Rassegna del 03 Settembre 2004

Caccia. Sparava nel parco del partenio (napoli), denunciato

E forse l'apertura della stagione legata a diversi incendi

(dire) - roman sparava indisturbato all'interno del parco Regionale del partenio, quando e' stato sorpreso dagli agenti del Comando stazione forestale di roccarainola (napoli). Il Cacciatore, armato di fucile e con due cani al seguito, si Trovava in localita' monte fellino, nel comune di roccarainola (napoli), dove il divieto di caccia e' permanente. Dopo avere Inutilmente tentato di difendersi dichiarando di avere un Appezzamento di terreno nelle vicinanze e sostenendo di essersi Allontanato per una semplice passeggiata, e' stato denunciato. I Forestali gli hanno sequestrato il fucile, un breda calibro 12, e Venti munizioni. Altri cacciatori, alla vista dei forestali sono Fuggiti, facendo perdere le loro tracce. un episodio "che inaugura tristemente la stagione venatoria", Commenta il corpo forestale dello stato, e che si e' verificato Durante un normale controllo antincendio boschivo e Antibracconaggio, in una zona off-limits per le doppiette. "gli Ultimi episodi d'incendi verificatesi a catena nella localita' Del monte fellino sono con molta probabilita' strettamente Connessi con l'apertura della stagione della caccian ha Commentato geremia cavezza, comandante della stazione forestale Di roccarainolan due le cause legate agli incendi dolosi: la Caccia per stanare gli animali e i pascoli abusivi, oltre alla Raccolta di prodotti del sottobosco. Un malcostume imperante e Difficile da debellare". (dire)

Legambiente, no a cacciatori in direttivo parco Valgrande

Parco Valgrande

Pesante accuse del Circolo Verbano di Legambiente nei confronti dei due rappresentanti delle associazioni ambientaliste presenti nel direttivo dell'Ente Parco Nazionale della Valgrande, l'area selvaggia più grande d'Italia.
"Si tratta - spiega in una nota la presidente del Circolo Verbano di Legambiente, Amelia Alberti - di Bruno Campagnoli, esponente dell'associazione ambientalista "Ekoclub", cui aderiscono di fatto tutti i cacciatori tesserati, nonchè presidente di Federcaccia del VCO e presidente del Comparto Alpino per la caccia VCO 1, e di Sergio Bisiani, che vive a Trieste ed è esponente dell'associazione "Ambiente e/è Vita", che ha sede a Roma, alcune sedi staccate in qualche regione italiana, e soprattutto è presieduta dall'on. Nino Saporito, di AN, cosi' come di AN sono il ministro dell'Ambiente e il presidente del parco. Viene in mente Caligola e il suo cavallo".
La Alberti stigmatizza anche che l'attuale presidente del Parco, Alberto Actis, continui a non voler nominare un direttore del Parco, da scegliere nell'elenco predisposto di professionisti accreditati, "e continui ad appoggiarsi alla figura di una segretaria-facente funzione, sicuramente ottima revisionatrice di delibere, ma altrettanto sicuramente incompetente nella direzione tecnica di un Parco Nazionale". (La Sentinella del Canavese)

