Rassegna del 07 Novembre 2003

Golf, pro e contro a confronto - Primiero, affollata serata sul progetto

I vertici della società, tecnici del Via, Parco e oppositori intorno ad un tavolo
Contributi pubblici per costruire. Ma per gestire?

PRIMIERO – Stipata fino all´uscio: la sala assembleare del comprensorio di Primiero a stento lo conteneva tutto. Pubblico delle grandi occasioni, equamente diviso fra i fautori del “pro” e quelli del “contro” per assistere all´illustrazione del “progetto golf in val Canali”, presentato all´Unità operativa di valutazione di impatto ambientale della Provincia da “Primiero golf”, la società che rappresenta una quarantina di esercizi alberghieri e una mezza dozzina di attività commerciali locali.
L´iniziativa d´informazione popolare non parte, come forse ci si aspetterebbe, né dal Comune di Tonadico, direttamente parte in causa visto che i 2.690 metri di percorso insistono esclusivamente sul proprio territorio catastale, né tanto meno dalla succitata società. Più semplicemente, dalla compagine minoritaria del comune di Tonadico.
Dall´altra parte del tavolo, in sequenza, sedevano il veneziano Marco Croze e il primierotto Marco Toffol, progettisti dell´opera; Maurizio Tava per il Via; Nicola Cemin, presidente di “Primiero golf”; il conte Giorgio Thun Welsperg, proprietario dei fondi interessati e dati in locazione alla società. Più che dibattito, c´è stata una chilometrica esposizione del progetto, circoscritto alle 9 buche ma di fatto tendente alle 18, e l´elencazione delle varie tappe burocratiche e temporali nei vari passaggi di competenze. Poco spazio al resto.
“Primiero viva” ha presentato un documento di nutrite e puntuali osservazioni negative, depositate entro i termini al Via e in parte analizzate nel corso della serata da Daniele Gubert. Altri pareri sono arrivati o stanno arrivando al Via dal Comprensorio (“parere positivo - è la risposta finale - precisando che esso non costituisce premessa per la partecipazione finanziaria degli enti locali, in quanto non esistono sufficienti elementi di ordine economico a supporto dell´intervento”) e dal Parco.
Parco, che per bocca del suo presidente Sergio Bancher, ha sottolineato come non possano esserci spazi per un ripensamento: “Quella è la confermata destinazione urbanistica della zona, ci piaccia o non ci piaccia”. Parco che, carta-parere canta, solleva, però, delle perplessità: “Soltanto avvalendosi di una più accurata analisi di tutti gli aspetti del progetto si potrebbero esprimere valutazioni conclusive più verificate. Valutazioni che, comunque, spettano sostanzialmente ad altri. La preminenza delle priorità da perseguire inciderà in termini concreti sulle complessive valenze ambientali del territorio interessato”.
Non ci son timori finanziari nell´affontare l´avventura di 1.500.000 euro. Sempre dal dibattito, Nicola Cemin: “Tranquilli, un conchiuso di giunta ha stabilito per i campi da golf un contributo massimo per buca di 150.000 euro e di 400 euro per metrocubo di edificato o ristrutturato; al resto ci penseranno gli operatori”.
Ma dopo? Chi sosterrà la spesa dei 300.000 euro annui, necessari per la semplice gestione dell´impianto?
(L’Adige)

