Rassegna del 01 Dicembre 2004

Parchi. Da cts, prima indagine su marchio qualita' turismo

(dire) - roma- un marchio per la qualita'del turismo nei parchi: e' con un occhio a questo oibiettivo che il cts ambiente ha svolto la prima indagine a tappeto sulla qualita' del turismo nei parchi. "e' opportuno e fattibile istituire un marchio nazionale di qualita' per il turismo nei parchi"? E' l'interrogativo al quale ha cercato di rispondere il cts ambiente, che su incarico del ministero dell'ambiente ha effettuato la prima indagine territoriale sulla qualita' del turismo in tutti i parchi naturali nazionali italiani. Al termine dello studio, l'associazione ha proposto al ministero dell'ambiente l'elaborazione di un disciplinare nazionale per la concessione dell'emblema del parco nel settore turistico, a partire dall'adozione di uno standard base di riferimento al quale i parchi dovrebbero essere tenuti ad adeguarsi. Il cts propone "una normativa valida per tutti i parchi italiani, che lasci al contempo liberta' a ciascun parco di individuare criteri specifici in aggiunta a quelli fissati nel disciplinare, e preveda, elemento fondamentale, dei meccanismi di controllo". "il progetton spiega micaela solinas, responsabile del settore ecoturismo del cts ambiente- muove l'assunto da alcune considerazioni preliminari, prima fra tutte la constatazione della funzione crescente che il turismo sta acquisendo come strumento di valorizzazione e sviluppo compatibile nelle aree protette. Un secondo elemento di valutazione e' costituito dal fatto che la qualita' dei beni e dei servizi e' una caratteristica sempre piu' richiesta e apprezzata dai consumatori, italiani ed europei, e che la valorizzazione e la promozione di tale qualita' attraverso l'utilizzo di marchi e/o strumenti di certificazione e' una pratica ormai diffusa in ogni settore di attivita' economica". La legge quadro sulle aree nazionali protette 394, gia' prevede la possibilita' di concedere il proprio emblema come certificazione di qualita' di determinate attivita'. La legge- argomenta il cts ambiente- non ha pero' fissato i criteri di questa concessione, che sono quindi rimasti alla libera interpretazione delle singole aree protette, le quali hanno seguito strade diverse per utilizzare il proprio emblema. "il proliferare di iniziative diverse, come e' stato finoran sottolinea solinas- comporta il rischio di disorientare i turisti e i consumatori, proprio per il diverso livello di impegno richiesto da ciascuna area protetta agli operatori economici, e in ultima analisi di sminuire il valore e la capacita' di incidenza di questi marchi.i al termine della ricerca il cts ambiente ha ipotizzato tre possibili scenari per la concessione del marchio, tre possibili soluzioni che partono dalla prima ipotesi di base non vincolante per i parchi, che consiste nell'individuare linee guida nazionali per l'armonizzazione delle applicazioni relative alla concessione dell'emblema del parco, per arrivare alla terza ipotesi che prevede che tutti i parchi conseguano delle certificazioni internazionali di sistema o processo. Ma per l'associaizone abientalista ad essere piu' forte e' la soluzione intermedia: l'elaborazione di un disciplinare per il settore turistico che costituisca lo standard base di riferimento per la concessione dell'emblema del parco al quale le aree protette sono tenute ad adeguarsi. Insomma, al ministero dell'ambiente spetterebbe il ruolo di promotore di un percorso partecipato che coinvolge tutti i parchi, insieme alla federparchi, e ai principali organi di rappresentanza che hanno competenza in materia (l'enea, l'associazione per la protezione dell'ambiente, le associazioni ambientaliste, le associazioni di categoria del turismo). Poi, ogni parco potra' individuare il proprio quadro di riferimento per la concessione dell'emblema, per esempio per valorizzare peculiari realta' locali o per affrontare specifici problemi sul territorio.

Parco pollino: garantire biodiversita' dei parchi

(ASCA) - - Il Presidente del Parco Nazionale del Pollino, Francesco Fino, sottoporra' al Consiglio direttivo una bozza di ordine del giorno sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. La bozza, gia' inoltrata ai consiglieri, e' stata predisposta su invito di Federparchi, la Federazione italiana dei Parchi e delle Riserve naturali, che chiedeva un intervento dei parchi sull'importante questione, ormai di stretta attualita'. La bozza di ordine del giorno, predisposta da Fino, chiede al Governo di assumere, con urgenza, tutti i provvedimenti necessari a garantire alla nostra biodiversita' il massimo di sicurezza da contaminazioni, derivanti da Ogm; a proseguire nell'azione di salvaguardia della qualita', della tipicita', delle denominazioni e marchi dei prodotti agroalimentari italiani; di assicurare la liberta' di scelta nei consumi da parte dei cittadini e la liberta' di scelta nelle produzioni da parte degli imprenditori agricoli. L'ordine del giorno richiama la necessita' che non vengano compromesse le azioni delle aree protette italiane in difesa della ricca biodiversita' della penisola, che ospita il cinquanta per cento delle specie vegetali dell'intero Continente europeo e che e' il risultato, oltre che della varieta' di condizioni climatiche e geomorfologiche, della diversificazione delle tecniche e delle modalita' produttive dell'agricoltura tradizionale, che nei secoli ha modellato i nostri paesaggi. E' interesse dei parchi, - si fa notare nell'ordine del giorno -salvaguardare le caratteristiche peculiari e distintive della identita' dei tanti territori protetti nei quali culture, storie e pratiche agricole plurisecolari hanno consentito di elaborare e radicare produzioni agroalimentari tradizionali e tipiche dall'insostituibile valore e nei quali e' ora in atto un fecondo processo di valorizzazione, che basa proprio sulla riscoperta e sul rilancio delle attivita' locali il rafforzamento economico e sociale di ambiti considerati un tempo marginali e la fortificazione della loro coesione sociale. L'ordine del giorno evidenzia anche che il patrimonio di centinaia di produzioni e prodotti di qualita', originali e tipici dei parchi, e' parte cospicua di quella ricchezza di prodotti (oltre 3.700 censiti dalle regioni, 142 tra Dop e Igp, 311 Doc, 24 Docg, 119 Igt e 2 Stg), che conferiscono all'Italia il primato mondiale assoluto della qualita' agroalimentare. Il documento esprime anche la preoccupazione per il rischio di contaminazione che l'introduzione di organismi geneticamente modificati comporterebbe, mettendo a repentaglio la difesa della biodiversita', la certezza della genuinita' delle produzioni future e la possibilita' della ricostituzione delle condizioni originarie. La preoccupazione espressa nell'ordine del giorno, che il Consiglio direttivo del Parco del Pollino esaminera' nella prima seduta utile, e' stata fatta propria dai parchi italiani, dalla Federparchi e da 13 regioni e da oltre 1.300 Comuni; da associazioni di produttori agricoli e ambientaliste.