Comunità del Parco ratifica delle nomine

Parco Dolomiti Bellunesi
ENTI LOCALI Richiesta dal ministero


Le operazioni per il rinnovo del consiglio direttivo dell'Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, composto da dodici membri più il presidente (che attualmente è il commissario straordinario Guido De Zordo), farà oggi un significativo passo avanti. La Comunità del Parco, presieduta da Rizieri Ongaro, è chiamata infatti dal Ministero dell'Ambiente a confermare i nomi relativi alle cinque designazioni che le spettano in seno al consiglio direttivo dell'Ente (una di queste persone diventerà tra l'altro vicepresidente dell'Ente Parco). Quanto prospettato alcuni mesi fa, ancor prima della tornata elettorale che in primavera ha modificato il panorama amministrativo, vedeva quali suoi portacolori Alberto Brambilla (in rappresentanza del Feltrino), Gabriele Caldart (Agordino), Fausto De Feo (Longaronese-Zoldano), Oscar De Bona (ex presidente della Provincia di Belluno) e Renato Moro (Valbelluna).
Tenendo presente che una corretta rappresentatività degli enti locali prevederebbe che i cinque elementi provengano ognuno dalle altrettante zone geografiche del Parco, da quanto prospettato dalla Comunità del Parco rimaneva esclusa la zona del Bellunese. A favore dell'allora presidente della Provincia De Bona che attualmente, peraltro, non ricopre più questa carica. Pare scontato quindi che oggi, alle 17 nella sede del Parco a Villa Binotto, il consiglio della Comunità procederà al rinnovo di questo, ma forse anche degli altri, nominativo. Convocati all'incontro sono tutti e 22 i componenti dell'organismo. E quindi il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, il presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon, i presidenti delle cinque comunità montane e i sindaci dei quindici comuni nei cui territori sono ricomprese le aree del parco. Per quanto riguarda le comunità montane, sono quelle Agordina (presidente Rizieri Ongaro), Bellunese (Luigi Roccon), Feltrina (Loris Scopel), Longaronese-Zoldana (Renzo Bortolot), Valbelluna (Emilio Isotton). I comuni invece: Belluno (sindaco Ermano De Col), Cesiomaggiore (Gianni De Bastiani), Feltre (Alberto Brambilla), Forno di Zoldo (Fausto De Feo), Gosaldo commissario prefettizio Alessandro Tortorella), La Valle Agordina (Tiziano De Col), Longarone (Pierluigi De Cesaro), Pedavena (Franco Zaetta), Ponte nelle Alpi (Fulvio De Pasqual), Rivamonte Agordino (Natale Da Ronch), San Gregorio nelle Alpi (Ermes Vieceli), Santa Giustina (Vito Tison), Sedico (Giovanni Piccoli), Sospirolo (Massimo Tegner), Sovramonte (Armando Scalet).
Nel frattempo, grande la soddisfazione riscossa dall'Ente Parco per l'inaugurazione del bivacco Le Prese di sabato scorso. Sulle pendici della Vallazza, il taglio del nastro è stato dato dal commissario straordinario De Zordo e da Dario Campedel portavoce dell'Ex Azienda di Stato Foreste Demaniali. Realtà, quest'ultima, che assieme al Parco ha portato a nuovo questa struttura che diventerà punto di riferimento per gli escursionisti delle Vette Feltrine. (Il Gazzettino)

Le doppiette alle prese con il "Parco"

Parco Alta Murgia

SPINAZZOLA Riaperta la caccia anche a Spinazzola. Per chi nutre questa passione spesso molto costosa inizia una nuova stagione in un territorio sempre più limitato. L'istituzione del "Parco Nazionale dell'Alta Murgia", le nuove aree protette come quella in località "Acquatetta" o l'intera zona della diga del "Locone" divenuta oasi naturale, hanno fortemente limitato l'azione delle doppiette locali.
C'è chi si dice certo che la caccia è diventata solo dispendiosa e teorica, elencando la voce dei costi, autorizzazioni necessarie, fucile, mantenimento e addestramento cani, spostamenti in auto attrezzate. A cui si aggiunge anche l'aumento, come sempre, delle polemiche espresse dagli ambientalisti. I quali puntando il dito contro i cacciatori "sparano" accuse di responsabilità sull'impoverimento della fauna della zona. Praticamente le dispute di sempre alla riapertura della stagione venatoria.
E' pur vero che l'azione di molti cacciatori finisce per agire più a tutela dell'ambiente che non per la sua distruzione. Molti di loro infatti sono tra i primi a denunciare anomalie o abusi specie per azioni di inquinamento. Così come è avvenuto per il ritrovamento dei tre fusti sospetti abbandonati da ignoti, in località "Ministalla" alla fine dello scorso anno. I capannelli di uomini in tute mimetiche alle prime ore del giorno sono già iniziati e i racconti di piccoli o grandi bottini di caccia circolano in paese. Molti attendono con ansia anche l'apertura della caccia al cinghiale che sembra sia in forte aumento di popolazione nelle arre circostanti Spinazzola, tanto da essere stati avvistati sino in paese, vicino le ultime case del borgo antico e principalmente nella "grava dei Francesi".
Dove hanno trovato disponibilità di cibo distruggendo qualche orto.
Più forti sono le perplessità manifestate per la caccia al cinghiale che sia aprirà il primo ottobre. La presenza del lupo in forma stanziale sul territorio è ormai una certezza ed il cinghiale è uno degli alimenti preferiti da questo animale protetto. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Il parco nazionale dello Stelvio: un palcoscenico d’eccezione per i campionati del mondo di sci alpino.

