Rassegna del 18 Dicembre 2004

Per le aree naturali protette nasce l’animatore territoriale

Un corso gratuito finanziato dalla Regione Marche

ANCONA - Da gennaio 2005 la Sida realizzerà un corso di specializzazione, completamente gratuito, per la formazione di 20 ragazzi (disoccupati/inoccupati) per la seguente figura professionale “Tecnico controllo e tutela ambientale delle aree naturali protette - Appennino Parco d'Europa”. Il progetto, ad oggi primo ed unico finanziato dalla Regione Marche, è stato presentato in risposta agli obiettivi esplicitati dal Por (Programma operativo regionale) delle Marche Ob. 3 2000-2006 e dal Programma nazionale Ape (Appennino parco d'Europa), grazie alla collaborazione tra la Sida, ente con esperienza di oltre quindici anni nella formazione privata e finanziata, e numerosi protagonisti del settore.
I partecipanti, che per tutto il periodo corso usufruiranno di un rimborso spese, avranno l’opportunità di realizzare all'interno dei Parchi, delle Comunità Montane e delle Riserve Naturali un percorso strutturato, della durata di duecento ore, per l'applicazione pratica e l'approfondimento degli strumenti acquisiti in aula. (Corriere Adriatico)

Parchi naturali, critiche dai sindaci

Cremona

I 4 parchi naturali ieri sono stati al centro di un incontro in Provincia, convocato dal presidente Giuseppe Torchio. Al summit sono intervenuti rappresentanti degli enti locali, il presidente del Parco del Serio Ferruccio Rozza, l’assessore Giovanni Biondi e il dirigente Mara Pesaro. Torchio ha chiarito la volontà di "sentire la voce di tutte le parti interessate, ... e di giungere, con il nuovo anno, alla definizione della nostra posizione ufficiale". Numerosi gli interventi. "Quale criterio ha seguito il Parco Oglio Nord per individuare le aree da destinare ad area naturalistica?", ha chiesto il sindaco di Bordolano, Luigi Amore. Preoccupato il primo cittadino di Corte de’ Frati, Giuseppe Rossetti: "In un’area dove 100 anni fa esisteva un bosco, l’ente prevede di ridestinare 100 ettari di terreno utilizzato da una singola azienda agricola interamente ad area naturalistica". Interventi critici dei sindaci Marta Mondonico (Rivolta) e Bruno Tosatto (Calvatone), e di Moreno Caravaggio (per Formigara). Meno critico il giudizio del vice sindaco di Azzanello, Carlo Dusi. In conclusione, Walter Luchetta (Coldiretti) ha stigmatizzato l’assenza dei presidenti dei parchi, mentre Pierluigi Gerevini (Libera Agricoltori), ha preso atto del fatto che i sindaci del territorio non sono affatto in sintonia, e tanto meno sono soddisfatti dell’operato dei 4 enti parco. (La Provincia di Cremona)

Pinzolo-Campiglio, si muove il Ministero

Adamello Brenta
Matteoli chiede alla Provincia documenti e spiegazioni sulla valutazione di incidenza che non c'è


Il collegamento sciistico Pinzolo-Campiglio è finito sotto la lente del ministero dell´Ambiente che, attivato da una segnalazione della sezione di Trento del Wwf, ha inviato una lettera alla Provincia di Trento e al Parco Adamello Brenta sollecitando una serie di chiarimenti considerato che, scrive il ministero, "l´area soggetta ad interventi risulta inserita nel Parco e rientrerebbe in aree prospicienti e interne ai siti di importanza comunitaria Dolomiti di Brenta, Pian degli Uccelli e Presenella, individuati dalla Provincia di Trento e selezionati quali beneficiari dei progetti Life ursus a tutela della popolazione di orso bruno del Brenta".
Il ministero, retto da Altero Matteoli (An), vuole sapere dalla Provincia, che nel giugno scorso ha dato il via libera al collegamento Pinzolo-Campiglio, se "nell´ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale sia stata realizzata un´adeguata valutazione di incidenza come previsto dalla direttiva Cee recepita in Italia dal Dpr 357/97 e successive modificazioni". Il ministero dell´Ambiente ricorda inoltre che: "La necessità di redigere una valutazione di incidenza non è limitata ai piani e ai progetti ricadenti esclusivamente nei territori proposti come siti Natura 2000, ma anche alle opere che, pur sviluppandosi anche fuori di tali aree, possono comunque avere incidenze significative su di esse". Pertando Provincia e Parco vengono invitate a comunicare "l´esatta localizzazione degli interventi e la valutazione delle possibili incidenze e del loro grado di significatività". Wwf, Legambiente e Italia Nostra a hanno presentato ricorso al Tar contro i nuovi impianti e Bruxelles contestando il mancato rispetto delle norme europee. (L'Adige)

