Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 31 - OTTOBRE 2000


Lungo le fiumare del messinese
Un sistema integrato di reti e corridoi ecologici
Agata Asero*, Fabrizio Meli **, Fausto B.F. Ronsisvalle ***
 



Le fiumare del messinese presentano un prevalente regime torrentizio ed una singolare morfologia, per l'insistente azione di modellamento esercitata dalle acque, che rovinosamente confluiscono negli alvei scavati sui fianchi dei monti Peloritani.
Lo scorrere vorticoso delle acque, durante i periodi di piena, porta alla formazione d'estesi alvei, che nei tratti pianeggianti, in vicinanza dello sbocco a mare, interessano vaste superfici, con consistenti ed estese golene.
Gli ambienti esaminati, nel corso della nostra indagine, presentano a causa delle opere di sistemazione idraulica realizzate lungo il letto e sulle sponde delle fiumare, differenti valori di naturalità ed un'accentuata frammentarietà.
Anche se in taluni casi l'attività antropica ha contribuito alla formazione di fragili neoecosistemi, le sue conseguenze devastanti dal punto di vista ambientale, hanno seriamente compromesso i delicati ecosisterni acquatici e deturpato pregevoli aspetti del paesaggio vegetale. Frequente, in molti dei siti esaminati, la distruzione completa della vegetazione ripariale, seguita dalla cementificazione del letto fluviale, ha reciso i legami con le falde freatiche sotterranee, ha compromesso la capacità di depurazione delle acque ed ha distrutto per sempre ogni forma di vita animale e vegetale.
Nonostante tutto si riesce ad individuare una buona connettività tra gli ambienti relitti, spesso arricchiti da presenze riferibili ad aspetti di paesaggio umanizzato, in cui si individuano percorsi per le stepping stone.
Possiamo considerare l'intero bacino idrografico in cui si individuano le fiumare, sia quelle del versante ionico sia quelle del versante tirrenico, come un insieme integrato di ecosisterni certamente connesso ad un sistema naturale (subsistema abiotico e subsistema biotico) e ad un sistema antropico (tessuto demografico e tessuto economico).
Sulla consistenza del patrimonio naturalistico delle fiumare incidono, ovviamente, numerosi fattori di degrado, tra cui: cementificazione degli assi idrografici, cicatrici di degrado aperte dalle cave, discariche abusive, varie fonti di inquinamento. A queste azioni è stato proposto un programma di interventi per un riequilibrio territoriale multipolare (riequilibrio idrogeologico, biologico, insediativo, storico ed ecologico). Grande importanza riveste un programma di interventi volti al ripristino dei valori naturali e paesaggistici propri degli ambienti fluviali, utilizzando le pertinenze demaniali. Notevoli gli aspetti socio-economici legati alla potenzialità che riveste il recupero di questi corsi d'acqua a regime torrentizio.
La scelta degli interventi, in programma, è rivolto alla valorizzazione delle memorie naturali ed umane, al risanamento e recupero delle aree di interesse naturalistico (rifunzionalizzazione delle aree golenali, alla tutela del paesaggio agrario tradizionale, alla riattivazione dell'artigianato storico di pregio, alla fruizione polivalente dei bacini idrografici).
È maturata, nel corso della nostra indagine, l'idea di un progetto differenziato, con riferimento alla specificità di ogni bacino idrografico, prevedendo anche criteri differenziati di intervento nell'alto, medio e basso tratto del corso della singola fiumara.
Lo studio prevede l'individuazione delle aree che lungo il corso delle fiumare presentano opportuni valori di naturalità e/o antropizzazione (cartafisionomica della vegetazione).
A questo riguardo le aree golenali, con presenza di entità arboree ed arbustive autoctone, costituiranno le core aereas (aree ad alta naturalità) che insieme alle buffer aereas (zone cuscinetto) andranno a costituire il sistema di corridoi fluviali. La vegetazione che occupa sia l'ambiente di greto che golenale, è stata rilevata attraverso indagine fitosociologica preceduta da un'indagine floristica. I risultati saranno riportati sulla carta della vegetazione attuale.
Dai primi elementi acquisiti e dall'indagine cartografica accertata si propone di definire unacarta degli habitat relitti delle fiumare meritevoli di salvaguardia e tutela.
La tutela dei corridoi fluviali e conseguentemente delle aree goleniali deve essere indirizzata non solo verso la componente estetica del paesaggio ma anche verso le componenti naturalistiche (biotiche ed abiotiche), che del paesaggio sono parte integrante attiva.
Tutelare queste componenti significa anche preservare la bellezza del paesaggio e lasciare aperte le possibilità di fruirne culturalmente.


