Rassegna del 23 gennaio 2003

Portofino, il Parco vuol sfrattare le caprette

Gli animali presenti sul territorio sono ormai in numero eccessivo e provocano danni alla vegetazione
Gli ambientalisti insorgono: "Quelle bestiole sono una specie protetta"

Portofino Le caprette del monte di Portofino saranno "eradicate" dal territorio dove abitualmente vivono. "Eradicate", ovvero sfrattate, eliminate, comunque tolte dal parco terrestre più vip della Liguria: l'area protetta di circa 1050 ettari sempre sotto i riflettori ad ogni foglia che si muove. A darne l'annuncio il professor Roberto Pronzato, docente universitario e consigliere dell'Ente Parco di Portofino: "Il Consiglio dell'Ente Parco ha deliberato sul bilancio ed io ho fatto notare che non è stato stanziato nemmeno un euro per il problema delle capre, che l'anno prossimo dovremo affrontare. La questione non è nuova: qualche anno fa l'Ente Parco aveva emesso una delibera in cui si parlava di eliminare le capre e da parte degli animalisti c'era stata una presa di posizione importante per cui, malgrado uno studio dell'università a riguardo, la faccenda non era stata più esaminata". A detta di Pronzato "ora si iniziano a vedere alcuni danni alla vegetazione del parco di Portofino: dieci anni fa una coppia di caprette fu rilasciata sul territorio e adesso ce n'è un numero non precisato, che spazia dai 50 ai 100 capi. L'intenzione comunque non è di ammazzarle bensì di "eradicarle", ad esempio affidandole a dei pastori sardi che hanno le greggi sulle nostre montagne". Un metodo alternativo potrebbe essere "la sterilizzazione con bocconi appositamente preparati - dice Pronzato - ma così si rischia che anche altri animali li mangino". Il presidente dell'Ente Parco Renato Dirodi conta di "prendere visione delle delibere fatte prima del mio arrivo, che farò applicare e studierò come affrontare il problema delle capre del monte di Portofino". L'argomento non soddisfa Marilena Franco, rappresentante della Provincia nel Consiglio dell'Ente Parco: "Un consigliere del parco ha detto che bisogna stanziare fondi per eliminare le capre, la questione non è così semplice perché c'è chi dice che si tratta di una specie autoctona e chi no e in ogni caso non sappiamo nemmeno quante sono". Chi non starà a guardare l'evolversi della questione in maniera passiva sarà l'Enpa, rappresentata per la delegazione Golfo Paradiso-Tigullio da Paola Quartini: "Sono cambiati gli amministratori del parco di Portofino ma mi sembra che vengano tirati fuori i soliti temi: con tutti i problemi veri del monte di Portofino ora c'è chi pensa di nuovo all'eliminazione delle capre. La questione era stata già segnalata quattro anni fa alla Fao, che si occupa anche di tutelare gli animali in via di estinzione e le caprette di Portofino sono una specie particolare protetta. Ora ci muoveremo nuovamente come già fatto in passato, contatteremo il professor Donato Matassino della Fao che aveva già studiato questo problema, in pochi giorni avevamo raccolto più di 6500 firme per difendere le caprette, la biodiversitàè una tematica nota in tutti i parchi a parte in quello di Portofino, la cui delibera parlava di eliminarle mediante fucile".
(Il Secolo XIX)

Portofino, cade a pezzi il Museo del parco

Chiuso da tempo, è in abbandono. Nei pressi s'era aperta una voragine che il Comune sta colmando
Sterpaglie avvolgono celebri sculture. Il sindaco: un degrado che non si addice al borgo

"Ecco appare Portofino recintato di verde luminoso: con la barriera del Monte respinge la violenza dei venti e silenzioso riposa nell'estatica quiete". Così Francesco Petrarca descriveva il porto dei delfini nel suo poema Africa e chissà cosa direbbe oggi, passando sul sentiero che conduce alla chiesa di San Giorgio, dove dal 15 dicembre scorso l'amministrazione comunale sta provvedendo a riparare una voragine che si è creata sul selciato a causa del maltempo e che insiste tuttora sul sottostante Museo del parco, una struttura privata gestita da Daniele Crippa, notissimo gallerista sammargheritese, per conto di una società genovese proprietaria del terreno che ospita una settantina di sculture, alcune delle quali di notevole pregio.
Attualmente questo museo, allestito un paio di anni fa in uno spazio verde, tra vialetti ed angoli pittoreschi nel bel mezzo di molo Umberto I, verte in uno stato di totale degrado e abbandono: dal buco creato dalla frana si vedono assai bene sterpaglie grandi come liane che avvolgono le sculture abbandonate, dando un'aria piuttosto decadente ad opere di artisti famosi del calibro di Giò Pomodoro, recentemente scomparso. Tale degrado contrasta con l'immagine da copertina del borgo alla quale vip e visitatori da panino e focaccia sono ormai abituati.
"Quando mi occupavo di questo museo tutto era curato nei minimi particolari, ora non ho più questo incarico", spiega Antonio Maccarrone, che fino a due anni fa si curava l'organizzazione del museo all'aperto, particolarmente apprezzato a partire dalla primavera dai velisti che partecipano al trofeo Zegna e dai numerosi crocieristi in arrivo con le barche regine del mare che da aprile a novembre visitano la baia di Portofino. "Ho gestito questo museo dell'arte per due estati consecutive, ho affrontato anche parecchie spese per realizzare alcuni video esplicativi al fine di diffondere il messaggio culturale insito nelle opere" specifica Maccarrone.
"Attualmente responsabile di tale spazio è Daniele Crippa, il mio contratto con lui è scaduto e non mi occupo più del museo", conclude l'ex gestore. Il sindaco di Portofino Gianni Artioli si dice "sorpreso di questa novità: non sapevo che ci fosse quest'aria di sbaraccamento nel Museo del parco, è chiaro comunque che la struttura va rimessa in ordine, anche se appartiene ad un privato l'eventuale degrado non si addice al nostro paese, non lo possiamo tollerare quindi parlerò con Crippa per verificare e valutare questa situazione".
Il vice sindaco Alfredo Vecchione aggiunge: "Non sappiamo nulla di questa situazione, non sapevamo che questo giardino fosse in condizioni pietose tuttavia verificheremo con i proprietari, ovvero una società genovese". Daniele Crippa ieri non era telefonicamente raggiungibile. Nei prossimi giorni si vedrà l'evolversi della situazione.
(Il Secolo XIX)