Corso cesti a Cagnano Varano

Gargano

Ultimato il primo Corso di intreccio di cisti e panare a Cagnano Varano, che ha visto protagonisti 20 apprendisti. L'idea, messa in cantiere da alcuni giovani del posto, è stata fatta propria alcuni anni fa dal Parco Nazionale del Gargano, che ha affidato il tutto alla Pro Loco del Posto. Nei giorni scorsi l'ultimazione del corso e l'affidamento degli attestati di preparazione professionale consegnati dal presidente dell'Ente Parco Giandiego Gatta. Il tutto si è svolto presso l'ex-mercato coperto di Cagnano, dove è stata allestita una mostra delle produzioni artigianali del luogo, con cesti e panieri realizzati dai corsisti. "Vedere giovani e anziani così affiatati tra di loro ci riempie di gioia e di speranze per il futuro - ha spiegato Gatta - sono convinto che si potrà fare molto anche in termini occupazionali e turistici. I cesti e i panieri rappresentano una tradizione antica di secoli, che finalmente viene oggi ripristinata". (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Le squadre dell'Ente Parco cureranno i boschi della Provincia

Colli Euganei

Le squadre forestali dell'ente Parco Colli si prenderanno cura di oltre ottanta ettari di bosco di proprietà della Provincia.
"È un segnale importante - ha spiegato ieri mattina a Palazzo Santo Stefano Domenico Riolfatto assessore provinciale al Patrimonio - verso quella razionalizzazione dei servizi che stiamo cercando di attuare in diversi campi. È anche un segnale di fiducia nel Parco, che con questo accordo si impegna a valorizzare alcune aree, fra le più amate e frequentate dei Colli Euganei, sia dal punto di vista della salvaguardia ambientale sia turistico, risistemando i sentieri, curando il bosco e gestendo i servizi".
Per questo impegno, la Provincia assegnerà al Parco Colli 30mila euro l'anno. La concessione ha durata biennale a partire dal primo gennaio prossimo. Fra le aree interessate dalla concessione, la Selva delle Fiorine, una delle zone più frequentate dei Colli - dove si trovano tra l'altro gli unici servizi pubblici che saranno gestiti dall'Associazione Alpini - e Cava Monte Croce a Battaglia Terme.
Nell'ambito del territorio concesso, si trovano anche alcune zone colpite dagli incendi dolosi dello scorso anno, che saranno opportunamente gestite e ripristinate a bosco dagli operai dell'Ente Parco. L'attività di gestione e salvaguardia, contribuirà alla prevenzione degli incendi.
"L'accordo - ha aggiunto Simone Campagnolo presidente dell'Ente Parco - potrebbe inoltre preludere alla salvaguardia di altre piccole aree comunali".
È prevista anche la possibilità da parte della Provincia di acquisire il materiale combustibile che risulterà dalla manutenzione dei boschi e utilizzarlo nel "progetto biomassa". (Il Gazzettino)

Cifarelli entra nel direttivo di Federparchi

Il presidente dell'Ente Parco della Murgia materana, Roberto Cifarelli, è stato eletto nel direttivo nazionale di Federparchi. Unanime il voto dell'assemblea nazionale dei soci, riunitasi il 10 dicembre a Roma il 10 dicembre per l'integrazione del consiglio direttivo di Federparchi dopo la decadenza di due consiglieri che nei mesi scorsi hanno lasciato la carica di responsabili di enti gestori di aree protette. A sostituirli sono Cifarelli e Massimo Bugli, presidente di Romanatura. Felice per la nomina, Cifarelli ha commentato che questa "certifica i significativi progressi segnati dall'intero sistema regionale delle aree protette, il lavoro svolto in questi anni dalle istituzioni, dalle associazioni ambientaliste e da tutti coloro che credono nello sviluppo compatibile. Sento di condividere, perciò, questa nomina con quanti insieme a me stanno vivendo la splendida esperienza della gestione del parco, dal consiglio direttivo, al direttore, ai collaboratori". Tra i futuri impegni Cifarelli ha annunciato l'organizzazione di una conferenza regionale sulle aree naturali protette per dare ulteriore slancio al sistema. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Parco dell'Alta Murgia cosa ne pensano i coratini