In primavera sui Colli la caccia al cinghiale - Saranno catturati senza violenza

TORREGLIA Sono più di settecento

La presenza dei cinghiali nel territorio dei Colli Euganei è diventata un'emergenza e per risolvere il problema l'Ente Parco si è impegnato sul fronte del controllo dei danni causati dalla crescita indiscriminata di questi maiali selvatici. Uno dei passi decisivi è il progetto presentato dal presidente del Parco Simone Campagnolo,ai sindaci dei Comuni della zona Euganea, alle associazioni ambientaliste, ai rappresentanti dei cacciatori, alla Protezione civile e alla Polizia di Stato con la quale l'Ente da mesi sta collaborando per monitorare il territorio ed organizzare un piano di spopolamento dell'area.
Il progetto è stato presentato l'altro ieri a Torreglia nella sala consiliare: i partecipanti hanno confermato la volontà di agire subito per limitare i danni subiti in questi anni dalle scorrerie del maiale selvatico che si è diffuso con troppa rapidità. “Sono oltre 700 i capi presenti sui Colli- spiega il presidente del Parco Simone Campagnolo- e il potere di riproduzione annuale si aggira intorno al 150 per cento. Se queste stime sono reali tra pochi anni saremo in balìa di questi animali selvatici. I danni all'agricoltura nel 2001 sono stati stimati in 6 mila euro mentre quest'anno, sinora, sono pari a 60 mila euro”.
I comuni più colpiti dal fenomeno sono Galzignano, Arquà Petrarca, Cinto Euganeo e la zona alta di Torreglia. Ma questa estate il cinghiale a causa della siccità si è spinto anche nei centri abitati con il rischio di causare danni anche alle persone. “E questo non deve accadere” ha aggiunto il presidente Simone Campagnolo.

Nel progetto per il controllo del cinghiale,discusso nell'incontro di mercoledì, si prevede la costituzione di gruppi operativi formati da volontari, agenti di polizia e guardie forestali per la cattura dell'animale che verrà programmata in questi mesi per arginare il fenomeno entro l'inizio della primavera.
“Non saranno effettuate battute di caccia nè gli animali saranno braccati - sostiene Silvio Bartolomei direttore del Parco Colli - ma saranno usate delle trappole che permetteranno di catturare i cinghiali per poi trasportarli in zone controllate o cederli ai macelli autorizzati. Intanto stiamo lavorando anche per rendere esecutivi i risarcimenti dei danni provocati dai cinghiali con dei fondi che provengono dalla Regione”.(Il Gazzettino)

Quattro vetrine per i Sibillini

Nuovi punti informativi per turisti comunanza

COMUNANZA - Quattro piccole casupole costruite in legno, dall'aspetto accogliente e dallo stile gradevole che s'integra col paesaggio circostante, assomiglianti a delle baite di montagna.
Sono state realizzate ad opera della Comunità Montana dei Sibillini con un investimento di oltre 45 mila euro. Serviranno come punti informativi per i turisti che intendono conoscere le numerose bellezze offerte dal territorio dei bellissimi monti Sibillini.
Esse infatti sono state piazzate in punti strategici delle principali arterie viarie che portano dentro al perimetro della Comunità Montana e dei suoi undici comuni, oltre ad essere alle porte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Due sono state costruite sotto il comune di Santa Vittoria in Matenano, una in località Ponte Maglio lungo la provinciale Valdaso, l'altra lungo la Val di Tenna. Le rimanenti sono state piazzate a Comunanza ed Amandola. Esse saranno aperte al pubblico nei mesi estivi e durante l'anno nei più importanti periodi di festività come Natale e Pasqua.
Nei periodi di attività saranno presenti in esse degli operatori dell'informazione turistica con molto materiale informativo cartaceo di tutto il territorio, pronti a dare qualsiasi delucidazione sulle ricchezze naturalistiche, architettoniche, storiche, artistiche e gastronomiche, nonché sull'artigianato caratteristico e sui punti di ricettività alberghiera.
"Un servizio fondamentale per promuovere il turismo nella zona montana" commenta Ciaffaroni, presiedente della Comunità Montana.
(Corriere Adriatico)

Bitume sui sentieri di collina

LONATO. Asfaltate le ultime strade bianche tra Maguzzano e Sedena: protestano i comitati ambientalisti
L’operazione rientra nel reticolo provinciale di piste ciclabili