Abruzzo/La Giunta stanzia 2.232.709 euro per parchi e riserve

La Giunta regionale ha stanziato 2.232.709 euro in favore del parco regionale Velino-Sirente e delle 17 riserve naturali. Lo ha reso noto l'assessore Massimo Desiati. Nel dettaglio: Velino-Sirente 774.685 euro; Sorgenti del Pescara 60.493; Lago di Penne 157.442; Zompo Lo Schioppo 161.940; Castel Cerreto 60.493; Grotte di Pietrasecca 60.493; Lago di Serranella 71.734; Monte Genzana 143.947; Calanchi di Atri 60.493; Gole del Sagittario 143.947; Abetina di Rosello 64.992; Punta Aderci 60.493; Gole di San Venanzio 134.951; Bosco di Don Venanzio 27.880; Pineta Dannunziana 26.756; Monte Salviano 94.480; Lecceta di Torino di Sangro 60.493; Cascata del verde 64.992. (Il Messaggero)

Allarme dei Verdi: "Riserva naturale trasformata in pista da cross"

"La riserva naturale Monti Cervia e Navegna sta diventando un’area per attività sportive che nulla hanno a che vedere con il rispetto dell’ambiente e la corretta fruizione dei parchi regionali. L’ultimo episodio si è verificato pochi giorni fa nei pressi del valico Le Forme, a ridosso della vetta del Monte Navegna, dove una ventina di moto da cross hanno scorrazzato in piena Riserva naturale". La denuncia è di Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Giunta regionale Francesco Storace e all’assessore all’Ambiente Vincenzo Saraceni.
"È necessario porre un freno a questi fenomeni - afferma Bonelli - che possono mettere a rischio la conservazione della vegetazione e la sicurezza della fauna, che nell’area protetta vive e trova riparo. Ed è per questo che ho presentato un’interrogazione urgente al presidente della giunta Storace e all’assessore Saraceni, affinché si chieda conto dell’accaduto all’Ente gestione della Riserva naturale e si attivino immediatamente procedure per impedire che queste aree si trasformino in luoghi per esibizioni sportive".
"Le riserve naturali, le aree protette, i parchi del Lazio - conclude Bonelli - non devono e non possono diventare piste per esibizioni sportive che danneggiano seriamente l’ambiente. Pensare che in questo modo si produca turismo è aberrante, la natura da sola produce attrazioni che da secoli vengono ammirate dagli uomini. Invece di tagliare ettari di parchi, Storace e la sua Giunta avrebbe dovuto valorizzare le risorse ambientali e promuovere un turismo eco-compatibile nel Lazio". (Il Messaggero)

Il Parco delle Dolomiti è in pericolo

L’ex presidente Gino Bertolo si scaglia contro chi non riconosce più la funzione dell’ente

"Esiste ancora un Parco delle Dolomiti Friulane?". È la domanda che si pone l'ex presidente dell'ente, Gino Bertolo, che punta il dito contro alcune Amministrazioni, tra cui quella di Cimolais, ree, a suo avviso, di non riconoscere la funzione del Parco. "La nascita dell'ente è stata molto travagliata - spiega Bertolo - ma, superate le difficoltà iniziali, il Parco è riuscito a essere una grande realtà della montagna pordenonese, riconosciuta e apprezzata a livello nazionale. Oggi sembra che alcuni dei paesi del Parco stiano demolendo tutto ciò che si è costruito, ritornando a perseguire obiettivi che nulla hanno a che fare con l'area protetta. Questo approccio di negazione al Parco è quello della giunta di Cimolais ed è sempre stata una bandiera del vicesindaco Protti: appare però incomprensibile che altri condividano l'atteggiamento di chi vuole la distruzione di questa istituzione". E prosegue: "Tanto per fare un esempio, sabato prossimo il Comune di Cimolais ha organizzato un convegno sulle "Risorse ambientali e culturali per uno sviluppo turistico sostenibile". E chi patrocina questo evento? Ci sono tutti: il Comune, gruppi culturali locali, la Pro loco, la Comunità Montana, Montagna Leader, ma non il Parco. Forse che in relazione al tema del convegno, quest'ultimo sia un illustre sconosciuto?".
(Il Gazzettino)