Una realtà vicina ma per molti ancora troppo lontana

Il Parco Nazionale dell'Alta Murgia è nato. Ora sarà più difficile cambiare i connotati di un territorio nel quale sopravvivono, come in pochissime altre località in Europa, la pseudosteppa, e il falco grillaio. Si dovrà mettere fine alla continua estensione dei seminativi che hanno trasformato gran parte dell'ambiente dell'Alta Murgia. E allo spietramento, agli incendi e ai tentativi, purtroppo molto spesso riusciti, di ricavarne discariche abusive, che nel tempo ne hanno messo a rischio l'identità. Il Parco è sorto con lo scopo di salvare il salvabile di un ambiente murgiano irripetibile e in gran parte compromesso dalle attività umane che vi si sono sviluppate senza regole. Ne fa parte anche una porzione del territorio di Corato. A molti però la realtà del Parco è ancora quasi interamente sconosciuta. Sono i giovani, in particolare, a saperne poco o niente. E' quanto emerge da un sondaggio che abbiamo condotto a Corato. I pochi giovani che hanno sentito parlare del Parco si dicono fieri dell'appartenenza della propria città a questa nuova realtà ambientale. Adulti e anziani si dimostrano favorevoli ma stigmatizzano la lentezza con la quale si è messa a frutto l'idea correndo il rischio di renderne del tutto vana la realizzazione. "Si può affermare che a causa dell'annosa pratica dello spietramento, l'Alta Murgia, quella di un tempo, non esiste più - sostiene il signor Rodolfo Maino -. Si doveva creare il Parco per lo meno 30 anni fa. Ora forse è già troppo tardi e le ferite che sono state inferte al territorio non si possono più curare". "Oltre a valorizzare il paesaggio - aggiunge il signor Vito Piarulli -, spero si possa ridare a questo territorio il fascino naturale di un tempo e reinserire la flora e la fauna tipiche della zona. L'operazione ha un senso soltanto a condizione di restaurare almeno in parte la realtà storica di questo meraviglioso ambiente. E non credo, affermando questo, di correre il rischio di essere considerato un antimoderno". Intanto però monta lo scontento per il rigido controllo cui sono state subito sottoposte la caccia e la raccolta dei funghi, oltre che per la messa fuori legge del prelievo, per le costruzioni, delle famose pietre forate della Murgia". L'iniziativa lascia pochi sbocchi alle attività produttive - lamenta Filippo Patruno, presidente della sezione Coldiretti di Corato -, e penalizza le aziende agricole e le cave che ricadono nella zona del Parco. Si è dunque tenuto conto quasi solo del paesaggio". I giovani attribuiscono la loro ignoranza in materia alla scarsa informazione, poiché sostengono, come fa, per esempio, Roberto Nuovo, di 16 anni, che sarebbe stato meglio pubblicizzare di più il Parco. I pochi informati ritengono che si tratti di un'ottima idea poiché rappresenta il primo passo verso la tutela dell'ambiente tipico dei nostri luoghi. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

La Maddalena Il Parco regala banchi alla scuola

L'Ente Parco regala al circolo didattico ?G.B. Fabio', cinquanta seggiole e cinquanta banchi. In realtà si tratta di una cessione in comodato d'uso, come ha chiarito il direttore dell'Ente Vincenzo Satta: "Il dirigente didattico aveva espresso la necessità di avere questo materiale per far funzionare al meglio sia le aule sia la mensa scolastica. Noi abbiamo il materiale e glielo abbiamo dato". I tavoli e le sedie erano state acquistate qualche anno fa per arredare una sala del Centro ambientale di Stagnali ma sono rimasti inutilizzati. (L'Unione Sarda)

In Basilicata divisi per il "Volo d’angelo"

