Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista del Coordinamento Nazionale dei Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 23 - FEBBRAIO 1998


La politica dei parchi della Valle d'Aosta.
Intervista all'assessore Riccarand.

Walter Giuliano*

Elio Riccarand, 49 anni, dal 1983 consigliere regionale della Valle d'Aosta prima nelle file della "Nuova Sinistra" e poi in quelle dei Verdi, dal 1993 Assessore regionale all'Ambiente? Urbanistica e Trasporti. E sposato e padre di due figli. Di professione insegnante di materie letterarie, è autore di numerose pubblicazioni sulla storia valdostana contemporanea. Di aspetto mite, quasi timido, rispetta le idee degli altri ma questo non gli impedisce di affermare le sue, che sono chiare sugli obiettivi da raggiungere. Lo abbiamo sentito per fare il punto della situazione sulla politica valdostana della aree protette.

La Regione Valle d'Aosta è giunta relativamente tardi ad avviare una politica in materia di aree protette. Ad esempio quasi vent'anni dopo il vicino Piemonte.
Quali sono i motivi di questo ritardo?

Su questo ritardo hanno inciso diversi fattori. Il primo è che l'esigenza di avere delle aree protette era meno sentita in Valle d'Aosta stante il fatto che la nostra regione ha mantenuto la presenza di spazi estesi di naturalità ed il fenomeno dell'urbanizzazione metropolitana non esiste. Di conseguenza c'era una minore preoccupazione di creare aree naturali protette. Una presa di coscienza generale sui temi dell'ambiente e delle politiche di tutela è emersa solo in tempi relativamente recenti e ha fatto fatica a essere acquisita a livello generale

Il modo in cui negli anni venti è stato costituito il Parco nazionale del Gran Paradiso e le successive difficoltà finanziarie del parco che ne hanno impedito per decenni investimenti significativi lasciandogli quasi unicamente funzioni di protezione ha contato nella titubanza con cui si è affrontato il tema delle aree protette?
Certamente sì. L'incidenza è stata forte soprattutto negli anni ottanta quando la conflittualità nei confronti del Parco nazionale del Gran Paradiso fu marcata. Il Parco nazionale venne a lungo vissuto come elemento di ostacolo allo sviluppo e questo non favoriva certo l'avvio di una politica delle aree protette su scala regionale.

A proposito del Parco nazionale del Gran Paradiso abbiamo sentito ancora recentemente rivendicazioni di regionalizzazione, anche da parte di autorevoli amministratori della Valle d'Aosta. Qual è la posizione della Giunta regionale nei riguardi della questione?
La regionalizzazione era la posizione sostenuta dall'Union Valdotaine, partito di maggioranza relativa in Consiglio regionale, sino a qualche anno l`a e ogni tanto riemerge quando vi sono difficoltà di gestione che non vengono superate o che comportano tempi lunghi. Quando da parte dell'Ente parco e dello Stato non vengono risposte adeguate allora riemerge questa posizione: si sostiene che se il Parco fosse regionalizzato ci sarebbero più certezze, più fondi, meno burocrazia, sarebbe tutto più semplice ed efficiente. Il problema è che "regionalizzare" nel caso del Gran Paradiso significherebbe "dividere" fra due Regioni quello che adesso è unito. La strada che ho sempre indicato non è quindi quella della regionalizzazione ma di una maggiore partecipazione degli Enti locali all'Ente Parco e l'abbinamento a una politica di protezione di una politica di promozione in grado di offrire opportunità per uno sviluppo sostenibile. E in questa direzione che occorre operare anche se certi episodi, alcuni recenti, della burocrazia ministeriale non giovano certo al miglioramento dei rapporti. Va però dato atto che la sensibilità personale del Ministro Ronchi ha permesso di superare alcune situazioni indubbiamente incresciose.

Dopo il Mont Avic non è più stato istituito in Valle d'Aosta alcun parco regionale, ma si è andati avanti con la tutela di aree di dimensione ridotta, protette come Riserve naturali. Vi è qualche progetto ulteriore per l'istituzione di parchi regionali?
Ci si è orientati verso aree relativamente piccole perché ne era urgente la tutela delle qualità ambientali. Negli ultimi cinque anni sono state istituite nove Riserve naturali. Per quanto riguarda i progetti per il futuro ci sono due obiettivi prioritari: I'ampliamento del Parco naturale del Mont Avic e l'istituzione di un parco nella zona di San Grato sopra Issime, il cuore del tradizionale insediamento Walser (minoranza etnica di lingua tedesca, ndr). Sono stati condotti studi preparatori ma dobbiamo ancora lavorare con le amministrazioni e le popolazioni locali per ottenere una adeguata concertazione e un livello di consenso che ne permetta la realizzazione.