Il progetto di piste ciclabili che unirà Brescia con il Parco dell'Alto Garda è stato presentato il mese scorso a Torino dalle autorità provinciali nella rassegna “Parchi del 2000 - 2° mostra mercato europea delle aree protette - 40° salone europeo della montagna”.
C’è però un aspetto che stona, e non è un dettaglio da poco. Quasi negli stessi giorni si sono levate le proteste del Comitato per il Parco delle Colline Moreniche, a causa della decisione della Provincia di procedere all'asfaltatura delle strade bianche che si snodano sulle colline moreniche di Lonato, tra Maguzzano e Sedena: “Sembrava l'assalto ad una autostrada a sei corsie - spiega Costanza Lunardi una delle più attive sostenitrici del Comitato - ho contato almeno otto macchine asfaltatrici, un po' eccessive, mi sembra, per colare bitume in mezzo a questa magnifica flora selvatica”.
L'assessore all'Urbanistica di Lonato, Davide Baccinelli, conferma che il progetto non dipende dal Comune, essendo stato redatto e realizzato dalla Provincia: “Il progetto di piste ciclabili è loro e riguarda tutta la sponda bresciana del Garda. La nostra commissione di esperti paesistico-ambientali ha chiesto misure alternative all'asfaltatura. Ma evidentemente non sono state accolte”.
Lo stesso rischio corre Desenzano, come conferma Gabriele Lovisetto, presidente della sezione desenzanese del Cai e segretario del Comitato per il Parco Colline Moreniche.
“Noi siamo riusciti per il momento ad impedire che il tratto che porta al Mericianum venga toccato. Ma bisogna far capire che il territorio non appartiene esclusivamente alla Provincia, è soprattutto dei cittadini che lo abitano e sono loro che devono riappropriarsene per impedire che simili danni vengano perpetrati. E' necessario però muoversi per tempo, perché una volta che l'appalto di asfaltatura è stato assegnato resta ben poco da fare”.
Per Lovisetto si tratta di un malinteso del vero significato di pista ciclabile. “Se le strade diventano agibili anche a moto e macchine, nessuno si fiderà a percorrerle in bicicletta. Sono già troppi i casi di cicloamatori investiti da automobilisti imprudenti”.
Il programma di piste ciclabili e sentieri pedonali che il Comune di Desenzano ha preparato insieme al Comitato sarà realizzato nei prossimi anni: per il 2004 l'impegno è di ultimare la porzione del piano relativa a Rivoltella, mentre nel 2005 si avrà il raccordo con il Lido di Lonato. “Stiamo lavorando gomito a gomito con l'Amministrazione con risultati decisamente soddisfacenti: già la settimana prossima sarà conclusa l'ultima fase per la creazione del sentiero nel Parco del Monte Corno”.
E la Provincia? L’Assessore al territorio Maria Stella Gelmini, che in questa fase è il principale interlocutore istituzionale del Comitato per il Parco, dichiara che “la scelta di asfaltare le piste può effettivamente destare perplessità. Non è un progetto di mia competenza, nè del mio assessorato, essendo stato realizzato dall’ufficio dei lavori pubblici. Dunque non entro nel merito di scelte fatte da altri. E’ chiaro però che, a lavori ultimati, bisognerà assicurarsi che le ciclabili non vengano occupati dl traffico di mezzi a motore”. Non c’è dubbio, davvero.
(Brescia Oggi)

Muro, barricate per il monte

Progetto del Comune e della Sicogen. L'area interessata dichiarata “zona di protezione speciale” per numerosi animali
Il Comitato per la difesa dell'Appennino contro il parco eolico