Gallipoli Cognato

È polemica in Basilicata fra sostenitori di uno sviluppo discutibile (leggi interessi commerciali) e ambientalisti per la realizzazione di una struttura per poter realizzare quello che in gergo si chiama "Volo d’angelo". In uno dei paesaggi più straordinari della regione e d’Italia, verrà sospeso un cavo d’acciaio lungo quasi tre chilometri che unirà i centri di Pietrapertosa e Castelmezzano. A questo cavo verranno agganciati con imbracature i novelli "Angeli" che "voleranno" da un paese all’altro. Il progetto è stato presentato dalla Comunità Montana "Alto Basento" e prevede vie di arrampicata e l’infrastruttura per il "Volo".
È polemica perché nei giorni scorsi, attraverso un articolo, si è scomodato il Pit manager Giampiero Perri per sostenere le necessità dello sviluppo. Una vessata questio che di fatto blocca lo sviluppo reale perché parte da visioni settoriali e non globali. Ad esempio dal rispetto delle competenze sul territorio che non possono essere quelle della voce degli anziani a proposito dell’esistenza o meno delle cicogne nere.
A tal proposito interviene Antonio Sigismondi, un noto naturalista delle nostre regioni, che precisa alcuni aspetti a nome delle associazioni ambientaliste, Lipu, Wwf, Altura e Comitato Nazionale del Paesaggio, "da sempre - scrive nella precisazione - attente alla sostenibilità dello sviluppo". Le associazioni non cercano "la polemica estrema" e tenendo fede al loro ruolo di soggetti "no profit", attenti alla salvaguardia del territorio e delle specie di fauna più rare e minacciate, hanno individuato nel progetto delle funi di acciaio sospese tra Castelmezzano e Pietrapertosa una gravissima minaccia alla conservazione di uno dei luoghi più ricchi di biodiversità d’Italia e della nostra regione.
"Non è certamente un caso - sottolineano le associazioni - se in quel territorio, in base ai valori presenti, siano stati istituiti il Parco Regionale di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane e una Zps (Zona di Protezione Speciale) ai sensi delle direttive comunitarie specifica per la conservazione degli uccelli".
"Nelle osservazioni, contrarie al progetto - sottolineano le associazioni - sono state evidenziate con assoluto rigore scientifico e tecnico le evidenti minacce che la realizzazione del progetto produce sulla fauna presente", al contrario sottolineano "sono i progettisti e il Pit manager Giampiero Perri che dimostrano la superficialità con cui hanno affrontato il progetto quando ne parlano e quando affermano che la Cicogna nera non nidifica nelle Dolomiti Lucane".
Per poter salvaguardare una zona sensibile, secondo le direttive europee, la presenza di una specie va documentata con rigore scientifico secondo metodiche prescritte, documentazioni che in questo caso evidentemente esistono. Al contrario, continuano gli ambientalisti, lasciano a desiderare le procedure adottate per le autorizzazioni anche da parte dell’ente Parco che ha rilasciato "un’autorizzazione a firma del suo direttore priva di data e numero di protocollo (è mai possibile rilasciare autorizzazioni ufficiali senza riferimenti precisi? E da quando?), esprimendo il nulla osta al progetto in maniera generica, senza specificare di che natura è questo progetto, buona dunque per qualsiasi autorizzazione" con poche e stringate parole: "rilevata la compatibilità del progetto con le esigenze del parco e le finalità e i programmi dello stesso".
Le associazioni infine rilevano che sono state chieste ufficialmente al Parco altre informazioni sulla procedura emessa per lo stesso nulla osta ma che ancora non hanno avuto risposta.
È singolare che avvengano ancora questi iter discutibili per lo meno nella chiarezza e nelle procedure, in una regione attenta all’ambiente, che ha avviato diversi progetti di Agenda 21. anche se purtroppo da anni esiste un lento sfilacciamento della tensione ambientale a cominciare purtroppo proprio dalle aree parco.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)

Ecco il logo del Parco di Porto Conte

"Sono pervenute 188 proposte - ha affermato Camerada - tutte molto interessanti e provenienti da diverse parti dell’isola e da alcune zone del continente". Ad aggiudicarsi il primo posto è stata Paola Delogu di Assemini, che riceverà un premio di 5 mila euro. L’algherese Perdomi, invece, si è aggiudicato il terzo posto

