Federparchi: con agricoltura, un nuovo patto
Piu' spazio per gli agricoltori, 1/5 campi nelle aree protette
(dire) - roma- un nuovo patto fra conservazione del territorio e della natura e agricoltura. E' stata di fatto siglata oggi una nuova santa alleanza tra due mondi che sono stati anche, nel passato, su fronti opposti, ma che ora hanno tutto l'interesse a marciare assieme, non fosse altro che per il fatto che poco meno di un quinto delle terre agricole rientrano nei confini delle aree protette. Ed e' stato fatto nella tavola rotonda che ha preceduto l'assemblea nazionale della federparchi, l'associazione che rappresenta la quasi totalita' degli enti gestori italiani. Attorno al tavolo, una buona parte dei protagonisti della nuova "contaminazione": federparchi, naturalmente, con il presidente matteo fusilli, legambiente con il suo presidente onorario ermete realacci, poi le associazioni agricole (la triade completa, confagricoltura, cia e coldiretti) e l'aiab, l'associazione del biologico italiano. A dare il loro contributo "mediterraneo", i responsabili dei parchi della provincia di barcellona, che ieri si sono gemellati con quelli italiani. "in nessun paese europeo e' cosi' forte l'integrazione tra agricoltura e aree protette, cosi' come non ci sono altri posti dove e' tanto forte il rapporto tra associazioni dei parchi e ambientalisti con il mondo agricolo", afferma realacci. La cartina di tornasole della nuova alleanza e' stata "la vicenda degli ogm. Soprattutto a livello simbolico", anche perche' "solo in italia il dibattito ha avuto al suo centro in maniera cosi' forte il tema della qualita', della scelta economica di fondo che si compie con un'agricoltura ogm rispetto a un'agricoltura e a un intero sistema produttivo che privilegiano la tipicita'". Il mondo agricolo cambia, rileva il deputato della margherita, "in toscana e in altre regioni il numero degli occupati nei campi t0rna a salire" e anche lo status sociale sta mutando: "da mestiere di serie b a mestiere che si fa a testa alta, soprattutto in alcuni ambiti". Il patto fra parchi e agricoltura, passa, naturalmente, attraverso la qualita'. Ma il primo punto da definire e' il significato della parola: "il tipico, in italia si fa con gli extracomunitari- attacca il presidente di aiab, vincenzo vizioli- i sikh nella pianura padana, gli slavi in appennino. Bisogna riconoscere l'importanza e il valore di questo contributo, rendere giustizia a questo lavoro e qualificarlo ulteriormente: solo cosi' si fa qualita', anche all'interno delle aree protette". E poi occorre difendere la biodiversita' minacciata: "bisogna fare un censimento di tutto quelo che c'e' negli orti e nei campi delle aree protette, poi affidare le varieta' alle aziende agricole che ne diventano custodi". E anche qui c'e' un collegamento, forte, con la giustizia sociale: "nel mondo, l'umanita' ha utilizzato 8.000 piante alimentari, ora se ne coltivano centinaia, ma quattro sfamano il 50% della popolazione. Basta controllare quattro piante per controllare tutto". Piu' del 17% della superficie agricola italiana rientra in aree variamente tutelate: "e' una fetta importante del territorio", osserva filippo trefiletti, vicepresidente della confagricoltura. Ma non basta: a giustificare la nuova santa alleanza tra parchi e agricoltori sono le politiche comunitarie, perche' "nella nuova pac non c'e' un legame quantitativo tra prodotto e aiuto al produttore, ma ci sono obblighi di tutela e sicurezza addirittura anche per le aziende che dismettono le attivita' e che devono comunque mantenere la fertilita' della terra anche in assenza di coltivazioni". Tanto basta per far chiedere alle associazioni agricole maggior spazio negli organismi di gestione dei parchi, e anche a rivendicare "maggiore spazio per le aziende agricole nelle attivita' dei parchi", come spiega enzo pierangioli, vicepresidente della cia. Che affond: "la gestione statalista delle aree protette oggi non e' piu' giustificata". I parchi devono evitare le sirene dell'economia globalizzata, e lo possono fare solo "rifuggendo il modello dei negozi in franchising, dei non luoghi uguali dovunque, a siracusa come a bolzano", ammonisce il responsabile ambiente della coldiretti, stafano masini. "ogni parco ha una sua identita'", cosi' come la devono avere le aziende agricole che si trovano al suo interno. E la prima sfida da affrontare e' sicuramente quella degli ogm: "gia' quasi 2.000 comuni italiani hanno aderito al fronte liberi da ogm. E' ora che lo facciano anche i parchi", sollecita. E a incalzare i gestori delle aree protette italiane nel senso di regole piu' stringenti e' anche lo slow food. "non basta che i prodotti nascano nei parchi per essere di qualita'", perche' "la qualita' conta almeno tre caratteristiche. Deve essere buona dal punto di vista del gusto- elenca il segretario dell'associazione silvio barbero- sostenibile dal pounto di vista ambientale, e sostenibile dal punto di vista etico".