Muro Lucano L'istituendo parco regionale del Vulture-Melfese irrompe nel dibattito politico murese proprio nel momento in cui a dominare è ancora la querelle su un “parco” di tutt'altre fattezze: il parco eolico che il Comune e la Sicogen di Piacenza hanno intenzione di realizzare sulla montagna murese. Sulla questione interviene con una nota il Comitato per la difesa dell'Appennino lucano. Ed è un attacco all'arma bianca contro i cattivi propositi di chi vuole trasformare la montagna di Muro in una selva indistinta di torri d'acciaio per la produzione di energia eolica. E tutto questo per quello che il Comitato definisce un misero “piatto di lenticchie”. L'area interessata dall'impianto eolico, ricorda il Comitato, è stata dichiarata dall'Unione europea “Zona di protezione speciale” (Zps) per la presenza di specie faunistiche di interesse comunitario quali il gufo reale e l'aquila reale. Per il Comitato il parco eolico costituirebbe una barriera fisica per le rotte migratorie e minaccerebbe l'incolumità di specie rare e protette che tra i crinali rocciosi della montagna murese hanno trovato il loro habitat naturale. Eppure, denuncia il Comitato, nonostante il dichiarato interesse naturalistico e paesaggistico del sito e le sue vocazioni economiche, sulla montagna di Muro pende minacciosa un'altra spada di Damocle: il taglio di miglia di piante nel bosco di Montagna Grande. Un fuoco incrociato, insomma, che rischia di bruciare sul nascere ogni prospettiva di sviluppo della montagna. Per il Comitato il parco regionale del Vulture-Melfese rappresenta l'unica via praticabile per tutelare e valorizzare il patrimonio montano di Muro. Entro la fine del mese il Comune sarà chiamato a pronunciarsi sull'inclusione del territorio comunale nell'istituendo parco regionale. Per il Comitato è un'occasione che non può essere sciupata. Anche perché, sussurrano i ben informati, il progetto di parco eolico al vaglio dei tecnici regionali, rischia una sonora bocciatura. Meglio, allora, conclude il Comitato, abbandonare da subito progetti velleitari che fanno l'interesse di pochi a favore di uno sviluppo che riguarda l'intera comunità.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)

A migliaia sulla Murgia per la pace e l'ambiente

Appuntamento domani. Ci sarà anche Luciano Violante

Il fiume pacifista ed ecologista sta per iniziare a scorrere. Frenetica vigilia di preparativi per la marcia Gravina-Altamura di domani pomeriggio per “un'altra Murgia”, non militarizzata o pattumiera ma culla di pace e area protetta. Nonostante la fluidità dei numeri, le stime continuano a far tendere le previsioni verso la soglia delle 10.000 presenze. Oggi come ieri. Nel 1985 e nel 1987 la Murgia marciò (c'era anche l'indimenticato don Tonino Bello) contro l'installazione dei poligoni militari. Ce ne sono 5 sull'Alta Murgia. Mentre intanto il cammino del Parco viaggia lentamente verso il traguardo, inconvenienti permettendo.
A proposito. Ha aderito anche il tredicesimo dei Comuni dell'area Parco, Spinazzola, che si aggiunge ad un lungo elenco di amministrazioni capeggiato dal Consiglio regionale. Oltre ai messaggi iniziali (no a poligoni, scorie e rifiuti tossici; sì a Parco e pace) se ne sono aggiunti molti altri. Ci sono i ciclisti che chiedono agli enti locali politiche per la mobilità su due ruote, il Foro contadino (terrà a Gravina un'assemblea domani prima della marcia) che si batte per “un'altra agricoltura”. Studenti, associazionismo, società sportive, volontariato, social forum. Oltre a sindacati, partiti, associazioni di categoria. C'è tanto mondo. Quello cattolico è ampiamente rappresentato. Aderisce anche la Chiesa evangelica appulo-lucana. Gli organizzatori attendono tra i 50 ed i 60 pullman, su internet è stato diffuso (www.altramurgia.it) un vademecum con i consigli sull'arrivo a Gravina. In particolare i comitati invitano gli altamurani ad utilizzare un treno delle Fal che farà più corse per tutta la mattina per Gravina. Sette i bus navetta al parcheggio allo stadio di Altamura. La marcia si farà anche con maltempo o pioggia.
Il serpentone partirà da Gravina alle 13.30 e sarà ad Altamura dopo le 17. Sui 14 km ci saranno circa 250 uomini delle forze dell'ordine, vigili urbani compresi. Non sono previste contromanifestazioni. La marcia confluirà in piazza Matteotti ad Altamura. Sul palco non saliranno politici. Parleranno Alex Zanotelli, pacifista comboniano, Flavio Lotti (Tavola della pace), Claudio Fabris (Foro contadino) e Piero Castoro (Torre di Nebbia). Le adesioni a titolo personale sono numerose ed anche di spessore politico, soprattutto dal centrosinistra. Gli organizzatori danno per certa la presenza di Luciano Violante, presidente dei Deputati dei Ds alla Camera.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)