ALGHERO - Ieri pomeriggio, 17 dicembre, nella sala di via Matteotti è stato presentato il logo del Parco di Porto Conte. Le autorità presenti nella sala conferenze, il Dirigente Era, il presidente del Parco Camerada, il consigliere Ballero e l’esperto di grafica Pisano, hanno consegnato i premi ai 4 vincitori.
L’iter per la scelta del logo è stato molto lungo. Sono stati necessari 12 mesi per valutare al meglio le caratteristiche dei diversi logo proposti. "Probabilmente sarebbe stato più facile contattare un professionista –ha detto il presidente Camerata- stabilire insieme un compenso e una scadenza. Ma abbiamo ritenuto fosse più interessante proporre un concorso di idee. E il risultato ci ha premiato. Sono pervenute 188 proposte, tutte molto interessanti e provenienti da diverse parti dell’isola e da alcune zone del continente".
A prendere la parola, subito dopo, è il vice sindaco Giancarlo Piras che esaltando le peculiarità del Parco ne descrive le bellezze che oggi lo contraddistinguono: "E’ il fiore all’occhiello del nostro territorio, prestigioso perché è insieme un parco terrestre e un parco marino. Sarà interessante far crescere questa realtà, un’alternativa importante per l’intero comparto turistico algherese".
Infine Pisano ha spiegato come si è arrivati alla scelta dei 4 logo vincitori: "E’ stato molto complesso perché tutti i logo che ci sono pervenuti rappresentano certe caratteristiche. In una fase preliminare abbiamo individuato alcuni parametri: la riproducibilità in scala, la possibilità di essere rappresentati in bianco/nero, l’originalità, l’abbinamento cromatico, la forza comunicativa e l’aderenza a ciò che si deve rappresentare. Questi parametri ci hanno permesso di fare una prima scrematura e di stilare una classifica. I logo ritenuti idonei sono stati posizionati su un unico tavolo e su questi si è aperta una discussione. Da qui siamo arrivati all’ultima fase che ci ha permesso di stabilire i primi quattro meritevoli di rappresentare il Parco di Porto Conte".
A consegnare i premi è stato l’Assessore Antonello Muroni; ad aggiudicarsi il primo posto è stata Paola Delogu di Assemini, che riceverà un premio di 5 mila euro. Al secondo posto Raffaele Crudele di Cagliari che ha vinto 1000 euro. Terzo posto infine, pari merito, per Gianni Biddau di Ittiri e Pierangelo Perdomi di Alghero, i quali vincono un assegno di 500 euro a testa. (Alguer)

Val d'agri: giornalismo, politica e petrolio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di Alfonso Fragomeni, da sempre impegnato( anche da avvocato) nelle battaglie civili di questa regione. Naturalmente a beneficio dei "liberi pensatori" e dei colleghi che volessero approfondirne alcuni aspetti. E già sapendo che non saranno in tanti...