Caccia: salerno, sospesa dal tar nel parco del cilento
(Adnkronos) - Sospesa la caccia ai non residenti nelle aree contigue il parco nazionale del Cilento. Lo ha disposto una sentenza del Tar di Salerno secondo quanto rende noto il Wwf, che aveva fatto richiesta di sospensione. Era stata la Provincia di Salerno ad emanare una delibera di giunta che, spiega il Wwf in una nota, ''ignorando totalmente le norme statali attuative del diritto comunitario, nonche' il principio di prevenzione del danno ambientale che impongono la tutela della fauna selvatica e dell'ambiente del Parco nazionale del Cilento come interesse primario, consentiva la caccia nelle aree contigue il parco anche ai non residenti''.
Ambiente: amazzonia brasiliana, nuovo parco nazionale
Il Juruema coprira' una superficie da tre mln di ettari
(ANSA) - BRASILIA, 10 DIC - Nascera' nel 2005 un nuovo parco nazionale nell'Amazzonia brasiliana, il Parco de Juruema, con una superficie di tre milioni di ettari. Il nuovo parco si estendera' su un'area degli stati di Amazonas e Mato Grosso tra il Rio Tapajos e il Rio Sucurundi' dove attualmente vivono poche decine di persone. L'importanza
strategica del parco Juruema, dal punto di vista ambientale, e' che occupera' una zona di foresta tropicale densa verso la quale si sta estendendo la coltura estensiva della soia.
"Il Parco? Entro gennaio"
Punta Pizzo - Presto la conferenza dei servizi. La fiducia di Barba
"An vigilerà affinchè l'iter regionale non conosca ostacoli"
"La conferenza dei servizi che sancirà la ripresa dell'iter istitutivo del parco naturale regionale di Punta Pizzo-Isola Sant'Andrea sarà convocata entro pochi giorni e l'intero iter si concluderà al più presto, con ogni probabilità, entro la fine di gennaio": parola del capogruppo di An in consiglio comunale, Giuseppe Barba, forte delle assicurazioni ricevute dall'assessore regionale Michele Saccomanno, a sua volta sollecitato dal consigliere regionale E presidente provinciale di An, Saverio Congedo. Barba è fiducioso, ma non tanto da escludere ritardi, per cui aggiunge: "Se ciò avverrà, saremo felici per noi e per la città, altrimenti ci batteremo perché l'approdo dell'iter in consiglio regionale avvenga, comunque, prima della fine della legislatura". Nei giorni scorsi, la conclusione della verifica politico-programmatica a Palazzo Balsamo, ha visto An segnare un punto a proprio favore, non tanto per avere conservato la delega di vice sindaco, che era pronta a cedere in cambio di un impegno ad una sollecita conclusione dell'iter istitutivo del parco avviato dalla
giunta regionale lo scorso 5 ottobre, quanto perché è stata istituita una specifica delega per il Parco, che il sindaco Venneri ha assegnato al suo vice, Francesco Errico, di An. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Parco Appia Antica, siglato il protocollo
Officine meccaniche e sfasciacarrozze fuori dal Parco dellAppia Antica. Il trasloco per oltre 130 attività commerciali e artigianali, non compatibili con il Piano di assetto del Parco, è stato deciso ieri con la firma di un protocollo dintesa tra lassessore regionale allambiente Vincenzo Saraceni e lassessore capitolino allurbanistica Roberto Morassut. Le attività economiche, hanno spiegato i due assessori, saranno spostate fuori dai confini dellarea protetta o, dove possibile, riconvertite in modo da renderle adatte allambiente circostante.
