Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista del Coordinamento Nazionale dei Parchi e delle Riserve naturali
NUMERO 22 - SETTEMBRE 1997


L'USO DEL TERRITORIO
Gianni Boscolo *
  Fin dagli albori della civiltà l'uomo ha utilizzato il territorio. E fin da quei millenni lontani ha destinato parti del territorio a fini particolari. In qualche modo un' idea di parco, di recinto, di una porzione di territorio da utilizzare in modo "altro" dal restante, ha accompagnato lo sviluppo culturale dell'homo sapiens modificandosi nel corso dei secoli. Quando l'uomo sopravviveva grazie alla caccia ed alla raccolta abitava in una natura magica misteriosa. Era il tempo della simbiosi con la stessa; il cielo, gli animali, le foreste erano espressione del divino e dell'inspiegabile. L'albero in particolare, dai cui frutti dipendeva, era visto come centro dell'universo. Tutte le culture e religioni antiche avevano questo rapporto religioso con il mondo naturale.
Nella mitologia greca ad esempio, molte divinità sono associate agli alberi: la ninfa Dafne al lauro, Leuké al pioppo bianco, Filira con il tiglio, Pitidis il pioppo nero, Caria il noce, Cipariso il Cipresso, Fillide il mandorlo. Non soltanto gli alberi ma anche i loro frutti hanno un ruolo nel corpo mitologico e fantastico della civiltà antica. Soprattutto nei miti della fondazione: ad esempio il ruolo dell'ulivo nella nascita di Atene, il fico di Marte in quella di Roma.
Boschi sacri si trovano in tutte le culture antiche: in Svezia ad Upsala, in Grecia, in Italia. In India boschetti sacri protessero la nascita, I'illuminazione ed il trapasso del Buddha. Il bosco sacro di Nemi si chiamava Nemus Dianae. Il termine latino derivava dal greco nemos che indica una foresta in cui sono compresi i pascoli, un boschetto e soprattutto un bosco sacro. Il nemus era inframmezzato da radure in cui si portavano a pascolare le bestie. Non si poteva alterarlo, neppure inavvertitamente, senza incorrere in gravi punizioni, a volte addirittura nella morte. Le prime delimitazioni del territorio, i primi "confini" all'interno di uno spazio controllato da un gruppo sociale, furono dedicati all'incrocio con il divino e la divinità. Sovente furono questi stessi luoghi a costituire i più
antichi santuari, precedenti anche la costruzione dei templi che talvolta poi sorsero in mezzo a loro, come a Dodona, all'interno del recinto che racchiudeva e proteggeva gli alberi sacri agli dei. Di questi Omero ne ricorda parecchi. Nella cultura celtica il bosco sacro si trovava distante dal villaggio ma ne era parte integrante. Fu contro queste credenze che combattè il primo cristianesimo: una lotta contro la venerazione di alberi, boschi, sorgenti.
Se l'utilizzo a fini magici di luoghi particolari risale a tempi preistorici, civiltà fermatesi alla caccia ed alla raccolta ne hanno tramandato esempi fino a tempi recenti. Ad esempio il Monte Atoja sacro agli Aymara e le Black Hills dei Dakota, la riserva sacra di Ieyia nel Rwanda, destinata alla caccia reale rituale di un elefante all'anno. Od ancora la Montagna sacre (Ayers Rock) degli Pitjanfiatare e Yankuntjaara Luritja; oggi parco nazionale Uluru, amministrato dagli aborigeni australiani quale continuità culturale.
Sovente la delimitazione del territorio prendeva le caratteristiche del giardino. Ed anche l'idea di giardino si è evoluta nel corso dei secoli, modificandosi nel tempo, ma conservando il significato di luogo di piacevolezza, del loisir, in cui l'uomo celebra il suo dominio sulla natura, addomesticandola e 'formandola" secondo i propri desideri.
Nel Medioevo l'abbazia di San Gallo, risalente ai primi decenni del IX secolo, disponeva di tre giardini: quello della cucina per la coltivazione delle erbe aromatiche e delle verdure, il frutteto ed il giardino dei semplici per le erbe medicinali.
Il parco trecentesco è il luogo dove si accudisce con perizia tecnica alla domesticazione dei vegetali ed è nei secoli medioevali che iniziano a diffondersi appunto i giardini dei semplici dove veniva prodotta la botanica medicinale. Nel tardo medioevo il giardino si caricherà anche di valenze simboliche; luogo di domesticazione dei sentimenti, dove si intrecciavano madrigali e poesie amorose.
