Piani paesistici, una maratona per cambiarli
Lazio - Lassessore regionale allUrbanistica, Ciocchetti: vogliamo tutelare il territorio, ma in equilibrio con un nuovo sviluppo
La maggioranza vota compatta, centrosinistra diviso. I Verdi: ricorso alla Corte costituzionale
Trenta voti favorevoli, 3 contrari e 8 astenuti: è stato approvato ieri in Consiglio regionale il testo di modifica alla legge 24/98 sui piani paesistici. Il sì al provvedimento è arrivato dopo una maratona di oltre 12 ore in aula e due sospensioni della seduta, di cui una per la mancanza del numero legale. Compatta la maggioranza, il centrosinistra si è invece diviso: gli 8 astenuti sono i consiglieri di Ds e Margherita, contrari Prc e Verdi. La nuova legge contiene 38 articoli e introduce modifiche alle possibilità di edificare e ai parametri di tutela dellambiente nel Lazio. Il più acerrimo fra i suoi contestatori è stato fino allultimo il capogruppo Verde Angelo Bonelli, che annuncia il ricorso alla Corte costituzionale e lappello al presidente Ciampi: "Si sta violando l'articolo 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio - commenta -. È come in Sicilia, si modificano i vincoli paesistici per sanare abusi edilizi. Dopo laggressione ai parchi si vuole demolire il sistema delle tutele ambientali e paesaggistiche del Lazio, aprendo così la porta a speculazioni e trasformazioni urbanistiche radicali". Per Bonelli "la prima vittima" della nuova legge sarà il Terminillo: "È già pronto un progetto per un altro impianto sciistico, che comporterà labbattimento di oltre 5 mila alberi, con gravi rischi di frane legati ai problemi idrogeologici". Dello stesso parere i consiglieri del Prc Salvatore Bonadonna e Enrico Luciani: "La legge? Devastante e scandalosa".
Meno pessimisti Ds e Margherita: "Grazie a noi il testo approvato è radicalmente diverso da quello passato in giunta. Abbiamo ottenuto modifiche importanti. Le previsioni per Roma sono positive, grazie allarticolo 32 che consentirà le acquisizioni pubbliche delle aree allinterno dei parchi. Ma restano molti punti oscuri", commenta Giovanni Hermanin, capogruppo Margherita. Aggiunge il capogruppo Ds Michele Meta: "Una legge in chiaroscuro. Sono state eliminate le norme più devastanti, inserite positive novità per Roma, ma rimangono aperti rischi di nuove aggressioni allambiente".
Soddisfatto lassessore allUrbanistica Luciano Ciocchetti: "Il testo risponde alle esigenze degli enti locali, stabilisce regole trasparenti e certe e definisce occasioni di sviluppo e di valorizzazione. Nel recepire il Codice Urbani sulla tutela del paesaggio, rende possibile ai Comuni luso di diversi strumenti urbanistici, come le "Zone O" per il recupero delle borgate abusive. Da oggi si potranno esaminare le osservazioni alla pianificazione paesistica presentate dai Comuni negli ultimi 20 anni, eliminando alcuni vincoli e aumentando la difesa di varie zone. Prima non era stato possibile, anche per leccessiva rigidità della 24/98".
Per Ciocchetti "Avremo finalmente un piano organico ed unico per le aree vincolate e non. Volevamo norme in grado di sostenere le mutate esigenze territoriali e di creare una pianificazione paesistica aderente alla realtà. È nostro interesse tutelare il più possibile il territorio, ma in equilibrio con un nuovo sviluppo". Mentre il presidente Storace si concede solo una battuta: "Se la legge è così scandalosa, perché Ds e Margherita si sono astenuti? Siamo sempre più curiosi di leggere il loro programma elettorale". (Corriere della Sera)
Accordo tra Provincia e Comuni: passo avanti per il parco di san Genesio
Parco di san Genesio ormai in dirittura d'arrivo. Questo il risultato di un incontro tecnico alla Provincia di Lecco, al quale hanno partecipato Emanale Panzeri, titolare dell'assessorato al Territorio di villa Locatelli, e numerosi sindaci dei comuni sul cui territorio sorgerà l'ente e che dovevano dare l'autorizzazione ai lavori. Provincia ed enti locali hanno da tempo avviato la procedura per costituire il Parco, che avrà la caratteristica di tutelare e valorizzare le caratteristiche ambientali e naturali di un'area, che potrebbe fungere da collegamento tra i parchi di Montevecchia e quelli della Valle del Curone e del Monte Barro. Le amministrazioni comunali interessate alla creazione del parco hanno già adempiuto l'approvazione delle rispettive delibere d'adesione al Plis. "E' nostra intenzione approdare alla creazione del Parco di San Genesio entro il prossimo anno" spiega l'assessore Emanuele Panzeri, che continua affermando: "In questa riunione abbiamo messo a punto una serie di strumenti per coordinare l'azione e quindi compiere ulteriori passi sulla via della creazione del parco. Oltre a ciò l'incontro ha avuto lo scopo di individuare un ente capofila". I comuni interessati alla creazione del Parco di San Genesio sono Airuno, Brivio, Castello Brianza, Colle Brianza, Dolzago, Ello, Galbiate, Garlate, Oggiono, Olgiate Molgora, Olginate, Santa Maria Hoè, Vaghreghentino. Alla creazione del parco del San Genesio è interessata anche la Comunità Montana del Lario Orientale. (La Provincia di Lecco)
