Gran sasso, un altro comune chiede di entrare
(dire) - roma- un altro comune chiede di entrare in un'area protetta nazionale. L'amministrazione di poggio picenze, nel consiglio di giovedi' scorso, ha infatti deliberato la richiesta di ingresso del proprio territorio nel parco del gran sasso e monti della laga.
"evidentemente- commenta l'ente di gestione- gli amministratori e gli abitanti di questo comune hanno saputo cogliere nelle potenzialita' del parco la possibilita' di coordinarsi con i comuni limitrofi ricadenti lungo la piana di navelli per perseguire insieme e all'interno del parco stesso uno sviluppo sostenibile, capace di promuovere ricchezza e, allo stesso tempo, tutelare l'ambiente e la natura".
Sportelli informativi per progetti di agricoltura sostenibile nel Parco dei Sibillini
Per turisti e visitatori sarà possibile sapere dove acquistare i prodotti tipici e avere informazioni sui sentieri del gusto' - itinerari che verranno attivati in collaborazione con gli imprenditori agricoli - o sulle fattorie tipiche' e di qualità presenti all'interno del territorio
Un progetto per l'agricoltura ed il territorio, per la valorizzazione della storia, della cultura e delle tradizioni locali: questo è l'obiettivo del progetto agricoltura sostenibile avviato dal parco in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Camerino e con l'Associazione Italiana Agricoltura Biologica.
Nell'ambito di tale progetto sono stati allestiti, presso le Case del Parco, degli sportelli informativi rivolti a turisti e visitatori. Qui sarà possibile sapere dove acquistare i prodotti tipici e avere informazioni sui sentieri del gusto' - itinerari che verranno attivati in collaborazione con gli imprenditori agricoli - o sulle fattorie tipiche' e di qualità presenti all'interno del territorio Sibillini.
Alla nascita di questi sportelli è legata anche la creazione di spazi espositivi' riservati ai prodotti del territorio: da quelli ottenuti con metodi biologici, a quelli certificati DOP e IGP, fino ai prodotti "tradizionali", sia marchigiani che umbri.
Parallelamente sono già in corso di realizzazione interventi sperimentali finalizzati allo sviluppo della tartuficultura, alla produzione di insaccati di pecora e alla realizzazione di allevamenti di tipo semi estensivo del suino all'aperto.
Attivo sin dal 2002, il progetto ha saputo anticipare una tendenza confermata dal recente accordo siglato tra le Associazioni Agricole e la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, accordo con il quale si sancisce la volontà a livello nazionale di valorizzare i prodotti di qualità derivati da processi di produzione sostenibili per l'ambiente.
Gli sportelli saranno attivi fino al prossimo mese di giugno. Gli interessati possono conoscere nel dettaglio orari e giorni di apertura telefonando ad una delle quindici Case del Parco dislocate nel territorio. (Villaggio Globale)
Nessuna irregolarità nella caccia al cinghiale nel parco del Gigante
L'azione ha interessato un'area in cui è consentito cacciare e si è conclusa con l'abbattimento di un numero di cinghiali del tutto legittimo
In relazione alla presunta battuta di caccia al cinghiale all'interno del Parco del Gigante, oggetto di segnalazioni anonime ma nonostante ciò rilanciata con grande clamore sulla stampa da associazioni ambientaliste e animaliste, la Provincia precisa che il primo dicembre anche la Polizia Provinciale è stata avvertita di una presunta braccata all'interno del Parco regionale.
Essendo tale segnalazione pervenuta alle ore 12, quando il più vicino agente di Polizia Provinciale è giunto sul posto (le 13.15 circa) la braccata si era già conclusa, ma è stato comunque possibile accertare che l'azione di caccia della squadra numero 6 aveva interessato un'area - la numero 60 (monte Ventasso) - ammessa alla caccia e si era conclusa con l'abbattimento di un numero di cinghiali (15) del tutto legittimo (le squadre di caccia al cinghiale non hanno infatti alcun limite giornaliero, ma devono rispettare esclusivamente un tetto massimo stagionale relativo a determinate zone, tetto che in quel giorno non era stato superato).
Nello stesso giorno sono stati visionati anche i capi abbattutti presso la casa di caccia, senza riscontrare alcuna irregolarità. Non è invece stato possibile - ovviamente - accertare il luogo esatto in cui erano stati effettuati gli abbattimenti: le tracce sul terreno, tuttavia, hanno consentito alla Polizia Provinciale di verificare che l'azione di caccia si era sviluppata su terreno per la maggior parte libero dalla neve, senza fornire alcuna indicazione che potesse confermare il presunto ingresso in aree del Parco regionale del Gigante.
Nell'occasione, si precisa che dal primo ottobre scorso - giorno di apertura della caccia al cinghiale - la Polizia Provinciale è stata impegnata in una costante opera di controllo che ha portato, ad oggi, a riscontrare una decina di irregolarità, tutte comunque di lieve entità e relative ai comportamenti di singoli cacciatori. (Emilia net)
Cammelli e lama, lo zoo dei forestali sull'Aspromonte
In Calabria portati a quota 1.300 metri centinaia di animali esotici "per attirare turisti". Struttura abusiva, alcuni esemplari morti a causa del freddo
Che cosa avesse spinto Domenico Basile a imbarcarsi in quest'avventura, non è dato sapere. La motivazione per aprire uno zoo con centinaia di animali esotici nel bel mezzo dell'Aspromonte doveva tuttavia essere consistente. Cammelli, dromedari, lama, struzzi, zebù, emù. Serpenti boa e pitoni. Ma anche rapaci e uccelli di tutti i tipi. Gru damigelle di Numidia, avvoltoi neri, gheppi americani, pellicani, tucani e persino 90 (novanta) coloratissimi pappagalli, frequentatori abituali della giungla tropicale. Il tutto a 1.300 metri di quota dove di solito, in pieno inverno, c'è un metro di neve. Quantomeno un bizzarro modo di impiegare i soldi pubblici. E nemmeno pochi, visto che l'Afor, l'Azienda per la forestazione della Regione Calabria, quella che ha in carico gli 11 mila forestali e di cui Basile era presidente, avrebbe speso almeno 10 milioni di euro. Se però la storia del "centro faunistico" di Basilicò, subito ribattezzato il Jurassic park dell'Aspromonte, non fosse ancora più assurda.
