Rassegna del 23 Dicembre 2004

Lazio/regione: giunta adotta stralcio piano parchi

(ASCA) - Il Lazio avra' 32 nuove aree protette ed oltre 15 mila ettari di territorio in piu' sottoposto a tutela. Lo prevede la delibera adottata oggi dalla Giunta regionale del Lazio, presieduta da Francesco Storace, su proposta dell'Assessore all'Ambiente Vincenzo Maria Saraceni, con la quale e' stato approvato uno stralcio del Piano dei Parchi. La delibera, che dovra' essere ratificata dal Consiglio Regionale, prevede l'istituzione di 28 nuovi monumenti naturali, l' ampliamento di 3 Riserve naturali (Monte Casoli di Bomarzo in provincia di Viterbo, Macchiatonda e Tor Caldara in provincia di Roma, rispettivamente a Santa Marinella e ad Anzio) e l'istituzione di una nuova Riserva Naturale sul Monte Terminillo nei Comuni di Posta e Micigliano. Diventeranno monumenti naturali, a titolo di esempio, Montecassino, Villa Gregoriana a Tivoli, la Valle dei Calanchi a Civita Bagnoreggio, le Grotte di Pastena, il Monumento del Garigliano come primo passo per l'istituzione del Parco interregionale del Garigliano con la Regione Campania.
''Le aree protette della Regione, gia' passate dal 2000 ad oggi da 53 a 58, diventeranno cosi' ben 87 - afferma Saraceni - considerando anche l'ampliamento delle riserve esistenti il territorio protetto passera' complessivamente dagli attuali 211.823 ettari ad oltre 227 mila ettari. Sono numeri che confermano la grande attenzione e sensibilita' di questa Giunta verso i parchi: infatti non soltanto non abbiamo mai tagliato un solo ettaro di territorio protetto come pretestuosamente afferma l'opposizione, ma anzi ne stiamo aumentando il numero e l'estensione''. Il provvedimento adottato oggi recepisce le numerose osservazioni pervenute da parte degli Enti locali alla proposta di adeguamento dello schema di Piano dei Parchi adottata nel 2002 dalla Giunta Regionale ed inviata alle Province per le procedute di consultazione. ''Nell''individuazione delle nuove aree da sottoporre a tutela - conclude Saraceni - abbiamo tenuto conto delle richieste delle comunita' locali, che giustamente intravedono nell' istituzione dei parchi la possibilita' di una crescita economica legata non solo allo sviluppo turistico, ma anche all'artigianato, all'agricoltura di qualita' ed ai valori naturalistici''.

Condono. Governo impugna cinque leggi regionali

(dire) - il consiglio dei ministri su proposta del ministro per gli affari regionali, enrico la loggia, ha impugnato cinque leggi regionali sul condono. Sono quelle di lombardia, veneto, marche, umbria, campania. Il governo ha deciso quindi di far ricorso alla corte costituzionale contro le norme, piu' severe rispetto alla sanatoria.

Condono. Ecco leggi impugnate, con sanatorie piu' restrittive

(Dire) - piu' restrizioni per la sanatoria edilizia. E' questo, in generale, il filo che sembra legare le leggi regionali sul condono che il governo ha deciso di impugnare di fronte alla corte costituzionale nel consiglio dei ministri di oggi. Ecco, in breve, i contenuti delle normative sotto esame.

Lombardia
niente sanatoria per le nuove costruzioni e stretta sugli ampliamenti. Queste regole, pero', varranno solo per chi deve ancora presentare la domanda di sanatoria. Le istanze di sanatoria edilizia presentate fino al 31 luglio 2004 saranno esaminate in base alla normativa nazionale. Solo il calcolo degli oneri concessori verra' realizzato in base alla nuova normativa regionale. Dal 1 agosto 2004 sono dunque escluse dal condono le nuove costruzioni, residenziali e non, realizzate senza titolo abilitativo e non conformi agli strumenti urbanistici vigenti alla data in cui sara' emanata la legge regionale. Mentre per gli ampliamenti i limiti massimi di aumento sono del 20% della volumetria originaria o fino a 500 metri cubi. Non godranno di nessun salvacondotto gli abusi nei parchi, nelle aree demaniali, fatta eccezione per le opere di manutenzione. Sono escluse le edificazioni nelle aree vincolate quando il vincolo comporti l'inedificabilita' assoluta e sia stato imposto prima dell'esecuzione dell'opera abusiva. Negli altri casi e' possibile sanare, previo parere dell'autorita' preposta al vincolo (ente parco, comune, provincia e regione). La legge regionale lombarda lascia ai comuni la possibilita' di aumentare gli oneri di urbanizzazione dal 20 al 50% a seconda della tipologia dell'opera abusiva. Questo aumento vale anche per le domande presentate entro il 31 luglio 2004. Gli aumenti per sono condizionati alla decisione dei comuni, che entro 30 giorni dovranno dare il loro benestare.