Affidato al neo-presidente ferruccio tomasi, il parco nazionale si ripropone come risorsa fondamentale per lo sviluppo del territorio

La storia recente di Bormio e dell’Alta Valtellina è strettamente legata a quella della più vasta area protetta d’Italia e delle Alpi: il Parco Nazionale dello Stelvio. Istituito nel 1935, il Parco si estende oggi per 135.000 ettari sulle province di Sondrio, Bolzano e Trento. Al suo interno si trovano oltre 110 ghiacciai, il più grande dei quali è quello dei Forni, in Valfurva. L’estensione del Parco dello Stelvio, sia in superficie, sia in altezza (da quota 650 m fino ai quasi 4000 m dell’Ortles), permettono la proliferazione di una varietà enorme di ecosistemi. Le sorgive, le fitte abetaie, gli alpeggi, le ampie valli disseminate di torrenti e piccoli laghi costituiscono un rifugio ideale per la natura alpina. Sono infatti oltre 2000 le specie di fiori protetti che si trovano all’interno del territorio del Parco, mentre la fauna varia dai caprioli ai cervi, agli stambecchi, alle marmotte, alle aquile, fino ad arrivare al gipeto, l’unico esemplare di avvoltoio che ancora vive nell’arco alpino. I percorsi naturalistici del Parco, quasi 250 km di suggestivi sentieri vallivi e in quota, si inseriscono in un quadro complessivo che fa dell’Alta Valtellina una meta ideale per l’escursionismo, a piedi e in bicicletta. Non è un caso che i Campionati del Mondo di Mountain Bike 2005 siano stati affidati a un’altra località valtellinese, Livigno, e che il Campione del Mondo di sky-running (disciplina nata negli anni ’90 in cui gli atleti salgono la montagna di corsa) sia un bormino Doc come Marco De Gasperi. Oggi la salvaguardia del Parco Nazionale dello Stelvio è affidata al neo-eletto Presidente Ferruccio Tomasi che, appena insediato, ha espresso la precisa volontà di rendere l’area protetta una risorsa importante per il territorio. Per molto tempo il Parco è stato percepito come ostacolo allo sviluppo, in omaggio a un protezionismo che per valorizzare le risorse ambientali ha penalizzato lo sviluppo della comunità. Se la tutela della natura rimarrà il tema fondamentale dell’agenda del Consorzio di Gestione del Parco, nuovi sforzi verranno compiuti per valorizzare l’area protetta anche come volàno per lo sviluppo delle comunità che la abitano, trovando un equilibrio tra conservazione del patrimonio naturalistico e sviluppo sostenibile che non alteri i delicati equilibri della natura. La prossima sfida sarà quella rivolta alla valorizzazione del Parco come fonte di ricchezza e investimento a lungo termine, pienamente consapevoli che l’attenta salvaguardia dell’ambiente alpino è una condizione imprescindibile per garantire il futuro della montagna e della sua gente. Infolink: www.Stelviopark.it (Marketpress.info)

Parco del Gennargentu: i vincoli ci sono e restano in vigore

Replica del wwf

"Il decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu non è ancora stato formalmente modificato e pertanto i vincoli delle misure di salvaguardia sono vigenti". Lo sostiene il Wwf rispondendo a quanti, in questi giorni, sostengono l’avvenuto congelamento del parco del Gennargentu, la sospensione delle misure di salvaguardia e la rimessa in discussione degli attuali confini.
"Il fatto che il Consiglio dei ministri del 7 maggio abbia approvato il testo di un nuovo decreto presidenziale sul parco, costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente, per modificare il decreto istitutivo. La firma - sostiene il Wwf - è di competenza del Capo dello Stato e questa non risulta essere stata apposta al testo proposto dal Governo. Il nuovo decreto, quindi, non ha concluso il suo iter e non è vigente. Prova ne sia che non è mai stato pubblicato in Gazzetta. Sino alla sua modifica, rimane dunque vigente il decreto istitutivo del parco e gli attuali confini, con le misure di salvaguardia previste per legge. Tra queste, dato il periodo, vale la pena ricordare che c’è anche l’assoluto divieto di caccia e, pertanto, potranno essere perseguiti tutti coloro che verranno sorpresi ad esercitare l’attivita venatoria all’interno del parco".
Il Wwf ribadisce la propria disponibilità alla riapertura di un confronto tra Stato, Regione ed Enti Locali per la predisposizione di una nuova proposta dei confini. "Solo quando questa verrà predisposta sarà possibile sostituire gli attuali confini con quelli nuovi, mentre risulterebbe pericoloso e sbagliato azzerare l’attuale situazione prima di avviare il confronto. Quindi - secondo il Wwf - si sostituisca il decreto con un nuovo decreto e non già, come si vorrebbe fare, con l’annullamento del parco".
A questo proposito, il Wwf chiede che una parola di chiarezza venga anche dal Presidente della Regione, Renato Soru, la cui posizione è imprescindibile al fine di una qualsivoglia modifica del decreto. (L'Unione Sarda)

