L'assessore Dessì mette i paletti sul futuro del Gennargentu
"I parchi si faranno con chi li vuole"
Il "discorso franco" ha come destinatari i tanti sindaci del Nuorese (una decina o forse più) mimetizzati tra il pubblico in platea. "Sia chiaro che noi non rinunciamo alla politica dei parchi, intendiamo rivedere il decreto Ronchi perché è un'esperienza velleitaria ormai fallita, ma nessuno si metta in testa di bloccare chi vuole fare. I parchi, magari regionali, nasceranno dove ci verranno chiesti, se non possiamo farne uno da 90 mila ettari ne faremo tanti più piccoli con chi ci sta e ci crede, come per il Montalbo. Con chi intende invece cercare altre forme di sviluppo siamo pronti a discutere". Messaggio chiaro quello lanciato ieri dall'assessore regionale all'Ambiente, Tonino Dessì, dal tavolo del convegno "Cultura e architettura, risorse economiche per la Barbagia" che si è tenuto nell'agriturismo su Pinnetu, a pochi chilometri da una Olzai addobbata a festa in occasione della manifestazione cortes apertas. Messaggio che sa di altolà ai veti, indirizzato soprattutto a quanti, in questi giorni in cui il dibattito sul tema ha ripreso vigore dopo l'annuncio da parte della giunta di Renato Soru di voler rivedere contenuti e forme della legge che ha istituito l'oasi del Gennargentu, hanno subito ri-arrotato le armi dell'antiparchismo duro e puro. "Noi vogliamo rivisitare l'idea del parco non abbandonarla - ha sottolineato l'assessore, che sabato prossimo incontrerà a Nuoro i sindaci e il presidente della Provincia Licheri proprio per discutere di Gennargentu -, e lo faremo cercando il consenso delle popolazioni, senza costringere nessuno, insieme agli enti locali e partendo da quello che abbiamo: cioè un patrimonio boschivo che con i suoi 217 mila ettari di cui 60 mila sono nel Nuorese, è tra i più importanti d'Europa". A far da sfondo a questo approccio neo-ambientalista, manca a dirlo, la legge più discussa dell'ultimo decennio: quella ribattezzata "salvacoste", anticamera del prossimo piano paesistico che a sentire l'altro assessore regionale presente, quello all'Urbanistica Gianvalerio Sanna, "cambierà il modello si sviluppo della Sardegna" e che per Dessì "vale da solo una legislatura visto che rivoluziona le politiche di governo del territorio". "L'importanza di questa legge - ha spiegato Sanna - è che si prende finalmente atto di come il dualismo costa/interno sia fallito, l'economia turistica sinora proposta non regge più e gli scricchiolii avvertiti nell'ultima stagione ne sono la prova. Noi abbiamo proposto un nuovo approccio che non riguarda solo la tutela del paesaggio costiero ma anche quello delle zone interne. Questa legge e il prossimo piano paesistico vanno verso un modello integrato che sfrutta le risorse ambientali senza consumarle, che costruisce un'identità globale per l'isola, che armonizza il paesaggio rispettando le differenze". Detto in soldoni: basta cemento e residence chilometrici stile Costa Brava, sì invece alla "manutenzione del territorio che è la nuova frontiera progettuale", agli "alberghi diffusi, alla valorizzazione di gastronomia e artigianato". Ma c'entra tutto questo con il tema del convegno di ieri che era incentrato sulla valorizzazione dei centri storici dei piccoli paesi di montagna? "I metri cubi per 10 milioni di persone non servono - è la risposta di Dessì e Sanna - all'espansione quantitativa dobbiamo sostituire i concetti di riqualificazione e manutenzione, i Puc non devono programmare l'espansione ma il recupero dell'esistente, anche nei piccoli paesi di montagna coi loro centri storici caratteristici". Mattone crudo in Campidano e granito in Gallura, mai viceversa. La scommessa di mister Soru e della sua squadra passa anche da questi dettagli architettonici. (L'Unione Sarda)
Tutti d'accordo: no alla centrale dei veleni
Delta del Po
L'hanno scritto perfino davanti alla centrale, sullo striscione srotolato in contemporanea al convegno organizzato ieri mattina a Palazzo Celio. Un "No al carbone" che Legambiente ha fatto risuonare in tutta Italia per protestare contro l'utilizzo di questo combustibile nelle centrali elettriche da riconvertire e che, oltre a quello di Porto Tolle, ha coinvolto anche gli impianti di Civitavecchia, Brindisi, Genova, Piombino, Bastardo, Porto Torres, Monfalcone, Rossano Calabro e Augusta.