Nicoletti in sella altri sei mesi

E sul contratto Tarallo si appella al Consiglio di Stato
Proroga per il direttore Presidente contro il Ministero

Vallo della Lucani - L'attuale direttore del Parco, Domenico Nicoletti, resterà in carica ancora per sei mesi, mentre dall'altro versante, il presidente Giuseppe Tarallo si appresta ad impugnare il verdetto negativo del Tar sul contratto quinquennale fatto al direttore, presentandolo ed appellandosi al Consiglio di Stato, l'ultimo grado di giudizio per quel che riguarda le controversie amministrative. L'ultima seduta del Consiglio direttivo dell'Ente Parco quindi è stata incentrata sulla figura del direttore, il cui mandato scadeva il 31 gennaio prossimo. I membri del Consiglio hanno deliberato la proroga, prolungando la direzione di Nicoletti fino al 31 luglio. La decisione scaturisce dal fatto che il ministero dell'Ambiente, non avendo ancora provveduto alla formulazione dell'Albo dei direttori degli enti Parco e di altre normative in merito, ha concesso la possibilità di proroga di sei mesi. E per Nicoletti si tratta della terza consecutiva, un dato non certo rassicurante, visto che i mandati a tempo determinato limitano la programmazione, oltre che la tranquillità dell'operato dei membri direttivi e quindi dell'Ente stesso. Il consiglio, tuttavia, si è adeguato alle procedure normative, che da quasi due anni il nuovo ministro Matteoli ha adottato nella scelta dei direttori del parco. Tra queste procedure, c'è il fatto che i direttori dovranno essere scelti nella lista dei nomi di un albo dei direttori dei Parchi. Il consiglio direttivo di ogni ente Parco dovrà proporre al ministro una rosa di tre nomi, presi dall'albo, e tra questi il ministro ne sceglierà uno. Attualmente, però, l'albo non è ancora stato formulato. Per questo e per altre motivazioni legislative, il ministro ha finora concesso le proroghe semestrali. Prima che il ministro immettesse queste nuove regole, poiché la legge quadro delle aree protette stabilisce che i direttori vengano designati secondo contratto per cinque anni, il Parco aveva provveduto a stipulare il contratto con Nicoletti. Un contratto negato dal ministero, proprio alla luce delle nuove norme. Da allora il Parco ha fatto ricorso al Tar per sospendere il provvedimento negativo del ministro, ma il Tar ha rifiutato il ricorso. A questo punto, il consiglio direttivo, pur seguendo e rispettando le nuove linee del ministero in merito all'elezione del direttore, per dare una conclusione alla vertenza del contratto, durante l'ultima seduta ha dato mandato al Presidente Tarallo di appellarsi al Consiglio di Stato. Continua, così, la controversia e le battaglie a volte silenziose, altre volte numerose tra Parco e ministero, che nei prossimi giorni vedrà di nuovo al centro dell'attenzione, la questione difficile e intrigata della presidenza, e dello spoil system degli stessi consiglieri.
(La Città)

Parco: il ministro candida un ex prefetto

Il nome di Raffaele Guerriero suscita consensi ma anche dubbi
Per la sua nomina vicino un accordo tra le Regioni e il ministro Matteoli

BUSANA - Arrivano le prime indiscrezioni sul possibile nome del nuovo presidente del Parco nazionale. Sembra che si sia istaurato un clima costruttivo tra le Regioni ed il ministro Matteoli, ma non manca di stupire il nome sul quale si starebbe trovando un accordo. Soprattutto per il ruolo che ha ricoperto nella sua carriera professionale: si parla infatti dell'ex prefetto di Reggio (alla fine degli anni '90), Raffaele Guerriero, oggi in pensione, dopo avere anche svolto l'incarico di Commissario della Regione Valle d'Aosta ed altre mansioni a livello nazionale.
Non si tratta ancora di una scelta ufficiale, ma la proposta, avanzata dal Ministro, è in questi giorni considerata con attenzione dalle Regioni Emilia e Toscana. Lo conferma anche il senatore Fausto Giovanelli: "E' una voce che circola e credo abbia un fondamento, ma per ora non ci sono decisioni ufficiali. C'è l'aspetto positivo che il concetto dell'intesa ormai è passato: non ci sono nomi imposti da una parte o dall'alra ma una discussione approfondita. Siamo comunque ancora nella fase dei contatti informali, ma ne uscirà una proposta concreta".
Da ambienti vicini alla Comunità del Parco, ovvero gli enti locali, il nome di Guerriero non suscita entusiasmi unanimi: viene visto come legato ad una concezione di Parco un po' antiquata, non del tutto conforme alla volontà di fare del Parco dell'Appennino uno strumento innovativo di sviluppo. Ma c'è, per contro, il buon rapporto che l'ex prefetto aveva istaurato con la zona montana, che frequentava assiduamente anche nel tempo libero. E non si vorrebbe andare ad altri "strappi" con il Ministro, che potrebbe anche decidere di andare ad un commissariamento vero e proprio.
La scelta del presidente potrebbe tra l'altro rientrare in un'intesa ampia che riguardi anche altri ruoli, come il direttore del parco ed il vice presidente, anche per andare rapidamente ad una piena operatività dell'ente. Resta comunque il fatto che un ex prefetto al vertice di un Parco nazionale rappresenta quasi un "unicum" e non proprio vicino alla figura che sembravano cercare gli enti locali nel loro scontro col ministro culminato con il ricorso.
Afferma Sergio Fiorini, presidente del parco del Gigante: "Il ricorso non era stato intrapreso per avere alla presidenza una determinata persona o figura professionale, ma contro una procedura irregolare. Certamente quella di Guerriero è una carriera particolare per un presidente di Parco, nell'eventualità che venga deciso ufficialmente: è un uomo dello Stato, e probabilmente per i lunghi anni di servizio ha raccolto la fiducia del Ministro. Ma questo non è certamente motivo per esprimere un parere negativo. Si sta discutendo e comunque, l'ufficialità ancora non c'è". Ma a quanto pare potrebbe arrivare molto presto. (Gazzetta di Reggio)

