E' ripreso in un clima di fiducia il confronto istituzionale
Dolomiti
E´ ripreso in un clima di fiducia il confronto istituzionale fra Ministero dei Beni Culturali, Regioni e Province sulla proposta di tutelare le Dolomiti come Patrimonio dell´Umanità, Monumento del Mondo.
Raggiungere questo traguardo ci permetterà di superare tante fragilità presenti nella regione dolomitica.
La più significativa fragilità è quella ambientale-paesaggistica dato che in alcune situazioni la perdita del bene naturalistico è ormai evidente causa l´avanzare di una industria turistica priva di attenzioni, attenta solo al guadagno immediato. Stiamo consumando qualità, specificità ed ecosistemi unici al mondo. Il turismo, da quando si è imposto come monocultura, accanto ad importanti benefici ha anche provocato l´abbandono dell´ agricoltura, della silvicoltura, scarsa scolarizzazione nelle vallate, disagio sociale, lavoro precario.
L´altra fragilità, sociale e culturale, è stata la perdita di identità, di specificità delle popolazioni dolomitiche: invece di lavorare sull´offerta del prodotto abbiamo accettato e subìto la domanda turistica proveniente dalla pianura, senza riflessioni sulle conseguenze. Il risultato è l´omologazione culturale al vivere delle città la trasformazione della storica cultura della montagna in banale proposta folcloristica da inserire nei teatrini nelle stagioni estive ed invernali.
La tutela dell´UNESCO delle Dolomiti Monumento del Mondo viene ad essere una opportunità ed un investimento per noi tutti.
Opportunità perché ci permette di recuperare un equilibrio perduto, di intervenire con progetti di riqualificazione ambientale nel curare ferite inferte al paesaggio che sembrano irrecuperabili.
È un´opportunità che ci permette di reinvestire in attività economiche che abbiamo reso marginali quali l´agricoltura, l´allevamento, la silvicoltura.
È un investimento perché ci permette di recuperare in cultura attraverso una rivisitazione critica su quanto accaduto in questi ultimi frenetici decenni riportando sui nostri territori i percorsi della ricerca, dell´innovazione, dell´espressione artistica, ritornando quindi protagonisti anche in settori che sono stati allontanati dal vivere in montagna, ritrovando nelle vallate un patrimonio di conoscenze che nel passato avevamo sempre avuto presente.
Questo traguardo, Dolomiti Monumento del Mondo, è un investimento ed una opportunità perché costruisce coscienza, cioè conoscenza del territorio. Noi popoli delle Dolomiti (non casualmente parlo al plurale, cosciente delle tante diversità presenti, delle minoranze linguistiche che abitano il diffuso laboratorio Dolomiti) abbiamo dimenticato le nostre radici, i legami forti che legavano le diverse attività fra vallata e vallata, quei patrimoni di intensi scambi sempre avvenuti. Siamo stati separati da tragici eventi della storia (la guerra) in tre realtà istituzionali fra loro molto diverse.
L´UNESCO ci offre l´opportunità di superare queste frontiere istituzionali e di costruire progetti comuni sulle forme di conservazione e tutela del territorio, ma anche sul come viverlo e viverci, come approfondire le conoscenze e diffonderle. Pensiamo alle politiche che riguardano le aree protette, la gestione delle risorse strategiche (acque, foreste), i temi della mobilità, della formazione scolastica, della qualità del lavoro. Sembra impossibile, ma in questo territorio omogeneo convivono situazioni istituzionali che, non sempre a torto, vengono lette dai vicini più poveri (Belluno) come privilegi.
Partendo da Dolomiti Monumento del Mondo si può iniziare un percorso che offrirà pari opportunità e dignità di vita a chi vive nelle Dolomiti, per arrivare nel tempo, sarà necessaria un´intera generazione, a cancellare pesanti residui di una politica di divisione etnica che ci trasciniamo causa il fascismo.
Nino Martino giustamente trova nel progetto un´anima, una carica di passione che da tempo non eravamo abituati a leggere sul tavolo della politica. Perché quest´anima mantenga calore e vitalità è però necessario che le parti istituzionali non ritaglino le Dolomiti in aree di eccellenza e altre secondarie, ma investano in unità. Perché una passione rimanga viva è necessario trovi alimento nell´uomo e risulti convincente. Che senso avrebbe quindi togliere dalla tutela dell´UNESCO le vallate o i grandi centri, come potremo ricostruire il disegno qui sintetizzato, di rilancio e riqualificazione del territorio, se manteniamo le popolazioni lontane dal territorio e dal significato culturale che la tutela dell´UNESCO riporta all´attenzione di noi tutti? Non dobbiamo più rimanere spettatori, ma ritornare attori della vita.