Giornata dedicata al censimento del Fenicottero svernante in Maremma domenica prossima
Centro Ornitologico Toscano, EBN Italia e WWF Toscana, in collaborazione con il Parco Regionale della Maremma, la Provincia di Grosseto, la Provincia di Livorno organizzano conteggio in contemporanea nelle zone umide costiere della Toscana (con breve digressione nell'alto Lazio) e lettura degli anelli colorati.
Le aree interessate al censimento sono:
1) R.N. Oasi WWF Palude Orti-Bottagone e Laguna di Ponte d'Oro (Piombino - LI)
2) Padule di Scarlino (Scarlino - GR)
3) R.N. Padule Diaccia Botrona (Castiglione della Pescaia - GR)
4) Padule della Trappola (nel Parco Regionale della Maremma) Grosseto - GR
5) R.N. Oasi WWF Laguna di Ponente di Orbetello (Orbetello - GR)
6) Laguna di Levante e di Ponente di Orbetello (Orbetello - GR)
7) R.N.S. Oasi WWF Lago di Burano (Capalbio - GR)
8) Saline di Tarquinia (VT)
Come tutti voi sapete nelle aree riproduttive presenti nel Mediterraneo dove la specie nidifica in colonie, viene praticato l'inanellamento dei giovani non volanti che vengono dotati, oltre che del tradizionale anello metallico con codice alfanumerico, di anelli colorati con lettere stampigliate e ben visibili a distanza con l'ausilio di ottiche appropriate.
Le grandi concentrazioni di Fenicotteri svernanti in Toscana ed in particolare tra la Provincia di Livorno, attraverso la Provincia di Grosseto fino al nord del Lazio, rendono l'attività di lettura degli anelli colorati a distanza molto redditizia in termini di dati ed informazioni raccolte sui movimenti di questi uccelli nel bacino del Mediterraneo.
A questo da aggiungere l'importanza di un conteggio da effettuarsi in contemporanea per avere un dato numerico certo, non soggetto a sottostime, sulle presenza della specie in inverno.
Sarà un "meeting diffuso" e coordinato che porterà alla raccolta di preziose informazioni sulla specie.
Le modalità di rilevamento dati (conteggi), di lettura degli anelli e siti di rilevamento, saranno comunicati successivamente a coloro che intendono aderire all'evento: alcedo@etruscan.li.it
Ogni area di rilevamento potrà contare su un coordinatore di area che avrà il compito di organizzare i gruppi di rilevamento e recuperare i dati finali per area.
