Rassegna del 31 Marzo 2005

Parchi. Ecologisti: presidenza Abruzzo sia oltre la politica

'Sia di alto livello, prestigiosa, fuori da logiche partitiche'

(DIRE) - "Crediamo che il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise, proprio dopo tutti gli sforzi fatti per il suo risanamento economico, debba avere garantito un livello di rappresentanza che gli consenta un vero e proprio rilancio". Questo e' l'auspicio di Fai, Italia nostra e Wwf in vista della nomina del nuovo presidente dell'ente parco: l'attuale presidente, Fulco Pratesi, e' in carica fino al 18 aprile. "Per il parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise occorre una presidenza di alto livello, prestigiosa, oltre le logiche di partito, capace di raccogliere e continuare la sfida della conservazione e dello sviluppo sostenibile che quest'area protetta rappresenta", questo quanto chiedono le associazioni al ministero dell'Ambiente e alle regioni, che nelle prossime settimane dovranno pronunciarsi sul nuovo presidente del Parco che sostituira' Fulco Pratesi giunto alla scadenza del suo secondo mandato. "Non vogliamo commentare i nomi di cui oggi si sta discutendo- spiegano le associazioni- ma crediamo che al parco italiano per eccellenza, quello tra i piu' conosciuti e amati nel mondo, debba essere data una presidenza riconosciuta e riconoscibile come di alto livello e di indiscussa competenza". Percio' le sigle ambientaliste chiedono che "almeno per una volta" si affermi un metodo che porti all'individuazione e alla nomina di una presidenza "di questa importanza- sottolineano- insomma che per una volta si esca dall'ambito della politica di partito e si affronti la sfera delle competenze e della capacita' di rappresentare". Le ipotesi che le associazioni ambientaliste avanzano sono tre: una legata al mondo accademico, un'altra al mondo dell'alta amministrazione, una terza a quello della competenza specifica nel settore delle aree protette. I candidati devono comunque avere tre requisiti fondamentali: "l'estremo prestigio, la conoscenza dei luoghi, la riconoscibilita' rispetto alle amministrazioni e alle comunita' locali". E allora, per la poltrona del parco nazionale d'Abruzzo Fai, Italia nostra e Wwf chiedono che "non si chiuda la partita della presidenza in questi giorni, nella stretta delle elezioni amministrative che rischiano di condizionare pesantemente il destino del Parco d'Abruzzo". Piuttosto le associazioni desiderano "che si riapra il confronto" e fanno anche tre nomi, "tre ipotesi capaci di rappresentare per il Parco un reale futuro nell'interesse di tutti e di tutto cio' che di positivo il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise ha rappresentato" Ecco i tre candidati delle associazioni. Piero Craveri, docente di storia contemporanea all'Universita' di Napoli, nipote di Benedetto Croce, "grande conoscitore della realta' abruzzese, legato a quei luoghi non solo per origini familiari ma anche per cultura e passione civile, impegnato da sempre nella difesa dei beni culturali ed ambientali del nostro Paese". Annamaria Fontana, gia' dirigente della regione Lazio con l'incarico di direttore generale del dipartimento ambiente ed aree protette, attualmente nel consiglio d'amministrazione del Parco, "manager di indiscussa preparazione e competenza, ha contribuito in modo fondamentale a risolvere moltissime delle problematiche gestionali dell'ente". Giuseppe Rossi, direttore generale di Federparchi, gia' presidente del parco nazionale del Gran Sasso, e prima ancora vice direttore proprio del parco d'Abruzzo, "grandissimo conoscitore dei valori naturalistici, paesaggistici e culturali dell'Abruzzo, fortemente legato alle realta' sociali dei luoghi non solo perche' nato proprio in uno dei comuni del Parco".