Stirone, sanzioni in arrivo

Approda in Provincia la vicenda della chiazza di provenienza sospetta
L'assessore Bussolati: Dopo l'inchiesta interverremo

“Aspettiamo gli sviluppi dell'inchiesta penale in atto da parte della magistratura, per poi poter agire dal punto di vista amministrativo”. La vicenda della chiazza maleodorante apparsa nelle scorse settimane nel torrente Stirone, è all'attenzione dell'assessore provinciale all'Ambiente Ovidio Bussolati, e degli uffici provinciali preposti alla tutela e salvaguardia dell'ambiente.
Come si ricorderà, infatti, erano risultate positive le analisi eseguite dai tecnici dell'Arpa che indicavano la presenza nel torrente di materiale organico derivante da fanghi di sedimentazione. Sulla vicenda adesso sta indagando la magistratura. Le analisi quindi confermerebbero la tesi del riversamento del depuratore di Salso, andato in tilt dopo una giornata di forti piogge. Cosa sia successo non è ancora chiaro, probabilmente un'anomalia nel sistema di depurazione delle acque nere, che ha provocato l'uscita di materiale organico non trattato.
L'allarme era scattato quando alcuni abitanti di Ponte Ghiara, insospettiti da una grossa macchia maleodorante, avevano chiamato le forze dell'ordine mentre sul posto erano intervenuti anche i tecnici dell'Arpa di Fidenza per il prelievo di un campione d'acqua. Il torrente Stirone fa parte di un'area protetta di elevato valore naturalistico ed ambientale e nei giorni scorsi il presidente del Parco, Matteo Orlandi, aveva lanciato l'allarme sulle possibili ricadute negative che questo episodio potrebbe avere sulla fauna ittica del corso d'acqua.
“Al momento aspettiamo gli sviluppi dell'inchiesta per agire dal punto di vista amministrativo - ha sottolineato l'assessore Provinciale Bussolati -. Siamo in attesa che ci vengano forniti gli esiti definitivi dopodichè vedremo i provvedimenti da adottare”.
Quando succedono episodi come questo, possono scattare sanzioni amministrative ed anche pecuniarie nei confronti di chi ha causato il danno. “La maggior parte delle sanzioni a cui i nostri uffici fanno fronte, riguardano gli scarichi non solo civili, ma anche industriali: la nostra competenza è esclusivamente sugli scarichi pubblici e privati in acque superficiali, fatta eccezione per gli scarichi in pubblica fognatura, compito invece del Comune. Nel momento in cui però la fognatura arriva al depuratore e questo scarica in acque superficiali, allora la competenza è nostra”.
Al momento non si sa ancora se la responsabilità di questa chiazza sospetta nello Stirone sia da attribuirsi al depuratore di Salso. “Siamo di fronte ad un caso da verificare: quando comunque si accerta un'irregolarità, le sanzioni amministrative e pecuniarie sono stabilite da parametri di legge. Adesso il servizio competente provinciale dovrà aspettare il verbale per poi prendere provvedimenti: il soggetto sotto sanzione comunque può preparare uno scritto difensivo. A loro volta le autorità competenti, in questo caso i dirigenti del settore ambiente della Provincia, prendono visione di questo atto difensivo: la parte sotto accusa viene interpellata e si decide poi, in base a quanto emerge, se andare ad una archiviazione o emanare un'ordinanza. Il soggetto comunque può ancora difendersi davanti ai giudici impugnando l'ordinanza”.
Le multe legate a negligenze in materia di scarichi idrici nei torrenti e fiumi portano nelle casse della Provincia somme molto elevate: nell'ultimo anno sono stati incassati circa 120 mila euro, cifra in costante aumento in questi ultimi anni. “Gli introiti che derivano dalla sanzioni - ha spiegato l'assessore - vanno a finire nel bilancio della Provincia, ma sono tutti destinati a potenziare i servizi fognari del territorio: infatti vengono "girati" ai comuni per il potenziamento proprio di questi specifici settori”. Le sanzioni pecuniarie possono arrivare fino a 25mila euro mentre quelle amministrative possono portare addirittura alla sospensione o la revoca dello scarico.
(La Gazzetta di Parma)

