Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 42 - GIUGNO 2004

 



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INCONTRO DEI COMPONENTI MEDITERRANEI DELL’IUCNINCONTRO DEI COMPONENTI MEDITERRANEI DELL’IUCN

1- L’intervento del presidente di Federparchi

I parchi italiani, nella loro configurazione attuale, sono il frutto di una generale maturazione della società e di un’ ampia partecipazione delle comunità locali. Dopo la fase istitutiva dei quattro “parchi storici”, che risale agli anni ‘20 e ’30 del secolo scorso, i primi territori protetti di grandi dimensioni sono stati istituiti dalle Amministrazioni regionali appena dopo la loro creazione, avvenuta nel 1970.
Le prime istituzioni furono decise a seguito di campagne di stampa, raccolta di firme, proposte di legge d’iniziativa popolare, un ampio dibattito culturale e scientifico, e si può senza dubbio affermare che l’origine stessa della vita delle aree protette italiane è stata segnata dal protagonismo delle popolazioni locali.
Questi elementi sono stati decisivi per la diffusione di una concezione dinamica dei parchi, già presente nell’elaborazione di importanti settori del mondo scientifico, il cui maggior esponente, Valerio Giacomini, nella sua opera “Uomini e Parchi”, aveva segnalato che il “tema della conservazione non può essere considerato in modo restrittivo nelle pure necessità della tutela naturalistica, ma deve dilatarsi…alle dimensioni globali del territorio”.
Ma è la legge quadro sulle aree protette, approvata dal Parlamento nel 1991, a segnare una vera e propria svolta in Italia. Grazie a quella legge sono stati istituiti 24 parchi nazionali, 128 parchi regionali, 23 aree marine protette e una grande quantità di riserve naturali, per un totale di circa 1.000 aree protette e una estensione complessiva di oltre 3.500.000 ettari, pari al 12% del territorio nazionale. Alla gestione di questo immenso patrimonio che coinvolge più di un terzo della popolazione italiana, collaborano tutte le regioni, le province e ben 2.675 comuni, in pratica un comune italiano su tre è partecipe del sistema delle aree protette.
Ma per comprendere pienamente il valore dell’esperienza italiana, occorre fare riferimento anche ad altre cifre.
I parchi e le riserve naturali assicurano all’Italia il primato europeo della biodiversità, tutelando 57.000 specie animali (un terzo di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee). I parchi custodiscono la gran parte dei boschi e delle foreste del nostro paese e tutelano alcune delle più grandi riserve di acqua dolce d’Europa. Ghiacciai, torrenti, laghi, sorgenti e fiumi sono inclusi quasi esclusivamente nelle aree protette.
All’interno dei parchi italiani è presente un patrimonio storico, artistico e architettonico di straordinario valore: millesettecento centri storici, duecentosettanta tra castelli, rocche e fortificazioni, centottantanove aree archeologiche, duecentonovantuno tra santuari, monasteri e chiese rurali, settantatre ville storiche; centoquarantanove musei. Ho riferito i dati dei soli parchi nazionali, perché non è ancora disponibile un censimento completo. E ancora, le tante attività e produzioni tipiche dei territori a parco, degne di essere salvaguardate come testimonianza dell’utilizzazione sapiente delle risorse naturali: i cinquecento prodotti “unici”, salvati dall’estinzione, e i 1.600 produttori che vi si dedicano, censiti in un meraviglioso Atlante nazionale realizzato dal Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con Federparchi, Legambiente e Slow Food.
C’è poi un ultimo aspetto, non esprimibile in cifre, ma che riassume tutti i nostri valori in un quadro sintetico molto significativo: il paesaggio, i paesaggi dei nostri parchi, frutto dell’ interazione delle attività umane con l’ambiente naturale.
La legge quadro nazionale ha contribuito a interpretare e sostenere questo processo. Essa ha infatti come punto essenziale la condivisione delle scelte e la partecipazione delle istituzioni locali e dei cittadini che nei parchi vivono e operano.
