Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 43 - OTTOBRE 2004

 




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UNICAM NEI PARCHI DELLA POLONIA

Esperienze e scenari per il futuro dell'Europa e per l'evoluzione dei sistemi rurali

Quest'anno gli studenti, iscritti al Corso di Laurea specialistica in gestione delle aree protette e al Master in pianificazione delle aree protette, attivati dall'Università di Camerino e diretti dal Professor Franco Pedrotti, hanno preso parte a un viaggio di studio nei parchi della Polonia. La visita ha permesso a 19 studenti di conoscere le realtà del Parco nazionale di Bialowieza e del Parco nazionale di Biebrza nel Nord-Est della Polonia. Questo aspetto, parte fondante del processo di formazione di figure qualificate per la gestione dell'ambiente e delle aree naturali protette, viene vista anche come l'occasione offerta, visitando un paese straniero, di poter conoscere e apprendere meglio i cambiamenti e l'evoluzione che è in atto nel nostro Paese, traendone spunti e indicazioni. In Polonia, più che in altre nazioni, l'istituzione del Parco nazionale di Bialowieza e, successivamente, degli altri parchi ha significato anche agire per la tutela del paesaggio riconosciuto come tratto essenziale dell'identità culturale della comunità locale. Non a caso Bialowieza è cantata dai versi del maggiore poeta polacco, Adam Mickiewicz, nell'opera che rappresenta uno dei patrimoni culturali di questo paese, il Pan Tadeusz, scritto nel 1834. Il Parco nazionale di Bialowieza, per chi si occupa di conservazione della natura, rappresenta un vero e proprio simbolo della storia della protezione della natura in Europa: dal 1921 tutela una parte importante della Foresta di Bialowieza, dove ancora si trovano gli ultimi bisonti europei. In questo parco si può riscontrare il ruolo e l'importanza svolti dalla riserva integrale che, ancora oggi, tutela un tratto esteso della Foresta, rendendo possibile lo svolgersi dei cicli naturali e l'evoluzione degli ecosistemi. Si tratta di un'importante e unica occasione per conoscere "dal vero" gli equilibri di un ambiente forestale integro, senza alcuna manomissione o alterazione, di considerevole estensione e contornato da altre zone con diversi regimi di tutela, dove, tutt'oggi si svolge l'attività rurale e, in questi ultimi anni in modo quasi prevalente, l'attività turistica.
La valle del Fiume Bierbza, un parco che si estende per oltre cento chilometri di lunghezza, seguendo il corso del fiume lungo territori incontaminati, con una scarsa presenza dell'uomo e un grande susseguirsi di spazi, paludi, praterie e foreste. Attraversare la Polonia ha significato osservare paesaggi e realtà territoriali profondamente diverse da quelle italiane: spazi ampi, grandi superfici forestali e una presenza delle attività umane molto ristretta e limitata a poche aree urbane. In generale si incontrano nuclei rurali, caratterizzati da un'agricoltura in fase di transizione dove la piccola azienda a conduzione diretta è la forma più diffusa e l'apporto in termini di meccanizzazione e industrializzazione è scarso. Ciascun villaggio mantiene ancora oggi forme, equilibri e continuità con lo spazio rurale: i nidi delle cicogne convivono e coesistono con la presenza dell'uomo e la qualità ambientale di questi sistemi appare come una caratteristica diffusa. Ciò che in Italia rappresenterebbe un'eccezione, rara e limitata, è, in Polonia una realtà estesa fatta di spazi naturali, paesaggi e ambienti rurali ancora in equilibrio, con uno scarso impatto umano che determina frammentazione e consumo del territorio. Un'agricoltura incentrata su produzioni legate al consumo locale, con una presenza prevalente di attività economicamente rilevanti nel settore del legname e dell'allevamento, ma, ed è questo il punto da osservare con attenzione, che non ha determinato, fino a oggi, un fattore di consumo del territorio e di restringimento delle aree sottoposte a tutela. Indubbiamente una presenza più scarsa di popolazione e quindi di minore pressione ha contribuito a conservare intatte ampie zone tra cui la foresta di Bialowieza che rappresenta un valore inestimabile per la biodiversità in Europa. Oggi la transizione verso l'economia di mercato e l'ingresso nell'Unione europea, sia della Polonia sia degli altri stati che dal 1° maggio 2004 sono diventati stati membro, pone altri obiettivi e disegna scenari importanti anche per l'evoluzione del settore agricolo e del ruolo dell'agricoltura per le politiche di conservazione della natura. Non a caso alcuni fenomeni di trasformazione del paesaggio osservati durante il viaggio, con l'evidente abbandono di zone precedentemente coltivate e la rinaturalizzazione di queste aree, sono il frutto del processo di modificazione sociale ed economica in atto. Il rapporto tra uomo e ambiente, soprattutto la presenza e l'attività dei nuclei rurali, ha per lungo tempo caratterizzato alcune di queste zone e oggi, il graduale abbandono rappresenta un rischio per la stessa conservazione della biodiversità, laddove forme tipiche di conduzione dei campi, come lo sfalcio, hanno rappresentato un equilibrio ecologico in grado di offrire rifugio alle specie. La realtà economica di questi paesi è destinata a cambiare, significa far diventare la Polonia il confine dell'Unione verso la Bielorussia, la Russia e l'Ucraina, ma, soprattutto, significa