Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 37 - OTTOBRE 2002


UN GRANDE PATRIMONIO TERRITORIALE ED UMANO
Intervento della sessione Planetaria della II Conferenza Nazionale delle Aree protette
di Matteo Fusilli
Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, parlamentari, signor Presidente della Regione Piemonte, rappresentanti degli enti locali, dell'associazionismo, degli operatori economici, delle professioni, delle istituzioni culturali e accademiche, signore e signori, abbiamo accolto con molto favore la convocazione della II Conferenza nazionale delle aree naturali protette. Sin dal 1999, in ogni occasione e con tutti i Governi, la Federparchi ha chiesto di non rinviare un tale appuntamento perché numerose questioni meritavano attenzione ed esigevano risposte adeguate e urgenti.
Vogliamo ringraziare il Ministro Matteoli per una convocazione decisa a poco più di un anno dal suo insediamento e il Presidente Ghigo per aver stimolato e condiviso tale decisione.
Parteciperemo attivamente ai lavori della Conferenza e ci auguriamo che scaturiscano proposte e decisioni condivise e impegnative per tutti noi e per la Commissione che dovrà redigere le nuove norme in materia di ambiente e aree protette.
In una recente intervista il Ministro Matteoli ha evidenziato la necessità di "rendere i parchi una fonte di occasione culturale e di sviluppo economico nel segno della sostenibilità ambientale", indicando come priorità l'ecoturismo, l'agricoltura tradizionale, i prodotti tipici. Sono obiettivi condivisibili, che rientrano nei programmi di tante aree protette e che dovranno essere ulteriormente implementati.
Il turismo, in particolare, rappresenta una sfida nuova che dobbiamo saper affrontare in maniera più aperta rispetto al passato. Nel mercato globale la qualità ambientale dei luoghi e l'applicazione, anche alle strutture ricettive, dei sistemi di certificazione e delle norme sulla eco-efficienza rappresentano, oltre che una scelta di valore etico, un importante elemento di promozione e un requisito essenziale per essere competitivi. Riconciliare turismo e ambiente rappresenta, per parchi e operatori, l'interesse comune, la reciproca convenienza, perché uno sviluppo invasivo porta al declino inarrestabile di quel territorio, mentre i parchi, con le loro azioni di tutela del territorio, possono essere una valore aggiunto per il bilancio aziendale oltre che per quello ambientale.
Per questa ragione Federparchi intende attivare un canale di comunicazione con l'imprenditoria turistica e le associazioni di categoria, per realizzare iniziative comuni e concordare modalità di intervento.
Ma è con il mondo agricolo e della pesca che vogliamo consolidare un rapporto sempre più positivo, perché da questa alleanza dipende il futuro di una parte consistente del paesaggio italiano e la possibilità di evitare la scomparsa di culture, saperi e produzioni tradizionali, che rappresentano uno degli elementi più importanti della competitività del sistema Italia.
Nel 1998 le Organizzazioni professionali agricole e la Federparchi hanno sottoscritto un importante documento, con l'intento di integrare pienamente le attività agricole con quelle di tutela ambientale e aprire "una fase nuova nel rapporto tra agricoltura ed aree protette".
Quell'intesa ha generato un clima nuovo in tanti parchi, ha prodotto iniziative, collaborazioni, progetti e, nonostante ritardi e limiti che non sono mancati, vi è oramai una condivisione di analisi e obiettivi.
E' nostra intenzione rilanciare la collaborazione con le organizzazioni agricole, impegnare tutti i parchi a un rapporto con le sedi territoriali e, soprattutto, individuare momenti e occasioni di partecipazione alle scelte delle aree protette.
Il lavoro comune di parchi e agricoltori deve avere il riconoscimento di una funzione nazionale, perché insieme siamo stati il più importante servizio preventivo e permanente di protezione civile, che ha consentito a tanti territori di non scomparire e a tante culture e produzioni di continuare a esistere.