Piromane condannato a 5 anni

Uta. - Sentenza del Tribunale mentre la riserva del Wwf presto sarà parco nazionale
Muratore di Capoterra incendiò Monte Arcosu

Cinque anni all’incendiario di Monte Arcosu. La condanna è stata inflitta ieri dal giudice del Tribunale di Cagliari Massimo Poddighe al muratore di Capoterra Francesco Garau di 39 anni, accusato di aver appiccato un incendio all’interno dell’oasi naturale gestita dal Wwf il 28 luglio di due anni fa. Il manovale era stato fermato dagli uomini del Nucleo regionale di polizia giudiziaria del Corpo forestale e i ranger di Capoterra. Il giudice, dunque, ha accolto le richieste dell’avvocato Guendalina Garau, legale del Wwf, l’associazione che si era costituita da subito parte civile contro l’incendiario. Ma anche le richieste del pubblico ministero Guido Pani. L’avvocato Garau in effetti aveva chiesto il risarcimento dei danni morali e materiali con una provvisionale non inferiore ai cinquemila euro. Poddighe è andato oltre, condannando l’imputato a cinque anni e ad una provisionale di 15 mila euro.
Insomma, una sentenza inaspettata che arriva proprio mentre l’oasi tenta di diventare parco nazionale.
Un tempo era una riserva di caccia privata. Poi, nel 1984, divenne area di tutela ambientale. Quattro anni più tardi la Regione istituì l’oasi permanente di protezione faunistica. Adesso Monte Arcosu, gestito da ormai un ventennio dal Wwf, potrebbe trasformarsi in un parco nazionale. Ad amministrarlo sarà, oltre all’associazione ambientalista, una commissione di riserva composta dai rappresentanti del ministero dell’Ambiente, della Regione, della Provincia, dall’Università di Cagliari, dal Wwf e soprattutto della amministrazioni comunali di Uta, Siliqua e Assemini, i comuni che hanno diretta competenza su questo territorio montano e boschivo regno della maggiore colonia isolana del cervo sardo.
La prima amministrazione a esprimersi sul progetto è stata Siliqua, il cui consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’idea del parco nazionale. E oggi toccherà ad Assemini. “Sia chiaro, non voglio certo sostituirmi al consiglio comunale, ma credo che non ci saranno problemi sul voto”, dice l’assessore all’Ambiente Rossella Manca. “Credo di poter dire che il parco nazionale non potrà che portare benefici e non solo in termini di protezione ambientale che già esistono con la riserva naturale, ma anche economici. Lo Stato ha infatti a disposizione parecchi quattrini per le aree protette che troppo spesso non vengono spesi. Inoltre, è questo è l’aspetto più importante - aggiunge Manca - Assemini come gli altri comuni avranno un importante ritorno di immagine con l’istituzione del primo parco nazionale terrestre in Sardegna. Un parco, tra l’altro, che sta partendo dal basso con il coinvolgimento diretto degli enti locali”.
Insomma, la strada è tracciata. E se anche Assemini dovesse allinearsi sulle stesse posizioni di Siliqua, allora bisognerà attendere solo il parere di Uta. Quindi della Provincia e della Regione. Infine, del ministero dell’Ambiente. “La volontà sembra esserci da parte di tutti, speriamo che le cose si muovano con una certa celerità”, spiega il direttore della riserva di Monte Arcosu, Carlo Murgia. “Se gli enti locali si esprimono favorevolmente, allora anche la decisione del ministero dovrebbe essere un fatto certo nell’ambito dell’intesa Stato-Regione. Ciò che veramente vogliamo evitare è l’istituzione di un parco imposto che porterebbe solo scontento e pareri contrari tra la gente. Tra l’altro, sul fronte dei vincoli non cambierà nulla, perché resteranno in vigore quelli che già esistono oggi. Ai cacciatori non verrà sottratto neppure un metro quadro in più di area venatoria”.
(L’Unione Sarda)

