Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 42 - GIUGNO 2004

 



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SPUNTI E PROPOSTE PER IL CONVEGNO DI ARENZANO

L’informazione e la comunicazione nelle aree protette e nei parchi marini

Si terrà ad Arenzano (Genova), venerdì 10 settembre il convegno nazionale su “l’informazione e la comunicazione delle aree protette”. Un analogo appuntamento c’era stato un anno fa, sempre ad Arenzano, e sempre sotto l’egida del parco naturale regionale del Beigua, di Federparchi e del Comune di Arenzano. L’intento – scrivono gli organizzatori - “è di fare una nuova e più approfondita riflessione sulle metodologie e sulle strategie che in questa materia le aree protette si trovano a fronteggiare, nonché di compiere una concreta verifica delle diverse esperienze in atto. ”
L’esigenza di confrontarci su questo tema è in campo da molto tempo, e forse sono nel giusto (se non mi fa velo un attacco di autoreferenzialità) nel ritenere che Federparchi e la sua rivista “Parchi” da anni tentano di tenere vivo il dibattito su questo genere di argomenti, nella speranza di trovare un rapporto nuovo con il sistema dell’informazione anche generalista o almeno con quella di nicchia, uscendo dalla nebbia che condanna le aree protette a non fare notizia salvo nei due casi ormai codificati dell’enfatizzazione della natura in vetrina e della registrazione di tragedie (metaforiche o reali).
Per chi li ha frequentati, ricorderò il convegno “storico” di Passo Rolle, convegni dedicati ai “parchi stampati”, a Portonovo di Ancona e a Portofino, il convegno di Milano, e molti altri appuntamenti a Torino, a Brescia, e in giro per la nostra Penisola.
Tutto quel confronto, che ha prodotto libri, ed ha incoraggiato il fiorire di un ampio ventaglio di strumenti di comunicazione nelle aree protette italiane, non ha esaurito l’argomento, ma, al contrario, ha messo in luce la complessità del tema, e quindi da un lato la necessità di un costante monitoraggio, e di appuntamenti periodici, e da un altro punto di vista l’opportunità (direi l’assoluta necessità) di attrezzarci meglio per essere capaci di alzare il tiro, come qualità dell’insieme dei vari strumenti che consentirebbero alle aree protette di comunicare meglio, ma anche come area di riferimento delle problematiche, che oggi può essere europea e mediterranea, mentre in passato era solo interregionale, e, in rari casi, nazionale. Quando ho proposto all’assemblea di Fedenatur che si tenne a Barcellona, al Palau de Congressos, il 26 marzo 2003, di svolgere in Ancona una giornata tecnica europea sulla comunicazione che i parchi realizzano e sulla comunicazione che si occupa delle zone protette, quella mia proposta (come è scritto nel verbale) “è stata ben accolta, anche se è necessario fissare una data che non si sovrapponga ad altri appuntamenti già in calendario”. Nell’ultima riunione dell’assemblea di Fedenatur, svoltasi a Lille dal 3 al 5 di giugno di quest’anno, sarebbe stato possibile anche fissare una data, che avrebbe finito per sovrapporsi con l’appuntamento di Arenzano. Sicché ho ritenuto più opportuno rinviare la decisione all’anno prossimo, quando l’assemblea di Fedenatur si terrà a Bruxelles e sarà stata lanciata la “carta della governance delle aree periurbane”, a Lione.
Il solo fatto che a Barcellona la mia richiesta sia stata bene accolta, indipendentemente dal fatto se riusciremo davvero a svolgere in Ancona quella giornata tecnica, alla presenza di tutti i parchi europei aderenti a Fedenatur, dimostra che la problematica che tanto ci ha appassionato e che tanto ci appassiona è condivisa anche a livello europeo, e che il salto di qualità rappresentato dall’allargamento dell’ area di riferimento sarebbe sin da ora praticabile. Si tratta di fatto non di poco conto, che andrebbe associato al lavoro che Federparchi sta compiendo per superare l’indifferenza dell’Unione europea nei confronti degli enti parco in quanto tali, e con il complementare lavoro tendente a stringere rapporti di area vasta con le aree protette del Mediterraneo (occidentale ed orientale), e con le diverse organizzazioni che in Europa uniscono, associano e - con grande prudenza, e rispetto delle soggettività, delle specificità e del valore della differenza - a volte rappresentano le aree protette che hanno una gestione pubblica funzionante.