Naturalità diffusa, lungo il corso delle fiumare
Le fiumare del messinese ospitano una vegetazione con prevalente presenza di Helichrysum italicum e Scrofularia canina, a queste entità spesso si associano Nérium oleander, Dittrichia viscosa, Micrometria greca e Lotus commutatus. Dove poi il greto, si presenta ciottoloso e prevalentemente sabbioso, si riscontrano aspetti di macchia a Spartium junceum, Calicotome infesta e arbusteti a Tamarix africana.
Le aree golenali sono spesso interessate da vegetazione boschiva, in cui predomina Populus nigra, Salix caprea e Platanus orientalis. Quest'ultima interessante entità arborea è presente in percentuali molto variabili a causa dei numerosi interventi di sistemazione idraulica realizzati nel corso degli anni. Frequentemente, le aree dell'alveo meno artificializzate, sono colonizzate da Euphorbia rigida e Cistus salvifolius.
Lungo il tratto intermedio, delle fiumare, dove il percorso sinuoso e a volte impervio crea ambienti rupestri marcatamente ombreggiati e umidi come forre, anfratti e nelle stazioni rocciose di sottobosco predominano aspetti sciafili con:Phyllitis scolopendrium, Polypodium cambricum, Adiantum capillus veneris e Polystichium setiferum, che vegetano spesso su fitti tappeti muscinali di Thamnobryum alopecurum.
Un tipico esempio di questi ambienti è il Vallone della Santissima presso Fiumedinisi.
Nelle aree adiacenti l'alveo, particolarmente ombreggiate e umide, si riscontra la presenza di Pteris vittata.
Laddove le acque scorrono lentamente ed il letto si presenta poco profondo, gli aspetti di vegetazione igrofila sono rappresentati dai popolamenti di Apium nodiflorum, Nasturtium officinale e Veronica anagallis acquatica.
Tra il letto e la fascia discontinua e frammentaria delle ripisilve, prevalentemente su suoli ricchi di materiale organico, prevalgono aspetti di vegetazione ad: Eupatorium cannabinum, Pulicaria dysenterica e Mentha suaveolens.
I boschi ripari, qui come in tutta la Sicilia non presentano grande diffusione, prevalgono piuttosto dove il corso d'acqua ha inciso profondamente scoscesi pendii montuosi ed inaccessibili versanti. In questi ambienti le entità arboree decidue ad alto fusto, più frequenti sono: Platanus orientalis, Populus nigra, Salix caprea e più di rado Salix gussonei.
Altrove, gli ambienti tendenzialmente nitrofili, sono colonizzati da terofite come: Draba muralis, Erophila verna, Geranium lucidum, Arabidopsis thaliana ed altre.
Ai lati della zona di esondazione della fiumara, nei siti in cui i pendii presentano inclinazione media di 40% ed ingenti accumuli di detriti filladici, con cospicua componente argillosa, sono i popolamenti puri di Arando pliniana che si alternano agli aspetti più radi e discontinui con Tussilago farfara, Centrantus ruber e Rumex scutatus.