Comuni vogliono più potere

Non convince il provvedimento. Si chiede di rispettare le esigenze dei resident
Solo il primo cittadino di Muggia plaude all’aspetto naturalistico del piano, mentre Ret (Duino Aurisina) si mantiene prudente. L’ira degli agricoltori

TRIESTE - Un Parco imposto dall’alto, sottratto ai residenti, affidato a un organismo di gestione troppo mastodontico per funzionare.
Questa la reazione a caldo di fronte al primo schema di "Parco naturale del Carso" di alcuni sindaci dei Comuni della provincia triestina. Lapidario il sindaco di San Dorligo, Boris Pangerc: "Il Parco del Carso è solo quello proposto dalla legge 42 che prevede la Comunità montana come ente gestore. Chi abita entro i perimetri territoriali già fissati lavorerà in questo senso". "Di fronte allo schema approvato – continua il primo cittadino di Monrupino, Alessio Krizman – non so veramente che pensare. Non è possibile che si voglia creare un Parco imponendolo ai residenti. È una devolution che cresce al contrario, con i cittadini, le amministrazioni e le organizzazioni del territorio che verranno sentite solo a legge promulgata. Provo davvero solo tristezza, delusione e tanta preoccupazione per l’arroganza dimostrata dalla commissione consiliare. Qui non c’è nessuno con il quale interloquire: è una decisione che la Lista per Trieste aveva già programmato una trentina di anni fa, e che viene scaricata oggi in vista delle elezioni regionali".
"Continuo a sostenere le posizioni tenute dall’ex Comunità montana del Carso. È ora di finirla – afferma Mirko Sardoc, sindaco di Sgonico – con progetti calati sulla testa di una comunità che sembra non abbia diritto a far sentire la propria voce e le proprie esigenze. La gestione del futuro Parco dev’essere condivisa con chi vi risiede. Non credo – rincara Sardoc – alle soluzioni imposte. L’approccio da seguire, come ormai si usa in tutta Europa, è quello del bottom up, ovvero si delineano progetti e strutture dalla base verso i vertici. Domani con gli altri sindaci convocherò una conferenza stampa per chiarire ulteriormente".
"Il Parco del Carso è una possibilità di sviluppo per chiunque ci viva. Ritengo – ha detto Edi Bukavec per l’Associazione agricoltori di Trieste – che le diverse componenti della comunità dell’altipiano debbano essere coinvolte più incisivamente nella gestione del territorio. La città ha bisogno del Carso, il Carso della città: è necessario perciò dare pari dignità a tutti, nessuno escluso. Ma attenzione a non escludere gli autoctoni, altrimenti prevedo una forte resistenza a questo tipo di progetto".
"Devo valutare attentamente il documento – afferma il sindaco di Duino Aurisina Giorgio Ret –. Per ora posso solo dire che il ruolo dei Comuni compresi nel perimetro dev’essere decisionale, altrimenti strategie e operatività sui fronti agricolo, turistico, ambientale e culturale verranno meno". Soddisfatto invece Lorenzo Gasperini, sindaco di Muggia, per l’inclusione nel perimetro del Parco dei laghetti delle Noghere. "È un impianto naturale di valore, che merita tutela e valorizzazione. Sugli sviluppi del Parco, poi, imprescindibile il confronto con la Provincia". (Il Piccolo)

"Trieste tenta di annettersi l’Isontino"

Parco del Carso, Brandolin furibondo con Regione, Provincia e Comune giuliani

GORIZIA. È bufera, anzi guerra, fra le amministrazioni provinciali di Gorizia e di Trieste: in una conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina nella sala giunta della Provincia, il presidente Brandolin e l’assessore alle zone montane Marincic hanno “denunciato” il tentativo di “annessione”, grazie a una proposta di legge regionale della Commissione Quarta, da parte della Provincia di Trieste, di tutto il territorio carsico isontino. Brandolin, furibondo, non usa mezzi termini dinanzi a quello che definisce "un tentativo di blitz di un centro-destra triestino becero e ignorante, nel senso che ignora la legge, la Costituzione e i rapporti istituzionali che gli eletti dal popolo sovrano devono avere con correttezza verso altre realtà".
"Il progetto “Parco naturale del Carso” – aggiunge Brandolin – è l’ennesimo tentativo di ingerenza dei “fascisti” di Trieste e della Regione nella realtà della provincia di Gorizia: un progetto che è stato stravolto a forza di emendamenti e al quale il nostro consigliere regionale Gherghetta ha cercato invano di opporsi. Sono stufo: stavolta dico basta alla correttezza che ho sempre tenuto nei rapporti con altri enti, dobbiamo difenderci. Ho immediatamente avvisato della cosa l’Upi nazionale e quella regionale, ho personalmente contattato i presidenti delle province di Udine, Strassoldo, e di Pordenone, De Anna, che mi hanno espresso la loro solidarietà".
Sarà uno scontro Friuli-Isontino contro i “reazionari” triestini? "Può essere, qui dobbiamo salvaguardare l’integrità del nostro territorio provinciale; abbiamo già rintuzzato in passato – rileva ancora Brandolin – pesanti attacchi in tal senso del Comune e della Provincia di Trieste, e lo faremo anche stavolta. Il fatto – aggiunge Brandolin – è di inaudita gravita, in quanto va contro la Costituzione: mi auguro e spero che tutti i parlamentari e i rappresentanti del Polo eletti nell’Isontino sappiano fare, a prescindere, dal colore politico, fronte comune contro tale ingerenza. E chiedo anche ai parlamentari del centro-destra, Romoli e Antonione, eletti nell’Isontino, di darci una mano".
"È da notare che il Parco naturale, e non intercomunale – va avanti il presidente isontino – comprende i Comuni di Doberdò, Savogna, Fogliano, Ronchi e Monfalcone ma, per esempio, non la parte carsica del Comune di Trieste". "Quella – gli fa eco l’assessore Marincic – viene considerata dal Comune di Trieste una sorta di giardino privato, dove i cittadini non contano, dove si può costruire come si vuole, dove chi abita da generazioni conta come un “nanetto” delle favole".
"Con la definizione “Parco daturale”, che sarà controllato da un cosiddetto comitato scientifico costituito ad hoc dalla provincia di Trieste – afferma Brandolin – e nel quale figurano amici degli amici di questi “fascisti”; la sovranità dei Comuni isontini e di questa amministrazione su quei territori sarà uguale a zero: ci portano via un pezzo della nostra provincia, ma non abbiamo intenzione di stare a guardare. Ho chiesto quanto prima una riunione dell’Upi regionale con i quattro presidenti e quindi anche quello triestino, Scoccimarro: se non otterremo giustizia e ripristino delle legalità – aggiunge il presidente –, siamo pronti a uscire anche dall’Upi e, comunque, consideriamo sin d’ora quest’iniziativa come non valida; facciamo disobbedienza civile contro un attacco inqualificabile".
"Nei comuni isontini interessati dal Parco, che sarà gestito a suo piacimento dall’amministrazione provinciale triestina – aggiunge Marko Marincic – e nel quale non figura nemmeno la Val Rosandra, tutto sarà intoccabile, vincolato alle decisioni dei “signori” di Trieste. Anche una proposta sulla parità linguistica in una zona a maggioranza slovena è stata respinta con la motivazione “è scontata”: mi permetto di non fidarmi di tali “signori”, che non hanno tenuto conto, per esempio, nella giornata del 25 aprile, che buona parte delle vittime naziste nella Risiera di San Sabba era di etnia slovena o croata".
"Ogni tipo di attività comunale sul territorio – riprende Brandolin – sarà da questo Parco, un’annessione vera e propria, completamente bloccata: io credo che dobbiamo batterci a ogni livello perché questa mostruosità anticostituzionale sia bloccata. Il consiglio provinciale ne discuterà quanto prima: sono notizie che ci arrivano in tempo reale da Treiste e che ci offendono profondamente. Ancora una volta, dunque, l’Isontino dovrebbe sottomettersi alla volontà di Trieste: ma spero vivamente che questo blitz non passi". La “guerra”, perché non è una semplice partita, è ancora tutta da “giocare”: si attendono dunque altre mosse e prese di posizione. (Il Messaggero Veneto)