Veneto
la legge regionale esclude la possibilita' di condonare nuove costruzioni, eccezion fatta per garage, tettoie, gazebo, ripostigli e lavanderie funzionali a strutture gia' esistenti e che non devono superare i 300 metri cubi. Il condono e' ammesso per gli ampliamenti di immobili a uso residenziali, direzionale, turistico alberghiero e commerciale fino ad un massimo del 30% della volumetria originale (non si possono sforare i 450 metri cubi).
Nel veneto, le costruzioni industriali, artigianali e agricole possono essere sanate se l'ampliamento non supera il 20% della superficie coperta (il massino e' comunque di 450 metri quadrati di superficie). I cambi di destinazione d'uso a scopo residenziale sono accettati senza bisogno dell'autorizzazione dell'attivita' competente. Il costo dell'oblazione e' aumentato del 5% e sale ancora fino al 10% nel caso delle aree vincolate. I maggiori introiti sono destinati alla lotta all'abusivismo edilizio. Le domande presentate fino al 7 luglio 2004 sono ritenute valide e saranno disciplinate dalla legge statale, mentre quelle presentate tra il 12 luglio e il 31 luglio dovranno rispettare le norme regionali.

Umbria
niente condono nei centri storici. No alle nuove costruzioni residenziali prive del titolo abilitativi e non conformi alla normativa urbanistica. Potranno essere sanati ampliamenti fino a 30 metri quadri per unita' immobiliari, il limite sale a 45 metri quadri per le abitazioni in cui risiede il proprietario e al di fuori dei centri storici. Mentre per il non residenziale diventano 60 metri quadri, invece, per gli immobili destinati alle attivita' produttive o ai servizi il limite sale a 100 metri quadri. Stessi limiti statali, invece, per le opere realizzate in assenza o in difformita' del titolo abilitativi ma conformi alle norme urbanistiche. Nessun tetto, invece, per la chiusura di logge e portici e per la realizzazione di locali interrati o seminterrati con una altezza delle pareti che escono dal terreno inferiore a un metro.
Niente sanatoria per gli interventi di nuove costruzioni e per gli ampliamenti realizzati su beni culturali, sui terreni gravati da uso civico, per le opere o gli edifici previsti in demolizione da titoli abilitativi o piani attuativi, per il cambiamento di destinazione d'uso di immobili in zona agricola, per gli ampliamenti non conformi alla normativa urbanistica eseguiti su edifici gia' oggetto di precedenti condoni. E' esclusa l'applicazione del silenzio assenso per ottenere la sanatoria edilizia. La determinazione deve essere emessa entro 36 mesi dalla presentazione della domanda di sanatoria, decorsi inutilmente tale termini si sostituisce al comune, previa diffida, la provincia. Le domande di condono presentate prima dell'entrata in vigore della legge regionale verranno esaminate alla luce della nuova legge regionale, pertanto potranno essere ritirate o integrate secondo le nuove indicazioni entro il 10 dicembre 2004. Sono stati aumentati del 100% gli oneri concessori e del 10% l'importo dell'oblazione. La maggiorazione sara' destinata alla riqualificazione del territorio. Ancora difformita' rispetto alle norme nazionali sul condono nelle leggi regionali di marche e campania.