Parco Oglio, stop dei sindaci

Fermato il progetto della nuova delimitazione delle aree naturali: "Non è condivisa" A breve la controproposta che sarà redatta con il contributo di tutti i primi cittadini

‘Stop’ dei sindaci al progetto di delimitazione delle aree naturali elaborato dal Parco Oglio Sud. Questo l’esito dell’assemblea dell’ente tenutasi lunedì sera in sala consiliare, alla presenza dell’assessore Giorgio Toscani della Provincia di Cremona (che non ha diritto di voto) e del vicepresidente della Provincia di Mantova Claudio Camocardi. Una riunione non priva di alcuni momenti un po’ tesi. Il sindaco di Calvatone Bruno Tosatto riassume così la conclusione dell’assemblea: "E’ stata approvata una determinazione con la quale la maggioranza assoluta dei sindaci, con la sola astensione di Pessina, Isola Dovarese e della Provincia di Mantova, afferma che la proposta fatta dal Parco è stata utile come elemento di partenza per lo studio del problema, ma al contempo ne stabilisce l’accantonamento, evitando così che sia sottoposta al voto perchè verrebbe bocciata, non essendo condivisa". I sindaci, entro breve tempo, formuleranno una proposta che verrà votata a maggioranza sulla istituzione del parco naturale. "Capofila — spiega Tosatto — è il Comune di Marcaria, delegato a presentare le cartografie, che sono già praticamente pronte e sono da definire, sulla base delle proposte formulate dai singoli Comuni. Ogni sindaco è responsabile del proprio territorio e titolato a proporre le aree da vincolare". "Non vi sarà — dice il sindaco di Marcaria Ezio Zani — alcuna prevaricazione da parte di nessuno su zone di altri". Al momento, aggiunge Tosatto, non è stata ancora fissata una data per la nuova approvazione: "Al massimo si farà dopo Natale. I sindaci — conclude Tosatto — vogliono una proposta condivisa, non calata dall’alto com’è avvenuto". (La Provincia di Cremona)

E la foca monaca è ricomparsa a Favignana

Rare ma ininterrotte segnalazioni nel Mediterraneo
Antonio Canu, Responsabile Mare del Wwf: "Questo dimostra che, se lasciato tranquillo, lentamente, questo raro pinnipede recupera il suo antico areale"


La foca monaca è stata avvista a Favignana. Quest'ultimo "contatto" si aggiunge agli altr avvenuti nel passato. All'isola di Pantelleria in Sicilia (agosto 2003), in una grotta del Salento, in Puglia (giugno dello stesso anno), nell'Oasi del Wwf di Poliporo sulla costa jonica della Basilicata, anche con resoconto fotografico nell'estate del 2002.
In precedenza, le segnalazioni giunte agli esperti dell'Icram e del Gruppo Foca Monaca del Wwf hanno interessato la Riserva marina di Capo Rizzuto (Calabria), Capo Carbonara e penisola del Sinis (Sardegna, altra area protetta), Arcipelago toscano (Parco Nazionale). "Questo dimostra che, se lasciato tranquillo, lentamente, questo raro pinnipede recupera il suo antico areale – sottolinea Antonio Canu, Responsabile Mare del Wwf -. E non a caso la maggior parte degli avvistamenti avviene in aree protette o prossime all'istituzione: aree naturalisticamente importanti dove le attività dell'uomo sono regolamentate. Non dimentichiamo che Favignana fa parte della Riserva Marina delle Egadi. Questi esemplari giungono quasi certamente dalle isole greche dello Ionio, dove sopravvive uno dei nuclei più importanti del Mediterraneo: è la dimostrazione che, se avviate iniziative di tutela nelle aree frequentate, i risultati non si fanno attendere".
La Foca monaca, il mitico animale cantato anche da Omero nell'Odissea è stata per anni braccata dagli stessi pescatori, che l'accusavano di rubare il pesce dalle reti. Oggi sono gli stessi pescatori che aiutano a proteggerla (come in specifici progetti portati avanti dal Programma Mediterraneo WWFin Turchia), ma questi animali hanno bisogno di coste e grotte tranquille dove riprodursi, e soffrono il disturbo del turismo invadente e dei motoscafi.
La foca monaca è una specie prioritaria, considerata tra i mammiferi maggiormente a rischio di estinzione al mondo secondo l'Unione Mondiale della Conservazione (Iucn). E' l'unica specie di foca presente nel Mediterraneo, con circa 300 esemplari distribuiti soprattutto nelle Isole dell'Egeo e nelle coste turche e greche, fino alla Mauritania. Esistono oggi due specie di foca monaca, quella mediterranea e quella hawaiiana (circa mille esemplari ma in rapido declino). Una terza, quella caraibica, è estinta da anni. (Villaggio Globale)

Lotta alla processionaria del pino dell'Etna

Convenzione per tre anni. L'Ente parco e l'Università monitoreranno insieme il fenomeno

