Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista del Coordinamento Nazionale dei Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 17 - FEBBRAIO 1996


L'analisi del sottosistema insediativo come parte dei processi conoscitivi orientati
alla redazione del piano per il parco
Massimo Sargolini *

Premessa

Nell'ultimo secolo si è verificato in Europa una notevole espansione delle aree protette realizzate anche in prossimità di territori significativamente antropizzati che hanno perso da tempo il loro carattere naturale.
Molti paesaggi, trasformati in modo cosciente e sistematico dall'uomo ai fini dell'insediamento e dell'organizzazione produttiva, sono entrati così a far parte del territorio tutelato.
In tali contesti tutte le azioni preposte alla conservazione dovrebbero attuarsi in stretto rapporto con i processi evolutivi ed essere supportate da concrete operazioni progettuali. D'altra parte questa considerazione ha sempre più riscontro anche in quei Paesi "come la Norvegia ed altri Paesi del Nord-Europa che, per il fatto di disporre di vaste riserve naturali pressoché incontaminate, erano maggiormente indotti a confondere la conservazione della natura con la conservazione dello status quo" '.
Il principio di "conservazione attiva" interessa sia gli aspetti fisico-naturalistici che quelli storico-culturali ed in particolare il rapporto interattivo tra i due sistemi. Molto spesso nella legislazione ambientale italiana la protezione del patrimonio culturale è stata separata da quella delle risorse e del patrimonio naturale. Si presentano come eccezioni alcune antiche leggi (legge 11/6/1992 n. 78) che, in linea con le posizioni dell'idealismo crociano, "assimilano le bellezze naturali alle bellezze artistiche nell'unicità dell'emozione estetica che ne deriva"~.
In tempi più recenti le azioni legislative volte alla tutela sono passate dalla conservazione delle cose d'interesse artistico e storico o di particolari emergenze fisico-naturalistiche (legge 1089/39, legge 1497/39, D.M. 431/85) all'individuazione di aree protette in cui promuovere in forma coordinata la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del Paese. In particolare con la legge-quadro sulle aree protette (legge 394/91) sono stati individuati alcuni territori da sottoporre ad uno speciale regime di tutela e di gestione al fine di sperimentare strategie complesse e politiche di gestione integrate capaci di passare dalla protezione delle singole risorse a quelle dei relativi ecosistemi sulla base della pianificazione dello sviluppo e degli usi del suolo.
La necessità di prevedere, in fase di pianificazione, "un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici ed architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali"3 richiede operazioni conoscitive capaci di evidenziare:

  • le interdipendenze tra il sistema antropico ed il sistema naturale;
  • le interdipendenze tra i processi antropici, le strategie di conservazione ed il patrimonio storico-culturale.

Tutto ciò presuppone una metodologia analitica in grado di scandagliare il sistema antropico ed in particolare quegli aspetti dell'organizzazione insediativa (dallo stato dei fabbisogni all'individuazione delle tipologie edilizie esistenti, dalla lettura delle matrici insediative agli abachi delle diverse componenti dei manufatti) che intervengono nei processi territoriali in atto e che potrebbero garantire la "continuità", non solo ideale, con il patrimonio architettonico tradizionale ereditato.

Percorso metodologico

Mentre in alcuni Paesi europei come la Francia, la Gran Bretagna e la Germania la pianificazione delle aree protette è ormai un'attività istituzionale consolidata, in Italia il piano per il parco può ancora considerarsi uno strumento urbanistico da sperimentare.
Se si escludono alcune prime esperienze pionieristiche di piani per i parchi storici, è solo con la legge 394/91 che il "piano per il parco" diviene lo strumento obbligatorio ed ordinario per disciplinare la gestione delle aree protette.
Tutte le principali operazioni di piano interessano la conservazione e la valorizzazione delle peculiarità fisico-naturalistiche e storico-culturali presenti e richiedono laboratori di competenze disciplinari particolarmente allargati ed articolati ed in grado di soddisfare l'esigenza di approcci scientifici transdisciplinari.
In linea con tali considerazioni è stata elaborata una metodologia analitica per la redazione degli "Studi preliminari al piano del Parco nazionale dei Monti Sibillini"4, capace di coinvolgere, nei diversi passaggi dall'analisi alla proposta progettuale, tutte le componenti disciplinari cointeressate e di sperimentare forme di lavoro collegiali. In particolare si è tentato d'individuare l'articolazione e la dinamicità degli ecosistemi presenti e di studiare le interrelazioni tra i diversi fenomeni, intensificando il dialogo interdisciplinare, ricercando accordi di linguaggio e di metodo fra le diverse competenze, superando ogni rigida suddivisione fra i molteplici settori della conoscenza. Il percorso metodologico prevede quattro fasi consequenziali ma con la facoltà da parte di ognuna di retroagire sulle altre: approccio conoscitivo all'area; raccolta e prima elaborazione dati: interpretazione delle relazioni; interferenze; prima ipotesi di zonizzazione, verifiche attuative ed ulteriori analisi. Alcune fasi contengono apparentemente una duplice attività (raccolta e prima elaborazione dati: interpretazione delle relazioni; ipotesi di zonizzazione, verifiche attuative ed ulteriori analisi): in realtà sono quei casi in cui le operazioni sono talmente interconnesse da poterle considerare in un unico momento.