Marche
la legge regionale prevede la sanatoria delle nuove costruzioni non residenziali fino a 150 metri quadri che secondo l'interpretazione prevalente erano esclusa dalla sanatoria nazionale. La sanatoria e' consentita anche per le costruzioni residenziali: il limite valido sia per gli ampliamenti che per il nuovo, e' di 200 metri cubi per singola unita' immobiliare. Mentre per il non residenziale il tetto e' di 150 metri quadri, sia per ampliamenti che per nuove costruzioni. Nei centri storici, ampliamento o nuove costruzioni, il limite massimo e' ridotto a 75 metri cubi per il residenziale e 150 metri cubi per il non residenziale.
Escluse dalla sanatoria le opere abusive, realizzate in assenza o in difformita' del titolo abilitativo e non conformi alle prescrizioni urbanistiche, in contrasto con i vincoli che comportano l'inedificabilita' imposta prima della realizzazione dell'opera. Condono vietato sulle aree appartenenti al demanio pubblico, sui terreni gravati da uso civico e sugli immobili dichiarati monumento nazionale con atti aventi forza di legge. Il costo dell'oblazione e' maggiorato del 10% rispetto a quanto stabilito dalla normativa statale e questa maggiorazione e' destinata a finanziare la demolizione degli abusi che non possono beneficiare del condono. Ogni comune potra' inoltre decidere autonomamente di aumentare dal 50 al 100% l'importo degli oneri di urbanizzazione. Nel caso in cui i comuni non decidano l'entita' dell'incremento ci sara' comunque un aumento standard del 50 per cento. Cancellato il silenzio assenso.

Campania
un testo a maglie strette: cancellata la possibilita' di condonare nuove costruzioni realizzate in difformita' alle norme urbanistiche. Sono escluse dalla sanatoria tutte le abitazioni dei 18 comuni della zona rossa del vesuvio (quella a rischio vulcano) cosi' come le opere costruite in aree demaniali o vincolate. Le volumetrie sono state ridotte rispetto al condono del governo berlusconi: gli ampliamenti non devono superare le dimensioni originarie di piu' del 10 per cetno o, in alternativa, non devono essere piu' grandi di 150 metri cubi. Se passera' il testo della giunta l'oblazione sara' incrementata del 10 per cento, gli oneri concessori del 100 per cento. E' previsto un accertamento ufficiale (niente autocertificazione) per stabilire l'epoca dell'abuso e non c'e' possibilita' di ricorrere al silenzio assenso.

Impugnati i condoni in cinque regioni

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha deciso di impugnare le norme relative ai condoni edilizi di Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Veneto e Campania

ROMA - Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha deciso di impugnare le norme relative ai condoni edilizi di cinque regioni: Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Veneto e Campania. Ecco le motivazioni che hanno portato il Consiglio dei ministri ha impugnare le cinque leggi regionali:
MARCHE: "La legge regionale è censurabile in quanto le disposizioni contenute nell’articolo Volumetrico restringendone eccessivamente l’ambito devono ritenersi eccedere dalle competenze regionali. Infatti nel mutare le caratteristiche dei parametri generali la (superficie invece che volume, metri quadrati invece che metri cubi) la norma regionale non si limita a specificare e articolare i limiti massimi di volumetria ma altera i contenuti di principio e quindi la stessa ammissibilità del condono".
LOMBARDIA: Due i motivi alla base della impugnazione. Innanzitutto le norme, "dove escludono la sanatoria di tipologie di opere e interventi previsti dalla normativa statale o ne restringono eccessivamente l’ambito, devono ritenersi eccedere dalle competenze regionali". In secondo luogo una norma relativa alla sanatoria nelle aree soggette e vincoli, "limitandosi a dichiarare non suscettibili di sanatoria esclusivamente le opere abusive realizzate in aree soggette a vincoli di inedificabilità assoluta" si pone in contrasto con la norma secondo la quale "non sono suscettibili di sanatoria tutte le opere abusive comunque realizzate su immobili o in aree vincolate nonchè parchi ed aree protette".
UMBRIA: Anche questa legge regionale viene censurata per due motivi. Innanzitutto due articoli (20 e 21) "laddove escludono la sanatoria di tipologie di opere ed interventi previsti dalla normativa statale di riferimento o ne restringono eccessivamente l’ambito devono ritenersi eccedere dalle competenze regionali". In secondo luogo, la disposizione che prevede che non possano essere oggetto di sanatoria "gli interventi e le opere realizzati su unità abitative oggetto di precedenti condoni, introduce una illogica e ingiustificata discriminazione a danno dei proprietari".
VENETO: La legge regionale viene censurata dove esclude la sanatoria "di tutte le nuove costruzioni che non costituiscano pertinenze di fabbricati prive di funzionalità proprie".
CAMPANIA: La legge è stata censurata per le norme contenute in due articoli (3 e 4) "che escludono la sanatoria di tipologie di opere e interventi previsti dalla normativa statale o ne restringono eccessivamente l’ambito". Inoltre l’impugnazione riguarda anche la norma contenuta nell’art.8 della legge che "contrasta con il principio della certezza del diritto e dell’affidamento dei cittadini, in palese violazione del principio di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione". (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Veneto ed Emilia insieme per l'Ue