Sappiamo che non andiamo incontro a vincoli particolari, ed allora abbandoniamo i timori e recuperiamo coesione sociale, alta progettualità. Un solo esempio guardando le aree protette: abbiamo un parco coerentemente ben gestito come quello delle Dolomiti Bellunesi affiancato dai parchi barzelletta della Provincia di Trento (nel loro cuore si stanno potenziando le aree sciistiche a Pinzolo e Passo Rolle). I parchi sono il laboratorio del recupero della qualità e delle conoscenze, non è possibile avere gestioni tanto differenziate e discutibili.
E´ quindi possibile recuperare le fragilità delle nostre montagne superando da subito le incertezze riscontrate nel recente incontro romano e i timori avanzati da parte del mondo politico. La popolazione intera che vive la regione Dolomiti attende una progettazione unitaria, il lancio di una idea forte che trovi presso l´UNESCO entusiasmo e credibilità, che permetta, accanto al rilancio di immagine delle Dolomiti, il recupero della qualità della vita all´ombra di queste magnifiche vette. (L'Adige)
La Laguna di Grado e Marano, un parco da sogno
E possibile osservare oltre 300 specie di uccelli in una zona importantissima per le migrazioni degli stormi sulle rotte Nord-Sud
Nella partita internazionale del turismo Grado e Lignano hanno un asso nella manica che non sanno di avere: la laguna. O meglio la vedono quasi come un accidente ambientale, una fastidiosa fabbrica di zanzare. Invece rappresenta un valore aggiunto di grande importanza e richiamo, soprattutto per i turisti ai quali non basta mare, sole e pizza (che peraltro trovano in tutte le altre località balneari, magari con qualità migliore). La laguna, ovvero uno straordinario ambiente sospeso tra acqua e terra, uno scrigno di biodiversità, un santuario della natura.
Grado e Lignano sono alle estremità di questo "ferro di cavallo" lagunare che accompagna il Friuli venezia Giulia dalle Alpi all'Adriatico. Le due località balneari ne rappresentano le porte, la vetrina. In mezzo Aquileia ne segna la storia, la cultura e la memoria.
Di lagune, in realtà ce ne sono due, quella di Grado e quella di Marano. La prima, come ricorda Fabio Perco (nella foto) "altro non è che probabilmente, che quanto rimane di un antico delta fluviale, dotato perciò di una maggiore estensione di terre emerse. la laguna di Marano sarebbe dunque la vera e originaria, formatasi tra le foci dei due maggiori fiumi che solcano il friuli Venezia Giulia,: il Tagliamento a Ovest e l'Isonzo a Est. Tra le due foci una lunga e sottile lingua di terra e ampie dune sabbiose, di poco emergenti dall'acqua e solcate da alcuni varchi, le cosiddette "bocche di porto"".
Un mondo orizzontale, vasto e poco profondo di acque, senza grandi alberi che verticalizzano il paesaggio. Erbe, fiori, canne, melma, sabbia, acqua più o meno salata. Terre che appaiono e scompaiono, che si imbevono di acqua. E intorno terre una volta coperte da foreste (la romana silva lupanica), dove fiumi, olle di risorgive, acquitrini preparano al mondo della laguna.
Non un mondo isolato. Aquileia era un centro di commercio, un cardine per la va dell'ambra verso Emona (Lubiana) e le voci della Vistola. Il mito degli argonauti è vivo nel vicino Timavo, nelle sue sorgenti carsiche a un passo dal mare...
La laguna appiattita dall'acqua e dal vento ha però una sua dimensione verticale, animata e viva: gli uccelli. Tra Lignano e Grado estivano, svernano e nidificano moltissime specie avicole. Questa è la laguna più settentrionale del Mediterraneo. E' la prima che il popolo migrante dal nord trova nel suo viaggio verso il caldo e viceversa è l'ultima sosta prima del salto nei luoghi nordici di riproduzione.
Un mondo alato di notevole fascino e di grande interesse naturalistico e scientifico. Oltre 300 specie di uccelli si possono osservare bei vari periodi dell'anno, un paradiso per l'ornitologo e il birdwachter. Dalle grande concentrazioni di anatre (anche 15-20 mila in un solo stormo, alle oche che di giorno pascolano sui campi e alla sera offrono un suggestivo spettacolo raggiungendo i luoghi di riposo notturno in laguna; dai fenicotteri, un eccezionale ritorno, alle più rare specie di silvidi (come il Lui di Redde) portate dalle tempeste.
Uno spettacolo e un'attrazione che prolunga la stagione balneare estiva. Infatti le maggiori concentrazioni di uccelli e le osservazioni più interessanti dal punto di vista ornitologico si riscontrano in autunno, inverno e primavera. E oltre agli uccelli ci sono anche i mammiferi, come i caprioli che è possibile vedere, non senza sorpresa, vicino al mare, tra oche e aironi.