Riequilibrio territoriale integrato dei bacini idrografici tirrenico ed ionico
Nel perseguire gli scopi prioritari degli interventi, in considerazione delle suscettività naturali dell'area, si possono individuare taluni obiettivi, quali: - la realizzazione di interventi di riqualificazione naturalistica;

  • l'analisi fitosociologica;
  • l'inserimento dell'area in un contesto organico, costituito dall'insieme degli ambienti naturali e seminaturali (neoecosistemi);
  • la connettività del paesaggio tra naturale ed antropico;
  • le forme di fruizione e connessione. L'intervento, dal punto di vista metodologico, rientra nella problematica della connessione del contesto antropizzato a quello naturale.
    Si è proposto di adottare i metodi della forestazione preventiva e quelli di forestazione naturalistica estensiva, finalizzata all'impianto di una vegetazione arborea ed arbustiva, il più possibile in sintonia con quella della vegetazione climax. La disposizione delle essenze prevede il ripristino dei più importanti elementi del paesaggio tradizionale, finalizzato alla realizzazione della rete ecologica proposta.
    Verso l'interno la disposizione mirerà a realizzare masse di vegetali con altezze crescente a mano a mano che ci si allontana dalle vie di comunicazione, fino a disporre di essenze a sviluppo maggiore.
    La densità dell'impianto può orientativamente essere indicata in un'essenza (arbustiva/arborea) ogni 4 mq di superficie totale lorda. Tale densità non comprende le essenze presenti che andranno ad integrarsi nella sistemazione progettuale.
    Le piante saranno messe a dimora in gruppi di 510 piante di specie diverse, secondo una distribuzione che consenta di realizzare lo schema di altezza delle masse vegetali più consono alle tipologie di paesaggio.

Risanamento e recupero delle aree naturalistiche
Gli interventi di sistemazione idraulico-forestale si basano sulla necessità di controllare la velocità e la turbolenza dell'acqua, al fine di ridurre i fenomeni di erosione dell'alveo fluviale, mediante la realizzazione di briglie, controbriglie, soglie, muri d'argine, ecc..
Queste opere hanno condotto alla rarefazione della fauna acquatica e di talune fitocenosi.
È noto che, in seguito alla costruzione di queste opere viene a mancare ai corsi d'acqua una loro caratteristica fondamentale quale l'autodepurazione, processo biologico che garantisce il mantenimento delle qualità delle acque.
Si comprende, altresì, l'enorme valore ambientale della riqualificazione e ricostituzione delle biocenosi collegate ai sistemi idrici superficiali, costituite da innumerevoli specie di vegetali e di invertebrati, le quali a loro volta costituiscono tutte insieme fonte di sopravvivenza per pesci ed uccelli acquatici.
Particolare attenzione è stata posta, allora, al ripristino dell'equilibrio originario all'interno delle singole biocenosi delle fiumare e fra biocenosi e ambiente circostante, con la consapevolezza di interferire su equilibri molto precari.
Gli interventi, quindi, dovranno essere opportunamente e singolarmente vagliati affinché la loro inadeguatezza e/o la modifica di uno degli elementi biologici, oppure la modifica di uno dei parametri fisico chimici degli habitat, potrebbe stravolgere il precario ecosistema attuale, con la conseguente estinzione delle specie presenti. Tutti gli interventi saranno finalizzati alle scelte definite negli obiettivi proposti, con particolare riferimento alla riforestazione su basi naturalistiche, al riequilibrio dell'attuale assetto idrogeologico delle aree di bacino, al recupero dell'ecosistema filtro palustre, alla individuazione di fasce tampone di vegetazione, alla costituzione di aree di verde pubblico attrezzato con valenze ecosistemiche.