La notizia più importante che campeggia sui giornali locali, dopo le tragedie internazionali, è che la Esso ha avviato la procedura relativa ad un progetto di esplorazione finalizzato alla coltivazione di idrocarburi nella vasta area delle Dolomiti Lucane.
Dobbiamo subito rispondere alla chiamata alle armi, proveniente soprattutto dai comuni direttamente interessati dal progetto esplorativo della Esso e scongiurarne i devastanti effetti.
Ma nella reazione, giustamente sdegnata e critica, di politici, amministratori ed editorialisti della carta stampata c’è qualcosa che non quadra, qualcosa di stonato, talmente stonato da mettere a disagio perché ha a che fare con la verità e con la storia recente di questa regione.
L’articolo più bello è stato scritto, giovedì 9 settembre, sulla Gazzetta della Basilicata. Ma è anche l’articolo più falso che si potesse scrivere. Non per quello che dice ma per quello che non dice. Si può offendere la verità anche con le omissioni e le omissioni della Gazzetta sono tante e pesanti, probabilmente dettate da obblighi di appartenenza politica o forse dai rapporti di amicizia intrattenuti con chi detiene il potere in questa regione. Ma forse i due motivi coincidono.
A leggere i giornali sembrerebbe di essere all’anno zero dell’estrazione petrolifera in Basilicata. E, invece, sono passati cinque anni da quando l’Eni, in Val d’Agri ed in Val Calastra – guardate che ancora esistono queste aree ed i loro abitanti !- ha effettuato, per mezzo di società che hanno causato gravi danni e poi sono svanite nel nulla, le ricerche geosismiche. Sono state effettuate più di 20.000 cosiddette microesplosioni (le stesse minacciate dalla Esso), danneggiati boschi ed aziende agricole, lesionato fabbricati e distrutti pozzi e falde acquifere (per chi volesse approfondire: Indagini geosismiche o illegalità diffusa su www.soslucania.org).
Naturalmente, le società di ricerca mandate dall’Eni non si sono fermate neppure davanti ai vincoli idrogeologici e forestali, ai siti di importanza comunitaria, alle zone ad altissima valenza naturalistica ed ambientale.
Queste cose vanno ricordate, altrimenti potrebbe sembrare che la Esso è comparsa all’improvviso dietro la porte dei comuni delle Dolomiti Lucane. Così come va ricordato che all’inizio della storia, quella recente, del petrolio in Basilicata vi è l’accordo tra l’allora Presidente del Consiglio, Massimo Dalema ed il Presidente della Giunta Regionale Di Nardo, a capo di una giunta di centro sinistra di cui faceva parte anche l’architetto Bubbico, assessore all’ambiente.
In parole povere, non possiamo sottacere che il cavallo di Troia, nella cui pancia si sono stipate le multinazionali del petrolio, ha le fattezze di Bubbico, dei suoi amici di partito e di area politica (compreso quel senatore Coviello che fortissimamente ha voluto i vari accordi di programma e protocolli di intesa con l’Eni e che ora si veste da fondamentalista-ambientalista e che – pensa un po’! – fa parte della task force che deve trattare con il governo).
Per la Val d’Agri è mancato completamente lo slancio ambientalista e la fiera reazione alla dignità calpestata che si registrano in questi giorni per il caso Caperrino e Dolomiti Lucane. Eppure in Val d’Agri e in Val Calastra le ferite al territorio sono ancora vive, doloranti, tangibili, rappresentate dalle torri petrolifere e dagli enormi squarci dell’oleodotto che travolge e stravolge antichi boschi e ricchi corsi d’aqua, avvelena sorgenti e ammorba l’aria. Qui l’Eni ha già un piede dentro il Parco della Val d’Agri e Lagonegrese: alcuni impianti sono all’interno dell’area parco e gli altri ai confini della perimetrazione.
Verso chi, come Sos Lucania, diceva le stesse cose (spesso coincidono anche i termini usati – che combinazione!) dette da Sammartino nel suo editoriale, si sprecavano le accuse di demagogia, ambientalisti-fondamentalisti, catastrofisti, ecc.
Noi di Sos Lucania ne sappiamo qualcosa, tant’è che siamo stati costretti a creare un sito web per aggirare l’oscuramento mediatico.
Ma di Val d’Agri non si parla neppure oggi, soprattutto oggi. Val d’Agri, Valle del Camastra, Valle del Sauro, sono territori ormai abbandonati completamente alle trivelle delle compagnie petrolifere, dismessi dal potere politico che tratta con i petrolieri. Quei territori sono la coscienza sporca di una classe politica che ha la necessità di far dimenticare il grande tradimento consumato ai danni di una parte del popolo lucano e rifarsi una verginità a sinistra e nel mondo ambientalista.
Ecco perché si parla di Esso che minaccia il parco di Gallipoli-Cognato ma non si dice che la multinazionale americana viene direttamente dalla Val d’Agri, con in tasca il viatico di Eni e della Regione Basilicata.
In questi anni, oltre a denunciare questo e molto altro, nel sito soslucania.org abbiamo cercato di conservare le tracce di quanto si andava consumando ai danni di un pezzo di Lucania.
Così, abbiamo richiamato dalla memoria del nostro archivio informatico un’intervista del Presidente Bubbico rilasciata alla trasmissione televisiva Report (Rai 3) e andata in onda il 18 ottobre 2001.
In quella circostanza, Bubbico ha sostenuto “che un’attività estrattiva gestita con l’uso delle migliori tecnologie disponibili non costituisce fattore di incompatibilità con lo sviluppo turistico, con lo sviluppo agricolo e con la tutela della salute dei cittadini”. E ancora,”i pozzi non determinano impatti né ambientali né paesaggistici. Lei avrà osservato le trivelle che sono visibili nella fase di perforazione, ma a pozzo perforato lei non vedrà più nulla” (Il saccheggio della Basilicata su www.soslucania.org).
E allora, amici di Pietrapertosa, di Castelmezzano e dei comuni limitrofi, niente paura. Quand’anche la Esso riuscisse a spuntarla, non c’è motivo di preoccuparsi: a pozzo perforato non vedrete più nulla e poi l’attività estrattiva non è affatto incompatibile con il turismo.
Parola del vostro presidente.
Fatte queste precisazioni e recuperata la premessa, il pezzo mancante della storia, possiamo ribadire che l’articolo della Gazzetta ci è proprio piaciuto e siamo pronti a continuare la battaglia che abbiamo iniziato nel 1999 anche per le Dolomiti Lucane. (Giornalisti di Basilicata)


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