Attualmente esistono nell'ambito lagunare due zone protette, l'Isola della Cona, alla foce dell'Isonzo e la valle di Canalnovo, a Marano. Due centri visita attrezzati, due luoghi con osservatori e camminamenti protetti per i birdwatchers che dovrebbero essere uniti da un un grande, unico parco regionale, quello della laguna. (Il Gazzettino)
Il Parco approva il Progetto Sentieri Elba
Mezzo milione di euro verranno spesi dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano per la manutenzione straordinaria della estesa ed intricata sentieristica dell'isola, il restauro dei percorsi, il rifacimento della segnaletica, la mitigazione dell'impatto idrogeologico e la valorizzazione dei percorsi attraverso una cartellonistica appropriata
Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano ha previsto un importo di 500.000 Euro per il "Progetto Sentieri dell'Elba" che comporterà la manutenzione straordinaria della estesa ed intricata sentieristica dell'isola, il restauro dei percorsi, il rifacimento della segnaletica, la mitigazione dell'impatto idrogeologico e la valorizzazione dei percorsi attraverso cartellonistica appropriata.
Saranno ripuliti, restaurati e nuovamente segnalati centinaia di chilometri di sentieri da un capo all'altro dell'Elba: da gran parte della Grande Traversata Elbana (ormai una classica del trekking italiano) ai percorsi montani più nascosti che il Parco Nazionale in questi anni ha contribuito a riscoprire, alle discese a mare verso le spiagge appartate e selvagge dell'Area Protetta. Il Progetto prevede anche la riapertura di alcuni suggestivi sentieri che non erano finora compresi nella rete sentieristica riaperta e segnalata dal Parco negli annui passati.
E' stato necessario anche un lungo lavoro tecnico preparatorio, con una ricostruzione cartografica dei vari percorsi e sopralluoghi sui sentieri per capirne lo stato di manutenzione e la priorità degli interventi da realizzare.
"Un impegno finanziario forte - dice il Commissario Ruggero Barbetti - che ci vedrà impegnati da subito nella manutenzione dei percorsi più importanti e frequentati ed in seguito con la messa a punto dell'intera rete sentieristica del Parco. Saremo aiutati in questo anche dalla sensibilità di imprese, Consorzi, Associazioni che stanno aderendo all'iniziativa Adotta un Sentiero che sta ottenendo un successo superiore al previsto con l'adozione di oltre 20 percorsi, alcuni dei quali di grande importanza".
"Per Adotta un Sentiero - continua Barbetti - stiamo preparando un agile manuale informativo che riguarderà la tipologia di cartellonistica ed arredo che si potrà mettere in opera lungo il sentiero, la tipologia di taglio della vegetazione e di intervento sul piano di calpestio, la flora protetta che non potrà subire alcun danneggiamento. Le adozioni potranno avvenire attraverso lavoro volontario, conferimento a personale specializzato o con un contributo al Parco che provvederà ad effettuare i lavori nell'ambito dell'attività di manutenzione dei sentieri".
Il Progetto Sentieri dell'Elba prevede anche la realizzazione di percorsi natura e dedicati, di guide e cartografie per far meglio conoscere a turisti ed elbani la grande ricchezza ambientale e paesaggistica di percorsi così numerosi e vari, una fitta ragnatela che copre tutta l'Elba e che ne fa, ormai da anni e soprattutto dopo l'istituzione dell'Area Protetta, uno dei luoghi più conosciuti ed ambiti dagli appassionati di trekking.
Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano investe quindi nuove risorse in una rete di antichi sentieri che si stanno dimostrando una grande attrazione turistica ed un momento di riscoperta della natura, storia e delle tradizione dell'Elba. (Elba Oggi)
Concorso Pegaso Verde
Toscana
Si tratta di un concorso organizzato dalla Regione Toscana in collaborazione con Federparchi, ha visto la partecipazione delle classi delle scuole medie superiori italiane che hanno effettuato un soggiorno di almeno tre notti in Toscana e che abbiano fatto una visita in un'area protetta della regione. Ecco i premiati per l'anno scolastico 2003-2004...
Il Concorso 'Pegaso Verde', organizzato dalla Regione Toscana in collaborazione con Federparchi, ha visto la partecipazione delle classi delle scuole medie superiori italiane che hanno effettuato un soggiorno di almeno tre notti in Toscana e che abbiano fatto una visita in un'area protetta della regione, sulla base della quale hanno prodotto degli elaborati in forma libera.