Parco Gennargentu: per WWF vincoli ancora validi

Il decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu non e ancora stato formalmente modificato e pertanto i vincoli delle misure di salvaguardia sono assolutamente vigenti", così il WWF risponde a quanti, in questi giorni, stanno sostenendo l'avvenuto congelamento del parco del Gennargentu, la sospensione delle misure di salvaguardia e la rimessa in discussione degli attuali confini.
"Il decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu non e ancora stato formalmente modificato e pertanto i vincoli delle misure di salvaguardia sono assolutamente vigenti", così il WWF risponde a quanti, in questi giorni, stanno sostenendo l'avvenuto congelamento del parco del Gennargentu, la sospensione delle misure di salvaguardia e la rimessa in discussione degli attuali confini. "Il fatto che il Consiglio dei ministri del 7 maggio abbia approvato il testo di un nuovo decreto presidenziale sul parco, costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente per modificare il decreto istitutivo. La firma è infatti di competenza del Capo dello Stato e questa non risulta essere stata ancora apposta al testo proposto dal Governo. Il nuovo decreto, quindi, non ha concluso il suo iter e quindi non è vigente. Prova ne sia che non è mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Sino alla sua modifica, rimane dunque pienamente vigente il decreto istitutivo del parco e, conseguentemente, rimangono validi gli attuali confini all'interno dei quali si applicano le misure di salvaguardia previste per legge. Tra queste, dato il periodo, vale la pena ricordare che c'e anche l'assoluto divieto di caccia e, pertanto, potranno essere perseguiti tutti coloro che verranno sorpresi ad esercitare l'attivita venatoria all'interno del parco".
Il WWF, pur richiamando la correttezza formale degli atti, ribadisce comunque la propria disponibilità ed il proprio favore alla riapertura di un confronto tra Stato, Regione ed Enti Locali per la predisposizione di una nuova proposta dei confini del parco che possa essere più condivisa. "Solo quando questa verrà predisposta sarà possibile sostituire gli attuali confini con quelli nuovi, mentre risulterebbe pericoloso e sbagliato azzerare l'attuale situazione prima di avviare il confronto perché in tal caso, quest’ultimo, rischierebbe di non chiudersi mai. Quindi, secondo il WWF, si sostituisca il decreto con un nuovo decreto e non gia, come si vorrebbe fare, con l'annullamento del parco. A tale proposito il WWF chiede che una parola di chiarezza venga anche dal Presidente Soru, la cui posizione è imprescindibile al fine di una qualsivoglia modifica del decreto". (Sardegna Oggi)

Il parco spazza via l’idrovora

Molentargius
I grandi lavori inizieranno a ottobre sulla spiaggia del Poetto
Il vecchio impianto sarà abbattuto e sostituito