Parchi. Abruzzo, via presidente, cambio di guardia tra 20 giorni

Scade 18 aprile mandato di pratesi, nuovo candidato di AN

(DIRE) - Scade il 18 aprile, tra 20 giorni, il mandato di Fulco Pratesi alla presidenza del parco nazionale d'Abruzzo: sono 10 anni che la piu' prestigiosa area protetta nazioale e' guidata dal presidente del Wwf Italia. E oggi, la stampa abruzzese ha gia' azzardato il toto-candidato sull'epoca post-Pratesi. Smentita la candidatura, annunciata da mesi, dell'assessore regionale all'Ambiente e al turismo Massimo Desiati, viene data per certa la nomina di Fernando Ferrara, segretario del movimento ecologista "Ambiente e/e' Vita"- presieduto dal deputato di An e sottosegretario alle Infrastrutture Nino Sospiri- e capo della segreteria dello stesso Sospiri. Non commenta la candidatura dell'esponente di An l'attuale presidente del parco, che avendo compiuto due mandati alla guida dell'ente non e' comunque in corsa. "Gli ultimi 5 anni di lavoro- dice Pratesi- sono serviti a recuperare una situazione preoccupante, dal punto di vista dei bilanci e della gestione. E il parlamento e il ministero ci hanno aiutato in questo compito", riconosce. Ora partiranno quindi i progetti che si sono dovuti accantonare per coprire le falle nel bilancio: "primo obiettivo, recuperare le zone meno centrali del parco. Paesi come Ortona, Bisegna, Pizzone finora non hanno ricevuto i benefici necessari dalla presenza del parco, mentre si sono trovati a fronteggiare magari i danni compiuti dai cinghiali o dagli orsi. Ora- aggiunge l'esponente ecologista- si sta gia' investendo in queste aree in progetti di turismo sostenibile".

Montagna: Marsilio, parchi sì, riserve indiane no

Friuli Venezia Giulia

(ASCA) - Parchi come strumento valido ed efficace di sviluppo del territorio, di tutela dell'ambiente, di promozione turistica nell'ottica di offrire alla popolazione della montagna concrete possibilita' di permanenza sul territorio con la sicurezza di un reddito adeguato. Se e' questo, in generale, il ruolo dei parchi previsti dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la legge regionale 42 del 1996, tanto piu' valore tale ruolo ha, in particolare, per il Parco delle Dolomiti Friulane, che raggruppa ben dieci Comuni di due Province (Pordenone e Udine) e che ha le potenzialita' per divenire volano di sviluppo per un territorio molto ampio. E' quanto emerso dall'incontro che l'assessore regionale alle Risorse agricole e alla Montagna, Enzo Marsilio, ha avuto oggi a Cimolais con il consiglio direttivo dell'Ente Parco. Per l'assessore Marsilio ''il confronto e' utile specie nel momento in cui il Governo regionale sta lavorando al Progetto Montagna ed alla riforma delle Autonomie Locali. Strumenti importanti, che assieme al nuovo Piano di Sviluppo Rurale, alle modifiche alla stessa legge sui parchi (la legge 42) e ad una promozione turistica integrata, potranno dare risposte positive alle attese e nuove prospettive alla gente di montagna''. Purche', ha aggiunto Marsilio, ''il parco venga concepito come un vero e proprio modello di sviluppo, nel quale alla conservazione si coniughino prospettive per la popolazione; purche' vi sia equilibrio fra risorse pubbliche, redditivita' del parco stesso e apporto privato; purche' a livello sia di parco come ente sia di singoli Comuni vengano compiute scelte precise secondo un percorso di sviluppo e con l'indicazione di priorita' per poter utilizzare al meglio le risorse regionali disponibili, che sono sempre minori, e quelle comunitarie finche' ci saranno. Il Progetto Montagna e il Piano di sviluppo rurale agiranno proprio secondo questa logica''.

Sicilia, riparte la carovana di 'Salvalarte Madonie'

(Adnkronos) - Viaggio tra i tesori artistici e naturali del Parco delle Madonie in diciotto tappe e in quindici giorni. Dopo il successo dello scorso anno, riparte la carovana di ''SalvalarteMadonie'' promossa da Legambiente Sicilia, dal Parco delle Madonie, dall'Arpa, dall'Aapit, dalla Provincia di Palermo e dalla Regione, l'iniziativa mira a far conoscere i tesori della riserva e a sollecitare il recupero dei beni culturali in pericolo. Fitto il calendario che prevede iniziative per tutto il mese d'aprile.