Importante intesa fra il Parco dell'Etna ed il dipartimento di Scienze e tecnologie fitosanitarie dell'Università di Catania per continuare il monitoraggio del fenomeno della processionaria del pino nei boschi dell'Etna. Il presidente dell'area protetta, ing. Cettino Bellia ed il prof. Antonino Catara in rappresentanza del dipartimento della facoltà di Scienze Agrarie, infatti, hanno firmato una convenzione per realizzare in tre anni l'attività di controllo continuo della fastidiosa "Traumatocampa pityocampa". I boschi attualmente individuati sono quelli di Casa del Vescovo, Cubania, Piano Provenzana - parte bassa della pineta in prossimità villaggio Mareneve, Caserma Pitarrone, Monte Spagnolo, Monte Scavo, Galvarina - Pineta Adrano Biancavilla e monte Denza. Il monitoraggio verrà effettuato mediante l'uso di trappole feromoniche, rilievi sulle ovature, sulle larve e sulle crisalidi, al fine di indagare tutto il ciclo biologico del defogliatore.
"L'attuale normativa - ci dice la dottoressa Rosa Spampinato del Parco dell'Etna - sposta verso altre amministrazioni il compito di intervenire per risolvere il problema. Visto però le grandi sollecitazioni che l'area protetta ha ricevuto e volendo continuare il lavoro svolto in passato, il Parco ha deciso di colmare una lacuna attualmente esistente, fornendo i dati indispensabili a qualsiasi ente interessato ad intervenire. In passato il monitoraggio è stato sempre effettuato dal dipartimento di Scienze e Tecnologie fitosanitarie, ma purtroppo l'Ufficio forestale non è stato più in condizione di rinnovare la convenzione per problemi di bilancio, né tanto meno l'Osservatorio per le malattie delle piante o l'Azienda foreste demaniali avevano possibilità di dare continuità al monitoraggio. Per questo il Parco dell'Etna si assunto l'onere economico di continuare il controllo". Dando continuità al monitoraggio che quindi ha già una base storica, si continueranno a tracciare le dinamiche di popolazione della processionaria, tentando con maggiore efficacia di individuare tempi e strategie di intervento. "Il lavoro sinergico fra il Parco e l'Università - ha affermato il presidente Cettino Bellia - sarà utile per limitare un fenomeno che come sappiamo non è possibile sconfiggere del tutto. La convenzione con l'Università che conosce benissimo il problema ci aiuterà a salvaguardare meglio i nostri boschi dall'invasione delle larve della Processionaria in estate nidificano a migliaia sui pini del Parco dell'Etna". (La Sicilia)

Parco, una sede ad Acerno Dopo la nomina dei vertici partono gli investimenti

Monti Picentini

Parco dei picentini: la vittoria dei sindaci. La sede giuridica della Comunità del Parco sarà nel Comune di Acerno, che solo per il territorio salernitano dovrà svolgere anche funzioni amministrative e gestionali. La sede giuridica dell’ente Parco sarà invece nel Comune di Nusco. Si chiude la diatriba cominciata all’indomani della decisione regionale di destinare la sede amministrativa del Parco a Nusco. Ciò permetterà di far decollare gli organi del Parco e investire i 50 milioni di euro disponibili. “La Comunità del Parco ha profondamente modificato la scelta feudale del commissario Correa restituendo onore e crediblità alla politica e in modo particolare alla città di Acerno”. A commentare il risultato delle votazioni è il sindaco di Giffoni Valle Piana, Ugo Carpinelli, che aggiunge come “per le sue peculiarità territoriali (comune montano posizionato nel cuore del Parco), Acerno, meritava ampiamente la sede”. Individuare un riferimento istituzionale e funzionale per ciascuna delle due aree provinciali del Parco: questa in sintesi la proposta contenuta nella mozione presentata dal sindaco di Castiglione del Genovesi, e approvata a maggioranza (30 voti favorevoli, uno contrario e due astenuti), dall’assemblea della Comunità del Parco dei Picentini.
La delibera verrà inviata al presidente della Regione, Antonio Bassolino, con la richiesta di procedere alla nomina del presidente dell’Ente e, al commissario Correa. L’Assemblea ha rinviato l’elezione del presidente e del suo vice, mentre ha approvato all’unanimità gli accordi di programma Pit Parco. “Occorre ora costituire subito gli organi del Parco — aggiunge Carpinelli — per investire a favore del territorio sia di parte pubblica, che privata per promuovere lo sviluppo economico da tanto tempo atteso e rivendicato soprattutto dai Comuni interamente montani da sempre isolati dalle grandi linee di mobilità. Acerno può essere ampiamente soddisfatta dalla decisione assunta che pone rimedio a un atto antidemocratico e di prevaricazione che non poteva essere accettato”. (Il Denaro)

Baunei rilancia il no dell'Ogliastra

Gennargentu

Troppo piccola la sala consiliare del Municipio di Baunei per accogliere i numerosi cittadini accorsi per fare l'ennesimo riassunto sul Parco del Gennargentu nella seduta di Consiglio convocata da Angela Corrias (sindaco e consigliere regionale di maggioranza). Si dice che dal prossimo primo gennaio i vincoli previsti dal decreto Ronchi entreranno in vigore con tutte le conseguenze del caso, compreso il divieto assoluto di caccia. "In realtà non è cambiato niente ? ha spiegato Angela Corrias ? perché nessun decreto ha modificato il decreto Ronchi, sempre rigettato dalla nostra amministrazione". Sulla stessa linea il capo dell'opposizione Pasquale Zucca e il presidente della Comunità montana Piero Carta interprete di una linea unitaria. Anche in Ogliastra le voci di una riapertura del discorso Parco hanno immediatamente rinfocolato le brace della protesta. Entro metà dicembre se ne occuperanno i consigli comunali di Talana, Urzulei e Villagrande, mentre Gairo ritiene talmente chiaro il suo no da non prevedere una ulteriore delibera. (L'Unione Sarda)