La vecchia idrovora sparirà dalla spiaggia. Una bella fetta di litorale, più o meno centocinquanta metri quadri di arenile, saranno restituiti ai bagnanti. A ottobre partiranno i lavori di demolizione. Via le grandi tubazioni, via quella colata di cemento grigia e brutta innalzata decenni fa e che ha in qualche modo violentato la cartolina-Poetto, ferendo l’arenile dalla strada litoranea alla battigia e oltre. Ebbene, le condotte fatiscenti spariranno per sempre, sostituite da tubazioni sotterranee che permetteranno comunque di far arrivare l’acqua del mare ai canali del sistema saline-Molentargius.
"I lavori - dice Antonio Conti, commissario del parco e direttore generale dell’assessorato regionale all’Ambiente - cominceranno alla fine di settembre proprio per non intralciare la presenza in spiaggia dei bagnanti. Anche a ottobre, comunque, agiremo con molta accortezza e in modo soft per evitare un impatto sull’ecosistema sabbioso e sulla fauna marina e acquatica".
Via il vecchio, porte aperte alle nuove tecnologie, dunque. "Che oltre ad essere ben più efficaci, hanno anche un impatto ridotto con l’ambiente", dice Giampiero Vargiu, direttore del Consorzio Ramsar che sta eseguendo gli interventi all’interno dell’area protetta. "Con il nuovo impianto - spiega Vargiu - l’acqua marina sarà prelevata ad una profondità dei meno sette metri e a una distanza dalla linea di battigia di 450 metri. E questo grazie a una tubazione interrata che spunterà dietro la strada". Inoltre, lavorerà con un sistema a gravità, mentre cesserà definitivamente l’aspirazione della sabbia che l’attuale idrovora sottrae al fondo del mare. "La condotta spunterà dal fondo del mare con un fungo rivolto verso l’alto che sarà segnalato ai naviganti con una meda", aggiunge Vargiu. "Dalla parte opposta, oltre la strada, sarà realizzata una vasca e saranno sistemate le pompe aspiranti per portare l’acqua nei canali". Un’opportunità in più per far rinascere le saline abbandonate da troppo tempo. "Non ci sarebbero davvero più grossi ostacoli alla ripresa produttiva", taglia corto Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente e responsabile dell’Associazione per il parco del Molentargius. In effetti, per rilanciare la produzione del sale bisognerebbe mettere mano agli specchi d’acqua dell’intero sistema, oggi privi degli argini sofolti che dividevano in numerose vasche il bacino permettendo l’innalzamento, l’evaporazione e la diversa concentrazione del cloruro di sodio", spiega Giampiero Vargiu.
Una ripresa della produttività che per il responsabile del Consorzio Ramsar dev’essere visto e interpretato come valore aggiunto del parco e non come chissà quale opportunità di guadagno. In ultima analisi, se entrate economiche ci saranno con la vendita del sale, tra l’altro di ottima qualità, queste dovranno servire per rimpinguare le casse dell’ente di gestione e utilizzare i fondi per la messa a dimora di nuove essenze, di altre piante. Per pagare gli studi e le ricerche, per garantire, insomma, le molteplici attività del parco di Molentargius.
I cento miliardi stanziati nell’88 dallo Stato per il recupero della zona umida (e trasferiti in parte alla Regione per l’avvio dei lavori) hanno consentito di ultimare il progetto. Zone a parco, canali, punti d’osservazione per la fauna, parcheggi all’ingresso dell’oasi protetta. E poi ancora il restauro del vecchio edificio della direzione delle Saline di Stato e la realizzazione della darsena. "Che esisteva già ma che negli anni era stata completamente interrata", precisa Vargiu. Da lì potranno partire, navigando lungo i canali, anche questi completamente rimessi a nuovo con la sistemazione degli argini, le canoe con cui si potrà visitare una grande parte del parco dell’area umida del Molentargius, casa di numerose specie di volatili tra cui i fenicotteri rosa che qui, da qualche anno, hanno deciso dei riprodursi e nidificare.
Ma se il lavoro del Consorzio e della Regione è ormai ultimato, molto altro bisognerà ancora fare. A cominciare dall’eliminazione delle molte, troppe discariche a cielo aperto che sfregiano il grande stagno di Cagliari. (L'Unione Sarda)

Ecco l’oleificio che produce energia

La nuovo cilento e’ la piu’ grande azienda produttrice d’extravergine biologico in italia