Per quanto riguarda le visite al Parco Nazionale Arcipelago Toscano, l'offerta prevedeva di effettuare escursioni sui sentieri delle isole accompagnati dalle Guide Ufficiali del Parco, alla scoperta degli ambienti terrestri e marini più suggestivi e caratteristici.
Le classi partecipanti hanno prodotto degli elaborati concernenti la loro visita nell'Arcipelago Toscano, che ha riguardato le Isole d'Elba, Capraia e Pianosa, insieme all'attestazione della visita rilasciata dall'Ente Parco.
A seguito della riunione della Commissione giudicatrice del Concorso "Pegaso Verde" sono stati assegnati i premi ai vincitori per l'anno scolastico 2003/2004, che consistono in buoni-premio per complessivi euro 14.000,00 da utilizzare per la copertura delle spese per soggiorni nei Parchi della Toscana da effettuare durante il successivo anno scolastico 2004-2005.
Tra i vincitori di questa prima edizione del Concorso Pegaso Verde sono presenti ben tre classi che hanno soggiornato nel Parco Nazionale Arcipelago Toscano, producendo elaborati sull'area protetta che sono stati apprezzati dalla commissione giudicatrice:
Primo classificato (buono premio euro 8.000,00)
Istituto Tecnico Statale Commerciale per Geometri J. Sansovino-Distretto Scolastico n.18. via Masotti, 31046 Oderzo (Treviso), Classe IV^ A (16 alunni), insegnante referente Prof. Traversari - Soggiorno presso Isola di Capraia, Parco Arcipelago Toscano
Secondo classificato (buono-premio euro 4.000,00)
Istituto d'Istruzione Superiore "Arcangelo Ghisleri" via XI^ Febbraio n.80 - 26100 Cremona. Istituto tecnico geometri, Classe 4^B (alunni 14), insegnante referente Prof. Bianchessi Gianluigi - Soggiorno presso Parco della Maremma
Terzo classificato parimerito (buono-premio euro 1.000,00 ciascuno)
Istituto d'Istruzione Superiore N. Machiavelli, Liceo Classico-Istituto magistrale, via degli Asili n.35, 55100 Lucca, Classe 2^ C (23 alunni), insegnante referente prof. Giovanna Campoli - Soggiorno presso Isola di Pianosa, Parco Nazionale Arcipelago Toscano
Istituto Tecnico statale per Geometri "Giuseppe Toniolo" via XXVII aprile n.8/10, 54100 Massa. Classe 3^ B (14 alunni), insegnante referente Prof. Conti Mauro - Soggiorno presso Isola d'Elba, Parco Nazionale Arcipelago Toscano
I premi saranno assegnati alle classi vincitrici dalla Regione Toscana in occasione della giornata del Pegaso Verde che sarà appositamente organizzata. Intanto è già pronto il bando per la partecipazione al Concorso 'Pegaso Verde' per il corrente anno scolastico, scaricabile insieme ai moduli per la partecipazione dal sito www.turismo.toscana.it. (Elba Oggi)
La Toscana progetta la "ciclopista dell'Arno"
Un percorso ciclabile di 240 chilometri, che si snoderà dal parco delle Foreste Casentinesi al parco di Migliarino-Massaciuccoli-San Rossore
Una pista ciclabile di 240 chilomenti, per pedalare lungo l'Arno dalle sorgenti fino alla foce: è il progetto che ha riunito a Firenze, il 18 dicembre scorso, tutte le amministrazioni locali interessate per esaminare una proposta di itinerario studiata dagli uffici regionali, sulla base dei tratti di ciclabile gia' esistenti, di quelli gia' progettati dalle singole amministrazioni e dei percorsi esistenti adattabili alla mobilita' su due ruote.
Il percorso si snodera' dal parco delle Foreste Casentinesi al parco di Migliarino-Massaciuccoli-San Rossore, coinvolgendo 4 province e 48 comuni.
I tratti già esistenti in pratica rappresentano gia' piu' del 70% dell'intero itinerario, pari a quasi 170 chilometri. Nell'occasione e' stato discusso anche un protocollo di intesa Regione-enti locali per definire compiti e competenze per la realizzazione del progetto che dovrebbe essere concluso entro due anni.
Progetti analoghi, in Italia, interessano un tratto importante dell'Adige e una parte del delta del Po. A questo punto - ha detto l'assessore regionale all'ambiente Tommaso Franci - la ciclopista dell'Arno non e' piu' un sogno. Il lavoro presentato e' la dimostrazione di quello che e' stato fatto e di quello che potra' essere fatto. Presto, sono convinto, la Ciclopista dell'Arno potra' diventare davvero una possibilita' effettiva sia per i cittadini toscani che per i turisti. (Vita)
|