Ultimatum di Dessì per il Parco

Molentargius

La Regione marcia ormai a pieno ritmo sulla strada dello stagno di Molentargius. A un mese esatto dall'ultimatum per la costituzione del consorzio di gestione del parco naturale da parte della Provincia e dei comuni di Cagliari, Quartu e Quartucciu, ieri l'assessore all'Ambiente Tonino Dessì ha tenuto un incontro operativo con i responsabili tecnici del Consorzio di Ramsar che a fine mese concluderanno e consegneranno le opere realizzate nel corso della grande bonifica ambientale. Alla riunione - che si è svolta nella palazzina della direzione al centro di un importante restauro - ha partecipato anche il commissario provvisorio Antonio Conti che da anni segue gli sviluppi dei lavori. Il Consorzio uscirà di scena dal parco con la sistemazione definitiva dell'idrovora del Poetto: ultimo anello della catena che tiene in vita le saline e le mette al riparo da ogni pericolo di interramento. Ma, come giustamente ha osservato l'assessore Tonino Dessì, ora si tratta di salvaguardare le opere realizzate (nell'arco di dieci anni) e che alle casse della Regione sono costate circa 120 miliardi di lire. "Si tratta di accelerare le procedure - ha sottolineato l'assessore - in quanto entro la fine del mese tutto dovrà essere pronto se si vuole evitare la nomina del commissario". Come è noto a distanza di due anni Provincia e Comuni non sono riusciti a trovare un accordo sullo statuto per il Consorzio di gestione. Ognuno ha tracciato un proprio percorso che alla fine ha lasciato irrisolto il problema. Tant'è che anche l'assessore della precedente giunta regionale aveva nominato un commissario (Antonio Conti) per seguire le opere e i cantieri ancora aperti. Il neo assessore Dessì ha fatto di più: se entro il 31 dicembre non ci sarà ancora lo statuto consorziale, nominerà un altro commissario. Stavolta con pieni poteri. "Sono stati realizzati complessi lavori - ha puntualizzato Dessì - che vanno tutelati. E su questo punto non si torna indietro". Riusciranno entro questo mese Provincia e Comuni a fare in mese ciò che non sono riusciti a fare in due anni? Si saprà alla fine del mese. (L'Unione Sarda)

Locate, la minoranza accusa: "Un disegno politico per il Parco"

Parco Pineta

Il futuro parco naturale divide il consiglio. Il gruppo di opposizione, "centrosinistra per Locate", ha sottolineato come l'allontanamento di Ambrogio Colombo dalla presidenza del Parco Pineta, sia stato un grave errore. La maggioranza, invece, difende l'avvicendamento e critica in mancato coinvolgimento dei proprietari. Secondo l'ex assessore all'ambiente, Antonio Marte, che a giugno aveva votato contro la nascita del parco: "non perché il parco non lo volessimo, ma perché gli studi presentati per la sua creazione erano carenti", intorno alla faccenda si è consumato un gioco politico fra "Lega Nord e Forza Italia che aspirano ad imporre politicamente un disegno di parco a difesa dei proprietari terrieri. Aver estromesso il presidente Colombo - continua Marte - senza nemmeno permettergli di discutere le osservazioni presentate dai comuni intorno al suo progetto è stato un grave errore. Tanto più che si è arrivati a questa soluzione stravolgendo un ordine del giorno che prevedeva prima la discussone delle osservazioni e poi la nomina del nuovo consiglio". Nella riunione di ottobre, durante la quale venne eletto Mario Clerici nuovo presidente, l'assemblea dei sindaci aveva infatti deciso di passare direttamente all'ottavo punto dell'ordine del giorno, che prevedeva la nomina del nuovo consiglio, senza mettere in discussione le osservazioni intorno al piano Colombo per il parco naturale. Alle perplessità dell'opposizione risponde il sindaco, Luca Castiglioni: "Non si è trattato di uno stravolgimento dell'ordine del giorno, ma semplicemente dell'avvicendamento di un presidente a fine mandato. Le modalità con cui è stato portato avanti il progetto parco naturale erano discutibili perché lo studio fatto non ha mai previsto il coinvolgimento dei proprietari terrieri. Ritengo che per un parco che deve nascere su terreni per il novanta per cento di proprietà privata, si tratti di un aspetto importante. So che il presidente Clerici si sta muovendo proprio in questo senso al fine d'aprire un dialogo fruttuoso con i proprietari. La nascita del parco naturale deve avvenire gradualmente senza imposizioni dall'alto". (La Provincia di Lecco)

La posizione delle Associazioni ambientaliste sulla riforma della L.R. 5/95 per il governo del territorio

