Federparchi
Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali


PARCHI
Rivista della Federazione Italiana Parchi e delle Riserve Naturali
NUMERO 52 - GIUGNO 2008



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Candia: gestione e certificazione in un parco provinciale

Il Parco del Lago di Candia, primogenito tra i parchi provinciali italiani, in poco più di dieci anni di vita, ha svolto un'intensa attività di censimento, monitoraggio, gestione e protezione di un ricco patrimonio naturalistico.
Negli ultimi anni gli sforzi si sono concentrati sullo sviluppo di un sistema di gestione ambientale EMAS e sul contenimento dell'eutrofizzazione delle acque, attraverso il ripristino dei canali e la realizzazione di impianti di fitodepurazione.


Circa 20.000 anni or sono il grande Ghiacciaio Balteo che scendeva nell'interno della Valle d'Aosta, mentre si ritirava trasformò la preesistente pianura in una cinta di colline con una depressione centrale, colmata da paludi e laghi: Sirio, San Michele, Viverone, e tra gli altri Candia. Specchi d'acqua che riflettono oggi il paesaggio canavesano, accomunati dalla stessa origine, ma non dal medesimo destino. A differenza dei "confratelli", lo specchio di Candia riverbera un paesaggio assai più integro, che si è mantenuto esente da eccessive interferenze antropiche. La scarsa edificazione sulle rive e la minor pressione turistica hanno permesso al bacino di Candia, insistente su un territorio suddiviso tra i Comuni di Candia Canavese, Mazzè e Vische, di conservare fino ad oggi notevoli condizioni di naturalità, che fanno del lago e delle limitrofe palude e paludetta una delle più importanti zone umide del Piemonte (e non solo).
Il Lago di Candia detiene però anche un'altra prerogativa: quella di dare il nome al primo parco provinciale italiano. Il "Parco naturale di interesse provinciale del Lago di Candia" è stato, infatti, istituito nel 1995 su proposta della Provincia di Torino. Quasi 350 ettari che comprendono, oltre al lago vero e proprio, la palude e la paludetta, ovvero le zone più significative dal punto di vista naturalistico.
Ne è conferma l'inserimento di 276,17 ha dell'area protetta (82,2% della superficie totale) fra i Siti di Interesse Comunitario (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi rispettivamente della Direttiva "Habitat" e della Direttiva "Uccelli" emanate dall'Unione Europea (SIC Lago di Candia - codice IT1110036).

Territorio, peculiarità naturalistiche e gestione faunistica
Il Lago di Candia è situato a una quota di 226 m, ha una superficie di 1,5 Kmq e una profondità media di 4,7 m. Il compito di alimentarlo spetta ad alcune sorgenti situate lungo la costa meridionale. Del deflusso si incarica il Canale Traversaro, zona di particolare interesse per la vegetazione. Oltre 400 sono le specie floreali presenti, fra le quali alcune varietà idrofile non comuni, di cui circa la metà sono strettamente legate agli ambienti lacustri e palustri. Si possono osservare fioriture di diversi colori: le bianche ninfee (Nymphaea alba) e i gialli nannufari (Nuphar luteum), insieme ai limnantemi (Nymphoides peltata), spiccano sul verde della castagna d'acqua (Trapa natans), che da alcuni anni è oggetto di interventi di gestione, in collaborazione con il CNR, volti a limitare gli apporti di elementi nutritivi al Lago. Inoltrandosi nell'area della paludetta si possono invece scorgere, tra i cespi di carici (Carex elata) e gli iris palustri (Iris pseudacorus), alcune specie rare quali il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata), l'utricularia (Utricularia vulgaris), la potentilla palustre (Comarum palustre) e la violetta d'acqua (Hottonia palustris). E' opportuno rammentare che l'area inserita nel Parco Naturale di Interesse Provinciale del Lago di Candia ospita 6 specie vegetali che rientrano tra quelle sottoposte a protezione integrale (L.R. 32/82):
• Limnantemio (Nymphoides peltata);
• Nannufaro (Nuphar lutea);
• Ninfea (Nymphaea alba);
• Trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata);
• Utricularia (Utricularia vulgaris);
• Violetta d'acqua (Hottonia palustris).