I dati raccolti saranno inseriti nelle banche dati delle tre associazioni e saranno citati, in caso di utilizzo, riferendosi a: "Feni Day 2005 COT-EBN Italia-WWF Toscana"
Inserita nell'evento ci sarà una gara non competitiva legata alla lettura degli anelli colorati (non solo di Fenicotteri!!!) con un premio per la coppia/gruppo che raccoglierà il punteggio più alto; nella definizione di punteggi e modalità verranno adottati i criteri di valutazione già utilizzati nella prima edizione dell'evento. (Le Nove di Firenze)
Il Wwf: in Mar Piccolo salviamo l'area protetta della palude "La Vela"
Coniugare recupero delle aree degradate e tutela ambientale. Secondo la sezione tarantina del Wwf non si tratta di obiettivi contrastanti, ma di una visione unitaria di sviluppo sostenibile da realizzare in Mar Piccolo. Il progetto presentato dal Comune ha generato negli ambientalisti sentimenti di "speranza e inquietudine". Pur apprezzando l'interesse dimostrato dal Comune per questa zona, le associazioni ambientaliste promettono di rimanere vigili e ricordano che il Mar Piccolo è una zona classificata "Sic" (Sito di interesse comunitario) e pertanto fa parte di quelle aree che, entro il 2004, dovranno essere designate "Zsc", ovvero zone speciali di conservazione, che costituiranno la rete "Natura 2000". In attesa che la procedura sia completata, gli Stati Ue hanno l'obbligo di mantenere queste aree "in un soddisfacente grado di conservazione". In Puglia c'è legge regionale 11/2001 ma, per quanto riguarda il Mar Piccolo, il progetto collegato al sito di interesse comunitario è stato oggetto di deliberazione della giunta l'8 agosto 2002, che ha rimosso dal Sic alcune aree intorno al Mar Piccolo senza che fosse data adeguata motivazione. Quanto al progetto presentato dal Comune di Taranto, il Wwf ritiene che occorra preservare innanzi tutto l'area protetta di Palude la Vela. "Vogliamo ricordare - scrive il Wwf - che questo sito è palcoscenico dello straordinario fenomeno naturale della migrazione: migliaia di volatili, specie rare e protette, scelgono la nostra città quale area di ristoro e riproduzione durante i lunghissimi viaggi migratori". E' per questo che, ad esempio, la prevista realizzazione della "Città dei bambini e degli anziani", contenuta del progetto presentato dal Comune sulla struttura dimessa dell'Ajvam (adiacente all'Oasi La vela), sebbene meritevole di considerazione in quanto finalizzato a restituire alla città spazi prelusi e degradati, deve, secondo il Wwf, necessariamente essere inquadrato in un contesto di conservazione e di predilezione per l'istituzione di un parco. L'auspicio è la costituzione di un unico percorso che parta da Cimino e si estenda sino a Palude La Vela. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Una nuova legge sulle aree protette
PARCO ALTA MURGIA. Domani incontro di Torre Nebbia
Per estensione e per importanza Altamura è il "capoluogo" del Parco nazionale dell'Alta Murgia, la ventitreesima area protetta in Italia in ordine cronologico, la seconda in Puglia (dopo il Parco del Gargano). Il Parco nazionale dell'Alta Murgia è nato e sta iniziando a muovere i primi passi che sono ancora di natura politica. Dopo il varo di questa istituzione sono diventate tante le aspettative del territorio, sia in termini di conservazione di un paesaggio rurale unico in Italia che in termini di crescita delle attività agricole, agrituristiche e zootecniche. Altamura ha contribuito alla nascita del Parco (varato ufficialmente a luglio) con una bella fettona: ben 12.660 ettari su un totale di 67.736. Nel perimetro rientrano anche l'Uomo di Altamura e la cava delle Orme dei Dinosauri, due poli di attrazione culturale unici nel mondo. Per la sua importanza Altamura sarà la sede del Coordinamento ambientale territoriale del Corpo Forestale dello Stato, vale a dire l'organo di controllo dell'intera area protetta. È un presidio fondamentale per la tutela dell'ambiente che eviterà i recenti fenomeni di inquinamento di alcuni terreni della Murgia con rifiuti nocivi. La Murgia è un