Toscana

Stamani, presso il centro culturale "Elsa Morante", a Firenze, si è tenuta la conferenza stampa, convocata in forma congiunta dalle principali associazioni ambientaliste toscane (Ambiente e Lavoro, Amici della Terra, Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF) intorno alla Riforma della Legge Regionale sul Governo del Territorio. In forma schematica questa la posizione delle associazioni ambientaliste.
Sulla valutazione integrata. A nostro avviso tale definizione è fuorviante, in quanto presuppone che esista precedentemente una valutazione strategica di piani e programmi che non sia integrata dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Così non è, poiché dal 2001 esiste una direttiva europea, la 2001/42/CE appunto, "concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente". Tale valutazione prevede una procedura di valutazione degli effetti delle scelte economiche e sociali sul territorio, con un’ottica ambientale assunta come strategica. Inoltre, la nuova procedura rompe lo schema a suo tempo tratteggiato dalla L.R. 79/98 che prevedeva la seguente ripartizione: Valutazione Ambientale Strategica per gli strumenti della pianificazione (PIT, PTC, PS); Valutazione degli Effetti Ambientali per gli atti di governo del territorio (Regolamenti Urbanistici e Programmi complessi d’intervento); Valutazione d’Impatto Ambientale per gli interventi edilizi puntuali. Per tutte le ragioni esposte, abbiamo insistito a lungo, quand’anche invano, affinché nelle disposizioni generali della valutazione integrata di piani e programmi (art.11) fosse esplicitato chiaramente il recepimento della direttiva comunitaria. Quello che siamo riusciti ad ottenere, invece è che criteri, procedure e modalità tecniche di tale valutazione siano oggetto di un apposito Regolamento attuativo, da emanarsi entro un anno solare dall’entrata in vigore della nuova legge. Infine, abbiamo ottenuto che la contemporanea riforma della L.R.49 (sulla Programmazione) precedesse la nuova legge sul governo del territorio in ordine al pieno recepimento della direttiva 2001/42/CE.
Sulle aree contigue dei parchi regionali. Sul tema abbiamo rischiato seriamente di registrare un "azzeramento" di quella che è forse la caratteristica principale dei Parchi Regionali toscani, e cioè la spiccata competenza che è stata attribuita nel tempo agli Enti Parco riguardo alle aree contigue, attraverso iter storicamente anche travagliati e che si sono evoluti aderendo alle situazioni territoriali specifiche dei singoli parchi. Tale caratteristica si è realizzata in particolare nella specificità del Piano del parco delle singole aree protette, così come disegnato dalle singole leggi istitutive dei tre Parchi regionali toscani (-1- Apuane, -2- Migliarino Massaciuccoli San Rossore, -3- Maremma). Per questo le associazioni ambientaliste considerano positivo e lungimirante l’atteggiamento tenuto sul tema dalla Regione Toscana, che ha alla fine accolto le nostre istanze. Si è ottenuto cioè che le competenze urbanistiche degli Enti Parco sulle aree contigue rimanessero l’elemento caratterizzante del "sistema toscano" di aree protette. Allo scopo di preservare anche l’altra prerogativa dei parchi della nostra regione, e cioè la chiarezza delle procedure di pianificazione nella distinzione tra le diverse competenze dei vari enti, abbiamo infine presentato ulteriori proposte migliorative al testo di legge.
Sul paesaggio. Con la Riforma del Titolo V della Costituzione e l’approvazione del Nuovo Codice dei Beni Culturali detto Codice Urbani, le associazioni ambientaliste constatano come la tendenza devolutiva in atto parta, senza dubbio alcuno, dal livello governativo centrale. E tuttavia, tale doverosa premessa, non ci esime dal sottolineare quanto questa linea sia "sposata" pervicacemente anche dall’attività legislativa della Regione Toscana. La materia "paesaggio", una materia delicatissima, che attiene alla cultura di una comunità molto più che al semplice e venale governo del territorio, viene così proiettata pesantemente (artt. 87-94) in questa proposta di legge, con un intento chiarissimo. Sottrarla dalle mani dell’Autorità Statale. A parte le perplessità giuridiche che andrebbero espresse sull’opportunità del regime "concorrente" così innescato, la cosa che sconcerta di più è un’altra. Ossia la capacità di confondere il contingente con lo strutturale, l’accidentalità storica di un governo centrale di destra e di un governo regionale di sinistra con il tempo lungo e forse irreversibile di una Riforma come quella qui suggerita. La domanda che ci poniamo è: perché per un bene prezioso (forse il più prezioso di cui gode il nostro Paese) come il Paesaggio si corre il rischio di polverizzare in tanti "frantumi regionalistici" un regime di vincoli e di tutele che è e sarà sempre più globale, riconosciuto com’è da enti planetari quali l’UNESCO? E poi: associazioni ambientaliste come le nostre possono accettare che per beni ambientali e culturali sorgano nuovi steccati e nuove iniquità? E infine: siamo proprio sicuri che, come cittadini europei del XXI secolo, ci si debba sentire più tutelati se la Cupola del Brunelleschi è meglio preservata della Valle dei Templi?
(Nove da Firenze)

Tremila alberi abbattuti nel Parco dello Stelvio. Speculazioni edilizie. Soldi pubblici a pioggia.

SPORT E AFFARI 1 / I MONDIALI IN VALTELLINA
Slalom fra il cemento
A due mesi dai campionati di sci lavori in ritardo. E mancano 20 milioni