Primo sì per Golfo Aranci nell’area protetta

Importante incontro in Comune per discutere l’allargamento del Parco di Tavolara-Capo Coda Cavallo
Il sindaco Memmoli: “Solo così salveremo i nostri pescatori in grande difficoltà”

Primo passo in avanti per risolvere i problemi dei pescatori di Golfo Aranci. Il comune gallurese potrebbe entrare a far parte dell’area marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo. Ieri, infatti, si è svolto un incontro tra i componenti del Consorzio di gestione dell’area marina protetta, in rappresentanza dei comuni di Olbia, San Teodoro e Loiri-Porto San Paolo, allargata a Sergio Memmoli, sindaco di Golfo Aranci, che alcune settimane fa aveva chiesto un vertice sull’argomento. Si è discusso quindi delle problematiche legate all’attività dei pescatori, costretti dai vincoli del Parco ad operare in uno specchio di mare piuttosto ridotto. Da un lato il parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, dall’altro la riserva marina di Tavolara-Capo Coda Cavallo. Durante l’incontro, i rappresentanti del Parco hanno mostrato disponibilità all’ingresso di Golfo Aranci nel consorzio, l’unico modo per salvare il settore della pesca professionale nel piccolo centro dove si contano una cinquantina di addetti.
“Ho apprezzato molto il fatto che tutti si siano mostrati attenti alle problematiche dei nostri pescatori e del nostro territorio - ha detto Memmoli - adesso cercheremo di risolvere la questione quanto più in fretta possibile”. Golfo Aranci ha espresso solo oggi la volontà di far parte del consorzio di gestione dell’area protetta. “All’inizio non avevamo considerato il peso delle conseguenze che i vincoli ci avrebbero imposto - ha ammesso il sindaco - dopo questo passo non rimane altro che fare una richiesta ufficiale al Ministero dell’Ambiente per far parte del parco”. L’impegno attuale quindi è quello di avviare rapidamente la procedura amministrativa da inviare successivamente al ministro. Naturalmente, con una modifica della perimetrazione dell’area che dovrà comprendere stavolta anche il territorio di Golfo Aranci. Solo così si potranno eliminare le difficoltà operative dei pescatori e cancellare le differenze di trattamento da un comune all’altro. “Siamo fiduciosi, non potrebbe essere diversamente - ha concluso Memmoli - c’è la volontà politica, fondamentale in un caso come questo. Ci hanno assicurato che avrebbero portato avanti e fatta propria la battaglia dei nostri pescatori”. Potrebbe essere questa la svolta definitiva e tanto attesa in grado di risolvere i disagi golfarancini. (L’Unione Sarda)

“Parco: le liti della sinistra bloccano tutto”

PISA — “La lotta intestina nella maggioranza di centro-sinistra in Toscana sulle designazioni dei nuovi presidenti dei Parchi regionali — osserva il consigliere di An, Virgilio Luvisotti — ha nuovamente fatto slittare la definizione della nomina dell'Ente Parco di San Rossore. Nonostante la maggioranza bulgara in consiglio e dopo l'esclusione politica del Comune di Massarosa, reo di essere di centro-destra, dalle nomine del Parco di San Rossore la sinistra toscana ha nuovamente messo in stand-by l'Ente Parco. Le ragioni sono ancora una volta di pura spartizione di poltrone: non c'è l'accordo sulla nomina del Parco delle Apuane e quindi tutto rimandato anche per Pisa. La sinistra locale è quindi sempre più impegnata a tempo pieno a trovare posti di potere” conclude Luvisotti: “Ma intanto — dice — i problemi restano e si acuiscono”.(La Nazione)