La pubblicazione da parte del Ministero, in collaborazione con Slow Food, Federparchi e Legambiente, dell'Atlante dei prodotti tipici dei parchi italiani ha rappresentato un'occasione eccezionale per far scoprire la natura produttiva delle aree protette e la loro ricchezza culturale e materiale. Nel progetto sono stati coinvolti 19 parchi nazionali, 60 parchi regionali e migliaia di contadini, allevatori e artigiani, che hanno scoperto di avere uno strumento in più, i parchi, per l' accesso al grande mercato e per far conoscere un ricchissimo patrimonio di 475 tesori del gusto, di cui sono custodi i 1585 produttori inseriti nell'Atlante.
L'esperienza compiuta da molte aree protette nel campo della valorizzazione delle produzioni agricole e artigianali è davvero simbolicamente importante. Quei prodotti rappresentano il frutto del lavoro, della fatica, della passione di migliaia di donne e uomini che, nei secoli, hanno costruito il paesaggio agrario italiano e che ad un certo punto, quando "l'enfasi assordante della modernità" stava distruggendo ogni cosa, anche la memoria, hanno incontrato i parchi, istituzioni che si interessavano al loro lavoro, che lo ritenevano importante per l'ambiente, la tutela del paesaggio, la biodiversità, l'economia dell'Italia. Si sono costituiti consorzi di tutela e promozione, imprese e cooperative, realizzate attività di formazione che riscoprivano abilità artigianali ormai rimosse e il marchio del parco, oltre alla garanzia di tipicità, è diventato un riconoscimento al senso di appartenenza al territorio e a una nuova economia che nei parchi si è sviluppata.
Bisogna riuscire a raccontare questo processo, fatto di tante storie individuali, che è diventato economia, modernità, patrimonio ambientale ed umano, qualità della vita, esperienza educativa, processo identitario per tanti territori prima invisibili. Si trova nelle aree protette gran parte di quella "piccola grande Italia" che il Presidente Ciampi considera "presidi di civiltà e parte integrante, costitutiva, della nostra identità, della nostra Patria".
Quando si individuano ritardi e limiti nell'attività degli enti parco, le più giovani istituzioni nazionali, è bene tener presente che dei 2.675 comuni che ricadono all'interno delle aree protette il 68%, ben 1.830, sono piccoli comuni; una percentuale che arriva fino all'80% per i parchi nazionali.
Un piccolo comune su tre partecipa dunque a quel sistema istituzionale speciale rappresentato dai parchi, è interessato alla operazione culturale e amministrativa messa in atto per sottrarre aree di straordinaria bellezza ai rischi del degrado e dell'abbandono, per offrire una possibilità di sviluppo basata sulle proprie risorse e sul valore della propria dimensione. Per questo credo sia corretto considerare l'istituzione di tanti parchi, a poco più di dieci anni dall'approvazione della legge quadro del '91, oltre che un tentativo di preservare ecosistemi di grandissimo valore, come la prima risposta di carattere nazionale ad un modello di sviluppo distruttivo che aveva prodotto l'abbandono di vaste aree di montagna e collinari e minacciato di modificare in modo irreversibile le stesse condizioni fisiche della nostra penisola.
Sarebbe interessante verificare, attraverso una approfondita ricerca, i risultati e il valore, anche economico, di questa nostra breve esperienza e paragonarla ad altri strumenti della cosiddetta programmazione negoziata, mi riferisco a patti territoriali e contratti d'area, che hanno visto impegnati, con molta maggiore passione, istituzioni, economisti, rappresentanze sindacali, e che sono state oggetto di finanziamenti incomparabilmente maggiori. Potrebbero venirne indicazioni utili per il presente e per il futuro dell'economia italiana.