Circa il 95% del perimetro lacustre è interessato dalla presenza di una fascia di canneto che occupa complessivamente una superficie di circa 17 ha. Per la maggior parte si tratta di canneto sospeso che è caratterizzato dalla dominanza della Cannuccia (Phragmites australis). I boschi sono ormai ridotti a poche aree residue di estensione molto limitata. L'associazione di maggior rilievo è quella igrofila ad Ontano nero (Alnus glutinosa) presente nella zona del delta emissario, nella parte meridionale della Paluetta tra il canneto ed il lago e lungo i confini interni della palude.
Per ciò che riguarda le colture agricole i pioppeti sono particolarmente abbondanti nella parte nord-occidentale del Parco tra il confine del Parco stesso e la palude, sulla riva nord-orientale del lago ed attorno alla Paluetta. I seminativi, soprattutto mais e grano, occupano invece interamente la zona compresa tra il bordo orientale della palude e la riva settentrionale del lago ed inoltre una stretta fascia a nord della Paluetta.
Date le caratteristiche del sito, la mammalofauna ha un'importanza, in termini di ricchezza ed unicità, minore rispetto all'avifauna ed all'ittiofauna.
Sono presenti numerosi mammiferi, appartenenti all'Ordine Artiodattili (cinghiale (Sus scrofa)), all'Ordine Carnivori (volpe (Vulpes vulpes), tasso (Meles meles), faina (Martes foina)), all'Ordine Lagomorfi (lepre comune (Lepus europaeus), minilepre (Sylvilagus floridanus)), all'Ordine Roditori (scoiattolo comune (Sciurus vulgaris), ghiro (Glis glis), topo selvatico (Apodemus sylvaticus), nutria (Myocastor coypus), moscardino (Muscardinus avellanarius)), all'Ordine Chirotteri (pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum)) e all'Ordine insettivori. La nutria, specie alloctona comparsa nel 1998, costituisce un serio fattore di pressione con significative ripercussioni sullo stato qualitativo del bacino lacustre, ed è pertanto oggetto di specifico piano di eradicazione messo in atto dall'Ente Parco. Per quanto riguarda gli anfibi, da evidenziare la presenza dei rospi (Bufo bufo), per i quali la viabilità locale costituisce un rilevante fattore di mortalità: numerosi esemplari venivano infatti decimati dalle auto in corsa durante l'attraversamento della S.P.84, che collega gli abitati di Vische e Mazzé, ostacolo antropico lungo il percorso che gli anfibi effettuano provenendo dai siti collinari di svernamento per raggiungere i siti di riproduzione lungo il lago. Nella primavera del 2002 è stato quindi realizzato un "rospodotto" composto da due barriere parallele alla strada realizzate con teli di pacciamatura e da due sottopassaggi costituiti da tubi in cemento del diametro di 40 cm, posizionati sotto al sedime stradale. Dal punto di vista faunistico, tuttavia, la ricchezza maggiore è sicuramente rappresentata dall'avifauna. Situato sulla rotta "sud-occidentale", il Lago di Candia è, infatti, un importante luogo di sosta per gli uccelli svernanti e di passo. L'avifauna comprende 197 specie ascrivibili a 49 famiglie: un quadro derivante sia dai dati storici (pochi e frammentari) che dai risultati degli studi più organici avviati dagli anni Ottanta e sviluppati nella seconda metà degli anni Novanta. Un contributo sostanziale al completamento della checklist e all'indicazione di presenza/assenza per mese è derivata dai dati raccolti nel corso di recenti studi promossi dall'Ente Parco grazie alle catture operate nelle proprie Stazioni (due) di Inanellamento. L'analisi delle specie presenti evidenzia come la tipologia dell'ecosistema lacustre caratterizzi l'avifauna presente. La famiglia che comprende il maggior numero di specie è quella degli anatidi, con 26 specie rilevate. Il bacino di Candia ospita infatti un significativo numero di specie di anatidi svernanti, provenienti dall'Europa settentrionale e orientale. In sintesi, indipendentemente dalla famiglia di appartenenza, tra le specie di maggior peso naturalistico, poiché rare sul territorio regionale e nazionale, ricordiamo l'airone bianco maggiore (Egretta alba) e l'airone rosso (Ardea purpurea), il tarabuso (Botaurus stellaris) ed il tarabusino (Ixobrychus minutus), la moretta (Aythya fuligula), il moriglione (Aythya ferina), il codone (Anas acuta), la canapiglia (Anas strepera), il mestolone (Anas clipeata), la cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris) e il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus).