Delta del Po

I due parchi del Delta del Po, quello veneto e quello emiliano-romagnolo, hanno presentato all'Unione Europea il progetto denominato "Deltaplan", che rientra nell'ambito del programma comunitario "Interreg IIIC zona est". Se verrà approvato, il progetto sarà finanziato all'85\% per un importo totale di 1 milione di euro da ripartire tra 12 partner: oltre ai parchi italiani partecipano aree protette ed enti di paesi europei quali Spagna, Ungheria, Romania, Estonia, Slovenia, Francia, Lituania, Polonia, Grecia e Ucraina.
Principale scopo del progetto è di trasferire le conoscenze dei membri più esperti ai nuovi partner nel combinare e conciliare strategie di protezione della natura, in particolare nelle aree umide e nei delta dei fiumi, con lo sviluppo locale e rurale, tenendo conto delle politiche europee per l'ambiente e la natura e dei diversi programmi di finanziamento.
"La creazione di una rete di contatti anche con i nuovi paesi membri dell'Unione Europea è importante per il futuro - ha detto il presidente Antonio Dimer Manzolli - in quanto le risorse saranno sempre più orientate verso di loro tramite i diversi programmi. D'altra parte sarà indispensabile anche saper progettare e gestire gli specifici interventi, da qui l'esigenza di creare una rete tra i Paesi membri. Sarà anche l'occasione per allargare la rete di "Delta chiama Delta", l'associazione che riunisce le aree protette nei delta dei fiumi che sfociano nel Mediterraneo; il Parco Regionale Veneto del Delta del Po è, insieme al Parco Emiliano-Romagnolo, socio fondatore della struttura che è nata ufficialmente nel 2002".
"Delta chiama Delta" è costituita, oltre ai due parchi del Delta del Po, dal Parco Regionale della Brière (Francia), dalla Riserva naturale biosfera del delta del Danubio (Romania), dal Parco naturale delta del fiume Ebro (Spagna). (Il Gazzettino)

Giannotti interroga sul parco

Simone e Simoncello

PENNABILLI - Che fine ha fatto il piano del Parco Sasso Simone e Simoncello? La domanda la pone Roberto Giannotti, il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. Che aggiunge.
“A chiederselo sono in tanti, soprattutto i cittadini del Comune di Pennabilli che attraverso l'Assessore Palmiero Maffei hanno sollecitato l'attenzione del gruppo consiliare regionale di Forza Italia sul problema”.
E proprio per corrispondere a tale esigenza, che il capogruppo di FI in Consiglio regionale, Roberto Giannotti, solleva, in una specifica interrogazione presentata al presidente della Giunta regionale, il problema relativo al ritardo nella valutazione, da parte della Giunta regionale, della conformità del parco prevista dalla normativa vigente.
“In parole povere - rileva Giannotti - il comitato di gestione dell'Ente Parco Sasso Simone e Simoncello, pur avendo inviato alla Regione, nei termini stabiliti dalla legge, specificatamente il 24 marzo del 2003, il progetto-piano del Parco per la relativa approvazione, non ha ancora ricevuto alcuna risposta da parte della Giunta regionale. Un fatto che rischia di compromettere l'intera attività dell'area protetta. L'articolo 15 della legge regionale 15/94 concernente "Norme per l'istituzione e gestione delle aree protette naturali" disciplina dettagliatamente tempi e modalità di presentazione dei Piani dei parchi “entro dodici mesi dalla data di ricevimento” del Piano, “la Regione verifica la conformità del parco con le disposizioni normative e programmatiche vigenti...”. (Corriere Adriatico)

"Una sede che funziona"