altopiano di pseudosteppa mediterranea che ricade in due regioni (Puglia e Basilicata), in tre province (Bari, Matera, Taranto) e che dai costoni della zona barese arriva fino alle gravine tarantine. Il Parco dell'Alta Murgia, oltre a sublimare con il proprio marchio alcuni prodotti tipici protetti come il pane di Altamura, il vino Castel del Monte e l'olio Terra di Bari, sarà appunto anche un fondamentale strumento di tutela. L'Alta Murgia è la "culla" del falco grillaio, un rapace che proprio nella zona appulo-lucana ha la sua più ampia colonia in Europa e che nidifica sui tetti delle case dei centri urbani. La zona ha anche un ricco patrimonio floreale e di erbe spontanee, della cui riscoperta beneficiano i piatti tipici della zona. Del Parco fanno parte 13 Comuni della provincia di Bari e della costituenda nuova provincia di Barletta-Andria-Trani (Altamura, Andria, Bitonto, Cassano Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto). L'area protetta prevede tre zonazioni con altrettante fasce di vincoli con diversa intensità e ricaduta: zona 1 (rilevante interesse naturalistico, zone demaniali, zone già sottoposte a vincoli idrogeologici e paesaggistici), zona 2 (interesse naturalistico e prevalente paesaggio agricolo) e zona 3 (attività economiche compatibili) in cui i vincoli passano da rigidi ad attenuati. Il 2004 è stato l'anno giusto. Ma dell'istituzione di un Parco si parlava dal 1990 con la proposta del centro studi di Torre di Nebbia. Attualmente si è nella fase della costituzione degli organi di gestione, una fase prettamente politica anche se sarebbe opportuno un maggior coinvolgimento del mondo dell'associazionismo. Intanto, fatto il Parco, ora bisogna realizzare i contenuti. Torre di Nebbia ha iniziato con un ciclo di incontri. E proprio domani (all ore 18), alla Masseria Martucci (sulla via per Corato) Torre di Nebbia ospita un incontro di altissimo profilo sulla legislazione delle aree protette, a cui è annunciata la partecipazione, tra gli altri, dei magistrati Renato Nitti, Roberto Rossi e Antonio Savasta, delle Procure di Bari e di Trani. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Troiano: "Noi, non consultati"
Vesuvio - Dopo limpugnazione della legge regionale sulla lavorazione della pietra lavica da parte dellente Parco
"È meglio chiarire subito che il Parco non vuole chiudere le cave di pietra vesuviana che rientrano allinterno del perimetro protetto". Amilcare Troiano, da tre anni presidente dellEnte Parco del Vesuvio, mette le mani avanti e getta acqua sul fuoco della polemica innescata dalle industrie estrattive e il Consorzio tutela della pietra lavica per il ricorso prodotto dalla direzione del suo ente contro la legge regionale che regolamenta le cave e le estrazioni di materiale vulcanico. Allora perché vi siete rivolti alla magistratura? "Il nostro è stato un atto dovuto: la Regione Campania, che ha adottato il provvedimento, non ci ha interpellati per sentire cosa pensavamo della legge e se cerano elementi che potevano contrastare con quanto avevamo lobbligo di proteggere. Ci siamo visti piovere addosso il disegno senza che da parte loro venisse fatto alcun atto formale informativo nei confronti di un Parco nazionale obbligato per legge a tutelare larea di competenza. Possibile che si disciplini una materia così delicata allinterno di unarea protetta e che chi ha giurisdizione su quel territorio non viene ascoltato? Piuttosto, siamo stati noi a scrivere alla Regione e a dire che al di la di tutto andava rispettata la normativa del Parco, cosa che a nostro avviso non si è verificata". Però sono le cave e l'indotto a soffrire per quello che i giudici andranno a decidere. "Il Consiglio del Parco ha sempre tenuto in debita considerazione le attività estrattive e di trasformazione. Tra laltro, si è stimato che questa materia devessere disciplinata in maniera opportuna perché ci rendiamo conto che altrimenti andremmo a toccare problematiche sociali, visto lelevato numero di addetti alle lavorazioni. E senza contare che siamo in procinto di emanare un bando per finanziare le attività che vogliono lavorare la pietra lavica. Siamo pronti a sederci a un tavolo di concertazione con Regione e rappresentanti delle aziende per trovare una soluzione che però rispetti lambiente e le persone che lavorano nel settore". (Il Mattino)