Qual è stata e qual è l'accoglienza degli amministratori e delle popolazioni locali nei confronti dell'istituzione delle aree protette?
Spesso abbiamo incontrato diffidenza. Specialmente all'inizio non è stato facile far accettare il discorso di un Parco o di una Riserva, soprattutto perché li si identificava solo con i vincoli e non come prospettiva positiva di un nuovo tipo di sviluppo e come opportunità di valorizzazione del territorio. Questo atteggiamento di diffidenza si è via via attenuato e anzi, ci sono oggi dei Comuni che si fanno loro stessi promotori di iniziative di valorizzazione della aree protette. Di grande rilievo è il progetto "Grand Paradis Accueil" concertato tra la Regione, la Comunità Montana e l'Ente Parco che sta consentendo di dotare le tre principali valli valdostane del Parco Gran Paradiso di moderni Centri Visita. Positivo è il rapporto con il Comune di Champdepraz al cui interno si trova il Parco regionale del Mont Avic. Ed esemplare l'atteggiamento del Comune di Fontainemore che è fortemente impegnato per la valorizzazione della Riserva del Mont Mars. Dunque direi che oggi molti amministratori locali si rendono conto che le aree protette possono davvero essere una risorsa preziosa che attribuisce al loro territorio un valore aggiunto. I Centri visitatori hanno giocato un ruolo fondamentale sotto questo profilo. Sono la dimostrazione concreta dell'impegno nel far conoscere il territorio e valorizzarlo superando la temuta politica del solo vincolo.

Vi sono problemi nei confronti dell'esercizio dell'attività venatoria?
A livello di aree protette direi di no. Non abbiamo al momento pressioni particolarmente significative.

Ci sono riserve, come ad esempio quella del Mont Mars, disegnate ad altitudini tali da non interferire con le attività dell'uomo. Ma in questa maniera non si ha alcuna possibilità di usufruire delle normative a vantaggio delle aree a parco previste dalla legge nazionale sui parchi. Perché questa scelta?
Abbiamo disegnato i perimetri delle aree protette di concerto con gli amministratori locali, rispondendo alle loro esigenze e ciò ha portato a escludere le aree di insediamento. Abbiamo soprattutto badato a fare in modo di tutela,re gli aspetti ambientali più significativi. Inoltre esiste una normativa regionale che favorisce interventi per i centri visitatori, la sentieristica, la promozione, e che consente di attingere a fondi regionali specifici.

A questo proposito, qual è il giudizio sulla legge quadro nazionale, la 394?
Il mio giudizio è sostanzialmente positivo perché tale legge ha permesso di fare importanti passi avanti nella politica italiana dei parchi. L'impianto a mio avviso rimane valido anche se ci sono indubbiamente cose da rivedere, in particolare per quanto riguarda il coordinamento con le altre normative territoriali e la disciplina delle sanzioni. E una legge che può essere rivista e migliorata, ma che dovrebbe anzitutto essere applicata. Mi pare anche opportuno segnalare che la Regione Valle d'Aosta ha una legge quadro sulle aree naturali protette che è precedente alla 394, ma che è in perfetta sintonia con la normativa statale.

Il Monte Bianco aspetta interventi di tutela e di valorizzazione. Sinora l'esperienza di "Espace Mont Blanc" sembra deludente. Avete qualche proposta per tutelare il massiccio più importante d'Europa?
Io penso che l'esperienza di "Espace Mont Blanc", pur procedendo un po' troppo a rilento, sia comunque significativa e vada valutata positivamente. Intanto si tratta di una cooperazione transfrontaliera tra Italia, Francia e Svizzera di notevole interesse, che non va lasciata cadere ma anzi potenziata. E però necessario chiarire alcuni aspetti e precisare i diversi ruoli. Non a caso al centro del dibattito vi è proprio lo Statuto giuridico, il testo fondatore di questo "Espace Mont Blanc". E possibile, con un buon Statuto, equilibrare efficacemente tutela e valorizzazione del territorio del Monte Bianco e prevedere una Conferenza transfrontaliera che veda la collaborazione di tre Stati, tre Regioni e alcune decine di Comuni. Si possono ottenere risultati importanti ma c'è bisogno di impegno e di collaborazione. Un impegno che finora da parte dei Ministeri dell'Ambiente dei tre paesi non è stato adeguato.

Uno strumento che si annuncia importante per il corretto utilizzo del territorio valdostano e per una politica di sviluppo ecocompatibile è il Piano Territoriale Paesistico. Se ne sente parlare da tempo, a che punto siamo?
Il Piano è stato adottato dalla Giunta regionale alla fine del 1996. Siamo in regime di salvaguardia ed il Piano è quindi già operativo. E appena scaduto il periodo a disposizione dei cittadini e degli enti locali per le osservazioni. Le stiamo esaminando ed entro la fine dell'anno riteniamo che la Giunta sia in condizioni di proporre al Consiglio l'approvazione definitiva di questo strumento, contestualmente a una legge di revisione complessiva delle normativa urbanistica regionale. Il PTP della Valle d'Aosta è un piano paesistico ma anche territoriale ed è uno strumento fondamentale per una corretta politica di uso e tutela del territorio.

Elio Riccarand cosa si aspetta dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale previste per la primavera 1998 e soprattutto pensa che al di là dei risultati elettorali la politica delle aree protette sia ormai consolidata e destinata ad essere comunque incrementata o teme battute di arresto o peggio ancora regressioni?
Sicuramente molto dipende dai risultati elettorali. Anche i progressi fatti in questi anni sono non a caso accompagnati da una forte crescita elettorale dei Verdi valdostani. Se ci sarà una risposta positiva in termini di crescita di consenso rispetto all'area di pensiero che rappresentiamo allora sarà più facile continuare questa politica, che necessita ancora di colpi di pedale per potersi definitivamente affermare. Il nostro impegno è stato ed è quello di lavorare per consolidarla e renderla irreversibile, sia con l'impegno amministrativo, sia affermando i valori culturali che ne stanno alla base.