introdurre politiche e strategie comunitarie, dove le scelte in termini di protezione della natura e di sostegno all'agricoltura rappresentano elementi fondanti e condivisi. Sta qui la sfida: riuscire a cogliere la valenza di un'agricoltura non più orientata alla sola produzione ma con un ruolo crescente e riconosciuto in termini di creazione di servizi ambientali per la collettività e legata alla gestione e alla manutenzione del territorio. In questo senso coniugare il modello di multifunzionalità dell'agricoltura, cardine delle politiche di sviluppo rurale inserite nella PAC, con la gestione dell'ambiente rurale, valorizzando il senso della Direttiva Habitat, orientata a proteggere la biodiversità nelle aree naturali e seminaturali, fa sì che il declino dell'agricoltura non sia un rischio ma che possa rappresentare un'opportunità per rivitalizzare queste zone. La riforma della PAC, in vigore dal 2005, con il rafforzamento del II° pilastro, dedicato alle azioni di sviluppo rurale, in termini di miglioramento dell'ambiente e di opportunità per l'agricoltura, costituisce un'importante base di partenza. È necessario un cambiamento, un modo di affrontare le politiche di sviluppo locale riconoscendo un ruolo e un valore al mantenimento degli insediamenti rurali e delle attività tradizionali: un tale cambiamento trova il presupposto essenziale nell'attuazione di modelli di sviluppo basati sul coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali, attraverso azioni di tipo bottom up, delle quali i progetti LEADER costituiscono un patrimonio di esperienza inestimabile. Sempre più verrà richiesto al settore agricolo un'integrazione tra produzione e gestione dove uno degli aspetti prioritari sarà costituito proprio dalla qualità e dal valore dei sistemi rurali orientati alla gestione sostenibile delle risorse ambientali: la scelta di spingere l'agricoltura verso modelli di multifunzionalità va proprio in questa direzione e il ruolo ambientale svolto dall'agricoltura è destinato a diventare prevalente. Sono questi alcuni degli spunti che possono essere tratti dall'esperienza raccolta durante il viaggio in Polonia e che possono costituire un valido supporto alle scelte e alle decisioni che sarà necessario adottare anche in Italia. L'esigenza di estendere la riflessione e l'attenzione ai temi ambientali, per garantire un processo di evoluzione delle politiche della sostenibilità pone in maggior risalto la ricerca di un rapporto più stretto e diretto tra la gestione delle risorse naturali e il complesso di interventi rivolti al settore rurale. La situazione italiana, con un sistema di aree naturali protette molto diffuso e articolato sul territorio, con una elevata caratterizzazione in rapporto ai sistemi rurali determina la necessità di prevedere una politica incentrata proprio su questi temi, dove il ruolo svolto dall'agricoltura e la presenza dell'uomo costituiscono i tratti persistenti e il legame con il territorio. Le aree naturali protette possono cogliere questa sfida e innovare le politiche di gestione del territorio: l'appartenenza e il senso di identità culturale delle comunità locali, la presenza di un importante patrimonio fatto di biodiversità e di tipicità locali, fanno si che l'impostazione dei programmi per i prossimi anni debba, in misura maggiore e con forza tenere in considerazione questi aspetti e che possa rappresentare uno degli assi portanti, sia delle politiche nazionali, di sistema, sia in ambito regionale. Le novità apportate alle politiche comunitarie in materia di sviluppo rurale rappresentano un'importante opportunità che non può essere disattesa: è necessario, fin d'ora avviare il confronto e la predisposizione degli strumenti che siano in grado di cogliere le occasioni e le risorse messe a disposizione dall'Unione europea. Occorre individuare i termini del confronto, saper costruire le sedi tecniche e istituzionali, adottare un nuovo modello di programmazione e di partecipazione: l'avvio di un rapporto stabile, a livello istituzionale, tra chi è responsabile delle politiche agricole e chi si occupa di conservazione della natura è il presupposto per dare forza a questo nuovo periodo di programmazione che, per la PAC, prenderà avvio dal 2005, mentre per la programmazione dei fondi strutturali si tratterà di definire gli strumenti del periodo 2007-2013. Sarà questo un nuovo passo verso la crescita e il consolidamento del sistema delle aree naturali protette, e, più in generale, delle politiche di gestione delle risorse naturali, con l'avvio di una fase attuativa della Direttiva Habitat, con l'avvio della gestione dei SIC: sarà sempre più importante riuscire a operare e agire per recuperare la naturalità dei sistemi locali, rafforzando i corridoi e dando continuità ad aree che oggi si presentano frammentate e marginali. L'adozione di politiche concrete, in grado di agire in questa direzione, potrà costituire un valido supporto, laddove la protezione sarà sempre più integrata con la gestione e, per far fronte a queste sfide, sarà ancor più necessario l'apporto di figure professionali specializzate, formate in corsi come quello dell'Università di Camerino in grado di mettere a disposizione intelligenze, competenze e capacità.

di Andrea Ferraretto (Docente del Corso di Laurea specialistica in gestione delle aree protette dell'Università di Camerino)