Le genti del Parco
Natività etnografica Gran Sasso-Laga
QUINDICI persone, con la consulenza di una trentina di esperti, hanno lavorato allallestimento del presepe etnografico Le genti del Parco, il più grande dAbruzzo e uno dei più grandi in Italia, composto da 14 mila pezzi disposti in varie sale, in un ambiente di 500 metri quadri. Fino al 9 gennaio 2005 il presepe è aperto ai visitatori nellex ospedale psichiatrico di Teramo. Realizzato con il patrocinio della Asl teramana e del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, il grandioso allestimento consente al visitatore di immergersi, visivamente ed emozionalmente, nelle atmosfere degli antichi territori di Abruzzo, Lazio e Marche. Numerosi meccanismi ricreano le scene del lavoro nei campi e degli artigiani allopera nelle loro botteghe. I suoni, le voci, i rumori, gli odori, associati alle diverse azioni e ai diversi ambienti, contribuiscono alla creazione di unatmosfera da sogno. C'è anche un fiumicello con acqua corrente che muove i vecchi mulini, i frantoi, le segherie e perfino la mini centrale idroelettrica di San Giacomo sul fiume Vomano, che produce energia elettrica tramite un piccolo generatore. Le acque sfociano nel mare Adriatico ricreato con tanto di trabocchi, le antiche palafitte in legno attrezzate per la pesca, di dannunziana memoria. (Corriere Adriatico)
"Il Parco tutela colline e agricoltori"
Colline Moreniche - Il Comitato replica al sindaco Paolo Bellini che aveva parlato di una "pseudo morale urbanistica"
Emilio Crosato: "Non solo lotta alla speculazione edilizia, ma difesa dei valori storici"
"Avremmo preferito un confronto diretto, nell'ambito di un colloquio aperto e costruttivo piuttosto che dover passare attraverso la carta stampata, ma a questo punto, non possiamo che accettare l'invito e cercare di soddisfare una volta per tutte la richiesta di "chiarezza" avanzata dal sindaco di Pozzolengo, Paolo Bellini". Così esordisce il Comitato per l'istituzione del Parco delle Colline Moreniche del Garda in risposta alle polemiche accese dal sindaco del comune bresciano e dallo stesso rinnovate sul nostro giornale in un articolo del 2 dicembre scorso.
"Innanzitutto c'è da precisare - scrive il direttivo del Comitato presieduto da Emilio Crosato - che, in occasione dell'incontro con Bellini del 6 luglio si è precisato come, contrariamente a quanto sostiene lui, un Parco di nuova concezione, come quello che si intende realizzare, non vìola i diritti dei cittadini e men che meno quelli di agricoltori e cacciatori".
Nello stesso statuto del Comitato si precisa come questo intervenga sulla salvaguardia dei valori del territorio a tutti i livelli istituzionali, là dove si presentino problematiche di interesse collettivo: alta capacità, cave e discariche, nautica lacustre, portualità, canneti, siti di interesse comunitario, conservazione e valorizzazione delle attività tradizionali tra cui le coltivazioni agricole, l'esercizio venatorio e altro ancora.
Sarebbe, sempre secondo il comitato, solo "un'evidente frutto delle fantasie del sindaco Bellini" l'invenzione di un "Comitato scientifico composto da 7 tecnici laureati, da un Direttore generale e da un carrozzone dai costi insostenibili" come dice il sindaco nellarticolo.
"Nessuno di noi - continua il Comitato - ha mai fatto alcun cenno all'aspetto organizzativo che non figura in nessun programma ma che, invece, dovrà seguire le normative in essere nel momento in cui il Parco sarà istituito".
"Aggiungiamo anche che a lui, così come a tutti gli altri 40 Comuni coinvolti, è stata inviata una lettera datata 6 novembre 2004 nella quale si chiedeva un incontro per fornire ulteriori informazioni e per fare il punto del nostro agire. Lettera che Bellini e la sua amministrazione non hanno degnato di risposta".