Trieste - Carso

Il Carso si riscopre teatro di una "guerra politica e istituzionale": Trieste, la città del candidato Riccardo Illy viene accusata di espansionismo feroce. Gorizia, l'alleata sinora più fedele e insensibile al mito del Friuli storico, è la vittima che si sente tradita e pretende vendetta. Ma, a trasformare la "lotta a due" in una polveriera, ci pensa Udine: la rivale storica di Trieste, lasciando alla sola Pordenone il compito difficile di fare da paciere, corre in soccorso di Gorizia, condanna le mire egemoniche del capoluogo, rilancia la mai sopita voglia di autonomia.
L'antefatto si verifica martedì in Regione: il verde Mario Puiatti porta in commissione una "leggina" che istituisce il parco naturale del Carso. Ma Giulio Staffieri, forzista, riscrive la "leggina" con l'appoggio della Casa delle Libertà: così il nascente parco si espande in terra goriziana, mentre si restringe in quella triestina ed ecco che si dota di un ente gestore affidato alla Provincia di Trieste. "Come se il Carso fosse roba sua" grida il goriziano della Quercia Enrico Gherghetta. Cercando invano di impedire il "golpe" che ora va ratificato in aula. Passa un giorno e la rabbia esplode: la Provincia di Gorizia, con il presidente Giorgio Brandolin, grida alla Costituzione calpestata e intima il dietrofront. "Staffieri - dice Brandolin - espropria il diritto dei goriziani di poter decidere del proprio territorio e l'intero centrodestra glielo consente. È tutto scandalosamente chiaro: la Provincia di Gorizia è "rossa", sul Carso ci sono gli sloveni, e allora si dà il Carso alla Provincia di Trieste che "rossa" non è". Ma il presidente non ci sta: "La Provincia di Trieste deve vergognarsi, si è messa contro di noi, senza avvisarci. Ma basta. Io vado avanti con Udine e Pordenone". La solidarietà non tarda: se il pordenonese De Anna rinvia all'incontro di martedì tra le quattro province ma fa capire il suo dissenso nei confronti della legge regionale, l'udinese Strassoldo picchia. "Si riafferma la tendenza di Trieste di indebolire il Friuli. Urge risolvere il dualismo storico del Friuli Venezia Giulia, con Trieste, e il Friuli dall'altro, non ignorando i pericoli per il Friuli insiti in una vittoria di Illy". (Il Gazzettino)

Dai confini all'ente gestore

La legge istitutiva del parco naturale del Carso - che, dopo il voto in commissione, deve superare quello dell'aula - è nata su input del verde Mario Puiatti ma è stata "stravolta" dal forzista Giulio Staffieri. I punti più controversi, su cui si è scatenata l'ira dei goriziani, sono almeno tre:
1. la zonizzazione e cioé i confini del nascente parco: "In provincia di Trieste - afferma Giorgio Brandolin - sono rimaste escluse molte zone, come ad esempio la Val Rosandra, mentre in provincia di Gorizia sono state inserite dall'alto zone non previste come Savogna, Doberdò, Fogliano, Ronchi e Monfalcone".
2. l'ente gestore del Parco: "La Regione ne affida le redini, dalla composizione all'organizzazione alla nomina dei revisori, alla sola Provincia di Trieste".
3. il comitato tecnico scientifico: "Anziché utilizzare il comitato tecnico scientifico regionale sui parchi, organismo dotato di 15 componenti, se ne crea uno nuovo di zecca per il solo Carso composto da ben 25 persone". (Il Gazzettino)