Non molte le notizie storiche sulla fauna ittica. Per certo si sa che sul lago insistono fin dal XVI secolo dei diritti di uso civico per la pesca professionale, unica fonte di sostentamento, fino a pochi decenni or sono, per decine di famiglie locali.
Le specie autoctone, cioè originarie del lago o introdotte in epoche remote, sono la carpa (Cyprinus carpio), la tinca (Tinca tinca), la scardola (Scardinius erythrophthalmus), l'anguilla (Anguilla anguilla) e il luccio (Esox lucius); tra le specie alloctone, provenienti da altre località ed immesse alcuni decenni fa nel lago, troviamo invece il persico trota (Micropterus salmoides), il persico reale (Perca fluviatilis), il persico sole (Lepomis gibbosus) e il pesce gatto (Ictalurus melas). Come precedentemente esposto la scardola ha costituito un rilevante fattore di pressione ed è stato oggetto di specifici interventi di biomanipolazione volti a controllarne la densità numerica. Il Parco ha da poco avviato un'indagine, in collaborazione con il CNR-ISE, che permetterà di predisporre e mantenere aggiornato un sistema informativo sullo stato della fauna ittica del Lago di Candia (consistenza numerica delle popolazioni, capacità produttiva dell'ambiente, presenza di nuove specie esotiche, etc...) e, al tempo stesso, di sensibilizzare chi pratica la pesca al rispetto dell'ambiente acquatico. L'attività svolta in questo periodo è stata senz'altro positiva, alla luce di piccoli e grandi obiettivi raggiunti. A tale proposito nella classifica stilata nel II° Rapporto sulla gestione della fauna selvatica dell'Osservatorio Nazionale sulla Gestione Faunistica, il Parco di Candia ha conquistato il quinto posto assoluto tra le aree protette italiane (il secondo se escludiamo i parchi nazionali).

Life-Ambiente "Tre laghi" e gestione ambientale
Nell'ottobre 2001, il Parco Naturale provinciale del Lago di Candia (Provincia di Torino), congiuntamente con la Comunità Montana Val Cavallina (Provincia di Bergamo) per il Lago di Endine e con la Comunità Montana n. 2 Su Sassu - Anglona - Gallura (Provincia di Sassari) per il Lago Coghinas-Casteldoria, ha presentato all'Unione Europea un Progetto denominato "TRELAGHI - interventi di riduzione dell'eutrofizzazione delle acque di tre piccoli laghi italiani" (LIFE 02 ENV/IT/000079), approvato e finanziato nell'agosto 2002. Si ispira ai principi della Direttiva U.E. 2000/60 del 23/10/00, per l'azione comunitaria in materia di acque, tendendo all'identificazione delle sostanze pericolose proritarie, individuando gli effetti potenzialmente negativi del prodotto e valutando scientificamente il pericolo, arrivando a raggiungere un "buono stato" delle acque superficiali, proteggendole, anche, dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole; esso si ispira anche agli obiettivi della Direttiva 91/676 del 12/12/91, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. L'obiettivo generale è quello di ridurre l'eutrofizzazione delle acque di tre piccoli laghi italiani: il Lago di Candia (Provincia di Torino- Parco naturale provinciale del Lago di Candia), il Lago di Endine (Comunità Montana Val Cavallina-Provincia di Bergamo) e il Lago Coghinas-Casteldoria (Comunità Montana n. 2 Su Sassu - Anglona – Gallura-Provincia di Sassari).
La realizzazione del progetto è stata possibile grazie ad una partecipazione finanziaria dell'Unione Europea e di soggetti "co-finanziatori", tra i quali la Provincia di Torino.
La Comunità Montana Val Cavallina è stata individuata quale capofila e quindi ha condotto le procedure amministrative e finanziarie relative e curato, in via esclusiva, i rapporti con la Commissione dell'Unione Europea. Le attività "materiali" per la realizzazione del Progetto, hanno previsto diverse tipologie di intervento:
• utilizzazione di tecnologie ecocompatibili, basate sulle proprietà di assorbimento chimico-fisico di minerali (zeoliti) e micorrize (organismi simbiotici funghi-batteri fissati sull'apparato radicale delle piante), per ridurre l'eutrofizzazione delle acque dei tre laghi che, pur trovandosi in situazioni climatologiche ed ambientali diverse, vedono l'apporto di fosfati e nitrati dalle acque reflue degli insediamenti civili, delle attività agricole e industriali;
• incentivazione di modelli comportamentali coerenti con gli obiettivi ambientali, promuovendo l'educazione ambientale e facilitando l'accesso alle informazioni e allo scambio di esperienze;
• allestimento di un punto immagine, realizzazione di un sito internet, organizzazione di seminari di lavoro e pubblicazione degli atti relativi per dare la massima diffusione dei risultati ottenuti;
• analisi, verifica e monitoraggio continuo della situazione;
• coinvolgimento, oltre al mondo della ricerca ambientale, dei diversi attori economici e sociali, pubblici e privati, operanti sul territorio, collaborando con le associazioni impegnate nella difesa della natura, con le istituzioni scientifiche e culturali;
• diffusione dell'informazione sull'ambiente nelle scuole anche con visite alle realtà dei tre laghi.