Nella Valfurva è già arrivata la neve e fa un freddo cane. Alle due del pomeriggio di un sabato di novembre il sole sta calando dietro la cresta del Monte Sobretta e a 1.700 metri di quota, alle porte del paesino di Santa Caterina, non si vede anima viva salvo una squadra di muratori intirizziti dal gelo. A meno dieci di temperatura la fatica raddoppia, ma il cantiere non può fermarsi. Il grande cubo di cemento piantato sulla riva del torrente Frodolfo deve trasformarsi il più in fretta possibile nella stazione di partenza della nuova cabinovia. E lì vicino, quell'enorme piattaforma larga quasi 50 metri che copre e ingabbia il corso d'acqua, servirà da piazzola d'arrivo per la pista di sci. Non c'è tempo. Il Grande Evento incombe sull'Alta Valtellina, lo spicchio di Alpi all'estremo Nord-est della Lombardia. Il 29 gennaio prossimo tutto dev'essere pronto per dare il via ai Campionati mondiali di sci nelle due sedi designate di Bormio e Santa Caterina.
Sarà una kermesse sportiva che promette di portare da queste parti migliaia di spettatori-turisti, con il solito caravanserraglio di giornalisti, televisioni e addetti ai lavori. Quindi, la scadenza di gennaio va rispettata per non perdere, oltre alla faccia, anche affari per decine di milioni di euro. Lo sa bene Roberto Formigoni, il governatore della Lombardia che su questi mondiali ha fatto grandi investimenti, soprattutto d'immagine. Una fondazione finanziata in parte dalla regione, il Club Lombardia, figura come 'official sponsor' dell'evento sportivo e a dirigerla ci sono manager di stretta osservanza formigoniana come il presidente Roberto Baitieri e il consigliere delegato Marco Andreolli.
"Nessun problema. Siamo in ritardo, ma ce la faremo", getta acqua sul fuoco Giuseppe Bonseri, ex mago delle scioline della squadra azzurra di sci e ora direttore generale del comitato organizzatore dei mondiali. Bonseri fa professione d'ottimismo. E nella sua posizione non può fare altrimenti. Ma non è solo una questione di scadenze. A ben guardare, nella storia lunga e ingarbugliata dei mondiali di sci in Valtellina anche lo sport c'entra poco. Il fatto è che il grande circo bianco rischia di lasciarsi alle spalle una scia di polemiche, cemento e debiti.
Cominciamo dai soldi. Il budget per l'organizzazione delle gare vale circa 44 milioni di euro. Poco più della metà arrivano da sponsor, diritti televisivi e pubblicità. All'appello però mancano circa 20 milioni, che non si sa ancora se, quando e come arriveranno. In Parlamento si è persa per strada una proposta di legge del deputato forzista bergamasco Gianantonio Arnoldi (marito dell'ex campionessa di sci Daniela Zini) che chiedeva di destinare 20 milioni di fondi statali per "la copertura dei costi organizzativi e funzionali" delle gare in Valtellina. Niente da fare, almeno per ora. Resta un buco milionario che turba il sonno dei manager della Fondazione Bormio 2005, cioè l'ente che tira le fila del business dei mondiali. Lo presiede il banchiere Massimo Ponzellini, meglio noto come numero uno della Patrimonio spa, la società pubblica che mette all'asta immobili e terreni di Stato.Per far fronte all'emergenza gli organizzatori dei mondiali sono tornati a bussare alla porta di Formigoni. In discussione ci sarebbe un nuovo finanziamento regionale di 14 milioni, che però, al momento appare tutt'altro che sicuro. In Valtellina, comunque, pochi si preoccupano di questi 20 milioni che mancano in bilancio. Il grande affare, inseguito per anni, è un altro. In vista delle gare del prossimo gennaio, Bormio e Santa Caterina si sono spartite una torta da oltre 170 milioni di euro, di cui circa 130 milioni a carico delle casse pubbliche. Tutti questi soldi, dovevano servire per preparare e gestire al meglio il grande evento agonistico. Piste da sci, impianti di risalita, nuove strade e strutture destinate alle gare e all'accoglienza di atleti, turisti e addetti ai lavori. Un simile fiume di denaro, unito alla proverbiale operosità dei valtellinesi, ha dato risultati a volte sorprendenti.
A Santa Caterina Valfurva i soldi pubblici hanno già lasciato il segno. Tremila alberi in meno nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio per fare spazio alla pista dove si svolgeranno le gare femminili. Le stazioni della nuova cabinovia costruite in zone di massima tutela ambientale oppure a pochi passi dal letto di un torrente già sfregiato dall'intervento umano. Un gigantesco ponte di cemento armato sullo stesso torrente. E poi, ancora da costruire, un parcheggio interrato da 400 posti auto proprio accanto alla partenza della funivia all'ingresso del paese con una spesa prevista di oltre 10 milioni di euro.
Le organizzazioni ambientaliste (Wwf e Legambiente) hanno combattuto una battaglia lunga tre anni per bloccare questi interventi. Perdendola. Dubbi e interrogativi, però, restano. Anche perché a Santa Caterina una pista c'era già, quella su cui erano state disputate le gare dei mondiali del 1985. Secondo una relazione del novembre 2001, firmata da una commissione di tecnici sotto la supervisione della campionessa olimpica e mondiale Deborah Compagnoni (nativa di Santa Caterina), quel tracciato, opportunamente modificato, poteva ospitare anche le competizioni del prossimo gennaio. I nuovi investimenti si sarebbero così concentrati sulla ristrutturazione degli impianti di risalita, evitando il taglio degli alberi, gli scavi e le colate di cemento.
La relazione tecnica siglata dalla Compagnoni osservava, tra l'altro, che lo ski stadium della vecchia pista è "tra i più belli e funzionali dell'intero arco alpino, ubicato nel centro del paese nei pressi di tutte le strutture, quali ufficio gare, sala stampa e sala riunioni". Il comitato organizzatore dei mondiali, guidato dall'amministratore delegato Maurizio Gandolfi, ha però scartato fin da subito questa soluzione, con il pieno appoggio, tra gli altri, della Federazione internazionale di sci. E così, quella relazione datata 2001 è finita prontamente in un cassetto. Anzi, gli organizzatori si sono premurati di intitolare la nuova pista proprio a Deborah Compagnoni.
Restava un problema da risolvere. Un problema importante. Il tracciato delle gare mondiali si concludeva in un tratto molto angusto della valle, proprio a ridosso del torrente. Serviva più spazio, molto più spazio da destinare all'area d'arrivo. Da qui l'idea di costruire ex novo una piattaforma di cemento larga quasi 50 metri proprio sopra il corso d'acqua. Sulle ragioni che hanno spinto politici locali e organizzatori del mondiale a insistere sulla soluzione in apparenza più costosa e a maggiore impatto ambientale, corrono le voci più svariate. Anche maliziose. L'economista Marco Vitale, che da decenni frequenta la Valtellina, sostiene che un drappello di irriducibili "voleva una nuova pista e una nuova ovovia che sbucasse proprio ai piedi dei loro alberghi". Va segnalato che nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha bloccato l'iter amministrativo per la costruzione di 45 mila metri cubi di case di vacanza a pochi metri dalla linea d'arrivo dei prossimi mondiali. Una 'villettopoli', secondo la definizione dei militanti di Legambiente. Sull'altro lato della barricata si suona una musica del tutto diversa. Gli investimenti nella pista e nei nuovi impianti (oltre 30 milioni di euro per la metà finanziati da fondi pubblici) sono l'unico modo per rilanciare Santa Caterina, una stazione turistica da anni in grave crisi. Questa, in sintesi, la posizione dei politici locali, a cominciare dal sindaco di Valfurva, Idilia Antonioli.
Nel lungo e travagliato dibattito politico che ha preceduto il via libera ai lavori, più volte tecnici qualificati erano intervenuti per mettere in guardia gli amministratori pubblici sui rischi di questi interventi. Nell'aprile 2004 il direttore del Parco dello Stelvio Luigi Spagnolli aveva fatto a mettere a verbale il suo parere durante una conferenza di servizi a cui partecipavano anche i rappresentanti della Regione e degli enti locali La soluzione "non è sicuramente quella ottimale da un punto di vista complessivo per una serie di ragioni di carattere geologico, idrogeologico, naturalistico e paesaggistico". Questo il parere messo nero su bianco da Spagnolli a proposito del parcheggio. Il direttore del parco arrivava a definire "mostruoso" l'impatto visivo della nuova costruzione che, comunque, non è stata ancora cominciata.
Anche la vicina Bormio è tutto un brulicare di cantieri, alcuni dei quali si chiuderanno molto dopo l'inizio delle gare. Per molte delle opere finanziate con i contributi pubblici risulta difficile trovare un qualunque nesso con i mondiali di sci. Circa 5 milioni di euro sono stati utilizzati per abbellire il centro storico. La costruzione di tre parcheggi interrati assorbirà oltre 14 milioni (per l'80 per cento pubblici). Con il risultato che il Comune è rimasto invischiato in interminabili dispute legali per l'esproprio dei terreni e, secondo gli ambientalisti, quei nuovi posti auto, oltre 700, finiranno per convogliare nuovo traffico nelle zone del paese già congestionate. Per il centro servizi destinato alla stampa e alla tv erano stati messi in preventivo ben 7 milioni di euro, salvo scoprire, a lavori quasi ultimati, che la Rai non gradiva la sistemazione perché troppo lontana dai campi di gara. Risultato: è stata attrezzato un nuovo quartier generale con una spesa supplementare vicina al milione di euro. La Rai è sistemata. Gli abitanti di Bormio, invece, si chiedono a che cosa mai potrà servire quel centro servizi una volta calato il sipario sui mondiali. Anche perché nel raggio di pochi chilometri sono in costruzione almeno altre due strutture simili.