Disabili accolti a Parco aperto

Ringrazio Il Giorno per lo spazio che mi ha concesso, e ne approfitto ancora per alcune precisazioni che per motivi tecnici non sono state incluse nell'intervento uscito ieri.
Un parco aperto a tutti e soprattutto patrimonio di tutti. Un punto d'incontro tra istituzioni, mondo dell'associazionismo e cittadini all'interno del quale, il principio di sussidiarietà, che pone al centro la persona con le sue potenzialità, venga a essere compiutamente realizzato. Questi sono i principi ispiratori alla base dell'azione del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Parco del Ticino che ho l'onore di presiedere e proprio questi sono stati i temi al centro di un convegno organizzato a Milano dalla Regione Lombardia sull'ambiente naturale e il disagio sociale. L'occasione mi offre l'opportunità per fare il punto della situazione su cosa sta facendo il Consorzio Parco del Ticino per consolidare e incrementare la sua identità che deve portarlo a diventare davvero un luogo alla portata di tutti.
Quando diciamo tutti pensiamo anche a chi, meno fortunato di altri, si ritrova nella condizione di portatore di handicap e certamente merita tutta la nostra attenzione e gli sforzi che stiamo facendo affinché possa apprezzare le straordinarie ricchezze del nostro patrimonio ambientale.
Un'attenzione che diventa assunzione di un impegno serio e concreto anche alla luce del fatto che quello appena iniziato è l'anno europeo del disabile.
Mi piace sottolineare, qui, come il Parco del Ticino sia stato una delle prime realtà a dotarsi di sentieri pensati e realizzati per i non vedenti oltre che di personale per il loro accompagnamento. Un ottimo punto di partenza che intendiamo potenziare e sviluppare proprio perché siamo convinti che il "nostro" Parco deve essere il Parco di tutti e tutti ne debbono poter usufruire. La giunta regionale della Lombardia sta orientando la sua azione di programmazione per fare in modo che i parchi e nella fattispecie anche il Parco del Ticino diventino un sistema aperto, connubio tra l'approccio utilitaristico e quello basato sul concetto di fruibilità.
Non più, quindi, un concetto di aree protette come luoghi che assomigliano a riserve indiane ma nemmeno aberrazioni che le trasformerebbero in parchi dei divertimenti. Il Parco del Ticino oggi dispone di un'area naturale 'superprotetta' , è un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo e, grazie alle sue peculiarità e alle sue caratteristiche, può certamente essere valorizzato anche a livello internazionale.
L. Bertani - presidente del Consorzio Parco Ticino

Colli Euganei

Dodici anni di Parco nei Colli Euganei. Com'è cambiato dalle origini ad oggi, cosa rappresenta, come si confronta quotidianamente con i cittadini e gli amministratori dei suoi Comuni? Domande alle quali si otterrà una risposta grazie al questionario recapitato nelle scorse settimane alle 15 Amministrazioni che ricadono nel suo territorio,su vari temi, come ad esempio, l'utilità e l'efficacia delle azioni del Parco nei confronti dei Comuni, i rapporti tra le istituzioni, i bisogni emergenti e le priorità di intervento, il ruolo sostenuto nella valorizzazione del territorio, la tutela dell'immagine e la promozione delle iniziative.
In particolare, l'Ente Parco sta procedendo all'aggiornamento del proprio Piano Ambientale e sta realizzando un Rapporto socio-ambientale per poter avere a disposizione elementi di conoscenza per realizzare una corretta programmazione. Parte integrante del Rapporto, oltre ad un'analisi delle componenti ambientali, sociali ed economiche presenti negli Euganei, è la conoscenza dettagliata dell'opinione degli amministratori pubblici dei singoli Comuni del Parco e della Provincia rispetto al ruolo svolto dall'ente in questi primi dodici anni di vita. L'operazione "questionario" ha già ottenuto un buon riscontro tra gli amministratori dei Colli, in particolare tra i sindaci, che stanno facendo pervenire alla sede estense di Ca' Mori le prime prime risposte. (Il Gazzettino)

Parco nazionale d’Abruzzo. Assente il sindaco è saltata la discussione sulla sfiducia

Pratesi-Gentile: scontro rinviato

PESCASSEROLI - Lo scontro Pratesi-Gentile all'interno del consiglio direttivo del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è solo rinviato. Nella riunione di ieri a Roma la discussione del punto che riguardava la sfiducia nei confronti di Eustachio Gentile, sindaco di Scanno e vice di Pratesi, è saltato per l'assenza del sindaco. Ma il problema si riproporrà in futuro in quanto ormai i rapporti all'interno del direttivo tra Pratesi e il suo vice sono arrivati "ad un punto di non ritorno".

Senza Gentile, il consiglio direttivo del Pnalm ha rinnovato la fiducia nei confronti del presidente Fulco Pratesi. "Ci sono problemi più gravosi da affrontare - ha dichiarato il direttore Aldo di Benedetto -. E' importante che l'azione di risanamento vada avanti, anche se all'interno del consiglio ci sono disturbi collaterali e opportunistici". Il messaggio lanciato da Gentile sembra dunque non essere stato raccolto dagli altri componenti del consiglio direttivo del Pnalm. Lo stesso Pratesi, rinfrancato dalla fiducia accordatagli dal direttivo, ha precisato di "non essere responsabile dello sfascio amministrativo dell'Ente parco. Nessuno vuole fare polemiche, mi sono sentito attaccato da Gentile e ho reagito con parole forti. Alla fine, sono convinto, che le cose si sistemeranno". Può essere anche vero, ma intanto questa mattina i sindaci della Comunità del Parco a Villetta Barrea sono pronti a votare un documento di sfiducia nei confronti del Presidente Pratesi. Si tratta, come è stato detto a più riprese dai sindaci, di un atto politico tendente a rimarcare la distanza tra i sindaci dei comuni del Parco e l'attuale presidente del Pnalm. Se votata, la sfiducia non comporterà alcun obbligo di Pratesi di abbandonare la presidenza, ma senza dubbio rappresenta un atto politico forte destinato a lasciare il segno. E magari a convincere il Ministro Matteoli a sancire la chiusura dell'"era Pratesi" con la revoca del mandato.
(Il Messaggero)