L'intero Progetto si è articolato in 7 task:
1) Gestione delle attività e rappresentazione delle relazioni alla Commissione;
2) Disseminazione, promozione e divulgazione;
3) Azioni puntuali per la riduzione dell'apporto degli elementi eutrofizzanti (Fosforo e Azoto);
4) Azioni su aree diffuse per la riduzione dell'apporto degli elementi eutrofizzanti (Fosforo e Azoto);
5) Azioni territoriali di riduzione dell'eutrofizzazione;
6) Analisi, verifiche, monitoraggi;
7) Certificazione, formazione.
In particolare, per il Parco Naturale di interesse provinciale del Lago di Candia, sono stati portati a termine i seguenti interventi, attuati da operatori ed imprese locali:
• realizzazione di 4 impianti di fitodepurazione: affinamento effluente del depuratore di Candia, affinamento acque, già utilizzate a scopo irriguo che hanno origine dal Canale di Caluso, in due punti distinti, nonché affinamento acque reflue in Frazione Rossi;
• riattivazione della biologia del terreno con micorizzazione per un periodo di tre anni;
• rivitalizzazione della Palude del lago e utilizzazione delle acque del Rio Bianisso;
• indagini sui fondali del Lago;
• campionamenti, analisi, verifiche e monitoraggi;
• formazione e certificazione ambientale.
I lavori relativi alle task 3 e 5, che costituiscono sicuramente il "cuore" degli interventi da realizzarsi nel territorio del Parco Naturale del Lago di Candia, hanno avuto inizio nel corso del 2004, e completati nel corso del 2006; sono state eseguite le opere di ingegneria idraulica, quali l'escavazione di due nuovi canali trasversali in palude, il ripristino dei canali perimetrici che si diramano dall'emissario del Lago verso le Cascine Rossi (ove è stato realizzato un impianto di fitodepurazione dei reflui della frazione), l'escavazione del canale del depuratore per la realizzazione delle vasche di fitodepurazione e la captazione, attraverso due impianti di fitodepurazione, delle acque reflue che provengono dalla collina di Barengo, nei pressi del Ristorante La Barcaccia e in prossimità della punta est del lago. L'Ente di Gestione del Parco naturale di interesse provinciale del Lago di Candia, al fine di dotarsi di un valido strumento operativo per la gestione delle proprie attività istituzionali (monitoraggio ambientale, sorveglianza, attività scientifica e di educazione e divulgazione ambientale) e di quelle dei terzi operanti sul territorio di propria competenza, nonché di poter valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali in modo da garantire e promuovere la conoscenza, conservazione e valorizzazione degli aspetti naturalistici, territoriali e culturali dell'area protetta, ha deciso di aderire ad un progetto di implementazione, nell'ambito del Progetto Life "Tre laghi", di un Sistema di Gestione Ambientale conforme ai requisiti della norma UNI EN ISO 14001 e del Regolamento EMAS, avvalendosi del supporto scientifico del Settore Ecologia Applicata del Dipartimento di Ingegneria del Territorio, dell'Ambiente e delle Geotecnologie del Politecnico di Torino. Il Regolamento CE 761/2001 del 19 marzo 2001 - EMAS ha istituito un "sistema comunitario di ecogestione ed audit" rivolto a tutte le organizzazioni che intendano volontariamente valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali ed instaurare un rapporto di trasparenza e comunicazione con il pubblico e gli altri soggetti interessati, fornendo loro informazioni pertinenti.
L'obiettivo di EMAS consiste nel promuovere miglioramenti continui delle prestazioni ambientali delle organizzazioni mediante:
• l'introduzione e l'attuazione da parte delle organizzazioni di un Sistema di Gestione Ambientale;
• la valutazione sistematica, obiettiva e periodica dell'efficacia di tale Sistema;
• l'informazione sulle prestazioni ambientali e un dialogo aperto con il pubblico ed altri soggetti interessati;
• la partecipazione attiva dei dipendenti dell'organizzazione nonché una formazione professionale di base ed un perfezionamento adeguato tale da rendere possibile detta partecipazione.