Ma il parco medioevale è anche, e forse soprattutto, se di consistente estenzione, riserva di caccia. I secoli che precedono il Rinascimento attribuiscono alla caccia un profondo valore simbolico: era possibile in quanto simulazione della guerra soltanto ai nobili. Infatti essi cacciavano a cavallo, con lance e archi mentre la plebe, i contadini, potevano al massimo usare tagliole, trappole e bocconi. La pratica della caccia era arte nobile, effettuata anche allo scopo di procurarsi la carne, alimento riservato a chi combatteva. In quella che potremmo definire una fase "autoritaria" della società nacquero le riserve di caccia destinate ad un uso esclusivo di nobili e notabili, come privilegio legato al loro status sociale. Sono tali la foresta di Fontainebleau vicino a Parigi, la foresta nera di Sherwood vicino Nottingham, il bosco della Fontana vicino a Mantova. Tutte le grandi dinastie europee hanno dato vita a partire dal Seicento, a estese riserve come il bosco di Carrega vicino a Parma, le riserve di caccia dei Savoia in diverse valli del Piemonte e della Valle d'Aosta, la foresta di Biuliwiezha in Polonia.
Tutte aree che, in tempi più recenti, mutate le condizioni storiche, economiche, sociali e culturali sono state in gran parte trasformate in parchi naturali o riserve.
Eppure è nel Medioevo che compaiono i primi segnali di attenzione all'uso del territorio. Non si tratta di leggere disposizioni e norme antiche di diversi secoli con una sensibilità di salvaguardia simile alla nostra. Tuttavia i regolamenti comunali spesso derivano da consuetudini molto antiche e molto precise relativamente all'utilizzo delle risorse dell'ambiente, in particolare riguardo i boschi, le acque e l'esercizio venatorio.
In Piemonte il Bosco della Partecipanza di Trino, nel vercellese, è oggi un parco regionale. La gestione di questo bosco fu formata da regole che risalgono al 1202, dettate dal donatore, Bonil`acio I marchese del Monferrato, ai "partecipanti", ossia alle famiglie che prendevano parte ala gestione ed al reddito del bosco. Accanto a forme di delimitazione del territorio finalizzate ad un uso ludico - venatorio, ve ne erano dunque altre, il cui scopo era quello di preservare estensioni di boschi da un eccessivo sfruttamento, antici pando, in qualche modo, criteri moderni come il con-
cetto attuale di uso controllato dalle risorse, particolarmente attenta a questo aspetto si mostra la repubblica di Venezia che tutelava i boschi del Montello e della foresta del Cansiglio, per disporre di legname sufficiente alle esigenze del proprio Arsenale. La stessa Repubblica istituisce nel 1545 il primo orto botanico europeo a Padova. L'orto botanico è l'evoluzione scientifica dell'orto dei semplici di retaggio medioevale. Verrà dilatato dai nuovi arrivi dalle Americhe e si afferma come luogo deputato allo studio ed all'osservazione. Altri temi particolarmente tenuti in considerazione erano le regimazioni idrauliche. Non soltanto Venezia, ovviamente coinvolta nella gestione di questo equilibrio causa la laguna della quale era difesa e traeva nutrimento; a Pomposa l'omonima abbazia aveva esigenze simili.
La riserva della foresta di Fontainebleau viene istituita nel 1853, ma ancora prima un Reale Rescritto del 23 dicembre 1826, stabilisce che i boschi di Montecalvo e di San Vito, Carditello e demanio di Calvi, nel Regno delle due Sicilie, erano oggetto di conservazione. Questi possono essere considerati, con la riserva delle Hot Springs (Arkansas) istituita nel 1832, i primi atti ottocenteschi di tutela di un territorio al fine di progettarlo.
Infatti attorno alla prima metà del XIX secolo il problema della difesa ambientale inizia ad assumere una nuova valenza. La natura è diventata fonte di ispirazione e di contemplazione, in contrapposizione al periodo precedente che l'aveva vista solo come l`onte di risorse da sfruttare.
Mutano anche i gusti. Il concetto di giardino che si è evoluto nel corso dei secoli, e a seconda dei luoghi, contribuisce a far convergere sulla natura valori estetici. Nello stesso periodo si modifica infatti anche l'idea del parco pubblico. Le grandi capitali europee si dotano di nuove strutture urbanistiche dove "il verde" assume una rilevazione nuova e la cui fruizione viene allargandosi ad altri strati sociali oltre alla nobiltà.
Nel Nord America, si sviluppa un movimento di opinione che si pone come obiettivo di preservare una monumentalità naturale paragonabile a quella delle cattedrali europee.