Parco, è ancora polemica

Dolomiti Friulane

Il presidente uscente del Parco naturale delle Dolomiti Friulane, Gionata Sturam, proprio nel giorno della visita dell'assessore regionale Enzo Marsilio (atteso oggi in Valcellina per discutere delle problematiche delle aree protette e della montagna pordenonese), ha risposto alle accuse mossegli nei giorni scorsi, spiegando che la sfiducia presentata nei suoi confronti non sarà discussa nel prossimo Consiglio di amministrazione. "Rimango alquanto stupito per le critiche ingenerose rivoltemi da Nevio Alzetta - è l'esordio di Sturam -, visto il lavoro che in questi anni l'Ente Parco è riuscito a portare avanti. Rispetto alla riunione della scorsa settimana a Cimolais, ho ricevuto una richiesta formale da 5 consiglieri regionali, alla quale ho dato la mia disponibilità d'incontro e ho ritenuto opportuno invitare tutti i sindaci dell'area protetta; alcuni hanno scelto di esserci, altri no, e credo che gli assenti abbiano sempre torto. Quanto poi alle accuse di organizzare summit solo in vista delle elezioni a Claut e Barcis, mi piace ricordare che le stesse si terranno anche a Montereale e, guarda caso, si dice che a fine aprile la Giunta Illy terrà una seduta in trasferta proprio in Valcellina: una bella coincidenza, a sole due settimane dall'apertura delle urne.In ogni caso - conclude il presidente - ho ribadito più volte che dopo il 22 maggio non intendo ricandidarmi". (Il Gazzettino)

Parco del Vesuvio, varati due strumenti di pianificazione

Il Parco Nazionale del Vesuvio approva il Piano del Parco. Il parere favorevole decisivo al nuovo strumento di programmazione urbanistica viene dalla Comunità del Parco. Due sere fa, inoltre, il Consiglio Direttivo dell'Ente ha dato il suo assenso al piano socio—economico: l'area protetta che circonda il Vesuvio ha ora due nuovi strumenti di pianificazione che fanno chiarezza su regole e opportunità che vengono messe a disposizione di cittadini, imprenditori, associazioni ed alle realtà del territorio.
È soprattutto il Piano del Parco la novità più importante per lo sviluppo: esso, infatti, nel perimetro dell'area protetta, sostituisce ad ogni livello i piani paesistici, territoriali, urbanistici ed ogni altro strumento di pianificazione dei singoli Comuni. Il nuovo strumento di programmazione, novità nella novità, nasce dal basso, in virtù delle istanze avanzate dal territorio. Non è un caso che la procedura di approvazione abbia seguito il metodo dell'assidua concertazione con i tredici Comuni che rientrano nell'oasi naturalistica protetta. Alla realizzazione del Piano del Parco hanno partecipato direttamente i cittadini e le categorie produttive attraverso riunioni e confronti periodici.
L'approvazione dello strumento urbanistico rappresenta un traguardo importante per il Parco Nazionale del Vesuvio che da tempo persegue la via della sostenibilità ambientale e dello sviluppo compatibile.
Un'ulteriore positiva novità viene data dal fatto che grazie ad un apposito protocollo d'intesa, sottoscritto tra Ente Parco, Regione Campania e Provincia di Napoli, le linee-guida del Piano del Parco verranno recepite nel Piano urbanistico regionale e nel Piano territoriale della provincia.
Si avranno così unicità di procedure e di vincoli da rispettare nel caso in cui dovranno disporsi interventi od occorrerà rispondere a richieste dei cittadini.
"Il Piano del Parco ed il Piano socio-economico - commenta il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Amilcare Troiano — sono due strumenti di pianificazione fondamentali per lo sviluppo di tutta l'area vesuviana. Il Piano del Parco, in particolare, sarà attrattore di risorse comunitarie e nazionali da utilizzare per la realizzazione di infrastrutture e servizi che sono state individuati nel piano e che saranno realizzati secondo le direttive approvate in esso, dalla risalita al vulcano attraverso il trenino a cremagliera ad Ercolano al recupero dei centri storici di Ottaviano con il Palazzo Mediceo con annesso borgo e chiese e Somma Vesuviana con il castello d'Alagno ed il borgo del Casamale, dalla riqualificazione dei boschi del Somma per un grande museo naturalistico all'aperto alla salita al cratere anche dal versante boschese".
Con il nuovo strumento di pianificazione del territorio, dunque, si danno finalmente regole certe ai cittadini che sapranno cosa si può fare e cosa è vietato nel perimetro dell'area protetta. Si bloccano per sempre iniziative speculative e si avviano le strategie per la riqualificazione ed il recupero paesaggistico: un'inversione di tendenza netta rispetto al passato caratterizzato dai grandi scempi prodotti sul territorio, dalle cave alle discariche abusive, agli abusi edilizi.
"Siamo orgogliosi — conclude Troiano - del risultato raggiunto dall'intero Consiglio Direttivo di concerto con i sindaci della Comunità. Si tratta di un grande progetto per un parco piccolo ma intensamente urbanizzato. Ora il Piano verrà trasmesso alla Regione per l'adozione e l'attivazione della relativa procedura. Se la Regione Campania procederà all'adozione nei tempi previsti, entro pochi mesi si avvierà concretamente quell'inversione di tendenza già messa in atto nell'area vesuviana con l'istituzione del Parco".
Per il Parco Nazionale del Vesuvio, dunque, il futuro è adesso. Il territorio, con le sue nuove e chiare regole, può crescere e svilupparsi senza creare contraccolpi e danni ambientali. (Il Denaro)