L'adesione ad EMAS testimonia la volontà da parte di un'organizzazione di andare oltre il semplice rispetto delle prescrizioni di legge in campo ambientale, ponendosi volontariamente obiettivi mirati al miglioramento continuo delle prestazioni ambientali raggiungibili attraverso "l'applicazione economicamente compatibile delle migliori tecnologie disponibili". In quest'ottica, il documento fondamentale per la gestione ambientale è la "Dichiarazione Ambientale" ed i relativi aggiornamenti annuali, che costituiscono il principale strumento per la comunicazione al pubblico ed alle parti interessate di informazioni convalidate relative al miglioramento delle prestazioni ambientali dell'Ente Parco e, di conseguenza, dello stato di conservazione e valorizzazione del territorio, degli ecosistemi e della biodiversità. L'obiettivo è la realizzazione di un sistema di gestione degli aspetti ambientali connessi alle attività svolte sul territorio del Parco, al fine di ridurre in modo continuativo gli impatti indotti in ogni condizione operativa, realizzando, controllando e dimostrando non solo la conformità alle leggi vigenti, ma anche buone prestazioni ambientali. Il Sistema di Gestione si applica a tutte le attività svolte sul territorio, ed in particolare a quegli aspetti ambientali sui quali l'organizzazione può esercitare un controllo e ci si può attendere che abbia influenza. È stato pertanto redatto un Manuale del Sistema (MSGA) allo scopo di evidenziare i principali processi organizzativi e tecnici messi in atto nell'ambito del SGA del Parco al fine di costituire un documento di riferimento per tutte le attività lavorative rivolte al miglioramento continuo dell'efficienza e delle prestazioni ambientali dell'organizzazione.
Il Manuale del Sistema di Gestione Ambientale (MSGA) viene utilizzato:
• come guida generale delle attività previste nel SGA;
• come base nei programmi di formazione sulla gestione ambientale del personale;
• come guida nelle verifiche ispettive interne e da parte di Terzi;
• come documento informativo del SGA in caso di visite;
• come documento dimostrativo nei confronti delle parti interessate della capacità dell'organizzazione di assicurare la conformità con la Politica Ambientale adottata e con gli obiettivi stabiliti. In particolare tra le prassi gestionali predisposte nell'ambito del SGA, grande attenzione è dedicata al controllo operativo, alla prevenzione e gestione delle emergenze ed alla sorveglianza e misurazione delle prestazioni ambientali. Tra le istruzioni operative attive vanno evidenziate quelle relative a:
• controllo del territorio da parte dei Guardiaparco;
• contenimento numerico fauna (cinghiali, nutrie, corvidi)
• taglio periodico della castagna d'acqua (Trapa natans);
• attività di inanellamento dell'avifauna;
• monitoraggio dell'influenza aviaria;
• monitoraggio dei consumi di risorse naturali e materie prime;
• gestione dei dati derivanti dalle attività di monitoraggio svolte da terzi sul territorio.
Grazie a tali attività, il 28 ottobre 2006 l'Ente ha conseguito la certificazione UNI EN ISO 14001 ed in data 26 luglio 2007 ha ottenuto la registrazione EMAS (n. r. IT – 000703). Essendo trascorsi solo alcuni mesi dall'avvenuta registrazione EMAS, non risulta possibile esprimere una valutazione sufficientemente approfondita sugli effetti del nuovo sistema gestionale, tuttavia, ritengo che questa innovativa metodologia rappresenti la "nuova frontiera", sia sotto l'aspetto dell'approccio culturale, sia dal punto di vista gestionale, di un'area protetta, costituendo uno strumento indispensabile per poter affrontare non solo il quotidiano ma soprattutto le emergenze ambientali.
Essa rappresenta, altresì, uno strumento utile per far conoscere una porzione di territorio "di eccellenza", le sue caratteristiche naturali ed ambientali, le pressioni antropiche che vi si esercitano e le azioni gestionali che l'Ente Parco realizza con un unico obiettivo: migliorare continuamente le proprie "prestazioni" nell'ottica di salvaguardia e conservazione dell'area protetta che le è stata affidata.

Daniele Cerrato