Cento Laghi

Un anno fa, il 20 dicembre 2003, con una cerimonia in grande stile, alla presenza del vescovo Cesare Bonicelli e dei rappresentanti di Comune, montagna e Provincia, venivano inaugurate a Monchio, ospitate nella stessa struttura, la sede del Parco dei Cento Laghi e quella ( distaccata da Langhirano) della Comunità montana est. Lunedí 20 dicembre, in via straordinaria, l'esecutivo della Comunità montana est, si è riunito, per lo svolgimento della giunta, negli uffici monchiesi dell'ente ( presente anche il direttore del Cento Laghi Giuseppe Vignali). Un'occasione per brindare anche al primo compleanno della sede " ad alta quota " e analizzarne l'andamento e il lavoro eseguito. Secondo il resoconto dell'operatrice Barbara Branchi da gennaio a novembre negli uffici sono stati espletate 560 pratiche di diversa natura ( per fare qualche esempio: segnalazioni di movimenti franosi, autorizzazioni per il taglio legna, contributi per dissesto idrogeologico, per pannelli fotovoltaici, per bed and breakfast, informazioni per danni provocati dai cinghiali, tesserino per i funghi etc.). A ricorrere al servizio, non sarebbero soltanto i monchiesi, ma anche i vicini di Palanzano e qualche cornigliese. Nella seconda metà di agosto, inoltre, è stato attivato nei locali lo sportello Cup, attraverso il quale si effettuano il rinnovo e il rilascio dei tesserini sanitari, la scelta e la revoca del medico e soprattutto le prenotazioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali, quali visite ed esami. Dall'avvio del servizio alla fine di novembre hanno avuto luogo negli uffici 613 prenotazioni. Tutti questi numeri hanno trovato un riscontro positivo nelle affermazioni del direttore della Comunità montana est Delio Folzani. " Esprimo piena soddisfazione per i risultati brillanti ottenuti - ha detto -, che dimostrano quanto l'idea di aprire a Monchio una sede fosse buona " . Risultati sottolineati pure dal sindaco ( e vicepresidente dell'ente montano) Roberto Cavalli, con un auspicio: che il servizio possa avere una lunga vita in Val Cedra. " Siamo contenti - ha affermato - e speriamo nel mantenimento delle prestazioni, nonostante i limiti di bilancio. Intendiamo impegnarci al massimo affinchè la popolazione possa continuare a fruirne, potenziandole anzi in termine di numero e qualità. Un auspicio che vale in particolar modo per il Cup, il servizio forestale, la biblioteca. L'apertura della sede ha rappresentato un segnale di attenzione della Comunità montana nei confronti dei territori pi ù disagiati " . Il presidente dell'ente montano Antonio Vicini ha esordito, ricordando il valore assunto dagli uffici: " Dopo un anno di presenza a Monchio e a Corniglio ( con l'altra sede del parco) - ha dichiarato - posso affermare che quello messo in atto è un intervento dal carattere sostanziale e non formale " . Ha poi approfittato dell'occasione per addentrarsi su alcune problematiche condivise nel comprensorio e che gravano quindi anche sulle spalle di Monchio. " La Comunità montana - ha spiegato - si affianca alle amministrazioni locali, ma mantiene una visione d'insieme privilegiando sempre quei progetti che escono dal singolo campanile, allargando la visuale " . Evidentemente fanno parte di questa categoria " le strade del territorio che - ha affermato Vicini - non possiamo pi ù considerare in sicurezza e all'altezza di uno sviluppo economico soddisfacente e per il cui miglioramento occorre impegnarsi a tutti i livelli. C'è necessità che la Massese venga riqualificata da Parma al confine con la Toscana ( ma non aspettiamoci aiuti dal Governo poichè la finanziaria in tal senso non prevede una lira) " . Altra questione di interesse comune, i parchi: regionale e nazionale. In particolare, riguardo a quest'ultimo, Vicini ha sottolineato la necessità di " rivendicare col ministero lo sblocco della situazione, in modo da conferire all'area protetta quell'ordine istituzionale di cui ad aggi è sprovvista " . Cavalli, Folzani e Vicini hanno tenuto inoltre a ringraziare le operatrici degli uffici di Monchio per il buon lavoro svolto in questo primo anno di attività della sede. (Gazzetta di Parma)

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso degli ambientalisti

Stelvio
Tomasi: "Basta con queste polemiche sterili" Cervi abbattuti, continua il braccio di ferro