Per i vertici dell'Afor, evidentemente convinti di aver avuto un'idea geniale, lo zoo di montagna doveva rappresentare una eccezionale attrazione turistica. Il posto c'era. Il contesto naturale, pure. Mancavano solo gli animali esotici. Si provvide, in ossequio alle normative europee, comprandoli in Olanda, anche se nessuno è in grado di dire in base a quale criterio (e soprattutto a che prezzo) venne riempita quella improvvisata Arca di Noè. A quel punto non restava che costruire il giardino zoologico.
Ma fu il meno. Nemmeno una formalità. Né una gara. Soprattutto, nessun permesso. Niente concessione edilizia. Niente di niente. Tonino Perna, presidente dell'Ente nazionale parco dell'Aspromonte, nel cui perimetro stavano spuntando con la rapidità dei funghi porcini 39 costruzioni abusive in un'area di quattro ettari opportunamente disboscata, non fu nemmeno avvertito con una telefonata. E la cosa più incredibile è che Basile, ex parlamentare di Alleanza nazionale, appena qualche mese più tardi sarebbe stato nominato (in premio?) assessore all'Ambiente della giunta regionale di Giuseppe Chiaravalloti. "Lavoravano di notte", racconta Perna. "Me ne accorsi una sera, tornando a casa dal lavoro, quando vidi le fotoelettriche accese sulla montagna". Il perché di tanta fretta era e rimane un mistero. Inutili furono le richieste di chiarimento, le lettere e le proteste. I lavori vennero completati regolarmente nell'estate 2002. Se per "regolarmente" s'intende che non solo non c'era concessione edilizia, ma a giudicare da una relazione tecnica predisposta qualche tempo dopo mancavano pure le fosse settiche per gli scarichi delle "deiezioni animali" e delle acque reflue.
A nulla servirono neppure le rimostranze della Lega antivivisezione, il cui coordinatore regionale, Roberto Vecchio Ruggeri, denunciò le precarie condizioni in cui erano tenuti gli animali, alcuni dei quali non si potevano ovviamente adattare alla rigidità del clima. Non ebbe conseguenze una interrogazione parlamentare di Nuccio Iovene (Ds) e Niki Vendola (Rifondazione comunista). E non sortirono effetto nemmeno le ispezioni dell'Ente parco, i cui uomini accertarono, a quanto pare, la morte di avvoltoi, pappagalli e di un pitone. Altri pappagalli, nel frattempo, erano sfuggiti alla detenzione volando via e dileguandosi nel parco.
Finché Perna, vedendo che l'offensiva sul fronte animalista non produceva risultati, denunciò l'Afor alla magistratura per abusivismo edilizio. E fece centro. Un giorno arrivò la polizia forestale e appose i sigilli al parco.
Per venirne fuori, l'Agenzia della Regione ha deciso così qualche mese fa di mettere la patata bollente nelle mani di una specie di commissario. Stefano Priolo, questo il suo nome, ce l'ha messa davvero tutta. Per prima cosa ha riunito la Regione, la soprintendenza, l'Afor e l'Ente parco intorno a un tavolo. E con il consenso generale, approfittando anche del clima favorevole generato dal condono edilizio, ha organizzato una sanatoria speciale (i manufatti abusivi sono stati costruiti su un'area protetta), che avrebbe comunque comportato la demolizione di alcune costruzioni. Allo scopo di dimostrare che il "centro faunistico" poteva funzionare è stato quindi aperto lo zoo al pubblico, sia pure per un breve periodo. Nello scorso mese di agosto ci sarebbero stati circa 14 mila visitatori. Priolo pensava di averci messo una pezza, ma è stata solo un'illusione. Non soltanto l'Afor, ora presieduta da Francesco Macrì, responsabile della Confagricoltura calabrese e anch'egli esponente di An, ha fatto scadere a novembre il suo incarico senza provvedere alla riconferma né tantomeno alla nomina del successore, ma si è pure "dimenticata" di pagare la modica cifra di 4.000 euro necessaria per ottenere la concessione edilizia che era stata concordata al tavolo con la Regione, l'Ente parco e la soprintendenza. Con il risultato che lo zoo di Basilicò, a due anni e mezzo dalla sua costruzione, continua a essere totalmente abusivo. A ottobre è stato nuovamente chiuso, con dentro 435 animali. E nessuno se ne occupa più, se si eccettuano i 28 operai idraulico forestali incaricati, a turno, di nutrire le bestie.
Probabilmente il ministro delle Riforme leghista Roberto Calderoli, commissario in pectore per la gestione degli 11 mila forestali calabresi, ha commesso un errore rifiutando l'invito a recarsi in Calabria il 23 dicembre che gli aveva rivolto l'assessore alla Forestazione Dionisio Gallo. Ne avrebbe potuto approfittare per una istruttiva visita in Aspromonte. E toccare così con mano, come gli ha suggerito lo stesso Gallo, che con i 160 milioni l'anno di contributo statale la Regione Calabria non si limita davvero a pagare uno stipendio "assistenziale" a 11 mila forestali. Mantiene pure dromedari e pappagalli. (Corriere della Sera)
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