I) approccio conoscitivo all'area
Sulla base di una prima conoscenza parziale e soggettiva dell'area, sorretta anche da segnalazioni di specialisti, associazioni e istituti di ricerca, viene elaborata una scheda descrittiva capace di evidenziare le risorse ed i problemi, di essere di supporto alla formulazione di una prima idea di parco e di orientare quindi i diversi campi d'indagine.

2) raccolta e prima elaborazione dati: interpretazione delle relazioni
Il primo approccio conoscitivo all'area e le direttive fomite dal D.M. 26/7/90 (che elenca in modo analitico la documentazione di base per la redazione del piano per il Parco nazionale dei Sibillini) permettono d'individuare i principali settori d'indagine ordinati in tre sistemi interrelati tra loro:

  • sistema fisico (climatologia, geologia, geomorfologia, clivometria, giacitura degli strati, coesione e permeabilità)
  • sistema biologico (paesaggio vegetale, flora, habitat faunistici e fauna)
  • sistema antropico (storia-cultura, uso del suolo, sedime urbano, insediamenti, infrastrutture e servizi, rifugi, viabilità, proprietà delle aree, vincoli, mosaico degli strumenti urbanistici, analisi socio-economica e analisi demografica). Tutti i contributi specialistici convergono in sintesi interpretative e valutative permettendo una visione olistica degli ecosistemi: l'attenzione si sposta dalla singole risorse ai sistemi di relazione che le legano mediante una lettura integrata dei valori, emergenze e fragilità presenti.

Si perviene così all'individuazione di diversi tipi di ambiente5:

  • a) quelli di eccezionale valore naturale che sono sopravvissuti perché preservati da ogni diretto contatto con l'uomo e le sue attività (per esempio: zone rupestri, cime dei monti, boschi d'alto fusto, eccetera)
  • b) quelli di altrettanto valore "naturale" che sono divenuti tali in virtù di un equilibrato rapporto tra l'uomo e l'ambiente (per esempio: pascoli d'altitudine, alcuni coltivati in alta quota, carbonaie, piccoli nuclei insediativi, eccetera)
  • c) quelli già degradati o in via di degrado a causa dell'intervento dell'uomo (per esempio: aree di particolare pregio ambientale interessate da inadeguati interventi antropici).
3) Interferenze

Esiste un'ingente quantità di interventi antropici già realizzati o semplicemente previsti che si pongono in un rapporto di conflittualità con la "naturalità" del sito interessato e possono essere motivo di degrado ambientale.
Questo tipo di relazione critica all'interno dello stesso sistema antropico o fra il sistema antropico e gli altri sistemi è stato preso in esame e classificato come interferenza per mettere in evidenza la dissonanza fra la qualità e l'uso di un'area.

4) Prima ipotesi di zonizzazione, verifiche attuative ed ulteriori analisi

L'interpretazione e la valutazione dei dati sugli ambienti fisico-biotico ed antropico, integrate con la lettura delle identità visuali e culturali, permettendo d'individuare le unità ambientali gerarchicamente raggruppabili in sistemi di rango superiore: i complessi funzionali di unità ambientali.
Queste ultime porzioni di territorio, omogenee dal punto di vista funzionale, orientano una prima organizzazione del territorio in:

  • a) riserve integrali
  • b) riserve generali orientate
  • c) aree di protezione
  • d) aree di promozione economica e sociale.