Causa contro Milano, per il Parco "traguardo importante"
Delta del Po
"Un traguardo importante", così il Parco del Delta commenta la citazione in giudizio del Comune di Milano per danno ambientale. Danno provocato dalla mancata depurazione delle proprie acque reflue che giungono fino al Po. Il mandato è stata firmato a Lodi anche dall'assessore all'Ambiente della Provincia, Giancarlo Chinaglia. Sono 13 le amministrazioni locali che hanno chiesto al tribunale di accertare la responsabilità dell'amministrazione comunale milanese "per aver subito da 32 anni il passaggio dei reflui milanesi non depurati sul proprio territorio, con la distruzione degli ecosistemi fluviali e la loro riduzione a canali di scolo". Per il momento si tratta di una causa civile che segue comunque un'azione legale iniziata fin dall'estate del 2000 quando Legambiente e molte delle stesse istituzioni firmatarie della citazione iniziarono ad inviare lettere di diffida e messa in mora al sindaco di Milano perché adempisse agli obblighi di legge. Il tutto dovrebbe poi arrivare ad un terzo momento con la richiesta di valutazione e di risarcimento del danno.
"Da 10 anni riporta una nota di Legambiente Lombardia i milanesi pagano nella loro bolletta una quota per la costruzione dei depuratori. Grazie a questi soldi a febbraio i depuratori saranno completati, ma mancano ancora le rinaturalizzazione dei fiumi, che da canali di scolo fognario devono essere restituiti alla cittadinanza, ritrasformati in fiumi vivi e vivibili".
Fra gli enti che hanno citato il Comune di Milano c'è appunto il Parco del Delta. Il vicepresidente Vincenzo Melone dice: "Il Parco aveva una doppia responsabilità e un doppio dovere ad intervenire nella questione, proprio per la sua vocazione alla tutela dell'ambiente e allo sviluppo sostenibile. Per noi è un traguardo importante, il Delta è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno degli ambienti più delicati e di pregio di tutto il Mediterraneo, per cui non può sopportare situazioni di inquinamento". (Il Gazzettino)
Minacciata la sopravvivenza della cicogna nera, che conta solo due coppie
Gallipoli Cognato
La cicogna nera è uno degli uccelli più affascinanti e rari dell'avifauna italiana. Oltre due metri di apertura alare per un altezza di un metro, un vero gigante, anche per lo splendore del piumaggio bianco e nero, contrastante con zampe e becco di uno stupendo coloro rosso cinabro. Il suo comportamento schivo e riservato è l'esatto opposto della cicogna bianca tanto amante, invece, della vicinanza dell'uomo. In Italia questa specie è una delle più rare in quanto presente con non più di 4-6 coppie. Vive in ambienti caratterizzati dalla presenza di corsi d'acqua puliti che frequenta per la cattura delle sue prede principali, pesci e anfibi. Importante è la vicinanza di questi corsi d'acqua a boschi o grandi pareti rocciose dove pone il nido. La Basilicata rappresenta attualmente la regione italiana più importante per la conservazione della specie essendo presenti due coppie che hanno trovato nelle grandi vallate fluviali della regione l'habitat ideale. La sua protezione è assoluta e prevista oltre che da norme nazionali anche dall'Unione Europea. È in grado di utilizzare in volo un territorio molto vasto e può essere mortalmente colpita dall'impatto con cavi sospesi. Questa minaccia risulta particolarmente pericolosa per i giovani nelle aree prossime al sito di nidificazione, quando una non ancora sufficiente capacità di volo e la poca esperienza rende, il cavo sospeso, un subdolo e invisibile nemico. Per questo motivo il progetto del cosiddetto "Volo d'Angelo" nel Parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane risulta del tutto incompatibile con la conservazione di questa come delle tante altre specie rare di uccelli presenti. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
"L'assenza della Calabria è grave per il futuro degli Lsu"
Pollino Così la Cgil sul rinvio della riunione romana
"L'assenza della Regione Calabria all'incontro di ieri presso il Ministero del Lavoro sulla vertenza dei 331 lavoratori ex Lsu del Parco del Pollino, rischia di compromettere la prosecuzione delle attività ed il futuro occupazionale dei lavoratori". Così la Cgil regionale che continua: "Un'assenza incomprensibile ed irresponsabile, che dimostra quanto poca sia l'attenzione e la sensibilità politica verso il futuro di 331 famiglie con oltre 200 del fronte calabrese e la credibilità in un progetto di sviluppo che può rilanciare il Parco del Pollino. E' indispensabile ed urgente riportare intorno al tavolo ministeriale tutti i soggetti firmatari della convenzione e primo fra tutti l'Assessore Regionale al Lavoro della Calabria, il quale non può nascondersi