Le realtà locali, infatti, sono associate alla gestione attraverso la “Comunità del Parco”- l’assemblea dei sindaci e dei presidenti delle altre amministrazioni - che nomina propri rappresentanti nel Consiglio Direttivo, esprime pareri sugli atti principali (a partire da quelli di bilancio) e approva il Piano di sviluppo economico e sociale. Ma la partecipazione è favorita anche dall’affermazione del principio che le azioni intraprese dai parchi, da quelle di conservazione a quelle economiche e produttive devono essere condivise dalle istituzioni e dalle componenti sociali, culturali e imprenditoriali.
Si tratta di una impostazione confermata come valida dall’attività pratica. Con i propri progetti di tutela dell’ambiente fisico, della biodiversità, del paesaggio, con le attività di promozione dello sviluppo i parchi hanno infatti messo in evidenza che la straordinaria ricchezza del nostro patrimonio naturale non è la conseguenza di una casuale evoluzione. Essa è in realtà il frutto di tanto lavoro e di profonde conoscenze, proviene da una storia, anzi da innumerevoli storie di adattamento dell’uomo alla natura e della natura all’uomo, da secoli di tentativi e sperimentazioni che hanno prodotto una grandissima varietà di saperi, di abilità, di consuetudini.
Se si coglie il valore di questo rapporto tra natura, storia e cultura, si comprende cosa sono i parchi italiani e la ragione per cui essi sono anche luoghi dell’identità culturale.
Si è insomma confermato nell’azione concreta, che per assicurare tutela e sviluppo bisogna coinvolgere le comunità, fornendo alle popolazioni possibilità di sviluppo e finanziamenti adeguati.
Negli ultimi dieci anni sono stati investiti, dai soli parchi nazionali, circa 500 milioni di euro stanziati dallo Stato, a cui sono da aggiungere altre ingenti risorse delle Regioni e dell’Unione Europea, che hanno determinato un indotto eccezionale in termini di conservazione della biodiversità e sviluppo durevole.
Sono stati sottoscritti accordi di programma e protocolli di intesa, predisposti progetti concordati tra enti di gestione e operatori pubblici e privati, che hanno contributo, in modo determinante, alla promozione delle economie locali.
Queste intese, così come i protocolli stipulati con molte associazioni che intendono collaborare alla costruzione delle politiche dei parchi italiani, hanno svolto e svolgono un ruolo attivo nell’avvicinare fasce consistenti di popolazione alla realizzazione dei nostri programmi.
Molti di questi accordi nazionali sono stati sottoscritti, in rappresentanza dei parchi, dalla nostra Associazione, la Federparchi, della quale vorrei brevemente parlarvi.
La Federazione italiana dei Parchi è un’associazione volontaria. E’ nata e vive, per decisione autonoma, ogni anno rinnovata, degli enti di gestione delle aree protette che decidono le quote di adesione, approvano programmi e bilanci, eleggono organi e rappresentanti.
L’autonomia degli enti di gestione è un aspetto determinante perchè consente di definire ruolo e collocazione dei parchi in Italia. L’autonomia è l’altra faccia della partecipazione.
Solo un ente parco che può decidere autonomamente sulle politiche e sulle scelte da fare nel territorio che ha in gestione, è spinto a sollecitare una vera partecipazione.
E solo i cittadini, le associazioni, le organizzazioni di portatori di interessi che sanno di poter incidere effettivamente, sulle scelte delle istituzioni, sono spinte a portare un contributo e a credere nell’utilità della propria partecipazione.
Ma l’autonomia dei parchi agisce anche verso l’alto, verso le istituzioni regionali e statali alle quali enti autonomi possono far giungere - ed è questo appunto il caso dell’Italia - proposte, sollecitazioni, a volte vere e proprie critiche, utili alla definizione di politiche adeguate alle necessità.
Grazie a questa vita autonoma, non dunque solamente derivata o subalterna, si crea un legame, una cerniera, tra la partecipazione attiva alla gestione del singolo parco e la determinazione delle scelte riguardanti l’intero sistema delle aree protette.