"UNA FASE ESAURITA" - Angelo Mancone, presidente di Legambiente Veneto, è riuscito a portare nella sala consiliare della Provincia esponenti del mondo economico, sindacale e politico polesano, oltre a parecchi attivisti che da anni si battono contro il terminal e per l'ambientalizzazione della centrale Enel. "La fase produttiva dello stabilimento di Porto Tolle è esaurita - afferma Mancone - e non ci si deve certo avventurare in una nuova produzione altamente inquinante come il carbone. Bisogna riaffermare la nostra tradizione di provincia a vocazione agricola, in stretta relazione con l'innovazione tecnologica". Gianni Nonnato, assessore provinciale all'Urbanistica, è ugualmente esplicito: "Finalmente l'Arpav ci ha fornito un dato che deve farci riflettere tutti: il 50 per cento delle polveri prodotte in Polesine arriva dalla centrale. So che il presidente degli Industriali non sarà d'accordo (Reato è seduto ad una decina di poltrone di distanza,ndr.), ma il Delta è incompatibile con la centrale e il terminal che, con il suo gasdotto, aprirà una ferita nel delicatissimo territorio del parco del Delta". Ed è Federico Saccardin a ricordare la posizione di Palazzo Celio: "Non siamo disposti ad accettare ulteriori deroghe, ma vogliamo la riduzione delle emissioni e la tutela dei lavoratori - afferma il presidente della Provincia -. Per noi la chiusura della centrale potrà avvenire anche nel 2018, basta che tutto sia messo nero su bianco dall'Enel. Inoltre scriverò al ministro Matteoli per chiedere che, per ogni insediamento futuro, venga disposta una valutazione di impatto ambientale cumulativa, cioè sommando tutte le realtà esistenti nel territorio".
IL VALZER DELL'ENEL - Ma Saccardin mette in guardia anche sull'ipotesi di un "polo carbonifero" a Ca' Cappello. "Mi auguro che la gente di Porto Viro reagisca - prosegue -, come è preoccupante il modo sotterraneo in cui sta procedendo il progetto della centrale di Loreo. Per Porto Tolle non possiamo essere noi a fare proposte, ma l'Enel che deve presentare dei progetti concreti per l'impianto di Polesine Camerini". "Sul carbone non c'è niente - rincara la dose il senatore Ds Fabio Baratella -. Assisistiamo solo ad un valzer dell'Enel che, dopo aver abbandonato l'orimulsion, ha proposto questo nuovo combustibile. Di fatto, il 31 dicembre si rischia di vederci calare dall'alto l'ennesima deroga sulle emissioni: la comunità polesana deve svegliarsi e mobilitarsi, anche manifestando a Roma, per dimostrare che non siamo degli imbecilli".
"BISOGNA CAMBIARE" - Chiamato poco prima in causa, il presidente dell'Associazione industriali di Rovigo prende le distanze: "L'economia si fa con coraggio, onestà intellettuale e mettendo da parte le contrapposizioni ideologiche - sottolinea Giuseppe Reato -. Anch'io sposo il Protocollo di Kyoto, ma dobbiamo anche riconoscere che, se la tecnologia ci dà l'opportunità di fare le cose meglio che in passato, bisogna percorrere nuove strade, come quella del terminal. Per la centrale condivido il fatto che non possano più essere tollerate le emissioni attuali non trattate, ma tutti noi abbiamo una parte di responsabilità per aver delegato le decisioni a chi avrebbe dovuto ottenere l'ambientalizzazione". Franco Grotto torna però alla carica contro l'Enel: "Stanno valutando tecnicamente come portare il carbone a Porto Levante - attacca l'onorevole dello Sdi - e, intanto, stanno bruciando in centrale il peggior olio Atz possibile, così non lo vorrà più nessuno". Il segretario provinciale della Cgil, Luciano Milan, pone l'accento sull'assoluta necessità, assieme all'ambientalizzazione, di salvaguardare i livelli occupazionali garantiti dalla centrale per la quale, comunque, l'ipotesi del carbone resta "inaccettabile". "Anche la Regione Veneto è responsabile di questa situazione - interviene Paolo De Marchi, consigliere regionale dei Verdi -. L'assessore regionale Finozzi ha come consulente Franco Secchieri che, in un anno, ha prodotto solo un documento di 40 pagine per dire che "servono altre centrali"". Infine, il leader degli "antiterminal" Luigi Flamini sconvolge per un attimo un pubblico composto solo da addetti ai lavori: "Che si debba "cambiare" sono d'accordo con il presidente Reato. Certo - corregge il tiro un istante dopo -, ma bisogna vedere come". (Il Gazzettino)
Chi ha visto il Parco?