Mentre l'individuazione delle riserve, ponendosi per lo più al di fuori di valutazioni relazionali proprie della pianificazione territoriale, è quasi esclusiva funzione degli esperti delle diverse discipline interessate, assai più complessa e articolata è la delimitazione delle aree più antropizzate, comprendenti i numerosi nuclei insediativi urbani e rurali.
Tutti gli spazi utilizzati dall'uomo, nei tempi passati e/o presenti, quasi sempre fortemente interrelati con il cuore del parco, richiedono una definizione puntuale delle attività umane al fine di:

  • evitare l'innestarsi di fenomeni conflittuali con la tutela e la conservazione dei più fragili ambienti vicini
  • valorizzare con l'attività progettuale ciò che resta del patrimonio storico-culturale.

Per soddisfare tale esigenza di disciplina, peraltro dettagliatamente articolata nei contenuti di piano, si ritengono essenziali (almeno per le aree "c" e "d") ulteriori approfondimenti analitici ed adeguate verifiche attuative sulla base di:

  • progetti operativi e progetti pilota
  • piano pluriennale economico e sociale e regolamento del parco
  • raccordo con il contesto territoriale.

Questi ultimi approfondimenti che interessano, in particolare, il processo conoscitivo dell'ambiente antropico (aspetti insediativi, infrastrutturali, socio-economici ed istituzionali) permetteranno una ridefinizione dei sistemi di relazione studiati e dell'ipotesi di zonizzazione in un cammino di delimitazione del campo delle analisi che procede parallelamente al continuo rimodellamento della proposta progettuale.

Conclusioni

L'analisi del sottosistema insediativo s'inserisce quindi, sin dalle prime fasi di raccolta dati, nel processo circolare della metodologia descritta assumendo un significato particolare, non solo per il valore storico-architettonico del patrimonio edilizio da tutelare, quanto per le interrelazioni che le diverse componenti dell'organizzazione insediativa (percorsi, matrici insediative, tipologie edilizie, materiali utilizzati per la costruzione...) stabiliscono con gli altri fenomeni degli ambienti fisico, biotico ed antropico.
A questo proposito, gli "Studi preliminari al piano per il Parco nazionale dei Monti Sibillini" hanno dedicato particolare attenzione alla costruzione di una metodologia analitica del sistema antropico in grado di rapportarsi con i campi d'indagine degli altri sistemi interessati6.
Si è ovviato così alla difficoltà di definire aprioristicamente il livello di approfondimento della prima fase delle indagini sul patrimonio edilizio esistente, organizzando un processo conoscitivo capace di avanzare per livelli di conoscenza incrementabili, anche sulla base delle valutazioni e delle interpretazioni provenienti dalle attività analitiche degli altri sottosistemi.
In tal modo si potrà evitare oltretutto di disperdere tempo ed energia in tentativi di conoscenza esaustiva ed onnicomprensiva e, mediante una scelta oculata in termini analitici e progettuali', si potranno approfondire caratteri, risorse e problemi specifici del parco.

NOTE

1. Gambino R., I parchi naturali europei, La Nuova Italia scientifica, Roma, p. 29, 1974.
2. Gambino, op. cit., p. 27.
3. Cfr. Legge n. 394 del 6/12/91, art. 1, comma 3.
(4) Sargolini M., Metodologia di analisi per la redazione degli studi preliminari al piano per il Parco nazionale dei Sibillini, in Atti tavola rotonda: metodologia di analisi ed ipotesi di zonizzazione per un parco nazionale, a cura di Massimo Sargolini, WWF Italia, 1993.
5. Sargolini M., Parco nazionale dei Monti Sibillini: processi conoscitivi per la redazione del piano, in: Parametro, n. 203, 1994.
6. Si veda in proposito: Cinquini F. e Tofanelli G.L. L'analisi del sistema insediativo in un parco nazionale. L'esperienza dei Monti Sibillini, in Parchi, n. 15, 1995. 7. Foresi R., Riflessioni intorno alla pianificazione ed alla progettazione delle aree protette, in Atti tavola rotonda: Metodologia di analisi ed ipotesi di zonizzazione per un parco nazionale, a cura di Massimo Sargolini, WWF Italia, 1993.

* Architetto, cultura della materia Università di Firenze