La Federparchi è dunque una originale combinazione di espressione sindacale, laboratorio culturale, rappresentanza sociale. Espressione sindacale perché difende e sostiene, nei confronti delle istituzioni nazionali e regionali, le esigenze e i bisogni degli associati. Laboratorio culturale perché costantemente rivolta alla elaborazione di idee e alla ricerca degli strumenti strategici per garantire il pieno rispetto della missione dei parchi. Rappresentanza sociale perché promuove anche le aspirazioni di parti rilevanti della società con le quali viene in contatto e stringe alleanze.
Le iniziative che la Federparchi organizza sono innumerevoli, ma per esprimere il significato di ciò che ho appena esposto, mi basterà riferire del rilievo che ha assunto in Italia la celebrazione della Giornata Europea dei Parchi.
Questa ricorrenza è divenuta l’occasione per organizzare migliaia di manifestazioni, incontri popolari, dibattiti culturali, mostre, visite; un vero e proprio evento nazionale con una forte presenza mediatica e televisiva che consente alla nostra Associazione di coinvolgere e informare milioni di cittadini sulla vita delle aree protette.
L’altro strumento utilizzato dalla Federparchi per definire specifici rapporti di collaborazione è rappresentato dai protocolli d’intesa. Sono ormai decine gli accordi sottoscritti a livello nazionale con organizzazioni imprenditoriali e sociali, università e centri di ricerca, associazioni ambientaliste e del volontariato.
Desidero in particolare citare l’intesa stipulata con tutte le organizzazioni nazionali del mondo agricolo che ha segnato una svolta nei rapporti tra produttori e parchi, che per lungo tempo erano stati conflittuali.
Oggi possiamo dire che, anche grazie a quell’accordo, l’apporto degli agricoltori alla vita dei parchi è divenuto essenziale. Si sta costruendo una vera e propria alleanza tra aree protette e associazioni professionali degli agricoltori per la manutenzione del territorio e per l’affermazione delle pratiche di qualità in una attività che diviene sempre più multifunzionale e organica agli obiettivi di tutela e sviluppo durevole. Il protocollo è stato rinnovato in questi mesi con significative innovazioni, impensabili solo poco tempo fa, a cominciare dalla comune posizione contraria all’introduzione di OGM nei parchi e nell’intero territorio nazionale.
Federparchi e il sistema di relazioni che essa ha costruito - prima fra tutte quella con le grandi associazioni volontarie di protezione dell’ambiente - ha anche assolto alla funzione, importante per l’intero paese, di esportare oltre i confini delle aree protette questa impostazione traducendola in proposte di respiro nazionale. Insieme è stata elaborata l’idea dei “progetti di sistema” relativi ai grandi sistemi geografici del paese - le Alpi, l’Appennino, le coste, il bacino del Po che è il nostro fiume maggiore, le isole minori -nei quali le aree protette possono essere i nodi a partire dai quali costruire un grande sistema infrastrutturale ambientale. Si tratta di un nuovo e più moderno approccio - integrato, intersettoriale, collaborativo - ai temi della conservazione e dello sviluppo, che noi crediamo manifesti il suo valore anche rispetto alla costruzione della rete ecologica europea e al raggiungimento di uno degli obiettivi approvati al Congresso Mondiale di Durban: “il collegamento entro il 2015 di tutte le aree protette nell’ambito di sistemi ecologico-ambientali più vasti”. Inoltre esso è coerente con il V° Programma di Azione dell’Unione Europea, che vede nella integrazione delle politiche ambientali, nella partnership e nella condivisione delle responsabilità, le leve per lo sviluppo sostenibile. Di questo vi ha parlato Fabio Renzi, descrivendo l’originale e ricca esperienza di APE, Appennino Parco d’Europa, che ci consente oggi di avanzare proposte utili ed efficaci anche sul piano internazionale.