Arcipelago Toscano
Ruggero Barbetti è stato riconfermato per altri sei mesi commissario straordinario del Parco Nazionale dell'Arcipelago. Lo è ormai dal settembre del 2002 e secondo i Verdi si è ormai giunti vicini alla 'distruzione' dell'ente. Il loro documento, che pubblichiamo in questa pagina e che parla di inefficienza e di sprechi, è davvero molto duro e non fa sconti a nessuno
E' sotto gli occhi di tutti la scandalosa situazione in cui versa il Parco dell'Arcipelago. E' altrettanto evidente che l'ennesima riconferma del commissario attuale, per altri sei mesi fa comodo a più di un soggetto. Sarebbe opportuno che le forze politiche e le istituzioni prendessero atto di tale situazione attraverso l'elaborazione di una proposta alternativa e forte, senza gli incredibili giochi di equilibrismo che abbiamo visto durante la recente nomina del presidente della Comunità del Parco.
La Regione, attraverso l'assessorato competente non sembra aver gestito nel migliore dei modi questa partita, non ha giocato quel ruolo che nel passato aveva consentito l'istituzione dell'area protetta, ed è responsabile quanto le forze politiche di centro sinistra, incapaci di elaborare una proposta comune e forte, della pesante situazione nella quale si trova il Parco Nazionale.
Tutti i cittadini dell'Arcipelago hanno il diritto di chiedere che il Parco non finisca per essere quello che tutti noi che lo abbiamo sostenuto non volevamo e non vogliamo: un inutile "carrozzone mangiasoldi". Infatti, negli ultimi 2 anni il Commissario si è occupato per lo più di annunciare progetti senza attivarne alcuno, oltre assegnare consulenze tanto remunerative quanto ingiustificate. I consulenti a contratto sono, a quanto ci risulta, 15; in numero elevato rispetto alle carenze di organico che risultano di sole 5 unità e alla mancanza di progetti elaborati direttamente dall'Ente.
Si tratta di centinaia di migliaia di euro sprecati ogni anno; in particolare, a giudicare dai risultati, si sono dimostrate inutili le risorse economiche investite nei compagni di partito del Commissario incaricati per i rapporti con le associazioni venatorie (addirittura un consulente ad hoc) e per la gestione delle isole minori. Sicuramente esose (3.500 Euro mensili), inoltre, le superconsulenze di Tallarico e Vivoli. Ci chiediamo cosa abbiano prodotto questi consulenti e ci auguriamo che la paventata riduzione (purtroppo per i parchi che funzionano) del 20% dei trasferimenti ordinari del Ministero dell'Ambiente ai Parchi Nazionali costringa il Commissario a limitare questi vergognosi sprechi.
Per quanto riguarda il territorio, lo scopo principale per cui esiste il Parco, tutti possono costatare la gravità della situazione: sentieristica abbandonata, case del Parco chiuse in bassa stagione (primavera e inizio estate), cartellonistica devastata, aree attrezzate degradate, isole minori del tutto trascurate, scarse attività promozionali (sito internet pessimo come indicato nel 2° rapporto sul turismo natura realizzato dall'Ente Nazionale Italiano per il Turismo), Piano e Regolamento del Parco non ancora approvati, per non parlare dei tanti interventi annunciati ma non ancora attivati.
A tal proposito le recenti dichiarazioni del Commissario relative all' ex Caserma della Finanza destano sconcerto: "dopo circa due anni di lavoro e di contatti estenuanti con l'Amministrazione Comunale di Portoferraio, il Ministero dell'Ambiente e il Demanio i progetti di messa a norma dell'intero edificio potranno da subito cominciare ad essere eseguiti".
Infatti, non sembra corretto imputare a Ministero, Demanio e Comune di Portoferraio ritardi nella realizzazione di un progetto che, come annunciato dallo stesso Commissario, era finanziato e cantierabile già nell'ottobre 2002. Da quella data, ad oltre due anni dal suddetto annuncio, a dimostrazione dell'incapacità amministrativa del commissario, niente è stato fatto.
Identica la situazione per la casa del Parco e i punti di ormeggio a Pianosa, per la riqualificazione dell'ex tonnara dell'Enfola e per il recupero della zona umida di Mola, tanto per citare i progetti più significativi. La latitanza delle comunità locali, Comuni, Regione e Province, chiamate alla redazione del Piano Pluriennale Economico e Sociale, ha fatto il resto. Crediamo che questa gestione commissariale stia facendo perdere molte opportunità alla gente e al territorio dell'Arcipelago Toscano. (Elba Oggi)
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