L'Ente Parco partner di Cna per l'artigianato artististico

L'artigianato artistico si trova oggi a dovere affrontare un'importante sfida a livello di qualità in risposta alle attese del mercato e all'innovazione tecnologica. Per questo la Cna di Rovigo ha predisposto un progetto di formazione di una figura professionale femminile in grado di affrontare queste nuove realtà. Per la realizzazione del progetto è stato chiesto il sostegno finanziario del Fondo sociale Europeo. Nello stesso tempo è stato anche chiesto all'Ente parco regionale Veneto Delta del Po il partenariato, concesso all'unanimità durante l'ultima riunione del comitato esecutivo. “Tra gli obiettivi che il progetto si prefigge di raggiungere — ha detto il vice presidente dell'Ente Vincenzo Melone — devo citare il sostegno che si intende dare al comparto dell'artigianato artistico a livello polesano, come risorsa economica e come stimolo al mercato”. “C'è ancora — ha aggiunto il direttore Stefano Danieli — la necessità di individuare una linea di produzione di manufatti dal nuovo design, che siano rappresentativi della identità e della storia del Polesine e che, più in particolare, promuovano turisticamente il Delta, territorio ricco di bellezze naturali e architettoniche e di itinerari turistici”.
(Il Resto del Carlino)

Tutti d'accordo: “Avanti con il Parco Archeologico”.

MASSA — Verso il Parco archeologico delle Alpi Apuane. Il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità, senza dibattito, una mozione sull'istituzione del Parco Archeologico delle Apuane. Il testo è stato firmato dai consiglieri Lucia Franchini (Margherita), Luciano Ghelli (PdCI), Giuliana Baudone (An), Alessia Petraglia e Bruna Giovannini (Ds), Leopoldo Provenzali (Fi) ed è nato da un lavoro svolto sull'argomento dalla Quinta Commissione alla Cultura e al Turismo presieduta dalla Franchini e di cui i consiglieri citati sono membri. Con questo atto, che ricorda come l'istituzione del Parco debba essere attuata mediante decreto del ministero all'Ambiente d'intesa con quello per i Beni Culturali e la Regione, il consiglio invita la giunta a promuovere tutte le iniziative idonee per sollecitare i competenti ministeri alla firma del decreto di istituzione del Parco. La Commissione si è confrontata con le istituzioni sullo sviluppo e la promozione turistica e ambientale, nell'assoluta convinzione che l'istituzione del Parco Archeologico sia un passo molto importante per la valorizzazione del territorio.
(La Nazione)

Alpi Apuane, Sos al ministero.

MASSA — Il presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane Luigi Grassi sollecita il ministero dell'Ambiente affinché ponga la firma al decreto per avviare il Consorzio istituito per la conduzione del Parco Archeologico delle Alpi Apuane. Tutto è pronto per il decollo del Parco, finanziato dallo Stato su iniziativa di alcuni parlamentari della provincia di Massa Carrara. La somma di oltre 750 mila euro è già stata trasferita al Parco Regionale che ne ha la gestione.
“Il Parco Archeologico — osserva Grassi — è uno strumento fondamentale per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio ambientale, storico e culturale dei siti apuani”.
(La Nazione)

Valcomino/Il ministro Alemanno: bracconaggio, più controlli nel parco

Pieno sostegno del ministro Alemanno alla lotta contro il Bracconaggio nel Parco Nazionale. A seguito dei recenti avvelenamenti di animali di specie protetta in Valcomino, il ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha espresso piena condivisione delle preoccupazioni manifestate dai vertici del Parco relativamente alla grave situazione del bracconaggio. In una nota inviata all’Ente naturalistico e al ministro dell’Ambiente, Alemanno annuncia “grande sostegno e fattiva collaborazione al fine di intensificare i controlli sul territorio per prevenire e reprimere il bracconaggio nei settori dove sopravvivono l’orso, il lupo e le altre specie a rischio”. In tal senso il Ministro ha diramato una direttiva agli uffici periferici del Corpo Forestale competenti per territorio. “Raccogliamo con soddisfazione la concreta disponibilità del Ministro - dichiara il direttore del Parco, Di Benedetto -. L’attivazione del coordinamento tra tutte le forze interessate per condurre azioni comuni è essenziale per garantire efficienza nella sorveglianza del territorio del Parco e delle zone limitrofe”.
(Il Messaggero)


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