Nuove regole per il Parco "Sì" ai piani di sviluppo

AREZZO — Vincoli meno penalizzanti per i cittadini, norme più trasparenti e tanta, tanta voglia di crescere. E', in poche parole, la filosofia che ispira il Piano del Parco nazionale delle Foreste casentinesi e il Piano economico e sociale. "Strumenti fortemente innovativi", li ha definiti il vicepresidente dell'ente, Italo Galastri. Strumenti che, però, non sono ancora vigenti e debbono passare al vaglio della Regione che dovrà adottarli in prima battuta, poi pubblicarli per la fase partecipativa e quindi approvarli in via definitiva. E solo allora (quattro mesi, salvo intoppi) saranno legge. "Siamo riusciti a far correre insieme due esigenze — continua Galastri —: quella della protezione della grande ricchezza che il Parco rappresenta e le esigenze dei cittadini che vivono o lavorano nella zona". Ad avere "a che fare" con le Foreste casentinesi (36mila ettari, dei quali 14mila in provincia di Arezzo) sono circa 40mila persone (1.800 residenti nell'area protetta). Il Piano del Parco è una sorta di Piano regolatore, che detta norme per così dire strutturali. Tanto per intenderci, innanzitutto, divide in tre zone l'area protetta: la zona "A" di riserva integrale, la "B" di fortissimo interesse ecologico (i vincoli sono più stretti) e la zona "C", dove la gente vive e dove è possibile intervenire. "All'approvazione del Piano si è arrivati dopo una fase di partecipazione che ha visto coinvolti tutti i cittadini — spiega Marco Manneschi, avvocato e consulente giuridico dell'ente —. I vincoli che definisce sono più comprensibili e combinano la connotazione paesaggistica alla presenza dei cittadini. Offre anche importanti opportunità per l'imprenditoria locale". Il Piano di sviluppo sociale - economico guarda al futuro. Perché la vera vocazione del Parco è il turismo. "Puntiamo tutto sul turismo — dice ancora Galastri —. Il Casentino è una zona poco conosciuta, ha tantissime potenzialità". Tanto più che nel parco ci sono due perle: La Verna e Camaldoli, centri religiosi di rilievo internazionale. "E' una fortuna che i due piani siano stati realizzati insieme — dice il direttore Vittorio Ducoli —, così non corrono il rischio di cozzare uno contro l'altro". Soddisfazione per l'approvazione di Piani è stata espressa anche dall'assessore provinciale Maurizio Dini. (La Nazione)

Gli undici gioielli ambientali

Da Comazzo a Castiglione un susseguirsi di splendide aree naturalistiche di cui sarà studiato lo stato di vulnerabilità
Censite le aree tipiche che entreranno nella Rete europea natura per essere tutelate
Garzaie, boschi, lanche, gerali con un eccezionale patrimonio arboreo e animale

Sono i gioielli naturalistici del Lodigiano e saranno inseriti nella Rete europea natura 2000, che raccoglierà i siti naturalistici di interesse comunitario. Alla provincia di Lodi spetterà ora effettuare uno studio e un monitoraggio su questi ambiti, passaggio obbligato prima di poterli inserire nella carta regionale e quindi nella rete europea che riunirà gli habitat a livello comunitario.
I boschi e la lanca di Comazzo, la garzaia del Mortone e quella della Cascina del Pioppo, le spiagge fluviali di Boffalora d'Adda, la lanca di Soltarico, la morta di Bertonico, il bosco del Valentino e quello del Mortone, la Zerbaglia, l'Adda morta di Castiglione e la riserva naturale delle Monticchie di Somaglia. Su questi piccoli paradisi naturali sarà costruita la mappa lodigiana, la provincia effettuerà l'opera di monitoraggio "innanzitutto - spiega l'assessore Francesca Sanna - facendo una nuova perimetrazione delle zone, e quindi puntando lo sguardo sul loro stato di conservazione e sugli eventuali fattori di vulnerabilità, per consentire piani di tutela e progetti di valorizzazione nell'ambito della rete comunitaria". Tra i requisiti che questi siti devono soddisfare per entrare a pieno titolo nella Rete europea ci sono la rarità a livello nazionale, la peculiarità in rapporto alla copertura vegetale e al paesaggio e la tendenza dinamica alla regressione dei popolamenti. Ben dieci degli undici siti individuati nel Lodigiano rientrano nell'area del Parco Adda sud (solo le Monticchie di Somaglia ne restano fuori) e con ogni probabilità la provincia stringerà un'intesa con il consorzio per portare a termine questo monitoraggio (il contributo regionale è di 27 mila euro).
Partendo da nord, in un viaggio immaginario lungo l'asta dell'Adda (con l'aiuto del direttore del Parco Adda sud, Luca Canova) incontriamo il primo degli undici gioielli naturalistici lodigiani: quello che racchiude i boschi e la lanca di Comazzo. Si tratta di una vasta area di oltre 200 ettari e quindi interessante già per le sue dimensioni: in massima parte vi si trovano salici mentre la lanca (un taglio di un meandro del fiume) ha caratteristiche tipiche di questo territorio (una delle peculiarità richieste per rientrare nel censimento della rete europea, ndr). La fauna ittica è invece interessante perché ospita la trota marmorata.
Scendendo di pochi chilometri verso sud, in territorio di Zelo Buon Persico, si incontra la garzaia del Mortone, una piccola area di circa 25 ettari dove resistono e nidificano un paio di coppie di ardeidi (con il termine garzaia si indica un habitat ideale per la nidificazione). Sono gli esemplari rimasti in questa zona di una colonia ben più grande di aironi che si è assottigliata negli anni; dal punto di vista vegetale invece l'habitat è caratterizzato dalla presenza di canneti.
Importante è anche il bosco del Mortone, che si estende su un'area di circa 25 ettari, e che conserva alberi molto antichi, con querce che crescono su una falda di ghiaia e sono quindi meno alti che in altre zone.
Confinante con questi territori è poi la garzaia della Cascina del Pioppo, un piccolo bosco di pioppi (di circa dieci ettari) che racchiude un consistente tesoro faunistico. Qui infatti nidificano oltre 260 coppie di aironi e si trovano ben tre specie di questo esemplare: l'airone cinerino, la nitticora, e la garzetta. Un autentico patrimonio naturale a livello europeo, se si pensa che in Italia (e in particolare nella fascia tra Pavia e Vercelli) si trova gran parte della popolazione europea di questi uccelli.
Rientrano tra i siti di interesse anche le spiagge fluviali di Boffalora d'Adda, un'area di una trentina di ettari che si sviluppa lungo il greto del fiume. Particolare è la vegetazione che si sviluppa in maniera autonoma in questi territori, un altro tipico habitat che si ritrova attraversando il Lodigiano, ben conosciuto dai bagnanti.
Molto più ampia e differenziata è invece la zona della lanca di Soltarico, a Cavenago d'Adda, che si estende per parecchi chilometri e comprende un centinaio di ettari tra campi, bosco e sponde. Si tratta certo di uno dei meandri più grandi a livello europeo, un'area un tempo ricoperta da boschi che si sta riformando e ricostruendo con le sue specie tipiche. La lanca si è formata dopo la grande piena del 1976, ed è l'ultima grande lanca di questo genere: a Soltarico si può osservare come questo fenomeni dei meandri si verificano, inoltre nelle acque della morta esiste una popolazione ittica molto varia e numerosissima.
Alla Zerbaglia invece (in territorio di Cavenago e Turano) si trova la più ampia garzaia della provincia: in un'area di circa 130 ettari nidificano oltre 700 coppie di aironi e si trovano ben cinque specie di questo uccello: airone rosso, cinerino, sgarza ciuffetto, garzetto e nitticora (per un totale di quasi 1.400 adulti che si possono osservare dopo il loro arrivo nel mese di febbraio). Importante è anche l'habitat con tre lanche impaludate nel secolo scorso.
Poco più a sud la morta di Bertonico si presenta come una zona di forte instabilità. Sono due le lanche che si sono formate in tempi diversi, la prima sulla fine del secolo scorso, la seconda negli anni Venti, in quest'area estesa per qualche decina di ettari che ha il pregio d'essere una delle più conosciute e documentate dal punto di vista storico.
Si è formata invece nella seconda metà del Settecento la lanca dell'Adda morta di Castiglione, che assume un significato ambientale particolare perché è stata l'ultima sul territorio che si è cercato di bonificare. Su questi terreni si trova un bosco di ontani neri, in un'ampia area allagata. È una classica palude, che si trova a ridosso del paese, su un'area di circa 130 ettari.
Il bosco del Valentino a Camairago è meglio conosciuto con il nome di tenuta del Boscone. Si tratta di una grande e importante foresta mesofita, estesa qualche decina di ettari, che raccoglie querce e pioppi: la caratteristica peculiare è che questo bosco non è mai stato tagliato e quindi presenta alberi molto vecchi e alti anche venti metri.
Infine, al di fuori dei confini del Parco Adda sud, si trova la riserva naturale delle Monticchie: si tratta di un'area di circa 30 ettari, in territorio del comune di Somaglia, gestita dal Wwf, che raccoglie boschi di diversa natura, con salici e querce in continua espansione. Qui si trova anche una colonia imponente di aironi, con oltre 750 nidi e anche una specie che, nel Lodigiano, si trova solo da queste parti: l'airone guardabuoi. Gli undici gioielli ambientali