Ma è nell’amministrazione quotidiana delle nostre aree naturali protette che è stata sperimentata una innovativa politica gestionale capace di coinvolgere e suscitare, l’interesse e il consenso delle popolazioni, degli operatori economici e degli altri attori locali.
Inizialmente il lavoro è stato molto duro perché i parchi erano considerati un ostacolo allo sviluppo, ma quando essi hanno cominciato ad operare e sono giunti i primi risultati, anche i più scettici si sono convinti che l’istituzione di un’area protetta era un valore aggiunto per il territorio.
Nelle attività che i responsabili dei parchi hanno quotidianamente condotto per affermare il ruolo della istituzione e la funzione insostituibile di promozione territoriale, la partecipazione si è rivelata lo strumento determinante che ha portato a superare molti degli ostacoli inizialmente presenti in ciascuna realtà.
Per la elaborazione dei piani dei parchi le consultazioni con le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni di rappresentanza, le categorie economiche e la cittadinanza hanno rappresentato una norma di comportamento nuova e trasparente. Nella elaborazione dei piani di sviluppo, il ruolo fondamentale della Comunità del Parco si è concretizzato nei contatti continui con le realtà del territorio, ormai sensibilizzate a perseguire la via dello sviluppo sostenibile puntando sui settori economici vocati per le aree protette, come il turismo di qualità, l’agricoltura, l’allevamento, l’artigianato e le nuove tecnologie applicate al potenziamento dei servizi territoriali. Possiamo quindi con soddisfazione presentare progetti e programmi realizzati direttamente da chi nelle aree parco vive e lavora: dagli agricoltori ai pastori che attraverso le produzioni tipiche tutelano il paesaggio e partecipano alla gestione della fauna protetta, dai commercianti che promuovono il marchio del parco, alle imprese che operano per il restauro dei centri storici e la manutenzione del territorio.
Nei nostri parchi molti giovani si sono organizzati in cooperative e società di servizi, che gestiscono direttamente, centri visita, campeggi, ostelli, organizzano escursioni e visite, svolgono attività di educazione ambientale e interpretazione della natura, sono impegnati in attività di monitoraggio della fauna e della flora, sorvegliano aree vulnerabili, promuovono manifestazioni ed eventi, inventano nuove professioni e si impegnano a promuovere un futuro migliore per se stessi e per territori in passato considerati marginali ed oggi in fase di recupero economico, civile e culturale.
In molte realtà i principi della partecipazione e della sussidiarietà stanno trovando applicazione grazie all’affermarsi dei parchi, non più isole di natura tutelata in un ambiente complessivamente compromesso, ma soggetti pubblici capaci di proporsi come modelli di gestione, in grado di valorizzare il contesto territoriale nel quale operano.
Essi contribuiscono a disegnare, per alcuni versi, una nuova geografia istituzionale e come sistema di eccellenza rappresentano ormai dei veri e propri punti di forza per innovative politiche territoriali.
Il sistema dei parchi italiani, in sintonia con la territorializzazione delle politiche ambientali, oggetto di raccomandazione alla Conferenza Mondiale di Rio de Janeiro, è impegnato ad armonizzare le azioni di tutela e conservazione con i bisogni, le attese e le prospettive delle comunità locali.
Alla elaborazione e alla attuazione della politica di gestione del territorio i parchi partecipano non soltanto promuovendo e realizzando azioni concrete di protezione e di valorizzazione, ma avviando iniziative e progetti di cooperazione europea e internazionale.
La creazione di un network per la tutela dell’ambiente e per la gestione del territorio attraverso le aree naturali protette, può essere una delle più interessanti esperienze del nostro tempo, non potendo più ignorare che i parchi rappresentano a livello planetario una grandissima risorsa e un qualificato strumento di governo del territorio che con le azioni di tutela dell’ambiente realizza opportunità di sviluppo e assicura un futuro al nostro mondo. I parchi italiani sono impegnati a raggiungere questo obiettivo, in una continua ricerca di confronto e collaborazione con altre realtà internazionali. Ciò vale, in primo luogo, per l’Europa e il Mediterraneo. Dall’Europa può venire un contributo importante. Nei 25 paesi dell’ Unione vi sono 27.000 aree protette per 64 milioni di ettari, pari al 16% dell’intero territorio. Un patrimonio enorme che non fa sistema e non è ancora in rete, anche per l’estrema eterogeneità degli ordinamenti e delle classificazioni adottate dai diversi paesi, che impedisce di parlare un linguaggio comune.