L'esperienza concreta di questi anni, in un paese come l'Italia, dove la ricchezza del patrimonio ambientale proviene da una storia, anzi da innumerevoli storie di adattamento dell'uomo alla natura e della natura all'uomo; da secoli di tentativi e sperimentazioni che hanno prodotto una ricchezza e una varietà non misurabile di saperi e abilità, ci porta a considerare che nei parchi italiani non si tratta di mediare tra conservazione e sviluppo locale, perché quest'ultimo diventa possibile e durevole soltanto con una accorta politica di tutela ambientale.
Questa consapevolezza deve essere portata a maturità, facendo dei parchi luoghi della partecipazione e della condivisione del progetto di sviluppo territoriale, rafforzando il legame con le comunità locali. Questo obiettivo, per i parchi nazionali, è agevolato dalla presenza negli organi, oltre che delle associazioni ambientaliste e degli organismi scientifici, di tutti i livelli istituzionali: Ministeri, Regioni, Province, Comunità Montane, Comuni.
Il legislatore ha voluto in questo modo, opportunamente, indicare la strada della leale collaborazione, del lavoro comune di tutti i soggetti coinvolti nell'amministrazione di un ente che, per la sua composizione, non può rispecchiare schemi politici definiti.
Tutto ciò è ancor più vero per la Federazione dei Parchi. Abbiamo lavorato intensamente per costituire un'associazione rappresentativa e unitaria di tutte le aree protette e l'obiettivo è stato finalmente raggiunto. Aderiscono infatti alla Federazione tutte le aree protette nazionali, gran parte di quelle regionali, le associazioni ambientaliste più rappresentative e, recentemente, hanno deliberato di associarsi tutte le riserve marine.
Federparchi, così come le altre associazioni di enti, ANCI, UPI, UNCEM, non è pregiudizialmente schierata a favore o contro il governo in carica, né sostiene questa o quella forza politica, ma è impegnata e vincolata esclusivamente, in piena autonomia, a sostenere le decisioni unitariamente discusse ed approvate.
Intendiamo dare un contributo concreto, in questa Conferenza, alla definizione di una strategia condivisa. Le proposte che vi sottoponiamo derivano da una elaborazione basata sull'esperienza di molte decine di Enti dalle più diverse caratteristiche e sul libero confronto tra operatori, tecnici, amministratori e studiosi impegnati da anni sul terreno della conservazione e della valorizzazione di territori e di superfici a mare rappresentanti la grandissima complessità degli ecosistemi della nazione.
Le proposte si basano sulla convinzione che una politica di consolidamento e ampliamento dei positivi risultati fin qui raggiunti dall'Italia, che tenga fede agli obiettivi generali contenuti nella legge 394, sono rappresentati da una programmazione concertata e riferita ai grandi progetti di sistema, dalla collaborazione tra tutti i livelli istituzionali, dal riconoscimento dell'autonomia e del ruolo degli Enti gestori, dalla risoluzione del problema della tutela coordinata tra aree terrestri e marine, dalla definizione degli strumenti tecnici di base oggi ancora non disponibili.