Monte Pellegrino - L'associazione dei cacciatori ritiene "incostituzionale" la delibera istitutiva .Ricorso contro la riserva

Si scatena una nuova bufera, a suon di carte bollate, sulla riserva naturale di Monte Pellegrino. Il Consiglio siciliano della Caccia, pesca, ambiente, cinofilia e sport, ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Regione chiedendogli di annullare la delibera della Giunta di governo dello scorso dicembre, in cui si stabiliva il mantenimento in vita del regime di tutela naturale di questa zona.
Il Consiglio ha anche interessato della questione il Commissario dello Stato, Gianfranco Romagnoli, affinché esprima un parere su quanto sostiene il Consiglio, cioé che vi siano degli elementi di incostituzionalità nel provvedimento che si è basato, sostengono, su contraddittori documenti prodotti dall'ufficio legislativo e legale della Regione.
La Giunta avrebbe avocato a sé, in sostanza, sulla base dello Statuto speciale, la competenza esclusiva in materia di costituzione di riserve naturali. Mentre la competenza sarebbe concorrente con quella dello Stato.
"Esiste una consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale che limita le competenze anche alle Regioni autonome – ha detto Michele Pizzuto, presidente dell'associazione siciliana della caccia – Noi confutiamo la presunta inderogabilità della legislazione regionale, derivante dalla legge quadro nazionale. La Corte, in una recente sentenza, ha indicato l'ambiente non come “materia”, bensì come “valore trasversale”. In base a questo principio lo Stato può stabilire degli standard di tutela uniformi sul territorio nazionale che scavalchino le competenze legislative regionali".
La vicenda prese le mosse nel 1995, quando l'assessorato regionale al Territorio e ambiente decise di istituire la riserva orientata di Monte Pellegrino. Una formula per indicare un'area tutelata con particolare rigore.
Il Comune di Palermo, invocando una presunta esclusione dalla istituzione e gestione del parco, si rivolse al presidente della Regione per chiedere l'annullamento del decreto assessoriale. Sulla vicenda il Consiglio di giustizia amministrativo accolse la tesi del Comune e sospese l'istituzione del Parco. Poi la Giunta, rivendicando la competenza primaria della Regione, decise di mantenere la riserva.
Dopo il pronunciamento del Cga, del resto, Monte Pellegrino continuò ad essere considerato e gestito come luogo protetto. Per fare luce sulla vicenda la Giunta guidata da Totò Cuffaro aveva emesso il decreto in cui sanciva, sensa riserve, il diritto d'esistenza del parco.
Ma si prevedono nuovi sviluppi che rendono ancora più opaco il quadro della situazione.
"Doveva essere interessato il Comune - ha incalzato Pizzuto - la sua esclusione da parte della Regione è illegittimo. La delibera regionale, inoltre, è andata in spregio ad una sentenza del Cga"
La gestione di Monte Pellegrino è affidata ai Rangers che hanno il compito di vigilare e imporre il rispetto ai vincoli della riserva. Il vincolo, oltre al divieto di ogni tipo di caccia, comporta anche una serie di altre limitazioni: la raccolta dei funghi, il libero passeggio e l'introduzione di ogni tipo di animale.
"Il nostro scopo - ha concluso Pizzuto - non è l'abolizione del divieto di caccia su Monte Pellegrino. Chiediamo il rispetto della legalità, la restituzione del sito ai palermitani e la possibilità che Monte Pellegrino sia liberamente fruito da tutti". (La Sicilia)

Dopo la costituzione, un appello al commissario straordinario

La consulta ora chiede una sede
Il parco dell'Alta Murgia una delle prime "battaglie" istituzionali