In questo scenario più vasto della sola Liguria e della sola Italia oggi si colloca la problematica che verrà discussa nel parco del Beigua, nella sala auditorium del Muvita, vale a dire del museo vivo delle tecnologie per l’ambiente.
Senza sfere di cristallo a disposizione, mi è difficile ora, a ridosso dell’estate, anticipare un confronto che si terrà a settembre. Tuttavia è possibile porre alcune questioni che mi riprometto di riprendere in quella sede.
Intanto non potrò evitare di dire la mia sull’avvenire di questa rivista. Da tempo l’obbiettivo di chi dirige Federparchi è quello di attrezzarsi al meglio nel settore della comunicazione, con un ventaglio di strumenti destinati ad aprire un dialogo con diversi segmenti di pubblico. Il sito web “Parks.it”, il giornale dei parchi on-line, i libri on-line, le news che arrivano con la posta elettronica, e la rivista “Parchi” di approfondimento culturale e amministrativo sono fatti già in essere, sui quali periodicamente ci confrontiamo. Senza togliere spazio a quanto dirà il responsabile dell’intero pacchetto di strumenti, Luigi Bertone, e limitandomi alla mia corresponsabilità di direttore di “Parchi”, dirò che occorre lavorare per qualificare sempre più la nostra rivista, affinché il segmento al quale abbiamo scelto di offrire il nostro servizio sia soddisfatto, e ce lo dimostri in termini di collaborazioni e di abbonamenti.
Una seconda questione che tenterò di porre ad Arenzano riguarda il futuro del patrimonio di giornali e di riviste che le aree protette producono. Su questo argomento negli anni passati ci siamo soffermati spesso, dandoci dapprima l’obbiettivo di stimolarne la crescita (e mi pare che questa “parola d’ordine” sia stata accolta ampiamente), e successivamente tentando di stabilire una “rete nazionale” utilizzando le redazioni dei periodici dei parchi come redazioni locali di un sistema di comunicazione nazionale (e questo obbiettivo, che passava anche dalla sezione “tam tam” della rivista “Parchi”, non è riuscito a decollare).
Si tratta di confrontarsi per capire se l’obbiettivo fosse stravagante e quindi da abbandonare, oppure se non sia stato posto con la necessaria chiarezza, e con forme organizzative meno artigianali e leggere. Tuttavia, mentre questo nodo sarà sciolto in un modo o nell’altro, mi sembra di avvertire nuove necessità che vanno segnalate, e, nel caso fossero condivise, perseguite.
Sulla base delle esperienze che mi è capitato di fare, mi sto convincendo della prioritaria esigenza di stabilire nella scala locale e nell’area di riferimento dei parchi e delle riserve marine identificabili in termini geografici ed amministrativi con i territori dei coordinamenti regionali di Federparchi (attivi o futuribili) una forte rete locale che sia in grado di collegare tutti gli strumenti di comunicazione del sistema delle autonomie (dalla regione alle province ai comuni ad altri soggetti pubblici) per rendere di dominio pubblico e parte del comune sentire il progetto complessivo di sviluppo sostenibile, declinato in scala locale. È mia convinzione, infatti, che serva poco dotarsi di uffici stampa e di strumenti cartacei o telematici se queste fondamentali leve non si collegano almeno a quanto tentano di comunicare gli enti locali, le regioni ed altri ancora, a partire dal ministero dell’Ambiente e dalle associazioni ambientaliste.
Al contrario avverto un desiderio di farsi notare e di fare immagine in quanto singole aree protette, a scopi turistici e anche in una gara ad apparire modelli di buone pratiche, che di certo favorirà l’acquisizione del necessario consenso degli aborigeni abitatori delle singole aree protette, ma favorirà anche la loro ghettizzazione e la marginalizzazione di quanto i parchi e le aree protette stanno facendo o hanno in animo di fare.
Al contrario a me sembra indispensabile organizzare oggi una campagna massiccia di comunicazione relativa alle grandi potenzialità di una politica che riesca a coniugare le attività culturali con la tutela e la valorizzazione dei paesaggi e dell’ambiente.