Confronto tra stato attuale e stato futuro
Le nostre conoscenze sulla vegetazione delle fiumare del messinese, frutto di indagini svolte nel corso dell'ultimo decennio, ci consentono di riassumere e mettere a confronto lo stato attuale di questi ambienti, serie antropocora della vegetazione, con uno stadio successivo agli interventi di ripristino ambientale, da noi proposto, serie golenale (v. tav. 1 e 2).
Attualmente, in condizioni, di non indifferente precarietà, la prima formazione della serie antropocora ad affermarsi, è la cenosi delle alluvioni ghiaiose a Salix capraea e giarofite alveali con presenza di Tussilago farfara, Centranthus ruber, Rumex scutatus.
Nei siti meno antropizzati, le cenosi precedenti, possono ospitare frammenti di vegetazione naturale, a volte con stadi abbastanza degradati, con popolamenti di Arundo plineana.
Allorché le azioni di disturbo sono persistenti, si ritrovano solo cenosi a forte antropizzazione con specie nitrofile quali: Urtica, Atriplex, Chenopodium, ecc..
Si osserva, altresì, una notevole diminuzione di specie per unità di superficie ed una presenza di taluni bioindicatori, indice di un degrado ambientale prossimo alla soglia della irreversibilità. Dall'analisi di queste situazioni di degrado si risale ad una situazione di recupero ancora possibile, solo limitando od escludendo talune azioni di disturbo individuate.
Pertanto dalla situazione attuale sopra citata, cenosi delle alluvioni ghiaiose a Salix capraea e glareofite alveali con Euphorbia rigida e Cistus salvifolius proprie delle aree golenali, gli interventi proposti per favorire l'evoluzione della vegetazione, favoriranno le formazione delle ripisilve del Salici-populeto, con Salix capraea, Populus nigra e Platanus orientalis.
Merita non minore attenzione la colonizzazione vegetale dell'alveo, dominata da fitti popolamenti ad Helichrysum italicum e Scrophularia canina. A queste entità, frequentemente, si associano Nerium oleander, Dittrichia viscosa, Micromeria greca e Lotus commutatus.
Sul greto ricco di ciottoli e sabbia, si insediano arbusti come Spartium junceum, Calicotome infesta e Tamarix africana.
Tutti questi elementi dovranno essere armonicamente riconosciuti e rivalutati nel ripristino paesaggistico delle nostre fiumare.

Conclusioni
Gli ambienti naturali, oltre alla loro accentuata frammentarietà, presentano livelli alquanto differenti di "naturalità". Inoltre gli ambienti delle fiumare del messinese risentono delle modificazioni indotte dagli interventi di sistemazione idraulica dell'intero territorio, mirante alla regolazione del regime di deflusso delle acque. In qualche caso qui come altrove l'uomo ha contribuito alla formazione di nuovi ecosistemi.
Se quindi, secondo quando già maturato in Olanda e successivamente in molti Paesi europei (rete EcoNet), si vuole indicare ogni area protetta, sia parco che riserva, come potenziale area ad alta naturalità dotata (come il Parco dei Nebrodi, le riserve dell'Alcantara, di Fiumedinisi, dei Laghi di Ganzirri, ecc.) pure di un buon livello di biodiversità, non si può disconoscere la presenza nel territorio della Provincia di Messina di un considerevole numero di aree cuscinetto (buffer aereas).
Queste aree cuscinetto o zone tampone, rappresentano quelle situazioni di naturalità diffusa che meritano di un'opportuna connessione attraverso un adeguato sistema di reti e corridoi ecologici (quali appunto i corridoi fluviali delle fiumare), in grado di consentire una buona connettività del paesaggio vegetale, spesso gradevolmente arricchito da talune manifestazioni del paesaggio umanizzato (le stepping stone).
L'unicità e la singolarità del paesaggio delle fiumare del messinese, la necessità di un loro collegamento funzionale ai fini della loro tutela e conservazione, suggeriscono quindi di estendere ai bacini idrografici sia del versante ionico, sia del versante tirrenico un organico sistema di corridoi fluviali lungo le 14 fiumare che scendono dai monti Peloritani.
Il collegamento attraverso la dorsale montuosa ed i vari immissari principali e secondari, contribuirà alla strutturazione di una rete ecologica provinciale, rispondente all'esigenza prioritaria del territorio di coniugare la sua salvaguardia, con una corretta e funzionale fruizione. Emerge, quindi sempre più la necessità di puntare ad un miglioramento degli equilibri naturali ed ambientali compromessi, attraverso la ricostruzione di elementi naturali di pregio e qualità. Obiettivo tecnico specifico da perseguire è, allora, la realizzazione di vere e proprie nuove reti ecologiche.

* / ** / *** Dipartimento di botanica Università di Catania