e deve assumersi in pieno tutte le responsabilità politiche in merito agli impegni assunti nel momento in cui ha sottoscritto la convenzione presso il Ministero". I tempi sono stretti, anche perché le attività sono coperte finanziariamente fino al 10 dicembre p.v. e i lavoratori a seguito della procedura di mobilità avviata dalla società 2000 SpA rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada nei prossimi giorni. "E' da irresponsabili- secondo il sindacato - giocare con il destino di 331 famiglie che hanno da questa esperienza lavorativa l'unico sostegno al reddito per "sopravvivere" in una realtà territoriale ad alto rischio sociale e con tassi di disoccupazione molto al di sopra della media nazionale. "I lavoratori non subiranno passivamente la chiusura del progetto e attiveranno azioni di lotta su tutto il territorio del Parco, non escluso l'occupazione della sede dell'Ente Parco e il blocco di arterie stradali, per sollecitare la immediata ripresa del confronto presso il Ministero". (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Dolomiti Bellunesi
Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, Altero Matteoli, ha firmato il decreto di nomina del professor Guido de Zordo a presidente dell'Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. La nomina del sindaco di Cibiana di Cadore, che succede a Valter Bonan, è arrivata dopo il parere favorevole espresso dalla XIII Commissione del Senato nella seduta del 9 novembre e della VIII Commissione della Camera dei Deputati, riunitasi lo scorso 17 novembre. Nei prossimi giorni il ministro formalizzerà anche le nomine dei nuovi consiglieri. Tra i primi compiti del nuovo presidente e del rinnovato consiglio direttivo vi sarà l'avvio dell'iter amministrativo per la nomina del direttore. (Il Gazzettino)
Monte Greco, il Tar boccia il ricorso
Pnalm
Nessun futuro per gli impianti di risalita. Il Wwf: "Adesso si pensi a non perdere i finanziamenti"
Potrebbe essere il colpo di grazia per i promotori degli impianti di risalita Monte Greco. Il Tar Abruzzo ha infatti rigettato il ricorso presentato dal comune di Barrea e dal consorzio Emmeti che avevano impugnato il parere negativo che il Comitato regionale di Valutazione di impatto ambientale (Via) aveva dato sull'intera opera. Il no del Tar, in sostanza, si pone in linea con quanto aveva deciso il comitato regionale del Via che non poche eccezioni e perplessità aveva riposto sull'opera.
Ma le comunità locali, in primis il comune di Barrea, hanno sempre rigettato l'interpretazione fornita dal comitato regionale ed avevano scelto la strada del ricorso amministrativo davanti al Tar. Sul piatto dei finanziamenti ci sono circa 89 milioni di euro per un mega progetto che prevede su Monte Greco, in fascia di protezione esterna del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, due cabinovie e 3 seggiovie, oltre ad una serie di infrastrutture di ricezione turistica e alberghiera. Il Wwf si è sempre opposto con forza al progetto e ora, con la pronuncia del Tar, canta vittoria. "Questa ennesima bocciatura - dice Dante Caserta - impone necessariamente un ripensamento complessivo anche per non correre il rischio di perdere i finanziamenti comunitari disponibili". In sede di confronto, il Wwf aveva sostenuto, insieme con altre associazioni ambientaliste e 50 professori universitari e ambientalisti di fama internazionale, che tali impianti fossero incompatibili con gli habitat protetti dai Siti di interesse comunitario (Sic) e da zone di protezione dell'Orso marsicano. Ma in questo modo si rischia ora di perdere il finanziamento europeo. Da qui la richiesta di un confronto con le comunità locali, abbandonando il progetto degli impianti di risalita. (Il Messaggero)
I cacciatori contro il piano del Parco
MONTI LATTARI
Non ci stanno a rimanere vittime di quelle che definiscono "beghe politiche" e minacciano: "Se la nascita del Parco dei Lattari segnerà la fine dei cacciatori, scenderemo in piazza". I rappresentanti del Circolo Cacciatori dei Lattari respingono le prospettive di sviluppo del costituendo Parco, temendo la scomparsa degli spazi dedicati alla caccia. Si sono riuniti al Comune di Pimonte, alla presenza degli amministratori del comprensorio. "È una decisione che ci penalizza - afferma Vincenzo Avitabile, portavoce del Circolo - vanno bene la nascita del Parco e nuovi progetti di sviluppo, ma non bisogna penalizzare la nostra categoria". Di opposto Tommaso Cuomo, sindaco di Agerola: "Rispetto i pareri di tutti ma non vedo come si possa rimanere fossilizzati a posizioni che penalizzano il territorio. Quali alternative ci danno". (Il Mattino)
Ancora sotto sequestro le cave nel Parco dellalta Murgia
Nemmeno il varo della legge regionale del 9 novembre scorso è riuscita a dar credito alle istanze di dissequestro per 12 cave site nel territorio del nord barese, alcune delle quali ricadenti nellarea protetta del Parco dellAlta Murgia.
