gli strumenti necessari, con l'individuazione dei soggetti che detengono responsabilità nell'attuazione del piano.
In ultimo, seppure è evidente come la scelta di aggregare azioni e strumenti sui settori di maggiore impatto ambientale dell'economia non esaurisce le cose da fare per lo sviluppo sostenibile, occorre dare una lettura integrata delle norme del piano nazionale per lo sviluppo sostenibile con quelle del piano triennale di tutela ambientale 94/96, che prevedono interventi nel campo della tutela delle acque, dell'aria, del suolo, per lo sviluppo di aree protette e per le procedure di pianificazione di settore.