Noccioli delle olive utilizzate come combustibile e una macchina brevettata per la trasformazione della sansa in fertilizzante antifrane: sono alcuni tra i più siginificativi progetti realizzati dalla cooperativa Nuovo Cilento è il più grande produttore italiano di olio biologico. Inaugurata nel 1976 oggi sono 270 i soci che conferiscono al suo impianto: ogni anno sono circa duemilacinquecento i quintali della dop Cilento prodotti. Ma quello che fa dello stabilimento presieduto da Giuseppe Cilento una realtà unica, è la politica del risparmio energetico e del biocompatibile con un progetto che copre l'intero ciclo di produzione, riciclaggio delle scorie compreso attraverso un deposito interrato e protetto.
Nata nel 1976, 270 soci che conferiscono al suo impianto, duemilacinquecento quintali di dop Cilento prodotti ogni anno, la cooperativa Nuovo Cilento è il più grande produttore italiano di olio biologico. Ma quello che fa dello stabilimento una realtà unica, è la politica del risparmio energetico e del biocompatibile con un progetto che copre l'intero ciclo di produzione, riciclaggio delle scorie compreso attraverso un deposito interrato e protetto.
Il progetto vede il coordinamento di rapporti scientifici con il Wwf, con l’Enea (ente nazionale per l’energia alternativa), con il Cnr (centro nazionale di ricerca) e con il Parco nazionale del Cilento, affinchè sperimentazione e indagine non prescindano mai dal rispetto dell’ambiente.
L'olio viene mescolato senza essere bollito e con attenzione a non congelare le vitamine e gli antiossidanti. Il sistema di estrazione a ciclo continuo integrale garantisce il rispetto delle qualità organolettiche e nutrizionali dell'olio. Non utilizza l'acqua nel processo di estrazione, ma direttamente l'acqua di vegetazione delle olive, conservando gli antiossidanti, cioè i polifenoli e la vitamina E. Tale sistema è utilizzato da pochissimi frantoi in Italia, perché il metodo bifase oltre all'olio rilascia come scarto di lavorazione una sansa allo stato melmoso di difficile stoccaggio e trasporto.
La Cooperativa Nuovo Cilento, assieme al Cnr di Perugia, ha sperimentato una soluzione nuova e originale a questo problema inventando una macchina, che in continuo con il frantoio, riesce a disidratare la sansa di scarto e ad arricchirla dell'azoto necessario per renderla un utile fertilizzante.
Il laboratorio che lavora con tecnici e appassionati, organizza corsi di educazione alimentare, percorsi storici e naturali, giornate di cucina e degustazione, e c’è persino un ristorante, Il Frantoio, che nel 2003 è entrato nella guida ai ristoranti d’Italia dell’Espresso e del Gambero Rosso.
Certificati Ismecert per la denominazione di origine protetta, gli oli sono prodotti per l'85 per cento dalle varietà Rotondella, Frantoio, Salella e Leccino, secondo il disciplinare di produzione. Gli uliveti che conferiscono all’azienda rientrano nei territori di Ceraso, Controne, Camerota, Pollica, Acciaroli, Palinuro,San Mauro, Serramezzana e Agropoli per un totale di 1700 ettari e di 160mila piante.
Nel profilo organolettico si evidenziano la densità media con note aromatiche accentuate che ricordano il frutto, al gusto balza il sapore amaro piccante.
Tre le etichette in commercio: Terre dei Monaci dop, Terre antiche da agricoltura biologica e Terre del Casale.
Nel 2004 per il secondo anno consecutivo la Cooperativa Agricola Nuovo Cilento vince il primo premio al Sirena d’Oro di Sorrento come miglior dop Cilento per gli oli extravergine di oliva. (Il Denaro)

L'Ente Parco chiama Bassolino

SARNO. L'Ente Parco Regionale del Sarno ha avanzato a Bassolino una richiesta per l'incremento dei fondi destinati alle attività del Parco. (La Città)

Denunciata una persona per aver costruito casa abusiva nel Parco dell’Aspromonte

REGGIO CALABRIA. Una abitazione ed una pista abusiva sono stati scoperti nelle campagne di San Luca, nell'area del Parco Nazionale dell'Aspromonte, dal personale del corpo forestale dello Stato che ha denunciato una persona. Nel corso di controlli è stata individuata una pista che era stata realizzata in un bosco di querce appartenenti alla specie del farnetto. Percorrendola per circa 400 metri è stato accertato che per la sua realizzazione erano stati abbattuti numerosi alberi secolari. Al termine della pista era stato realizzato, inoltre, un ampio piazzale ed una costruzione in lamiera abusiva. Sul posto è stato trovato S.G., 24 anni, di San Luca che è stato denunciato per violazione delle normative urbanistiche e ambientale e per occupazione di terreni di proprietà del comune di San Luca. La struttura è stata sequestrata. (Il Giornale di Calabria)


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