È da tutti considerato un indispensabile strumento di partecipazione popolare "giuridicamente rilevante" (previsto peraltro dallo Statuto comunale) ed alternativo a quello delle libere consultazioni elettorali che determinano la composizione degli organi di governo della città.
Stiamo parlando della "Consulta comunale permanente per lo sviluppo economico" che, subito dopo l'approvazione del relativo regolamento (avvenuta lo scorso mese di luglio da parte del commissario straordinario Antonio Nunziante), è stata ufficialmente costituita ed è già operante.
Sì, Corato è sicuramente tra i primi comuni pugliesi a dotarsi di una simile consulta all'interno della quale, oltre alle associazioni sindacali e dei liberi professionisti, sono rappresentate diverse realtà associative di carattere economico operanti nel territorio di Corato. Lo scorso mese di dicembre si è svolta anche la prima seduta della Consulta durante la quale si è proceduto alla nomina del presidente (Filippo Tandoi che è anche il referente dell'Associazione degli industriali della Provincia di Bari), del vice presidente (Michelangelo De Benedittis, punto di riferimento della Confagricoltura) e del segretario Michele Piccione (rappresentante della Confederazione nazionale dell'artigianato).
Fanno parte della Consulta anche Francesco Cannillo (Associazione imprenditori coratini), Cataldo Falco (Consorzio collaborazioni estere), Ignazio Salerno (Consorzio "Cogeco Ambiente"), Pasquale Fiore (Cisl), Maria Bovino (Cgil), Francesco Roselli (Acli) e Vincenzo Mazzilli (Confcommercio). Anche i rappresentanti delle associazioni dei liberi professionisti rientrano nell'organico di questo importante organo comunale: Massimo Mazzilli (del collegio dei ragionieri e periti commerciali), Michele Capozza (architetti), Mario Modesti (geometri), Giuseppe Tota (periti agrari) e Sergio Lagrasta (avvocati).
La "Consulta comunale permanente per lo sviluppo economico", così costituita, si è subito messa al lavoro e, nonostante i tempi ridotti, i primi risultati non sono tardati ad arrivare. Oltre che discutere del parco dell'Alta Murgia, è stato infatti presentato al commissario straordinario un progetto che prevede la realizzazione, mediante l'utilizzo di finanziamenti "Por", di uno stabile da utilizzare come sede della Consulta, dell'atteso Sportello unico e di una mostra permanente dei prodotti tipici locali.
"La Consulta - ha spiegato il presidente Tandoi - è al servizio dell'intera comunità. Anzi, proprio attraverso la Consulta (che può esprimere pareri, suggerimenti e richieste di intervento a tutti gli organi comunali), i cittadini potranno sentirsi maggiormente coinvolti nella politica amministrativa della città in materia di economia, lavoro e promozione dello sviluppo economico". (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Si riunisce l’Authority - Mazzitti: "Io rispondo soltanto alla Regione"

Lo sviluppo del Gran Sasso

Prima riunione di insediamento dell'Authority istituzionale di gestione dello sviluppo turistico del comprensorio aquilano del Gran Sasso, ieri sera in un albergo di Fonte Cerreto, alla base della funivia del Massiccio. Un primo passo che ha subito provocato polemiche visto che il presidente del Parco del Gran Sasso, Walter Mazzitti, ieri a TvUno, ha commentato che si tratta "di scelte a livello politico che non mi interessano. Io mi occupo- ha concluso- del Parco e l’unico referente è la Regione".
Numerosi i presenti alla prima riunione convocata soprattutto per definire la strategia complessiva e le iniziative prioritarie, fissare le problematiche e calendarizzare le diverse esigenze operative. C’erano, tra gli altri, il sottosegretario alle Infrastrutture Nino Sospiri, che guiderà l’organismo, il presidente provinciale di An, Gianfranco Giuliante, l’assessore regionale all’Ambiente, Massimo Desiati e quello ai Lavori Pubblici, Giorgio De Matteis, i consiglieri regionali Enzo Lombardi e Marco Fanfani, il presidente della Provincia, Palmiero Susi il presidente del Centro turistico del Gran Sasso, Angelo Cora con altri dirigenti dell’ente, Nello Mariani, la rappresentante degli albergatori aquilani Mara Quaianni con altri operatori del settore, rappresentanti della scuola Sci di Campo Imperatore della società omonima nonchè una sorta di Comitato scientifico con i tecnici Marco Cordeschi, Onorino Vespa, Giuseppe Giuliani e Tony Pecilli.
In particolare, l’ingegner Cordeschi ha avviato la riunione con una relazione, con tanto di proiezione, del piano di sviluppo del comprensorio sciistico ed in particolare sui progetti per i nuovi impianti di risalita. La discussione è andata avanti fino a tarda ora per dare spazio ai vari interventi. (Il Messaggero)

La costa è tra i siti d'interesse comunitario

SAN TEODORO. Sono stati trasmessi al ministero dell'ambiente gli elaborati relativi all'aggiornamento tecnico scientifico della perimetrazione dei siti d'importanza comunitaria per il successivo inoltro alla commissione europea. Si tratta di quarantotto proposte di aggiornamento (il primo elenco risale al 3 aprile 2000) che riguarda zone di notevole pregio ambientale della Sardegna censite dall'assessorato ambiente della Regione, dopo un lavoro di aggiornamento tecnico scientifico, per la loro importanza e per la tutela delle biodiversità tenendo conto di esigenze economiche, sociali e culturali. Tra le proposte, vi sono i parchi nazionali dell'Asinara e dell'arcipelago della Maddalena, l'isola di mal di ventre e gli stagni di san Giovanni di Sinis, Cabras e Santa Giusta giusto per citare qualche nome. Lungo la costa Nord Orientale, figura inserito nell'elenco anche il parco marino intercomunale di Tavolara Capo Coda Cavallo e la laguna di San Teodoro, zone di notevole pregio ambientale che la mano dell'uomo non ha per fortuna ancora contaminato malgrado si trovino in una zona turisticamente parlando, tra le più frequentate dell'Isola. Spostandoci a sud, troviamo nell'elenco le oasi naturalistiche di Berchida e Bidderosa, la palude di Osalla e l'intero golfo di Orosei. Una serie di zone umide di notevole importanza sotto il profilo naturalistico, con lagune e stagni ricchissimi di avifauna e di specie ittiche di pregio. Oltre alle zone costiere l'elenco della regione, comprende anche l'entroterra del Nuorese, vi troviamo infatti perimetrati i monti del Gennargentu, il Monte Albo (proprio in questo periodo, si riparla della creazione del parco naturale) il monte Gonare e il Supramonte di Oliena, Orgosolo e Urzulei. (La Nuova Sardegna)







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