Gestione parchi, accordo Provincia-Nicaragua

L'Aquila
Costituito un comitato pubblico-privati per avviare un processo di cooperazione


La costituzione di un Comitato, composto da istituzioni locali e partner privati, per avviare un processo di cooperazione finalizzato alla gestione di Parchi e riserve naturali in Nicaragua. È l'obiettivo di un incontro svoltosi ieri all'Aquila, nella sede dell'amministrazione provinciale, tra gli assessori Teresa Nannarone e Michele Fina e una delegazione nicaraguese, composta dal vice Ministro all'Ambiente Leonardo Somarriba, dalla Presidente del Centro Biologico Centro Americano Martha Abuanza e da un rappresentante dell'Ambasciata del Nicaragua in Italia. Inserito nell'ambito di un progetto più ampio delle Nazioni Unite ("Anti poverty partnership iniatives"), finalizzato a promuovere partenariati internazionali per combattere la povertà in quattro paesi del centro America (Honduras, Salvador, Guatemala e Nicaragua), il progetto di cooperazione con il Nicaragua prevede la programmazione di una serie di iniziative per valorizzare le riserve naturali ed i parchi, di cui il Nicaragua è ricco, come strumento di crescita dell'economica sostenibile. Il modello di gestione dei parchi abruzzesi sarà dunque punto di riferimento della cooperazione. "La nostra Provincia - hanno affermato gli assessori Nannarone e Fina - è quella con la maggiore superficie di aree protette, dunque interlocutore privilegiato di un progetto di cooperazione che ha come punto centrale la valorizzazione e la conservazione dei parchi". (Il Messaggero)

Conero, venti di polemica sul Parco marino

Il caso. Il progetto del Ministero lascia perplessi gli enti interessati il cui nulla osta è necessario. Timori anche nel mondo della pesca