Le radici del pensiero ambientale degli Stati Uniti risalgono a Henry David Thoreau (1817-1865) il cui pensiero, diffusosi nella seconda metà del secolo scorso, freddamente impregnato di idealismo tedesco, concepisce la natura come luogo ideale da vivere spogliandosi delle sovrastrutture della civiltà e del progresso. Naturalmente tra i padri della conservazione in America non può essere dimenticato John Muir (18381914), propugnatore della wilderness, esploratore della Yosemite Valley e promotore della sua istituzione a parco. Un altro nome da ricordare tra i "padri" del pensiero ambientale negli Stati Uniti è George Perkins Marsh (1801-1882), eclettica figura di geografo, geologo, politico, autore del poco noto Man and Nature, scritto nel 1864 (in Italia venne tradotto nel 1869). In questo libro, di oltre seicento pagine, lo studioso americano applica una visione interdisciplinare alle modificazioni che avvengono nel territorio ad opera dell'uomo. E individua, con un notevole spirito anticipatore, nell'uso sconsiderato e miope, nello sfruttamento senza regole, le cause dei dissesti che già nel secolo scorso sconvolgevano ampie zone degli Stati Uniti e del Vecchio continente. Nascono così i primi parchi nazionali: il Glacier National Park (Canada, 1866), lo Yellowstone fu istituito con un atto ufficiale del congresso degli Stati Uniti nel 1872 come "parco pubblico", ma soltanto successivamente, nel 1883, venne dichiarato parco nazionale. Per consuetudine comunque 1' istituzione di Yellowstone viene considerata la data di nascita del parco moderno dell'età industriale. Prevenire una possibile trasformazione ad uso agricolo ed intensivo di territori di singolare bellezza, dare possibilità al pubblico di beneficiare di questa conservazione, sviluppare studi scientifici impossibili altrove, furono le motivazioni che portarono alla creazione di parchi fino al primo ventennio del XX secolo.
In Europa per tutto l'Ottocento la spinta di protezione deriva quasi esclusivamente da istanze estetiche. E' così in Gran Bretagna con John Ruskin e William Morrs; accade in questo modo in Francia dove per la difesa estetica della Foresta di Fontainebleau si mobilitano pittori e letterati. Soltanto all'inizio del XX secolo in Europa comincia ad affermarsi l'idea di conservare emergenze di interesse paesaggistico, naturalisico, geologico, storico, archeologico o scientifico di un certo territorio. E' del 1914 la creazione del parco nazionale dell'Engadina (Svizzera 1914) al quale vengono attribuite appunto finalità scientifiche, mentre nel 1916 viene istituito in Russia del Kredovaja Pad, per applicarvi le prime ricerche ecologiche.
Ma il concetto di parco nazionale, nato come area da conservare intatta, in paesi a scarsa densità di popolazione e su terreni demaniali, si scontra in Europa, con la realtà di aree densamente popolate in cui le attività umane sono ampiamente diffuse su terreni privati. Ed è per questo che qui si fa strada (all'inizio da parte delle associazioni scientifiche), l'idea che la protezione di aree con notevoli componenti naturalistiche possano essere compatibili con le attività tradizionali.
Di conseguenza si prospetta di abbinare la protezione della natura allo sviluppo socio- culturale delle comunità umane presenti sul territorio. Ciononostante, durante la Conferenza internazionale per i problemi della protezione della fauna e della flora (Londra 1933), pur cercando di dare un ordine ai differenti concetti di area protetta, si definirà "parco nazionale" l'area sottoposta a pubblico controllo, riservata alla protezione della flora e della fauna (dove viene proibita raccolta e caccia) ed a beneficio della pubblica ricreazione. Ma il parco nazionale, per essere considerato tale, deve ancora adottare misure per eliminare ogni forma di presenza umana non strettamente finalizzata alla protezione.
Dopo la seconda guerra mondiale tuttavia il "parco" inteso come difesa puramente naturalistica e paesaggistica a beneficio dei visitatori, viene in Europa progressivamente sostituito con un concetto dove la difesa della natura si traduce in un uso corretto del territorio.
Esigenze di ordine tecnico economico si aggiungono, infatti, a quelle di ordine estetico, culturale, sociale o scientifico, facendo nascere il concetto della difesa differenziata delle aree protette, individuando le attività umane compatibili all'interno di aree definite (zonizzazione). E' una tappa importante verso l'elaborazione concettuale dell'uso multiplo del parco.
Nasce in quegli anni l'UIPN (Union International pour
la Protection de la Nature), che nel 1956 diventerà UICN (Union International pour la Conservation de la Nature). Sarà questo organismo a proporre di unificare la nomenclatura delle aree protette. Si fa anche strada in questo periodo l'idea proposta dagli inglesi sull' importanza di proteggere le bellezze del paesaggio, la vita selvatica, le strutture storiche, ma anche l'agricoltura esistente. Primo tentativo di considerare il territorio come un'unità. I francesi negli anni '60 prevedono per i loro parchi nazionali un sistema di zonizzazione che mette al centro, nel cuore dell'area protetta le riserve, porzioni di ambienti naturali più pregiati per fini conservativi e scientifici ed intorno, fasce di territorio con un articolato sistema di protezione.