In coerenza con questa impostazione la Federparchi ritiene sia indispensabile:
• costruire la leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali anche attraverso l'istituzione della Conferenza Stato Regioni Autonomie Parchi. Le aree protette, per loro natura e caratteristiche, possono infatti operare positivamente solo se la cooperazione tra istituzioni si sviluppa armonicamente e senza artificiose divisioni gerarchiche o, peggio, contrapposizioni tra poteri;
• prevedere un "Programma pluriennale per le Aree Protette e per la Rete Ecologica Nazionale", affidando alla Conferenza il compito di elaborare ed approvare tale Programma, con il compito prioritario di integrare le attività di tutte le aree protette italiane nel quadro delle politiche nazionali, comunitarie e internazionali;
• rilanciare e sostenere, attraverso la concertazione e la piena responsabilizzazione di tutte le istituzioni interessate, i programmi per i grandi sistemi geografici: l'Appennino (Ape), le Coste (Cip), le grandi Isole e quelle minori, il Bacino del fiume Po, le Alpi, per le quali si chiede la sollecita ratifica dei protocolli attuativi della Convenzione internazionale già approvati dagli altri Stati firmatari. Progetti indispensabili, tra l'altro, per rendere praticabile la strada della costruzione della Rete Ecologica nazionale e per affrontare in un quadro unitario i problemi connessi al rapporto tra aree protette nazionali e regionali e Rete Natura 2000;
• dotare il complesso delle attività di conservazione delle risorse naturali - e quelle delle aree protette in particolare - di un adeguato quadro di riferimento tecnico-scientifico, che la legge 394 aveva individuato nella Carta della Natura, da integrare con il Piano nazionale della Biodiversità e il Piano generale di Difesa del mare e delle coste. Strumenti che devono essere portati celermente a conclusione con il coinvolgimento di Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane e Parchi e attraverso un confronto anche con le nazioni dell'arco alpino e del Mediterraneo;
• ispirare a criteri di moderno federalismo la definizione della funzioni e dell'organizzazione dei Parchi, riconoscendo nella rigorosa azione di tutela e nello sviluppo locale sostenibile i fondamenti sui quali costruire il loro ruolo. Ciò impone il coinvolgimento delle istituzioni, delle popolazioni e degli operatori locali nella vita delle aree protette e la valorizzazione degli strumenti di pianificazione per i quali occorre prevedere procedure certe e rapide di approvazione.
• ampliare e rafforzare l'autonomia degli Enti parco, riconoscendo in particolare la possibilità di decidere sugli aspetti principali della propria organizzazione. Ciò non accade oggi in molti parchi regionali e, nei parchi nazionali, per la nomina dei direttori e per la sorveglianza. Al di là della discussione sul destino del CFS, i parchi ritengono necessario modificare l'attuale rapporto di mera dipendenza funzionale del personale di sorveglianza. E' inoltre indispensabile, per assicurare efficienza e funzionalità agli Enti parco, superare l'inquadramento tra gli Enti del parastato e definire un nuovo status giuridico degli amministratori degli Enti parco, estendendo loro le disposizioni previste per gli amministratori degli Enti locali;
• adottare una nuova normativa per le Aree Marine Protette, coerente con la legge quadro, con le legittime esigenze di autonomia ed efficienza degli enti gestori e in grado di realizzare la necessaria integrazione tra tutela a terra e tutela a mare. Infatti le attuali norme, frutto di una impostazione centralistica e burocratica negano di fatto il riconoscimento della specificità dei soggetti gestori e hanno impedito lo sviluppo delle loro grandi potenzialità;
• dare finalmente piena attuazione alle leggi che prevedono il trasferimento ai parchi delle Riserve naturali statali ricadenti nel loro territorio. E' inaccettabile che continuino le manovre dilatorie che impediscono ai parchi di gestire aree di grande valenza naturale indispensabili per il perseguimento delle loro finalità istituzionali. Analoga attuazione deve essere data alle norme relativa alla gestione con finalità naturalistiche delle aree demaniali;
• istituire nuovi parchi e nuove riserve, sulla base delle localizzazioni già individuate e delle decisioni già assunte per quel che riguarda i parchi nazionali (Val d'Agri, Alta Murgia, Sila, Gennargentu) e superando i ritardi di molte regioni, soprattutto meridionali, nel dotarsi di un sistema adeguato al valore e all'estensione del proprio patrimonio naturale;
• dotare i parchi di adeguate risorse finanziarie ordinarie e di investimento e istituire un fondo di rotazione finalizzato al cofinanziamento di programmi previsti da misure nazionali o comunitarie. Senza risorse per la partecipazione a tali programmi ai parchi sarebbe precluso l'accesso a bandi e progetti, in particolare comunitari, con grave danno per le attività dedicate allo sviluppo sostenibile e al sostegno delle azioni dei diversi attori locali;
• sviluppare una iniziativa nei confronti dell'Unione Europea per l'elaborazione di una politica organica che riconosca esplicitamente il ruolo strategico dei parchi superando i limiti delle pur importanti direttive di settore.