Il futuro della Riviera del Conero è nelle mani di Regione, Provincia, Comuni di Sirolo, Ancona e Numana. Se la realizzazione di un'area marina protetta alle pendici del Conero è già prevista dalla legge, il ministro all'Ambiente Altero Matteoli ha comunque garantito che sarà costituita solo se ci sarà l'accordo tra tutte le parti in causa. E trovare un punto di incontro appare al momento decisamente arduo. Intanto il Ministero ha presentato la sua bozza di progetto che interessa di 18 chilometri di costa che vanno dal Passetto alla Foce del Musone, all'interno della quale sono individuate tre fasce di protezione (A, B e C) con relativi vincoli. Sul quel progetto, gli enti interessati sono più o meno possibilisti ma comunque aperti al confronto, ad eccezione del Comune di Sirolo che, almeno fino ad ora, si è sempre detto contrario alla creazione del Parco marino del Conero. Disponibili al dialogo anche le associazioni delle categorie coinvolte (pescatori e albergatori), il cui benestare non è vincolante ma importante perché si arrivi a una decisione concordata. Come sottolinea Luigino Quarchioni, presidente regionale di Legambiente da sempre promotore della realizzazione dell'area marina protetta: "Non vogliamo un parco imposto dall'alto, al contrario serve un consenso dal basso. Il consenso di tutti coloro che vantano un interesse sulla questione. E' l'unico modo per comprendere a pieno e far comprendere come la realizzazione del Parco marino del Conero rappresenti un'opportunità, un valore aggiunto non solo sotto il profilo della protezione e della conservazione, ma anche sotto quello economico e turistico". Ed è proprio questo il punto. La realizzazione di un'area marina protetta con tutti i vincoli che comporta aiuta o svilisce le potenzialità ricettive della zona? Non poche le perplessità espresse dal sindaco di Numana Mirko Bilò che si chiede, appunto, come il Parco possa convivere con l'esigenza di sviluppo del turismo. "Per ora ci limitiamo ad osservare - dice - anche se personalmente sono piuttosto preoccupato. Temo una ripercussione negativa sul porto turistico di Numana dove sono ancorate ben 800 imbarcazioni e sul turismo in genere. Penso poi alle attività sportive e alla pesca. In ogni caso, visto che spetta a noi amministrazioni disciplinare il regolamento del Parco, se si riesce a trovare una soluzione non penalizzante per le attività economiche potremmo dare l'ok". Tra le attività più a rischio c'è la pesca che potrebbe essere di molto ridotta. "I pescatori - spiega Simone Cecchettini, responsabile di Legapesca Marche - sono disponibili al dialogo, pur non nascondendo una certa preoccupazione. Più che altro temono i rischi legati a una decisione presa in loro assenza, vogliono partecipare ai tavoli di concertazione e intervenire negli accordi di individuazione delle zone. Perché è ovvio che la paura di vedersi limitato lo spazio in cui pescare c'è ed è comprensibile". Coinvolgimento dunque la parola d'ordine. La pensa così anche Anna Rita Nicoletti, presidente degli albergatori del Conero: "Non avendo visionato il progetto, non abbiamo una posizione precisa - osserva - Piuttosto vorremmo che qualcuno ci rendesse partecipe". Favorevoli al dialogo infine il Comune di Ancona e la Provincia. (Il Messaggero)

"Parco e speculazioni"

Gargano
Non deve essere argomento da campagna elettorale


"Manteniamo il parco fuori dalla campagna elettorale". Lo chiede Legambiente, in una nota del circolo l'Aquilone di Manfredonia e del coordinamento territoriale del Gargano. A giudizio di Legambiente si rischia troppa speculazione sul perimetro del parco: "ne parleremo dopo le elezioni", annuncia la nota dell'associazione. Legambiente, continua il comunicato, "ha già espresso con chiarezza la sua posizione sulla vicenda del perimetro del parco. Abbiamo chiesto di evitare speculazioni elettorali e di tenere la discussione fuori dalla competizione elettorale, durante la quale, per quattro voti, si finisce per rincorrere gli argomenti più assurdi". Non solo a Manfredonia ma in tutto il Gargano la posizione dell'associazione "E' stata ferma e coerente", sostiene Franco Salcuni, coordinatore territoriale di Legambiente: "Volendo fare una legittima ingerenza elettorale chiediamo agli elettori che hanno a cuore la qualità della città e del territorio di punire nell'urna chiunque voglia speculare su questi temi così delicati". In merito alla polemica sul perimetro del parco nazionale del Gargano, Salcuni aggiunge che "Manfredonia non può permettersi di correre dietro agli appelli di quelli che vogliono svuotare il parco di ogni significato. Io penso che i cacciatori non siano tra questi, ma chiedo loro che cosa si prova ad essere corteggiati in maniera cos" sfrenata dal ceto politico, di destra e di sinistra, che è pronto a rispondere 'diecì se si chiede loro 'cinquè. In campagna elettorale, naturalmente". Legambiente è pronta ad una discussione serena con le associazioni venatorie, aggiunge Vincenzo Renato, presidente del circolo l'Aquilone di Manfredonia. "Una discussione pacata e a tutto campo per parlare di parco nazionale del Gargano, di lotta al bracconaggio e del futuro dell'attività venatoria". (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Il parco perde per strada 50 mila ettari