Il Comitato ribatte anche all'attacco che il sindaco di Pozzolengo lancia contro alcuni comuni defineniti "paladini di una pseudo morale urbanistica".
Conclude Crosato: "In realtà, la convinzione della necessità di tutelare il territorio - che non è, ribadiamo, solo lotta alla speculazione edilizia ma anche difesa dei valori storici, culturali, antropici e tradizionali - supera i confini dei sentimenti campanilistici. Sulla supremazia dei valori del territorio, sulla neutralità politica e sulla trasparenza delle proprie azioni questo comitato ha fondato i suoi principi. Su questi e sui criteri della chiarezza e del dialogo ci siamo sempre confrontati e in questo modo intendiamo procedere". (Brescia Oggi)
La Maddalena Sasso Rosso: uno studio sul sottosuolo
Il Parco Nazionale ha messo in preventivo uno studio per verificare lo stato dell'ambiente di superficie e sotterraneo della ex discarica comunale di Sasso Rosso, utilizzata in modo continuativo dalla fine degli anni '60 del secolo scorso praticamente sino ai giorni nostri come accumulo dei rifiuti solidi urbani della città. Partito come discarica ?provvisoria' il sito fu costantemente ampliato sino ad divorare decine di ettari di macchia mediterranea e terreno ex agricolo. Ora che la discarica è chiusa, grazie al dettato del decreto Ronchi del 1997, la funzionalità del territorio occupato dell'ex discarica, fra l'altro in una superba posizione panoramica sulle Bocche di Bonifacio, potrebbe essere recuperata e si sta pensando magari di "farne un parco pubblico", come afferma il consigliere Luciano Gisellu. Lo stesso consigliere ha specificato che occorrerà "procedere ad una verifica attenta dei danni ricevuti dal suolo e dal sottosuolo dal costante contatto ed infiltrazione di sostanze inquinanti, anche per verificare se elementi inquinanti sono finite nelle falde acquifere del sottosuolo". Agli inizi degli anni ottanta del secolo scorso, quando si iniziò a prendere coscienza del problema, gli ulteriori accrescimenti della discarica furono effettuati su teloni impermeabilizzanti, ma resta comunque il timore di falle nelle impermeabilizzazioni, e delle dispersioni precedenti. Per ora non si conosce la modalità con cui saranno effettuate le prospezioni geologiche necessarie per appurare lo stato di salute del sottosuolo della discarica, ma il comitato direttivo dell'Ente ha intenzione di procedere presto con fondi propri appositamente stanziati.
(L'Unione Sarda)
Parco dellAppia Antica, via libera al trasloco delle attività commerciali
Saranno trasferiti 130 esercizi Soddisfatta Legambiente: "Così si tutelano le aree protette"
Oltre 130 attività commerciali e artigianali che sorgono allinterno del Parco dellAppia Antica dovranno traslocare. È stato infatti siglato ieri un protocollo dintesa che prevede lallontanamento delle attività economiche non compatibili con il piano di assetto del Parco. In questo modo, oltre 84 ettari di verde verranno liberati e acquisiti attraverso permuta o cessione bonaria, per essere poi bonificati e restituiti allEnte parco. Laccordo è stato raggiunto tra lassessore regionale allAmbiente, Vincenzo Maria Saraceni, lassessore capitolino allUrbanistica, Roberto Morassut, i sindaci dei Comuni di Ciampino e Marino, Walter Perandino e Fabio Desideri, il presidente del Parco, Marco di Fonzo, e il rappresentante dei privati, Maurizio Pilastri. Gli esercizi commerciali, in prevalenza officine meccaniche, concessionarie e sfasciacarrozze, saranno spostate fuori dai confini dellarea protetta o riconvertite in modo tale da renderle compatibili con il paesaggio circostante. Saranno i tre comuni attraversati dal parco (Roma, Ciampino e Marino) a individuare le aree da mettere a disposizione delle attività economiche traslocate. "Così facendo - hanno spiegato gli assessori Saraceni e Morassut - si potrà restituire al parco il volto degno di uno dei luoghi di maggiore rilievo archeologico del mondo. Tutto in linea con la legislazione regionale secondo cui nelle aree protette si promuove la valorizzazione di quelle attività che sono compatibili con lambiente e favoriscono nuove forme di occupazione".