Ma il tunnel può attendere

I sindaci della Bassa Valtellina sono infuriati. Speravano che la pioggia di fondi pubblici legati ai mondiali di sci sarebbe servita quantomeno ad avviare i lavori sulla statale dello Stelvio, congestionata dal traffico e dallo smog. Niente da fare. Neppure un euro verrà speso per le strade. E sono rinviati a data da destinarsi, a parte pochi interventi d'emergenza, anche i lavori per ammodernare i quattro tunnel d'accesso all'alta valle, da Tirano verso Bormio. A dire il vero quelle gallerie, lunghe in totale circa 12 chilometri, non sono affatto vecchie. Sono state completate meno di cinque anni fa, eppure, come confermano le perizie disposte dal comando locale dei Vigili del fuoco, risultano prive di molti dei più elementari sistemi di sicurezza. Nella galleria di Tola, per esempio, si conta una sola via di fuga verso l'esterno su circa otto chilometri di tunnel. I sistemi antincendio risultano a dir poco antiquati. Ci sono estintori, più o meno uno ogni cento metri, ma mancano i sensori per segnalare i principi d'incendio. Così come risultano insufficienti i sistemi di ventilazione e lo spazio riservato ai mezzi di soccorso. Dopo le tragedie del traforo del Monte Bianco e del San Gottardo, con decine di morti nei roghi esplosi all'interno delle gallerie, le norme di sicurezza sui tunnel sono state completamente riviste anche in Italia. I tunnell della Valtellina però aspettano ancora gli interventi resi obbligatori dalle nuove leggi. "Non ci sono soldi", si giustificano all'Anas. Intanto a Bormio fervono i lavori. Da settimane le squadre di muratori stanno lastricando in porfido le strade del centro del paese. Altri si dedicano alla ristrutturazione di alcuni edifici storici. Tutto grazie ai fondi pubblici dei mondiali di sci. I tunnel, a quanto pare, possono aspettare. E anche la sicurezza degli automobilisti, che in numero sempre maggiore ormai preferiscono percorrere le ripide strade di montagna piuttosto che sfidare la sorte in galleria. (L’Espresso)


Il Giornale dei ParchiTorna alla prima pagina del Giornale dei Parchi