Il gip del Tribunale di Trani Michele Nardi ha, infatti, rigettato listanza di dissequestro avanzata da alcuni imprenditori della zona proprio alla luce della nuova normativa, che al contempo mira a conciliare gli interessi ambientali con quelli delle aziende estrattive in attività.
Anzi dal gip tranese giunge una prima pronuncia della magistratura sulla portata e le prescrizioni della nuova legge regionale.
Provvedimento che potrà essere impugnato, ma che comunque rappresenta una prima interpretazione della normativa a nemmeno un mese dal suo varo.
Dal 97 i sostituti procuratori della Repubblica di Trani, Francesco Bretone, prima, ed Antonio Savasta, poi, hanno avviato inchieste per far luce su quello che sarebbe stato un vero e proprio scempio in violazione di diversi vincoli ambientali ed iter burocratici.
Tra numerosi indagati, sequestri, dissequestri, indagini che hanno sfiorato ed in alcuni casi toccato anche lUfficio Minerario Regionale competente per listruttoria delle autorizzazioni, e varie pronunce del Tribunale del Riesame di Bari e della Corte di Cassazione, sottosservazione è finito praticamente lintero comparto marmifero e lapideo che per Trani (soprattutto) ed altri centri limitrofi rappresenta un settore trainante delleconomia con forti effetti anche su indotto ed occupazione.
Nelle intenzioni, dunque, la legge regionale rappresenta la logica conseguenza per cercare di metter un punto fermo su una vicenda ricca di interessi, spesso contrapposti, economici e non.
Tra laltro, la nuova normativa prevede che "fatte salve le istruttorie in corso per nuove iniziative in aree non ricadenti in aree naturali protette, fino alla definizione della normativa regionale per la disciplina del settore delle attività estrattive in Puglia, non possono esser rilasciate autorizzazioni per lapertura di nuove attività estrattive". Dunque è prevista "una normativa transitoria per la proroga delle autorizzazioni".
Nel nord barese sono numerose le cave sequestrate perché le autorizzazioni mancherebbero o sarebbero insufficienti nonostante una serie di prescrizioni in virtù delle aree protette.
"La proroga di validità scrive il gip Nardi presuppone che il titolo autorizzativo sia ab origine legittimo e valido perché, altrimenti, prorogare un titolo illegittimo produce come effetto una proroga illegittima che può esser disapplicata dal giudice penale esattamente come il titolo originario. Appare evidente, dunque, - prosegue Nardi che se il titolo autorizzativo è illegittimo per la carenza del nulla osta paesaggistico o per la carenza della valutazione dimpatto ambientale (V.I.A.), necessaria a seconda del periodo di apertura delle cave (la questione riguarda in pratica quelle successive al 1985, epoca in cui furono stabili vincoli ambientali), la proroga concessa per legge non fa altro che prorogare la permanenza temporale di un titolo invalido, senza alcun effetto sanante".
Il gip evidenzia, inoltre, che "dallentrata in vigore della legge regionale di proroga decorrono 2 anni per le cave in attività per richiedere lintegrazione delle procedure autorizzative e che nelle more lattività estrattive è sottoposta ad una serie di condizioni, tra cui specifici piani, corredati da idonee garanzie economiche, per la coltivazione, la dismissione ed il recupero dei siti. Secondo il gip, nessuno dei titolari delle cave che ha presentato istanza di dissequestro sè adeguato alla legge regionale", presa, invece, a base delle proprie ragioni.
Di qui la conferma dei sigilli per le 12 cave. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
|