In questo modo pensiamo di dare un contributo alla crescita del sistema delle aree protette che in Italia si è costituito grazie alla 394, una legge che ha segnato una svolta fondamentale nel nostro paese. Senza quella legge l'obiettivo del 10% di territorio protetto non sarebbe stato raggiunto e i parchi non sarebbero, come oggi sono, un grande patrimonio nazionale che si estende per 3.059.860 ettari. Ciò che queste cifre in ettari non esprimono pienamente è il grande mutamento apportato alla gestione sostenibile del nostro territorio.
Il lavoro di questi anni ha fatto sì che mentre si mettevano in cantiere azioni specifiche di sviluppo e valorizzazione delle opportunità, si attuavano programmi per la salvaguardia di ambienti che ospitano circa 57.000 specie animali (1/3 delle specie europee) e 5.600 specie floristiche (50% delle specie europee; il 13,5 % costituito da endemismi) e, contemporaneamente, si realizzavano in ogni parte d'Italia, oltre mille tra centri visita, musei, strutture culturali e aree attrezzate per la fruizione da parte di un pubblico che sfiora ormai i 30 milioni di presenze annue, con un incremento costante del 20% negli ultimi 4 anni e con un giro di affari di 1,5 miliardi di euro.
Sulle nostre montagne si sono create le condizioni, fino a poco tempo fa insperabili, perché il lupo tornasse ad essere una presenza stabile; perché a popolazioni di camosci, stambecchi e cervi sulle Alpi, si affiancassero quelle di lince ed altri predatori; perché si salvassero dall'estinzione specie endemiche come il camoscio d'Abruzzo o tornasse a riconquistare territori importanti l'orso bruno. E mentre si realizzavano questi risultati, che costituiscono il sostanziale contributo italiano alla tutela della biodiversità, circa 4000 addetti, per la grande maggioranza giovani, trovavano occupazione negli enti di gestione; altri 2000 venivano occupati con contratti per la manutenzione del territorio; oltre 1000 organizzazioni - cooperative e associazioni - sono state impegnate in attività di gestione di servizi e strutture, occupando quasi 10 mila lavoratori; investimenti complessivi, realizzati o ancora in corso, per un ammontare di circa 500 milioni di euro, determinavano un indotto di oltre 50.000 occupati nei settori del turismo, della agricoltura, dell'allevamento, dell'artigianato, del commercio e dei sevizi.
Con questa Conferenza siamo chiamati ad una riflessione sui dieci anni di applicazione della 394/91, nel corso dei quali si è affermata la funzione sociale ed economica dei parchi e la insostituibile attività conservativa di importanti patrimoni biologici.
Con la 394, seppure con limiti che dovranno essere superati, è stata portata alla luce una grande ricchezza territoriale e umana, che ha permesso all'Italia di raggiungere e superare i livelli di protezione di molti paesi europei, contribuendo ad innovare profondamente il dibattito e le esperienze internazionali di gestione.
Grazie ai rapporti promossi dalla Direzione Conservazione della Natura del Ministero e all'impegno attento, rigoroso e appassionato profuso in questo campo e in molti altri programmi e attività, dal Direttore generale, Dott. Aldo Cosentino, numerose delegazioni straniere visitano i nostri parchi per studiare l'esperienza italiana. Significativa, a tale riguardo, è stata la recente missione della delegazione dei Parchi americani.
Negli Stati Uniti è in corso un profondo ripensamento e la nuova frontiera è quella di "uscire dai parchi e coinvolgere le autorità locali; seminare l'etica dei parchi, lavorare con i cittadini, dialogare col paese". Alcune risposte le hanno trovate nella nostra esperienza che è stata molto apprezzata e ritenuta innovativa.