Lo sviluppo di una nuova coscienza della realtà ambientale e dei problemi connessi all'uso corretto delle risorse, favorisce un'ulteriore evoluzione del concetto di parco. Infatti, dalla fine degli anni '50, in campo internazionale, si va sempre più parlando di "conservazione della natura e delle sue risorse" invece di protezione della natura.
Questo concetto affermandosi, contribuisce al superamento dell'idea della sola protezione della natura (che poteva venire intesa come sottrazione di risorse e, in definitiva, legittimava la distribuzione di esse al di fuori del parco), recuperando il concetto di sviluppo globale; viene adottata dall'UICN e dall'UNESCO nell'ambito del programma "Man and the Biosphere" nella loro proposta delle "riserve della biosfera".
I parchi nazionali nel nostro paese nascono come difesa di un habitat di una specie in pericolo. Questo è il caso del Gran Paradiso (creato nel 1992 per difendere lo stambecco) e del parco d'Abruzzo (istituito nel 1923 per difendere l'orso marsicano dall'estinzione).
I parchi naturali regionali iniziano ad esser istituiti verso la fine degli anni '70 e vengono intesi come "zone del territorio regionale caratterizzati da naturalità indiscusse, che racchiudono valori naturali, scientifici, culturali, estetici, storici ed antropici di particolare interesse ed ampiezza che, per loro caratteristiche complessive, richiedono di essere organizzate in modo unitario con prevalente riguardo alle esigenze di conservazione, miglioramento e ripristino dell'ambiente naturale e delle sue risorse".
L'attuale concetto di parco naturale regionale è andato maturando in Italia in linea con il Naturpark tedesco, il Parc naturel francese il Nature Park inglese.
Di particolare interesse in questo contesto appare comunque la impostazione francese. In linea di massima si può dire chi i nostri vicini transalpini affidano ai parchi nazionali "prevalentemente" il compito di salvaguardia della natura ed a quelli regionali "prevalentemente" lo sviluppo socio-economico di territori marginali. Ovviamente va sottolineato il prevalentemente, poiché in entrambe le forme istitutive il parco ha una finalità di salvaguardia naturale. Nei trenta parchi regionali francesi si propone una organizzazione globale dei territori che presenta una evidente importanza naturalistica, creando condizioni che permettano anche alla collettività locale di prendere parte attiva alla funzione di conservazione e gestione differenziata delle zone in cui è suddiviso il parco. Il meccanismo pare funzionare se, oggi sono altri dieci i territori che hanno iniziato le procedure per ottenere lo status di parco naturale regionale. E' il concetto di "parco naturale a fini multipli".
Una idea non ancora del tutto assestata, oggetto di dibattiti e confronti nel nostro e negli altri paesi europei. L' idea di fondo comunque pare essere, in estrema sintesi, che il parco dovrebbe promuovere conoscenza e cultura in modo che il "suo" modo di gestire il territorio, come valore, debba essere esteso a tutto 1 ' ambiente.

* Direttore di Piemonte Parchi

COORDINAMENTO NAZIONALE DEI PARCHI E DELLE RISERVE NATURALI
E' un'associazione tra Enti di gestione di aree protette, costituita nel maggio 1989, che aggrega Parchi nazionali, Parchi e Riserve naturali regionali e locali, e che si prefigge di favorire la collaborazione tra le aree stesse, promuovendo la circolazione delle informazioni, delle conoscenze e delle esperienze, collaborando al recepimento delle indicazioni di organismi politico-culturali nazionali ed internazionali, volte a
tutelare le risorse naturali e considerando lo sviluppo un processo armonico con l'ambiente.

Sono associate al Coordinamento Nazionale un centinaio di aree protette (Parchi nazionali, Parchi regionali, Parchi suburbani, Riserve naturali) per una superficie complessiva di circa 1.500.000 ettari.

L'attività preminente del Coordinamento è quella culturale rivolta a far crescere la qualità della gestione delle aree protette e si articola attraverso la realizzazione di corsi di formazione per operatori ed amministratori delle aree protette su temi di grande rilievo e complessità quali la gestione della fauna, la gestione delle foreste, la sorveglianza, l'educazione ambientale, l'organizzazione amministrativa, lo sviluppo
compatibile, le forme e gli strumenti della fruizione, il restauro ambientale e le tecniche bioingegneristiche, l'efficacia e l'efficienza dell'Amministrazione, la pianificazione delle aree protette, stages, convegni, seminari, incontri caratterizzano l'azione informativa del Coordinamento e ne consentono un continuo confronto con rappresentanti delle Regioni, delle Province, dei Comuni, delle Associazioni Ambientaliste.

Il Coordinamento partecipa, in qualità di componente, ai lavori della Federazione Europea dei Parchi Nazionali e Naturali (FPNNE) e fin dal suo primo anno di vita fa parte dell'lUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).