La firma del documento è stata commentata positivamente dal presidente della commissione ambiente della Regione, Luigi Celori. "Esprimo viva soddisfazione per un altro passo in avanti nella tutela e nello sviluppo delle aree protette", ha detto. Soddisfazione è stata espressa anche da Legambiente Lazio. "È la maniera giusta di tutelare le aree protette - ha dichiarato il presidente, Lorenzo Parlati -. Il documento siglato dalla Regione e dai comuni di Roma, Ciampino e Marino rappresenta una svolta per il futuro del parco più antico del mondo, che riconsegnerà splendidi spazi ai cittadini". (Corriere della Sera)
"Restringeremo i confini del parco naturale"
Parco Pineta
Il piano proposto dalla precedente gestione prevedeva vincoli sul settanta per cento dell'attuale area protetta
Pierluigi Berlusconi, Forza Italia, conferma l'intenzione di andare incontro alle richieste dei proprietari
I confini del Parco Pineta si restringono. Questa l'intenzione della nuova gestione. È Pierluigi Berlusconi, consigliere provinciale di Forza Italia e membro del consiglio d'amministrazione dell'ente parco, a darne notizia. Si tratta, in sostanza, di una rivisitazione dei confini tracciati a giugno con una variante al piano regolatore del parco e sottoposti alle osservazioni dei comuni interessati. Il progetto, promosso dal precedente presidente, Ambrogio Colombo, prevedeva l'estensione del parco naturale su un'area costituita da circa il settanta per cento dell'intero perimetro del parco agro-forestale. Per venire incontro alle richieste dei proprietari terrieri, questo perimetro potrà essere modificato. L'area destinata a parco potrà essere successivamente estesa, ma in modo graduale, con progressivi interventi d'integrazione e mantenendo il rispetto delle zone agricole. I timori più volte espressi dalle associazioni ambientaliste, favorevoli a un parco naturale che ricalchi gli esatti confini dell'attuale parco agro-forestale, sembrano perciò prossimi a concretizzarsi. "Si deve tener conto che intorno al parco agiscono molti soggetti - dice il consigliere Berlusconi - e che la politica del consiglio d'amministrazione deve essere improntata sull'apertura alle diverse problematiche ed al dialogo con i soggetti stessi. In questo senso si sta muovendo il presidente, Mario Clerici. Un uomo che si è fatto le ossa nel precedente Cda e che ha ben chiaro come tramutare in realtà il progetto del parco. La sua apertura nei confronti dei proprietari fondiari è positiva. Con loro ci sono già stati diversi incontri, così come con le associazioni ambientaliste. È ovvio che bisogna, allo stesso tempo, essere realistici. Credo sarà molto difficile portare a termine un progetto senza sollevare alcuna critica. Lo scopo rimane quello di creare meno scontenti possibili. Per andare incontro ai proprietari terrieri ci sarà un piccolo ridimensionamento dei confini del parco - continua Berlusconi - non si può pensare di creare qualcosa imponendola dall'alto senza confrontarsi direttamente con i principali interessati. Optando invece per un disegno di parco che allarga progressivamente i suoi confini, potremo avere maggiore collaborazione perché nessun soggetto verrà eccessivamente penalizzato". Berlusconi propone anche la realizzazione di infrastrutture per avvicinare la gente al parco naturale: "Non è escluso che, in ottemperanza ai regolamenti, si possano creare anche delle piste ciclabili interne. Il parco, per non essere una semplice carta topografica, deve essere vissuto dalla gente".
(La Provincia di Como)
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