Un tale riconoscimento da parte di un paese che ha rappresentato e rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la politica mondiale dei parchi, è importante perché fa crescere la consapevolezza delle nostre potenzialità e ci consente, rifuggendo da ogni provincialismo, di richiedere, da questa importante tribuna, una più incisiva e ampia politica europea delle aree protette, ancorata purtroppo, a interventi settoriali, a direttive pur importanti ma che non configurano un reale impegno sul tema delle aree protette.
Il legittimo orgoglio per i risultati ottenuti non oscura certamente la consapevolezza dei limiti comunque presenti nella nostra azione.
La reiterata richiesta di avere la Conferenza nazionale come sede di confronto testimonia appunto la nostra volontà di accettare e rilanciare la sfida per una nuova stagione di sviluppo del sistema dei parchi.
Molti sono i problemi non risolti, i ritardi accumulati, le questioni da affrontare, ed è necessario un comune lavoro, un impegno culturale e operativo che abbia come riferimento la conoscenza effettiva e diretta della realtà delle aree protette.
Per questa ragione abbiamo accolto con favore la decisione delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, di avviare una indagine conoscitiva sui parchi. La consideriamo una positiva occasione per verificare il livello di operatività dei parchi e trovare insieme rimedi e soluzioni. Da tempo chiedevamo la possibilità di mostrare la realtà vera dei parchi, fatta di tanti limiti, ma anche di una ricchezza, non misurabile solo quantitativamente, di iniziative, attività, progetti, strutture, partecipazione.
Il Ministro Matteoli, qualche giorno fa, ha indicato due positive esperienze di gestione, il Parco nazionale delle Cinque Terre e il Parco nazionale del Vesuvio. Condividiamo quel giudizio perché oltre alla realizzazione di molti progetti, cosa questa riscontrabile anche in altre realtà, essi, in maniera diversa, sono simbolicamente importanti.
L'attività di tutela e recupero produttivo dei terrazzamenti delle Cinque Terre è stata un'impresa eroica. Oggi i visitatori di ogni parte del mondo possono ammirare quel paesaggio dalla bellezza incomparabile grazie al Parco e al Presidente Franco Bonanini. Senza il Parco le Cinque Terre non esisterebbero più, i fenomeni di degrado e dissesto avrebbero privato l'Italia di una delle sue parti più belle.
Diversa ma ugualmente significativa è l'azione intrapresa dal Parco nazionale del Vesuvio che ha deciso di stabilire la propria sede legale nel Castello mediceo di Ottaviano.
Era l'abitazione di Raffaele Cutolo, il boss della camorra.
Quella sede rappresenterà il presidio della legalità riconquistata in quella città ed è stato il Parco, insieme al Comune, a liberare definitivamente quel territorio dalle ombre del passato.
Desidero ringraziare il Presidente Amilcare Troiano e tutti gli amministratori, per una decisione che fa onore a tutto il mondo dei parchi.
Conservazione, Sviluppo, Partecipazione.
In queste parole è racchiuso l'impegno istituzionale e culturale di migliaia di amministratori e operatori delle aree terrestri e marine che quotidianamente, con sensibilità, dedizione e competenza, affrontano il difficile ed entusiasmante lavoro di costruire, nei parchi e per l'Italia, nel presente e per le prossime generazioni, un futuro migliore per l'uomo e il territorio.
Ad essi va il ringraziamento della Federparchi e la gratitudine di milioni di cittadini.
Il nostro impegno prioritario è quello di far diventare i parchi un patrimonio di tutti gli italiani e mostrare quale grande contributo, grazie ad essi, stiamo dando al presente e al futuro del nostro paese.
Il contributo di un'esperienza di grande valore che l'Italia, anche alla luce dei recenti impegni assunti a Johannesburg, e in vista del prossimo Congresso Mondiale dei Parchi in programma a Durban, può portare con fierezza al confronto internazionale.