La sostenibilità può essere confinata nella comunicazione dei singoli parchi e delle singole aree marine o costiere, o montane, che si proponessero di convincere della bontà dei loro progetti prevalentemente i residenti nell’area protetta ed i visitatori della medesima? Io credo che sarà possibile porsi obbiettivi ambiziosi in ordine all’Europa ed al Mediterraneo a partire da una “potenza di fuoco” mediatico che è possibile raggiungere a partire dal collegamento tra i vari strumenti a disposizione del territorio prodotti da enti pubblici, che invece ci tengono ad ignorarsi reciprocamente, poiché ciascuno ha l’obbiettivo non dichiarato ma evidente a tutti di enfatizzare le gesta degli amministratori che governano il frammento di rete istituzionale al quale fa riferimento quel giornale, quella rivista o quel sito on-line.
Pertanto, così come ha fatto il consiglio dei ministri francese il 23 giugno scorso, creando la funzione di “delegato interministeriale allo sviluppo durevole” per coordinare i ministeri interessati e i relativi portafogli, si potrebbe individuare una figura di tecnico della comunicazione dei parchi e delle aree protette con un mansionario che abbia al primo posto il quotidiano collegamento di tutti i mezzi di comunicazione pubblici regionali con le politiche di area vasta necessarie a far uscire il territorio dalla minore età e dai giochi di ruolo consolatori ma marginali, rispetto alle grandi scelte di sviluppo della regione. In particolare questo obbiettivo si pone nei territori che contengono aree protette costiere e marine fortemente antropizzate, a ridosso di aree metropolitane o all’interno di territori a vocazione metropolitana (città regione; metropoli diffuse, ecc), che si propongono “anelli verdi” o reti ecologiche o altre innovazioni politicamente corrette che non dovranno essere fiori all’occhiello a copertura di politiche strutturali non sempre sostenibili, ma invece asse, anima e colonna vertebrale di ogni attore dello sviluppo locale, e costante indicatore dei rischi di uno sviluppo troppo accelerato e troppo distruttore di patrimoni identitari non più ricostruibili. Se la Liguria, a Genova come a Portofino, si propone anelli e cinture verdi e politiche di valorizzazione delle aree marine, questa progettualità deve trovare tam tam che battano in continuazione in tutti gli organi di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte, affinché anche l’informazione e la comunicazione generalista si occupi del progetto e finalmente sia possibile infrangere il muro di gomma della presunta non notiziabilità.
Terzo ed ultimo argomento per Arenzano: il costante monitoraggio degli strumenti di comunicazione delle aree protette e la loro conservazione a scopi di studio. Non è necessario che ogni regione abbia un centro di documentazione che raccolga, cataloghi, e sia in grado di mettere a disposizione di studenti e di studiosi quanto viene prodotto, e disperso. Ma io temo che non esista oggi né a livello ministeriale, né in nessuna regione italiana, un luogo fisico che raccolga dal numero zero a quello che si sta preparando in tipografia in vista della ripresa autunnale l’insieme dei periodici di tutti i parchi italiani, e una catalogazione degli strumenti ulteriori di comunicazione (on-line, opuscoli, libri, video, ecc). Occorre una severa ricognizione, in grado di documentare il contenuto effettivo di etichette e di targhe sui portoni spesso assai accattivanti ma che non raccontano la verità su quanto si svolge nei retrobottega, per essere in grado di formulare una proposta, un progetto, affinché nasca una vera e propria mediateca europea dei parchi e delle riserve marine e terrestri in grado di soddisfare ogni curiosità, e di essere una leva per politiche di tutela e di valorizzazione e di sviluppo sostenibile.
Io ritengo che fondi europei o nazionali per mettere in piedi una struttura del genere, magari a partire da quanto già esiste e funziona, in qualche regione italiana particolarmente attenta e sensibile, oppure in un punto qualsiasi dell’Europa o del Mediterraneo, purché utilizzabile da tutti, siano rastrellabili e impegnabili.
Ma occorre un lavoro di formulazione del progetto, e di ricerca sullo stato attuale dell’arte, che potrebbe partire da quanto già è in atto ad Arenzano, o da quel grande patrimonio di esperienze che è alle spalle di Federparchi e che noi per primi, a volte e colpevolmente tendiamo a dimenticare.

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