In Europa si contano 70 diverse categorie di aree protette.
Un problema che l’IUCN sta affrontando, anche a livello mondiale, con una apposita commissione “Speaking a common language”, con l’obiettivo di armonizzare le politiche dei diversi paesi e concepire obiettivi e strategie comuni.
Un’altra questione ancor più rilevante riguarda l’assenza di una organica e unitaria politica europea per le aree protette, limitata attualmente alle direttive Habitat e Uccelli e al Programma Natura 2000.
Una visione limitata e settoriale che a nostro avviso deve essere al più presto superata. Per questa ragione Federparchi sta per aprire un Ufficio di rappresentanza a Bruxelles e ha già avviato due importanti iniziative: la costituzione dell’Osservatorio sulle Politiche dell’Unione Europea per le aree protette e la redazione di un Libro Verde per studiare gli elementi critici esistenti e le opportunità. Vogliamo contribuire a promuovere l’Europa delle aree protette.
Così come esiste l’Europa degli Stati, l’Europa delle Regioni e quella delle Autonomie, dovrà esistere l’Europa dei parchi.
Ma oggi c’è bisogno di una rete e di forti legami soprattutto nel Mediterraneo.
Nel mentre l’Europa dell’allargamento sposta il suo baricentro a nord-est, vi è la necessità di far crescere l’attenzione e il peso politico di quest’area nel rapporto con le autorità nazionali, internazionali e sovranazionali. In Italia abbiamo indicato come prioritario questo obiettivo e realizzato, in collaborazione con la Regione Puglia e il Ministero dell’Ambiente, due edizioni di una Fiera dei Parchi del Mediterraneo, che ci ha consentito di approfondire i temi sui quali lavoriamo.
Nei mesi scorsi abbiamo avviato una serie di incontri per verificare la possibilità di costituire un Associazione dei Parchi del Mediterraneo, rappresentativa delle autorità politiche e istituzionali dalle quali dipende la gestione delle aree protette.
Un organismo diverso da tutti gli altri esistenti che svolgono egregiamente il loro lavoro e di cui anche noi facciamo parte e vogliamo continuare a far parte.
Questa proposta ha suscitato entusiasmo e interesse.
Si è costituito un Comitato promotore che dovrà definire le finalità, i documenti programmatici e la struttura organizzativa, da proporre all’approvazione, in una assemblea costitutiva da tenersi entro il 2004.
E’ forte il bisogno di realizzare un rapporto stabile e permanente tra le istituzioni preposte alla gestione delle aree protette del Bacino del Mediterraneo per rendere ancora più diretto lo scambio di esperienze, idee e proposte e, soprattutto, per incidere positivamente sulle politiche ambientali delle istituzioni sovranazionali.
Vogliamo inoltre sostenere in modo più forte ed efficace l’attività di Associazioni, Centri e Uffici, che operano in questa parte del mondo a favore delle aree protette.
Tra questi vi è, in primo luogo, il Centro di Cooperazione del Mediterraneo dell’IUCN di Malaga, al quale guardiamo come ad uno degli strumenti più importanti per il nostro lavoro.
Cari amici, ci rivedremo a Bangkok per continuare il cammino intrapreso qui a Napoli.
“People and nature: only one world”, il tema proposto per il III Congresso dell’IUCN, rappresenta la sintesi più efficace dell’impegno e dell’esperienza che stiamo realizzando in Italia.
Vi ringrazio per l’attenzione e rinnovo a tutti voi il saluto più cordiale della Federazione Italiana dei Parchi.

di Matteo Fusilli