BORMIO Continua il braccio di ferro tra ambientalisti e Parco dello Stelvio sull'abbattimento selettivo dei cervi nell'area protetta. E' di ieri la notizia che il Consiglio di Stato - cui si erano appellati Wwf e Lega abolizione caccia per opporsi al Tar di Bolzano, che a metà novembre aveva respinto il ricorso degli ambientalisti contro l'abbattimento dei cervi - ha confermato il decreto presidenziale che sospendeva in via cautelativa il decreto firmato dal presidente Ferruccio Tomasi. "La corte – ha commentato il Wwf - ha così confermato la sussistenza degli elementi presentati dalle associazioni, pur non essendo entrata nel merito". Oggetto della polemica la scelta del consorzio del Parco di abbattere quasi 500 cervi per affrontare il problema della sovrappopolazione di ungulati che specie nel settore atesino crea problemi alle colture e alla salute degli animali. Dal 15 ottobre al 13 dicembre, periodo fissato per la selezione, sono stati abbattuti 370 animali sui 490 previsti, a fronte di una popolazione totale stimata in circa 2.400 capi. Ne mancherebbero al conteggio 120, ma Wwf e Lac ammoniscono: "Sarebbe davvero grave se vista la pronuncia del Consiglio di Stato il presidente Tomasi reiterasse un decreto per consentire l'abbattimento degli altri 120 animali. Ci sarebbe l'aggravante – dichiara Enzo Venini del consiglio nazionale del Wwf – dell'abbattimento di animali già stressati dalla carenza di cibo dell'inverno, dalla presenza della neve e dal fatto che molte cerve sono ormai gravide". Secca la risposta di Tomasi: "Conosco la fauna selvatica meglio di quanto non la conosca il Wwf. Non solo non ho intenzione di firmare un secondo decreto, ma già settimane fa ho dichiarato che in inverno non si possono effettuare abbattimenti per non danneggiare le femmine gravide. Mi stupisce il fatto che, nonostante il Tar di Bolzano abbia di fatto confermato la legittimità del decreto, gli ambientalisti continuino a fare polemiche con l'unico risultato di far spendere al Parco per la difesa legale somme ingenti che potrebbe dirottare su interventi più utili all'ambiente". (La Provincia di Sondrio)

Provincia in prima fila per far entrare le Dolomiti tra i siti tutelati dall’Unesco

Dall’operazione sono attesi molti vantaggi e sono esclusi nuovi vincoli

Una grande opportunità per valorizzare a livello internazionale le Dolomiti. Una possibilità per far crescere la provincia di Belluno dal punto di vista culturale, oltre che turistico. Convinta che l’inserimento delle Dolomiti nella lista dei siti tutelati dall’Unesco possa portare questi vantaggi, la Provincia di Belluno ha deciso di proporsi come ente capofila del progetto.
Il percorso per ottenere questo ambito riconoscimento sarà lungo e probabilmente tortuoso - precisa il presidente Sergio Reolon - ma non ho dubbi sugli effetti positivi che la straordinaria promozione derivante dall’organizzazione delle Nazioni Unite, potrà avere per tutta la provincia, non soltanto quindi per i siti eventualmente inseriti nella lista.
Per sgombrare il campo da dubbi equivoci e polemiche, Reolon ricorda cos’è e come funziona la tutela dell’Unesco.
La Convenzione firmata a Parigi il 16 novembre 1972, riguardante la protezione sul piano mondiale del patrimonio culturale e naturale, ratificata dall’Italia con la legge 184 del 6 aprile 1977, è chiarissima: nessun vincolo viene apposto sulle aree definite patrimonio dell’umanità. L’Unesco interviene solo su quelle aree già oggetto di particolare tutela da parte dei singoli Stati o enti che fanno richiesta di inserimento nella lista. Questo significa, spiega Reolon, che noi potremo chiedere l’inserimento nella lista dell’Unesco delle Marmarole, della Valle del Mis, del gruppo dello Schiara, tutte zone già inserite a loro volta all’interno di aree protette. Non potremo, al contrario, chiedere che l’Unesco riconosca Pian di Vedoia come patrimonio dell’umanità.
Al momento - precisa Reolon - non vi è alcuna decisione. Saranno i Comuni, le Comunità montane, l’Ente Parco, le Soprintendenze e le Province di Belluno, Trento e Bolzano, oltre agli altri soggetti interessati, a lavorare insieme per un progetto di valorizzazione del proprio territorio.
La Provincia si propone come capofila del progetto per due motivi, chiarisce Reolon. Primo perché il Ministero per i beni e le attività culturali, che cura la lista propositiva dei siti italiani, vuole avere un ente di riferimento. Secondo, perché crede fortemente che questo progetto possa contrastare il progressivo impoverimento culturale subito dal territorio in questi anni. Oggi servono più che mai investimenti, in cultura, territorio, ambiente, università, ricerca e innovazione per lo sviluppo economico e turistico del territorio. (L’Amico del Popolo)


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