Sulcis
La Regione riduce drasticamente l'estensione dell'oasi


I settantamila ettari erano stati una scommessa persa in partenza. Troppi per illudersi che sarebbero diventati oasi regionale protetta. E le amministrazioni municipali che ci ruotavano intorno mai riuscirono a trovare un accordo. Il parco del Sulcis tenta nuovamente di nascere. Con ben altri numeri, con altre idee. In primo luogo l'estensione. Mai più confini impossibili, eccessivi e difficili da governare. "Ventitré ettari", suggerisce l'assessore regionale all'Ambiente, Tonino Dessì. Vecchia proposta dell'allora responsabile della riserva naturale di Monte Arcosu, Carlo Murgia, da qualche settimana presidente dell'Ente foreste. Oggi fatta propria dalla Regione. Dice l'assessore: "La zona ha una collocazione invidiabile e straordinaria, tra Cagliari e le zone turistiche costiere, con un'utenza locale garantita oltre a quella turistica. Puntare su uno sviluppo sostenibile significa per il parco valorizzare la filiera economica del bosco". Così da creare, davvero, valore aggiunto. Ricchezza e posti di lavoro reali. "Tra l'altro - spiega Murgia - non si avranno di certo altri vincoli rispetto a quelli già esistenti nel territorio dell'Ente foreste demaniali, in quei 17 mila ettari di oasi permanente di protezione faunistica". Qui, insomma, la caccia è oggi vietata. Che il parco si faccia o no. "Mentre sul resto del territorio, in quelle zone cosiddette di pre-parco, le attività, compresa quella venatoria, saranno assolutamente autorizzate". Tonino Dessì ne è convinto: "Partiamo non dai vincoli ma un vero progetto di sviluppo, da un parco assolutamente fruibile e non da una semplice conservazione dell'ambiente". La strada, dunque, potrebbe essere tracciata. Almeno con alcune amministrazioni come Pula, Villa San Pietro, Uta, Assemini, Sarroch, Santadi. Mentre Siliqua, pur non avendo partecipato al primo incontro con la Regione, ha già annunciato, attraverso il sindaco Andrea Busia, la volontà di aderire. "Credo che il territorio dell'Ente foreste - spiega il sindaco di Pula Walter Cabasino - possa rappresentare il nucleo centrale del futuro parco regionale. Le proposte dell'assessore ci sembrano condivisibili, ma bisogna ancora discutere. Oggi d'altra parte per entrare nell'area gestita dall'ex azienda foreste demaniali noi pulesi dobbiamo spostarci nel territorio di Domus de Maria perché ci troviamo davanti troppe sbarre, troppi vincoli". E proprio a Pula il gruppo d'opposizione dei Ds ha presentato una mozione per chiedere al sindaco di riferire sulla posizioni della maggioranza in merito al progetto parco. "Non vogliamo alcun modello imposto dall'alto, il parco può generare valore aggiunto ma va costruito intorno alle esigenze delle popolazioni", avverte il consigliere Emilio Carta. "Bisogna non fare errori, trasmettere alle nostre genti il vero significato del parco, il suo valore, la sua capacità di regalare ricchezza e non solo regole difficili da sopportare", avverte il sindaco di Villa San Pietro, Claudio Uccheddu. Ventitré mila ettari sotto il controllo dell'Ente foreste: 5 mila di Pula, 3 mila di Assemini, 1600 di Santadi, 3 mila di Uta che poi corrispondono a Monte Arcosu. E ancora mille e 200 a testa, circa, tra Sarroch e Villa San Pietro. La strada è segnata. Il parco, magari adesso, si farà. (L'Unione Sarda)

Il Parco del Curone cresce di 40,4 ettari tra Osnago e Lo magna

Con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia della deliberazione della Giunta Regionale numero 7/20959 del 16 febbraio 2005, avvenuta in data 10 marzo 2005, il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone è diventato più grande di 40,4 ettari nei territori di Osnago e Lomagna. Giunge così a compimento un percorso iniziato con la deliberazione dell`Assemblea Consortile del 5 aprile 2004. L`area inserita nel Parco comprende il territorio agricolo posto a Sud di Osnago, lungo il corso del torrente Molgora, oltre alla gronda boscata posta tra Lomagna ed Osnago. (Merate on line)


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